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	<title>Libera Tv &#187; Povertà</title>
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		<title>Nel paese dove si spendono 14 Miliardi per gli F35 la sanità non è più un diritto</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jul 2013 09:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[F35]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Nelle stesse ore in cui il Senato dava il via libera all&#8217;acquisto dei caccia F35, l&#8217;Istat da una parte e Cittadinanzattiva dall&#8217;altra presentavano i rispettivi rapporti annuali dagli esemplificativi titoli: &#8220;la povertà in Italia&#8221; e &#8220;meno sanità per tutti&#8221;. Una coincidenza temporale dal sapore di un pugno nello stomaco. Ma anche l&#8217;ennesima conferma che la [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<strong><span style="color:#b22222;">Nelle stesse ore in cui il Senato dava il via libera all&rsquo;acquisto dei caccia F35, l&rsquo;Istat da una parte e Cittadinanzattiva dall&rsquo;altra presentavano i rispettivi rapporti annuali dagli esemplificativi titoli: &ldquo;la povertà in Italia&rdquo; e &ldquo;meno sanità per tutti&rdquo;.</span></strong></p>
<hr />
<p>
	<strong>Una coincidenza temporale dal sapore di un pugno nello stomaco.</strong></p>
<p>
	Ma anche l&rsquo;ennesima conferma che la presunta insostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (del welfare in generale) altro non è che una precisa scelta ideologica compiuta in ossequio ai diktat degli organismi internazionali.</p>
<p>
	La spesa sanitaria italiana rimane, infatti, ben al di sotto della media europea e siamo il fanalino di coda nella prevenzione.</p>
<p>
	L&rsquo;idea di una presunta insostenibilità &ndash; sdoganata da Monti per favorire la sanità integrativa privata &#8211; di un sistema sanitario pubblico è talmente falsa che il nostro&nbsp; Sistema Sanitario nazionale produce oltre l&rsquo;11% di PIL assorbendone solo il 7,1%!</p>
<p>
	I dati che affiorano dal Rapporto annuale di Cittadinanzattiva sono agghiaccianti ma non nuovi per quanti, noi tra questi, ogni giorno lottano per (ri)conquistare una sanità pubblica per tutti e tutte, gratuita e di qualità.</p>
<p>
	Per la prima volta in 16 anni emerge chiaramente che il principale problema degli italiani risiede nell&rsquo;impossibilità di accedere alle prestazioni sanitarie del servizio pubblico &ndash; esattamente come avviene per i cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo &#8211; e le cause risiedono, fondamentalmente, nell&rsquo;insostenibilità del costo di ticket e intramoenia e nelle infinite liste d&rsquo;attesa.</p>
<p>
	Due problemi cronici della sanità pubblica che la crisi economica ha stretto ancor più in una spirale negativa, costringendo milioni di persone a passare dal pagamento alla rinuncia delle cure.</p>
<p>
	Le più penalizzate sono le regioni del centro sud, grazie agli effetti di quel federalismo che ha costretto alcuni territori a tornare al livello del secondo dopoguerra, e le donne.</p>
<p>
	Ai 9 milioni di italiani che dall&rsquo;inizio della crisi hanno rinunciato a curarsi per problemi economici sono inevitabilmente destinati ad aggiungersi una moltitudine di nuovi poveri, assoluti e relativi, fotografati dall&rsquo;Istat.</p>
<p>
	Una povertà in ascesa che colpisce non più solo i ceti popolari, i redditi da pensione, il lavoro privato ma arriva fin dentro il lavoro pubblico &ldquo;garantito&rdquo;.</p>
<p>
	Il boom di richieste di prestiti personali finalizzati alle spese mediche (odontoiatriche in primis) è l&rsquo;esempio dell&rsquo;ulteriore superamento dell&rsquo;asticella tra civiltà e barbarie.</p>
<p>
	Stiamo pagando il prezzo di anni di definanziamento del sistema sanitario pubblico (meno 30 miliardi tra il 2013/2015 con effetti retroattivi), del taglio dei posti letto (45.000 dal 2010), della politica di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi, del blocco quasi totale del turn over.</p>
<p>
	Un definanziamento pagato direttamente dai cittadini e un&rsquo;assistenza sanitaria accollata dallo Stato interamente sule spalle&nbsp; delle famiglie.</p>
<p>
	Nonostante ciò la sanità rimane un campo privilegiato nel quale fare profitti: non solo i miliardi sottratti vanno a finire nel pozzo senza fine del debito, degli interessi di banche, assicurazioni e fondi d&rsquo;investimento ma il settore mantiene un rapporto privilegiato con banche, mattone e sistema degli appalti.</p>
<p>
	Se, come recita il Rapporto il Servizio Sanitario Nazionale come lo abbiamo conosciuto è un lontano ricordo e se, diciamo noi, un diritto primario finisce per non essere più tale, è sicuro che non intendiamo rassegnarci.</p>
<p>
	Alle politiche di austerità che stanno impoverendo sempre più strati di popolazione e minacciando la nostra salute e sopravvivenza risponderemo con la lotta in tutti i territori per la difesa della salute e la conquista di un servizio sanitario pubblico degno di questo nome.</p>
<p>
	<strong>Uno dei tanti validi motivi per partecipare allo SCIOPERO GENERALE DEL 18 OTTOBRE PROSSIMO.</strong></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1091"> (18)</p>
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		<title>Poverty &amp; Inequality Conference: intervista a Roberto Musacchio &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/03/13/poverty-inequality-conference-intervista-a-roberto-musacchio-con-sottotitoli/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 15:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Musacchio]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>“Poverty &#38; Inequality Conference” intervista a Roberto Musacchio Intervista a Roberto Musacchio, membro del Gruppo Promotore dell’Iniziativa Banning Poverty 2018, in occasione della Conferenza sulla Povertà indetta dal Consiglio d’Europa il 21-22 febbraio 2013 a Strasburgo. &#160; Sottotitoli a cura di Elena Graziosi per onA.I.R. www.respeakingonair.org (4)</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="color: blue;">“Poverty &amp; Inequality Conference” intervista a Roberto Musacchio</h1>
<p>Intervista a Roberto Musacchio, membro del Gruppo Promotore dell’Iniziativa Banning Poverty 2018, in occasione della Conferenza sulla Povertà indetta dal Consiglio d’Europa il 21-22 febbraio 2013 a Strasburgo.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>Sottotitoli a cura di Elena Graziosi per onA.I.R.</p>
<p><a href="http://www.respeakingonair.org" target="_blank">www.respeakingonair.org</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="8153"> (4)</p>
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		<title>Con questi dati sulla povertà come si può pensare che non esploda il conflitto?</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/07/19/con-questi-dati-sulla-povert-come-si-pu-pensare-che-non-esploda-il-conflitto/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 10:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ISTAT]]></category>
		<category><![CDATA[Povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[Reddito]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con questi dati sulla povertà come si può pensare che non esploda il conflitto? Dallo studio dell&#39;ISTAT pubblicato in questi giorni che fotografa e analizza la povertà in Italia nel 2011, emerge un Paese che sta rapidamente perdendo colpi in termini assoluti e allo stesso tempo sottolinea con altrettanta chiarezza le differenze tra nord, centro, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff0000;">Con questi dati sulla povertà come si può pensare che non esploda il conflitto?</span></h1>
<p>
	<strong>Dallo studio dell&#39;ISTAT pubblicato in questi giorni che fotografa e analizza la povertà in Italia nel 2011, emerge un Paese che sta rapidamente perdendo colpi in termini assoluti e allo stesso tempo sottolinea con altrettanta chiarezza le differenze tra nord, centro, sud e, soprattutto, tra le classi sociali.</strong></p>
<p>
	<span style="color:#ff0000;">Nel 2011&nbsp; 8.173.000 persone, pari all&rsquo;11,1% delle famiglie, sono relativamente povere e 3.415.000, pari al 5,2%, sono povere in termini assoluti.</span></p>
<p>
	<br />
	Per povertà relativa si prende come parametro di riferimento una famiglia di 2 persone che ha un reddito pari a 1.011,03 euro.</p>
<p>
	Si considera invece povertà assoluta la condizione per la quale la famiglia ha un reddito che si pone sotto una soglia corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire il paniere di beni e servizi considerato essenziale per un livello di vita minimamente accettabile.</p>
<p>
	Dati sconvolgenti che già scontavano un forte aumento dell&#39;indice di povertà nei due anni precedenti a causa della crisi.</p>
<p>
	La contraddizione raggiunge il suo culmine quando ci si accorge che nel 2011 la sostanziale stabilità della povertà relativa rispetto al 2010 deriva dalla media tra il peggioramento per le famiglie operaie e che vivono da redditi da lavoro e quelle nelle quali ci sono dirigenti.</p>
<p>
	Questi dati sono poi articolati per regioni e qui ci si rende conto che il mezzogiorno d&#39;Italia sconta ritardi ormai decennali con percentuali di povertà doppie rispetto ai dati nazionali.</p>
<p>
	Lasciamo alla lettura del documento ISTAT, che riportiamo allegato, una più attenta analisi per comprendere quale sia la reale situazione economica di una parte così consistente della popolazione italiana.</p>
<p>
	<strong>Sicuramente però il dato politico più importante è che a fronte di una crisi che sta sconvolgendo l&#39;intera Europa e che vede alcuni paesi, compresa l&#39;Italia, tra i più colpiti, le misure che si stanno succedendo di mese in mese con il governo Monti, sono tutte indirizzate verso la riduzione dello stato sociale, verso una privatizzazione spinta dei servizi, verso l&#39;aumento delle tasse.</strong></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Se a questo aggiungiamo che una massa sempre più imponente di lavoratrici e lavoratori stanno perdendo il lavoro e nei prossimi anni potranno usufruire di periodi molto più brevi di ammortizzatori sociali, che le aziende e gli uffici pubblici chiudono e aumenta la disoccupazione, con punte del 40% tra i giovani che pesano sempre di più sulle famiglie, a loro volta impoverite, e che gli anziani potranno progressivamente contare su pensioni sempre più esigue, allora il quadro non può che disegnare una situazione di disagio crescente e di incremento incessante dei livelli di povertà, sia relativa, sia assoluta.</p>
<p>
	A fronte di ciò è scontato che aumenti anche il conflitto sociale che nei prossimi mesi non potrà certo essere annullato o compresso dalle chiacchiere di Monti e della Fornero e dagli inutili mugugni della Camusso.</p>
<p>
	<strong>Ora tocca a chi ritiene sia necessario un sindacato conflittuale ed indipendente scegliere da che parte stare.</strong><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="787"> (3)</p>
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