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FEB: Un pezzo di Brasile a Pistoia

FEB: Un pezzo di Brasile a Pistoia

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FEB: Un pezzo di Brasile a Pistoia



di Cesare Galantini CeSPIn Puntocritico.

 

 

Come tutti gli anni, il 2 novembre prossimo, verrà ricordato a Pistoia il sacrificio degli uomini della FEB durante la 2° Guerra Mondiale (vedi precedenti articoli sulla nostra pagina web).


Come sempre in prima fila ci saranno le autorità diplomatiche brasiliane in Italia, riunite assieme ai tanti amici del Brasile in Italia, in una cerimonia che è sempre altamente evocativa e toccante.
Ma i più si chiederanno come mai questa celebrazione avviene proprio a Pistoia tra le tante località toccate dalla FEB nella sua epopea bellica in Italia.
Perchè a Pistoia sorge il monumento votivo militare brasiliano. Infatti al termine della 2° guerra mondiale  i corpi di 462 soldati e ufficiali brasiliani caduti furono tumulati nei pressi di Pistoia nella zona di San Rocco in uno dei tanti cimiteri militari sorti dopo il conflitto.


Nel 1960 il governo brasiliano decise di riportare in patria le spoglie dei caduti che furono tumulati a Rio de Janeiro, allora capitale federale, nel Monumento nazionale dei caduti della 2° guerra mondiale realizzato su progetto degli architetti Mark Netto Konder e Helio Ribas Marinho nel parco Eduardo Gomes.
Nel 1967 a Pistoia (San Rocco) nel luogo ove sorgeva il cimitero fu eretto un monumento votivo su progetto dall'architetto Olavo Redig de Campos.
Solo alla fine dei lavori venne rinvenuto il corpo di un ultimo militare che non era quindi stato trasferito in Brasile. Non fu possibile identificare il caduto e fu così deciso di lasciarlo a Pistoia come milite ignoto della FEB.
Il monumento, è stato visitato nel corso degli anni da ben due presidenti brasiliani e da numerosi ambasciatori e il 2 novembre di ogni anno diventa la meta di coloro che vogliono ricordare il contributo della FEB alla liberazione del nostro paese.


Il monumento votivo di Pistoia è il più importante memoriale brasiliano in Italia, ma non è l'unico. Infatti all'intervento militare brasiliano a fianco degli Alleati sono dedicati altri monumenti in Toscana ed Emilia.
Il monumento di Pistoia è curato con assoluta dedizione da Mario Pereira.
Di seguito riportiamo una sua intervista che ci aiuta a capire meglio alcuni aspetti della presenza brasiliana in Italia.


Mario Pereira figlio dell'unico reduce rimasto vivo in Italia; subito tiene a sottolineare che «I rapporti con la popolazione e l'integrazione che i soldati brasiliani ebbero con essa fu veramente profonda e particolare, ben diversi da quelli che riuscirono a instaurare le altre forze alleate. Probabilmente la provenienza latina, la religione cattolica condivisa e la lingua, molto più simile all'italiano rispetto a quella anglosassone, favorirono la simpatia tra i soldati sudamericani e la popolazione locale. Molti di loro erano discendenti di italiani e quindi sapevano parlare abbastanza bene la nostra lingua; in più trovarono addirittura, in vari paesi, persone che avendo vissuto in Brasile parlavano correttamente il portoghese».


«Un altro fattore di simpatia e di riconoscenza era rappresentato dal fatto che i brasiliani, comprendendo bene il disagio, il dramma, che la popolazione stava passando in quei momenti difficili, non lesinavano i generi alimentari e le medicine che avevano. Generosità che molto probabilmente era determinata della umile provenienza di molti di loro».


«Sintomatico il fatto – puntualizza Pereira – che ci furono 58 matrimoni fra donne italiane ed altrettanti soldati della Feb, forse il maggior numero di unioni tra i soldati delle truppe alleate e le ragazze toscane».
Chi erano, in definitiva, questi soldati brasiliani conosciuti con l'appellativo di pracinhas? «Intanto va detto che il significato del termine è "soldatini", inteso sì come vezzeggiativo, ma anche come diminutivo, vista la statura abbastanza inferiore rispetto ai militari delle altre forze alleate – precisa Pereira -. Venivano da tutti gli strati sociali e da ogni angolo del Brasile, ma una buona parte erano persone che provenivano dall'interno, dalle zone povere delle grandi fazendas di cotone, caffè, canna da zucchero. Molti di loro si arruolarono volontariamente, soprattutto quando seppero che il luogo dove sarebbero andati a combattere era l'Italia, terra da dove provenivano i loro avi. Intorno ai 20 anni, nella maggior parte dei casi, la loro età». Qual è il più tangibile segno di riconoscenza verso i soldati brasiliani della Feb?

«Certamente il Monumento Votivo Militar Brasileiro di Pistoia (di cui lo stesso Pereira, dopo la morte del padre, è divenuto direttore e amministratore) che sorge sul terreno che ospitava il cimitero trasferito, negli anni '60 a Rio. Ma sono molti gli esempi di monumenti, piccoli o grandi, offerti dalle popolazioni alla memoria dei soldati brasiliani. A Massarosa, ad esempio, c'è una piazzetta (al lato del Comune) intitolata alla Feb… e là dove i brasiliani hanno combattuto le grandi battaglie, (sul Monte Castello, a Montese, a Castelnuovo di Vergato, a Fornovo di Taro ed a Collecchio) le amministrazioni comunali hanno voluto rendere omaggio ai pracinhas».

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