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	<title>Libera Tv &#187; Turchia</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>LA TURCHIA ATTACCA I CURDI</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 10:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[CURDI]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
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		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gli eroi di Kobane restano soli Erdogan minaccia l’Europa di farla invadere dai rifugiati dopo aver accettato miliardi di euro dalla UE per gestirli. Il Mondo politico resta a guardare, mentre le bombe turche distruggono e uccidono. Interviste a cura di  Alfredo Comito  LiberaRete &#8211; Libera.tv __________________________________________________________________________________________________________________ Dopo aver combattuto i terroristi dell’Isis e liberato i [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000;"><strong>Gli eroi di Kobane restano soli</strong></span></h1>
<h2><span style="color: #800000;">Erdogan minaccia l’Europa di farla invadere dai rifugiati dopo aver accettato miliardi di euro dalla UE per gestirli. Il Mondo politico resta a guardare, mentre le bombe turche distruggono e uccidono.</span></h2>
<p><strong>Interviste a cura di  Alfredo Comito  LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<p>__________________________________________________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/10/LiberaTv-Base.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48782 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/10/LiberaTv-Base.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv Base.Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a>Dopo aver combattuto i terroristi dell’Isis e liberato i territori occupati, i Curdi vengono abbandonati dagli USA e lasciati soli davanti alla volontà repressiva di Erdogan che lancia il suo esercito contro le postazioni delle milizie curde nel nord della Siria liberata. Un popolo, quello curdo, che subisce da tempo la violenza di regimi che non intendono riconoscere il loro diritto ad esistere e ad avere una patria. Presidio a Milano della comunità curda accompagnata da cittadini e associazioni milanesi davanti al Consolato Turco per denunciare l’aggressione armata e la minaccia di sterminio. Già decine di migliaia gli sfollati dall’area di Rojava, in territorio siriano, al confine con la Turchia.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48781"> (304)</p>
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		<title>FNSI: EMERGENZA INFORMAZIONE IN TURCHIA</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/07/26/fnsi-emergenza-informazione-in-turchia/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 12:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Libera.Tv]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>INFORMAZIONE : LA REPRESSIONE CANCELLA LA LIBERTA&#8217; IN TURCHIA Appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Siti internet oscurati. Radio e televisioni chiuse. Migliaia di arresti di giudici, professori, militari, impiegati pubblici. E ora arriva anche il carcere per i cronisti scomodi. La situazione in Turchia peggiora ogni giorno che passa. Ieri mattina le autorità [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">INFORMAZIONE : LA REPRESSIONE CANCELLA LA LIBERTA&#8217; IN TURCHIA</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;">Appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana</h4>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/07/turchia_prigione_giornalisti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-45112" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/07/turchia_prigione_giornalisti-300x165.jpg" alt="No alla censura in Turchia" width="300" height="165" /></a>Siti internet oscurati. Radio e televisioni chiuse. Migliaia di arresti di giudici, professori, militari, impiegati pubblici. E ora arriva anche il carcere per i cronisti scomodi. La situazione in Turchia peggiora ogni giorno che passa.<br />
Ieri mattina le autorità turche hanno spiccato un mandato d&#8217;arresto per 42 giornalisti, per presunti legami con il predicatore Fethullah Gulen, accusato di essere l&#8217;ispiratore del fallito golpe del 15 luglio. «È necessario che le istituzioni europee intervengano contro le epurazioni di massa in corso in Turchia. I governi europei – è l’appello della Fnsi – devono intervenire».<br />
In questo senso, «va condivisa e sostenuta con forza – dicono il segretario Raffaele Lorusso e il presidente Giulietti – la presa di posizione del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, contro gli arresti di massa di magistrati, giornalisti e insegnanti in corso in Turchia. È auspicabile che la volontà del governo italiano di attivarsi affinché siano ristabilite le regole dello Stato di diritto e cancellati i bavagli a giornalisti e magistrati turchi trovino il sostegno degli altri governi e delle istituzioni europee e si trasformino in azioni concrete nei confronti di chi sta mettendo in atto la repressione».<br />
Secondo il quotidiano Hurriyet, il mandato d&#8217;arresto è stato emesso dal procuratore capo di Istanbul, Irfan Fidan. E anche se nessun cronista è stato ancora arrestato, tra i giornalisti colpiti da mandato d&#8217;arresto ci sono anche molti nomi noti, tra i quali quello di Nazli Ilicak, 72 anni, firma di punta di molti quotidiani, commentatrice televisiva ed ex parlamentare, da tempo critica nei confronti del presidente Rece Tayyip Erdogan.<br />
«Dopo il sit-in nei pressi dell&#8217;ambasciata turca – spiegano il segretario Lorusso e il presidente Giulietti – la Fnsi è convinta che le iniziative di mobilitazione debbano moltiplicarsi, anche a livello europeo, così come il sindacato dei giornalisti italiani <a href="http://www.fnsi.it/turchia-la-fnsi-scrive-a-efj-e-ifjbri-giornalisti-di-tutto-il-mondo-facciano-sentire-la-loro-voce" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.fnsi.it/turchia-la-fnsi-scrive-a-efj-e-ifjbri-giornalisti-di-tutto-il-mondo-facciano-sentire-la-loro-voce&amp;source=gmail&amp;ust=1469621085717000&amp;usg=AFQjCNGfRAP4ZGnOpc2HwqBkUCub7xT9qw">ha già richiesto</a> agli organismi internazionali dei giornalisti».<br />
Per questa ragione, la Federazione nazionale della stampa italiana chiederà un incontro al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro degli Esteri «per parlare – concludono i vertici della Fnsi – delle iniziative che intende mettere in atto anche a livello internazionale».<br />
E intanto sindacati, associazioni e ong scrivono <a href="http://www.fnsi.it/turchia-lettera-aperta-a-federica-mogherini-ue-assuma-misure-concrete-e-urgenti-per-fermare-la-repressione" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.fnsi.it/turchia-lettera-aperta-a-federica-mogherini-ue-assuma-misure-concrete-e-urgenti-per-fermare-la-repressione&amp;source=gmail&amp;ust=1469621085717000&amp;usg=AFQjCNFmJuJgqr34kBr5k0ZhopVaWqnasw">una lettera aperta</a> all&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Unione europea per gli Affari esteri, Federica Mogherini.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45111"> (30)</p>
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		<title>KURDISTAN : Racconti resistenti &#8211; Italia complice della Turchia</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/04/29/kurdistan-racconti-resistenti-italia-complice-della-turchia/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2016 10:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Sveva Haertter]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>BASTA COMPLICITA&#8217; CONTRO IL KURDISTAN Intervista di Libera.tv Lazio  a Sveva Haertter della rete di solidarietà &#160; &#160; Subito dopo la dichiarazioni di  Fatma Gulmez sui gravi soprusi del governo turco nei confronti del popolo curdo la compagna Sveva Haertter intervistata da LiberaTV rivela le complicità del Governo Renzi che porta una politica di sostegno al [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>BA<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/04/Sveva-Haertter.jpg"><img class="alignleft wp-image-44167 size-thumbnail" title="Sveva Haertter" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/04/Sveva-Haertter-150x150.jpg" alt="Sveva Haertter" width="150" height="150" /></a>STA COMPLICITA&#8217; CONTRO IL KURDISTAN</h1>
<h3><span style="color: #ff0000;">Intervista di Libera.tv Lazio  a Sveva Haertter della rete di solidarietà<br />
</span></h3>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/04/turchia-bombarda-curdi.jpg"><img class=" size-medium wp-image-44161 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/04/turchia-bombarda-curdi-300x200.jpg" alt="turchia-bombarda-curdi" width="300" height="200" /></a>Subito dopo la dichiarazioni di  Fatma Gulmez sui gravi soprusi del governo turco nei confronti del popolo curdo la compagna Sveva Haertter intervistata da LiberaTV rivela le complicità del Governo Renzi che porta una politica di sostegno al partner della NATO e della UE per tenere lontani i profughi, al partner industriale poiché ci sono presenti industrie italiane presenti in Turchia come Finmeccanica con una consociata che fa elettronica per la difesa e con una cooperazione che co-produce elicotteri da combattimento utilizzati per bombardare le città curde. Tutte cose di cui nessuno parla come nessuno parla del patrimonio archeologico protetto dal UNESCO da mesi sotto assedio.</strong></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44157"> (125)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>WFTU denuncia la politica omicida nelle miniere della Turchia</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/05/15/wftu-denuncia-la-politica-omicida-nelle-miniere-della-turchia/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2014 18:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Federazione Sindacale Mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Minatori]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Segreteria della Federazione Sindacale Mondiale ha accolto con grande dolore le notizia della tragedia che è costata la vita ad almeno 200 minatori e il ferimento di molti altri durante l&#39;esplosione di una miniera di carbone a Soma, Turchia circa 250 km a sud di Istanbul, di proprietà di Soma Komur Isletmeleri AS il [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>La Segreteria della Federazione Sindacale Mondiale ha accolto con grande dolore le notizia della tragedia che è costata la vita ad almeno 200 minatori e il ferimento di molti altri durante l&#39;esplosione di una miniera di carbone a Soma, Turchia circa 250 km a sud di Istanbul, di proprietà di Soma Komur Isletmeleri AS il 13 maggio 2014.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	La miniera di proprietà privata e la politica orientata al profitto, che taglia la&nbsp; tecnologia all&#39;avanguardia e la manutenzione periodica, la mancanza criminale di misure di sicurezza adeguate e l&#39;intensificazione del lavoro sono le vere cause dietro l&#39;esplosione che ha colpito il generatore, causando&nbsp; un incendio e si è conclusa con l&#39;avvelenamento da monossido di carbonio di centinaia di minatori.</p>
<p>
	Questo non&nbsp; è stato un&nbsp; incidente e non un caso isolato, decine di infortuni sul lavoro e mortali si verificano durante tutto l&#39;anno nelle miniere della Turchia.&nbsp; L&rsquo;FSM denuncia il governo della Turchia e le società che sfruttano le miniere per la loro omicida mancanza di misure di sicurezza e chiede la fine della privatizzazione della ricchezza del popolo, le risorse naturali, l&#39;ammodernamento della tecnologia utilizzata nelle miniere, l&#39;applicazione immediata dei&nbsp; controlli di sicurezza e l&#39;applicazione di tutte le misure necessarie in tutte le miniere per proteggere la vita delle persone che vi&nbsp; lavorano.</p>
<p>
	<strong>La Federazione Sindacale Mondiale esprime le sue condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime e chiede il risarcimento integrale immediato alle famiglie delle vittime e ai lavoratori infortunati</strong>.</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1222"> (8)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cina minaccia Stati Uniti di ritorsione economica se non cambia atteggiamento sull&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/03/04/cina-minaccia-stati-uniti-di-ritorsione-economica-se-non-cambia-atteggiamento-sullucraina/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Mar 2014 07:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Crimea]]></category>
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		<category><![CDATA[USA - Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Cina minaccia gli Stati Uniti di ritorsione economica se non cambia atteggiamento sull&#39;Ucraina. Cina minaccia gli Stati Uniti di richiedere il pagamento delle sue obbligazioni di debito in oro se continua lo stesso atteggiamento belligerante nei riguardi della Russia e del ruolo che sta svolgendo in Ucraina. Inoltre vari esponenti del governo cinese hanno [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>La Cina minaccia gli Stati Uniti di ritorsione economica se non cambia atteggiamento sull&#39;Ucraina.</strong></span></h1>
<hr />
<h4>
	<span style="color:#0000ff;">Cina minaccia gli Stati Uniti di richiedere il pagamento delle sue obbligazioni di debito in oro se continua lo stesso atteggiamento belligerante nei riguardi della Russia e del ruolo che sta svolgendo in Ucraina.</span></h4>
<h4>
	<span style="color:#0000ff;">Inoltre vari esponenti del governo cinese hanno tenuto conversazioni con la Turchia, e sono giunti all&#39;accordo di non consentire il passaggio di navi militari della NATO attraverso lo stretto del Bosforo a Instambul.</span></h4>
<hr />
<p>
	<br />
	<big>Il Dipartimento di Stato nordamericano, ha lasciato intendere probabili sanzioni economiche per isolare la Russia attivando congelamento di beni e blocco sulla vendita di armi, questo ardore si è spento con il consolidamento della posizione cinese: il paese asiatico ha affermato che se gli Stati Uniti non cambiano atteggiamento in relazione all&#39;Ucraina, valuteranno la richiesta di pagamento dei debiti in oro agli Stati Uniti, azione che porterebbe alla destabilizzazione dell&#39;economia statunitense.</big></p>
<p>
	<big>La Cina sta agendo nuovamente come un solido alleato della Russia, apertamente a fianco di Vladimir Putin e della sua gestione della crisi in Ucraina.</big></p>
<p>
	<big>Come è risaputo, le autorità cinesi sono disposte ad utilizzare il diritto di &quot;veto&quot; di fronte a qualsiasi decisione del Consiglio di Sicurezza dell&#39;ONU diretto contro la Russia.</big></p>
<p>
	<big>La Cina ha raffreddato magistralmente le &quot;ambizioni geopolitiche&quot; &nbsp;e le pretese degli Stati Uniti insinuando il proprio diritto a richiedere il pagamento delle proprie obbligazioni del debito in oro. La minaccia è sufficientemente efficace, tenendo in conto del fatto che le riserve di oro degli Stati Uniti non coprono le sue obbligazioni del debito.</big></p>
<p>
	<big>Secondo quanto ha informato il giornale russo vesti.ru, vari esponenti del governo cinese hanno avuto conversazioni con la Turchia e sono giunti all&#39;accordo di non consentire il passaggio di navi da guerra della Nato attraverso lo stretto del Bosforo a Instambul. Questa informazione, pubblicata originalmente da mezzi di comunicazione della Repubblica Popolare di Cina non ha avuto eccessiva ripercussione mediatica fino a quando i mezzi informativi russi non hanno fatto da cassa di risonanza alla notizia.</big></p>
<p>
	<big>E&#39; importante ricordare che non è la prima volta che recentemente la Cina alza la propria voce su questioni strategiche. Durante il conflitto di Siria, Russia e la Cina hanno bloccato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell&#39;ONU per invadere il territorio del paese, e ora lo stesso alleato strategico della Russia ha deciso una volta ancora di appoggiare la Russia in un momento difficile per i suoi interessi geopolitici.</big></p>
<p>
	<big>Ricordiamo che da alcuni giorni, gli Stati Uniti hanno minacciato la Russia con sanzioni economiche, compreso l&#39;isolamento, nel caso introduca truppe in territorio ucraino. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, ha sostenuto che le azioni di Mosca in Ucraina sono &quot;un incredibile atto di aggressione&quot; commentando la risoluzione del Consiglio della Federazione russa sull&#39;impiego di truppe in Crimea.</big></p>
<p>
	<big>Il Capo del Dipartimento di Stato ha anche detto che gli Stati Uniti hanno l&#39;intenzione di perseguire l&#39;isolamento della Russia sino al &quot;congelamento dei beni&quot;. &quot;Putin sta cercando di annettersi la Crimea e questo è intollerabile&quot;.</big></p>
<p>
	<big>Oltre la sanzioni economiche, le autorità statunitensi hanno anche minacciato di escludere la Russia dal G-8. &quot;La Russia ha molte esigenze nel commercio e negli investimenti, che saranno pregiudicate se i militari russi non escono immediatamente dall&#39;Ucraina&quot;. &quot;E&#39; l&#39;opinione generale dei ministri delle relazioni estere coi quali ho parlato ieri&quot; ha detto Kerry, &quot;tutto il G8 e molti altri, sono disposti ad isolare la Russia, nessuno si avvicinerà a Mosca come socio economico&quot;. Inoltre Kerry ha segnalato che ci potranno essere restrizioni nei visti per i russi che vogliono viaggiare in Europa e Stati Uniti e altri paesi alleati.</big></p>
<p>
	<big>&nbsp;</big></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<a href="http://www.larepublica.es/2014/03/china-amenaza-a-eeuu-con-sanciones-economicas-si-continua-con-la-misma-postura-con-respecto-a-ucrania/">http://www.larepublica.es/2014/03/china-amenaza-a-eeuu-con-sanciones-economicas-si-continua-con-la-misma-postura-con-respecto-a-ucrania/</a></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1195"> (20)</p>
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		<title>Siria: niente più ostacoli al nuovo accordo Sykes Picot</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/07/22/siria-niente-pi-ostacoli-al-nuovo-accordo-sykes-picot/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2013 19:56:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Siria: niente più ostacoli al nuovo accordo Sykes &#8211; Picot Thierry Meyssan &#8211; Red Voltaire Avete sicuramente osservato il cambiamento di tono della stampa atlantista sulla questione siriana. I &#171;ribelli&#187;, questi &#171;eroi della Libertà&#187;, si sono improvvisamente trasformati in terroristi fanatici che si squartano a vicenda. Per Thierry Meyssan non c&#8217;è nulla di nuovo sotto [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>Siria: niente più ostacoli al nuovo accordo Sykes &#8211; Picot</strong></span></h1>
<hr />
<h3>
	<span style="color:#0000ff;">Thierry Meyssan &#8211; Red Voltaire</span></h3>
<p>
	<span style="color:#ff0000;"><big>Avete sicuramente osservato il cambiamento di tono della stampa atlantista sulla questione siriana. I &laquo;ribelli&raquo;, questi &laquo;eroi della Libertà&raquo;, si sono improvvisamente trasformati in terroristi fanatici che si squartano a vicenda. </big></span></p>
<p>
	<span style="color:#ff0000;"><big>Per Thierry Meyssan non c&rsquo;è nulla di nuovo sotto il sole: Washington ha semplicemente abbandonato l&rsquo;idea di rovesciare Bashar al-Assad e si dirige verso lo svolgimento della conferenza di Ginevra II. Prossima tappa: la perdita di influenza francese nella regione.</big></span></p>
<p>
	<big>Lo scorso 13 giugno, il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti ha annunciato che la linea rossa era stata superata: come dimostravano le prove raccolte dai francesi e dai britannici, la Siria di Bashar al-Assad aveva usato armi chimiche contro il suo popolo: ora ce la vedremo&#8230;</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Senza attendere, il nuovo comando congiunto delle Forze terrestri della NATO è stato attivato a Izmir (Turchia). La guerra era imminente.</big></p>
<p>
	<big>Un mese dopo, la determinazione occidentale è scomparsa. La stampa atlantista scopre con orrore che l&rsquo;opposizione armata in Siria è composta da fanatici odiati dalla stragrande maggioranza dei siriani, quel che andiamo <img alt="" src="http://www.panorama.it/images/n/o/14501181-2/Beirut-sostenitori-di-Assad-e-Hezbollah_h_partb.jpg" style="width: 250px; height: 150px; border-width: 10px; border-style: solid; margin: 10px; float: left; " />dicendo senza sosta da due anni. Nel mentre, sul campo, l&rsquo;Esercito siriano libero e il Fronte Al-Nosra, invece di combattere contro le truppe di Damasco, si scagliano l&rsquo;un l&rsquo;altro in una guerra senza pietà.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Cosa è successo, per poter trasformare la guerra di &quot;liberazione&quot; della Siria in questo vasto disordine? In realtà, nessuna delle poste in gioco è cambiata in un mese: l&rsquo;Esercito arabo siriano non ha mai usato armi chimiche contro i &quot;ribelli&quot;; e questi non si sono &quot;radicalizzati&quot;. Per contro, il piano USA che ho descritto, per primo, lo scorso novembre, si sta lentamente dispiegando. La tappa di oggi consiste nel mollare l&rsquo;opposizione armata.</big></p>
<p>
	<big>Tutto ciò ci conferma che l&rsquo;imperialismo anglosassone ha il fiatone. L&rsquo;applicazione sul campo delle decisioni prese a Washington avviene con estrema lentezza. Questo processo evidenzia la cecità dei media occidentali che ignorano queste decisioni prese fino a quando non si traducano in azioni. Incapaci di analizzare il mondo così com&rsquo;è, continuano a dare credito alla &quot;comunicazione politica&quot;.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Quindi quel che scrivevo [1], che veniva descritto come &quot;teoria del complotto&quot; da parte della stampa mainstream, le diventa evidente dieci mesi più tardi. Eric Schmitt scrive pudicamente sul New York Times che &laquo;i piani dell&rsquo;amministrazione USA sono molto più limitati di quanto dichiari in pubblico e in privato&raquo;. [2]. Mentre David Ignatius titola senza mezzi termini sul Washington Post: &laquo;I ribelli siriani sono stati &ldquo;scaricati&rdquo; da Washington&raquo; [3].</big></p>
<p>
	<big>Stavano aspettando armi anticarro e hanno ricevuto mortai da 120 millimetri. Gli erano stati promessi aerei, e hanno ricevuto kalashnikov. Le armi arrivano loro in gran numero, ma non per rovesciare Bashar al-Assad, bensì per far sì che si ammazzino tra loro senza che rimanga più nessuno.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>E per fugare i dubbi: il direttore della CIA, John Brennan, e il vice presidente, Joe Biden, hanno convinto il Congresso a porte chiuse che non si dovrebbero inviare armi decisive Siria. Contemporaneamente, a Londra, la Camera dei Comuni ha approfittato di questo varco aperto. E a Parigi, Alain Marsaud e Jacques Myard &#8211; per altri motivi &#8211; tentano di imbarcare l&rsquo;Assemblea nazionale nello stesso rifiuto occidentale di continuare a sostenere i &quot;ribelli&quot;.</big></p>
<p>
	<big>Senza alcuna esitazione, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, che deplorava a dicembre l&rsquo;iscrizione da parte degli Stati Uniti del Fronte Al-Nosra sulla loro lista internazionale delle organizzazioni terroristiche &laquo;perché fanno un buon lavoro sul terreno&raquo; (sic), ha chiesto lui stesso all&rsquo;ONU di metterlo nella lista internazionale delle organizzazioni terroristiche. E Manuel Valls, il ministro<img alt="" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR4fDFHyR71Z-CMXf1-s6RMwvM9B48YR2ymbPGAODXihMO1kk-S" style="width: 281px; height: 179px; border-width: 10px; border-style: solid; margin: 10px; float: right; " /> degli interni francese, ha dichiarato su France 2 che i francesi che combattono in Siria al fianco dei suoi ex alleati islamisti sarebbero stati arrestati e processati una volta ritornati in Francia.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>La Conferenza di Ginevra II, di cui si parla da un anno, si va a delineare. Gli ostacoli principali provenivano dalla Coalizione Nazionale che, sostenuta dal Qatar, esigeva la resa preliminare di Bashar al-Assad, e dai franco-britannici che rifiutavano di vedere l&rsquo;Arabia Saudita e l&rsquo;Iran al tavolo dei negoziati.</big></p>
<p>
	<big>L&rsquo;Ayatollah Khamenei ha rimosso dal gioco Ahmadinejad e il suo capo di gabinetto Mashaei, uomini di fede e forsennati anticlericali, per sostituirli con lo sceicco Rouhani, un religioso molto pragmatico. Una volta installatosi come nuovo presidente dell&rsquo;Iran a fine agosto, dovrebbe accettare di partecipare ai negoziati. Da parte loro, gli anglosassoni hanno rimosso dal gioco il Qatar, il micro-Stato gasiero che hanno usato per coprire l&rsquo;alleanza tra la NATO e la Fratellanza Musulmana. Hanno affidato la gestione dei &quot;ribelli&quot; in Siria alla sola Arabia Saudita, screditando i &quot;ribelli&quot; internazionali presso la propria stampa. Con o senza re Abdullah, Riyadh dovrebbe ugualmente accettare il negoziato.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Falsa sorpresa: sotto l&rsquo;impulso del Segretario di Stato John Kerry, l&rsquo;Autorità palestinese ha accettato di riprendere i negoziati con Israele, anche se quest&rsquo;ultimo continua la colonizzazione dei territori.</big></p>
<p>
	<big>Salvo capovolgimenti inaspettati in Egitto o in Tunisia, non dovrebbe più esserci, da qui a due o tre mesi, grossi ostacoli allo svolgimento di Ginevra II, il &quot;nuovo accordo Sykes-Picot&quot; allargato; dal nome degli accordi segreti attraverso i quali la Francia e il Regno Unito si spartirono il Medio Oriente durante la Prima Guerra Mondiale. Durante questa conferenza, gli Stati Uniti e la Russia si divideranno il Nord Africa e il Levante, a spese della Francia, suddividendo la regione in zone subappaltate ai sauditi (sunniti) o agli iraniani (sciiti ).</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Dopo aver costretto l&rsquo;emiro del Qatar ad abdicare e dopo aver abbandonato i &quot;ribelli&quot; in Siria, Washington sta per ritirare la sua influenza regionale dalle mani del suo fedele alleato, la Francia, che se le è sporcate per due anni per niente. Questa è la legge cinica dell&rsquo;imperialismo.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
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	<font size="3">&nbsp;</font></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Note:</p>
<p>
	[1] &quot;Obama II: la Purga e il Patto&quot;, Rete Voltaire, 27 novembre 2012. &quot;L&#39;ESL continua a brillare come una stella morta&quot;, Rete Voltaire, 26 dicembre 2012. &quot;Obama e Putin si spartiranno il Medio Oriente?&quot; Odnako (Federazione Russa), 26 gennaio 2013.<br />
	[2] &quot;No Quick Impact in U.S. Arms Plan for Syria Rebels&quot;, di Mark Mazzetti, Eric Schmitt e Erin Banco, The New York Times, 14 luglio 2013<br />
	[3] &quot;Syrian rebels get &#39;the jilt&#39; from Washington&quot;, di David Ignatius, The Washington Post, 18 luglio 2013.</p>
<hr />
<p>
	Fonte:&nbsp;<a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=81791&amp;typeb=0&amp;M-O--Ora-niente-ostacoli-al-nuovo-Sykes-Picot">http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=81791&amp;typeb=0&amp;M-O&#8211;Ora-niente-ostacoli-al-nuovo-Sykes-Picot</a></p>
<p>
	Traduzione a cura di Matzu Yagi</p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f9/MPK1-426_Sykes_Picot_Agreement_Map_signed_8_May_1916.jpg/655px-MPK1-426_Sykes_Picot_Agreement_Map_signed_8_May_1916.jpg" style="width: 500px; height: 457px; " /></p>
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		<title>TURCHIA : Erdogan e la voglia di Impero</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/04/03/erdogan-e-la-voglia-di-impero/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 13:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Libera.tv]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ERDOGAN E LA VOGLIA DI IMPERO &#160; Una chiave di lettura fondamentale per capire quello che succede nel Medio Oriente è da diversi anni la Turchia, e l&#8217;evoluzione del suo quadro politico. I cambiamenti interni e le scelte internazionali di questo stato hanno sempre di più connessioni e influenze su tutta la regione, a partire [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h2 class="rtecenter" style="">
	<u><strong><big><img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user3143/erdogan.jpg" style="width: 286px; height: 176px; border-width: 8px; border-style: solid; margin: 8px; float: left;" />ERDOGAN E LA VOGLIA DI IMPERO</big></strong></u></h2>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><big>Una chiave di lettura fondamentale per capire quello che succede nel Medio Oriente è da diversi anni la Turchia, e l&rsquo;evoluzione del suo quadro politico. I cambiamenti interni e le scelte internazionali di questo stato hanno sempre di più connessioni e influenze su tutta la regione, a partire proprio dalla Siria e in generale dalle cosiddette &ldquo;primavere arabe&rdquo;.<br />
	Torniamo indietro di due anni. Non appena i risultati delle elezioni del 2011 sono diventati ufficiali è stato chiaro a tutti che Recep Tayyip Erdogan, leader del &quot;Partito di Giustizia e Sviluppo&quot;, aveva il modo &ndash; con il suo secondo mandato &ndash; di esprimere un governo forte con l&rsquo;obiettivo di divenire &ldquo;fonte di ispirazione per molti regimi politici, perché abbiamo dimostrato che l&#39;Islam e la democrazia possono coesistere&quot;. In quegli stessi giorni molti politici e intellettuali &ndash; turchi e no &#8211; sono stati impegnati a discutere sui reali obiettivi di Erdogan, e alcuni di questi sono arrivati al punto di analizzare il rapporto fra l&#39;Islam e la democrazia. Un rapporto che allora come oggi, non può eludere la realtà, fatta da carceri che non cessano di ricevere nuovi ospiti, specie tra i giornalisti che non obbediscono agli ordini, denunciando fatti e misfatti del partito di Erdogan, attivisti procurdi e militanti della sinistra (nelle immagini una manifestazione del partito comunista turco). Per non parlare delle misure repressive che il governo turco ha adottato contro quanti in questi anni hanno difeso la Costituzione in contrapposizione con gli attacchi al secolarismo portati avanti da Erdogan stesso, in primo luogo i membri della Corte Costituzionale.<br />
	A questo punto è utile fare un ulteriore piccolo passo indietro al 1999, quando il presidente statunitense Obama dopo il discorso al Cairo si reca in Turchia e anche lì, davanti al Parlamento, parla del futuro della regione. In quel discorso Obama sottolineò due punti: la necessità di creare un cuscinetto &ldquo;democratico&rdquo; per isolare l&rsquo;opposizione interna e permettere al partito di Erdogan una transizione &ldquo;dolce&rdquo; dal ataturkismo, mentre il secondo parla ancora una volta alle forze politiche religiose del mondo arabo. Soprattutto a quelle che oggi governano i Paese dove rivolte e rivoluzioni hanno rovesciato i vecchi regimi senza però voler, o poter, sostituirli con nuovi sistemi di potere.<br />
	Il primo messaggio ha come ripercussione diretta le proposte avanzate per cambiare la Costituzione, promulgata nel 1980, che possono essere riassunte come segue: sopprimere tutti gli articoli che affermano che la Turchia è uno Stato laico. In pratica l&rsquo;esplicitazione di quel percorso &ldquo;morbido&rdquo; verso uno stato assoluto che veda in Erdogan il moderno sultano o &quot;nuovo califfo dei fedeli&quot;, o ancora entrambe allo stesso tempo. In questo ambito avverrebbe anche la revisione del ruolo della Corte Costituzionale (colpevole di essersi sempre opposta alla deriva religiosa del Paese, con successo fino a che ha potuto godere del sostegno dei vertici dell&rsquo;esercito), eliminando la divisione dei poteri, con il pretesto che &quot;la burocrazia e la magistratura talvolta hanno impedito o rallentato il lavoro del governo&quot;. Che questa sia la reale intenzione di Edogan lo si evince anche dal desiderio del Primo ministro di rendere la sharia islamica l&#39;unica fonte di diritto E si capisce anche la progressiva rimozione dei vecchi generali, sostituiti con nuovi quadri più inclini ad assecondare i voleri del governo. Sia però ben chiaro a tutti un elemento non contestabile: i vertici militari non potevano essere cambiati senza l&rsquo;avallo degli Stati Uniti, visto che la Turchia è una pedina fondamentale della Nato. Proprio su questa alleanza fra partiti religiosi ed esercito si gioca infatti la partita del futuro Medio oriente, e in questo &ndash; secondo Obama -la Turchia può divenire l&rsquo;esempio da seguire per la costruzione del &ldquo;nuovo Medio Oriente&rdquo;.<br />
	A questo punto potrebbe venire naturale la domanda: quale è in tutto ciò l&rsquo;interesse degli Usa? Nulla di più semplice. La realizzazione di questo progetto è la base per quella stabilità nell&rsquo;area che è precondizione per nuovi investimenti speculativi da parte della finanza statunitense e soprattutto per mettere le mani sulle risorse energetiche che in gran quantità passano da questa regione e che fanno gola anche ai russi e ai cinesi. Sono queste le ragioni dell&rsquo;intensa attività delle potenze capitalistiche in Turchia a partire dagli investimenti che sono affluiti, soprattutto dopo il 2007. La Turchia ha ricevuto nel corso degli ultimi cinque anni più di 55 miliardi di dollari. A questa pioggia di denaro poi si devono aggiungere le attività dei Paesi del Golfo .(in particolare l&#39;Arabia Saudita e Qatar) che hanno fatto il resto, rendendo i legami finanziari e militari più forti tra il Golfo e la Turchia, e fra questi e gli Stati Uniti. Il tutto sancito dal recente &quot; Trattato di Istanbul &quot;, in merito alla sicurezza nella regione.<br />
	Questi investimenti, sia arabi che occidentali, hanno permesso al &quot;Partito della giustizia e dello sviluppo&quot;, di poter essere considerato l&rsquo;artefice del &ldquo;miracolo economico&rdquo; che a sua volta ha ampliato a dismisura il consenso permettendogli di prendere e conservare il potere due volte. Non è infatti un caso se dopo la crisi del 2001 la Turchia è riuscita a risollevarsi, abbattendo l&rsquo;inflazione e soprattutto mettendo in fila numeri di aumento di Pil da far invidiare mezzo mondo: oggi il paese è classificato come la 16&deg; economia mondiale ed è considerato uno dei mercati più promettenti.<br />
	Torniamo però al ruolo della Turchia sulla regione, ovvero al cuore del secondo messaggio di Obama strettamente collegato al primo. La formula attraverso la quale si intende controllare e pacificare la regione è una sorta di resurrezione del vecchio impero Ottomano: rivisto in chiave moderna attraverso una generalizzazione del sistema politico turco (islam sunnita moderato, del tutto compatibile con le regole del &ldquo;mercato&rdquo;) e una speculazione sulla questione palestinese che fa di Istanbul (che tende sempre di più a divenire la vera capitale) il &ldquo;padre buono&rdquo; degli arabi. Con questo spirito si comprende sia la dura reazione dopo l&rsquo;atto di pirateria da parte di Israele contro la nave Mari Marmara diretta a Gaza, ma anche la recentissima svolta, imposta da Obama nel suo recente viaggio in Medio Oriente, sia al leader di Israele che a Erdogan, quando il governo di Tel Aviv si è scusato con Erdogan, e quest&#39;ultimo ha dichiarato che le relazioni diplomatiche e militari sarebbe tornato alla normalità tra i due paesi. Uno dei pochissimi risultati portati a casa dall&rsquo;amministrazione americana, che aveva assoluta necessità di porre un freno alle recenti prese di posizione di Putin e della Russia in senso espansionista nella regione. Inutile infatti sottolineare l&#39;importanza del fattore economico e militare e della situazione geo-strategica della Turchia, in chiave anti russa ad iniziare proprio dagli interessi che Mosca ha in Siria e in Iran. Una influenza sancita anche ufficialmente dopo il vertice Nato di Lisbona che aveva allargato il già &ldquo;grande&rdquo; Medioriente fino ad oltrepassare l&rsquo;Afghanistan per arrivare quasi ai confini della Cina. E quest&rsquo;ultimo infatti &ndash; non scordiamocelo mai &#8211; il vero competitor degli Usa nel futuro più o meno prossimo. A conferma di queste analisi c&rsquo;è anche quanto accaduto nei mesi scorsi dopo il sequestro di alcuni militari delle truppe britanniche e francesi sul suolo libico. Erdogan ha prontamente visitato questo paese, oltre a Egitto e Tunisia, per proporre ai suoi amici, i Fratelli Musulmani, di accettare la collaborazione dei suoi &quot;servizi&quot;, sia economicamente che militarmente.<br />
	Arriviamo così al ruolo della Turchia sulla Siria. E&rsquo; di immediata percezione che gli ultimi avvenimenti portano tutti il timbro di Ankara: sia attraverso la creazione del nuovo governo (sicuramente uno sviluppo qualitativo della crisi) che la concessione delle armi strategiche all&rsquo;opposizione in questo paese. L&rsquo;obiettivo di Erdogan sembra essere la divisione in due della Siria, in modo da mettere a tacere l&rsquo;unico stato dell&rsquo;area che potrebbe fare ombra al suo ego. Obiettivo che oltre a non dispiacere ad Israele, potrebbe trovare consensi anche in Libano, Giordania oltre naturalmente che oltreoceano. Gli Usa infatti in questi mesi non hanno mai voluto premere l&rsquo;acceleratore contro Bashar el Assad perché &#8211; anche se non lo ammetteranno mai -hanno goduto di questa situazione di drammatica instabilità che nello stesso tempo metteva in ginocchio il governo di Damasco e rendeva ricattabili e quindi deboli i ribelli islamici. Il tentativo quindi è quello di riprodurre lo schema messo in atto durante la crisi irachena, quando giocando sulle divisioni la Turchia ha potuto strappare a condizioni favorevolissime contratti petroliferi dai territori del Kurdistan. Una notizia solo apparentemente estranea ai discorsi fin&rsquo;ora fatti: recentemente proprio nelle zone di confine fra la Siria e la Turchia sono state scoperte delle ingenti quantità di gas.<br />
	Si spiegano così anche recenti decisioni, dalle nuove posizioni assunte nei confronti di una cessazione delle ostilità con il Pkk (per la prima volta &ldquo;possibilista&rdquo;, seppur accompagnato con un inasprimento verso i sostenitori e gli internazionali filo curdi, vedi i recenti respingimenti) e la nomina di Ghassan Hitou (sotto la supervisione di Washington) a presiedere il governo siriano in esilio. Erdogan deve infatti chiudere le partite in sospeso sul fronte interno che oltre a distogliere risorse ne offuscano l&rsquo;immagine, senza però concedere nulla agli oppositori, per potersi dedicare mani e piedi al cambio di struttura statuale (per trasformare la Costituzione gli mancano una decina di voti in Parlamento) e quindi potersi dedicare alle cose serie: ricostruire l&rsquo;impero Ottomano. Un programma quasi perfetto, che però potrebbe essere messo in discussione proprio dai cittadini turchi.</big></strong></p>
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		<title>Zana: l’Unione Europea dovrebbe assumere un ruolo attivo nella soluzione della questione kurda</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/07/25/zana-lunione-europea-dovrebbe-assumere-un-ruolo-attivo-nella-soluzione-della-questione-kurda/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jul 2012 02:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Abdullah Ocalan]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti Umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Leyla Zana]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Zana: l&#8217;Unione Europea dovrebbe assumere un ruolo attivo nella soluzione della questione kurda &#160; La deputata indipendente di Diyarbakır Leyla Zana ha tenuto un discorso sul tema &#8220;I diritti della donna e la libertà di espressione&#8221; al Parlamento Europeo La deputata indipendente di Diyarbakır Leyla Zana ha tenuto un discorso sul tema &#8220;I diritti della [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	Zana: l&rsquo;Unione Europea dovrebbe assumere un ruolo attivo nella soluzione della questione kurda</p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	La deputata indipendente di Diyarbakır Leyla Zana ha tenuto un discorso sul tema &ldquo;I diritti della donna e la libertà di espressione&rdquo; al Parlamento Europeo<br />
	La deputata indipendente di Diyarbakır Leyla Zana ha tenuto un discorso sul tema &ldquo;I diritti della donna e la libertà di espressione&rdquo; durante una sessione del Parlamento Europeo, organizzata dal Comitato Europeo per i Diritti della Donna e per le Pari Opportunità e dalla Commissione Parlamentare Congiunta UE-Turchia. La Zana ha esortato il Parlamento Europeo ad assumere un ruolo attivo nel processo di ricerca di una soluzione alla questione kurda e ad inviare una delegazione ufficiale in Turchia per indagare sul massacro di Roboski.</p>
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	La deputata Zana ha prima di tutto richiamato l&rsquo;attenzione sull&rsquo;isolamento in corso del leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) Abdullah Öcalan ed ha invitato l&rsquo;Unione Europea a compiere il necessario per consentirgli di svolgere il suo ruolo nel processo di soluzione della questione kurda.&nbsp; &ldquo;Secondo i valori universali dei diritti dell&rsquo;uomo, ogni persona dovrebbe essere libera di eleggere il proprio leader. L&rsquo;isolamento imposto al leader del popolo kurdo ferisce lo spirito dei popoli turco e kurdo sensibili alla causa&rdquo;, ha sottolineato la Zana.<br />
	Considerando l&rsquo;arresto di Öcalan e la sua consegna alla Turchia uno storico errore che ha condotto la questione kurda ad una situazione di stallo invece che ad una soluzione, la Zana ha osservato: &ldquo;Ci aspettiamo che l&rsquo;Europa assuma un ruolo attivo nell&rsquo;inizio del processo di negoziati&rdquo;.</p>
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	&quot;Per quanto rivelano i dibattiti in Turchia, la società turca è pronta per l&rsquo;inclusione di Öcalan nel processo di soluzione della questione kurda&rdquo;, ha affermato la Zana ed ha aggiunto che la prima cosa da fare è un passo urgente da parte del potere politico in Turchia.<br />
	Alla richiesta di un parere riguardo la definizione di organizzazione terrostica data dall&rsquo;UE al&nbsp;&nbsp; PKK, la Zana ha detto: &ldquo;Penso che dobbiamo stabilire una buona relazione di causa ed effetto, questo è ciò che la logica dialettica richiede. Abbiamo bisogno di esaminare molto bene il motivo per cui la violenza è scoppiata in questo territorio. Anche coloro che usano la violenza oggi acconsentono alla partecipazione nel processo politico e a dimostrare ogni tipo di dedizione nel dialogo, nel caso ci fosse lo scopo di risolvere la questione kurda con il dialogo. Questo è anche quello che si aspettano la società turca e kurda&rdquo;.&nbsp;</p>
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	&ldquo;A questo proposito dobbiamo basarci sul diritto dello stato o su quello delle società e dei popoli?&rdquo;, ha chiesto la Zana ed ha aggiunto che tutti gli esseri umani compieranno inevitabilmente degli sforzi per proteggersi dagli stati che difendono solo i loro diritti.<br />
	Rispondendo ad una domanda riguardo al meeting del mese scorso con il Primo Ministro Erdoğan, la Zana ha osservato di aver espresso tutto quello di cui c&rsquo;era bisogno sulla questione kurda e la situazione attuale in Turchia. &ldquo;Il Primo Ministro mi ha detto durante l&rsquo;incontro di aver dipinto un quadro senza speranze; la responsabilità politica impone di non fare buon viso a cattivo gioco ma di raccontare tutti i problemi vissuti in un paese. Ecco perché gli ho risposto che tutti devono fare uno sforzo congiunto per eliminare i guai della Turchia&rdquo;, ha affermato la Zana, raccontando quello di cui aveva parlato con il Primo Ministro.</p>
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	La Zana ha continuato dichiarando di aver sperato che il governo riprendesse le sue attività e le sue pratiche riguardo ai negoziati come aveva fatto tre anni fa perchè &ndash;ha rimarcato- il concetto basato sulla sicurezza ha causato dolore a tutte le organizzazioni della Turchia. La priorità della sicurezza rende impossibile l &lsquo;atto di dar voce ai diritti umani, alla democrazia e alle libertà, come abbiamo tutti sperimentato e testimoniato. Il concetto di anti-terrorismo è stato in concreto sviluppato negli Stati Uniti dopo l&rsquo;attacco dell&rsquo;11 settembre e si è diffuso ad ondate in tutto il mondo. Comunque tutto quello di cui abbiamo bisogno per eliminare il terrore e la violenza è il miglioramento della democrazia, della libertà e dei diritti umani&rdquo;.<br />
	La Zana ha concluso richiamando l&rsquo;attenzione sul massacro di Roboski del 28 dicembre 2011 ed ha sottolineato che i responsabili dell&rsquo;assassinio di 34 civili non sono ancora stati portati allo scoperto. &ldquo;Questo massacro ha fatto sanguinare ancora una volta le nostre ferite scoperte. Le autorità responsabili non solo hanno cercato di coprirlo ma hanno anche accusato le famiglie delle vittime&rdquo;, ha dichiarato la Zana, esortando l&rsquo;UE ad inviare una delegazione ufficiale sul posto e ad assumere un ruolo più efficace nel mostrare i responsabili del massacro.</p>
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	D.F. &#8211; ANF / BRUSSELS<br />
	ANF NEWS AGENCY &#8211; 12/07/12</p>
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