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CAPRA E CAVOLI

CAPRA E CAVOLI

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CAPRA E CAVOLI


Stavano tutti lì a dire che bisogna salvare capra e cavoli, finché non sono arrivati, fin sotto il palco e accolti da applausi e consensi, centinaia di lavoratori e gente di Taranto che hanno messo fine a quella pagliacciata. Bravi!


Bravi perché avete rotto quel clima di melassa per cui si fanno i distinguo sul da farsi mentre la gente crepa per la diossina e per le polveri tossiche che quell’impianto sputa da anni nel più totale menefreghismo di tutte le istituzioni; bravi perché avete reso ridicoli i belati confederali  mai attenti a “cosa” si produce ma solo pronti a mediare sul “come” si produce; bravi perché avete rotto con la rassegnazione di chi è stato, da sempre, costretto a scegliere fra un lavoro di merda e una morte da lavoro di merda perché non si è mai offerta loro una vera alternativa.

 

Oggi viene fuori, con quella prorompenza che assumono le tragedie quando si rivelano in tutta la loro forza, la devastazione prodotta dagli interessi del capitale sulla vita della gente e sull’ambiente.


Oggi viene fuori con altrettanta forza la mostruosità di un pensiero unico sindacale che si sottrae al conflitto di classe e condanna i lavoratori a vivere una condizione aberrante di lavoro e di vita per non disturbare i padroni e la produzione.


Oggi viene fuori la predeterminazione omicida di chi riversa milioni di euro nelle casse delle banche invece di utilizzarli per cambiare, in profondità, la vita della gente e dei lavoratori. Oggi viene fuori la devastazione prodotta dalla rinuncia a utilizzare la lente di lettura di classe delle cose che accadono perché “vecchia” o poco comprensibile da chi viene bombardato quotidianamente da media sempre più padroni delle notizie e servi del potere.

I lavoratori di Taranto, come tutti, hanno diritto a vivere non a sopravvivere quel tanto che basta a produrre profitti per i loro sfruttatori e assassini.

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