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	<title>Libera Tv &#187; Siria</title>
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		<title>SIRIA : USA, Francia e GB attaccano Damasco</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 11:21:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>GUERRA IN SIRIA : BOMBARDAMENTI CONTRO DAMASCO Per distruggere presunte armi chimiche USA , Francia e GB scaricano missili sulle città di Pietro Venier L&#8217;attacco come sempre parte nella notte. I vigliacchi si nascondono sempre nell&#8217;ombra. Dopo aver più volte &#8220;avvertito&#8221; la Russia l&#8217;attacco più annunciato della storia comincia alle 3 con il buio più [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #800000;">GUERRA IN SIRIA : BOMBARDAMENTI CONTRO DAMASCO</span></h1>
<h4>Per distruggere presunte armi chimiche USA , Francia e GB scaricano missili sulle città</h4>
<p>di Pietro Venier</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/Bombardamento-Damasco-Siria.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-47611" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/Bombardamento-Damasco-Siria-300x168.jpg" alt="Bombardamento Damasco Siria" width="300" height="168" /></a>L&#8217;attacco come sempre parte nella notte. I vigliacchi si nascondono sempre nell&#8217;ombra. Dopo aver più volte &#8220;avvertito&#8221; la Russia l&#8217;attacco più annunciato della storia comincia alle 3 con il buio più intenso. Dalle navi e dai sommergibili che stazionano nel Mediterraneo partono i missili che USA, Francia e Gran Bretagna hanno deciso di lanciare contro la Siria e la sua capitale Damasco. Cento micidiali bombe aeree, nipotine di quelle che Hitler lanciava contro Londra, arrivano al loro obiettivo. Le esplosioni squarciano la notte ed aggiungono sofferenza ad un popolo già martoriato. Passano poche ore ed i Presidenti &#8220;democratici&#8221; prendono la parola per spiegare che, ovviamente,&#8221;non c&#8217;era alternativa&#8221;. Loro, a nome di noi tutti purtroppo, dovevano bombardare per &#8220;punire&#8221; il tiranno Assad che avrebbe utilizzato delle armi chimiche per riconquistare Douma dai terroristi dell&#8217;ISIS. Nessuno porta una sola prova che confermi quanto denunciato. Ma chiedono a tutti noi di fidarci. Bisogna fidarsi della parola di quelli che hanno invaso l&#8217;Iraq per eliminare armi di distruzione di massa che non sono mai esistite. Bisogna fidarsi di coloro che hanno distrutto la Libia per portare &#8220;la libertà&#8221; consegnandola nelle mani delle bande e dell&#8217;ISIS. Bisogna persino accettare che anche la vera e propria follia di poter pensare di eliminare armi chimiche bombardando i siti dove sarebbero stoccate queste sostenze pericolosissime. Se davvero gli obiettivi dei bombardamenti fossero stati depositi di armi chimiche oggi, grazie ai missili &#8220;belli ed inelligenti&#8221; di Trump l&#8217;intera Siria sarebbe in pericolo di contaminazione. Siamo di fronte ad un attacco che va contro ogni legalità internazionale, che colpisce le forze che sul campo hanno combattuto contro lo Stato Islamico ed i suoi tagliagole, un attacco nella sostanza inutile, come dichiarano i più importanti esperti militari, ma che serve a mostrare i muscoli in primo luogo alle proprie opinioni pubbliche ma senza spaventare troppo le Borse (l&#8217;attacco è iniziato alla chiusura settimanale di Wall Street&#8230;). Bisogna dire basta con questa politica delle armi. Terrorismo e guerra si alimentano a vicenda.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47610"> (54)</p>
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		<title>RIFUGIATI : La drammatica storia di Yusra Maridi &#8211; Dalla Siria alle Olimpiadi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Aug 2017 18:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>LA STORIA DI YUSRA IN FUGA DALLA SIRIA Una animazione realizzata dalle Nazioni Unite racconta il percorso di Yusra Mardini di Pietro Venier  Alla fine c&#8217;è riuscita. Il sogno di Yusra Mardini era quello di partecipare alle Olimpiadi e così è stato. A Rio 2016 ha potuto gareggiare nelle competizioni di stile libero come componente [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">LA STORIA DI YUSRA IN FUGA DALLA SIRIA</span></h1>
<h4>Una animazione realizzata dalle Nazioni Unite racconta il percorso di Yusra Mardini</h4>
<p><em>di Pietro Venier</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Yusra-Mardini1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48143" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Yusra-Mardini1-300x200.jpg" alt="Yusra Mardini" width="300" height="200" /></a>Alla fine c&#8217;è riuscita. Il sogno di Yusra Mardini era quello di partecipare alle Olimpiadi e così è stato. A Rio 2016 ha potuto gareggiare nelle competizioni di stile libero come componente del Refugee Olimpic Team. Ma Yusra ha alle spalle una storia drammatica che non può risolversi nel lieto fine. <strong>Atleta siriana originaria di Damasco è costretta dalla guerra a scappare dal proprio paese ed a seguire quella &#8220;rotta balcanica&#8221; che è stato il calvario per centinaia di migliaia di persone</strong>. Yursa ha rischiato di annegare di fronte alle coste di Lesbo, ha dovuto attraversare frontiere sempre più blindate, ha dovuto conoscere l&#8217;umiliazione di chiedere per poter sopravvivere. Alla fine è arrivata in Germania e con lei, fortunatamente, anche la sua famiglia.<strong> In Germania ha ottenuto lo status di rifugiata ed ha potuto tornare semplicemente alla normalità</strong>. La sua storia è esemplare e viene raccontata da una semplice animazione prodotta dalle stesse Nazioni Unite. Storia esemplare di come &#8220;i rifugati&#8221; sono persone come noi che in un momento vedono la loro vita travolta da dinamiche di cui non portano alcuna responsabilità. Persone che devono cambiare ed imparare a vedere negli occhi degli altri il disprezzo ed il sospetto. Eppure sono solo atleti, professori, studenti, uomini, donne in fuga. Sono persone che cercano solo un posto sicuro. Sta a noi stare dalla loro parte o divenire parte dei carnefici da cui devono fuggire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
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		<title>KURDISTAN: Il Combattente &#8211; il racconto dell&#8217;italiano arruolatosi nell&#8217;Ypg per liberare Kobane</title>
		<link>https://www.libera.tv/2017/01/17/il-combattente-cronache-dellitaliano-karim-franceschi-nellypg-per-liberare-kobane/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2017 19:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Combattente&#8221; Karim Franceschi contro l&#8217;Isis con l&#8217;Ypg Una testimonianza interessante ma il libro ha tanti limiti di Pietro Venier &#160; &#8220;Il Combattente&#8221;, edito da Bur nella collana Futuropassato, è un libro che racconta le esperienze dell&#8217;unico italiano andato a combattere nella milizia popolare curda dell&#8217;Ypg a Kobane per liberarla dall&#8217;occupazione dell&#8217;autoproclamato stato islamico, Karim [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">&#8220;Il Com</span><span style="color: #993300;">b</span><span style="color: #993300;">attente&#8221; Karim Franceschi contro l&#8217;Isis con l&#8217;Ypg</span></h1>
<h3>Una testimonianza interessante ma il libro ha tanti limiti</h3>
<p>di Pietro Venier</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/10/Karim-Franceschi.jpg"><img class=" size-medium wp-image-45363 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/10/Karim-Franceschi-300x200.jpg" alt="Karim Franceschi, Il Combattente" width="300" height="200" /></a>&#8220;Il Combattente&#8221;, edito da Bur nella collana Futuropassato, è un libro che racconta le esperienze dell&#8217;unico italiano andato a combattere nella milizia popolare curda dell&#8217;Ypg a Kobane per liberarla dall&#8217;occupazione dell&#8217;autoproclamato stato islamico, Karim Franceschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Karim,di madre marocchina e padre italiano (partigiano, idolo ed eroe del figlio, morto quando Karim era ancora un ragazzo) proviene dai centri sociali di Senigallia, è comunista e lo abbiamo visto recentemente al Festival del Cinema di Venezia a presentare il documentario &#8220;Our War&#8221; di cui è uno dei protagonisti, che parla sempre della guerra in Siria ed è diretto da Bruno Chiaravallotti, Claudio Jampaglia e Benedetta Argentieri (qui il link al sito del film <a href="http://www.ourwar.net/" target="_blank">www.ourwar.net</a> )</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro ci racconta come Karim, dopo aver partecipato al progetto Rojava Calling, che si proponeva di portare aiuti alimentari e di altri generi ai combattenti curdi, ed aver quindi visto dal vivo, anche se da lontano, almeno uno scorcio della guerra in atto, abbia deciso di prenderne parte. Vengono poi raccontate tutte le esperienze di Karim: il passaggio del confine tra Siria e Turchia, l&#8217;addestramento, la prima linea, la liberazione di Kobane e tante altre ancora. Una testimonianza di un&#8217;esperienza che ha dell&#8217;incredibile in molti aspetti, primo fra tutti sicuramente il coraggio di quest&#8217;uomo capace di abbandonare la propria casa e di mettere a rischio la propria vita per un ideale. <span id="yui_3_17_2_3_1476366244287_2145" class="ya-q-full-text">È </span>un libro che ci racconta per esperienza diretta come sono andate le cose a Kobane, come funziona l&#8217;Ypg e da chi è composto e che ci parla dei foreign fighters meno conosciuti, quelli dell&#8217;altra sponda. Una lettura che racconta la guerra in modo talvolta anche abbastanza crudo, con le sue difficoltà fisiche e psicologiche e descrive una Kobane ormai ridotta ad un cumulo di macerie, una città ormai morente ma che è ancora piena di orgoglio, così come i suoi abitanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente non stiamo parlando di un capolavoro letterario: le frasi sono brevi ed il linguaggio è semplice e ricco di turpiloqui ma non è certo questo il punto su cui si sono concentrati Franceschi e Fabio Tonacci, l&#8217;altro autore del libro, un giornalista de &#8220;la Reppublica&#8221; che è stato fondamentale per aiutare Karim a mettere su carta ciò che ha vissuto. Il linguaggio semplice e diretto serve anzi a renderlo accessibile al più vasto pubblico possibile per cercare di veicolare al meglio il messaggio racchiuso all&#8217;interno del libro, Franceschi vuole continuare ad aiutare la causa curda il più possibile anche se non ha più un fucile in mano ed il fatto che una parte dei proventi del libro vengano destinati alla ricostruzione di Kobane lo dimostra.</p>
<p style="text-align: justify;">La pecca però sta proprio qua, nel messaggio, sempre se si è disposti a far passare per veritieri alcuni passaggi del libro che sembrano stati copiati pari pari da qualche film di guerra hollywoodiano di seconda o terza categoria e che fanno quantomeno storcere il naso. Manca una riflessione su perchè &#8220;Il Combattente&#8221; sia andato a combattere con le truppe curde, manca una riflessione sulle cause di questa guerra e sugli ideali, se mai ce ne fossero, di una fazione e dell&#8217;altra, manca una spiegazione dei motivi alla base del movimento curdo. Tutto questo manca o, se è presente, è trattato in maniera molto superficiale. Ci si limita alla frasetta di circostanza, a dire che supportare e combattere dalla parte dell&#8217; Ypg è giusto perchè sono spinti da grandi ideali, perchè stanno combattendo per liberare la loro terra e perchè il tentativo di costruire un Kurdistan libero e democratico è sacrosanto e va incoraggiato, tutte cose condivisibilissime ma non affrontate con la giusta profondità, prese alla leggera, non spiegate. Ed in un libro che si propone come primo intento quello di supportare questa causa questa è una forte carenza.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45362"> (166)</p>
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		<title>INFORMAZIONE E GUERRA : Intervista esclusiva a IBRAHM FARHAT direttore di Al Manar</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/06/informazione-e-guerra-intervista-esclusiva-a-ibrahm-farhat-direttore-di-al-manar/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2016 10:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>AL MANAR : UNA VOCE SCOMODA NEL MONDO ARABO Intervista esclusiva di Libera Tv al direttore di Al Manar Ibrahm Farhat a Roma per festeggiare l&#8217;anniversario della liberazione del Libano A cura di Roberto Pietrucci  ( LiberaRete &#8211; Libera.Tv) AL Manar è una televisione libanese che rappresenta un punto di comunicazione importante per le forze [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">AL MANAR : UNA VOCE SCOMODA NEL MONDO ARABO</span></h1>
<h3>Intervista esclusiva di Libera Tv al direttore di Al Manar Ibrahm Farhat a Roma per festeggiare l&#8217;anniversario della liberazione del Libano</h3>
<p><em>A cura di Roberto Pietrucci  ( LiberaRete &#8211; Libera.Tv)</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://english.almanar.com.lb/main.php" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-44755" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Logo-Al-Manar_cleaned-300x169.jpg" alt="Logo Al Manar" width="300" height="169" /></a>AL Manar è una televisione libanese che rappresenta un punto di comunicazione importante per le forze laiche e per la resistenza palestinese. Abbiamo chiesto al direttore di Al Manar di spiegare il perchè delle persecuzioni subite dalla testata che lui dirige. Al Manar è nell&#8217;obiettivo di Israele, che ha bombardato la televisione durante l&#8217;ultima invasione del Libano, ma anche delle forze che sostengono lo Stato Islamico (DAESH) che non sopportano una voce libera che contrasta l&#8217;ISIS. Ibrahm Farhat spiega la realtà del DAHES e come l&#8217;ISIS fa comodo a molti in Medio Oriente e non solo. Infine il direttore di Al Manar spiega come oggi la guerra si realizza proprio attraverso i media e l&#8217;informazione. Anche per questo è fondamentale la presenza di una realtà come Al Manar che sostiene la Palestina e contrasta il fanatismo religioso.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44753"> (121)</p>
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		<title>Obama Regime</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/10/01/obama-regime/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Oct 2013 00:51:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>L&#39;Obama regime Di Atilio A. Boron &#8211;&#160; Direttore del Programma Latinoamericano di Educazione a Distanza in Scienze Sociali &#160; E&#39; una pratica consolidata che i governi opposotori alla dominazione nordamericana siano continuamente definiti come &#34;regimi&#34; dai grandi mezzi di informazione dell&#39;impero, gli intellettuali colonizzati&#160; delle periferie e coloro che il grade drammaturgo spagnolo Alfonso Sastre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2013/10/01/obama-regime/">Obama Regime</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>L&#39;Obama regime</strong></span></h1>
<hr />
<p>
	<big><span style="color:#0000ff;">Di Atilio A. Boron </span>&#8211;&nbsp; <span style="color:#a52a2a;">Direttore del Programma Latinoamericano di Educazione a Distanza in Scienze Sociali</span></big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>E&#39; una pratica consolidata che i governi opposotori alla dominazione nordamericana siano continuamente definiti come &quot;regimi&quot; dai grandi mezzi di informazione dell&#39;impero, gli intellettuali colonizzati&nbsp; delle periferie e coloro che il grade drammaturgo spagnolo Alfonso Sastre ha magistralmente qualificato come &quot;intellettuali benpensanti&quot;.</big></p>
<p></p>
<p>
	<big>La parola &quot;regime&quot; ha acquisito nella scienza politica una connotazione profondamente negativa, cosa che non era presente nella sua formula <img alt="" src="data:image/jpeg;base64,/9j/4AAQSkZJRgABAQAAAQABAAD/2wCEAAkGBhQSEBQUEBQSFA8UFBQUEBUUFRUVEBAUFBQVFRQQFBYXHCYeGBkjGRQUHy8gIycpLC4sFR4xNTAqNSYrLCkBCQoKDgwOGA8PGiwkHB8pKSkpLCwpKSwpKSkpKSkpKSksKSwsKSksLCwsKSwpKSwpLCkpKSwsLCwsKSkpKSksLP/AABEIANIA8AMBIgACEQEDEQH/xAAcAAAABwEBAAAAAAAAAAAAAAAAAQIDBAUGBwj/xABAEAABAwIEAgYHBgUEAgMAAAABAAIDBBEFEiExBlETMkFhcZEHIkKBobHRFCNSYnLBM0OCkuEVorLwU3M0k8L/xAAaAQACAwEBAAAAAAAAAAAAAAAABAECAwUG/8QAKREAAgIBBAIBAwUBAQAAAAAAAAECAxEEEiExE0FRBRQiMkJhcbFSFf/aAAwDAQACEQMRAD8A7TmQzJKCkgVmQzJKCAFZkMySggBWZHmSLpJcjADmZEXpp0iYkqLKcA2SjKkGoVNiOPRQtzSvaxvNxA8ufuWMxT0twMuIWvlPPqM8zqfJaRqlLoylakdJdVhNmtC4jXelqpd/DbFGPAvd5nT4KmqOPqx29Q8fpyt+QW60r9mbv+D0MK4IfbgvNruLKo71E/8A9jvqlM4vqhtUT/3u/dW+1fyV8/8AB6SFYE42qC88U3pGrWfzi79bWu/ZX2H+l+Zuk0Ubx2lpLHfG4VHpZFlejtgnCWJVz3CfSdSy2DnGJ3KQer/cNFrqfEWuALSC07EEEHwIWMqnH0aqxMts6GZRWTpwPWeDTI9mQzJAKNRgkVmQzJKCCBWZDMkoIAVmQzJKF0YAK6F0SCkA7oXRIFAB3RXRXSS5ABlyaklSJZrLIcW8bx0oyj15yPVYDo38zz2Du3K0hByeEZTsUey9xbG44GF8rwxg7Sd+4DcnuC5nxF6VHuJbSjI3/wAjhd572t2b77rHY1j0tQ/PM4uPYPZaOTR2BVD5F0K9Oo99icrXLok1uJPkcXSPc9x3LiSfiobpURRZUxgqEXJN05kQ6NG0nI2ChdO9Eh0SNobkNApQeldGiLEYDI4yVW2D8STU7rwyObzbux3i06KkASgUbc9kf0dj4b9KLJLNqgIn7Zx/CPj2t+S6BTVgcAQQQdQRqCOYXmKOVarhbjWWkIF88PawnbmWH2T8ErZpk+YmkLnHs7+yROByzuA8Qx1MYfE649obOYfwuHYVdskSEotdjkZp9EhHdIDkd1QuKuhdEggA7oIkFIBIIIIIAgSiREoABKjzS2SpJFkuM+KBSxerYzPuIxy5vPcFpCDk8IznNRWWQeNuNhTgxxEGcjxEQPtHv5DwXIayrL3FziXOcbuJNyTzJTtbVF7i5xJc4kuJ3JPaVAcuvXUoLBzZTc3liHFJyJ0MS2xLXBG7AyI0tsKlx06lRUanBR2Fc2BOClVzFh3cpTMLRwU3szwpEDSrTDCe5E7Cu5GURuZmHUybdAtJJhhUSWgRwSpsoXQpBjVtJRqNJAjBopkHKnGPS3RpOVRgtuLrAcekppA+I2PtD2Xj8Lh+67Vw1xGyqiD2Gx2e09ZjuR/Y9q8/RmyvuHMefTSh7Ntntvo9vaD+3el7qFNfyWhZsf8AB6DjengVSYNirZo2yRm7XC45jmD3hWzHLkyi1wdOMsrI9dBJBSlUsBHdEggAkEV0RKAAUhzkZcmJpLKUQ2QcVxBsUbnvNmtBJ9y4fxBjDqiZ0j+3qjsa0dVo/wC9q2XpHxy5EDToLOk7z7Lf38lzqYrraWratz9nKvs3SwR3omsTgYn4oLpzBjuwMshUuGluplPQq4o8NUNpFM5K6lw26uKTBu5W+G4QXEAC5WzwvAGMsXAOd/tH1SluoUTauhzMnQcMOf1W6c9h5q8p+CvxOA8BcrWxxJ4MSEtTJ9D8dLFdmXbwbH2ud5BFJwYzscfeAtXlRFiz88/k1+3h8GEquC3DqlrvgVQV3Dpbu0jxC6u5ii1FO1ws4AjvWsNTJdmM9JF9HF6rCLdiqKnD7LrmKcNjUx/29vuWSrsJ7k/XqFIRspcGYCamsor4lqqzDrdip6ijsmk0zFPBU5U7E6yW+FIDVOC+cm34B4jMMvRvP3Uh05Mf2O8Dsfcuu08t151geuycFY509O3MbyM9R/fbqu94+S5+rq/chnTW4e02DSlJiNydBXMOlkWgk3QugkK6IlJugSpICcVW4nWCNjnu6rWknwAU6R2ixnpArstPkG8jrH9I1P7LWqG6SQvdPbFs5pitYZZHPd1nuLj7+z9lXFimyMuhFTrurCOMmMQ091Z0tEnaWjV5Q0CpKeCyTY3RYar6gwokgAan/t1IoqFaahocjb+0fh3JC24cqpyZfG8eFHaKENdMQHPc7ZoO2l9SeXYpPC3GTppBHMGhzr5HNuASBfKQSddDYrN8YU5FZISNDkLe8ZQL+YPkkcO05NRFbcPafcDc/AFXdUHXl9lFbNW4XWTrbJE4JFlJsBnvI6Krkbmc54aR6oJ2bfNoNuxY+q4iq43uY6aVr2mzgTqD5a+K4k7NvaPS06Xy/pkjroelZliuFOLWOjayae9Rc36T1S65uADs7x0PctY2dWjJNGNlUq3hjkj1zrib0kuimdHTNY4MNnPfcguG4aARoDpdbueZeea0kSODusHODr73BIPxusrZNdD2gohY3v8AR2ThLittax1wGSstnaDcEHZ7Tvb5e9WOJ4QJBmA9bt/N/lc59FgJqnkdUREO5aublHmD5LrjAtqbHjIrrtPGM3FdHOcQwvuWcrcPXUcYw72hsd/FZPEMPXXpuyeetp2s5/U0agSQLW1tCqeekTylkU6KmMLW8CYp0VSGk+pJ6h8d2nz096zjoE9TEtII3BBHcRsia3RaIUtryd6p3qU0qlwat6SJjx7TQffbX43Vs0rgyWHg7kJZWR26O6QCjuqGgm6IlBJKsVGpnLnHHsuaZrexjL+9xv8AIBdEmXN+I25qmQ99vIAJvS/qyI6t/jgzH2dSqelUplKrGlo10ZTwhBRE0VEr+io0mjo1eUlKk7LByusdoKQXF9typNZizGSNjveRwJDR2ANJu7leykUsVgfJYemkLqzM7Ul0h/2PAHkAlox3t59DM5eNLHsGLY1DUgZ4pAR1XBzcwB7NrEdxTuC1kMJu2OQvOmZzm3A5Cw0VLFFt4BWtFAm5Rio4FIyblk2NJiLX5RYtLmNcL29oH1fHRQOKeFxVMGU5ZmB3Rn2Tmtdrxy0GyXHDoy3ZG23uvZaCMXA7wD5hcu2C6OxRdKLyjkeLcEVELC8hsjR1ujJcWj8RBGoUHBseqYXZYXvLeyMjpGH+k7e6y7U6JU9VgLBmdE1rHO1dYAZzz07Up4eeGdVa/dHE45ZnxxZI2Bz6mAtLQ3qOBz5nZdndX3lYbH62kqJDJknjkPXy9GQ48yCdD3rVcXNLaaQEWN4xb+v/AAubSu1VLnh4HNDWpx39G44W4npqYNiiimu97Q57iwlziQ0OcQdhfYbLoGC8QxTukYwnpInFr2kWcLOLcw5t03XDcJk++i/9jP8AmFrOHaotxUW0zTysd3tcXXB8h5KsLGRqtJGWWu8ZOtzR5mkLOV1GtNHsoFdT6ldKuWDzVsMmGrqJUVXRrdVtIqKso10q7Dl2VmOmpU02BX1TRqH9mTalkWcTbcDT3pw07scR7j6w+ZWsjKxPBJt0jf0u+YWzjK5N6/NnU0z/AAQ+EaSCjS41kRdJJQuiJViozKsFiMN5Xn87vmVvZCspV0/3jv1H5pmh4YpqFkqYaRWtJSJUMAVjTxhaTsKV1D1LTq0hhUaEhS2ShJzmPQqJLRYLC0cf348ZP+L1sJasAakAd5sFioq9jJbue0C7vaHaHAbeIU1WJZyybNPKTWEMwQbeAVtSRWVPDikYAu4X7rlT4sZj7Mx9yvLUR+SsNFZ8GmgHV/SFcU7vVb4D5BZKn4gaABlcbADsGysIeJGgAZXaADccknK2L9jkdNNejRXTcipxxI38J8wku4kb2td5hU8kSypn8FN6RYh9jceT4/G2a1viuQzNXV+KcSZPA6MB4JLD2bNcCe1Yn/ToQfXbKfG1vJqWsW6XB2tJZ4q8NFFhbfvov/ZH/wAwtlgOFP8A9SD7ANbO9+rgHOZmd6zW7ka77JnD6qCMjK3LqNch581Z4VjDOna0lgHT58xYA/UmwzW9xdfbRWjCK7ZS7UWTztWOPZ0yIpNQ26gwYpGdpIz4Ob9VJdPdNRkjiSrZBqIVU1VIryVygztTMJis6smZqqRVr6XVaaoiCgSU6dhYITqwL4XjtI79P7rWxlZ7A4rPP6f3WgYUtc8yGKViI8CjukAo7rEYE5kklJuiJUkZESuWerjZ7vG6u6h2i5D6U8VnjqGtZI9sL475WnLdwcQ65Gv4Ub9iyXhV5Xg11Xj8MP8AFkYzuJF/Ia/BVFT6T4GaRtkkPhlb5u1+C5IZDe535ndLY9LTuk+jqU6WC7Ojz+lSd38NkbB33efjYKDLxtVSdad4HJtmj/asfE5TYAk5Sb9nXqprS4Rd/wCoOd1nOcfzEn5qRDIq6miKt6SkJKxyxlqKJMBKs6dO0HD0zurG8+6w+KvqThGbtDW+LvorKMhSy2teytgup0YKuYOEiN3geAJ+anR8MtG7nH3ALRVyEpaiszzUlzStU3h+Mfi80sYHF+H4lW8TMvuYmIniUCamXRjgkX4B5n6pDsBh/wDG34/VDpZeOrijl8tMoska6o/huA7xjzP1UaThKnP8vyc76qvhkax1sDlUhTIxSVnUke39LiF0yo4Gpz2SDwf9VT1fo7iPVkkHiGlR4pI3Wrpl3/hk4+Oatn80uH5wHf5UyD0nvH8WNrhzYcp8inK30cvHUlaf1NI+RKoa3gmpbs1j/wBLhfyNldOcQa09nwayn9INNJo5zoz+caeYuFbU9ayQXjc1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style="width: 240px; height: 210px; border-width: 10px; border-style: solid; margin: 10px; float: left; " />originale. Sino a metà del secolo venti si parlava del &quot;regime feudale&quot;, di &quot;regime monarchico&quot; o di un &quot;regime democratico&quot; per alludere all&#39;insieme di leggi, istituzioni e tradizioni politiche e culturali che caratterizzavano un sistema politico.</big></p>
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	<big>Però con la Guerra Fredda e, successivamente, con la controrivoluzione neoconservatrice, il vocabolo ha mutato completamente il proprio significato. Nell&#39;uso attuale la parola è impiegata per stigmatizzare i governi o gli stati che non si piegano di fronte ai dettami di Washington, ai cuali per questo motivo, viene attribuito autoritarismo e in molti casi, vengono definiti sanguinose tirannie col fine di demonizzarli.</big></p>
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	<big>Al contrario è inopinabile che esistono stati dispotici, che l&#39;imperialismo non qualificherà mai come &quot;regimi&quot;. Nell&#39;attuale congiuntura proliferano gli analisti o giornalisti (compreso alcuni progressisti assai distratti) che accettano l&#39;uso del linguaggio stabilito dall&#39;impero.</big></p>
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	<big>Il governo siriano è il &quot;regime di Bashar Al Assad&quot;; e la stessa definizione viene ora usata per parlare dei paesi bolivariani. In Venezuela abbiamo un &quot;regime Chavista&quot;, in Ecuador c&#39;è il &quot;regime di Correa&quot; e la Bolivia si trova sottomessa ai capricci del &quot;regime di Evo Morales&quot;.</big></p>
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	<big>Il fatto che in questi tre paesi si siano sviluppate istituzioni e forme di protagonismo popolare e un funzionamento democratico superiosi a quelle esistenti negli Stati Uniti e nella gran maggioranza dei paesi del capitalismo avanzato è ignorato in modo olimpionico.</big></p>
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	<big>Non sono amici degli Stati Uniti e, per tanto, il loro sistema politico è &quot;un regime&quot;.</big></p>
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	<big>Il doppio peso che si applica in questi casi è evidente quando si osserva le infami monarchie petrolifere del golfo, molto più dispotiche e brutali del &quot;regime&quot; siriano ben lontane dal venire stigmatizzate dal suddetto vocabolo.&nbsp;&nbsp;</big></p>
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	<big>Si parla ad esempio, del governo di Abdullah Bin Abdul Aziz ma mai viene definito un &quot;regime saudita&quot;, nonostante in questo paese non esiste un parlamento ma una semplice &quot;Assemblea Consultiva&quot; i cui membri vengono designati dal monarca tra i suoi parenti e amici; i partiti politici sono esplicitamente proibiti e il governo viene esercitato da una dinastia che si perpetua al potere da decadi.</big></p>
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	<big>Esattamente lo stesso accade con il Qatar ma non capiterà mai al New York Times o ai mezzi d&#39;informazione servi dell&#39;egemonia statunitense in America Latina e Caraibi di usare la definizione di &quot;regime saudita&quot; o di &quot;regime qatariota&quot;. La Siria al contrario, è un &quot;regime&quot;, nonostante sia uno stato laico nel quale convivono diverse religioni, esistono partiti politici legalmente riconosciuti e ci sia un congresso unicamerale dove è rappresentata l&#39;opposizione.</big></p>
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	<big>Ma nessuno gli toglie il nomignolo di &quot;regime&quot;. In altre parole: un governo amico, alleato o cliente degli Stati Uniti, per quanto oppressivo o violatore dei diritti umani che sia, non verrà mai definito come un &quot;regime&quot; dall&#39;apparato di propaganda del sistema. In cambio, governi come quello dell&#39;Iran, di Cuba, del Venezuela, Bolivia, Nicaragua, Ecuador e molti altri vengono inesorabilmente definiti in questo modo. (1)&nbsp;</big></p>
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	<big>Per comprovare in modo ancora più netto la posizione ideologica che soggiace a queste definizioni dei sistemi politici basta ricordare il modo in cui i propagandisti della destra definiscono il giverno degli Stati Uniti, considerato il &quot;non plus ultras&quot; della realizzazione democratica.</big></p>
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	<big>Questo nonostante recentemente l&#39;ex presidente Jimmy Carter ha dichiarato che il suo paese &quot;non ha una democrazia funzionante&quot;. Ciò che c&#39;è, in realtà è uno stato di polizia, abilmente dissimulato, che esercita una permanente e illegale vigilanza sulla propria cittadinanza e il cui operato più importante di questi ultimi 30 anni è stato quello di consentire che l&#39;1% della popolazione si potesse arricchire come mai prima, a scapito delle entrate percepite dal 90% della popolazione.</big></p>
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	<big>Sulla stessa linea critica della &quot;democrazia&quot; statunitense (in realtà una cinica plutocrazia) troviamo la tesi del grande filosofo politico Sheldon Wolin, che ha definito il regime politico imperante nel suo paese come un &quot;totalitarismo investito&quot;. Secondo l&#39;autore, &quot;il totalitarismo investito&#8230; è un fenomeno che&#8230; rappresenta fondamentalmente la maturità politica del potere corporativo e la smobilitazione politica della cittadinanza&quot;. (2)</big></p>
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	<big>In altre parole, il consolidamento della dominazione borghese in mano ai grandi oligopoli e la disattivazione politica delle masse, stimolando l&#39;apatia politica, l&#39;abbandono della vita pubblica e la fuga nel privato verso un consumismo esorbitante sostenuto da un altrettanto sfrenato indebitamento.</big></p>
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	<big>Il risultato: un regime totalitario di nuovo genere. Una peculiare &quot;democrazia&quot;, senza cittadini nè istituzioni, nella quale lo spropositato peso dell&#39;establishment svuota di ogni contenuto il discorso e le istituzioni della democrazia, convertita da esso stesso in un guscio vuoto incapace di garantire la sovranità popolare. E di rendere realtà la vecchia formula di A. Lincoln quando definì la democrazia come &quot;governo del popolo, dal popolo e per il popolo&quot;.</big></p>
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	<big>Prodotto di questa gigantesca operazione di falsificazione di linguaggio, lo stato nordamericano è concepito come una &quot;amministrazione&quot;, ovvero, come una organizzazione che in funzione delle regole e norme chiaramente stabilite gestisce la cosa pubblica con trasperenza, imparzialità e rispetto nel mandato della legge.</big></p>
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	<big>In realtà, come ci assicura Noam Chomsky, nulla di questo è vero. Gli Stati Uniti sono uno &quot;stato canaglia&quot;, che viola come nessun altro la legalità internazionale e lo stesso fa con alcuni dei più importanti diritti e leggi del paese. Lo dimostrano, nel caso domestico, le rivelazioni sullo spionaggio che la NSA e altre agenzie hanno esercitato contro il proprio popolo degli Stati Uniti, per non parlare delle infamità ancor peggiori come quelle che vengono prodotte giornalmente nel carcere di Guantanamo o la persistente piaga legalizzata del razzismo. (3)</big></p>
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	&nbsp;</p>
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	<big>Propongo pertanto, che apriamo un nuovo fronte di lotta ideologica e che d&#39;ora in poi cominciamo a parlare del &quot;regime di Obama&quot;, o del &quot;regime della Casa Bianca&quot; ogni volta che dobbiamo riferirci al governo degli Stati Uniti. Sarà un atto di pura giustizia che migliorerà anche la nostra capacità di analisi e contribuirà a igienizzare il linguaggio della politica, insudiciato e imbastardito dall&#39;industria culturale dell&#39;impero e dalla sua instancabile industria di menzogne.</big></p>
<hr />
<p>
	Note:</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	(1) Occorre ricordare che questa dualità di criteri morali ha un alunga storia negli Stati Uniti. E&#39; celebre l&#39;aneddoto che narra la risposta del presidente F. D. Rooswelt di fronte ad alcuni membri del partito democratico sconcertati dalle brutali politiche repressive di Somoza in Nicaragua. FDR si limità ad ascoltarli e a dirgli: &quot;si, è un figlio di puttana. Però è il &quot;nostro&quot; figlio di puttana&quot;. Lo stesso si potrebbe dire oggi dei monarchi sauditi o del Qatar tra i tanti. Accade che Bashar Al Assad non è il loro figlio di puttana. per questo viene definito un regime il suo governo.</p>
<p>
	(2) Cf. su Democrazia Società Anonima (Buenos Aires: Katz Editores, 2008) p. 3.</p>
<p>
	(3) Per un esame della sistematica violazione dei diritti umani da parte del governo degli Stati Uniti, o del &quot;regime&quot; nordamericano, vedere:&nbsp;&nbsp; Atilio A. Boron y Andrea Vlahusic, El lado oscuro del imperio. La violación de los derechos humanos por Estados Unidos (Buenos Aires: Ediciones Luxemburg, 2009).</p>
<p>
	Dr. Atilio A. Boron. Director del Programa Latinoamericano de Educación a Distancia en Ciencias Sociales</p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1127"> (15)</p>
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		<title>SIRIA : Contro Assad e l&#8217;Imperialismo &#8211; Sinistra Anticapitalista</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/09/05/siria-contro-assad-e-limperialismo-sinistra-anticapitalista/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2013 16:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Bashar Al Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Imperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CONTRO ASSAD E L&#39;IMPERIALISMO La posizione &#34;anomala&#34; della sinistra anticapitalista Pubblichiamo un documento rilanciato in Italia anche da Sinistra Anticapitalista che esprime una totale condanna del regime di Assad ma anche un contrasto radicale verso un possibile intervento USA. Si tratta della posizione di forze &#34;trotkiste&#34; che aggiunge elementi alla riflessione di queste ore su [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong>CONTRO ASSAD E L&#39;IMPERIALISMO </strong></h1>
<p>
	<em><strong>La posizione &quot;anomala&quot; della sinistra anticapitalista</strong></em></p>
<hr />
<p>
	<em>Pubblichiamo un documento rilanciato in Italia anche da Sinistra Anticapitalista che esprime una totale condanna del regime di Assad ma anche un contrasto radicale verso un possibile intervento USA. Si tratta della posizione di forze &quot;trotkiste&quot; che aggiunge elementi alla riflessione di queste ore su cosa fare per la Pace.</em></p>
<hr />
<p>
	Dichiarazione delle forze rivoluzionarie arabe e del Maghreb:</p>
<h2>
	<span style="color:#a52a2a;"><strong>Siamo con la rivoluzione del popolo siriano. No all&rsquo;intervento straniero</strong></span><br />
	&nbsp;</h2>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<strong>Dichiarazione di Socialisti Rivoluzionari (Egitto) &ndash; Corrente della Sinistra Rivoluzionaria (Siria) &ndash; Unione dei comunisti (Iraq) &ndash; Al-Mounadil-a (Marocco) &ndash; Forum socialista (Libano) &ndash; Lega della Sinistra Operaia (Tunisia). </strong></p>
<p>
	Pubblicato il 31 agosto, 2013 in inglese sul sito al-Manshour e rilanciato in Italia da&nbsp; www.anticapitalista.org</p>
<p>
	<img alt="" src="http://sinistraanticapitalista.files.wordpress.com/2013/09/syria_revolution.jpg?w=750&amp;h=380&amp;crop=1" style="width: 250px; height: 127px; float: left; margin: 10px;" />Oltre 150 mila persone sono state uccise, centinaia di migliaia di feriti e disabili, milioni di sfollati dentro e fuori la Siria. Città, villaggi e quartieri sono stati distrutti completamente o in parte, utilizzando tutti i tipi di armi, tra cui aerei da guerra, missili Scud, bombe e carri armati, tutti pagati con il sudore e il sangue del popolo siriano. Tutto ciò con il pretesto di difendere la patria e di raggiungere l&rsquo;equilibrio militare con Israele (la cui occupazione del suolo siriano è, in realtà, protetta dal regime siriano, che non è riuscito a rispondere a nessuna delle sue continue aggressioni).</p>
<p>
	Eppure, nonostante le enormi perdite e le calamità inflitte su tutti i siriani, nessuna organizzazione internazionale, nessuno Stato più o meno importante ha sentito il bisogno di offrire solidarietà concreta o di sostenere i siriani nella loro lotta per i più elementari diritti, la dignità umana e la giustizia sociale.</p>
<p>
	L&rsquo;unica eccezione è stata quella di alcuni paesi del Golfo, più in particolare il Qatar e l&rsquo;Arabia Saudita. Tuttavia, il loro scopo era quello di controllare la natura del conflitto e guidarlo in una direzione settaria, snaturando la rivoluzione siriana e puntando a farla abortire, essendo intimamente preoccupati che la fiamma rivoluzionaria raggiunga i loro lidi. E così hanno sostenuto gruppi oscurantisti Takfiri [propaggini violente del movimento salafita n.d.t.], provenienti per la maggior parte dai quattro angoli del mondo, per imporre una visione grottesca di governo basata sulla sharia islamica. Questi gruppi sono stati sempre più impegnati in massacri terrificanti contro i cittadini siriani che si opponevano alle loro misure repressive e alle aggressioni nelle aree sotto il loro controllo o sotto attacco, come nel recente esempio dei villaggi nelle campagne della Latakia.</p>
<p>
	Un ampio blocco di forze ostili, provenienti da tutto il mondo, sta cospirando contro la rivoluzione del popolo siriano, scoppiata in contemporanea con le rivolte che si sono diffuse in larga parte della regione araba e nel Maghreb negli ultimi tre anni. Le insurrezioni popolari miravano a porre fine a una storia di brutalità, ingiustizia e sfruttamento e ottenere i diritti di libertà, dignità e giustizia sociale.</p>
<p>
	Tuttavia, ciò ha portato non solo le brutali dittature locali, ma anche la maggior parte delle forze imperialiste a cercare di perpetuare il furto della ricchezza del nostro popolo, insieme alle classi e alle forze reazionarie in tutte quelle zone e nei paesi circostanti.</p>
<p>
	Per quanto riguarda la Siria, l&rsquo;alleanza che combatte contro la rivoluzione popolare comprende una miriade di forze settarie reazionarie, guidate dall&rsquo;Iran e le milizie confessionali in Iraq, e, con grande rammarico, le forze d&rsquo;attacco di Hezbollah, che sta affogando nel pantano della difesa di un regime dittatoriale profondamente corrotto e criminale.</p>
<p>
	Questa spiacevole situazione ha colpito anche una parte importante della sinistra tradizionale araba con radici staliniste, sia in Siria stessa o in Libano, in Egitto, e nel resto della regione araba &ndash; e in tutto il mondo &ndash; che è chiaramente sbilanciata verso l&rsquo;alleanza miserabile che circonda il regime di Assad. La giustificazione è che alcuni lo vedono come &ldquo;resiliente&rdquo; o addirittura come un regime di &ldquo;resistenza&rdquo;, nonostante la sua lunga storia &ndash; attraverso tutta la sua permanenza al potere &ndash; di tutela dell&rsquo;occupazione sionista delle alture del Golan, la sua costante sanguinosa repressione dei vari gruppi di resistenza ad Israele, sia palestinesi che libanesi (o siriani), rimanendo inattivo e servile fin dalla guerra dell&rsquo;ottobre 1973, riguardo le aggressioni israeliane nei territori siriani. Questo pregiudizio avrà gravi ripercussioni sulla posizione delle persone comuni siriane riguardo alla sinistra in generale.</p>
<p>
	Le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza in particolare, non sono stati in grado di condannare i crimini di un regime, che il popolo siriano ha respinto continuamente e pacificamente per più di sette mesi, mentre le pallottole dei cecchini e gli shabbiha [milizie armate in abiti civili a sostegno del regime di Assad n.d.t.] hanno colpito i manifestanti uno per uno e giorno dopo giorno e, mentre gli attivisti più influenti sono stati imprigionati e sottoposti alle peggiori forme di tortura e di eliminazione nelle prigioni e nei centri di detenzione. Per tutto il tempo, il mondo è rimasto completamente in silenzio e in uno stato di passività totale.</p>
<p>
	La situazione è rimasta la stessa con poche differenze dopo che il popolo rivoluzionario ha deciso di prendere le armi e l&rsquo;emergere di quello che è divenuto noto come Esercito siriano libero (ESL) &ndash; il cui comando e i cui soldati provenivano in larga parte dall&rsquo;esercito regolare. Ciò ha portato alla orribile escalation dei crimini da parte del regime.</p>
<p>
	L&rsquo;imperialismo russo, il più importante alleato del regime baathista di Damasco, che gli fornisce tutti i tipi di sostegno, rimane in guardia per bloccare qualsiasi tentativo di condannare questi crimini nel Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti, d&rsquo;altra parte, non trovano particolari problemi nella continuazione dello status quo, con tutte le ripercussioni evidenti e la distruzione del paese. Ciò nonostante le minacce e le intimidazioni utilizzati dal presidente degli Stati Uniti, ogni volta che qualcuno nell&rsquo;opposizione solleva la questione dell&rsquo;uso di armi chimiche da parte del regime, fino all&rsquo;ultima escalation, quando si è ritenuto che si fosse attraversata una &ldquo;linea rossa&rdquo;.</p>
<p>
	E&rsquo; chiaro che Obama, che dà l&rsquo;impressione di portare a compimento le sue minacce, si sarebbe sentito in grande imbarazzo se non lo avesse fatto, dal momento che ciò avrebbe avuto non solo un impatto negativo sul presidente, ma anche sull&rsquo;immagine dello stato potente e arrogante che detiene agli occhi dei paesi arabi asserviti e del mondo intero.</p>
<p>
	L&rsquo;attacco imminente contro le forze armate siriane è guidato in sostanza dagli Stati Uniti. Tuttavia, esso si verifica con la comprensione e la cooperazione dei paesi imperialisti alleati, anche in assenza di legittimazione attraverso la solita farsa, conosciuta come legittimità internazionale (vale a dire le decisioni dell&rsquo;ONU, che era e rimane rappresentante degli interessi delle grandi potenze, che siano in conflitto tra loro o in alleanza, a seconda delle circostanze, delle differenze, e degli equilibri). In altre parole, l&rsquo;attacco non attenderà il Consiglio di sicurezza a causa del veto russo-cinese annunciato.</p>
<p>
	Purtroppo, molti nell&rsquo;opposizione siriana stanno puntando su questo attacco e sulla posizione degli Stati Uniti in generale. Essi ritengono che questo creerebbe loro un&rsquo;opportunità per prendere il potere, saltando il movimento, le masse e la loro decisione indipendente. Non dovrebbe essere una sorpresa, quindi, che i rappresentanti di questa opposizione e dell&rsquo;ESL non hanno avuto riserve sulla fornitura di informazioni agli Stati Uniti circa gli obiettivi proposti per l&rsquo;attacco.</p>
<p>
	In tutti i casi, sosteniamo quanto segue:</p>
<p>
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;alleanza imperialista occidentale colpirà diverse posizioni e le parti vitali delle infrastrutture militari e civili in Siria (con diverse vittime, come al solito). Tuttavia, come è stato annunciato, gli attacchi non saranno destinati a rovesciare il regime. Essi sono semplicemente destinati a punire, nelle parole di Obama, la leadership siriana corrente e salvare la faccia per l&rsquo;amministrazione degli Stati Uniti, dopo tutte le minacce concernenti l&rsquo;uso di armi chimiche.<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; Le intenzioni del presidente Usa di punire la leadership siriana non derivano, in qualsiasi modo o forma, dalla solidarietà di Washington con la sofferenza dei bambini che sono caduti nelle stragi Ghouta, ma dal suo impegno per quello che Obama chiama gli interessi vitali degli Stati Uniti e la sicurezza del loro territorio, oltre agli interessi e la sicurezza di Israele.<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;esercito siriano e i suoi alleati regionali, guidati dal regime iraniano, non avranno abbastanza coraggio, molto probabilmente, per compiere ciò che sembrava essere minacciato dai suoi alti funzionari, cioè che qualsiasi attacco occidentale contro la Siria avrebbe infiammato tutta la regione. Ma questa opzione rimane sul tavolo, come opzione finale con risultati catastrofici.<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; L&rsquo;imminente aggressione imperialista occidentale non intende sostenere la rivoluzione siriana in alcun modo. Avrà lo scopo di spingere Damasco al tavolo delle trattative e consentire a Bashar al-Assad di ritirarsi dalla scena, mantenendo il regime in atto, allo stesso tempo migliorando notevolmente le condizioni per rafforzare la posizione dell&rsquo;imperialismo USA contro l&rsquo;imperialismo russo nella futura Siria.<br />
	&nbsp;&nbsp;&nbsp; Quanto più coloro che partecipano alla mobilitazione popolare in atto &ndash; che sono più coscienti, leali, e dediti al futuro della Siria e del suo popolo &ndash; realizzeranno questi fatti, le loro conseguenze, i risultati, e agiranno di conseguenza, tanto più ciò contribuirà ad aiutare il popolo siriano a scegliere con successo una vera direzione rivoluzionaria. Nel processo di una lotta ingaggiata sulla base degli interessi attuali e futuri del loro popolo, ciò produrrebbe un programma radicale, coerente con quegli interessi, che potrebbe essere promosso e messo in pratica sulla strada della vittoria.</p>
<p>
	No a tutte le forme di intervento imperialista, sia da parte degli Stati Uniti che della Russia.</p>
<p>
	No a tutte le forme di intervento settario e reazionario, sia da parte dell&rsquo;Iran che dei paesi del Golfo.</p>
<p>
	No all&rsquo;intervento di Hezbollah, che merita la nostra massima condanna.</p>
<p>
	Basta con tutte le illusioni circa l&rsquo;imminente attacco militare degli Stati Uniti.</p>
<p>
	Aprire i depositi di armi per il popolo siriano a lottare per la libertà, la dignità e la giustizia sociale.</p>
<p>
	Vittoria per una Siria libera e democratica e sempre abbasso la dittatura di Assad e tutte le dittature.</p>
<p>
	Viva la rivoluzione del popolo siriano.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<a href="http://www.al-manshour.org/en/statement-by-rev-socialists-marxists-on-us-attack-on-syria" target="_blank"><img alt="" src="http://sinistraanticapitalista.files.wordpress.com/2013/09/manshourv2_logo.jpg?w=470&amp;h=76" style="width: 470px; height: 76px;" /></a></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	INDOSSA LA PACE !!!</p>
<p>
	<img alt="" src="http://www.metastore.it/wp-content/uploads/3046-PEACE-CUBE-320x320.jpg" style="width: 320px; height: 320px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1117"> (34)</p>
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		<item>
		<title>SIRIA &#8211; lettera del Papa a Putin : fermate la guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2013 15:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Francesco]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LETTERA DEL PAPA A PUTIN Fermate la guerra in Siria Pubblichiamo la lettera che il Pontefice ha inviato a Vladimir Putin che sta presiedendo il G20 a San Pietroburgo. Le parole del Papa richiamano alla necessità di fermare in ogni modo l&#39;escalation militare in Siria. Pochi sono i precedenti di una mobilitazione così decisa del [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong>LETTERA DEL PAPA A PUTIN</strong></h1>
<p>
	<strong><em>Fermate la guerra in Siria</em></strong></p>
<hr />
<p>
	<em>Pubblichiamo la lettera che il Pontefice ha inviato a Vladimir Putin che sta presiedendo il G20 a San Pietroburgo. Le parole del Papa richiamano alla necessità di fermare in ogni modo l&#39;escalation militare in Siria. Pochi sono i precedenti di una mobilitazione così decisa del papato contro una guerra. Negli ultimi giorni Bergoglio sta usando ogni mezzo a sua disposizione per mettere in un angolo chi vorrebbe un immediato attacco missilistico. In gioco c&#39;è il destino dei cristiani siriani e non solo.</em></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSsB18kDjMn_RxA9-C-2wxo3teyg1kAscDOxQvRbizR0vIVPXu1" style="width: 240px; height: 200px; float: left; margin: 10px;" />A Sua Eccellenza<br />
	Il Sig. Vladimir PUTIN<br />
	Presidente della Federazione Russa</p>
<p>
	Nell&rsquo;anno in corso, Ella ha l&rsquo;onore e la responsabilità di presiedere il Gruppo delle venti più grandi economie mondiali.</p>
<p>
	Sono consapevole che la Federazione Russa ha partecipato a tale Gruppo sin dalla sua creazione e ha svolto sempre un ruolo positivo nella promozione della governabilità delle finanze mondiali, profondamente colpite dalla crisi iniziata nel 2008.</p>
<p>
	Il contesto attuale, altamente interdipendente, esige una cornice finanziaria mondiale, con proprie regole giuste e chiare, per conseguire un mondo più equo e solidale, in cui sia possibile sconfiggere la fame, offrire a tutti un lavoro degno, un&rsquo;abitazione decorosa e la necessaria assistenza sanitaria. La Sua presidenza del G20 per l&rsquo;anno in corso ha assunto l&rsquo;impegno di consolidare la riforma delle organizzazioni finanziarie internazionali e di arrivare ad un consenso sugli standard finanziari adatti alle circostanze odierne. Ciononostante, l&rsquo;economia mondiale potrà svilupparsi realmente nella misura in cui sarà in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani, dai più anziani ai bambini ancora nel grembo materno, non solo ai cittadini dei Paesi membri del G20, ma ad ogni abitante della Terra, persino a coloro che si trovano nelle situazioni sociali più difficili o nei luoghi più sperduti.</p>
<p>
	In quest&rsquo;ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data, quali sono, per esempio, i Millennium Development Goals. Purtroppo, i molti conflitti armati che ancora oggi affliggono il mondo ci presentano, ogni giorno, una drammatica immagine di miseria, fame, malattie e morte. Infatti, senza pace non c&rsquo;è alcun tipo di sviluppo economico. La violenza non porta mai alla pace condizione necessaria per tale sviluppo.</p>
<p>
	<img alt="" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSBX_v30xZwymc_f4uuXwCaXv7CN9USRTkLO7RucG0nk6oPTiEkmg" style="width: 256px; height: 192px; float: right; margin: 10px;" />L&rsquo;incontro dei Capi di Stato e di Governo delle venti maggiori economie, che rappresentano due terzi della popolazione e il 90% del PIL mondiale, non ha la sicurezza internazionale come suo scopo principale. Tuttavia, non potrà far a meno di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e in particolare in Siria. Purtroppo, duole costatare che troppi interessi di parte hanno prevalso da quando è iniziato il conflitto siriano, impedendo di trovare una soluzione che evitasse l&rsquo;inutile massacro a cui stiamo assistendo. I leader degli Stati del G20 non rimangano inerti di fronte ai drammi che vive già da troppo tempo la cara popolazione siriana e che rischiano di portare nuove sofferenze ad una regione tanto provata e bisognosa di pace. A tutti loro, e a ciascuno di loro, rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale. Inoltre, è un dovere morale di tutti i Governi del mondo favorire ogni iniziativa volta a promuovere l&rsquo;assistenza umanitaria a coloro che soffrono a causa del conflitto dentro e fuori dal Paese.</p>
<p>
	Signor Presidente, sperando che queste riflessioni possano costituire un valido contributo spirituale al vostro incontro, prego per un esito fruttuoso dei lavori del G20. Invoco abbondanti benedizioni sul Vertice di San Pietroburgo, su tutti i partecipanti, sui cittadini di tutti gli Stati membri e su tutte le attività e gli impegni della Presidenza Russa del G20 nell&rsquo;anno 2013.</p>
<p>
	Nel chiederLe di pregare per me, profitto dell&rsquo;opportunità per esprimere, Signor Presidente, i miei più alti sentimenti di stima.</p>
<p>
	Dal Vaticano, 4 settembre 2013</p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<a href="http://www.metastore.it/store/t-shirt-pace-multilingue-cod-3005-2/" target="_blank">INDOSSA LA PACE</a> !!!</p>
<p>
	<a href="http://www.metastore.it/store/t-shirt-pace-multilingue-cod-3005-2/" target="_blank"><img alt="" src="http://www.metastore.it/wp-content/uploads/3005-PACE-MULTILINGUE-320x320.jpg" style="width: 320px; height: 320px;" /></a></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1116"> (19)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>John Kerry ha usato foto della guerra in Irak come prove dell&#8217;attacco chimico in Siria</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/09/05/john-kerry-ha-usato-foto-della-guerra-in-irak-come-prove-dellattacco-chimico-in-siria/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Sep 2013 11:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<category><![CDATA[John Kerry]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[USA - Stati Uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Foto usata da John Kerry per dimostrare attacco chimico proviene dalla guerra in Irak. &#160; &#160; La fotografía presentata dal Segretario di Stato nordamericano John Kerry alla stampa per &#34;dimostrare&#34; l&#39;attacco con armi chimiche in Siria, risale alla guerra in Irak e corrisponde a vittime civili dell&#39;aggressione statunitense. La stessa fotografia è stata anche usata [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong><span style="color:#ff0000;">Foto usata da John Kerry per dimostrare attacco chimico proviene dalla guerra in Irak.</span></strong></h1>
<p>
	<strong><span style="color:#ff0000;">&nbsp;</span></strong></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>La fotografía presentata dal Segretario di Stato nordamericano John Kerry alla stampa per &quot;dimostrare&quot; l&#39;attacco con armi chimiche in Siria, risale alla guerra in Irak e corrisponde a vittime civili dell&#39;aggressione statunitense.</big></p>
<p>
	<big>La stessa fotografia è stata anche usata dalla catena britannica BBC, ma fu utilizzata per illustrare il massacro di Houla in Siria nel maggio 2012.</big></p>
<p>
	<big>Anche la catena televisiva Al-Jazeera l&#39;ha utilizzata per illustrare un reportage sul presunto eccidio di civili a Deir Baalbeh, nella provincia siriana di Homs.</big></p>
<p>
	<big>Nella realtà l&#39;immagine è stata scattata dal fotografo italiano Marco Di Lauro il 23 maggio 2003. L&#39;istantanea mostra un gruppo di cadaveri trovati a Al Musayyib e che furono trasportati in un collegio di Bagdad, nella foto un bambino salta i corpi avvolti in tele bianche.<br />
	&nbsp;</big></p>
<p></p>
<p>
	<big>Ancora una volta e senza il minimo scrupolo, il governo degli Stati Uniti e i mezzi di stampa occidentali ricorrono alla menzogna e all&#39;inganno per manipolare l&#39;opinione pubblica e giustificare l&#39;aggressione militare.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<hr />
<p>
	Fonte:&nbsp;<a href="http://tercerainformacion.es/spip.php?article57219" target="_blank">http://tercerainformacion.es/spip.php?article57219</a></p>
<hr />
<p>
	<img alt="" src="http://tercerainformacion.es/IMG/jpg/sin_titulo-1_copia-7.jpg" style="width: 600px; height: 379px; " /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1115"> (10)</p>
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		<title>Inviato colombiano William Parra: impressionato da una bandiera di Al Qaeda nella base militare ribelle in Siria</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 00:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia Saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Washington]]></category>
		<category><![CDATA[William Parra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>William Parra inviato di TeleSur: &#34;Mi ha impressionato vedere una bamdiera di Al Qaeda in una base militare dei ribelli in Siria&#34;. Il giornalista colombiano William Parra, che ha trascorso due mesi sul fronte di guerra siriano come inviato speciale di Telesur, narra la propria esperienza e la sua sorpresa nello scoprire che i combattenti [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	William Parra inviato di TeleSur: &quot;Mi ha impressionato vedere una bamdiera di Al Qaeda in una base militare dei ribelli in Siria&quot;.</p>
<p>
	Il giornalista colombiano William Parra, che ha trascorso due mesi sul fronte di guerra siriano come inviato speciale di Telesur, narra la propria esperienza e la sua sorpresa nello scoprire che i combattenti appoggiati dall&#39;occidente sono implacabili fanatici islamisti.</p>
<p>
	Luglio e agosto del 2012 sono stati i mesi di maggior scontro tra l&#39;Esercito di Bashar al Assad e i &quot;ribelli&quot;. Sebbene in quel periodo la capitale Damasco era tranquilla, i combattimenti si sviluppavano ad Aleppo, dove le truppe combattevano casa per casa. Erano tempi &#8211; e continuano ad esserlo &#8211; dove l&#39;informazione che giungeva in Occidente di questa guerra era ben oltre che confusa. Nè il governo nè i ribelli facilitavano il lavoro ai giornalisti per cui le menzogne e le manipolazioni erano all&#39;ordine del giorno. Per alcuni, la Siria si trovava sotto una crudele dittatura e il popolo si era alzato in armi per combatterla, per altri, mercenari finanziati da potenze straniere assieme a terroristi islamici volevano abbattere un presidente che si era mostrato fermo di fronte agli Stati Uniti e leale alla lotta del popolo palestinese e all&#39;imperialismo.</p>
<p>
	In questo periodo, il giornalista colombiano William Parra è stato in Siria a capo di un&#39;equipe televisiva di TeleSur, canale pubblico internazionale con sede a Caracas. Durante i reportage giornalieri i giornalisti non devono parlare di come devono fare il proprio lavoro e delle difficoltà che incontrano, devono limitarsi a raccontare la guerra. Nemmeno hanno l&#39;abitudine di spiegare l&#39;agire degli altri mezzi di informazione, e tanto meno criticarli. Però una volta abbandonato il teatro di guerra e alla luce del dibattito sulle verità e le menzogne nella guerra in Siria che coinvolgono l&#39;agire alquanto dubbio di molte testate giornalistiche, la testimonianza di un giornalista onesto che ha vissuto direttamente gli avvenimenti risulta non solo utile ma necessario.</p>
<p>
	Come siete entrati in Siria e qual&#39;è stata la vostra prima esperienza?</p>
<p>
	&nbsp;Siamo entrati con un visto di dieci giorni emesso dall&#39;ambasciata siriana di Caracas. Dopo lo abbiamo rinnovato in Siria. la nostra copertura è iniziata con tre giorni su Damasco. Il nostro equipe era composto da un cameramen venezuelano, un traduttore siriano e dal sottoscritto e abbiamo iniziato da un campo profughi palestinese controllato dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, dove erano caduti vari colpi di mortaio lanciati dai &quot;ribelli&quot;. L&#39;ambiente era ostile, i palestinesi hanno comprovato che dopo le visite dei giornalisti giungono puntuali i bombardamenti. E&#39; evidente che ci sono molte spie infiltrate come giornalisti. Abbiamo visto colpita una stazione di polizia, ma anche molte abitazioni civili, un uomo ci ha raccontato di avere perso due figli e di aver dovuto attendere cinque giorni per poterli seppellire.</p>
<p>
	Quali altri giornalisti avete incontrato in Siria? Avete percepito una presenza di mezzi sufficiente nel conflitto?</p>
<p>
	Sinceramente, a Damasco ho visto solo un&#39;equipe della Televisione Spagnola e alcuni giapponesi. E sul teatro del fronte di guerra, ad Aleppo, il britannico Robert Fisk. Quasi tutti gli altri mezzi di informazione scrivevano dalla Turchia. Più o meno funzionava così: i ribelli si addetsravano e si rifugiavano in Turchia, dove avevano le loro basi. Lì arrivavano i giornalisti e li portavano con se in escursione nelle vicinanze di Aleppo,dopo aver &nbsp;raccolto &nbsp;le testimonianze di qualche civile rientravano in Turchia. Immaginate il rigore e la libertà delle testimonianze raccolte da questi civili intervistati da giornalisti e nel mentre circondati da miliziani armati</p>
<p>
	Si rifugiavano solo o ritenete che la Turchia aiutasse i miliziani?</p>
<p>
	Gli stessi ribelli ci dicevano che la Turchia li aiutava e gli dava rifugio. Forniva assistenza medica e anche armi.</p>
<p>
	Si è detto anche che alcuni giornalisti non fossero tali o che comunque non erano lì per informare&#8230;.</p>
<p>
	Ti racconto un esempio molto eloquente. Quando io ero in Siria venne uccisa una giornalista giapponese che viaggiava in auto con i ribelli. Prima venne detto che avevano ucciso quattro giornalisti, dopo che si trattava di un morto e tre dispersi. Non è facile comprendere come in una sparatoria ci possa essere un morto e tre dispersi. Alla fine si seppe che i &quot;dispersi&quot; che erano con la giornalista giapponese erano tre generali dell&#39;esercito giapponese. L&#39;Esercito siriano ha riconosciuto di avere sparato al veicolo in questione che faceva parte di un convoglio ribelle, alla fine il Giappone mise tutto a tacere e non si parlò più dell&#39;accaduto. Se veramente fossero morti quattro giornalisti, come dissero, non si sarebbe parlato d&#39;altro per giorni, e nessuno avrebbe rimosso la notizia.</p>
<p>
	Altre occasioni in cui ho avuto la conferma delle menzogne raccontate.</p>
<p>
	Ricordo di un momento in cui stavo guardando Al Jazeera che sosteneva che l&#39;esercito stava bombardando la zona nella quale ci trovavamo proprio in quel preciso istante, e dove non stava accadendo nulla.&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp; Salía en pantalla un periodista que decía que estaba en Alepo y, a continuación, aparecían unas imágenes muy precarias y movidas, como grabadas con un móvil. Era una cosa absurda: si tenían una cámara adecuada para grabar al periodista hablando, deberían tenerla para captar también las imágenes del bombardeo. En otra ocasión emitieron unas imágenes que decían eran de la llegada de los rebeldes a un barrio donde los civiles les recibían con vítores y aplausos; fuimos allí y no había nada.</p>
<p>
	&iquest;Te podías mover con facilidad por la zona de conflicto? &iquest;Cómo se comportaba cada una de las partes?</p>
<p>
	El Ejército nos dejaba pasar porque nuestro medio era de Venezuela, Telesur. El problema era con los rebeldes. No podíamos mostrar ni permisos ni pasaportes venezolanos, ellos consideraban que el Gobierno de Venezuela apoyaba al presidente sirio. Sólo yo podía ser aceptado porque mi pasaporte es colombiano, y yo les decía que el Gobierno colombiano les apoyaba.</p>
<p>
	&quot;Vi un retén de rebeldes que eran todos libios y degollaron a varios periodistas sirios&quot;<br />
	El principal problema es que no podíamos enviar las notas desde Alepo, no nos dejaba el Gobierno sirio. Debíamos volar a Damasco y lo más peligroso era ir al aeropuerto. En Alepo, en la zona controlada por el Gobierno, nos dejaban mover con total libertad para ir donde quisiéramos. Cuando tropezabas con los rebeldes era más peligroso, mataban a cualquier periodista que no fuera desde Turquía. Como ya te dije, nosotros nos libramos porque nos presentábamos como colombianos. Al final, mi cámara venezolano y mi traductor sirio apenas se podían mover y debía ser yo el que más se movía. En una ocasión vi un retén de rebeldes que eran todos libios, degollaron a varios periodistas sirios y a las mujeres les obligaban a ponerse el pañuelo islámico.</p>
<p>
	Lo más peligroso eran los francotiradores rebeldes. En una ocasión estábamos grabando y comenzaron a dispararnos, pasaban las familias con mujeres y niños y les disparaban. Pude comprobar cómo disparan de forma indiscriminada, vi cómo abatían a una mujer y nadie podía acercarse a socorrerla.</p>
<p>
	&iquest;Cuéntame más de cómo eran los rebeldes?</p>
<p>
	Eran muy jóvenes, en torno a 18 años, e incluso menores, de 16 años. Nunca vi mujeres. No vi un solo rebelde que no fuese un fundamentalista islámico.</p>
<p>
	Disculpa que te interrumpa, &iquest;entonces no hay ningún grupo opositor en Siria que no sea islamista?</p>
<p>
	Sin duda hay opositores de izquierda, pero esos no tienen presencia en el bando armado. Cuando tomaban un barrio, sacaban a los niños de los colegios y allí montaban sus bases. En una ocasión visitamos una de sus bases, conocí al que tenía rango de comandante y nos enseñó su armamento, que incluía ametralladoras. Me impresionó ver una bandera de Al Qaeda en una de las salas. Para ellos Al Asad es un infiel. En su discurso no dejaban de pedir el apoyo de Estados Unidos y de Europa. No quería darnos la entrevista, pero le dije que yo era colombiano y que Colombia era amiga de Israel y le pareció bien.</p>
<p>
	&quot;Nos sacaron a un soldado prisionero que llevaba varios días sin comer y había sido golpeado y torturado&quot;También me dijeron que tenían preso a &quot;un perro de Al Asad&quot;, es decir, a un soldado enemigo. Nos llevaron a visitarlo. Nos conducían atravesando viviendas en las que habían perforado las paredes que las dividían. Llegamos a un lugar donde tenían a cuatro detenidos y sacaron a uno de ellos que era evidente que llevaba varios días sin comer y había sido golpeado y torturado. El soldado le golpeaba y nos decía que le preguntáramos. &iquest;Pero qué le íbamos a preguntar a ese desgraciado en esas condiciones?&nbsp; &iquest;Qué nos podía contar que fuera fiable?</p>
<p>
	Nos invitó a quedarnos esa noche en la base, nos enseñó una habitación donde, dijo, se quedaba un equipo de la agencia AFP que les acompañaban a todo. En ese momento no estaban los periodistas y se los esperaba de un momento a otro. Pensé que, en cuanto volvieran, les dirían que Telesur era un medio venezolano y nos matarían, por lo que optamos por despedirnos amablemente.&nbsp;</p>
<p>
	Entrevistamos a algunos civiles que estuvieron en zonas controladas por los rebeldes. Nos decían que lo primero que les hacían era cortarles la luz y luego les cerraban la panadería del barrio, su principal alimento, si no colaboraban.&nbsp; El discurso de los rebeldes siempre era islámico y predominaban los extranjeros, principalmente libios, tunecinos y qataríes. Se trata de grupos muy fraccionados, ellos aspiran a que la OTAN bombardee algo y entonces ellos puedan entrar y repartirse el poder en esa zona. Su modo de actuar en Alepo ha provocado que los partidarios de Al Asad hayan pasado del 60 al 80 %, porque veían que bajo el Gobierno sirio al menos las diferentes comunidades convivían.</p>
<p>
	Entonces, &iquest;me estás contando que unos grupos armados que actúan bajo bandera de Al Qaeda consiguen refugio de un Gobierno que pertenece a la OTAN y que tiene como periodistas empotrados a un equipo de una agencia de noticias francesa?</p>
<p>
	Sí</p>
<p>
	Y los soldados gubernamentales, &iquest;cómo eran?</p>
<p>
	Llamaba la atención que iban mal uniformados, sin embargo todos tenían su fusil y disponían de artillería. Sin duda, los rebeldes estaban mejor uniformados. No recurrían a bombardeos desde el aire, su recurso eran los tanques.</p>
<p>
	En uno de los retenes militares oficiales en Alepo nos dijeron que no podíamos continuar porque teníamos un permiso pero era para Damasco, no para Alepo. Insistí con el oficial al mando y éste, un teniente, me dijo que me dejaría pasar si lo entrevistaba para que hablase sobre Chávez, en inglés. Así es como pudimos continuar.</p>
<p>
	Los soldados gubernamentales me parecieron totalmente convencidos de su lucha y con una moral impresionante. A uno de ellos le vi una chapa del Che, les puse una canción sobre el Che que tenía en el celular y todos se pusieron a cantar. Al final el soldado le regaló la chapa al camarógrafo.</p>
<p>
	&iquest;Qué era lo que más te impresionaba de ese conflicto?</p>
<p>
	Era estremecedor escuchar a los soldados sirios y a la población gritar &quot;Alá, Siria, Asad y nada más&quot;. Por su parte los rebeldes cuando abatían a alguien gritaban &quot;Alá es grande&quot;. Era espeluznante escuchar los tiroteos alternados con gritos de Alá es grande, indicando otro muerto más.&nbsp;</p>
<p></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	http://www.publico.es/internacional/465582/me-impresiono-ver-una-bandera-de-al-qaeda-en-la-base-militar-de-los-rebeldes-en-siria</p>
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		<title>SIRIA : Emergenza rifugiati in LIbano &#8211; Sottoscrizione straordinaria</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Aug 2013 16:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato Sabra e Chatila]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>SIRIA : EMERGENZA RIFUGIATI IN LIBANO Il Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila lancia una sottoscrizione L&#39;Associazione LiberaRete&#160; e Libera.Tv aderiscono all&#39;iniziativa &#160; APPELLO: Carissim@ amic@ anche quest&#8217;anno una delegazione del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila si recherà a Beirut il 15 settembre c.a. per commemorare le vittime del massacro compiuto 31 [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#800000;"><strong>SIRIA : EMERGENZA RIFUGIATI IN LIBANO</strong></span></h1>
<p>
	<strong><em>Il Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila lancia una sottoscrizione</em></strong></p>
<p>
	<strong><em>L&#39;Associazione LiberaRete&nbsp; e Libera.Tv aderiscono all&#39;iniziativa</em></strong></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<h4>
	<em>APPELLO:</em></h4>
<p>
	Carissim@ amic@ anche quest&rsquo;anno una delegazione del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila si recherà a Beirut il 15 settembre c.a. per commemorare le vittime del massacro compiuto 31 anni fa e chiedere giustizia per i parenti e diritti per i rifugiati palestinesi che vivono nel Paese dei Cedri.</p>
<p>
	<a href="http://sabraechatila.wordpress.com/2013/08/24/emergenza-rifugiati-sottoscrizione-straordinaria/" target="_blank"><img alt="" src="http://sabraechatila.files.wordpress.com/2013/08/libano_piccolo.jpg?w=762&amp;h=1071" style="width: 250px; height: 353px; float: left; margin: 10px;" /></a>Come molti di voi già sanno in queste settimane il nostro amico Kassem Aina ci ha in più di una occasione parlato dell&rsquo;eccezionale emergenza che stanno vivendo nei campi palestinesi in Libano a causa dell&rsquo;afflusso di migliaia di profughi dalla Siria, siano questi palestinesi o siriani ( vedi file allegato). Beit Atfal Assomoud cerca di dare un minimo di assistenza a queste donne e a questi uomini ma la situazione è di giorno in giorno sempre meno sostenibile.</p>
<p>
	Per queste ragioni abbiamo deciso di chiedervi un aiuto concreto, pur sapendo le difficoltà che tutti noi affrontiamo nella nostra quotidianità italiana, per poter portare con noi un aiuto materiale da consegnare a Kassem quando andremo in Libano.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Lanciamo pertanto una sottoscrizione straordinaria in favore dei rifugiati che dalla Siria sono scappati verso i campi palestinesi in Libano.</p>
<p>
	<span style="color:#800000;"><strong>Chi vuole dare il suo contributo lo faccia mandando un bonifico intestato all&rsquo;associazione &ldquo;Per non dimenticare. Onlus&rdquo; presso Unicredit &ndash; filiale V.le Del Caravaggio, 47 &ndash; 00195 Roma (IBAN IT 84 Q 02008 05276 000400741868), causale &ldquo;profughi dalla Siria&rdquo;</strong></span></p>
<p>
	Per il Comitato Per non dimenticare Sabra e Chatila</p>
<p>
	Stefania, Maurizio e Bassam</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1112"> (16)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2013/08/27/siria-emergenza-rifugiati-in-libano-sottoscrizione-straordinaria/">SIRIA : Emergenza rifugiati in LIbano &#8211; Sottoscrizione straordinaria</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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	</channel>
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