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	<title>Libera Tv &#187; Repressione</title>
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		<title>DECRETO SALVINI: Sicurezza o Repressione?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 22:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[DECRETO SALVINI]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SI CANCELLA IL “PERMESSO UMANITARIO&#8221; E SI RISCHIA LA GALERA SE SI FANNO I PICCHETTI DAVANTI ALLE FABBRICHE Il Decreto Sicurezza contiene misure ispirate alla repressione o alla sicurezza? Per capirne di più abbiamo incontrato Eugenio Losco, avvocato esperto del codice penale, e Pietro Basso, docente della Università Ca’ Foscari di Venezia Interviste a cura [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000">SI CANCELLA IL “PERMESSO UMANITARIO&#8221; E SI RISCHIA LA GALERA SE SI FANNO I PICCHETTI DAVANTI ALLE FABBRICHE</span></h1>
<h2><span style="color: #800000">Il Decreto Sicurezza contiene misure ispirate alla repressione o alla sicurezza? Per capirne di più abbiamo incontrato Eugenio Losco, avvocato esperto del codice penale, e Pietro Basso, docente della Università Ca’ Foscari di Venezia</span></h2>
<p><strong>Interviste a cura di Alfredo Comito  LiberaRete-Libera.tv</strong></p>
<p>_____________________________________________________________________________________________________________________________</p>
<p><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/LiberaTv-Base-2.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48310 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/LiberaTv-Base-2.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv Base (2).Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a>Cosa c&#8217;entra la sicurezza con la parola emigrazione? Cosa c’entra la sicurezza con la vendita anche ai privati dei beni confiscati alle mafie? Cosa c’entra la sicurezza con il permesso umanitario? Cosa centra la sicurezza con i picchetti dei lavoratori?</p>
<p>Mentre i controsoffitti delle scuole materne crollano sulle teste dei bambini, il Parlamento si accinge a votare il “Decreto Sicurezza” che cancella “l’umanitario”, permette ai privati prestanome delle mafie di riacquistare i beni loro sottratti dai magistrati, e punisce con la galera i lavoratori che per salvaguardare il salario o il posto di lavoro fanno i picchetti davanti ai cancelli delle fabbriche.</p>
<p>Nella migliore tradizione italiana degli ultimi 40 anni, nel decreto legge, consentito al Governo nel solo caso di provvedimenti urgenti, ma che di urgente hanno poco, viene inserito di tutto, ogni artificio possibile, anche quello che non ti aspetti. Così accade nel Decreto Genova per la caduta del ponte Morandi, nelle cui pieghe è prevista la “messa in regola” o condono dir si voglia, degli immobili costruiti ad Ischia sin dagli anni ’80. Cosa c’entra l’urgenza del ponte di Genova con i condoni delle case abusive ad Ischia, sul cui piccolo territorio ve ne sono migliaia e migliaia?</p>
<p>In Francia o in Germania non sanno cosa significhi “casa abusiva”. Non lo capiscono. Non ci arrivano proprio. Non capiscono neanche cosa significhi “in deroga” scritto in una legge. Non si fa, ma “in deroga” lo puoi fare? Sì, significa proprio questo.</p>
<p>E a voglia di andare avanti con condoni e deroghe, l’Italia si ritrova con un territorio non governato dalla legge, ma dalle criminalità, dagli abusi, dalle arroganze delle aziende che utilizzano i caporali per portare mano d’opera a basso costo e ricattabile nelle campagne di Rosarno, sul tavoliere nelle Puglie, o su, nel nord delle &#8220;eccellenze&#8221;, in provincia di Verona.</p>
<p>Secondo l’avvocato Losco, questo Decreto <em>“interviene per colpire le classi più deboli per colpire gli ultimi e non solo gli immigrati”</em>. Infatti, il Decreto Sicurezza che dovrà essere approvato entro il 3 dicembre con l’appoggio del Movimento 5 Stelle unito come una “testuggine romana”, così come suggerito da Di Maio, introduce il reato di blocco stradale prevedendo la galera per chi, come fanno spesso i lavoratori, organizza dei picchetti davanti ai cancelli di accesso alla strada della fabbrica presso cui lavorano. Una  forma di lotta utilizzata da sempre da comitati, cittadini e lavoratori, in particolare dagli operai che lavorano nella logistica, settore in forte espansione in Italia, costituito per circa 80% da persone immigrate. Con tale reato, l’immigrato correrebbe anche il rischio di perdere la nazionalità o di vedersi togliere il permesso di rifugiato, causando così, l’aumento della popolazione non regolare, priva di identità e diritti, facile strumento dello sfruttamento e delle criminalità.</p>
<p><em>“Se andate a Rosarno, se voi andate a Cerignola (…) dove la produzione richiede mano d’opera abbondante, la prassi in questi luoghi è di farti lavorare un mese, e alla fine, di avvertire i Carabinieri che ci sono individui senza permesso di soggiorno per non pagarti”</em> dice Pietro Basso, docente alla Università Ca’ Foscari di Venezia.</p>
<p><em>“Salvini è l’ultimo di quelli che hanno collegato la sicurezza all’immigrazione”</em> ci ricorda Basso. Cita la Legge Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, il Decreto Maroni e, in ultimo, quello targato Minniti, che lo stesso Salvini ha riconosciuto quale ottima base di partenza. <em>“Incolpare gli immigrati di importare criminalità serve a coprire i legami molto forti tra lo Stato e la criminalità organizzata”</em> conclude Basso.
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		<title>ARCHIVIATO : online il documentario per capire la lotta NO TAV e la repressione in Italia</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/09/28/archiviato-online-il-documentario-per-capire-la-lotta-no-tav-e-la-repressione-in-italia/</link>
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		<pubDate>Fri, 28 Sep 2018 17:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Materiali]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Val di Susa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#8220;ARCHIVIATO&#8221;: l’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa Dopo due anni oggi è anche online il documentario prodotto nel 2016 e che tanto ha fatto discutere Articolo di Pietro Venier &#160; No TAV Info ha messo finalmente online il documentario che nel 2016 è stato realizzato da : Controsservatorio Valsusa; Antigone &#8211; per i diritti e le [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #800000">&#8220;ARCHIVIATO&#8221;: l’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa</span></h1>
<p>Dopo due anni oggi è anche online il documentario prodotto nel 2016 e che tanto ha fatto discutere</p>
<p>Articolo di Pietro Venier</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Storie-No-tav.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48244" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Storie-No-tav-253x300.jpg" alt="Storie NO TAV" width="253" height="300" /></a>No TAV Info ha messo finalmente online il documentario che nel 2016 è stato realizzato da : <em> Controsservatorio Valsusa; Antigone &#8211; per i diritti e le garanzie del sistema penale; A buon diritto &#8211; associazione per le libertà; Associazione Nazionale Giuristi Democratici; L&#8217;altro diritto &#8211; Centro di documentazione su carcere, devianza e marginalità.</em> Mentre si sviluppa la discussione sul caso Cucchi, anche grazie al film &#8220;Sulla mia pelle&#8221; il movimento No TAV ha scelto di diffondere questo importante strumento che aiuta, chi vuole aprire gli occhi, a sapere quale è stata ed è tutt&#8217;ora l&#8217;intensità della repressione che hanno subito i militanti contro l&#8217;alta velocità Torino Lione. Nell&#8217;indifferenza di gran parte dell&#8217;opinione pubblica democratica moltissimi casi di violenze subite dai manifestanti da parte delle forze dell&#8217;ordine sono stati sistematicamente archiviati. Nello stesso tempo un pool di magistrati si occupava specificamente di istruire processi contro centinaia di persone impegnate nel movimento NO TAV. Una disparità di trattamento che ha indignato le associazioni produttrici del documentario, associazioni che da sempre si battono per lo stato di diritto e contro ogni abuso di potere. La questione posta dal docufilm non è quindi se sia o meno giusta la TAV ma se in Italia siano state rispettate le libertà democratiche di chi a questo progetto si oppone. Questo video è stato proiettato in molte occasioni pubbliche suscitando sempre aspre reazioni ma mai, a detta dei No Tav, la disponibilità delle autorità accusate ad un confronto in contraddittorio. L&#8217;iniziativa di rendere disponibile a tutti direttamente il video vuole dare l&#8217;occasione a tutti di farsi una opinione.</p>
<div>
<hr />
</div>
<div></div>
<h4>Sinossi</h4>
<div>
<p style="text-align: justify">Il video, che ha fruito della collaborazione, tra gli altri, di <strong>Elio Germano</strong> come voce narrante, nasce dall’esigenza di raccontare uno dei molteplici risvolti giudiziari legati alla lotta popolare valsusina.</p>
<p style="text-align: justify">Come in tutte le aree di acuito conflitto sociale la contrapposizione, ed a volte lo scontro fisico, tra coloro che protestano e le forze dell’ordine determina l’intervento dell’Autorità Giudiziaria chiamata a perseguire gli autori di condotte violente o comunque illecite da chiunque agite, manifestanti o agenti di polizia.</p>
<p style="text-align: justify">L’<strong>art. 112 della Costituzione</strong> sancisce che <em>“il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”:</em> ciò significa che la Procura è tenuta ad indagare su ogni notizia di reato venga denunciata o giunga alla sua attenzione e che ha poi il dovere di chiedere al giudice di verificarne, in un pubblico processo, la fondatezza.</p>
<p style="text-align: justify">Tale principio è posto a garanzia dell’uguaglianza dei cittadini ed ha lo scopo dichiarato di eliminare ogni possibile valutazione discrezionale del Pubblico Ministero sulle notizie di reato che pervengono alla Procura della Repubblica.</p>
<p style="text-align: justify">Naturalmente tale imprescindibile obbligo trova un ovvio e giustificato temperamento nella possibilità del Pubblico Ministero di richiedere l’archiviazione di un procedimento penale tutte le volte in cui le indagini che ha svolto abbiano accertato l’infondatezza della notizia di reato o l’impossibilità oggettiva di attribuirla ad un autore.</p>
<p style="text-align: justify">L’idea del filmato nasce dalla constatazione di come gli illeciti commessi da agenti e funzionari di pubblica sicurezza ai danni di manifestanti o fermati, ampiamente documentati dai media, non determinino i medesimi esiti giudiziari di quelli commessi dai manifestanti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel contenuto ma emblematico contesto valsusino tale discrasia assume caratteri macroscopici: centinaia di denunce e procedimenti penali avviati nei confronti di attivisti e simpatizzanti del Movimento Notav, anche e soprattutto per reati bagatellari, trovano immancabile sbocco in processi e sentenze, mentre le decine di querele, denunce ed esposti per gli abusi compiuti dalle forze dell’ordine, anche gravemente lesivi dei diritti e dell’incolumità dei manifestanti, non sono mai giunti al vaglio di un processo.</p>
<p style="text-align: justify">Il documentario <strong><em>“ARCHIVIATO. l’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa”</em></strong> affronta dunque il delicato tema della tutela giudiziaria delle persone offese dai reati commessi dagli agenti e dai funzionari appartenenti alle varie forze dell’ordine e per farlo si avvale di immagini e documenti, per lo più inediti.</p>
<p style="text-align: justify">Il filmato, all’inevitabile e drammatica rappresentazione delle violenze subite dai manifestanti nel corso delle operazioni di ordine pubblico condotte dalla polizia in Valsusa, fa seguire la narrazione del successivo iter processuale sino al suo disarmante e preoccupante epilogo.</p>
<p style="text-align: justify">Il lavoro è stato realizzato con il <strong>patrocinio di cinque associazioni:</strong></p>
<p style="text-align: justify">Controsservatorio Valsusa;<br />
Antigone – per i diritti e garanzie del sistema penale,<br />
A buon diritto – associazione per le libertà<br />
Associazione Nazionale Giuristi Democratici<br />
L’altro diritto – Centro documentazione su carcere, devianza e marginalità.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify">
</div>
<p>Per info : <a href="https://archiviatoblog.wordpress.com" target="_blank">https://archiviatoblog.wordpress.com</a></p>
<p>Per organizzare una presentazione del documentario o per ricevere informazioni potete scriverci una mail.</p>
<p>Email: <a href="mailto:archiviato.valsusa@gmail.com">archiviato.valsusa@gmail.com</a></p>
<p>&nbsp;
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		<title>SCIOPERO contro REPRESSIONE &#8211; Il Sindacalismo di Base non si piega</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 19:43:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[SCIOPERO GENERALE]]></category>
		<category><![CDATA[SINDACALISMO DI BASE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>SCIOPERO GENERALE CONTRO LA REPRESSIONE DEL CONFLITTO CUB, SGB, SLAI COBAS, SI COBAS, USI-AIT, non si piegano all&#8217;accordo sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014 e chiamano alla lotta i lavoratori. DOPO IL SUCCESSO DELLO SCIOPERO DEL 16 GIUGNO, IL MINISTRO DELRIO RIDUCE A QUATTRO ORE QUELLO NEI TRASPORTI. &#8220;E&#8217; chiara la volontà politica di reprimere i [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000">SCIOPERO GENERALE CONTRO LA REPRESSIONE DEL CONFLITTO</span></h1>
<h2><span style="color: #800000">CUB, SGB, SLAI COBAS, SI COBAS, USI-AIT, non si piegano all&#8217;accordo sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014 e chiamano alla lotta i lavoratori.</span></h2>
<h3><span style="color: #000000">DOPO IL SUCCESSO DELLO SCIOPERO DEL 16 GIUGNO, IL MINISTRO DELRIO RIDUCE A QUATTRO ORE QUELLO NEI TRASPORTI. &#8220;E&#8217; chiara la volontà politica di reprimere i lavoratori e il sindacalismo di base&#8221; DICE UN RAPPRESENTANTE SINDACALE. CORTEI A MILANO, FIRENZE E ROMA. &#8220;In Italia si sta ricostruendo un movimento unitario conflittuale. CGIL, CISL e UIL non sono più i primi sindacati di questo Paese&#8221;</span></h3>
<p><strong>Interviste a cura di Alfredo Comito  LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<p>_____________________________________________________________________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify">SCIOPERO G<img class=" size-medium wp-image-47221 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/ALMAVIVA-300x169.jpg" alt="ALMAVIVA" width="300" height="169" />ENERALE NAZIONALE – CUB, SGB, SLAI COBAS, SI COBAS, USI-AIT, hanno chiamato alla lotta i lavoratori che hanno manifestato in diverse città italiane. Oltre a rivendicare migliori condizioni di lavoro e di salario, indebolite oltre modo dalla perdita di diritti e dalla diffusa precarietà, le sigle del sindacalismo di base che non hanno firmato l’Accordo sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014, rivendicano anche la difesa del Diritto di Sciopero che la Costituzione sancisce, ma che due proposte di legge (Ichino e Sacconi) vogliono superare attraverso l’assegnazione del diritto di rappresentare i lavoratori ai firmatari del suddetto accordo, e imponendo (Sacconi) il preavviso al padrone sulla data del conflitto. Insomma, bisognerebbe avvisare con netto anticipo il padrone della fabbrica quando si vuole scioperare, di modo che lui possa assumere tanti lavoratori Occasionali e mantenere la produzione abbassando perfino i costi.</p>
<p style="text-align: justify">Di certo, quando ci si mettono i riformisti sono sempre gioie per i lavoratori, e questa volta i due insieme potrebbero produrre la cancellazione concreta dello sciopero come atto di protesta e di rivendicazione della classe lavoratrice. Si protesterà lavorando. Sarà sufficiente mettersi un fazzoletto al braccio con su scritto “sono incazzato nero. Governo ladro”.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/CORTEO.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47222 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/CORTEO-300x169.jpg" alt="CORTEO" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify">E sia ben chiaro. Fazzoletto regolamentare fornito dall’azienda alla modica cifra di una ora di paga. Un vero affare!</p>
<p style="text-align: justify">Intanto, il Ministro Delrio ha ridotto a quattro ore lo sciopero nel settore trasporti, memore del successo che lo stesso aveva ottenuto il 16 giugno causando forti disagi in tutto il Paese. Segno che molti lavoratori avevano aderito, ben più di quelli appartenenti alle sigle sindacali che lo avevano indetto. Pensioni che devono adeguarsi alle aspettative di vita, mentre quella degli operai della logistica o dei cantieri si accorcia sempre più. Oltre 10 milioni di italiani non si curano più per gli alti costi dei ticket sanitari e della progressiva delega del servizio sanitario ai privati convenzionati. Giovani precari, anche quelli che hanno il Contratto a Tutele Crescenti di Renzi, poiché licenziabili anche per un semplice ritardo, senza alcuna giusta causa.</p>
<p style="text-align: justify">Sulle 700mila nuove assunzioni propagandate dal Governo, solo 115mila lo sono realmente, poiché non sono trasformazioni di contratti precari già in essere come gli altri. Trasformazioni costate miliardi di euro di sovvenzioni alle imprese. La realtà è che le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori italiani sono drasticamente peggiorate e all’orizzonte non si profilano novità di rilievo. Il Governo continua a concedere aiuti alle imprese, mentre taglia i servizi pubblici che, di fatto, costituiscono reddito indiretto per ampie fasce della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/RENZUSCONI.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47223 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/RENZUSCONI-300x169.jpg" alt="RENZUSCONI" width="300" height="169" /></a>L’Italia registra il tasso più basso di crescita in Europa nonostante la protezione della BCE di Draghi dalla speculazione finanziaria che solo qualche anno fa’ aveva moltiplicato il tasso d’interesse che paghiamo su l&#8217;enorme Debito Pubblico accumulato. Debito cresciuto durante il Governo Renzi e che potrebbe ripresentare il conto appena la BCE si ritirerà. E il conto, si sa, lo si presenta sempre a lavoratori e pensionati.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47220"> (459)</p>
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		<title>EUROPA : da stato di diritto a stato di eccezione permanente</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/01/16/europa-stato-diritto-stato-eccezione-permanente/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 09:50:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Forenza]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italo di Sabato]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Lucentini]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Sgattabuia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Stato di Diritto in Europa Convegno europeo &#8220;Europa da stato di diritto a stato di eccezione&#8221; Libera.Tv ha intervistato ad Italo di Sabato (Osservatorio sulla repressione), Marco Lucentini (Sgattabuia), Eleonora Forenza (Eurodeputata), Promosso tra gli altri da Eleonora Forenza, eurodeputata de L&#8217;Altra Europa con Tsipras &#8211; gruppo GUE/NGL, che dichiara:«Nell&#8217;Ue e nei singoli membri è [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Stato di Diritto in Europa</h3>
<div>Convegno europeo &#8220;Europa da stato di diritto a stato di eccezione&#8221;</div>
<div></div>
<div>Libera.Tv ha intervistato ad Italo di Sabato (Osservatorio sulla repressione), Marco Lucentini (Sgattabuia), Eleonora Forenza (Eurodeputata),</div>
<div></div>
<div>

<a href='https://www.libera.tv/2016/01/16/europa-stato-diritto-stato-eccezione-permanente/italo-di-sabato/'><img width="300" height="168" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/Italo-di-Sabato-300x168.jpg" class="attachment-medium" alt="italo di Sabato" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/2016/01/16/europa-stato-diritto-stato-eccezione-permanente/marco-lucentini/'><img width="300" height="168" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/Marco-Lucentini-300x168.jpg" class="attachment-medium" alt="Marco Lucentini" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/2016/01/16/europa-stato-diritto-stato-eccezione-permanente/eleonora-forenza/'><img width="300" height="168" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/Eleonora-Forenza-300x168.jpg" class="attachment-medium" alt="Elonora Forenza - Eurodeputata" /></a>

</div>
<div></div>
<div>
<hr />
</div>
<div></div>
<div>
<p><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/stato-di-diritto-e-lotte-sociali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42661" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/stato-di-diritto-e-lotte-sociali-210x300.jpg" alt="Europa : dallo stato di diritto allo stato di eccezione" width="210" height="300" /></a>Promosso tra gli altri da Eleonora Forenza, eurodeputata de L&#8217;Altra Europa con Tsipras &#8211; gruppo GUE/NGL, che dichiara:«Nell&#8217;Ue e nei singoli membri è da anni in corso un processo di erosione degli spazi di democrazia, del conflitto e del dissenso: è la logica securitaria della fortezza Europa, dei respingimenti e della guerra come risposta al terrorismo, che cancella ogni giorni lo stato diritto in nome della difesa nazionale e della difesa del profitto. Dalla Val di Susa alla Spagna, alle lotte sociali dei migranti, noi pensiamo che il diritto di manifestare non sia sacrificabile in uno Stato di diritto. Serve una riflessione il più possibile partecipata, perchè in Italia esiste ancora il reato di devastazione e saccheggio e manca il reato di tortura: sono due facce della stessa medaglia, di uno Stato repressivo e autoritario, debole coi forti e forte coi deboli».</p>
<hr />
<p>Registrazione integrale a cura di <a href="http://www.radioradicale.it/scheda/463857/europa-da-stato-di-diritto-a-stato-di-eccezione" target="_blank">Radio Radicale</a></p>
</div>
<p><iframe src="//www.radioradicale.it/scheda/463857/iframe" width="560" height="355" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Introduce:<br />
Italo Di Sabato &#8211; Osservatorio sulla Repressione</p>
<div>
<p>Intervengono:</p>
<p>Stato di emergenza in Francia<br />
Avv. Florian Borg &#8211; Presidente del Syndicat Avocats de France (SAF)</p>
<p>Lo stato d&#8217;eccezione permanente<br />
Giovanni Russo Spena – Giurista</p>
<p>La giudiziarizzazione dello stato di eccezione<br />
Paolo Persichetti &#8211; giornalista e ricercatore</p>
<p>Gli effetti della Ley Mordaza in Spagna sulle lotte sociali<br />
Robert Sabata Associazione Catalana per la Difesa dei Diritti Umani di Barcellona</p>
<p>Diritto penale del nemico<br />
Avv, Gilberto Pagani – Presidente Legal Team Italia</p>
<p>Il reato di &#8220;resistenza&#8221; e le richieste di sanzioni pecuniarie<br />
Avv. Marco Lucentini – Associazione Sgattabuia</p>
<p>La fortezza Europa e la criminalizzazione dei migranti<br />
Aboubakar Soumahoro &#8211; Portavoce Coalizione Internazionale Sans-papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo (CISPM)</p>
<p>il reato di devastazione e saccheggio<br />
Avv. Simonetta Crisci</p>
<p>Il diritto di resistenza<br />
Nicoletta Dosio &#8211; Movimento No Tav</p>
<p>Le &#8220;zone rosse&#8221; e la militarizzazione del territorio<br />
Avv. Emanuele D’Amico</p>
<p>La reazione giudiziaria ai conflitti sociali<br />
Avv. Valentina Colletta</p>
<p>Lo scenario Medio orientale<br />
Alberto Negri &#8211; giornalista Il Sole 24 ore</p>
<p>Per un&#8217;Europa dei diritti e delle lotte<br />
Eleonora Forenza – parlamentare europea L&#8217;Altra Europa con Tsipras &#8211; gruppo GUE/NGL</p>
<p>organizzano:<br />
Osservatorio sulla Repressione – Associazione Sgattabuia</p>
<p>in collaborazione con Legam Team Italia e gruppo Gue/Ngl</p>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="42660"> (143)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>BOLOGNA : La Lega Nord va in piazza &#8211; Cariche della Polizia</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/11/11/bologna-la-lega-nord-va-in-piazza-cariche-della-polizia/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2015/11/11/bologna-la-lega-nord-va-in-piazza-cariche-della-polizia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 18:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>VIETATO MANIFESTARE CONTRO LA LEGA A Bologna la Polizia carica il corteo antirazzista ed allontana i giornalisti A cura di LiberaRete &#8211; Libera.Tv &#8211; Lombardia &#160; Bologna 08.11.2015. Il corteo contro il razzismo e contro la Lega Nord partito da Via XX Settembre non è riuscito ad unirsi allo spezzone che veniva dal ponte di [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">VIETATO MANIFESTARE CONTRO LA LEGA</span></h1>
<h3><em>A Bologna la Polizia carica il corteo antirazzista ed allontana i giornalisti</em></h3>
<p><em>A cura di LiberaRete &#8211; Libera.Tv &#8211; Lombardia</em></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Corteo-Bologna.jpg"><img class=" size-medium wp-image-27560 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Corteo-Bologna-300x168.jpg" alt="Corteo contro la Lega Nord" width="300" height="168" /></a>Bologna 08.11.2015. Il corteo contro il razzismo e contro la Lega Nord partito da Via XX Settembre non è riuscito ad unirsi allo spezzone che veniva dal ponte di Via Stalingrado per via delle forze dell&#8217;ordine che hanno sbarrato la strada.<br />
I due gruppi di manifestanti si potevano vedere dalla fine del ponte, ma più volte la polizia ha caricato entrambi, anche perché ne era rimasta circondata. Infine sono stati allontanati i giornalisti che non hanno più potuto testimoniare cosa accadeva al di là del ponte.<br />
Siamo riusciti a raccogliere le voci di chi manifestava il proprio dissenso contro Salvini e le politiche discriminatorie con le quali cavalca la povertà e la disuguaglianza creata dal sistema economico liberista assecondato dalle classi politiche europee, per guadagnare terreno sul suo omonimo, Matteo Renzi.<br />
Presenti sul palco Silvio Berlusconi e la Meloni con sui la Lega Nord ha governato il Paese avallando le politiche precarie sul lavoro (vedi Legge 30), le Grandi Opere che hanno solo ingrassato il debito pubblico italiano, e con cui oggi si ripropone per vincere le elezioni e &#8220;chiudere i centri sociali&#8221;.<br />
Cronaca della giornata.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="27557"> (45)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>ILVA: AZIENDA LICENZIA DIRIGENTE USB MENTRE FINISCONO IN MANETTE I SUOI “DIRIGENTI OMBRA”.</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/09/07/ilva-azienda-licenzia-dirigente-usb-mentre-finiscono-in-manette-i-suoi-dirigenti-ombra/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Sep 2013 17:16:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ILVA]]></category>
		<category><![CDATA[Licenziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>COSA SI ASPETTA A NAZIONALIZZARE? Non sorprende l&#8217;arresto di cinque &#8220;dirigenti ombra&#8221; dell&#8217;ILVA di Taranto, che dal 1995, ovvero dall&#8217;insediamento del gruppo Riva, avrebbero costituito una struttura parallela con il compito di &#8220;verificare&#8221; l&#8217;operato dei dipendenti. Dei plenipotenziari che, secondo i magistrati tarantini, sarebbero &#34;non inquadrati nell&#39;organico di Ilva spa ma riconducibili direttamente alla proprietà [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>
	<span style="color:#696969;"><strong>COSA SI ASPETTA A NAZIONALIZZARE?</strong></span></h3>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Non sorprende l&rsquo;arresto di cinque &ldquo;dirigenti ombra&rdquo; dell&rsquo;ILVA di Taranto, che dal 1995, ovvero dall&rsquo;insediamento del gruppo Riva, avrebbero costituito una struttura parallela con il compito di &ldquo;verificare&rdquo; l&rsquo;operato dei dipendenti. Dei plenipotenziari che, secondo i magistrati tarantini, sarebbero &quot;non inquadrati nell&#39;organico di Ilva spa ma riconducibili direttamente alla proprietà e alla famiglia Riva&rdquo;.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	<strong>Già a fine maggio scorso l&rsquo;USB di Taranto aveva infatti presentato un esposto alla Procura della Repubblica (in allegato), in cui si denunciava la presenza soggetti esterni all&rsquo;organico aziendale ma con poteri effettivi nello stabilimento tarantino.</strong></p>
<p>
	Quello che realmente sorprende è come faccia lo Stato Italiano a non procedere all&rsquo;immediato esproprio dei beni della famiglia Riva, nazionalizzando l&rsquo;azienda ed avviando un serio programma di risanamento ambientale e di rilancio dell&rsquo;acciaieria.</p>
<p>
	La storia dell&rsquo;Ilva è una storia di ricatti, minacce, ritorsioni nei confronti di quei lavoratori che hanno lottato e denunciato pubblicamente, anche alla magistratura, le responsabilità della famiglia Riva nel disastro ambientale che ha investito la città di Taranto, negli omicidi sul lavoro, negli infortuni, nelle innumerevoli violazioni alla sicurezza sui posti di lavoro. Come&nbsp; Marco Zanframundo, operaio del reparto MOF e dirigente dell&rsquo;USB, tra i più tenaci oppositori al regime della famiglia Riva, che proprio oggi è stato licenziato dalla stessa azienda.</p>
<p>
	Questa mattina a Marco, in prima fila nelle manifestazioni, negli scioperi, nelle denunce contro il malaffare dei Riva, al termine dell&rsquo;ennesimo volantinaggio di denuncia davanti ai cancelli dello stabilimento è stato impedito di entrare al lavoro e, successivamente, gli è stato comunicato il licenziamento. Un licenziamento preceduto da una valanga di provvedimenti disciplinari e minacce di tutti i tipi, in un reparto in cui in tempi recenti è morto l&rsquo;operaio Claudio Marsella e dove i lavoratori hanno vita ad uno sciopero ad oltranza per chiedere il ripristino di idonee condizioni di sicurezza.</p>
<p>
	L&rsquo;USB, che ha lottato e chiesto giustizia per coloro che sono stati sottoposti alla violenza dell&rsquo;ILVA, dentro e fuori la fabbrica, così chiede giustizia per Marco: il suo licenziamento deve essere ritirato; Marco deve essere reintegrato, mentre deve pagare duramente chi nella dirigenza opera con metodi criminali.</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1120"> (11)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>USB chiede il rilascio dei 36 sindacalisti del Pame arrestati. Siamo contro la repressione in Grecia, in Italia ed in Eu</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/02/01/usb-chiede-il-rilascio-dei-36-sindacalisti-del-pame-arrestati-siamo-contro-la-repressione-in-grecia-in-italia-ed-in-eu/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2013 08:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[PAME]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Scontri]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>USB condanna in modo fermo la brutale aggressione della polizia greca e l&#39;arresto di 36 sindacalisti del Pame avvenuto ieri all&#39;interno del Ministero del Lavoro di Atene. I sindacalisti chiedevano un incontro con il Ministro per protestare contro quelle politiche antisociali che i governi europei stanno mettendo in atto da tempo e che in Grecia [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>
	<span style="color:#b22222;">USB condanna in modo fermo la brutale aggressione della polizia greca e l&#39;arresto di 36 sindacalisti del Pame avvenuto ieri all&#39;interno del Ministero del Lavoro di Atene.</span></h3>
<hr />
<p>
	<strong>I sindacalisti chiedevano un incontro con il Ministro per protestare contro quelle politiche antisociali che i governi europei stanno mettendo in atto da tempo e che in Grecia hanno assunto una forma tale da riportare indietro di cento anni le condizioni di vita e di lavoro di quel popolo.</strong></p>
<p>
	USB condanna le intimidazioni, le minacce e la violenza repressiva della polizia del governo greco contro chi, come il Pame, da sempre si oppone a questo governo e alle politiche economiche della finanza, delle banche europee e dei poteri forti internazionali che stanno impoverendo interi paesi e strangolando milioni di cittadini.<br />
	Una violenza poliziesca che quindi è contro tutti i lavoratori greci e anche contro tutto il movimento europeo del lavoro.</p>
<p>
	<strong>USB solidarizza con gli arrestati ed è al fianco del Pame nel chiedere l&#39;immediato rilascio dei 36 sindacalisti.</strong></p>
<h3>
	<span style="color:#b22222;">Il comunicato del PAME:</span></h3>
<p>
	36 dirigenti sindacali del PAME sono stati brutalmente assaliti e arrestati</p>
<p>
	Ieri, Mercoledì 30 Febbraio, 36 dirigenti sindacali del PAME, membri del segretariato esecutivo e presidenti dei sindacati sono stati brutalmente attaccati e arrestati all&#39;interno del Ministero del Lavoro.<br />
	Il governo greco di &quot;Legge &amp; Ordine&quot; non ha esitato ad attaccare brutalmente le decine di rappresentanti sindacali che chiedevano un incontro con il Ministro del Lavoro, per chiedere conto delle sue dichiarazioni provocatorie e contro il lavoro in materia di sicurezza sociale; coloro che quotidianamente massacrano i diritti dei lavoratori hanno ordinato alle forze di polizia di caricare i lavoratori.<br />
	Se il governo pensa, con questi tentativi, di terrorizzare il&nbsp; PAME e i sindacati di base, sarà smentito ancora una volta.<br />
	Rassicuriamo loro, ed i loro capi, che la loro barbarie comporterà solo nuove, grandi tempeste di lotte operaie.<br />
	Il PAME chiama tutti i lavoratori, tutti i sindacati, dalla Grecia e da tutto il mondo a condannare in maniera massiccia la violenza e l&#39;oppressione governativa, invita a partecipare sempre di più e ad intensificare le lotte.</p>
<p>
	NO alla Legge e l&#39;Ordine del Capitale<br />
	La legge è ciò che è giusto per il lavoratore</p>
<p>	Il PAME continua con le dimostrazioni e le proteste per la liberazione immediata degli arrestati.</p>
<p>
	&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>
	36 trade union leaders of PAME were brutally attacked and arrested</p>
<p>
	Yesterday, Wednesday, February 30th, 36 trade union leaders of PAME, members of its Executive Secretariat and Presidents of trade unions were brutally attacked and arrested inside the Ministry of Employment.<br />
	The Greek government of &ldquo;Law and Order&rdquo; did hot hesitate to brutally attack against the dozens of representatives of trade unions (Presidents, Secretaries, etc) who demanded a meeting with the Minister of Employment, in order to protest for his provocative and antilabour statements on social security. Those who daily butcher workers&rsquo; rights, ordered the forces of riot police to attack against the workers.<br />
	If the government believes that with these attempts, they will terrorize PAME and the class trade union movement they will be proven wrong once again.<br />
	We reassure them, and their bosses, that their barbarity will only result to new, great storms of workers&rsquo; struggles. PAME calls all workers, all trade unions, from Greece and all over the world to massively condemn the governmental violence and oppression, to escalate and intensify their struggles.</p>
<p>	Down with the Law and Order of the Capital<br />
	Law is what is right for the worker</p>
<p>	PAME is now on continuous demonstrations and protests demanding the immediate release of the arrested.<br />
	PAME will issue statement very soon<br />
	Nikolas Theodorakis</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="971"> (13)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Al tavolo sull’Ilva giocano col morto</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/11/29/al-tavolo-sullilva-giocano-col-morto/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2012/11/29/al-tavolo-sullilva-giocano-col-morto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2012 11:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ILVA]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Taranto]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://p=360#u=2933</guid>
		<description><![CDATA[<p>Al tavolo sull&#8217;Ilva giocano col morto Difficile parlare oggi della vertenza Ilva dopo che la furia della natura ha colpito e devastato la città di Taranto e una parte dello stabilimento tarantino, procurando morti, feriti e danni. Qualcuno invoca il destino cinico e baro, qualcuno dice che una maledizione si è abbattuta sulla città. &#160; [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong><span style="color:#b22222;">Al tavolo sull&rsquo;Ilva giocano col morto</span></strong></h1>
<h4 class="rtejustify">
	<strong>Difficile parlare oggi della vertenza Ilva dopo che la furia della natura ha colpito e devastato la città di Taranto e una parte dello stabilimento tarantino, procurando morti, feriti e danni. Qualcuno invoca il destino cinico e baro, qualcuno dice che una maledizione si è abbattuta sulla città.</strong></h4>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Qualcuno, e noi fra questi, pensa che ci sia un nesso tra causa ed effetto e che la natura produce danni tanto più gravi la dove è stata quanto più violentata e martoriata. E a Taranto e all&rsquo;Ilva su questo hanno un primato certo e non discutibile.</strong></p>
<p>
	Ma mentre la città e gli operai ancora si guardano attorno e contano i danni umani e materiali di questa catastrofe, il governo, cgil, cisl, uil e confindustria si siedono al tavolo per decidere che la Magistratura in questo Paese non conta nulla, che se assume posizioni e decisioni in contrasto con gli interessi del capitale può essere estromessa e le sue decisioni annullate in nome del profitto.</p>
<p>
	Poi condiscono il tutto con la preoccupazione di mandare al macero 20.000 posti di lavoro, come ha affermato la ministra Fornero paragonando i lavoratori agli stracci, perché sono questi cha vanno al macero, ma al fondo la preoccupazione è quella esposta a chiare lettere, e senza vergogna, dal ministro Clini che l&rsquo;unica cosa che riesce a dire è che la chiusura dell&rsquo;Ilva &ldquo;favorisce la concorrenza straniera&rdquo;.</p>
<p>
	Ovviamente a questo incontro non ci sono invitati scomodi. Non c&rsquo;è chi si è battuto nelle scorse settimane per pretendere maggiore sicurezza nello stabilimento dopo la morte del giovane operaio del MOF schiacciato dal locomotore su cui era costretto a lavorare da solo grazie ad un infame accordo sindacale che aveva monetizzato il peggioramento delle condizioni di sicurezza.</p>
<p>
	Non ci sono neanche quelli che si chiedono cosa ci faceva su una gru, in una parte di stabilimento che doveva essere ferma perché bloccata dai magistrati, un altro ventinovenne, ora &ldquo;disperso&rdquo; (sic!), nonostante un vento fortissimo già spirasse prima della tromba d&rsquo;aria.</p>
<p>
	Non c&rsquo;è chi pensa che quello stabilimento che produce morte per i suoi operai e per la città di Taranto non debba più operare un solo minuto in quelle condizioni e che la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini sia un bene supremo che non si può subordinare al mercato; non c&rsquo;è chi pensa che uno Stato che sia tale dovrebbe ritenere l&rsquo;Ilva &ldquo;sito strategico di interesse nazionale&rdquo; non per consentire di continuare a produrre nelle condizioni attuali, militarizzando il territorio e impedendo ogni conoscenza trasparente su quanto verrà fatto, ma per riprenderselo, nazionalizzandolo e intervenendo con tutta l&rsquo;energia necessaria per renderlo uno stabilimento moderno, eco compatibile, in cui andare a lavorare non sia, ogni giorno, per migliaia di operai e per le loro famiglie, come giocare alla roulette russa.</p>
<h3>
	<strong>Non ci sono i lavoratori dell&rsquo;Ilva.</strong></h3>
<h3>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /><br />
	&nbsp;</h3>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="904"> (6)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>ILVA di Taranto: annunciata la “messa in libertà” di migliaia di lavoratori</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/11/27/ilva-di-taranto-annunciata-la-messa-in-libert-di-migliaia-di-lavoratori/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 07:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ILVA]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo gli arresti della magistratura all&#39;ILVA di Taranto annunciata la &#8220;messa in libertà&#8221; di migliaia di lavoratori. SCIOPERO! &#160; Riva vuole chiudere l&#39;ILVA: lo stato deve nazionalizzare. USB indice lo sciopero da questa sera e invita tutti i lavoratori a Roma per giovedì 29 novembre Le voci di &#8220;messa in libertà&#8221; di migliaia di lavoratori [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h3>
	<strong>Dopo gli arresti della magistratura all&#39;ILVA di Taranto annunciata la &ldquo;messa in libertà&rdquo; di migliaia di lavoratori. </strong></h3>
<h1>
	<span style="color:#b22222;"><strong>SCIOPERO!</strong></span></h1>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Riva vuole chiudere l&#39;ILVA: lo stato deve nazionalizzare.</strong></p>
<p>
	<strong>USB indice lo sciopero da questa sera e invita tutti i lavoratori a Roma per giovedì 29 novembre</strong></p>
<p>
	<strong>Le voci di &ldquo;messa in libertà&rdquo; di migliaia di lavoratori dell&#39;ILVA non può non essere messa in relazione con i nuovi provvedimenti di custodia e gli indagati ordinati dalla magistratura questa mattina.</strong></p>
<p>
	<strong><span style="color:#ff0000;">USB ritiene che quanto sta accadendo è una vera e propria ritorsione ed un nuovo tentativo della proprietà dell&#39;ILVA di utilizzare la preoccupazione e la rabbia dei lavoratori contro i provvedimenti della magistratura.</span></strong></p>
<p>
	Ma questa volta non può e non deve andare come già è successo alcuni mesi fa: tra gli operai è ormai forte la consapevolezza che è l&#39;ILVA la responsabile di ciò che sta accadendo; è l&#39;ILVA che non vuole pagare per tutto ciò che ha inquinato; è l&#39;ILVA che non vuole impiegare i miliardi di utili che ha fatto in questi anni per risanare la fabbrica e il territorio.</p>
<p>
	USB richiede pubblicamente l&#39;intervento del Governo e annuncia sin da ora che se l&#39;ILVA tenterà la &ldquo;serrata&rdquo; si arriverà a una forte ed immediata risposta dei lavoratori che non potrà certo fermarsi allo sciopero e che coinvolgerà l&#39;intera cittadinanza.</p>
<p>
	A questo punto è lo Stato che deve intervenire per risanare la fabbrica e il territorio e ridare un futuro pulito e certo agli operai e alla città. Si nazionalizzi la fabbrica requisendola alla proprietà senza alcun indennizzo: si diano risposte certe ed immediate all&#39;intera città ed a chi lavora all&#39;ILVA.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Aggiornamento 21,15<br />
	Riva vuole chiudere l&#39;ILVA: lo stato deve nazionalizzare</p>
<p>
	USB indice lo sciopero da questa sera e invita tutti i lavoratori a Roma per giovedì 29 novembre</p>
<p>
	I Riva giocano duro e i lavoratori devono fare altrettanto. USB ha indetto lo SCIOPERO di TUTTI i DIPENDENTI dello Stabilimento ILVA di Taranto non interessati dal provvedimento aziendale di &quot;messa in libertà&quot; a partire dalle ore&nbsp; 23:00 di oggi 26 novembre 2012 fino alle ore 7:00 del 28 novembre 2012.</p>
<p>
	I lavoratori saranno chiamati ad una mobilitazione senza precedenti che dovrà coinvolgere l&#39;intera cittadinanza per far rispettare le ordinanze della magistratura e per assicurare lavoro e salute a tutti.</p>
<p>
	Lo sciopero e&#39; indetto:</p>
<p>
	&#8211; contro l&#39;ILVA che non sta rispettando le decisioni della magistratura e non intende finanziare il risanamento della fabbrica e del territorio;</p>
<p>
	&#8211; contro le decisioni dell&#39;azienda che intende in questo modo intimidire i lavoratori;</p>
<p>
	&#8211; per un intervento immediato del governo che deve convocare tutti i sindacati, compreso USB;</p>
<p>
	&#8211; per la nazionalizzazione dell&#39;azienda senza alcun indennizzo che permetterà il risanamento della fabbrica e del territorio.</p>
<p>
	Giovedì prossimo i lavoratori saranno a Roma. USB organizzerà pullman da Taranto e una manifestazione per &ldquo;accompagnare l&#39;incontro&rdquo; con il governo al quale chiediamo formalmente e pubblicamente di assumersi le proprie responsabilità di fronte ad una situazione che sta precipitando di ora in ora e di convocare TUTTE le rappresentanze sindacali, compresa l&#39;USB, per affrontare e risolvere definitivamente la vertenza ILVA/TARANTO, salvaguardando il lavoro e la salute dell&#39;intera città.</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="901"> (28)</p>
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		<title>REPRESSIONE : Nessun dubbio, c’è stata violenza &#8230;dello Stato</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/11/16/nessun-dubbio-c-stata-violenza-dello-stato/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Nov 2012 08:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Manifestazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Scorrendo le immagini della giornata del 14 novembre u.s. si evidenziano immediatamente due prospettive distanti, impegnate ad affrontare un presente che drammaticamente le fa incontrare e confliggere. La prima è quella delle centinaia di migliaia di studenti e precari che si sono mobilitati in tutt’Italia, determinati a prendersi le vie delle città e senza paura [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Scorrendo le immagini della giornata del 14 novembre u.s. si evidenziano immediatamente due prospettive distanti, impegnate ad affrontare un presente che drammaticamente le fa incontrare e confliggere.</strong></span></h3>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><strong>La prima è quella delle centinaia di migliaia di studenti e precari che si sono mobilitati in tutt’Italia, determinati a prendersi le vie delle città e senza paura hanno scelto di arrivare nei luoghi simbolo della crisi: banche, unione europea, palazzi istituzionali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La seconda si è rappresentata nella violenza repressiva degli apparati dello Stato, che a Roma hanno raggiunto livelli di cieca e immotivata rappresaglia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per chi ha percorso insieme a decine di migliaia di giovani le strade di Roma, ha potuto vedere nei loro occhi la soddisfazione di essere in tanti, protagonisti di un momento importante costruito con un lavoro che ha investito le scuole e i territori. Il grande numero di studenti e studentesse di 15 e 16 anni, con tantissime scuole provenienti dalle periferie, ha pervaso i cortei di un’aria nuova dove ad essere rappresentato non era questo o quell’istituto, ma più questo o quel quartiere, zona, territorio, con le forme e i linguaggi che caratterizzano il presente di questi ragazzi e queste ragazze. Non abbiamo visto “schizzinosi” o “bamboccioni” al corteo, ma tanti “pischelli” consapevoli di un presente inadeguato e desiderosi di attraversarlo facendosi notare.</p>
<p style="text-align: justify;">Per negare l’esistenza di questa realtà si è scelto di giocare la carta della repressione. A Lungotevere non c’erano motivi per caricare il corteo, eppure è stato fatto. Non c’erano motivi per accanirsi contro i ragazzi e le ragazze, eppure è stato fatto. Non c’era motivo per inseguire i frammenti di corteo, pestando, intimidendo, identificando e arrestando decine di persone, eppure è stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Andavano spaventati ed è stato fatto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli ordini sono stati eseguiti alla perfezione e a nulla è valsa la resistenza dei manifestanti e delle loro scarse difese, scudi e caschi di protezione. La rigidità negli occhi dei funzionari che hanno gestito la piazza, raccontava una decisione presa il giorno prima. Non si può consentire una saldatura sociale tra gli studenti e il disagio generale che vive il paese.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le piazze di ieri ci hanno raccontato questa composizione sociale che sta sviluppando complicità possibili, che si sta mescolando e rigenerando nel tempo presente. Chi governa questo paese sta percependo che l’aria cambia e che la distanza si fa abissale tra la casta e il mondo reale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La rabbia che ieri si è espressa con la volontà di non mollare nel tentativo di riprendersi le città, i territori, il presente, c’è chi la vuole contenere ingabbiandola dentro compatibilità senza senso e quando non basta usare il manganello e le manette.</p>
<p style="text-align: justify;">Noi invece dobbiamo alimentare questo dibattito e metterci in sintonia con esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Comprenderne la forza di cambiamento che si porta dietro non ci deve spaventare ma aiutarci a costruire quella forza necessaria a mettere in discussione un modello di sviluppo basato sullo sfruttamento delle risorse e delle vite. Una realtà che non si cambia con armi convenzionali ma che necessita di una rinnovata e solida cassetta degli attrezzi da definire insieme, dentro nuove complicità e verso quella confederalità sociale quanto mai utile in questo momento.</p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo aprire una discussione collettiva sull&#8217;atteggiamento delle forze dell’ordine. La violenza espressa dagli agenti, raccontata chiaramente da centinaia di fotogrammi e video, non solo è ingiustificata, ma conferma una volontà coercitiva tesa a spaventare i ragazzini che affollavano i cortei di ieri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci siamo impegnati nell’intera giornata di ieri per evitare conseguenze peggiori e abbiamo registrato una tensione eccessiva e immotivata nelle forze dell’ordine che ha accompagnato l’intera giornata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non crediamo che si possa risolvere la crisi con i manganelli, con le cariche e con la caccia all’uomo. Il disagio sociale esiste, la rabbia pure, noi sapremo da che parte stare.</strong></p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="894"> (9)</p>
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