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ELEZIONI : P-CARC (n)PCI e MPL sostengono Grillo

ELEZIONI : P-CARC (n)PCI e MPL sostengono Grillo

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I CARC E MPL SOSTENGONO GRILLO

Tre gruppi dell'ultra sinistra si schierano con il comico genovese. Ma Grillo lo sa?


 

L'UNICO VOTO UTILE DEL P-CARC

Comunicato n. 08/2013 – 21.02.13

Comunicato DN – indicazioni di voto per il 24 e 25 febbraio

Elezioni politiche e regionali del 24 e 25 febbraio:
VOTIAMO E CHIAMIAMO A VOTARE MOVIMENTO 5 STELLE

L’unico “voto utile” è quello che serve
·        a sviluppare la mobilitazione e la ribellione, l’organizzazione e il coordinamento, il protagonismo popolare
·        a costruire la nuova governabilità delle masse popolari organizzate
·        a rendere difficile se non impossibile ai poteri forti installare un loro governo forte e autorevole contro le masse come e più del governo Monti

Il problema dei vertici della Repubblica Pontificia è ottenere una parvenza di consenso popolare e la copertura parlamentare all’azione antipopolare ed extraparlamentare del loro prossimo governo.
Per le masse popolari  il problema è invece rompere le regole e le relazioni imposte dalle istituzioni finanziarie e dare il via a un corso delle cose che ha al centro la realizzazione della parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti”.
Questo è il contesto in cui si svolgono le elezioni politiche e regionali del 24 e 25 febbraio.

Per questo la Direzione Nazionale del P.CARC si associa al (n)Partito comunista italiano e dà indicazione  di votare e far votare il Movimento 5 Stelle  sia alle elezioni politiche nazionali sia alle regionali del Lazio, della Lombardia e del Molise

[Leggi il comunicato della Segreteria Federale Lombardia]

PERCHE’ “è la lista che più delle altre liste di oppositori dichiarati della politica di macelleria sociale ha la possibilità di portare oppositori nel Parlamento della Repubblica Pontificia e di disturbare la copertura parlamentare del suo futuro governo”. In sostanza: più saranno i “grillini” eletti in Parlamento e meno facile sarà per i poteri forti avere un Parlamento docile ai loro voleri, alla loro ragionevolezza, alle loro compatibilità, disponibile a “mettere il visto” (non importa se tra brontolii o applausi, a scatola chiusa o correggendo qualche virgola) ai decreti legge del loro governo. Quindi per i poteri forti sarà meno facile istallare un governo che faccia contro le masse popolari più e meglio di quello che ha fatto il “tecnico” Monti e prima di lui il “destro” Berlusconi e il “sinistro” Prodi.
PERCHE’ il successo del M5S avrà ripercussioni positive sulle mobilitazioni delle masse popolari in tutto il paese.
NON PERCHE’ “aspettiamo e speriamo” in Grillo o contiamo che il M5S con la sua presenza in Parlamento possa condizionare in senso favorevole alle masse popolari l’azione del futuro governo e in questo modo invertire o quanto meno arrestare il corso rovinoso delle cose.
Quello che cambierà il corso delle cose nel nostro paese è “il moltiplicarsi delle forme più disparate di organizzazione tra le masse popolari e il loro coordinamento su scala sempre più ampia fino a coprire l’intero territorio nazionale, lo sviluppo di lotte, proteste, mobilitazioni via via più decise, concatenate e contagiose fino a rendere impossibile a ogni governo e a ogni altra autorità dei vertici della Repubblica Pontificia di ottenere obbedienza o rassegnazione alle sue leggi, alle sue manovre, alle sue misure di lacrime e sangue, la formazione di nuove autorità (democratiche, popolari e contrapposte a quelle ufficiali) a ogni livello che mettano a punto e inizino ad attuare misure e provvedimenti alternativi a quelle delle autorità ufficiali fino a far ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione di un governo di emergenza popolare” (Resistenza 2-2013).

La Regione Sicilia e il Comune di Parma mostrano, in piccolo, quello che il M5S di per sé (per la sua natura e indipendentemente dall’azione dei comunisti e delle masse popolari organizzate) può fare e quello che non può fare. In Sicilia la pattuglia del M5S all’opposizione ha mandato in tilt il carrozzone della Regione finché il presidente Crocetta non ha revocato le autorizzazioni alla costruzione dell’impianto radar della Marina militare USA a Niscemi e dato così ulteriore forza alla lotta che i comitati NO MUOS stanno conducendo. A Parma il M5S alla direzione del Comune arranca perché non osa annullare il debito di 870 milioni di euro (o almeno sospenderne il pagamento) ereditato da Vignali e compari, impedire con le buone o le cattive la costruzione dell’inceneritore (e non solo ricorrere alla Corte di Cassazione), fare piazza pulita della selva di dirigenti delle società pubbliche che si sono ingrassati all’ombra di Vignali, annullare la costruzione di un’opera speculativa, inutile e dannosa come il Ponte Nord, ecc. La sfida a Parma è se sarà il movimento che ha travolto Vignali a dettare l’agenda all’amministrazione, a spingerla a usare i mezzi e le risorse di cui dispone a servizio dell’interesse collettivo (lavoro, casa, servizi pubblici, beni comuni, democrazia partecipativa…) e a fondare la sua legalità sulle aspirazioni e gli interessi della stragrande maggioranza della popolazione, a sostenerla di fronte alle minacce e ai ricatti delle autorità statali e dei potentati locali. Solo così sindaci e assessori non si limiteranno ad adempiere ai compiti assegnati correntemente a un’amministrazione comunale, a fare i buoni amministratori nei limiti delle leggi e delle consuetudini di un ordinamento marcio e corrotto finendo a servire gli affari delle cricche, delle organizzazioni criminali, dei ricchi e del clero contro le masse popolari o a essere spazzati via.

Un coro bipartisan di politicanti, scribacchini e pennivendoli ha accusato Grillo e il M5S di sottrarsi al confronto e alle domande: la loro colpa è di aver snobbato i salotti televisivi e i ritrovi blindati nelle sale conferenze. Grillo e il M5S la loro campagna elettorale l’hanno fatta nelle piazze e nelle piazze hanno preso la parola operai e lavoratori in lotta, studenti, attivisti dei movimenti democratici e progressisti, antifascisti, ambientalisti, esponenti dei comitati di cittadinanza attiva, ecc. A Torino il portavoce del movimento NO TAV Alberto Perino “in questo momento attraverso i M5S presentiamo candidati notav che hanno ottime possibilità di venire eletti come il capolista in Piemonte1, Marco Scibona… porteremo una pattuglia di persone fidate che scardineranno il parlamento” (vedere l’intervista pubblicata su l’Huffingtonpost). A Napoli gli operai dell’Irisbus e i disoccupati. A Milano i lavoratori del San Raffaele e Dario Fo che ha inneggiato a un nuovo 25 aprile.
E’ populismo? O è invece una campagna elettorale che “ha già di per se stessa alimentato speranze e fiducia nelle masse popolari. Ha dato voce all’indignazione e al rancore diffusi. Li ha in una certa misura trasformati in fiducia di essere capaci di far fronte allo sfacelo economico, ambientale, sociale, intellettuale e morale a cui la Repubblica Pontificia e la crisi mondiale del capitalismo hanno portato il nostro paese” (dal comunicato del nPCI del 20.02.13)?

E come la mettiamo con “un lavoro utile e dignitoso per tutti”, cioè con quello che è il centro di ogni percorso realistico di uscita dalla crisi generale del capitalismo, la base della rinascita economica, ambientale, intellettuale e morale del nostro paese? In questi mesi, ovunque il nostro Partito ha avviato un confronto e un rapporto di collaborazione con il M5S abbiamo scoperto un proliferare di iniziative, idee e progetti per lo sviluppo di attività di produzione e distribuzione di beni e servizi organizzate su base solidaristica locale, per riconvertire su basi ecologicamente sostenibili le produzioni inutili o dannose, per rimettere in funzione aziende chiuse (ad esempio la riapertura dell’Irisbus di Avellino per la produzione di autobus a basso impatto ambientale riciclando quelli usati). Vero che nella maggior parte dei casi sono iniziative, idee e progetti guidati dalla concezione della “nicchia”, del “piccolo è bello”, della “decrescita” o della “green economy”: come ogni proposta di conciliare lavoro e ambiente restando all’intento del capitalismo, sono irrealizzabili e devianti, ma condotte fino in fondo implicano l’instaurazione di un nuovo sistema di relazioni sociali che sia contemporaneamente corrispondente alle esigenze delle masse popolari, democratico, ecocompatibile, adeguato alle forze produttive materiali e intellettuali oggi esistenti, corrispondente ai sentimenti e alle concezioni più avanzate. E’ vero anche che nella maggior parte dei casi l’autogestione di cui parla il M5S odora di corporativismo, mette assieme operai e padroni. Partiamo da un fatto, però. Le iniziative e i progetti di riapertura e riconversione in aziende come l’ALCOA oppure l’Irisbus chi favoriscono, i padroni che hanno chiuso o gli operai che vogliono riprendere la produzione? In una situazione del genere è la realtà stessa a fare piazza pulita di ogni fantasia di mettere insieme operai e padroni. Il compito di noi comunisti in questo caso è “buttare il bambino con l’acqua sporca” oppure spingere il M5S a formare pool di tecnici ed esperti disposti a fare consulenza gratuitamente per esaminare e studiare la possibilità di creare l’autogestione, fino al progetto industriale, finanziario e amministrativo ai collettivi operai disposti a prendere in mano aziende che i padroni vogliono ridurre, chiudere, delocalizzare? E contemporaneamente fare sì che gli operai costituiscano i loro organismi di direzione delle aziende? Su questa base possono mettere all’opera tecnici e professionisti e farli lavorare alle loro direttive: non più vincolati dal segreto ma tenuti al contrario a rendere conto agli operai della loro attività e a formare gli operai stessi alla gestione delle aziende. In secondo luogo, non possiamo far finta che non esista una fascia di piccoli imprenditori che sono strozzati dalla crisi e dalle esazioni di Equitalia: che ne facciamo? Li lasciamo nelle mani della Lega o di Forza Nuova oppure possiamo farli confluire (almeno per un tratto di strada) nella mobilitazione rivoluzionaria che travolgerà la Repubblica Pontificia e costruirà il nuovo governo delle organizzazioni operaie e popolari?

“La rivoluzione socialista in Europa non può essere altro che l'esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasticherie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale e l'avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!) e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all'abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si 'epurerà' dalle scorie piccolo-borghesi tutt'altro che di colpo" (V.I. Lenin, Risultati della discussione sull'autodecisione -1916, in Opere vol. 22).

Nel dare indicazioni di voto per il M5S non ignoriamo né nascondiamo a noi stessi e agli altri le tante “pecche” di Grillo e del M5S, dalle aperture a CasaPound alle dichiarazioni sullo ius solis: ne abbiamo trattato noi e anche il (n)PCI in altri comunicati a cui rimandiamo (“Grillo, Napolitano e CasaPuond”; comunicato del nPCI n.3 del 31.01.13). Facciamo solo una doverosa precisazione. Contro le dichiarazione di Grillo a proposito dei sindacati si sono scagliati in molti da sinistra. Il (n)PCI ha evidenziato che Grillo non distingue  “i sindacati complici e collaborativi con i padroni e i loro governi dai sindacati che organizzano e promuovono la resistenza dei lavoratori”. E’ giusto solo in una certa misura, perché se è vero Grillo mette nello stesso calderone la CISL e la UIL con la CGIL (che nonostante le porcate in cui si è distinta la Camusso rispetto alle riforme di Monti non è la stessa cosa di CISL e UIL),  è altrettanto vero che Grillo ha distinto i sindacati confederali dai cobas (cioè i sindacati alternativi e di base) e dalla FIOM. I mass media hanno sorvolato o quasi, ma è una delle tante manifestazioni della loro partecipazione alla crociata contro Grillo e il M5S condotta dai vertici della Repubblica Pontificia.

Governabilità e ingovernabilità. Entriamo invece nel merito dei dubbi sollevati da vari compagni a noi vicini che sono incerti se votare M5S o la lista Ingoia. Con una premessa: la nostra indicazione di voto per il M5S non è un’indicazione di voto contro le altre liste di oppositori dichiarati dell’Agenda Monti come la Lista Ingroia o il PCL né tanto meno contro quella parte dei lavoratori e delle masse popolari che fanno riferimento ad esse.  Non facciamo del voto o meno al M5S la discriminante ai fini dell’unità d’azione, quello che conta è dentro o fuori il movimento popolare contro gli effetti della crisi (tanto vero che in varie zone le nostre sezioni lavorano gomito a gomito con singoli e organismi che fanno capo alla lista Ingroia o con i compagni del PCL). E’ sulla base della pratica comune e del bilancio dell’esperienza che “scioglieremo” le diverse valutazioni su come usare queste elezioni ai fini della battaglia per costruire un’alternativa di governo e di società.
Il M5S, ci hanno detto alcuni, può effettivamente alimentare l’ingovernabilità del paese, ma se non avanza la nuova governabilità non si rischia di aprire la strada alla mobilitazione reazionaria? Oppure: “L'ingovernabilità del paese in funzione rivoluzionaria non può passare attraverso il M5S in quanto lo stesso non ha alcun ruolo dirigenziale verso quella parte più avanzata tra le masse popolari. Rendere il paese ingovernabile attraverso il M5S può comportare un’ulteriore reazione da parte della borghesia e in questo momento le masse non hanno alcuno strumento per poter opporre la propria resistenza. Per strumento intendo un partito comunista all'altezza dei suoi compiti. Credo sia più efficace, per muovere le contraddizioni in seno al sistema, e non trascuro i limiti e la storia, il movimento di Ingroia. Attraverso il movimento di Ingroia può rientrare una parte di dissenso sociale organizzato nel parlamento borghese”. Oppure ancora: Grillo e il M5S non sono o non rischiano di fare la stessa fine di Bossi e della Lega?

Gli scandali a ripetizione a cui la campagna elettorale ha fatto da detonatore (che le elezioni amministrative di fine maggio e la nomina del nuovo presidente della Repubblica alimenteranno) e le dimissioni di Ratzinger sono lo specchio degli scontri e della guerra intestina in corso tra i vertici della Repubblica Pontificia. E’ l’ingovernabilità dall’alto che sarà acuita sia dalla crisi che avanza e dalla contrapposizione che si delinea a livello mondiale tra i gruppi imperialisti sia dallo sviluppo della lotta e dell’iniziativa delle masse popolari dal basso.

“La crisi del capitalismo avanza e nella comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti si vanno formando in modo via via più netto due poli di aggregazione, destinati a contrapporsi nello sforzo disperato di sopravvivere.
Un polo è incentrato sui gruppi imperialisti USA con il governo di Washington e la sua residua forza politica e militare. La banda Berlusconi ha assunto il ruolo di rappresentanza di questo polo in Italia: esso lascerebbe la banda Berlusconi e il resto della criminalità organizzata spadroneggiare liberamente in Italia.
L’altro polo è incentrato sui gruppi imperialisti tedeschi ed europei e sulle istituzioni dell’Unione Europea: Bersani (PD) e Monti si contendono la rappresentanza di questo polo in Italia.
La Corte Pontificia è lacerata da questo contrasto, si trova di fronte a una scelta difficile. Da una parte non potrebbe conservare i suoi privilegi attuali se l’UE si rafforzasse ed esita a contrapporsi all’imperialismo USA che ancora domina il mondo. D’altra parte esita ad appiattirsi sull’imperialismo USA. Esso domina ancora il mondo ma è in declino e usa l’Italia principalmente come base militare per la sua criminale azione internazionale: il controllo e la repressione degli Stati e delle forze che non stanno al suo ordine. Ambedue le vie comportano un declino della base principale del ruolo mondiale che la Corte Pontificia svolge: l’ascendente della religione cattolica sulle masse popolari.
Questi sono i conflitti interni con cui devono fare i conti i vertici della Repubblica Pontificia. Questi conflitti porterebbero alle masse popolari solo distruzione e miseria se le masse popolari non ne approfittassero per imporre la loro propria soluzione della crisi del capitalismo. Né la banda Berlusconi (USA) né la combinazione Bersani-Monti (UE) rappresentano una via di salvezza per le masse popolari del nostro paese. Sono ambedue vie di lacrime e sangue, di miseria, depravazione, degrado e morte.
che contano combattono dietro il teatrino della politica  e continueranno nel contesto delle elezioni amministrative di fine maggio e anche della designazione del nuovo presidente Governabilità e ingovernabilità non sono questioni astratte” (dal comunicato del nPCI del 20.02.13).

Per le masse popolari e per noi comunisti è un bene che i nostri avversari si scontrino tra loro, siano divisi, non riescano ad accordarsi. La “governabilità” invocata da Monti, Bersani e Berlusconi a braccetto con Standard & Poor’s e le istituzioni dell’Unione Europea vuol dire un governo che ha mano più libera per aggravare l’opera di rapina delle masse popolari, di eliminazione dei servizi pubblici, di devastazione del territorio, di corsa agli armamenti e di guerra condotta dai governi precedenti. E’ vero che se non sono le masse popolari organizzate ad approfittare dell’ingovernabilità dall’alto lo farà la parte più reazionaria ed eversiva della borghesia. La soluzione però non è sperare in qualche miracolo, in dio, in Ingroia piuttosto che in Vendola o in Grillo: la soluzione non viene dall’alto! Ma impegnarsi in prima persona a costruire la nuova governabilità delle masse popolari: formazione di organizzazioni operaie e popolari, coordinamenti e reti su scala territoriale o su base tematica, creazione di nuove autorità (democratiche, popolari e contrapposte a quelle ufficiali) a ogni livello. Con dedizione, cognizione di causa e unendosi a quanti lo stanno già facendo per farlo meglio e su scala più ampia.
Non c’è una via pacifica e tranquilla per uscire dal disastro in cui i vertici della Repubblica Pontificia e la loro comunità internazionale ci stanno trascinando: chi lo predica è un imbroglione, chi ci spera si illude. Davanti a noi c’è un periodo di sconvolgimenti e di guerra. Già oggi milioni di persone muoiono di fame, di malattia, di lavoro, di inquinamento, di stenti: non è una guerra questa? O la subiamo o combattiamo per farla finita con i veri responsabili! In definitiva l’alternativa che ci troveremo sempre più davanti non sarà tra combattere o vivere tranquillamente, ma combattere per farla finita con i padroni e il loro sistema di miseria, sfruttamento e guerra o uccidere e farsi uccidere ai loro ordini e per i loro interessi contro altri popoli!
Grillo è come Bossi e il M5S come la Lega? Oggi come oggi il M5S raccoglie anche una parte delle masse popolari che facevano riferimento alla Lega. Una parte di quelli che la Lega mobilitava e orientava a risolvere i propri problemi prendendosela con i meridionali e gli extracomunitari, il M5S li mobilita contro la casta della politica, degli affari e della finanza. Che strada prenderà il M5S non è deciso, non è deciso se rientrerà nei ranghi, farà la fine della Lega o peggio. “Non lo decideranno Grillo e Casaleggio, lo deciderà “la parte più progressista e lungimirante del M5S stesso sulla base della pratica e dello schieramento fra le uniche due vie realistiche che abbiamo di fronte (che abbiamo di fronte tutti, mica solo il M5S), secondariamente la decidono l’orientamento e l’intervento sulla base del M5S del resto delle organizzazioni popolari che compongono il movimento di resistenza e lotta agli effetti della crisi” abbiamo scritto il mese scorso. E questo dipenderà da noi comunisti.
Sta a noi comunisti, agli operai e al lavoratori avanzati, alla parte più decisa, d’iniziativa e generosa delle masse popolari spingere avanti il M5S facendo leva sulle tendenze positive di cui è portatore. E contemporaneamente  sta a noi comunisti approfittare e valorizzare l’ingovernabilità che il M5S ha alimentato e alimenterà per costruire una nuova governabilità dal basso, trasformare la fiducia in organizzazione e coordinamento, tradurre l’indignazione in lotte e mobilitazioni che rompano con i vincoli della “legalità” di chi ci rapina del futuro (e del presente) e devasta il nostro paese, trasformare la speranza che il M5S ha suscitato nella volontà di prendere in mano le proprie sorti in ogni azienda, in ogni ufficio, in ogni scuola, in ogni quartiere, coagulare l’aspirazione a cambiare le cose intorno all’obiettivo di costruire un governo d’emergenza popolare.

Usiamo le elezioni del 24 e 25 febbraio e gli sconquassi che determineranno per sviluppare e rafforzare il movimento per la costruzione del Governo di Blocco Popolare!
Osare sognare, lottare e vincere!

Vogliamo instaurare il socialismo, ma incominciamo dall’eliminazione degli effetti più gravi della crisi generale del capitalismo e dalle misure connesse con questo e proseguiremo sistematicamente nell’opera che ne deriverà. Non esiste in nessuna parte del mondo un capitalismo puro che si trasforma in un socialismo puro. Nell’immediato si tratta di rendere trasparente alle masse popolari la pubblica amministrazione, di eliminare il segreto bancario, commerciale, politico e militare, di ridurre i redditi, gli stipendi e le pensioni superiori ad esempio a dieci volte il salario minimo di un operaio (oggi l’INPS paga pensioni superiori a 90.000 euro al mese con i contributi estorti a operai che prendono salari di 700 euro al mese!), di abolire il debito pubblico, di assegnare a ogni adulto un lavoro utile e dignitoso facendo gli opportuni piani del lavoro, di assicurare a ogni essere umano i beni e i servizi necessari per una vita dignitosa e per partecipare alla vita sociale nella massima misura consentita dalle sue capacità, di mettere fine alle spedizioni militari all’estero, di abolire le spese militari e i finanziamenti della grandi opere dannose o inutili, di chiudere le basi militari e le agenzie spionistiche della NATO e del governo di Washington sul territorio del nostro paese e di altre misure di buon senso complementari e ausiliarie, necessarie per sottrarre le masse popolari alle grinfie della comunità internazionale degli speculatori e dei guerrafondai.


 

LA SPALLATA DELL'MPL

MPL: perché votiamo M5S – Coordinamento nazionale Mpl
 

Una spallata per invertire la rotta

Il popolo lavoratore ha un nemico principale, è l’oligarchia europea con a capo la Bce.
Quest’oligarchia ha imposto ai popoli europei, anzitutto a quelli del Sud, politiche di macelleria sociale che non hanno precedenti. Esse non servono per uscire dalla recessione, anzi l’aggravano, servono invece per tenere in vita, con la moneta unica, la schiera di parassiti del mondo finanziario e bancario con a capo la Bce.

Quest’oligarchia non sente ragioni e, pur di realizzare il progetto di un’Europa totalitaria coi popoli alla fame, ha di fatto scippato le nazioni delle loro sovranità. Con l’arrivo del proconsole Mario Monti (sostenuto da Pd e Pdl) il nostro paese è stato posto sotto regime di libertà vigilata. Parlamento e governo sono oramai solo esecutori delle direttive decise a Francoforte e Bruxelles.

Le prossime elezioni sarebbero una farsa se gli italiani non avessero la possibilità di manifestare la loro crescente indignazione. Questa possibilità c’è e non va perduta. Questa possibilità si chiama voto alle liste del Movimento 5 Stelle, la sola formazione politica che non ha avuto responsabilità per il disastro in cui versa il paese, che si oppone alle politiche di macelleria sociale, che dichiara apertamente di voler fare nel prossimo Parlamento e nel paese un’opposizione intransigente.

I partiti di regime lo sanno, per questo, all’unisono, gridano al “populismo” e fanno ogni sorta di esorcismi per sventare un plateale successo delle liste M5S.

Basterebbe questo per convincersi che mai come questa volta il voto di ognuno non dev’essere sprecato, che il solo “voto utile” è all’unica opposizione politica esistente nel paese, la sola che può dare una spallata sia all’asse dell’eurodittatura Monti-Bersani, che al berlusconismo morente.

Ma c’è per noi una seconda ragione per votare M5S. Se questo Movimento otterrà, come ci auguriamo e come siamo certi, un grande consenso elettorale, ciò darà forza e coraggio al popolo lavoratore, lo farà uscire dall’apatia e dallo stato d’impotenza. La spallata che verrà dalle urne sarà il segnale di un risveglio popolare, risveglio che è la condizione per invertire la rotta, per cacciare una volta per tutte una casta di politicanti corrotti e venduti, per creare le condizioni di un’alternativa di governo e di sistema.

Se dalle urne le forze dominanti usciranno indebolite e sconfitte, quelle d’opposizione saranno obbligate ad unirsi, a formare un fronte ampio unitario, non solo per opporsi alle politiche di macelleria sociale e di austerità già programmate dall’oligarchia europea, ma per prepararsi a guidare il paese sulla base di un programma economico e politico alternativo.

Ognuno deve sapere che entriamo in un periodo ancor più turbolento, e che chi comanda è pronto a tutto pur di impedire una svolta. Il popolo lavoratore questo lo sa, deve quindi essere consapevole che una vittoria elettorale non sarà sufficiente, che dopo la spallata sarà necessario mobilitarsi, agire, lottare in milioni, che solo una sollevazione popolare potrà finalmente evitare la catastrofe del paese.

 

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LiberaRete Associazione di Promozione sociale LiberaRete

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