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Oniricam for Guy Debord-Walter Benjamin

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Oniricam (for Guy Debord e Walter Benjamin) è un concerto live electronics e live video in cui emissioni sonore prodotte da sintetizzatori analogici modulano in tempo reale tre flussi video. Il flusso di immagini dipinge il fantasma dell’unica forma di realtà che ci accade di poter conoscere oggi, la realtà dello Spettacolo e del “politico”. Il messaggio di questo lavoro, nella presente versione ridotta, è politico. E’ un messaggio contro il mondo della politica che è Guerra di immagini e di posture di chi fa politica in questo conflitto tra forze fantasmatiche.

Guy Debord diceva: “Più la necessità viene ad essere socialmente sognata, più il sogno diviene necessario. Lo spettacolo è il brutto sogno della moderna società incatenata, che non esprime in definitiva se non il suo desiderio di dormire.”

Lo spettacolo della politica ci separa dal mondo. Per mezzo di esso, tutto ciò che era direttamente vissuto, si è allontanato in una rappresentazione fatta dalle parole del sofista-politico.

Walter Benjamin, pensando ad un disegno di Paul Klee, diceva:

“C’è un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, cui volge le spalle, mentre il cumulo di rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.”

Là fuori c’è un angelo. Egli guarda la Storia del mondo e le sue macerie. Noi possiamo sfiorarlo appena, toccare il suo simulacro: questo è ciò che ci resta della Storia del mondo dentro il nostro sogno. Dobbiamo provare a risvegliare l’Angelo della Storia, perchè ci parli delle rovine che vede là fuori, nel mondo della veglia, mentre noi continuiamo a sognare nella separatezza delle immagini del politico. Dalla stanza dei sogni noi non riusciamo ad uscire. Ma possiamo provare a toccare l’Angelo perché ci dica del vero Mondo.

Il disegno dell’Arcangelo di Paul Klee, inciso su una lastra di rame, diventa il comando, sensibile al tocco, di un synth analogico che genera suoni: la voce dell’angelo, una voce che modula le immagini nei nostri sogni/schermi, permettendoci forse di guardare fuori della stanza e quindi al di là del sogno. Dobbiamo provare ad ascoltare l’Angelo, nonostante la sua lingua sia ormai, per noi, incomprensibile, ora che ci racconta qualcosa di un mondo in cui viviamo ma che non sappiamo più raggiungere.

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