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Lotta di classe e lavoratori immigrati

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LOTTA DI CLASSE E IMMIGRAZIONE

Una testimonianza


La testimonianza dei lavoratori immigrati che lottano soprattutto per la propria dignità personale oltre che per la salvaguardia dei propri diritti, con la testimonianza di un capotreno licenziato perché si è opposto per motivi di sicurezza alla decisione dell'azienda ferroviaria del soggetto unico nella cabina di guida dimostrano che i veri soggetti responsabili per la salvaguardia della sicurezza sono i lavoratori e non gli imprenditori dove il lucro viene prima dei servizi.

 


Sabato 5 Maggio 2012   a Roma   dalle ore 10,30 alle 17.00   in via Galilei n. 53   (presso i locali dell’ Associazione  "Esquilino Domani")   si terrà l' ASSEMBLEA: SCENE di (stra)ORDINARIA LOTTA di CLASSE – Licenziamenti politici oggi che c’è ancora l’art.18. E dopo?

Intervengono:

Riccardo Antonini,
Dipendente RFI (Rete Ferroviaria Italiana, del Gruppo Ferrovie dello Stato),  licenziato senza preavviso per “giusta causa”, in quanto perito di parte per i familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009 in cui furono uccise 32 persone.
Nel percorso dell’accertamento delle responsabilità che precedono il processo, in cui sono tuttora indagate 38 persone tra le piu alte cariche FS, tra le quali l’AD Mario Moretti, Riccardo Antonini viene licenziato ad un anno dalla pensione (prima dell’ ultima riforma) dopo una diffida e la sospensione dal lavoro e dallo stipendio, con le contestazioni di conflitto di interessi e mancata autorizzazione. Riccardo continua a battersi per l’accertamento delle responsabilità e per i propri diritti, insieme all’associazione dei familiari delle vittime (“Il Mondo Che Vorrei”) e all’”Assemblea 29 giugno” costituitasi subito dopo la strage.

Alcuni rappresentanti dei lavoratori immigrati del polo logistico Esselunga di Pioltello
Licenziati dopo uno sciopero nell’ottobre 2011 che rivendicava l’applicazione del CCN di categoria, in opposizione alla politica di sfruttamento e al regime lavorativo semischiavistico in cui gli operai, in maggioranza immigrati, sono tenuti dalle coop, alcune delle quali in odore di camorra.
La lunga vertenza dei lavoratori delle cooperative lombarde organizzati nel SI COBAS, che ha avuto inizio nel 2008 nell’hinterland milanese con risultati positivi e che si è diffusa a macchia d’olio in tutto il nord Italia, non è ancora conclusa ed è tuttora portata avanti da un presidio permanente a Pioltello, inaugurato nel novembre 2011 e sostenuto, come gli altri, dal movimento di Milano.

Alcuni dei protagonisti raccontano queste lotte, apparentemente lontane ma che invece rappresentano due episodi emblematici della lotta di classe di oggi in Italia. Contro i lavoratori si è dispiegata, ad articolo 18 ancora vigente, tutta l’arroganza della ritorsione padronale, alla quale pare non bastino gli innumerevoli strumenti giuridici  esistenti per contrastare ogni seppur minima resistenza da parte dei lavoratori in difesa dei propri elementari diritti.

Queste due vicende dimostrano come il futuro del lavoro  non possa essere affidato al padronato e a i suoi complici governativi di destra e di sinistra, ma stia tutto nella capacità di lotta che saranno capaci di mettere in campo i lavoratori.

Unifichiamo le lotte!   

Organizziamo la resistenza di tutti i lavoratori, italiani ed immigrati!    

Giù le mani dall’art 18!

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