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VOGLIONO LE NOSTRE VITE, AVRANNO LE NOSTRE LOTTE

VOGLIONO LE NOSTRE VITE, AVRANNO LE NOSTRE LOTTE

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 – lunedì, 30 novembre 2015

Ogni giorno esponenti del Governo Renzi fanno a gara per riuscire simpatici ai padroni. Lo fanno inanellando, giorno dopo giorno, sortite che sembrano boutade, cose dette tanto per dire, ma che invece fanno da apripista a interventi governativi sempre pesanti e sempre contro il mondo del lavoro.

Le ultime due riguardano il Ministro del Lavoro Poletti, esponente di punta del mondo cooperativo cresciuto all’ombra delle due torri dove la sinistra ha inventato il mostruoso laboratorio che ha poi prodotto il PD attualmente incarnato da Renzi.

La prima riguarda l’inutilità di laurearsi a 28 anni perché così facendo si ritarda l’ingresso nel mondo del lavoro che invece attende i giovani a braccia aperte per offrirgli, grazie all’alternanza scuola lavoro, paradisiaci impieghi para schiavistici, sottopagati e ricattabili.

La seconda, forse più grave per la possibile immediatezza di applicazione, e’ quella riguardo l ‘orario di lavoro. Il ministro del lavoro (sic!) ha sostenuto e continua a sostenere, quindi non si tratta di una svista, che bisogna svincolare la prestazione lavorativa dalle pastoie di una regolamentazione per via di legge e contrattuale del tempo di lavoro necessario affinché il prestatore d’opera possa poi percepire il salario dovuto. Ovviamente questa stronzata viene ammantata di modernità. Le innovazioni tecnologiche, la flessibilità intelligente, la possibilità di gestirsi in proprio i tempi di vita e i tempi di lavoro sono le principali amenità su cui si dilettano in questi giorni lor signori. Forse approfittano del fatto che le organizzazioni sindacali complici non hanno mai davvero sostenuto la parola d’ordine della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e la giusta rivendicazione per lavorare meno, lavorare tutti.

Forse approfittano della debolezza del movimento dei lavoratori, mai come oggi solo e disarmato di fronte alla aggressività del capitale e della lotta di classe dei padroni.

Forse sarebbe il caso che ci riappropriassimo, facendole vivere ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle trattative, nelle piattaforme per il rinnovo dei contratti, di queste semplici e logiche parole d’ordine che rappresentano da sempre un pezzo della storia del movimento di lavoratori.

Se non ci fosse stata la lotta, dura e lunga, per la giornata di otto di ore di lavoro, il diritto al riposo, alle ferie oggi saremmo ancora più schiavi di quello che siamo. La nostra condizione dipende da noi, l’avversario di classe fa i suoi interessi, a noi spetta difendere i nostri e lottare per nuove conquiste. Pensare che non sia il tempo delle rivendicazioni, che vista la situazione bisogna badare a tenersi quel che si ha, che non ci sono spazi per nuove conquiste, che non si possono avanzare le richieste economiche necessarie da oggettivamente una mano ai padroni e al governo, di cui davvero non hanno bisogno.

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USB

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