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	<title>Libera Tv &#187; Pierluigi Bersani</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>MILANO : In Centomila contro il Razzismo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 22:10:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>IMPONENTE MANIFESTAZIONE CONTRO I MURI E IL RAZZISMO A MILANO Contestato il PD per il Decreto Minniti. Bersani &#8220;Manca la regolarizzazione&#8221;. Il resto del corteo chiede la cancellazione del decreto Minniti-Orlando e della legge Turco-Napolitano-Bossi-Fini. Interviste a cura di Alfredo Comito LiberaRete &#8211; Libera.tv ______________________________________________________________________________________________________________________________________ MILANO &#8211; Oltre 100mila persone lungo le strade di Milano [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000;">IMPONENTE MANIFESTAZIONE CONTRO I MURI E IL RAZZISMO A MILANO</span></h1>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Contestato il PD per il Decreto Minniti. Bersani &#8220;Manca la regolarizzazione&#8221;. Il resto del corteo chiede la cancellazione del decreto Minniti-Orlando e della legge Turco-Napolitano-Bossi-Fini.</span></h2>
<p><strong>Interviste a cura di Alfredo Comito LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<p>______________________________________________________________________________________________________________________________________</p>
<p><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Gommone.jpg"><img class=" size-medium wp-image-46064 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Gommone-300x169.jpg" alt="Gommone" width="300" height="169" /></a>MILANO &#8211; Oltre 100mila persone lungo le strade di Milano sino al Castello Sforzesco per dire NO ai muri e al razzismo. La globalizzazione e le politiche di austerità che hanno imposto il taglio della spesa pubblica in tuta Europa per servizi ai cittadini, hanno impoverito fasce consistenti della popolazione e ha permesso ad altri di speculare sugli immigrati indicandoli come colpevoli del degrado. Non la &#8216;ndrangta che fattura 55 miliardi all&#8217;anno, ovvero 50mila euro ogni 30 minuti col gioco on line come scrive Gratteri, procuratore della Repubblica. Non la corruzione denunziata da Enrico Berlinguer <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Pier-Luigi-Bersani.jpg"><img class=" size-medium wp-image-46061 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Pier-Luigi-Bersani-300x169.jpg" alt="Pier Luigi Bersani" width="300" height="169" /></a>negli anni &#8217;70 e oggi padrona del Paese senza confini tra politica, imprenditoria e mafie. Sono gli immigrati, un tempo chiamati terroni per denigrare i meridionali italiani, ad essere responsabili del caos, della perdita delle proprie certezze. Non certo chi ha votato tali cambiamenti in Europa e in Italia, ma gli immigrati. Di certo, la notevole immigrazione, dettata dalle stesse cause che provocarono quella italiana (ancora in atto tra i giovani), pone un reale problema sociale, ma lo sfruttamento dello stesso da parte della criminalità unitamente alle responsabilità politiche, peggiora lo stato delle cose. Durante la manifestazioni si sono registrate contestazioni agli esponenti PD per il decreto Minniti e molte le voci che ne chiedono la cancellazione insieme alla Turco-Napolitano-Bossi-Fini che ha creato il reato di clandestino e che rende difficile la vita di migliaia di giovani nati, cresciuti ed educati in Italia che si sentono italiani, ma che non lo sono nei fatti, subendo la discriminazione di dimostrare la ragione della loro <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Emanuele-Fiano-PD.jpg"><img class=" size-medium wp-image-46060 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Emanuele-Fiano-PD-300x169.jpg" alt="Emanuele Fiano PD" width="300" height="169" /></a>presenza sul territorio della Repubblica e non potendo partecipare ai corsi Erasmus, benché iscritti all&#8217;università con ottimi voti. La grande partecipazione alla manifestazione dice che Milano e il Paese sono più avanti della politica che insegue la lega e di Salvini che ricicla gli slogan contro i terroni del suo passato, e sa rispondere a chi come il giornale Libero, titolava &#8220;Sfilano per i delinquenti&#8221;. Il razzismo, figlio della ignoranza della storia e della mancanza di identità, è un cancro che rinasce sempre quando le condizioni economiche peggiorano e cresce la disuguaglianza, come accadde negli anni &#8217;30 dopo la crisi finanziaria di wall street del &#8217;29 e i profondi tagli alla spesa pubblica e ai lavoratori prodotti in tutta Europa, in particolar modo in Germania condannata a pagare i danni della grande guerra che aveva perso. Allora giunsero Mussolini e Hitler che seminarono repressione e guerra. A Milano 100mila persone hanno detto NO affermando con forza che siamo tutti figli di un unico mondo, il pianeta Terra.
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="46059"> (100)</p>
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		<title>Sempre più incazzati e sempre meno imbarazzati</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/03/15/sempre-pi-incazzati-e-sempre-meno-imbarazzati/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 09:37:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Tra i risultati &#8220;instabili&#8221; delle elezioni e l&#39;insediamento dei nuovi &#8220;onorevoli&#8221;, la &#8220;chiusa&#8221; della Cappella Sistina e il nuovo Papa, la fuga indiana dei due Marò e l&#39;occupazione del palazzo di giustizia di Milano, sembra proprio che l&#39;informazione e la politica abbiano dimenticato che i problemi del paese e di chi tenta di viverci sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Tra i risultati &ldquo;instabili&rdquo; delle elezioni e l&#39;insediamento dei nuovi &ldquo;onorevoli&rdquo;, la &ldquo;chiusa&rdquo; della Cappella Sistina e il nuovo Papa, la fuga indiana dei due Marò e l&#39;occupazione del palazzo di giustizia di Milano, sembra proprio che l&#39;informazione e la politica abbiano dimenticato che i problemi del paese e di chi tenta di viverci sono altri.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	Ci pensa l&#39;ISTAT a tentare di riportare tutti con i piedi per terra rappresentando un&#39;Italia nella quale ormai milioni di famiglie convivono con la povertà, con la disoccupazione e con i licenziamenti, perdono la casa o non possono neanche pagare l&#39;affitto o il mutuo, le medicine e la sanità.</p>
<p>
	Un&#39;Italia ammutolita e frustrata che riversa la sua rabbia non nelle strade e nelle piazze italiane, come avviene in altri paesi europei colpiti dalla crisi, ma dentro la cabina elettorale restituendo un risultato fortemente e forse positivamente destabilizzante ma subendo in silenzio la violenza di un sistema che preserva e finanzia banche e banchieri e non riversa neanche più le briciole su chi vive nella più completa indigenza.</p>
<p>
	Quella che in altri tempi si definiva &ldquo;proletarizzazione&rdquo; delle fasce medie della popolazione oggi è realtà quotidiana e diviene nuovamente attuale. Come attuale ridiventa la &ldquo;lotta di classe&rdquo;, non quella che i lavoratori agivano per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro ma quella che i padroni stanno imponendo attraverso la riduzione dei salari e delle pensioni, l&#39;aumento dell&#39;età pensionabile, della disoccupazione e della precarietà e il taglio secco di diritti e democrazia.</p>
<p>
	<strong>Ci disturba e ci fa incazzare sentire politici vecchi e nuovi dissertare su problemi marginali e scontrarsi in scaramucce istituzionali lontane dalla quasi totalità della popolazione italiana, mentre c&#39;è chi non arriva ormai al quindici del mese ed è costretto ad andare a mangiare nelle &ldquo;mense dei poveri&rdquo;.</strong></p>
<p>
	Ci disturba, ci fa incazzare e ci imbarazza il silenzio di queste settimane di Cgil, Cisl e Uil che si sono apparentemente divise nella campagna elettorale e sul voto e ora rimangono in silenzio terrorizzate dalla possibile perdita di potere delle loro burocrazie e soprattutto dall&#39;eventualità che lo tsunami possa finalmente riversarsi anche sulle loro sedi, sui loro privilegi, sulle loro aziende e sulle loro &ldquo;trattative&rdquo; a perdere con aziende e governi di tutti i colori.</p>
<p>
	Non sappiamo se si farà un governo, se si faranno accordi su inciuci di vario tipo&nbsp; o se ci saranno nuove elezioni, ma quel che interessa oggi al Paese, quello reale che vive e che soffre nonostante le teatrali sceneggiate di nuovi e vecchi protagonisti della politica italiana, è altro.</p>
<p>
	Vogliamo che si parli di lavoro e di disoccupazione, di fabbriche e posti di lavoro in crisi, di pensioni e di reddito sociale, di salute e ambiente, di lotta all&#39;evasione fiscale e di patrimoniale, di ridiscussione del debito pubblico, dei trattati europei e di euro, del futuro dei giovani e di quelli che non riescono ad andare in pensione.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Insomma, vogliamo che si discuta dei nostri problemi e se non lo faranno loro dovremo continuare a farlo noi, magari con più forza e gridandolo nelle piazze e nelle strade, più disturbati, più incazzati e sempre meno imbarazzati.</strong></span><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1022"> (19)</p>
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		<title>LO TSUNAMI SINDACALE &#8211; parte seconda</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/03/11/lo-tsunami-sindacale-parte-seconda/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 09:01:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ospitiamo un intervento di Giorgio Cremaschi sul ruolo di Cgil, Cisl e Uil nell&#39;attuale fase politica e sociale Bisognerebbe forse rivolgersi a &#34;Chi l&#39;ha visto?&#34; per avere notizie dei gruppi dirigenti di CGIL CISL&#160; UIL. Sono scomparsi anche dallo spettacolo mediatico e se qualche presenza c&#39;è&#160; stata, non se ne è accorto nessuno. Qualcuno potrebbe [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Ospitiamo un intervento di Giorgio Cremaschi sul ruolo di Cgil, Cisl e Uil nell&#39;attuale fase politica e sociale</strong></span></h4>
<hr />
<p>
	<strong>Bisognerebbe forse rivolgersi a &quot;Chi l&#39;ha visto?&quot; per avere notizie dei gruppi dirigenti di CGIL CISL&nbsp; UIL. Sono scomparsi anche dallo spettacolo mediatico e se qualche presenza c&#39;è&nbsp; stata, non se ne è accorto nessuno.</strong></p>
<p>
	Qualcuno potrebbe obiettare che questo avviene perché le grandi confederazioni sono estranee all&#39;avvitarsi su se stessa della crisi politica, fanno un altro mestiere. Ma è difficile dimenticare il loro impegno pre elettorale.</p>
<p>
	La CISL è stata promotrice della lista Monti, mentre la CGIL ha investito tutto sulla vittoria di Bersani. Entrambi i gruppi dirigenti di queste confederazioni sono dunque usciti sonoramente sconfitti dal voto, a maggior ragione perché un gran numero degli iscritti alle loro organizzazioni non li ha seguiti e ha votato 5 stelle.<br />
	Ma la scelta di collateralismo elettorale non è la causa,&nbsp; ma solo un disperato, fallito,&nbsp; tentativo di affrontare così una&nbsp; crisi del sindacalismo confederale che&nbsp; ora sta precipitando dopo anni e anni di scivolamento verso il basso.</p>
<p>
	Oggi milioni di lavoratori si chiedono a che serva il sindacato. E non perché abbiano sposato le teorie neoliberiste secondo le quali la contrattazione sindacale sarebbe un freno allo sviluppo. Ma al contrario perché sentono il sindacato assente o lontano dal disastro della loro condizione sociale.</p>
<p>
	I precari e i disoccupati sono fuori dal mondo sindacale organizzato, ma anche quest&#39;ultimo è sempre meno tutelato dalla contrattazione. Gli accordi che si firmano sono solo peggiorativi, sia quelli separati come&nbsp; l&#39;ennesimo in Fiat, sia quelli unitari come alle Trenord. Ovunque i lavoratori sindacalizzati ricevono piu danni che benefici dagli accordi sindacali.</p>
<p>
	Si può obiettare a questo brutale giudizio che sempre nei momenti di crisi e disoccupazione i sindacati hanno fatto fatica a reggere. Però bisogna anche provarci a resistere.</p>
<p>
	Il governo Monti ha realizzato le sue peggiori controriforme, dalle pensioni all&#39;articolo 18, e la sua disastrosa politica di austerità con il consenso della Cisl e con le brontolate senza mobilitazione della CGIL. La UIL non è pervenuta.</p>
<p>
	Questo ultimo anno catastrofico per le condizioni complessive del mondo del lavoro ha visto una complicità e una passività sindacale&nbsp; uniche in Europa, o in ogni caso in contrasto clamoroso con quello che era considerato uno dei movimenti più forti del continente. Le resistenze della FIOM e dei sindacati di base, le singole lotte aziendali, non sono riuscite a fermare questa ritirata generale.</p>
<p>
	Si capisce allora meglio&nbsp; perché i gruppi dirigenti di CGIL e CISL&nbsp; si sono così platealmente spesi nella campagna elettorale. Dalla vittoria dello schieramento amico speravano di riottenere quel ruolo istituzionale che avevano perso senza lottare.</p>
<p>
	Non è andata così ed ora i gruppi dirigenti delle grandi confederazioni brancolano nel buio, sperando in chissà quale miracolo che permetta loro di continuare così senza cambiare nulla.</p>
<p>
	La burocrazia sindacale sente arrivare la crisi, ma spesso reagisce ad essa con&nbsp; la chiusura al dissenso e l&#39;obbligo alla fedeltà. Due operai, militanti sindacali esemplari generosi e onesti, sono stati espulsi dalla CGIL a Padova perché su internet contestavano i dirigenti. E non è certo il solo caso di autoritarismo nella vita interna.</p>
<p>
	Questo sindacato che oggi pare scomparso non produce&nbsp; autocritiche, non ricerca vie nuove, non si rinnova né tantomeno si sburocratizza, ma pretende&nbsp; solo l&#39;arroccamento dell&#39;organizzazione attorno ai gruppi dirigenti.</p>
<p>
	Eppure oggi come non mai le lavoratrici ed i lavoratori, i precari e i disoccupati, quel 65 % della popolazione il cui reddito non basta più per vivere, avrebbero bisogno di un sindacato che lotti e soffra assieme a loro.</p>
<p>
	Serve oggi un sindacato di lotta e cambiamento sociale profondamente democratico e totalmente indipendente dagli schieramenti politici. E se per ottenerlo occorre che anche le grandi confederazioni siano colpite dallo tsunami che ha sconvolto il quadro politico, bene che accada.</p>
<p>
	Il prezzo che il mondo del lavoro paga oggi, anche per la passività sindacale, è&nbsp; troppo pesante&nbsp; e ingiusto per continuare così.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1020"> (15)</p>
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		<title>A quando lo tsunami sindacale? Noi ci lavoriamo da tempo!</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Mar 2013 08:22:42 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo le elezioni ed il devastante e forse salutare scossone alla &#8220;politica ufficiale&#8221; che ha portato all&#39;eccezionale successo il Movimento 5 Stelle, sembra si stiano rimuovendo molti dei mantra e dei tabù politici che hanno caratterizzato gli ultimi anni e soprattutto l&#39;ultimo governo-ammucchiata guidato dalle banche e da Monti. A prescindere da qualsiasi giudizio di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<strong><span style="color:#b22222;">Dopo le elezioni ed il devastante e forse salutare scossone alla &ldquo;politica ufficiale&rdquo; che ha portato all&#39;eccezionale successo il Movimento 5 Stelle, sembra si stiano rimuovendo molti dei mantra e dei tabù politici che hanno caratterizzato gli ultimi anni e soprattutto l&#39;ultimo governo-ammucchiata guidato dalle banche e da Monti.</span></strong></p>
<hr />
<p>
	A prescindere da qualsiasi giudizio di merito sul risultato dei vari partiti, sia sul piano economico che su quello sociale, sia per ciò che riguarda la richiesta di cambiamento della politica e la riduzione dei suoi costi, più d&#39;uno ha raffigurato questo scenario post-elettorale come un vero e proprio tsunami politico che ha colpito le coste italiane arrivando sino alle Alpi e sfilacciando equilibri e consuetudini che ormai facevano parte del menù della politica italiana.</p>
<p>
	<strong>Bene così, se fosse vero! Certo le considerazioni sulla &ldquo;bontà&rdquo; del primo fascismo o quelle di uno degli economisti di riferimento del M5S che afferma sia necessario &ldquo;&#8230;.tutelare il lavoratore e non più il posto di lavoro.&rdquo;, o che l&#39;articolo 18 è superato, o che il reddito di cittadinanza non è per tutti ma per chi perde il lavoro, o che ci vorrebbe la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende &hellip;. non sono un buon biglietto da visita. Affermazioni preoccupanti che auspichiamo non siano veramente le posizioni del M5S e comunque vedremo che cosa accadrà nei prossimi giorni e nei mesi che ci separano dalle prossime elezioni.</strong></p>
<p>
	Crediamo però che questo tsunami non abbia investito una delle gambe fondamentali sulle quali si regge il meccanismo politico ed economico autoritario e straccione che ha portato l&#39;Italia all&#39;attuale situazione di disagio sociale: Cgil, Cisl, Uil e Ugl, cioè il vero &ldquo;ammortizzatore sociale&rdquo; di questo Paese.</p>
<p>
	<br />
	Sono gli &ldquo;addormentatori ufficiali del sistema&rdquo; che per decenni hanno svolto una funzione di veri e propri calmieratori del conflitto sociale e che hanno sostenuto a spada tratta e con un abile gioco delle parti, il governo Monti.</p>
<p>
	Da anni ci siamo sentiti dire che il conflitto sociale è deleterio, antistorico e sorpassato, mentre questi signori hanno trasformato il sindacato, cioè l&#39;organizzazione dei lavoratori, in qualche cosa di estremamente distante dai lavoratori stessi.</p>
<p>
	Oggi il vento sembra mutato, se non altro perché si sente aria diversa: proviamo a pensare se lo stesso tsunami che sta sconvolgendo la politica cambiasse direzione di qualche grado e arrivasse nelle stanze sindacali, sui loro &ldquo;tavoli&rdquo;, sui loro accordi a perdere, sulla concertazione e la collaborazione sociale che da sempre li sostengono.</p>
<h4>
	<strong><span style="color:#b22222;">Noi ci lavoriamo da tempo e continueremo a farlo, speriamo da oggi in poi un po&#39; meno soli!</span></strong></h4>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1016"> (13)</p>
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		<item>
		<title>BERSANI su Monte dei Paschi : Se ci attaccano li sbraniamo &#8211; con sottotitoli</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 09:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>SE CI ATTACCANO LI SBRANIAMO La posizione di Bersani sul caso Monte dei Paschi Un segretario del PD molto seccato e determinato risponde agli attacchi che gli vendono sulla questione Monte dei Paschi. Deve però anche ammettere che per anni il PD (di Siena) ha avuto un ruolo determinante nella banca. Le minacce a Monti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>SE CI ATTACCANO LI SBRANIAMO</h1>
<p>La posizione di Bersani sul caso Monte dei Paschi</p>
<p>Un segretario del PD molto seccato e determinato risponde agli attacchi che gli vendono sulla questione Monte dei Paschi. Deve però anche ammettere che per anni il PD (di Siena) ha avuto un ruolo determinante nella banca. Le minacce a Monti e PdL, più che motivate, sembrano però cercare di distogliere l&#8217;attenzione su come il PD nel passato abbia svolto, tramite il comune di Siena, il pur legittimo ruolo di riferimento politico della terza banca italiana. Che la politica condizioni le banche e magari che le banche tornino ad essere pubbliche non è una bestemmia. Il problema sono quali interessi prevalgono. Quelli dei risparmiatori, del territorio, del lavoro o quelli della speculazione? Bersani prima di attaccare dovrebbe ricostruire almeno 30 anni di rapporti tra PD e Siena.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="8044"> (434)</p>
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		<title>ELEZIONI &#8211; INGROIA: Si&#8217; a Bersani solo se abbandona Monti &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/02/01/ingroia-si-a-bersani-solo-se-abbandona-monti-con-sottotitoli/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2013 07:31:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>INGROIA: &#8220;SI&#8217; A BERSANI SOLO SE ABBANDONA MONTI&#8221; Sottotitoli a cura di Alessandro la Donna Antonio Ingoia con Ferrero e Mélenchon su Europa e Fiscal Compact 1 febbraio 2013 Ai microfono di Libera Tv il candidato premier di Rivoluzione Civile risponde su un eventuale appoggio al governo Bersani, analogo a quello  del Front de Gauche [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="videoDetailsContainer" class="containerInfoVideo">
<div id="infoMetaVideo" class="containerD container_bg floatL">
<h1><var><strong><span style="color: #ff0000;">INGROIA: &#8220;SI&#8217; A BERSANI SOLO SE ABBANDONA MONTI&#8221;</span></strong></var></h1>
<p><var><strong>Sottotitoli a cura di Alessandro la Donna</strong></var></p>
<h3><var>Antonio Ingoia con Ferrero e Mélenchon su Europa e Fiscal Compact</var></h3>
<hr />
<p><var><em>1 febbraio 2013</em></var></p>
<p><var>Ai microfono di Libera Tv il candidato premier di Rivoluzione Civile risponde su un eventuale appoggio al governo Bersani, analogo a quello  del Front de Gauche in Francia dopo una campagna elettorale all’opposizione. Sulle missioni militari all’estero, che l’IDV di Di Pietro ha sempre votato, e….su Crozza.</var></p>
<p><var><img src="http://www.liberoquotidiano.it/resizer.jsp?img=UpkPfA5XLjhJ%2FuNa%2BaFuyNQaupbgdfnEAixj%2BJDClv8%3D&amp;w=470&amp;h=-1&amp;maximize=true" alt="" width="312" height="252" /></var></p>
<hr />
<p><var>intervista e riprese di Roberto Pietrucci</var></p>
<p><var>montaggio di Simone Bucci</var></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="8035"> (5)</p>
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		<title>NO DEBITO ed ELEZIONI &#8211; Il report della riunione nazionale</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/10/no-debito-ed-elezioni-il-report-della-riunione-nazionale/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 13:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[NO DEBITO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Debito]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[No Debito]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IL NO DEBITO E LE ELEZIONI Report riunione Coord. naz. Comitato No Debito del 9 gennaio &#160; Comitato Nazionale No Debito Mercoledi 9 gennaio si è riunito il Coordinamento nazionale del Comitato No Debito per discutere della fase politica &#8211; le elezioni incombono &#8211; e l&#39;agenda di lavoro dei prossimi mesi. Appare ormai evidente come [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong>IL NO DEBITO E LE ELEZIONI</strong></h1>
<p>
	<em><big>Report riunione Coord. naz. Comitato No Debito del 9 gennaio</big></em><br />
	&nbsp;</p>
<hr />
<p>
	<strong>Comitato Nazionale No Debito</strong></p>
<p>
	Mercoledi 9 gennaio si è riunito il Coordinamento nazionale del Comitato No Debito per discutere della fase politica &ndash; le elezioni incombono &ndash; e l&#39;agenda di lavoro dei prossimi mesi.<br />
	<img alt="" height="153" src="/wp-content/uploads/user_pictures/NO-DEBITO-1.gif" style="float: left; margin: 10px;" width="153" />Appare ormai evidente come le classi dominanti abbiano affidato agli stati le politiche liberiste come modello per far fronte alla crisi. E&#39; altrettanto evidente che il patto tra governi, banche, partiti sta dimostrando ancora una capacità di tenuta nella gestione dei contraccolpi sociali della crisi. Nel nostro paese il conflitto si va determinando sia sul piano della &ldquo;insorgenza sociale&rdquo; sia su quello del conflitto sui luoghi di lavoro dove pesa però il ricatto occupazionale e la precarietà contrattuale.<br />
	Una nota autocritica è il fatto che il Comitato No Debito, con la sua azione cominciata quindici mesi fa (il 1&deg; ottobre 2011), non sia riuscito a costruire una alternativa politica e sociale forte ai diktat europei rappresentati dal governo Monti. Paradossalmente il Pd non solo non ha pagato un prezzo per il sostegno a Monti ma sembra aver addirittura rafforzato i suoi consensi. Nel paese, anche in occasione delle prossime elezioni, sembra prevalere il massimo di delega del conflitto sociale alla politica.<br />
	Alcuni interventi hanno sottolineato come il rischio un po&#39; da intergruppi del Comitato No Debito se ha funzionato sul piano delle iniziative (le due manifestazioni nazionali del 31 marzo e del 27 ottobre, assemblee nazionali partecipate) anche con capacità includenti, abbia però ritardato la costituzione di uno spazio politico autonomo che potesse incidere nell&#39;agenda politica. I contenuti della piattaforma del Comitato No Debito (ripudio del debito, disdetta del fiscal compact e dei trattati europei, nazionalizzazioni) non sono presenti come temi nella campagna elettorale in corso.</p>
<p>
	Il Comitato No Debito ha riaffermato la decisione di non partecipare in modo diretto o con indicazioni di voto alla prossima campagna elettorale, così come ha fatto il movimento No Tav, riconoscendo comunque diritto e legittimità di farlo alle forze ed ai singoli componenti del comitato.</p>
<p>
	Nelle prossime settimane il Comitato No Debito intende agire in due direzioni:</p>
<p>
	a) Rilancio dell&#39;iniziativa dei Comitati No Debito territoriali, soprattutto contro i tagli imposti dalla spending review (che Fiscal Compact e pareggio di bilancio renderanno ancor più pesanti).</p>
<p>
	b) Iniziative pubbliche di affermazione della piattaforma No Debito durante la campagna elettorale.</p>
<p>
	a) Sul primo punto è stato deciso di procedere rapidamente e decisamente alla strutturazione dei comitati No Debito locali con la raccolta delle adesioni (Bologna lo ha già fatto) e l&#39;avvio delle campagne contro i tagli alla sanità. I Comitati di Milano e di Pisa sono già attivi su questo terreno. Il Comitato No Debito stilerà un volantino nazionale su tagli, sanità, spending review e debito da utilizzare nelle realtà locali in modo complementare a volantini sulla situazione specifica del territorio. E&#39; stato deciso di ri-costituire il Comitato No Debito di Roma &ndash; andato in sofferenza a causa della &ldquo;invasività&rdquo; del dibattito e del coordinamento a livello nazionale. E&#39; stata convocata per giovedi 17 gennaio alle ore 17.00 la riunione del comitato di Roma. L&#39;invito a tutti i comitati locali è di procedere entro la fine di febbraio alla formalizzazione dei comitati sulla base del documento elaborato dalla commissione organizzazione già nei mesi scorsi. Il sito Nodebito.it, danneggiato da un attacco degli hacker tornerà operativo nei prossimi giorni.</p>
<p>
	b) Sul secondo punto il Comitato No Debito di Milano prevede già un convegno/forum sulla sanità a metà febbraio a Milano che in qualche modo &ldquo;metta i piedi&rdquo; dentro il dibattito della campagna elettorale.. Si sta pensando di mettere in campo iniziative anche a Roma e si propone di realizzarle (sentiti i compagni del posto) almeno anche a Napoli e Torino. Uno schema possibile &ndash; oltre quello indicato dal comitato di Milano &ndash; è un confronto pubblico con le forze che concorrono al di fuori del centro-sinistra su tre contenuti programmatici del Comitato No Debito: ripudio del debito pubblico, disdetta del Fiscal Compact, nazionalizzazioni delle banche e aziende strategiche, rappresentanza politica dei conflitti di classe e&nbsp; dei movimenti sociali. Una chiamata al confronto e alla esplicitazione su questi tre temi verrà rivolta a Rivoluzione Civile, Partito Comunista dei Lavoratori e Movimento 5 Stelle (su questo interlocutore si registra la contrarietà solo dei compagni del Pcl). E&#39; stato previsto anche un incontro con gli esponenti di Alba/Cambiare si può che hanno deciso di non aderire all&#39;esperienza di Rivoluzione Civile.</p>
<p>
	Infine si è delineato il problema del funzionamento del Coordinamento nazionale. Le riunioni &ndash; per i tempi troppo ristretti consentiti da appuntamenti infrasettimanali &#8211; spesso non consentono né il dovuto dibattito politico né la dovuta attenzione alle soluzioni organizzative. Pertanto si è deciso che le riunioni del coordinamento nazionale verranno fatte di sabato e si dovrà dare mandato ad un esecutivo più agile di attuare le deliberazioni politiche e organizzative che emergeranno dal Coordinamento nazionale.</p>
<p>
	Prossimi appuntamenti nazionali:<br />
	2 febbraio: adesione manifestazione nazionale sulla scuola<br />
	9 febbraio: Riunione coordinamento nazionale (Roma)<br />
	16 febbraio: manifestazione a Firenze contro i tagli alla sanità<br />
	Metà febbraio: convegno Milano sui tagli alla sanità<br />
	metà febbraio: iniziative di confronto nella campagna elettorale a Roma, Napoli, Torino</p>
<p>
	altri appuntamenti:</p>
<p>
	Roma 12 gennaio: assemblea al cinema America occupato per manifestazione cittadina del 19<br />
	Roma 17 gennaio, ore 17.00 (via Castro Pretorio/Usb) riunione Comitato No Debito di Roma<br />
	Roma 19 gennaio: manifestazione cittadina movimenti diritto all&#39;abitare e movimenti sociali</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="942"> (16)</p>
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		<title>Vendola ed il fantasma di Monti &#8211; Mi candido per vincere</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/10/02/vendola-ed-il-fantasma-di-monti-mi-candido-per-vincere/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 11:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vendola: MI CANDIDO Per scacciare il fantasma del Monti Bis accetto sfida per vincerla &#160; Per scacciare il fantasma del Monti-bis e trasformare le primarie, da ennesima faida di partito a occasione di svolta per il Paese. Accetto la sfida: per vincerla&#39;. E&#39; quanto scrive sul suo sito il leader di Sel, Nichi Vendola, annunciando [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Vendola: MI CANDIDO </strong></span></h1>
<p>
	<span style="color:#000000;"><strong>Per scacciare il fantasma del Monti Bis accetto sfida per vincerla</strong></span></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Per scacciare il fantasma del Monti-bis e trasformare le primarie, da ennesima faida di partito a occasione di svolta per il Paese. Accetto la sfida: per vincerla&#39;.</p>
<p>
	E&#39; quanto scrive sul suo sito il leader di Sel, Nichi Vendola, annunciando cosi&#39; la candidatura alle primarie del centrosinistra per la premiership.</p>
<hr />
<p>
	LE PRIME REAZIONI:</p>
<p>
	<strong><big>PRIMARIE: SERENI (PD), VENDOLA SI IMPEGNI SOTTOSCRIVENDO UN PATTO POLITICO<br />
	E PROGRAMMATICO CHIARO</big></strong></p>
<p>
	&nbsp;&quot;L&#39;annuncio della candidatura di Vendola per le primarie del centrosinistra è positivo e va nella direzione di una riorganizzazione del campo progressista e democratico volta ad unire le forze pronte ad assumere responsabilità di governo dopo il voto del 2013. Proprio per questo Bersani ha proposto a Vendola, così come a tutti gli altri candidati alle primarie, di sottoscrivere un accordo politico e programmatico chiaro ed esigibile che garantisca, accanto agli obiettivi della crescita, del lavoro e dell&#39;equità, il rispetto degli impegni assunti in Europa e un patto di legislatura con le forze moderate di centro per portare avanti un programma di riforme profonde che, anche dopo il voto, saranno necessarie e richiederanno una vasta alleanza politica e sociale&quot;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><big>DI PIETRO, BENE CANDIDATURA VENDOLA MA CON I MODERATI CHE C&#39;ENTRA?</big></strong><br />
	&quot;Mi fa piacere che anche Vendola si candidi per portare avanti un progetto e un programma che abbiamo condiviso, e&#39; ovvio che la sua candidatura mi puo fare piacere&quot;. Lo ha detto Antonio Di Pietro, sul sito di &#39;Pubblico&#39;, a proposito delle primarie.&quot;Io alle primarie del Pd non mi devo candidare perche&#39; non mi appartengono -ha aggiunto-. Io sono il presidente di Idv, se mai e&#39; dentro di noi che devo cercare la proposta&quot;. Il leader di Idv, comunque, ha spiegato: &quot;Il mio sforzo e&#39; di costruire una alternativa di governo anche con il Pd sul programma. Allo stato il programma di Renzi e&#39; in continuita&#39; con mister Loden-Monti e con Marchionne. Bersani ha detto che per fare le primarie bisogna riconoscersi nei suoi 10 punti di programma, compreso quello dell&#39;alleanza con i moderati. Vendola deve essere chiaro e dire: io non ci posso stare su questo punto&quot;</p>
<p>
	<big><strong>UDC: CASINI, PRIMARIE E&#39; UNA PAROLA CHE MI VEDE ALLERGICO </strong></big><br />
	&quot;Primarie e&#39; una parola che mi vede allergico, e&#39; un problema che riguarda Bersani, non me. Io penso che questa campagna elettorale e&#39; importante perche&#39; qui la scelta del Pd e dell&#39;Udc parte da un presupposto: buon governo e messa al bando di ogni radicalismo e populismo&#39;. Lo ha detto il ha detto il leader dell&#39;Udc Pier Ferdinando Casini, a Catania, rispondendo ad un giornalista che gli ha chiesto se Pd e Udc si troveranno insieme per le politiche o faranno le primarie.</p>
<p>
	&quot;Non e&#39; un caso &#8211; ha proseguito Casini &#8211; che Vendola e Di Pietro in questa coalizione non ci siano e presentino un altro candidato. Io credo che l&#39;incontro tra progressisti e moderati quando non si basa su equivoci, ma su cose serie puo&#39; produrre buoni risultati&#39;.</p>
<p>
	<br />
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="846"> (8)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Tra il &#8220;polo della libertà” e il “polo della speranza”</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/08/02/tra-il-polo-della-libert-e-il-polo-della-speranza/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2012 12:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[UIL - Unione Italiana del Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tra il &#8220;polo della libertà&#8221; e il &#8220;polo della speranza&#8221; noi scegliamo invece il &#8220;polo del conflitto&#8221; Mentre la politica supera se stessa con il &#8220;dirompente&#8221; ritorno di Berlusconi nel &#8220;polo della libertà&#8221; e il centro sinistra si ricompone con Casini, Bersani e Vendola nel più &#8220;francescano &#8220; e dimesso&#160; &#8220;polo della speranza&#8221;, apprendiamo che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2012/08/02/tra-il-polo-della-libert-e-il-polo-della-speranza/">Tra il &#8220;polo della libertà” e il “polo della speranza”</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>Tra il &ldquo;polo della libertà&rdquo; e il &ldquo;polo della speranza&rdquo; </strong></span></h1>
<h1>
	<span style="color: rgb(255, 0, 0);"><strong>noi scegliamo invece il &ldquo;polo del conflitto&rdquo;</strong></span></h1>
<hr />
<p>
	Mentre la politica supera se stessa con il &ldquo;dirompente&rdquo; ritorno di Berlusconi nel &ldquo;polo della libertà&rdquo; e il centro sinistra si ricompone con Casini, Bersani e Vendola nel più &ldquo;francescano &ldquo; e dimesso&nbsp; &ldquo;polo della speranza&rdquo;, apprendiamo che quest&#39;anno gli italiani che riusciranno a farsi una vacanza decente sono meno di quelli disoccupati (quasi l&#39;11% con i giovani quasi al 40%), dei precari storici, dei lavoratori in cassa integrazione e in mobilità.</p>
<p>
	Se poi a tutti questi sommiamo anche gli 8 milioni di poveri indicati dall&#39;Istat, potremmo facilmente concludere che le condizioni generali di questo paese, in parte per l&#39;attuale crisi, in parte per un sistema di distribuzione della ricchezza che premia pochi e penalizza molti, è ormai al limite della sopportazione.</p>
<p>
	Eppure il conflitto sociale stenta a partire, anestetizzato dalle politiche sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che ancora raccolgono la maggioranza dei lavoratori e dei pensionati italiani, da un mondo dell&#39;informazione e della comunicazione che per gran parte è indirizzato a dovere, da una politica che pensa ad altro ed è in maggioranza asservita ai grandi gruppi di potere nazionali ed internazionali.</p>
<p>
	E&#39; così che si è riusciti a distorcere la verità. Una crisi che in realtà è di sistema, determinata da banche e finanza, dai cosiddetti mercati e dai loro &ldquo;sacerdoti&rdquo;, dalle grandi aziende e dagli speculatori, è stata tradotta, trasformata e presentata invece come una crisi che è esplosa perché lo stato sociale, i salari alti, la bassa produttività e il patrimonio ancora in mano pubblica hanno determinato l&#39;aumento irrefrenabile del debito dello stato.</p>
<p>
	Assurdo dal punto di vista economico, culturalmente sbagliato, ma comunicativamente efficace per sostenere il più grande raggiro del secolo.</p>
<p>
	Una grande bugia e una vera truffa ai danni di milioni di persone che si sta traducendo in aumento delle tasse che pesano soprattutto sui redditi medio-bassi, blocco dei contratti e riduzione del potere reale dei salari e delle pensioni, abbattimento dei diritti dei lavoratori e libertà di licenziare, blocco dei contratti di lavoro e morte del contratto nazionale, aumento dell&#39;inflazione, definitiva cancellazione dello stato sociale, a cominciare dalla sanità e dalla scuola, svendita dei beni dello stato e del pubblico.</p>
<p>
	E tutto questo non basta perché dall&#39;anno prossimo, con il fiscal compact dovremo pagare la bella cifra di 50 miliardi l&#39;anno fino al 2033 soltanto per ridurre quel debito statale italiano che altri paesi, altre banche, altre istituzioni internazionali e finanziarie, stanno acquisendo a piene mani attraverso l&#39;acquisto di bot, btp, cct italiani che gli garantiranno per anni rendimenti e profitti esagerati.</p>
<p>
	In pratica stiamo pagando enormi interessi su un debito creato da altri e lo stiamo facendo per ridurre i nostri salari e le nostre pensioni, svendere il nostro patrimonio statale e lo stato sociale.</p>
<p>
	E&#39; criminale farlo ed è follia non rendersene conto in tempo</p>
<p>
	Grande risultato della nostra politica dei &ldquo;poli della libertà e della speranza&rdquo; che insieme si stanno misurando su chi è più fedele al carnefice.</p>
<p>
	Noi non siamo della partita: amiamo la &ldquo;libertà&rdquo; ma siamo convinti&nbsp; che senza giustizia sociale sia solo una parola vuota. Abbiamo non solo la &ldquo;speranza&rdquo;, ma la certezza di riuscire a condividere con i lavoratori ed i pensionati, con i disoccupati ed i precari, con i milioni di cittadini che vivono sotto o al limite della soglia di povertà, che la dignità e la difesa dei propri diritti sono elementi fondamentali per riuscire ad alzare la schiena e a sostenere con forza le proprie aspettative e l&#39;estrema necessità di cambiare.</p>
<p>
	In fondo il conflitto sociale e sindacale non sono altro che questo: raccogliere le forze, i cuori, le teste e le braccia sufficienti per cambiare un sistema sociale iniquo, sbagliato e ormai non più sopportabile.</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="800"> (16)</p>
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		<title>Fiscal Compact. La politica dove&#8217;?</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/07/19/fiscal-compact-la-politica-dove/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2012 17:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Iacopo Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiscal Compact]]></category>
		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ferrero]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>APPROVATO IL FISCAL COMPACT La democrazia scompare mentre la politica si nasconde dietro battute e metafore di Jacopo Venier &#160; Erano solo 498 i presenti alla Camera per il voto sul fiscal compact. Tra gli assenti spiccavano i tre leader di maggioranza Alfano, Bersani e Casini che non hanno trovato il tempo per votare questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>APPROVATO IL FISCAL COMPACT</h1>
<p>La democrazia scompare mentre la politica si nasconde dietro battute e metafore</p>
<p>di Jacopo Venier</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="width: 300px; height: 200px; float: left; margin: 10px;" src="http://www.iacopovenier.it/wp/wp-content/uploads/2012/07/aula-montecitorio-300x200.jpg" alt="" />Erano solo 498 i presenti alla Camera per il voto sul fiscal compact.</p>
<p>Tra gli assenti spiccavano i tre leader di maggioranza Alfano, Bersani e Casini che non hanno trovato il tempo per votare questo documento che vincola per vent’anni le politiche del nostro paese.</p>
<p>Il provvedimento, già licenziato dal Senato lo scorso 12 luglio, è stato quindi approvato con 368 voti favorevoli, 65 contrari e 65 astenuti. Contrari i deputati della Lega Nord e dell’Italia dei valori e alcuni deputati del Pdl.</p>
<p>L’approvazione da parte di un Parlamento distratto della ratifica del Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance europea, ed il cosiddetto “fiscal compact” (art 3-8 del Trattato) comporta l’impegno delle parti contraenti ad applicare e ad introdurre, entro un anno dall’entrata in vigore del trattato, con norme costituzionali o di rango equivalente, la <em>“regola aurea” per cui il bilancio dello Stato deve essere in pareggio o in attivo”</em>. E’ stata quindi presa la decisione di modificare su un punto fondamentale la Costituzione italiana introducendo un vincolo alla sovranità democratica dei futuri parlamenti e governi.</p>
<p>Inoltre, come se non bastasse, il trattato prevede che : <em>“qualora il rapporto debito pubblico/Pil superi la misura del 60%, le parti contraenti si impegnano a ridurlo mediamente di 1/20 all’anno per la parte eccedente tale misura”</em>. Per l’Italia significa un impegno da 45 miliardi di euro all’anno da pagare con nuove tasse, tagli ai servizi e privatizzazioni.</p>
<p>Se non lo faranno i nostri governi ci penserà questa Europa dei mercanti a commissariarci. Infatti le norme prevedono che <em>“qualsiasi parte contraente che consideri un’altra parte contraente inadempiente rispetto agli obblighi stabiliti dal patto di bilancio può adire la Corte di giustizia dell’Ue, anche in assenza di un rapporto di valutazione della Commissione europea”</em>. Cioè se uno qualsiasi degli stati che sottoscriveranno il trattato ritenesse l’Italia inadempiente potrebbe agire per imporci di pagare.</p>
<p>Il Trattato entrerà in vigore il primo gennaio del 2013 ma dovrà essere ratificato da dodici Paesi. Attualmente il Fiscal Compact è stato ratificato da 9 Paesi (Cipro, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lituania, Lettonia, Portogallo, Romania e Slovenia).</p>
<p><strong>Di fronte a questo scenario preoccupante la scena che si rappresenta nel teatro della politica è disarmante.</strong></p>
<p>Bersani, impegnato a mascherare le proprie responsabilità, non ha il tempo o la faccia per andare in aula a votare ma trova la forza di evocare un’altra delle sue imperdibili metafore. Così a youdem dichiara che : <em>“ Noi non siamo la Spagna, pero’ che dire…sono i dieci piccoli indiani: prima la Grecia, poi Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia. Se non si ferma il meccanismo, sono campane che in qualche modo suonano anche per noi…”</em>. Campane a morto si direbbe dato che il leader del PD aggiunge che <em>il fiscal compact avrà “effetti positivi se accompagnato dall’attuazione delle misure decise al vertice europeo: la disciplina dei conti lasciata sola assolutamente non basta”.</em> Le misure, spiega, sono “<em>i meccanismi di difesa dell’euro e una politica che incoraggi gli investimenti a livello europeo”</em>. Ovvero, dice ancora Bersani, <em>“bisogna che sia consentito di dare un minimo di spinta all’attivita’ economica, di lavoro subito. Perche’ se non c’e’ questo e ci si limita a tirar la cinghia, dopo non c’e’ piu’ niente, neanche la cinghia…”</em>.</p>
<p>Ci sarebbe da ridere se non fosse che è il PD di Bersani ad aver voluto ed oggi a sostenere il governo Monti e cioè il commissario che ha il compito di applicare in Italia le politiche della BCE e dei mercati.</p>
<p>Alle metafore di Bersani, da fuori del Parlamento, risponde con altrettanta fantasia Massimo Rossi, portavoce (in vero poco valorizzato) della Federazione della Sinistra che si lancia in una iperbole di carattere storico : <em>“ Non ancora soddisfatta del disastro economico e sociale prodotto dalle politiche ingiuste e recessive del Governo Monti, la sua maggioranza Alfano/Bersani/Casini, come gli antichi romani fecero a Cartagine nelle guerre puniche, ha ora deciso di spargere il sale sulle macerie del nostro Paese, per far si’ che nulla possa risorgere’</em>. Insomma la guerra è persa ed ai vinti, il popolo italiano si presume, non resta che pagarne le conseguenze. Di guerra parla anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, impegnato in un ultimo, disperato, tentativo di convincere i parlamentari a non votare il trattato. L’ex ministro insieme all’ex capogruppo Russo Spena si introducevano a Montecitorio per distribuire ai deputati che affollavano il Transatlanitico un volantino con l’immagine di un cappio e la scritta: <em>‘Il fiscal compact e’ un cappio al collo dell’Italia, votate no’</em> ed un testo che denuciava addirittura che : <em>“ Nella totale assenza di informazioni la maggioranza che sostiene Monti ha dichiarato guerra all’Italia con un provvedimento che determinera’ l’aggravamento della crisi, la distruzione dello stato sociale, l’aumento della disoccupazione e della poverta’. Pdl, UdC e Pd sono responsabili di un gravissimo attacco alle condizioni di vita degli italiani, che pagheremo noi e i nostri figli’.</em></p>
<p>Si direbbe una situazione senza speranza ma ci viene in aiuto di nuovo Massimo Rossi che indica una via d’uscita : <em>“Costruire un’alternativa di Governo a sinistra rispetto l’attuale insana maggioranza e’ urgente e obbligatorio anche per revocare, oltre alla manomissione degli articoli 18 dello statuto dei lavoratori e 81 della Costituzione, la distruzione del sistema pensionistico anche questo ennesimo misfatto!”.</em></p>
<p>Il punto è non solo come ma con chi si può costruire un una simile armata capace di “riconquistare Roma” seguendo la metafora di Rossi.</p>
<p>Vendola attacca la Merckel e non Bersani : “<em>Nella distrazione e nel silenzio piu’ impotente, la Camera dei Deputati ha approvato il Mes (Meccanismo europeo di stabilita’) e il Fiscal compact. Sono due imposizioni della politica dell’austerita’ promossa in primo luogo da Angela Merkel”</em>.</p>
<p>Un poco meglio va con l’IDV che questa volta vota contro perchè, secondo Evangelisti :<em> “ Il fiscal compact “e’ una camicia di forza”, che in una fase di crisi come quella che sta vivendo il paese “puo’ essere addirittura controproducente.”</em> “Controproducente” potrebbe sembrare pochino ma è comunque un passo avanti rispetto alla astensione dell’IDV al Senato.</p>
<p>Di Pietro sa che ormai Bersani e soprattutto Napolitano gli stanno alle costole ( oggi Letta ha dichiarato : <em>“Mettere Napolitano contro Falcone e Borsellino è un’operazione bieca, intollerabile, indecente”</em> ) e piano piano sta uscendo dalla foto di Vasto. Meno chiaro è se Vendola confermerà il patto di ferro con l’IDV di qualche settimana fa (prima delle dichiarazioni di Di Pietro su Genova 2001) o se lascerà l’IDV al suo destino.</p>
<p>In Parlamento la posizione più chiara, (purtoppo!) la esprime la Lega Nord che con Dozzo ricorda che : <em>“Oggi, nel silenzio generale, e’ cambiato l’articolo 1 della nostra Costituzione ma nessuno lo dice: la sovranita’ non appartiene piu’ al popolo, ma alla burocrazia europea, che per giunta la esercita nelle forme e nei limiti che essa stessa decide”</em>. Se nessuno ricordasse che la Lega ha votato in Parlamento che Ruby era la “nipote di Mubarak” questa dichiarazione ci potrebbe anche stare…</p>
<p><strong>Questa è la politica che ruota attorno al palazzo. Un quadro deprimente che spiga perchè scelte come queste possano passare senza un dibattito nel paese, senza una qualsiasi forma di partecipazione, di confronto, di dialettica. La passivizzazione è il frutto di decenni in cui invece di chiamare gli italiani a confrontarsi sul reale si è indotto un finto scontro sulle apparenze del potere. Abituati a discutere di Noemi, di Ruby e delle notti di Arcore gli italiani si distraggono rispetto a scelte che segneranno per decenni le vite di tutti. Qui sta la forza di Monti. Qui la sfida di una sinistra capace di lasciare ad altri la spasmodica ricerca di battute e narrazioni per concedersi la forza della coerenza e del merito.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>Fonte:</p>
<p><a href="http://www.iacopovenier.it/2012/07/fiscal-compact-la-politica-delle-metafore-cancella-la-democrazia/" target="_blank">http://www.iacopovenier.it/2012/07/fiscal-compact-la-politica-delle-metafore-cancella-la-democrazia/</a>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2012/07/19/fiscal-compact-la-politica-dove/">Fiscal Compact. La politica dove&#8217;?</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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