Home Cultura IL LEONE DEL DESERTO / LION OF THE DESERT (ITALIAN WAR CRIMES IN LIBYA)

IL LEONE DEL DESERTO / LION OF THE DESERT (ITALIAN WAR CRIMES IN LIBYA)

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“ITALIANI BRAVA GENTE”? A DIFFERENZA DI GERMANIA E GIAPPONE, DOVE SI SONO TENUTI I PROCESSI DI NORIMBERGA E DI TOKIO, IN ITALIA E’ SEMPRE STATA RIFIUTATA L’ESTRADIZIONE DI OLTRE 1500 CRIMINALI DI GUERRA FASCISTI RESPONSABILI DI ECCIDI ED ATROCITA’ COMMESSI IN LIBIA, ETIOPIA, GRECIA, JUGOSLAVIA ED UNIONE SOVIETICA. UNA PAGINA CHE E’ SEMPRE STATA RIGOROSAMENTE “CENSURATA” DAI NOSTRI LIBRI DI STORIA: PROVATE A CHIEDERE AI NOSTRI STUDENTI SE GLIENE HANNO MAI ACCENNATO… “Il leone del deserto” (in arabo: أسد الصحراء, Asad al-ṣaḥrā) realizzato nel 1981 per la regia di Moustapha Akkad è un film storico, basato sulla vita del patriota senussita libico Omar al-Mukhtar (interpretato da Anthony Quinn), che si batté contro l’esercito italiano nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale. Il film è stato censurato in Italia impedendone la distribuzione in quanto “lesivo all’onore dell’esercito italiano”, dove è stato trasmesso in televisione solo nel 2009 a distanza di quasi trent’anni. Il regista e produttore siriano Mustafà Akkad fu ucciso in Giordania nel 2005 in un attentato kamikaze di terroristi di al-Qāida ad Amman. È il 1929 e l’allora capo del governo italiano, il dittatore fascista Benito Mussolini (Rod Steiger) deve confrontarsi con la ventennale guerriglia intrapresa dai patrioti arabi e berberi libici che si battono contro il colonialismo italiano e le sue rivendicazioni di una “quarta sponda”, a simboleggiare un rinato impero romano sul suolo d’Africa. L’Italia aveva occupato la regione che era parte dell’impero ottomano nel 1911-1912, sconfiggendo i turchi che occupavano il paese. Nel film Mussolini nomina come successore di Pietro Badoglio il generale Rodolfo Graziani, noto criminale di guerra (Oliver Reed), sesto governatore di Libia, sicuro che un militare sanguinario di questo tipo saprà schiacciare la rivolta e ristabilire la “pace e la sicurezza” dei coloni italiani, in gran parte provenienti dalle regioni povere del Sud Italia, dal Veneto e dall’Emilia. Ad ispirare e guidare la resistenza è Omar al-Mukhtar (Anthony Quinn). Insegnante di professione, guerrigliero per dovere. Omar al-Mukhtar si è votato ad una lotta che non potrà vedere vinta nel corso della propria vita. Omar al-Mukhtar ed i suoi uomini si avvalevano di armi obsolete. Graziani controllava il Nordafrica con la forza dell’esercito italiano: aeroplani e carri armati furono impiegati per la prima volta nel deserto. Una dotazione primitiva non poteva reggere il confronto con delle armi moderne e malgrado il loro coraggio i libici soffrirono pesanti perdite. Nonostante ciò, essi impegnarono per venti anni gli invasori italiani impedendo loro di conseguire una vittoria completa. In una scena Omar al-Mukhtar mostra il suo vero e più intimo lato umano rifiutandosi di uccidere un giovane ufficiale superstite di un agguato, riconsegnandogli addirittura la bandiera italiana catturata in combattimento. Omar al-Mukhtar dice che nell’Islam non si uccidono i soldati prigionieri, ma si lotta solo per la propria patria e solo se mossi dalla necessità; altrimenti si deve odiare la guerra. Lo sceneggiatore farà successivamente uccidere quel tenente italiano alle spalle e a tradimento da un altro ufficiale italiano, appartenente alla milizia fascista. Nelle riprese è presente anche un raro documento di una veduta aerea del campo di concentramento che gli italiani crearono in Libia per rinchiudere la popolazione libica. In alcune scene vengono usati i gas asfissianti per combattere i patrioti libici ed è rappresentato un bombardamento aereo su un’oasi nel deserto. Il film appare ambientato nel 1931, anno in cui il criminale assassino generale Rodolfo Graziani (nonostante la rappresentazione da “gentleman” nel film) fu nominato vicegovernatore della Cirenaica, una delle due regioni libiche. Dopo l’8 settembre 1943 Graziani scelse poi di schierarsi dalla parte dei fascisti della RSI, servi dei nazisti (ed Ercole Viri, demente sindaco di Affile, comune in provincia di Roma, con l’appoggio della sua giunta di tarati mentali, gli ha pure dedicato un monumento, che segue quello al fucilatore di partigiani Giorgio Almirante…).

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