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Come volevasi dimostrare: il Jobs-act non ha prodotto occupazione!

Come volevasi dimostrare: il Jobs-act non ha prodotto occupazione!

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19/02/2016

Delle bugie del governo Renzi, condite da una insopportabile retorica che ricorda altri tempi e altri “ventenni”, si accorgono ora anche i ricercatori della Banca d’Italia i quali, con uno studio di questi giorni, numeri alla mano svelano una verità che noi tentiamo di far emergere da mesi e mesi.
Il supposto aumento di contratti di lavoro a tempo indeterminato che Renzi afferma derivi  dall’applicazione del jobs-act, in realtà non è altro che il frutto degli incentivi fiscali che il governo eroga alle aziende che assumono.
Così nel 2015, si afferma nello studio dei ricercatori, gli incentivi del governo hanno spinto a trasformare rapporti di lavoro precari o “atipici” in contratti di lavoro a tempo indeterminato “a tutele crescenti”e questo ha determinato quasi totalmente il marginale aumento dell’occupazione registrato.
Quanto all’effetto del jobs-act, i ricercatori affermano che di questo aumento, seppur marginale, tale misura del governo ha influito soltanto per l’1%.

Che vuol dire tutto cio?  Sintetizzando si può affermare senza ombra di dubbio che gli effetti dei provvedimenti riconducibili al jobs-act, maggiore flessibilità, riduzione dei salari, restringimento dei diritti dei lavoratori e libertà di licenziare attraverso l’abolizione dell’art. 18, hano prodotto soltanto maggiori guadagni per le aziende ed un controllo sociale ancor più repressivo nei confronti di chi lavora.
Gli effetti degli incentivi caleranno quest’anno ed il prossimo e quindi ancor minore sarà l’incremento dell’occupazione, per annullarsi poi al termine del 2017.

Sembra rivivere la “riforma” (leggi devastazione) delle pensioni del governo Monti-Fornero, sostenuta dall’assurda tesi per la quale aumentando l’età pensionabile si sarebbe aumentata l’occupazione. Una ipotesi che contrastava con i principi basilari della matematica ma che per tanto tempo ha trovato esperti, politici e giornalisti pronti a sostenerne la validità.
Oggi tutti, anche coloro che hanno approvato quel provvedimento in Parlamento, dicono che è stato un errore ma poi cadono nella stessa “svista” di difendere e sostenere le ragioni del jobs-act di Renzi e Poletti: o, permetteteci un po’ di retorica anche a noi, forse di errore non si tratta?.

Se questa è una brutta notizia lo è altrettanto quella che riduce la previsione del prodotto interno lordo (PIL) per il 2016 dall’1,6 annunciato dal governo ad un secco 1% dichiarato dall’OCSE.
Questo dato vuol dire che l’economia in Italia non va, che non si sta assolutamente riprendendo e che conseguentemente di occupazione aggiuntiva non se ne parla proprio.

Non ci stancheremo mai di dire che la “regola di non aver regole”, cioè la globalizzazione dei mercati, dell’economia e della finanza che ha prodotto la crisi strutturale nella quale si trova immerso gran parte del mondo industrializzato, è la gabbia che costringe interi popoli ad una precarizzazione e un impoverimento progressivo.
Questa è la situazione del nostro Paese, aggravata dalle regole, prime fra tutte quelle del Fiscal Compact e del “pareggio di bilancio”, queste si stringenti e immodificabili, decise dall’Unione Europea e che, dopo aver strangolato la Grecia, da tempo si rivolgono in modo feroce anche verso l’Italia.

Non saranno certo la retorica di Renzi o le sue sparate da operetta a Roma o a Bruxelles a salvarci dalla disoccupazione e dal progressivo impoverimento di settori sempre più ampi di popolazione!
Serve reagire, serve continuare a dire, come fa USB, che la gabbia dell’Unione Europea può e deve essere smantellata, che le compatibilità economiche servono soltanto a far ingrassare la finanza e i grandi gruppi economici; serve un sindacato che voglia, possa  e sappia fare il proprio lavoro e non invece sostenere quell’insieme di relazioni ed interessi sostenuti dal sistema “GovernoConfindustriaCgilCislUilUgl”.

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USB

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