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	<title>Libera Tv &#187; Scuola</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>SCUOLA Sciopero Insegnanti e personale ATA</title>
		<link>https://www.libera.tv/2020/02/17/scuola-sciopero-insegnanti-e-personale-ata/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 14:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[ATA]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Migliaia di precari della scuola, insegnanti e personale ATA, scendono in piazza per chiedere la stabilizzazione dei loro contratti e una scuola che investa sulla cultura e sulla competenza Interviste a cura di  Alfredo Comito   LiberaRete &#8211; Libera.tv ______________________________________________________________________________________________________________ MILANO &#8211; Migliaia di docenti che da oltre 10 o 15 anni lavorano nelle scuole italiane [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #800000">Migliaia di precari della scuola, insegnanti e personale ATA, scendono in piazza per chiedere la stabilizzazione dei loro contratti e una scuola che investa sulla cultura e sulla competenza</span></h2>
<p><strong>Interviste a cura di  Alfredo Comito   LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<p>______________________________________________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2020/02/LiberaTv-SCUOLA-Sciopero-4.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48868 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2020/02/LiberaTv-SCUOLA-Sciopero-4.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv SCUOLA Sciopero (4).Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a>MILANO &#8211; Migliaia di docenti che da oltre 10 o 15 anni lavorano nelle scuole italiane con contratti in scadenza a giugno per poi essere rinnovati a settembre, sono scesi in piazza per denunciare la loro condizione di precari e per rivendicare il diritto alla stabilizzazione. È un dato certo la cronica mancanza di decine di migliaia di insegnanti, ma il concorso previsto dal Ministro dell’istruzione non coprirebbe il reale fabbisogno di personale. Lo stesso concorso, basato su un test di 80 domande, viene contestato in quanto risponde ad una preparazione nozionistica che, invece, viene ormai rigettata dalle disposizioni più recenti  sulla programmazione scolastica e sui criteri di valutazione che mirano ad un sapere non nozionistico e ad una valutazione più articolata. <em>&#8220;Un  concorso beffa che mette a bando meno della metà dei posti realmente disponibili, e che mette in competizione tra di loro i docenti facendo si che la categoria si frammenti sempre di più in piccole nicchie e sotto-nicchie&#8221;</em> ci risponde Marco Meotto della CUB Scuola.</p>
<p style="text-align: justify">Accanto agli insegnanti e al personale ATA che lavora nelle scuole con cooperative in regime di appalto, sfilano anche gli studenti che denunciano le fatiscenti condizioni delle strutture scolastiche e contestano l’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla riforma Buona Scuole del governo Renzi. Non vogliono una scuola-azienda che sia costretta a cercare i finanziamenti come una impresa e che si modelli sulle loro necessità.</p>
<p style="text-align: justify"><em>“I ragazzi e le ragazze devono restare a scuola per studiare non per andare a lavorare rischiando la vita come accaduto allo studente di Reggio Emilia”</em> ci dice una insegnante. Nonostante le numerose riforme sulla scuola succedutosi negli ultimi 20 anni, il settore della istruzione in Italia continua a soffrire di precariato, taglio di fondi e mancanza di una programmazione che sappia ridare valore alla scuola. L’Italia occupa gli ultimi posti per la spesa nella istruzione e questo ha un riscontro nel più basso numero di laureati in Europa, così come nel più alto tasso di analfabeti e abbandono scolastico.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2020/02/LiberaTv-SCUOLA-Sciopero-3.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48869 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2020/02/LiberaTv-SCUOLA-Sciopero-3.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv SCUOLA Sciopero (3).Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Qualcuno diceva tempo fa’ che con la cultura non si mangia, senza sapere che lo stesso cibo è cultura, frutto di conoscenze e competenze che incidono sulla agricoltura, sulla sua capacità produttiva e sui processi di trasformazione e produzione. Ma chi pronunciava quella battuta sulla cultura e sul mangiare, evidenziava la scarsa considerazione sulla importanza della preparazione e della competenza in un mondo sempre più specializzato e competitivo nel quale il cosiddetto valore aggiunto viene creato proprio dalla conoscenza e dalla ricerca. Se l’Italia patisce un continuo stato di recessione economica, non è soltanto a causa della economia globale che consente alle imprese manifatturiere di spostare la produzione dove la mano d’opera costa meno, ma è dovuta anche alla povertà degli investimenti sulla ricerca e sulle competenze che costituisce, invece, il punto di forza dei Paesi emergenti .</p>
<p style="text-align: justify">L’appello lanciato dai comitati degli insegnanti precari è stato raccolto dai sindacati di base che hanno proclamato lo sciopero. <em>“Abbiamo accolto l’appello perché siamo convinti che solo con la lotta si possono conquistare dei risultati. Chi si è seduto ai tavoli in questi anni, invece, ha firmato di tutto”</em> ci dice un delegato del sindacalismo di base. La manifestazione milanese si è conclusa alla Università Statale di Milano.</p>
<p style="text-align: justify">Alfredo Comito</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48867"> (296)</p>
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		<title>SCUOLA : LA LIP RILANCIA L&#8217;IMPEGNO &#8211; NO ALLA SCUOLA REGIONALE</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/11/02/scuola-la-lip-rilancia-limpegno-no-alla-scuola-regionale/</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 17:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LA LIP CONTINUA LA SUA BATTAGLIA PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE Dopo la battuta d&#8217;arresto della legge di iniziativa popolare non si ferma l&#8217;impegno per la Scuola Articolo di Pietro Venier 34.412 firme. Purtroppo lo straordinario impegno della LIP ( Legge di iniziativa popolare per la scuola della Costituzione) non è bastato a raggiungere il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 align="justify"><span style="color: #993300">LA LIP CONTINUA LA SUA BATTAGLIA PER LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE</span></h1>
<h4 align="justify">Dopo la battuta d&#8217;arresto della legge di iniziativa popolare non si ferma l&#8217;impegno per la Scuola</h4>
<p align="justify"><em>Articolo di Pietro Venier</em></p>
<hr />
<p align="justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/lip-scuola-logo.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-48342" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/lip-scuola-logo-300x277.png" alt="lip scuola logo" width="300" height="277" /></a>34.412 firme. Purtroppo lo straordinario impegno della LIP ( <a href="http://lipscuola.it/blog/" target="_blank">Legge di iniziativa popolare per la scuola della Costituzione</a>) non è bastato a raggiungere il numero di firme necessarie a presentare al Parlamento la proposta di legge. Eppure la raccolta di firme ha rappresentato un importante momento di mobilitazione dal basso che ha consolidato una rete impegnata a difendere la Scuola della Costituzione prima dagli attacchi del Governo Renzi oggi dalle micidiali proposte del Governo Conte. Per decidere se e come rilanciare il percorso fin qui praticato nei giorni scorsi si è riunita a Roma l&#8217;assemblea degli aderenti alla LIP. Ne è emersa una generale volontà, nonostante le difficoltà riscontrate, di non interrompere l&#8217;impegno ma anzi di rilanciarlo. I pericoli infatti non sono diminuiti. Al contrario. La Scuola infatti è sempre nel mirino perchè rappresenta un ostacolo alla piena subalternizzazione della società. Generazioni di insegnanti e di studenti sono cresciute nella lotta per difendere il carattere pubblico, laico, pluralista, includente della Scuola italiana. Queste battaglie hanno generato pensiero critico e cultura dell&#8217;uguaglianza. Per questo, dopo il tentativo di introdurre nella scuola una ferrea gerarchia, dopo che si è voluto piegare la scuola alle esigenze delle imprese, dopo che le stesse scuole sono state messe in competizione tra loro oggi si tenta una nuova strada per spezzare la capacità di resistenza della comunità scolastica: la regionalizzazione. Rompere l&#8217;unità della scuola italiana in 20 diverse strutture regionali serve a rendere subalterna l&#8217;istruzione ai poteri che sul territorio indicano priorità, valori e magari anche i contenuti di ciò che deve essere insegnato. Rompere la scuola è rompere l&#8217;unità del Paese e qui si misura anche un evidente paradosso delle forze che dal governo parlano di sovranismo e di ruolo dello Stato ma operano concretamente per destrutturare e svendere le strutture che sorreggono l&#8217;idea stessa di nazione. La LIP invece si batte perchè la Scuola sia davvero : &#8221; l&#8217;<strong>organo costituzionale finalizzato alla concretizzazione del principio di uguaglianza e all’emancipazione</strong> di tutte/i le/i bambine/i, ragazze/i e studentesse e studenti – italiane/i, migranti&#8221; e  quindi difende fino in fondo il &#8221; <strong>principio dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale</strong>, unico che possa garantire realmente l’eguaglianza effettiva tra individui, zone e condizioni del Paese&#8221;. Parte quindi dall&#8217;assemblea di Roma l&#8217;appello a riprendere il cammino per la scuola e quindi per una vera democrazia.</p>
<hr />
<h4 align="justify">L&#8217;appello della assemblea di Roma della LIP</h4>
<p align="justify">Care/i amiche/i della Lipscuola,</p>
<p lang="en-US" align="justify">domenica scorsa, come sapete, si è svolta la nostra assemblea: <strong>un momento importante</strong>, dopo la registrazione e la presa d’atto del <a href="http://lipscuola.it/blog/la-barchetta-non-e-giunta-in-porto-ma-continua-a-navigare/">fallimento della raccolta delle firme</a> per la Legge di iniziativa Popolare Per la Scuola della Costituzione, che segue peraltro quello della raccolta firme referendaria: fallimenti che – oltre alla nostra responsabilità – evidenziano la scarsa partecipazione proprio dei docenti. Nelle scuole, infatti, le firme raccolte sono state pochissime. <strong>Un momento utile</strong> per riguardarci negli occhi e cercare – insieme – di comprendere se vi siano le possibilità per continuare un percorso. <strong>Un momento necessario</strong>, considerando che ci ha consentito, oltre al riconoscimento e alla valutazione dei nostri errori, anche di porre la nostra attenzione su alcuni elementi, che proponiamo alla attenzione e alla discussione collettiva, al fine di giungere ad un comune impegno.</p>
<p align="justify">Continuiamo a credere <strong>fondamentale la funzione della LIP</strong>, sia come progetto sia come gruppo aperto ai contributi di tutti, basato sulla condivisione ed interpretazione intransigente dei principi costituzionali e sulla volontà di apertura, inclusione, dialogo con tutte/i coloro che vorranno partecipare. Pertanto pensiamo che sia importante portare avanti <strong>oggi</strong> – tra gli elementi identitari che ne hanno caratterizzato storia ed interventi – la difesa della <strong>scuola pubblica come organo costituzionale finalizzato alla concretizzazione del principio di uguaglianza e all’emancipazione</strong> di tutte/i le/i bambine/i, ragazze/i e studentesse e studenti – italiane/i, migranti; e una radicale interpretazione del <strong>principio dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale</strong>, unico che possa garantire realmente l’eguaglianza effettiva tra individui, zone e condizioni del Paese.</p>
<p lang="en-US" align="justify">Siamo affezionati all’acronimo Lip e proponiamo di mantenerlo, a dispetto della mancata raccolta firme sul testo della legge di iniziativa popolare, che rimane comunque per noi – attraverso i principi e le modalità che l’hanno costruita – un punto di riferimento fondamentale. <span lang="it-IT">Pensiamo che l’organizzazione della Lip possa ridefinirsi come un’associazione, o comunque come un soggetto agile più ampio, aperto a tutte/i i coloro che si riconoscano in queste principali finalità:</span></p>
<ol>
<li>
<p lang="en-US" align="justify">il monitoraggio delle politiche e degli interventi che <strong>contravvengano al dettato costituzionale</strong></p>
</li>
<li>
<p align="justify">la proposta – sulla base di approfondimento ed iniziative – di una <strong>caratterizzante attività di pedagogia costituzionale</strong>, che ricostituisca il tessuto connettivo di una professione e di una professionalità che paiono aver smarrito questo requisito fondativo, basato sul mandato costituzionale che ciascuno di noi ha: formare cittadini consapevoli.</p>
</li>
</ol>
<p align="justify">Per quanto riguarda la strettissima attualità, ci pare che il <strong>processo di regionalizzazione</strong> dei sistemi scolastici in Veneto, Lombardia, Emilia rappresenti <strong>l’esito ultimo e drammatico</strong> di un percorso inaugurato da decenni, e che ha visto, in una erronea interpretazione del principio di autonomia costituzionalmente determinato, l’ autonomia scolastica – così come essa si è concretizzata in una logica mercantile e aziendalistica – grimaldello fondamentale per scardinare l’unitarietà del sistema scolastico nazionale.</p>
<p align="justify">Pertanto:</p>
<ol type="a">
<li>
<p align="justify"><strong>siamo fermamente contrari al pdl</strong> su regionalizzazione dell’istruzione che, assieme all’unitarietà del sistema scolastico nazionale, cancella il principio di pari opportunità ed eguaglianza per gli studenti del nostro Paese;</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><strong>non accetteremo di dichiararci insegnanti regionali</strong>, continuando a restare fedeli al secondo comma dell’art. 33 della Costituzione; noi siamo e resteremo insegnanti della Repubblica italiana.</p>
</li>
<li>
<p align="justify">chiediamo a tutte/i di fare <strong>fronte comune per una battaglia incisiva</strong> che annulli questo pericolo, mirando ad una <strong>riappropriazione da parte dei docenti di una precisa identità politico-culturale,</strong> che trovi le proprie radici e il proprio mandato nella Costituzione repubblicana antifascista.</p>
</li>
<li>
<p align="justify"><strong>Poiché la Costituzione italiana è fondata sull’antifascismo,</strong> riteniamo che ogni attacco ai principi fondamentali della Costituzione venga meno a questo valore cardinale. Pertanto la necessità di riappropriarci di quel mandato deve essere interpretata anche alla luce dei recenti episodi di discriminazione xenofobica e omofobica nel nostro Paese.</p>
</li>
</ol>
<p align="justify">Aderiamo alla <a href="https://www.facebook.com/events/155785395376127/">manifestazione antirazzista di Roma</a> del prossimo 10 novembre,</p>
<p align="justify">In questo contesto aderiamo all’appello <a href="http://www.mce-fimem.it/">Saltamuri</a> e conseguentemente ci impegneremo con iniziative nelle scuole dal 10 al 17 dicembre 2018.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48340"> (78)</p>
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		<title>1 MAGGIO Milano: Lotta e unità</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/05/03/1-maggio-milano-lotta-e-unita/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2018 21:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>GIORNATA DI LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO Riparte a Milano il 1 Maggio dei precari e delle forze antagoniste. Dietro i fattorini e le maestre tutto il sindacalismo di base Interviste a cura di Alfredo Comito  LiberaRete &#8211; Libera.tv &#160; MILANO &#8211; I dati sul lavoro possono essere letti da diverse prospettive. Se si vuole raccontare [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>GIORNATA DI LOTTA CONTRO LO SFRUTTAMENTO</h1>
<h2><span style="color: #800000;">Riparte a Milano il 1 Maggio dei precari e delle forze antagoniste. Dietro i fattorini e le maestre tutto il sindacalismo di base</span></h2>
<p><strong>Interviste a cura di Alfredo Comito  LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/05/LiberaTv-1-MAGGIO-3.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47683 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/05/LiberaTv-1-MAGGIO-3.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv 1 MAGGIO (3).Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a>MILANO &#8211; I dati sul lavoro possono essere letti da diverse prospettive. Se si vuole raccontare la storia di un Paese che è uscito dalla crisi con la crescita del PIL e l’assunzione di centinaia di migliaia di lavoratori, allora basta accontentarsi del segno più anche dopo la virgola e non distinguere tra contratti precari e a tempo indeterminato, né ricordarsi della Riforma Fornero sull’art. 18. Insomma, se fuori piove e il cielo è grigio, basta coprire la finestra con uno schermo ad altissima definizione e proiettare uno splendido panorama assolato. Se si vuole conoscere la realtà, invece, basta scendere in strada in giornate come questa, dove migliaia di maestre gridano la loro rabbia contro una sentenza che le priva del diritto di insegnare e lavorare nelle scuole dopo 10 o 15 anni di precariato al servizio della istruzione pubblica. Il buon senso suggerisce di stabilizzarle e coprire i vuoti che la scuola pubblica lamenta da anni, ma la politica tace. Tace da prima delle elezioni e dei successivi “forni” dai quali non è uscita nessuna pagnotta. Oltre il 30% di disoccupazione giovanile, 11% quella nazionale, poco più di 50.000 assunzioni a tempo indeterminato contro le oltre 350.000 a termine fra le tante tipologie create dai governi di centro-sinistra e centro-destra. A chiamata, voucher, job sharing, somministrato, collaborazione e, infine, le agenzie che prestano i lavoratori e che lucrano sulla vendita della mano d’opera come facevano e fanno tuttora  i “caporali” nelle campagne. Certo, la legislazione ha fornito un inquadramento legale, ha concepito una fattispecie formalmente diversa e legittima, ma la logica, la semplice logica di un osservatore, ci racconta un’altra storia. Un po’ come lo scandalo del totonero nel calcio del 1982 e le  scommesse legali di oggi. L’Italia è cambiata, già, ma non sempre ciò che cambia, cambia in meglio. Venti anni di riforme sul lavoro hanno impoverito l’intera classe dei lavoratori ormai privi di diritti, con rinnovi contrattuali al ribasso e condannati a lavorare sino a 70 anni per una pensione da fame. Di sicuro, il buon Fantozzi, nonostante il mega-direttore coi sedili in pelle umana, se la passava meglio. Sanità gratuita, scuola gratuita, scatti di anzianità e pensione retributiva anziché contributiva come tocca a noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a Milano, come altrove in Italia, c’è voglia di cambiamento, di gridare i propri diritti e riprendersi ciò che si è perso. Una volontà che parte dai collettivi, dai lavoratori organizzati, dalle militanze politiche e sindacali antagoniste, che si ritrovano in un corteo unitario alternativo a quello dei sindacati confederali CGIL, CISL e UIL.  In testa si trovano i fattorini che, con le casacche di diverse società, consegnano il cibo correndo in bicicletta senza un inquadramento contrattuale, pagati a consegna, privi di assicurazione generale e di malattia pagata. La nuova frontiera della gig economy, l’economia degli algoritmi e della rete, la stessa che sta impoverendo la distribuzione con conseguente perdita di occupazione. Alti profitti e basse imposte, milioni di transazioni sulla rete, mentre la finanza degli Stati sta ancora ai registratori di cassa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo scorre lungo il centro della città per toccare Via Padova, simbolo della periferia e delle emarginazioni, il luogo dove manifestare contro la guerra tra poveri, tra italiani e immigrati, tra<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/05/LiberaTv-1-MAGGIO-2.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47684 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/05/LiberaTv-1-MAGGIO-2.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv 1 MAGGIO (2).Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a> giovani e pensionati. <em>“Siamo tutti uguali, siamo tutti sfruttati”</em> ci dice un lavoratore della logistica. Turni notturni, lavoro pesante, e migliaia di lavoratori italiani e stranieri che sono prestati alle grandi aziende dalle cooperative che spesso cambiano ragione sociale ad ogni scadenza di appalto per tenere precari e a basso salario i loro assunti.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità che emerge dai dati e dalla strada è diversa dai palcoscenici degli spot politici. Ci dice che oggi i lavoratori sono merce a basso costo per un mondo a due velocità. Quella dei ricchi che, come dice Briatore “portano la ricchezza”, viaggiano sulla classe &#8220;Executive&#8221; e mal sopportano la visione de &#8220;l&#8217;hotel Mariuccia&#8221;, e quella dei poveri che oggi sono i lavoratori subordinati nel loro complesso. A loro sono riservati gli outlet, i discount, le compagnie low cost e, se ci riescono, la classe “standard” sui treni ad alta velocità.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47681"> (474)</p>
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		<title>LICEO TASSO : Ecco come la scuola si piega alle imprese</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/08/liceo-tasso-ecco-come-la-scuola-si-piega-alle-imprese/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2016 20:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Liceo Tasso]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ALTERNANZA SCUOLA LAVORO &#8211; L&#8217;ESPERIENZA DEL LICEO TASSO DI ROMA Prima dello studio viene l&#8217;impresa di Pietro Venier Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri il comunicato di denuncia degli studenti e delle studentesse del Liceo Tasso di Roma. La loro esperienza dimostra concretamente come sta cambiando la scuola italiana dopo le riforme volute da Renzi. Il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify"><span style="color: #993300">ALTERNANZA SCUOLA LAVORO &#8211; L&#8217;ESPERIENZA DEL LICEO TASSO DI ROMA</span></h1>
<h3 style="text-align: justify">Prima dello studio viene l&#8217;impresa</h3>
<p>di Pietro Venier</p>
<p style="text-align: justify"><em>Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri il comunicato di denuncia degli studenti e delle studentesse del Liceo Tasso di Roma. La loro esperienza dimostra concretamente come sta cambiando la scuola italiana dopo le riforme volute da Renzi. Il corpo docente, diviso, diviene sempre più subalterno alle pretese esterne di chi approfitta dell&#8217;alternanza scuola-lavoro per entrare a gamba tesa nella scuola pubblica. La battaglia contro l&#8217;alternanza scuola lavoro può divenire un terreno di contestazione capace di far maturare un nuovo e diverso discorso sui valori e le finalità della scuola pubblica ma anche sui diritti dei lavoratori. Finalizzare l&#8217;istruzione non più alla formazione di cittadini consapevoli ma alla &#8220;produzione&#8221; di lavoratori già plasmati alle esigenze dell&#8217;impresa, contrasta con l&#8217;impianto costituzionale e priva le nuove generazioni della possibilità di formarsi in un ambito culturale ed educativo libero dalle logiche dello sfruttamento. L&#8217;insistenza con cui diversi governi stanno cercando di colpire a morte il sistema educativo italiano è però, per contrasto, la prova più evidente di come proprio la scuola rappresenta oggi l&#8217;ostacolo più importante sulla strada della definitiva affermazione di un modello sociale e culturale totalmente passivizzante. Per questo difendere la scuola pubblica significa non solo difendere i diritti dei giovani ad una istruzione libera ma al contempo difendere un imprescindibile presidio di democrazia per tutta la società.<br />
</em></p>
<hr />
<h3 style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/alternanza_scuola_lavoro_1.jpg"><img class="alignleft wp-image-44776 size-medium" title="alternanza_scuola_lavoro_1" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/alternanza_scuola_lavoro_1-300x175.jpg" alt="alternanza_scuola_lavoro_1" width="300" height="175" /></a>IL COMUNICATO DEGLI STUDENTI E DELLE STUDENTESSE</h3>
<p style="text-align: justify">L&#8217;altro ieri, sei giugno, noi studenti del liceo tasso ci siamo trovati a dover affrontare alcuni problemi dovuti alla gestione dell&#8217;alternanza scuola lavoro da parte del preside e di parte della componente docenti. Alcuni alunni del terzo anno avrebbero dovuto iniziare una settimana di alternanza (40 ore). La settimana doveva iniziare il sei giugno, due giorni prima della fine della scuola. In risposta alle preoccupazioni degli alunni, che temevano che l&#8217;anticipazione della fine della scuola non avrebbe dato a tutti le stesse possibilità di recupero, una circolare aveva assicurato che sarebbe stata data precedenza alla didattica piuttosto che all&#8217;alternanza. Alcuni alunni avrebbero dovuto sostenere un&#8217;interrogazione di recupero lunedì, e hanno quindi avvertito il sabato prima la componente docenti, che si è imposta perché andassero all&#8217;alternanza. Dato che era stata data loro l&#8217;occasione di recupero, e che comunque entrando a scuola e facendo l&#8217;interrogazione sarebbero riusciti ad arrivare, anche se con poco ritardo, all&#8217;alternanza, loro hanno deciso di andare comunque a scuola a sostenere l&#8217;interrogazione che era stata concessa grazie alla disponibilità dell&#8217;insegnante della materia. Arrivati a scuola sono stati insultati dalla professoressa referente dell&#8217;alternanza scuola lavoro, e tacciati come &#8220;cretini&#8221;, mentre alla professoressa che aveva dato la disponibilità per l&#8217;interrogazione è stata definita &#8220;non professionale&#8221; e &#8220;non adatta al suo ruolo&#8221;. Agli studenti inoltre sono state rivolte delle minacce di sospensione. Questa situazione ha prolungato la loro permanenza a scuola, rendendo loro impossibile, come invece avevano previsto, arrivare al luogo dove avrebbero dovuto svolgere l&#8217;alternanza. Il giorno dopo il preside ha deciso di sospendere questi studenti dall&#8217;alternanza che dovranno recuperare queste ore a settembre, perché la scuola non desse un&#8217;immagine &#8220;inaffidabile&#8221; agli enti esterni. Siamo rimasti indignati davanti all&#8217;ennesima chiusura da parte della componente docenti e del preside che, entrati nell&#8217;ottica della scuola azienda, sminuiscono il ruolo della scuola, nonché l&#8217;assoluta priorità della didattica rispetto ai percorsi d&#8217;alternanza. Questo comporta che gli studenti vengono trattati come dei lavoratori, e che l&#8217;immagine che la scuola da agli enti esterni che offrono occasioni di alternanza diventi più importante della didattica degli studenti. La sospensione dall&#8217;alternanza di questi alunni infatti vuole essere monito esemplare per tutti gli alunni, nonché dimostrazione agli enti esterni della serietà e dell&#8217;affidabilità della scuola. Come studenti ci opponiamo a quest&#8217;idea di scuola conforme ai dictat della riforma, e stamattina in prima ora siamo scesi tutti in cortile invece di entrare in classe. Ci siamo riuniti convocando un&#8217;assemblea straordinaria per discutere dell&#8217;accaduto e abbiamo deciso di redigere questo comunicato e di salire tutti insieme in presidenza per richiedere un colloquio con preside e componente docenti. Durante l&#8217;assemblea alcuni alunni che avevano aderito alla protesta sono stati richiamati dai loro professori e ad alcuni è stata messa una nota sul registro. Gli altri studenti sono saliti e hanno aspettato davanti alla presidenza finché dopo un&#8217;ora di attesa il preside ha accettato una delegazione di studenti, mentre gli altri rimanevano fuori ad aspettare. Dopo un lungo colloquio siamo riusciti ad ottenere la revoca della sospensione, e domani gli studenti verranno riammessi ai percorsi di alternanza in modo da non dover recuperare ore a settembre. Quello che è successo al tasso è solo un&#8217;altra dimostrazione del fatto che l&#8217;alternanza scuola-lavoro, e in generale il modello di scuola proposto da Renzi rovina la scuola pubblica svalutando il ruolo di studenti e professori. Con oggi ribadiamo ancora una volta il nostro dissenso e alziamo ancora di più la nostra voce. Continueremo a mobilitarci nelle scuole e nelle strade affinché episodi simili non debbano più verificarsi. Noi non accettiamo e non accetteremo di conformarci a questo modello di scuola che non ci rappresenterà mai.</p>
<p style="text-align: justify">Gli studenti e le studentesse del liceo Tasso</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44774"> (1219)</p>
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		<title>COBAS SCUOLA &#8211; Nuova mobilità, nuovo precariato</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 18:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Libera.Tv]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[COBAS]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nuovo precariato fasi e prospettive Convegno  e sit-in presso il MIUR promosso dai Cobas per organizzare le necessarie contromisure alla Buona Scuola di Renzi. Malgrado le migliaia di assunzioni in ruolo rivendicate dal governo, a quasi un anno dall&#8217;approvazione della riforma i problemi sono molteplici. Una vera jungla burocratica che &#8220;balcanizza&#8221; completamente il mondo della [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300">Nuovo precariato fasi e prospettive</span></h1>
<p>Convegno  e sit-in presso il MIUR promosso dai Cobas per organizzare le necessarie contromisure alla Buona Scuola di Renzi. Malgrado le migliaia di assunzioni in ruolo rivendicate dal governo, a quasi un anno dall&#8217;approvazione della riforma i problemi sono molteplici. Una vera jungla burocratica che &#8220;balcanizza&#8221; completamente il mondo della scuola e lede dal profondo la dignità degli insegnati.  I Comitati di base della scuola sono  in prima linea  per lo  studio di contromisure legali  e  di categoria per contrastare ingiustizie e macroscopici  sprechi di competenze<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/03/Convegno-Cobas.png"><img class="  wp-image-43435 alignnone" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/03/Convegno-Cobas-300x168.png" alt="Convegno Cobas" width="468" height="262" /></a>.
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="43433"> (260)</p>
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		<title>SCUOLA : lo sciopero generale dei sindacati di base &#8211; Interviste</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/11/17/scuola-lo-sciopero-generale-dei-sindacati-di-base-interviste/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2015 18:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[COBAS]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ATTACCO ALLA SCUOLA PUBBLICA Interviste ad insegnanti, studenti e sindacalisti durante lo Sciopero Generale della scuola indetto dai sindacati di base A cura di Jacopo Venier ANIEF : SCIOPERO BUONA SCUOLA 13N: I MOTIVI Cobas e Anief hanno indetto lo sciopero generale. L’Anief denuncia «le incostituzionalità della buona scuola, i tagli dell’ultima legge di stabilità [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">ATTACCO ALLA SCUOLA PUBBLICA</span></h1>
<h3 style="text-align: justify;">Interviste ad insegnanti, studenti e sindacalisti durante lo Sciopero Generale della scuola indetto dai sindacati di base</h3>
<p style="text-align: justify;"><em>A cura di Jacopo Venier</em></p>
<hr />
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Sciopero-Generale-Scuola-COBAS.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27589" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Sciopero-Generale-Scuola-COBAS-300x168.jpg" alt="Sciopero Generale Scuola COBAS" width="300" height="168" /></a>ANIEF :</span> SCIOPERO BUONA SCUOLA 13N: I MOTIVI</h3>
<p style="text-align: justify;">Cobas e Anief hanno indetto lo sciopero generale. L’Anief denuncia «le incostituzionalità della buona scuola, i tagli dell’ultima legge di stabilità e le risorse irrisorie per il rinnovo contrattuale previste nel nuovo disegno di legge di stabilità 2015». «Troppi tagli – si legge in una nota – alle supplenze brevi, nessuna risposta alla Corte europea, alcuna stabilizzazione per il personale docente, ata, educatore e dirigente, trasferimenti al buio, nessun rimborso per l’indennità di vacanza contrattuale, ancora disparità tra precari, neo-assunti e immessi in ruolo, il fondo discrezionale del merito, la chiamata diretta, il diritto allo sciopero sono alcuni dei punti contestati che vedranno in piazza anche Cobas e Unicobas».</p>
<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">COBAS :</span> RESISTEREMO CONTRO LA CATTIVA SCUOLA DI RENZI</h3>
<div class="entry-content  single-content ">
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella Legge di (in)stabilità, grottesca “offerta” ai lavoratori/trici della scuola e del Pubblico impiego: dopo sei anni di blocco contrattuale, aumenti salariali di 8 euro (lordi) al mese</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Confermiamo per il 13 novembre lo sciopero della scuola, che vogliamo unitario come a maggio-giugno e con manifestazione nazionale, contro l’applicazione della legge 107 e per un consistente recupero salariale per docenti ed Ata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A proposito della Legge di (in)stabilità presentata ieri dal governo, i migliori commenti giornalistici sottolineano il clamoroso scarto tra le promesse di forte rilancio economico e di “manovra espansiva” fatte fino al giorno prima da Renzi e l’assenza concreta di investimenti nel lavoro, pensioni e servizi sociali, nonché i regali fatti (o promessi) ad imprenditori, commercianti e ceti ricchi (niente tasse manco su ville e castelli, riduzione ulteriore delle tasse sui profitti dal 2017, aumento dell’uso del contante ecc..). Ma, tranne pochi casi, è minimizzato l’aspetto più grottesco e beffardo della Legge: dopo sei anni di blocco contrattuale, a fronte di una perdita di almeno il 20% di salario (tra i 250 e i 300 euro) negli ultimi anni, ai lavoratori/trici della scuola e del restante Pubblico impiego viene “offerto” <strong>un aumento salariale medio di 8 euro (lordi) al mese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Derisoria, poi, è anche la proposta che viene fatta ai lavoratori/trici prigionieri della Legge Fornero: non ci sarà alcun anticipo del pensionamento ma, se essi/e proprio lo desiderano, dopo i 63 anni potranno auto-dimezzarsi lo stipendio, già misero, lavorando in part-time. In aggiunta, la Legge impone il solito, insopportabile taglio alla Sanità e quello a strutture, servizi e posti di lavoro nella Pubblica Amministrazione, quell’impoverimento di altri 7 miliardi di euro celato sotto l’apparentemente tecnica definizione di “spending review” .Oltretutto, per quel che riguarda docenti ed Ata, come se non bastasse l’offensiva e demenziale mancetta offerta, il governo vorrebbe inserire nel rinnovo contrattuale tutto il peggio della Legge 107, sanzionandovi lo strapotere dei presidi-padroni che valutano, assumono e licenziano e i sedicenti “premi di merito” ai docenti più proni alle direttive dell’aziendalizzazione scolastica, chiudendo definitivamente la prigione costruita con l’insieme delle disastrose regole della cattiva scuola renziana, contro cui nelle scuole prosegue quotidianamente la resistenza e l’opposizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono dunque tutte le ragioni per confermare <strong>per il 13 novembre lo sciopero generale della scuola, </strong>al quale riteniamo che vada abbinata <strong>una manifestazione nazionale</strong>, alla quale invitare tutte le forze e strutture dei lavoratori/trici, degli studenti e dei cittadini che si battono contro l’applicazione della cattiva scuola renziana. Ribadiamo nel contempo l’invito, che finora non ha ricevuto risposte, ai Cinque sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda) &#8211; con i quali abbiamo indetto e gestito i grandi scioperi del 5 maggio e degli scrutini &#8211; <strong>a promuovere lo sciopero di novembre unitariamente</strong>, e con pari dignità, per realizzare una partecipazione all’altezza di quelli estivi, contro l’applicazione della legge 107 e per consistenti aumenti salariali per docenti ed Ata, in netta opposizione alla insultante proposta governativa. E in preparazione dello sciopero, <strong>il 24 ottobre saremo in piazza nelle principali città</strong>, così come faranno anche i Cinque, seppur dobbiamo registrare con rammarico che, a causa dell’ostracismo messo in atto da alcune di tali organizzazioni nei nostri confronti, in molte regioni la mobilitazione non sarà unitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Piero Bernocchi  portavoce nazionale COBAS</p>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="27610"> (44)</p>
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		<title>COBAS &#8211; SCUOLA : Sciopero Sindacati di base &#8211; Bernocchi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/11/13/scuola-sciopero-cobas-e-sindacati-di-base-bernocchi/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2015 21:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[COBAS]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Bernocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CONTRO LA SCUOLA DI RENZI GUERRIGLIA NELLE SCUOLE PER LA NON APPLICAZIONE Piero Bernocchi &#8211; Cobas Scuola &#8211; spiega le ragioni dello sciopero generale della scuola COMUNICATO Un ottimo sciopero e una bellissima manifestazione: un lavoratore/trice su quattro non è andato a scuola Oltre diecimila manifestano a Roma tra il MIUR e il Parlamento Impedire l’applicazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>CONTRO LA SCUOLA DI RENZI</h1>
<h3><span style="color: #993300;">GUERRIGLIA NELLE SCUOLE PER LA NON APPLICAZIONE </span></h3>
<p><em>Piero Bernocchi &#8211; Cobas Scuola &#8211; spiega le ragioni dello sciopero generale della scuola</em></p>
<hr />
<div class="attribute-short">
<h3 style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Sciopero-Generale-Scuola-COBAS.jpg"><img class=" size-medium wp-image-27589 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Sciopero-Generale-Scuola-COBAS-300x168.jpg" alt="Sciopero Generale COBAS scuola" width="300" height="168" /></a><em>COMUNICATO</em></h3>
<h3><span style="color: #993300;">Un ottimo sciopero e una bellissima manifestazione: un lavoratore/trice su quattro non è andato a scuola</span></h3>
<h3><b>Oltre diecimila manifestano a Roma tra il MIUR e il Parlamento</b></h3>
<p style="text-align: justify;"><b>Impedire l’applicazione dei distruttivi provvedimenti della legge 107, esigere l’assunzione stabile di tutti i precari abilitati o con almeno 36 mesi di servizio, ottenere un consistente recupero salariale per docenti ed Ata di quanto perso negli ultimi anni</b></p>
</div>
<div class="attribute-long">
<p style="text-align: justify;">Almeno un docente ed un Ata su quattro hanno scioperato oggi nell’unico appuntamento di lotta possibile e fondamentale per impedire l’applicazione almeno delle parti più deleterie della legge 107, per ridicolizzare l’ignobile “offerta” governativa di rinnovo contrattuale con un aumento medio di 8 euro lorde al mese, per richiedere un consistente recupero salariale per docenti ed Ata, nonché la stabilizzazione di tutti i precari abilitati o con 36 mesi di servizio, esclusi dalla 107. E a Roma oltre diecimila manifestanti docenti, Ata e studenti hanno sfilato in corteo dal MIUR (ove numerosi interventi hanno criticato aspramente le politiche governative) fino al Parlamento, ove decine e decine di voci hanno rinnovato la loro volontà di continuare la lotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giornalista in piazza ci faceva notare che uno sciopero del 25% è un passo indietro rispetto al 65-70% del 5 maggio scorso. Ma a noi pare comunque un ottimo risultato, tenendo conto che avviene a legge approvata (anche se non ancora messa in opera) e con l’incredibile e inspiegabile defezione dei Cinque sindacati (Cgil-Cisl-Uil, Snals e Gilda) che allora scioperarono con noi e che ci seguirono persino nel blocco degli scrutini, in passato da essi sempre giudicato “estremista”. Dell’importanza di tale unità eravamo così convinti da attendere pazientemente, fin dall’inizio di settembre, che i Cinque si decidessero a convocare lo sciopero, disposti a prendere anche la loro data pur di ripresentare un’alleanza plebiscitaria. Purtroppo, i Cinque non hanno dato alcuna risposta ai nostri ripetuti inviti a lottare e scioperare insieme, ma si sono limitati a convocare una manifestazione del pubblico impiego a fine novembre, senza sciopero, in cui la lotta contro la 107 svanisce, inviando al governo Renzi e a docenti ed Ata un segnale di resa incondizionata.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/La-scuola-mostruosa-di-Renzi.jpg"><img class=" size-medium wp-image-27590 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/La-scuola-mostruosa-di-Renzi-300x168.jpg" alt="Renzi mostro della scuola" width="300" height="168" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Lo sciopero di oggi e le manifestazioni (oltre a quella di maggior rilievo di Roma, altre se ne sono svolte, a prevalente presenza studentesca, in varie città) hanno ciò malgrado un grande rilievo perché mandano un segnale chiaro al governo e anche a quei lavoratori/trici che oggi sono andati a scuola: la partita contro la cattiva scuola di Renzi non è terminata, è finito solo il primo tempo, in cui, seppur di misura, Renzi è risultato in vantaggio. Ma ora arriva il secondo tempo, perché il conflitto contro la 107 esploderà nei prossimi mesi quando, dopo il furbesco suggerimento ministeriale che ha indotto i presidi a rinviare la formazione dei Comitati di valutazione e il varo dei PTOF triennali, la “tregua” terminerà e i capi di istituto tenteranno di imporre l’inaccettabile strapotere padronale su assunzioni, licenziamenti, premi e punizioni, oltre alla “alternanza scuola-lavoro” (400 ore per gli studenti dei tecnici e professionali e 200 per i licei in azienda).</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, il 25% della categoria in sciopero ha mandato un forte segnale agli altri docenti ed Ata: possiamo impedire l’applicazione dei deleteri provvedimenti della 107, bocciare l’umiliante “proposta” degli 8 euro, dopo sei anni di blocco contrattuale e una perdita salariale negli ultimi anni tra i 250 e i 300 euro, imporre la stabilizzazione dei precari esclusi dalla 107. Basta non arrendersi e recuperare l’unità e la voglia di lottare dei mesi scorsi!</p>
<p style="text-align: justify;"><b>Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>13 novembre 2015</b></p>
</div>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="27587"> (33)</p>
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		<title>CGIL-CISL-UIL : RIECCOLI !!!</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/06/22/rieccoli/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 11:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Annamaria Furlan]]></category>
		<category><![CDATA[Carmelo Barbagallo]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
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		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Pubblici e Sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Susanna Camusso]]></category>
		<category><![CDATA[UIL - Unione Italiana del Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Puntuale come un orologio torna la querelle sull’unità sindacale. La punzecchiatura di Renzi sul sindacato unico, buttata lì dagli schermi televisivi, ha ottenuto il suo primo risultato, far correre Camusso, Barbagallo e Furlan a riannodare i fili della unità di sigle, cosa assolutamente diversa, se non contraria, all’unità della classe lavoratrice. Al centro della discussione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #b22222;"><strong>Puntuale come un orologio torna la querelle sull’unità sindacale. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La punzecchiatura di Renzi sul sindacato unico, buttata lì dagli schermi televisivi, ha ottenuto il suo primo risultato, far correre Camusso, Barbagallo e Furlan a riannodare i fili della unità di sigle, cosa assolutamente diversa, se non contraria, all’unità della classe lavoratrice. </strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Al centro della discussione ovviamente viene posta la perdita di peso e di funzione del sindacato e la colpa la si attribuisce alla mancanza di unità sindacale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto quello che serve è ritrovarla subito, ovviamente a partire da una condivisa riforma della contrattazione che ha come obbiettivo l’ulteriore ridimensionamento di quella nazionale a favore di quella aziendale o di secondo livello. Poco da dire, anche stavolta Renzi trova il burro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna ipotesi di rispondere alla provocazione sul sindacato unico mettendo in campo lavoratori e lavoratrici in carne ed ossa, solo chiacchiere e distintivo. Nessun ripensamento o riflessione su come e perché le maggiori organizzazioni sindacali italiane vivono oggi una crisi che non si manifesta in forme drammatiche solo grazie agli enormi apparati economici che li sostengono e senza i quali, e senza le fettine di potere graziosamente concesse loro negli anni trascorsi per tenerseli buoni, sarebbero già crollati come castelli di carta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del governo della nazione è evidente a tutti tranne che ai segretari confederali. Fare a meno di ogni mediazione tra i lavoratori e i padroni e il governo, avere campo libero per ogni nefandezza, come stiamo verificando ogni giorno con i decreti attuativi del Job act, poter smantellare il welfare, partendo dalla scuola e dalle pensioni, passando per la sanità e il diritto al lavoro e all’abitare senza trovare alcun contrasto organizzato. Indebolire la classe nella sua capacità collettiva di respingere l’attacco violentissimo in corso portato all’ombra di una crisi che viene utilizzata per spianare ogni cosa. E quei tre vagheggiano di unità sindacale garantendo già a priori di sposare uno degli architravi del progetto del capitale, la definitiva archiviazione del contratto collettivo nazionale di lavoro. Le prove tecniche sono a buon punto, tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, così come quelli del trasporto pubblico locale sono già senza contratto da anni e non si intravvedono soluzioni a breve termine. Basta dire che non ci sono i soldi per rinnovare i contratti che tutti tacciono e si autoconvincono che vada bene così e non si possa fare altro. A cominciare da Camusso Furlan e Barbagallo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che ciò che manca non è l’unità sindacale di cgil, cisl e uil e magari con i tirapiedi dell’ugl al seguito, quello che serve davvero è l’unità della classe e la sua autonomia nella definizione degli obbiettivi e delle pratiche di conflitto, per riaprire una stagione di lotte senza compatibilità e senza regali ai padroni, per riprenderci quello che è nostro e per provare ad andare avanti. Contratti, pensioni, sanità e scuola pubblica, servizi sociali, reddito garantito e diritto alla casa, riduzione dell’orario di lavoro e buona occupazione su queste semplici parole d’ordine, ma che possono cambiare la nostra vita, siamo chiamati a lottare, per farlo non solo serve l’unita della classe ma serve anche spazzare via le organizzazioni sindacali complici.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10728"> (58)</p>
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		<item>
		<title>ROMA NON SI VENDE: manifestazione 19 marzo</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/03/15/roma-non-si-vende-manifestazione-19-marzo/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Mar 2015 19:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Bruni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Tutte le vertenze in assemblea per dire &#34;no al bilancio dei diritti negati&#34; di Anna Maria Bruni Nidi e scuole d&#8217;infanzia allo stremo, emergenza abitativa ed emergenza rifiuti, aumento esponenziale dei distacchi dell&#8217;acqua, mobilità urbana nel caos, biblioteche, cinema e teatri chiusi, licenziamenti e lavoro sempre più precario nelle aziende comunali come per i tanti [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<strong>Tutte le vertenze </strong><strong>in assemblea</strong><strong> per dire &quot;no al bilancio dei diritti negati&quot;</strong></p>
<p>
	di Anna Maria Bruni</p>
<p>
	<strong><img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user3373/IMG1103.JPG" style="width: 300px; height: 169px; margin: 10px; float: left;" />Nidi e scuole d&rsquo;infanzia</strong> allo stremo, emergenza abitativa ed emergenza rifiuti, aumento esponenziale dei distacchi dell&rsquo;acqua, mobilità urbana nel caos, biblioteche, cinema e teatri chiusi, licenziamenti e lavoro sempre più precario nelle aziende comunali come per i tanti operatori sociali. E&rsquo; il quadro di una città al collasso quello che emerge dall&rsquo;assemblea sul bilancio di Roma che si è tenuta sabato alla Casa delle Culture a Trastevere.</p>
<p>
	<strong>Emergenza sociale vera, liquidata</strong> da un bilancio trattato come una questione ragionieristica mentre prevede la svendita di quanto dovrebbe invece essere risanato e restituito alla città in termini di lavoro e servizi.</p>
<p>
	<strong>Quel che il Comune liquida</strong> con questo bilancio è la vita degli uomini, delle donne e dei bambini di questa città.<strong> Lo racconta bene un&rsquo;abitante del mega-condominio di via Giolitti,</strong> in pieno centro: &ldquo;a secco 300 persone, 90 appartamenti più varie attività commerciali&rdquo;, dice traducendo in numeri la politica dei distacchi di Acea, mentre si appresta a diventare una holding dell&rsquo;acqua in grado di rastrellare profitti in tutto il centro Italia.</p>
<p>
	<strong>Lo racconta bene un genitore</strong> &ldquo;colpito da come il Comune sottragga opportunità e qualità ai bambini&rdquo; chiudendo i nidi, non occupandosi di quelli fatiscenti, precarizzando il personale, insieme a due operatrici dell&rsquo;Usb che denunciano i nuovi tagli al personale, &ldquo;circa 3000 persone tra nidi e insegnanti scuola infanzia&rdquo; personale precario da &ldquo;5, 600 euro al mese&rdquo;.</p>
<p>
	<strong>Lo raccontano bene gli operatori sociali,</strong> dall&rsquo;accoglienza agli immigrati &ndash; su cui è ben noto il lucro emerso con Mafia capitale &#8211; fino ai canili comunali, un taglio del 53% dei servizi, che arriva al 55% per l&rsquo;assistenza ai minori, dove si sottolinea l&rsquo;aggancio con il Jobs Act e la facilità di licenziamento &ldquo;per motivi economici prima impossibile&rdquo;.</p>
<p>
	<strong>Lo racconta bene l&rsquo;emergenza casa</strong> riportata da un esponente di Asia denunciando la vendita all&rsquo;asta delle case popolari e ricordando che la Regione ha ancora i soldi della Gescal. <strong>Lo raccontano bene i cinema chiusi o sgomberati </strong>come il Volturno o l&rsquo;America, i teatri chiusi dal Valle all&rsquo;Eliseo, le biblioteche, ricorda Cinecittà Bene Comune che ha dato vita all&rsquo;occupazione della Raffaello.</p>
<p>
	<strong>E ancora le 21 aziende comunali in svendita</strong>,<strong> in testa Farmacap</strong>. Esattamente come vendere i quadri e l&rsquo;argenteria, &ldquo;come se la soluzione fosse vendere per risanare un bilancio &ndash; sottolinea DeLiberiamo Roma &ndash; il cui pareggio si prevede raggiunto nel 2048&rdquo;.</p>
<p>
	<strong>E ancora un abitante del Comitato di Prato Fiorito</strong> denunciando l&rsquo;emergenza rifiuti, ricordando che dopo la chiusura di Malagrotta e Salaria la proposta di apertura a Rocca Cencia è insostenibile per la cittadinanza, e che tutta la città deve essere investita nella soluzione di un problema che rischia di diventare &ldquo;napoletano&rdquo;.</p>
<p>
	<strong>La sostanza che emerge è la cancellazione di un&rsquo;idea di città </strong>e di una gestione come servizio. Un&rsquo;idea che questa parte di città che ha affollato l&rsquo;assemblea ogni giorno costruisce e tutela rendendo, questa sì, un servizio alla città, e che intende difendere con la mobilitazione.</p>
<p>
	<strong>Primo appuntamento giovedi 19 marzo alle 15 </strong>al Colosseo, per arrivare in corteo al Campidoglio ed impedire l&#39;approvazione del bilancio. Ma per tutti è &ldquo;solo il punto di partenza&rdquo; di un&rsquo;opposizione forte dell&rsquo;unità delle tante vertenze in piedi, per passare poi attraverso le tante proposte emerse, dall&rsquo;istituzione di una tassa di scopo alla costruzione di un percorso di partecipazione collettiva nei quartieri di cui due, Prato Fiorito (rifiuti) e Pigneto (cinema chiusi) tornano a dare appuntamento il 21 nelle rispettive piazze. Ma l&#39;obiettivo, sono sempre di più a dirlo, sono le dimissioni della giunta.</p>
<p>	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1346"> (71)</p>
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		<item>
		<title>DIRITTO ALLA CITTA&#039;: 13 dicembre corteo nelle periferie</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/12/11/diritto-alla-citta-13-dicembre-corteo-nelle-periferie/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2014 12:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Bruni]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Privatizzazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>DIRITTO ALLA CITTA&#39; A Roma corteo il 13 dicembre di Anna Maria Bruni La prossima manifestazione maturata nell&#8217;ultima assemblea dello scorso mese, ben prima che scoppiasse il caso &#8220;Mafia capitale&#8221; ma straordinariamente tempestiva dopo questi fatti segnala una notizia: il movimento romano con la rete &#8220;Diritto alla città&#8221; comincia a scandire la sua agenda. Perché [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#800000;"><strong>DIRITTO ALLA CITTA&#39;</strong></span></h1>
<p>
	<em><strong>A Roma corteo il 13 dicembre</strong></em></p>
<hr />
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user3373/communia-2.jpg" style="width: 460px; height: 307px; margin: 10px;" /></p>
<p>
	di Anna Maria Bruni</p>
<p>
	<strong>La prossima manifestazione maturata </strong>nell&rsquo;ultima assemblea dello scorso mese, ben prima che scoppiasse il caso &ldquo;Mafia capitale&rdquo; ma straordinariamente tempestiva dopo questi fatti segnala una notizia: il movimento romano con la rete &ldquo;Diritto alla città&rdquo; comincia a scandire la sua agenda.</p>
<p>
	<strong>Perché il vaso di pandora</strong> della premiata ditta Carminati&amp;Co riempie le prime pagine dei giornali e i salotti televisivi, ma la denuncia di un sistema di potere determinato dalla politica attraverso regole che permettono a mafia e criminalità di radicarsi, arraffare e arricchirsi entro margini di legalità, fà storia per chi continua ad avere come coordinate dignità e diritti e come orizzonte un&rsquo;idea chiara di che cosa sia comunità.</p>
<p>
	<strong>E se un appalto può essere ottenuto</strong> con trattativa privata ovvero senza bando pubblico fino a 500milioni, cadere dalle nuvole diventa il crimine.</p>
<p>
	<strong>Perciò che il tappo sia saltato</strong> adesso produce qualcosa di più di un sospetto, se come ricorda qualcuno nell&rsquo;assemblea che è tornata ieri al Nuovo Cinema Palazzo a confrontarsi,&nbsp; il procuratore capo Giuseppe Pignatone due giorni prima di portare alla ribalta questo &ldquo;mondo di mezzo&rdquo; è alla conferenza Pd. Produce la percezione di un patto per sostenere la politica nella corsa alle privatizzazioni come ricetta salvifica per chiudere definitivamente con tutto ciò che è pubblico, perché &ldquo;non funziona&rdquo;, come da <em>leit motiv</em> ripetuto ossessivamente fino a diventare senso comune. E come pietra tombale, <em>voilat</em> la prova del nove.&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Come se la gestione mafiosa</strong> della città non fosse esattamente privatizzazione di tutto ciò che è pubblico, ovvero bene comune dei cittadini, 1 miliardo e 360 milioni da spartire in pochi continuando a fare affari miliardari possibili solo trasformando i diritti in favori, commissariando la città con il <em>fiscal compact </em>dandole poi in pasto la disputa sul commissariamento della giunta.</p>
<p>
	<strong>Ma la partita è nota</strong> all&rsquo;assemblea, ed è cruciale, perché investe tutti gli aspetti che attraversano la vita e l&rsquo;impegno di chi è presente qui.</p>
<p>
	<strong>Il lavoro, </strong>presente una delegata della cooperativa 29 giugno in mano a Gozzi, la Farmacap, farmacie comunali date in mano a una società privata, gli operatori sociali &#8211; AEC, mense, pulizie, frutto di lucrose esternalizzazioni, Cinecittà bene comune, tra le tante lotte quella per riaprire gli Studios di Cinecittà.</p>
<p>
	<strong>I servizi, </strong>come la battaglia per la riapertura del repartino del policlinico nel rispetto del diritto all&rsquo;interruzione di gravidanza, o l&rsquo;acqua, restituita ai cittadini da SuperMario e i gruppi di allaccio popolare, che affiancano la battaglia decennale del Crap&nbsp; per la ripubblicizzazione di Acea Ato2, o la scuola d&rsquo;infanzia pubblica, una delibera popolare che de-Liberiamo Roma ancora attende di discutere in consiglio, un altro piano dove la democrazia viene fatta a pezzi.</p>
<p>
	<strong>Il territorio</strong>, come la battaglia contro la lucrosa svendita dell&rsquo;ex dogana a San Lorenzo a<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user3373/Corteo-13D-210x300.jpg" style="width: 210px; height: 300px; margin: 10px; float: right;" /> Fintecna e EsseLunga, <strong>il patrimonio comune</strong>, una battaglia decennale dei movimenti per il diritto all&rsquo;abitare e BPM per il diritto alla casa, o del Nuovo Cinema Palazzo, Scup, Corto e le tante occupazioni che producono cultura e welfare nei loro territori e un&rsquo;altra delle delibere di de-liberiamo Roma, e ancora le tante associazioni come Arci Confraternita, Da Sud, Social Pride, fra le tante battaglie quella della Città dell&rsquo;Altra Economia sottratta alla gestione comune per consegnarla mani e piedi a una cordata fatta di solidi interessi privati della nuova destra insieme a realtà economiche storiche del centro sinistra.</p>
<p>
	<strong>E&rsquo; un intero corpo sociale</strong> che si va ricomponendo dopo anni di frantumazione, un mondo variegato che comincia a parlare la stessa lingua, ognuno portando il suo pezzo di storia e il suo piano d&rsquo;azione, ma che insieme comincia a comporre il quadro di una comunità intera, il cui salto di qualità starà nella capacità di fare sistema.</p>
<p>
	<br />
	<strong>L&rsquo;unica possibilità tra l&#39;altro</strong> <strong>di arginare</strong> la riorganizzazione della destra, che si va ricompattando dalle periferie contro il degrado &ldquo;incarnato&rdquo; dai migranti. Cominciando proprio da questo sabato con un doppio appuntamento: a Primavalle la mattina per rispondere con le parole d&rsquo;ordine della partecipazione a quelle securitarie di Casa Pound e alle 14 da Piazza Vittorio, per portarle al Pigneto, Tor Pignattara e fino a San Lorenzo, segnando definitivamente un nuovo percorso.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1303"> (24)</p>
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