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Venezuela: 4 febbraio 1992 una rivolta civico militare

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Venezuela: 4 febbraio 1992 una rivolta civico militare.


 

Sono trascorsi 22 anni dal 4 febbraio del 1992, data in cui la gioventù militare ha ravvivato l'avanzata popolare che con indignazione si manifestava contro la crisi del sistema politico, creando un vincolo che sarebbe maturato sei anni dopo con la vittoria elettorale del 1998 che aprì il passo alla Rivoluzione Bolivariana.

Il Venezuela veniva dal Caracazo. Il governo di Carlos Andrés Pérez (Acción Democrática, AD o adeco) affrontava un alto livello di impopolarità, con una serie di scioperi e proteste che complessivamente raggiunsero le 546 nel biennio 91-92, nelle quali trovavano posto al fianco dei lavoratori, docenti, studenti, medici, avvocati, artigiani…

 Il governo contava essenzialmente sull'appoggio degli Stati Uniti, dell'allora presidente repubblicano George Bush (padre), promotore del neoliberismo, sche sotto il quale fu programmata la privatizzazione di Cantv e delle aerolinee Viasa. Nel 1990 il prezzo del barile di petrolio era sceso dai 20 ai 16,60 dollari e l'inflazione raggiunse l'indice del 40%.

La situazione del paese era di pauperizzazione. Erano riapparsi casi di paludismo e colera. I servizi essenziali come l'acqua potabile erano erogati sempre più in modo irregolare. Sebbene il popolo avesse inviato un chiaro messaggio nel febbraio 1989, una classe politica corrotta ha continuato a impoverire il paese come già peraltro faceva da anni. Un gruppo di ufficiali della promozione Simon Bolivar (1975), di fronte all'evidente decomposizione del sistema politico, ha impugnato gli ideali di emancipazione e fondato il 24 luglio del 1983 il Movimento Bolivariano Rivoluzionario 200.

L'MBR 200, conformato dalla gioventù militare, ufficiali  superiori e subalterni, conosciuti dopo col nome di "comacates" (comendanti, maggiori, capitani e tenenti), studiarono la triade di Simon Bolivar, Simon Rodriguez e Ezequiel Zamora, dai quali pensieri ripresero i concetti di sovranità, pedagogia liberatrice e difesa del popolo.

Nella sua prima tappa, dal 1983, con lo studio dell'Albero dalle tre radici (Bolivar-Rodriguez-Zamora) cimentarono una definizione organizzativa e dottrinaria. I successi del 27 febbraio 1989 accelerarono il loro consolidamento e decisero allora di preparare una rivolta militare per stabilire un  Governo di Emergenza Nazionale che riscattasse la dignità del popolo e riabilitasse il paese dal bipartitismo.

Le condizioni erano date. Per il novembre del 1991 lo scrittore Arturo Uslar Pietri aveva avvisato che l'estrema situazione di povertà avrebbe potuto generare un colpo di Stato nel paese, lo stesso espresse al giornalista José Vicente Rangel. Dentro la istituzione militare il MBR 200 ha operato con un alto livello di prudenza e clandestinità che levò solo al momento dell'evento.

Una delazione anticipa la data delle azioni, previste nell'Operazione Ezequiel Zamora, che fu attivata il 3 febbraio del 1992.

 

Operazione Ezequiel Zamora

La Operazione Ezequiel Zamora consisteva nella presa di Caracas, Barquisimiento (Lara), Maracay (Aragua), Valencia (Carabobo) e Maracaibo (Zulia), le principali città del nord del Venezuela. I responsabili erano i tenenti colonnelli Hugo Chavez, Francisco Arias Cardenas,  Jesús Urdaneta Hernández, Jesús Ortíz Contreras, Yoel Acosta Chirinos y Luis Pirela Moreno.

Anche i capitani Darío Arteaga Páez, Luis Valderrama, Angel Godoy Chávez, Pedro Jiménez Giusti y Angel Martínez Alfonzo, assieme ad altri ufficiali per un totale di 133 e 1.000 soldati ribelli.

La ribellione ha programmato di controllare le principali unità militari e con esse avanzare su Caracas da Valencia e Maracay per conformare un comando congiunto coordinato nel Museo Historico Militar, a La Planicie. L'azione prevedeva di occupare Forte Tiuna e il Palazzo Miraflores, mentre nella città di Zulia si prendeva Maracaibo e si avanzava militarmente verso Barquisimeto

A Maracay l'obiettivo è stata la Base Aerea Libertador, dove si sarebbe preso possesso di uno squadrone di Mirage, e si sarebbero mobilitati i battaglioni di paracadutisti José Leonardo Chirino y García de La Serna su Caracas, al comando di Acosta Chirinos, per occupare l'aeroporto di La Carlota.

Valencia avrebbe prestato appoggio a Caracas e Maracay con la Brigata Blindata  Pedro León Torres, composta da carriarmati Scorpion, il  Gruppo di Artiglieria General Salom, la compagnia d'onore 24 di luglio e la Compagnia di Telecomunicazioni.

Arias Cárdenas in Zulia avrebbe preso il controllo sul gruppo di Artiglieria Missilistico Monagas, per controllare a sua volta il distaccamento 35 della Guardia Nazionale, il Cuartel Libertador, il Cuartel dei Patrulleros della polizia di Stato, la sede della Direzione dei Servizi Segreti e Prevenzione (DISIP), installazioni petrolifere, la residenza del governatore e il ponte sul lago.

A Caracas, avrebbero neutralizzato il transito a Forte Tiuna con il battaglione di fanteria Bolivar. Il reggimento Agustín Codazzi avrebbe preso il Comando Generale dell'Esercito, il Ministero della Difesa e Comunicazione, da parte sua, il Battaglione di carriarmati Ayala, con le unità Dragon 300, avrebbe marciato su Miraflores.

 La Ribellione

Nel libro 4F: la ribellione del sud, di José Sant Roz, rivela che un capitano aggiunto al direttore dell'Accademia Militare, generale Manuel Delgado Gainza, alle prime ore della mattina del 3 febbraio tradisce il movimento e questo episodio scatena le azioni per questo stesso giorno.

Il presidente Perez si trovava a Davos in Svizzera, per assistere un vertice economico e al suo rientro a  Maiquetía (Vargas) è stato informato dal ministro della Difesa Fernando Ochoa Antich su un eventuale ribellione militare. Perez avvisato si è diretto a La Casona. Erano le 10.00 di sera. Un'ora e mezza dopo una colonna di carri armati saliva per l'avenida La Salle per dirigersi verso la Andrés Bello, e proseguire per San Bernardino.

In questo stesso momento, a Tazon, nel sud della città, è giunto il Battaglione José Leonardo Chirino, diretto a La Carlota. Due compagnie si sono dirette a La Casona e Forte Tiuna, mentre un plotone si è mobilitato verso Venezuelana Television, per prendere le installazioni e trasmettere il proclama dei ribelli.

Sono state prese la stazione telefonica e la sede della Polizia Metropolitana a Caracas. Perez si accorge della ribellione di un battaglione a Forte Mara, Zulia e parte per Miraflores. Lo stesso fece una colonna di 12 carriarmati Dragon 300 che è partita da Forte Tiuna verso l'Avenida Urdaneta. Alle 12.00 della notte erano già state prese La Casona, la Direzione dell'Esercito e La Carlota.

 

 Martedì 4 febbraio

Le unità di artiglieria che transitavano sull'avenida Andrés Bello sono giunte alla Direzione Generale dell'Armata, sull'avenida Vollmer. In pochi minuti sono iniziate le raffiche. Verso l'ovest, a Miraflores, Carlos Andrés Pérez riesce ad entrare nel palazzo accompagnato dal ministro delle Relazioni Interne Virgilio Ávila Vivas, il capo della Casa Militare, viceammiraglio Iván Carratú,   e Luis Alfaro Ucero.

Nel suo dispaccio, Perez ha iniziato a udire le scariche di quattro carri che attacarono il palazzo e il reggimento della Guardia d'Onore. L'immagine: un carro schiaccia un veicolo e infila lo stredello verso l'ufficio presidenziale. Un altro oltrepassa la difesa del Palazzo Bianco e sale per le scale esterne.

Altri due carri rompono le protezioni di Miraflores. Si vedono decine di soldati con foulard rossi che rompono la porta dorata e entrano nell'antesala presidenziale. Perez tiene in mano una mitragliatrice che non sa usare e assieme al capo della Casa Militare e al ministro Ávila Vivas corrono per le stanze, 45 minuti dopo prendono un veicolo e scappano dal palazzo. A Forte Tiuna sono stati arrestati 22 generali.

Le azioni anche si svolgono a Maracaibo, Valencia e Maracay. Arias Cárdenas al comando del Gruppo di Artiglieria Missilistica Monagas prende la Casa del Governatore Oswaldo Álvarez Paz (Copei) e lo arresta a nome delle forze insorgenti, senza dubbio, non avanza verso Barquisimeto.

Verso le 12.30 della notte un battaglione con il comandante  Hugo Chávez arriva a Caracas per dirigersi a La Planicie, dove prenderà il comando del 422 Battaglione di paracadutisti e di una compagnia di fanteria, per ubicarsi a 1500 metri sopra Miraflores.

Dopo la fuga, Perez cerca di raggiungere Televen, dove non arriva per gli attacchi alla sede del DISIP de Los Chaguaramos. Assieme ai suoi accompagnatori evadono dalla zona e si presenta a Venevision per rivolgersi al paese con un primo messaggio, verso l'una e mezza della mattina.

Per ora

Il Teatro delle Operazioni era controllato da La Planicie, dove si sentivano le mitragliatrici dal palazzo, luogo dove non c'era più il presidente, che si è rivolto per la seconda volta al paese da canale 4 e ancora non conosceva chi era il capo degli insorti che mantenevano il controllo su Maracay, Valencia, Maracaibo, Miraflores, Fuerte Tiuna, La Carlota, La Casona, La Planicie e parte de la parroquia 23 di Gennaio.

Trascorsero alcune ore e ci sono state comunicazioni tra l'alto comando militare e Chavez. L'Alto Comando aveva minacciato di inviare la fanteria della Marina e di fare un bomardamento aereo su La Planicie. Il popolo si trovava nelle adiacenze, in appoggio alla ribellione, così come i comandos di cacciatori e paracadustisti impiegati nell'Avenida Sucre e nei dintorni del Palazzo.

Carriarmati e aerei coinvolti nella ribellione non raggiunsero Caracas, i laboratori di telecomunicazione di Forte Tiuna sono stati isolati e il video portato a canale 8 con il proclama non corrisponde al formato televisivo, ragione per la quale non è stato trasmesso. Alle 4 della mattina Carlos Andrés Pérez rientra a palazzo per rivolgersi nuovamente alla nazione e confermare che la situazione era controllata dal suo governo.

Albeggia. Alle 9.30 si consuma non una resa, ma la trasmissione del comando delle truppe insorgenti in base al cerimoniale militare. Chavez si congeda dai suoi soldati a La Planicie, i Depositi Militari e picchetti piazzati nella zona, per trasmettere la sua decisione di ritirata e per essere scortato sino a Forte Tiuna.

Al Ministero della Difesa era previsto che il comandante Chavez comunicasse attraverso un sistema di comunicazioni interno con le unità ancora insorgenti, però giornalisti e mezzi di comunicazione erano già sul luogo, ragione per la quale il tenente colonnello appare nei mezzi di comunicazione e davanti alle telecamere, dove si assume la completa responsabilità e pronuncia il "per ora" che ha diviso la storia contemporanea del Venezuela. "E io di fronte al paese e davanti a voi, assumo la responsabilità di questo movimento militare bolivariano", disse Chavez.

Riorganizzazione e vittoria popolare

Il popolo venezuelano ha conosciuto per la prima volta, in televisione, il suo futuro leader. Più tardi gli vengono sospese le garanzie e nel Congresso si accende un dibattito dove Rafael Caldera sosteneva che non è possibile chiedere al popolo di immolarsi per la libertà e democrazia quando queste non sono capaci di dargli da mangiare.

"Il 4F per noi è stato molto importante perchè ha rappresentato la speranza. Ci ha dato molta speranza, molta allegria. Ciò che vedevamo in realtà era questo, eravamo tutti d'accordo affinchè finisse di esistere questa congiuntura politica",  relató al colectivo La Célula, Carmen Acosta, abitante di Catia, citata dalla Revista Memorias de Venezuela N°24, en febrero de 2012.

Gli ufficiali insorti sono stati privati della libertà e a Yare hanno continuato a lavorare nel progetto politico che anni dopo raccolse diversi settori del paese. Il 26 marzo del 1994 hanno archiviato le loro colpe per andare" nelle catacombe del popolo", come disse lo stesso Chavez, dove hanno raccolto l'appoggio popolare che dopo alcune elezioni li ha condotti al potere in un altro mese di febbraio, nel 1999.

Il 4F ha evidenziato la falsa immagine del sistema politico venezuelano che veniva diffuso all'estero e ha dimostrato il poco appoggio popolare su cui contavano quelli che allora rappresentavano i resti del Patto del Punto Fisso, che come futura opposizione verranno anche nuovamente spazzati via da settori fascisti e di diretta rappresentanza del potere economico.

Un mese dopo la ribellione sono stati celebrati i carnevali nel paese e il popolo non ha smesso di esprimere in forma curiosa la propria allegria. In varie regioni si osservavano bambini vestiti in uniformi da campagna e baschi rossi, riconosciuti popolarmente come i  "chavecitos". Sui muri di Caracas, iniziarono a moltiplicarsi le scritte figlie di quel clamore popolare che ha iniziava a prendere corpo come sementi di una democrazia partecipativa e protagonica. Ovunque si poteva leggere questa frase, che si ascolta ancora oggi: "Viva Chavez". 

 


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