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Obama in Palestina-Israele: la lettera della madre di Samer Issawi

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Obama in Palestina-Israele

la lettera della madre di Samer Issawi


 

In queste ore Obama è arrivato a Tel Aviv dove già oggi incontrerà i massimi vertici dello stato di Israele: Netanyahu e Peres. Una visita che con troppa generosità alcuni definiscono storica (forse in ricordo di quella del 2009 al Cairo), ma che nella realtà avrà il compito di risollevare l'immagine di un Netanyahu pesantemente ridimensionato dalle recenti elezioni politiche. Obama discuterà con i leaders israeliani principalmente di Iran, nella speranza di impostare una linea il più possibile simile fra i due Paesi. Infatti Israele da mesi scalpita impaziente per arrivare ad un attacco armato contro Teheran, mentre l'amministrazione Usa mostra prudenza preferendo il binomio sanzioni e pressioni, almeno finché non si avranno apprezzabili schiarite sul fronte afghano e su quello siriano.

Obama proverà anche a capire se ci sono spazi per rilanciare il dialogo fra Israele e Abu Mazen, che incontrerà domani a Ramallah, ma difficilmente ci saranno passi in avanti vista la chiusura totale del governo di Tel Aviv su colonie e apertura dei check point. Da parte sua domani il Presidente palestinese non mancherà di premere su Obama affinché si faccia garante per una veloce nascita di uno stato di Palestina, così come auspicato dal voto delle Nazioni Unite a novembre. La dirigenza palestinese deve riuscire assolutamente a portare qualcosa di concreto a casa, altrimenti la popolarità fra i palestinesi rischia un ulteriore crollo a favore di quanti si stanno opponendo concretamente all'occupazione: sia con lo sciopero della fame portato avanti da molti prigionieri politici, sia con la costruzione di villaggi palestinesi all'interno della Cisgiordania. L'amministrazione Obama così ha la responsabilità di tenere viva e accesa la fiammella del dialogo non delegittimando Abu Mazen e company, tanto più oggi che le voci di incontri segreti e di trattative indirette con Hamas (grazie ai buoni ausopici dell'Egitto di Morsi) si fanno sempre più concrete specie dopo la tregua seguita ai recenti bombardamenti.

 

Nessun dubbio invece che a restare fuori dalle discussioni sarà proprio il tema dei prigionieri politici e del loro digiuno che per alcuni si protrae da molte settimane. Per questa ragione qui di seguito diamo voce alla madre di Samer Issawi, uno di questi prigionieri oramai in fin di vita, che proprio ieri ha scritto una lettera ad Obama:

Sono la signora Laila Tareq Issawi,  la madre di Samer Issawi che è in sciopero della fame nelle carceri dell'occupazione israeliana da 241 giorni, un nuovo evento della storia umana vi chiama, come il più importante alleato di Israele   e come il Presidente del paese più potente del mondo, per chiedervi  di intervenire immediatamente per salvare la vita di mio figlio che, mentre scrivo queste parole, è sotto minaccia,  e per  non avere le vostre mani sporche di sangue dopo che Natanyahu  ha macchiato le sue col sangue di Samer.

 

Samer è stato rilasciato come parte dell'accordo di scambio tra  prigionieri fatta sotto gli auspici del governo egiziano e la tua benedizione, il governo di Natanyahu lo ha arrestato nuovamente il 07/07/2012 con l'accusa di essere in  territorio palestinese, per questo  è stato  condannato dai tribunali israeliani  a 8 mesi, che ha già scontato.
Invece di rilasciare Samer, Israele ha aperto un file segreto per tenerlo ancora in prigione e non rispettare gli accordi di scambio dei prigionieri e gli impegni assunti.

Io sono una madre Palestinese, come migliaia di altre madri palestinesi  che soffrono nel dolore.

 

Io sono la madre di Fadi, che fu assassinato da Israele nel 1994 nella primavera della sua vita,
sono la madre di Midhat che è anche lui nelle carceri israeliane,
sono  la madre di Ra'fat  al quale Israele ha demolito la sua casa e lasciato la famiglia senza fissa dimora,
sono la madre di Shireen, Firas e Shadi che non hanno potuto evitare ripetutamente carcere e tortura.

Siamo una famiglia che Israele priva di acqua e che ci avrebbe privato anche di cibo e medicine se solo potesse.
Voi, che arrivate da  terra di pace, dopo essere stato incoronato con un premio Nobel per la pace e che attraverso i  lunghi quattro anni di Presidenza non siete riuscito a realizzare un progetto di  pace o indignarvi, questa è la vostra occasione per salvare Samer dai denti di questa brutale occupazione, in modo da non chiedersi  con  altri  milioni di persone in tutto il mondo: perché sei venuto da noi?

 

Vi prego di accettare il mio saluto,
Laila Tareq Issawi

Gerusalemme, 20 marzo 2013


Fonte: Shireen Issawi, figlia di Laila Tareq Issawi
traduzione: Invictapalestina

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