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	<title>Libera Tv &#187; Nazismo</title>
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		<title>COLOGNO MONZESE I cittadini al Sindaco: Nè ora nè mai rievocazioni Naziste</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Apr 2018 22:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>IN VISTA DEL 25 APRILE NESSUNA RIEVOCAZIONE MILITARE NAZISTA A COLOGNO. SI FARA&#8217; A GIUGNO Proteste dei cittadini e delle associazioni Antifasciste per la decisione del Sindaco Angelo Rocchi di produrre la rievocazione di un campo militare della Wermacth. &#8220;Siamo qui per dire ai cittadini di non farsi prendere in giro e per dire né a [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000;"><strong>IN VISTA DEL 25 APRILE NESSUNA RIEVOCAZIONE MILITARE NAZISTA A COLOGNO. SI FARA&#8217; A GIUGNO</strong></span></h1>
<h4><span style="color: #800000;">Proteste dei cittadini e delle associazioni Antifasciste per la decisione del Sindaco Angelo Rocchi di produrre la rievocazione di un campo militare della Wermacth. <em>&#8220;Siamo qui per dire ai cittadini di non farsi prendere in giro e per dire né a giugno né mai&#8221;</em></span></h4>
<p><strong>Interviste a cura di Alfredo Comito  LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<p>&nbsp;</p>

<a href='https://www.libera.tv/?attachment_id=47625'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/Michele-Losindaco-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Michele Losindaco" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/?attachment_id=47624'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/Mauro-Cambiaghi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Mauro Cambiaghi" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/?attachment_id=47623'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/Gianfranco-Liparulo-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gianfranco Liparulo" /></a>
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<a href='https://www.libera.tv/2018/04/16/cologno-monzese-i-cittadini-al-sindaco-ne-ora-ne-mai-rievocazioni-naziste/bianca-narici/'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/Bianca-Narici-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Bianca Narici" /></a>

<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/LiberaTv-ANTIFA-COLOGNO.Movie_Istantanea.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47603 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/04/LiberaTv-ANTIFA-COLOGNO.Movie_Istantanea-300x169.jpg" alt="LiberaTv ANTIFA COLOGNO.Movie_Istantanea" width="300" height="169" /></a>COLOGNO MONZESE (MI) – Piazza XI Febbraio si riempie di cittadini e militanti di associazioni Antifasciste nonostante il Sindaco Angelo Rocchi abbia rimandato a giugno la rievocazione storica di un campo militare della Wermacth. <em>“Siamo qui per dire né a giugno né mai”</em> dice un militante antifascista. Il Sindaco parla di “campagna di disinformazione”, ma le associazioni e i cittadini di Cologno presenti in piazza ribadiscono la loro indignazione per la proposta di riportare a Cologno l’esercito occupante durante la sanguinosa Repubblica di Salò con cui il regime fascista gettò nelle mani dei nazisti il Paese. <em>“È un insulto alla resistenza e alla memoria della città”</em> afferma un altro cittadino. Le denunzie vanno ben oltre il fatto e descrivono l’azione del Consiglio Comunale, retto dalla Lega, tesa a escludere come, ad esempio, attraverso la chiusura di una Scuola di italiano per stranieri attiva da più di venti anni e che i cittadini sono riusciti a riaprire sotto la tutela del Ministero della Pubblica Istruzione.  Un altro cittadino di Cologno ci ricorda che a Sesto San Giovanni, medaglia d’oro della Resistenza, il Sindaco a capo della giunta di centro destra, ha disertato la manifestazione dell’ANPI locale dopo l’atto teppistico contro il monumento ai deportati presente nel Parco Nord. Il pericolo di una deriva autoritaria in Italia, benché non appaia imminente, si respira nei piccoli atti, nell&#8217;assenza di solidarietà per chi è rimasto indietro, nella rassegnazione di chi non partecipa, nella attesa di un “leader”, di un capo che metta le cose a posto, nella paura fomentata dai politici contro gli immigrati e non contro le mafie o coloro che sfruttano gli stranieri a discapito dei diritti del lavoro. Fra tutti coloro che animano la piazza di Cologno, spicca una signora nata nel 1929 che ha voluto partecipare per la memoria del fascismo e della occupazione nazista. <em>“Mi arrabbio particolarmente quando si ripropongono cose di questo genere, perché vuol dire non aver capito niente, non voler apprendere niente”</em> ci dice prima di andarsene.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47602"> (292)</p>
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		<title>&#8220;Arbeit macht frei&#8221;: stermini ed alienazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 16:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[StefanoTortelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 27 gennaio di settant&#39;anni fa le truppe dell&#39;Unione Sovietica sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, il più noto campo di sterminio del Terzo Reich. Insieme a Birkenau e Monowitz ha rappresentato il più grande orrore del dominio nazista in Polonia, la quale, senza volerlo, è diventata la sede della &#34;soluzione finale&#34;. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	Il 27 gennaio di settant&#39;anni fa le truppe dell&#39;Unione Sovietica sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, il più noto campo di sterminio del Terzo Reich. Insieme a Birkenau e Monowitz ha rappresentato il più grande orrore del dominio nazista in Polonia, la quale, senza volerlo, è diventata la sede della &quot;soluzione finale&quot;. Ad Auschwitz ed in tutti i campi hanno trovato la morte milioni di ebrei, zingari, omosessuali, persone di colore, comunisti, partigiani, prigionieri politici, disabili fisici e mentali. Ma ovviamente, e giustamente, quando si parla di campi di sterminio si parla di Shoah, poiché si stima che siano stati circa sei milioni gli ebrei che sono morte tra filo spinato, camere a gas, morsi della fame, violenze, stupri e la loro totale deumanizzazione.</p>
<p>
	Perché è questo ciò che più dovrebbe far riflettere, quando si parla di campi di sterminio nazisti: la deumanizzazione di chi veniva internato. Venivi innanzi tutto separato dalla famiglia, nel migliore dei casi quando venivi prelevato, nel peggiore (poiché a morire era la famiglia intera) durante lo smistamento tra i vari campi o tra i vari bracci dello stesso campo; in questo modo venivano negati totalmente i tuoi rapporti sociali, le tue relazioni, il tuo &quot;essere per altri&quot;. Poi venivi spogliato di ogni tuo avere, dai vestiti alle fotografie, dai documenti ai pochi oggetti di valore che potevi avere addosso, e l&#39;unica cosa che potevi indossare era una tuta da lavoro; in questo modo eri agli occhi di chiunque indistinguibile, anche perché i capelli ti venivano tagliati, la barba anche, e non vi era più modo di autodeterminarsi, di differenziarsi rispetto agli altri. Infine venivi privato del tuo nome, divenivi un numero, uno dei tanti. E chissà quanti si sono dimenticati, a causa delle sofferenze patite, il proprio nome, la propria storia, il proprio vissuto.</p>
<p>
	L&#39;uomo ha la necessità di distinguersi per, innanzi tutto, ritrovarsi giorno dopo giorno, riconoscersi, rincontrarsi, e poi per farsi ditinguere, ritrovare, riconoscere, rincontrare dagli occhi degli altri. Ma questo è stato assolutamente reso impossibile ad Auschwitz, così come negli altri campi di concentramento. E così, oltre alla violenza, all&#39;odio, al Male, nei campi regnavano anche l&#39;alienazione, l&#39;annullamento.</p>
<p>
	Solo a pensarci mi vengono i brividi, e credo che io in un contesto del genere impazzirei molto, molto in fretta. Perché in modo quasi naturale spesso, a partire dal corpo, ma senza alterarlo, mi sono trovato, da sempre, a distinguermi dagli altri: da quando ho quattro anni ho periodicamente portato i capelli lunghi, da quando mi sono spuntati i primi peli sul viso ho quasi sempre tenuto la barba, e mai ho pensato a rasarmi il petto, tanto meno le braccia o le gambe. Mi son sempre ritrovato nel mio aspetto, e spesso il mio aspetto mi ha contraddistinto in vari ambiti, rendendomi anche, in certe circostanze, ad essere oggetto di prese in giro e di scherno. Allo stesso tempo ho comunque sempre cercato di essere coerente al mio aspetto, poiché quest&#39;ultimo dev&#39;essere lo specchio dell&#39;essenza. Ecco, quei milioni di detenuti dei campi di concentramento sono stati privati del loro aspetto, del loro specchio, è stata negata loro la possibilità di mostrarsi agli altri. E per gli Ebrei il discorso era già cominciato quando ancora erano &quot;liberi&quot;, ma ghetizzati nelle grandi città europee dominate dal nazismo. Può sembrare un discorso inutile, poco importante di fronte all&#39;orrore dei numeri a sei zeri che rappresentano le vittime della follia di Hitler. Ma si ricade nello stesso discorso: i morti sono numeri, non una lista infinita di nomi. Pensate se anziché dirvi: &quot;durante l&#39;egemonia nazista, in Europa sono stati perseguitati ed uccisi quindici milioni di ebrei&quot;, vi dicessero&quot; &quot;L&#39;egemonia nazista, che ha perseguitato per dodici anni gli ebrei, ha portato alla morte di Aaron, Marco, François, Yvonne, Mary, Catiuscia, etc etc&quot;, e per ogni nome vi venisse raccontata la storia che quel nome ha rappresentato. Per qualche mese, per alcuni anni, per mezzo secolo. Certo, sarebbe una cosa lunga raccontare 15 milioni di storie. Ma penso ne basterebbero due o tre per capire chiaramente che piaga assurda sia stato Adolf Hitler (ed i suoi alleati italiani e spagnoli) per il mondo intero, quanto sia assurdo rievocarlo adesso, quanto sia malato il provare a giustificare i campi di concentramento richiamando gli errori di altri (leggasi foibe o gulag); perché sia chiaro, non è che se qualcun altro sbaglia automaticamente cancella il tuo errore, semplicemente mostra al mondo che anche lui ha i suoi terribili scheletri nell&#39;armadio.</p>
<p>
	L&#39;alienazione è una delle più pericolose meccaniche che possa investire un uomo, una comunità, una categoria, una nazione intera. E fa strano pensare che un filosofo tedesco dell&#39;800, George Hegel, abbia parlato di alienazione portata dal lavoro industriale, dall&#39;impossibilità dell&#39;operaio, una volta inserito in catena, di riconoscersi in ciò che produce. Che sia salariato come nelle fabbriche o che sia forzato, imposto, fino a renderlo causa di morte nei campi di sterminio, poco cambia. E fa ancora più strano pensare a come un assioma della filosofia del cristianesimo protestante sia stato leggermente modificato e reso il manifesto di Auschwitz: Arbeit Macht Frei, Il lavoro rende liberi. E del resto il protestantesimo ha aperto la strada proprio alla soggiogamento dell&#39;operaio durante le rivoluzioni industriali: caro fedele, vai e spaccati la schiena sedici ore nelle fonderie, al telaio, nelle miniere; soffrirai la fame, vivrai in miseria, morirai giovane; ma tranquillo, c&#39;è il paradiso che ti aspetta. E sempre il protestantesimo ha dato modo agli industriali di essere il più spietati possibile, perché se è vero che nella dottrina protestante si parla di non-importanza degli atti compiuti in vita, è anche vero che se quando la morte ti coglie lo fa circondata dalle tue ricchezze, il tuo posto in paradiso non solo sarà confermato, ma reso ancora più meraviglioso dagli optional che potrai &quot;comprarti&quot; con i tuoi tesori terreni. Roba da pazzi, no!?</p>
<p>
	E tutto ciò cosa ha portato? Ha portato a ridurre ad oggi il ricordo unanime, il cordoglio periodicizzato, lo stringersi attorno a chi ancora porta i segni di questa mattanza. Ma ci si dimentica di tutto ciò il giorno dopo, oltre a neanche rendersi conto che i segni di questa mattanza ce li abbiamo ancora ben visibili addosso. &quot;Il fascismo è una diretta conseguenza del capitalismo&quot;, tant&#39;è che ne abbiamo le dimostrazioni ogni giorno. Cos&#39;è il fondamentalismo islamico? Fascismo. Cos&#39;è l&#39;interventismo americano in ogni zona del mondo che non accetta di sottostare alle sue leggi di mercato? Fascismo. Cos&#39;è il massacrare psicologicamente milioni di lavoratori in Italia, costringendoli o a lavorare fino a pochi anni dalla morte naturale o mettendoli nella condizione di non lavorare mai, perché lavoro non ce n&#39;è, o meglio non lo si vuole rendere disponibile, perché gli investimenti vanno indirizzati in settori che interessano a pochi, a volte a nessuno, anziché per sfruttare terreni fertili in grado di fornire lavoro e benessere a tutti? Fascismo (Ah già, però il fascismo in Italia ci ha dato le pensioni, &quot;Mussolini ha scritto anche poesie&quot; e le opere di bonifica ci hanno regalato la splendida Latina. Il fascismo ha fatto anche cose buone, già, me ne dimentico sempre, e di conseguenza è una cosa meravigliosa&#8230;).</p>
<p>
	Sfruttiamole a pieno, queste giornate di commemorazione: che sia la giornata in ricordo della Shoah, che sia la Festa dei Lavoratori, la Festa della Donna, la Festa della Liberazione. Sfruttiamole a pieno, risvegliamo i nostri interessi riguardanti le dinamiche che hanno portato alla necessità di queste giornate&#8230; forse un giorno saranno inutili, e lo spero davvero. Quando diventeranno inutili sarà perché sono stati così interiorizzati i motivi che le hanno determinate e le cause che portano avanti, che saranno un elemento innato di ognuno di noi.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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		<title>Volontari antifascisti tedeschi in Ucraina con la Brigata Internazionale Thaelmann</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/05/24/volontari-antifascisti-tedeschi-in-ucraina-con-la-brigata-internazionale-thaelmann/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2014 19:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Volontari antifascisti tedeschi formano brigata internazionale per combattere i nazisti in Ucraina. &#160; Veterani tedeschi dell&#39;Esercito Popolare della Repubblica Federale Tedesca, delle sue forze speciali e di altre unità, assieme a giovani antifascisti preparano una nuova Brigata Internazionale per combattere i fascisti in Ucraina: il nome dell&#39;unità in formazione è Battaglione Thaelmann Lo scrittore russo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>Volontari antifascisti tedeschi formano brigata internazionale per combattere i nazisti in Ucraina.</strong></span></h1>
<p>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>&nbsp;</strong></span></p>
<hr />
<p>
	Veterani tedeschi dell&#39;Esercito Popolare della Repubblica Federale Tedesca, delle sue forze speciali e di altre unità, assieme a giovani antifascisti preparano una nuova Brigata Internazionale per combattere i fascisti in Ucraina: il nome dell&#39;unità in formazione è Battaglione Thaelmann</p>
<p>
	Lo scrittore russo Illya Sillas ha visitato Berlino il giorno della Vittoria del 9 maggio. Il monumento a Teptrow al milite ignoto, situato a Berlino riceve ogni anno numerose visite e tributi. Dopo l&#39;inizio della crisi in Ucraina, numerosi veterani delle forze armate della Repubblica Democratica Tedesca e anche ex soldati sovietici naturalizzatisi tedeschi hanno deciso di realizzare varie manifestazioni di protesta contro i golpisti di Kiev, di denuncia del fascismo e di appoggio agli antifascisti del Donbass.</p>
<p>
	Sillas intervista vari veterani tra i 45 e 55 anni, tra loro numerosi ex-paracadutisti, poichè esiste in Germania una importante associazione di veterani di questo corpo. Nella marcia organizzata quest&#39;anno hanno partecipato centinaia di persone, tra loro molti emigranti dalla Libia e dalla Siria che hanno espresso la propria solidarietà. I veterani portano le proprie bandiere, uniformi, medaglie, sebbene la legge tedesca impedisca di manifestare con uniformi di paesi stranieri. Molti ex-sovietici parlano tedesco, altri sono propriamenti tedeschi membri dei corpi della ex DDR, tutti si dichiarano antifascisti. Sillas intervista un ex ufficiale delle forze speciali della DDR, che orgogliosamente dichiara di essere nipote di un combattente internazionalista della Guerra di Spagna. Il suo nome è Alexander Kiefel, e spiega che stanno valutando di conformare un nuovo battaglione Ernast Thaelmann, lo stesso che combattè in Spagna contro il fascismo.&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;Lo harán si la situación lo exige, aclara.</p>
<p>
	(&hellip;)<br />
	Nadie más que nosotros<br />
	Aquí en Berlín (&hellip;) el veterano de las Fuerzas Especiales de la RDA Alexander Kiefel, está preparado para organizar para el Donbass un batallón de voluntarios que se ha de llamar &laquo;Ernst Thalmann&raquo;.<br />
	&#8211; Nada de mercenarios &ndash; anticipa una pregunta incómoda Kiefel. &ndash; Al igual que en España, en el 36 &ordf; &ndash; sólo voluntarios. Si la situación en el sur-este de Ucrania se pusiera peor, iré allí con mis compañeros para luchar contra el fascismo.<br />
	Kiefel lleva la Lucha contra el fascismo en la sangre. El abuelo de Alexander en 1933 fue declarado por Heydrich enemigo personal y se vio obligado a huir a la Unión Soviética. Participó en la guerra en España, y posteriormente en la Unión Soviética sirvió en la contrainteligencia soviética. Quiso participar en los combates del frente soviético, pero no se le permitió; se le dijo que el frente no estaba solamente en la línea de fuego directo. Volvió a su patria liberada del fascismo ya en 1945.<br />
	Este nieto de un anti-fascista en los años 80 formó parte de una unidad de las fuerzas especiales de la RDA que se unió al contingente soviético en Afganistán, por lo que sus palabras sobre el batallón internacional suenan en serio (&hellip;)<br />
	http://portal-kultura.ru/articles/world/43662-nemetskie-dobrovoltsy-sobirayutsya-v-donbass/<br />
	Compartir</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1226"> (82)</p>
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		<title>L&#8217;industria dell&#8217;Olocausto</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/27/lindustria-dellolocausto/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 09:47:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Emilia Romagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Giornata della Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Norman Filkenstein]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160; L&#39;industria dell&#39;Olocausto &#8211;&#160;di&#160; Norman G. Filkenstein &#160; Da Contropiano:&#160;http://www.contropiano.org/it/cultura/item/14113-lindustria-dellolocausto &#34;Questo libro si propone di essere un&#39;anatomia dell&#39;Industria dell&#39;Olocausto e un atto d&#39;accusa nei suoi confronti. Nelle pagine che seguono, dimostrerò che &#34;l&#39;Olocausto&#34; è una rappresentazione ideologica dell&#39;Olocausto nazista&#34; scrive lo storico ebreo progressista Norman G. Finkelstein. &#160; L&#39;Olocausto non è un concetto arbitrario, si [&#8230;]</p>
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	&nbsp;</p>
<h1>
	<strong><span style="color:#000000;">L&#39;industria dell&#39;Olocausto &#8211;&nbsp;di&nbsp; </span><span style="color:#ff0000;">Norman G. Filkenstein</span></strong></h1>
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	&nbsp;</p>
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	Da Contropiano:&nbsp;<a href="http://www.contropiano.org/it/cultura/item/14113-lindustria-dellolocausto"><span style="color:#808080;">http://www.contropiano.org/it/cultura/item/14113-lindustria-dellolocausto</span></a></p>
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	<span style="color:#008000;"><em><big>&quot;Questo libro si propone di essere un&#39;anatomia dell&#39;Industria dell&#39;Olocausto e un atto d&#39;accusa nei suoi confronti. Nelle pagine che seguono, dimostrerò che &quot;l&#39;Olocausto&quot; è una rappresentazione ideologica dell&#39;Olocausto nazista&quot; scrive lo storico ebreo progressista Norman G. Finkelstein.</big></em></span></p>
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	&nbsp;</p>
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	<big><span style="color:#000000;">L&#39;Olocausto non è un concetto arbitrario, si tratta piuttosto di una costruzione intrinsecamente coerente, i cui dogmi-cardine sono alla base di rilevanti interessi politici e di classe. Per meglio dire, l&#39;Olocausto ha dimostrato di essere un&#39;arma ideologica indispensabile grazie alla quale una delle più formidabili potenze militari del mondo, con una fedina terrificante quanto a rispetto dei diritti umani, ha acquisito lo status di &laquo;vittima&raquo;, e lo stesso ha fatto il gruppo etnico di maggior successo negli Stati Uniti. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l&#39;immunità alle critiche, per quanto fondate esse siano. Aggiungerei che coloro che godono di questa immunità non sono sfuggiti alla corruttela morale che di norma l&#39;accompagna. Da questo punto di vista, il ruolo di Elie Wiesel come interprete ufficiale dell&#39;Olocausto non è un caso. Per dirla francamente, non è arrivato alla posizione che occupa grazie al suo impegno civile o al suo talento letterario: Wiesel ha questo ruolo di punta perché si limita a ripetere instancabilmente i dogmi dell&#39;Olocausto, difendendo di conseguenza gli interessi che lo sostengono.</span></big></p>
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	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Lo stimolo iniziale per questo libro è stato uno studio fondamentale di Peter Novick, The Holocaust in American Life [L&#39;Olocausto nella vita americana], che ho recensito per una rivista letteraria inglese. Le pagine che seguono sono pervase del dialogo critico che ho avviato con Novick e ciò spiega la messe di riferimenti al suo studio. Più un insieme di intuizioni provocatorie che un saggio critico strutturato, The Holocaust in American Life si colloca nel solco della venerabile tradizione americana della denuncia di scandali.</span></big></p>
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	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Ma, come la maggior parte dei cacciatori di scandali, Novick si concentra solamente sugli abusi più clamorosi. Per quanto pungente e piacevole in molti punti, The Holocaust in American Life non è una critica radicale. Gli assunti di base non vengono messi in discussione. Pur rimanendo all&#39;interno dell&#39;orizzonte delle opinioni tradizionali, il libro, né scontato né eretico, si colloca agli estremi margini di questo stesso orizzonte, su posizioni controverse e, come prevedibile, ha avuto una vasta eco, suscitando commenti sia positivi sia negativi sui media americani.</span></big></p>
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	<br />
	<big><span style="color:#000000;">La categoria analitica centrale di Novick è la &laquo;memoria&raquo;. Attualmente di gran moda tra gli intellettuali, il concetto di &laquo;mernoria&raquo; è senza dubbio il più impoverito fra quelli prodotti negli ultimi anni dal mondo accademico. Con l&#39;allusione d&#39;obbligo a Maurice Halbwachs, Novick mira a dimostrare come la &laquo;memoria dell&#39;Olocausto&raquo; sia stata forgiata da &laquo;preoccupazioni di oggi&raquo;. C&#39;era un tempo in cui gli intellettuali dell&#39;opposizione mettevano in campo robuste categorie politiche come &laquo;potere&raquo;, &laquo;interessi&raquo; da una parte e &laquo;ideologia&raquo; dall&#39;altra. Tutto quello che resta oggi è il fiacco, spoliticizzato linguaggio di &laquo;preoccupazioni&raquo; e &laquo;memoria&raquo;. Eppure, data la documentazione che Novick adduce, la memoria dell&#39;Olocausto è una costruzione ideologica elaborata sulla base di precisi interessi. Secondo Novick, per quanto scelta, la memoria dell&#39;Olocausto è &laquo;il più delle volte&raquo; arbitraria; questa scelta, cioè, non verrebbe tanto condotta in base a un &laquo;calcolo di vantaggi e svantaggi&raquo;, quanto piuttosto &laquo;senza dare troppo peso&#8230; alle conseguenze&raquo;.&nbsp; Al di là di queste sue parole,&nbsp; però, la documentazione che lui stesso raccoglie suggerisce la conclusione opposta.</span></big></p>
<p>
	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Il mio interesse nei confronti dell&#39;Olocausto nazista prese le mosse da vicende personali.</span></big></p>
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	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Mia madre e mio padre erano dei sopravvissuti al ghetto di Varsavia e ai campi di concentramento. Tranne loro, tutti gli altri membri dei due rami della mia famiglia furono sterminati dai nazisti. Il mio primo ricordo, per così dire, dell&#39;Olocausto nazista è l&#39;immagine di mia madre incollata davanti al televisore a seguire il processo ad Adolf Eichmann (1961) quando io rientravo a casa da scuola. Anche se erano stati liberati dai campi solamente sedici anni prima del processo, nella mia mente un abisso incolmabile separò sempre i genitori che conoscevo da quella cosa. A una parete del soggiorno erano appese fotografie di parenti di mia madre. (Nessuna foto della famiglia di mio padre sopravvisse alla guerra.) In pratica non riuscii mai a mettere in relazione me stesso con quelle facce, men che mai a immaginare quello che era successo. Erano le sorelle, il fratello e i genitori di mia madre, non le mie zie, mio zio e i miei nonni. Ricordo di avere letto da bambino The Wall [Il muro di Varsavia, di John Hersey, e Mila 18, di Leon Uris, due romanzi ambientati nel ghetto di Varsavia. (Mi torna alla mente mia madre che si lamentava perché, immersa nella lettura di The Wall aveva sbagliato fermata andando al lavoro.) Per quanto mi sforzassi, non riuscii&nbsp; mai, nemmeno per un istante, a fare quel salto d&#39;immaginazione che saldava i miei genitori, con tutta la loro normalità, a quel passato. Francamente, non ci riesco neanche ora.</span></big></p>
<p>
	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Ma il punto più importante è un altro: se si esclude questa presenza spettrale, non ricordo intrusioni dell&#39;Olocausto nazista nella mia infanzia e la ragione principale sta nel fatto che a nessuno, fuori della mia famiglia, sembrava interessare quello che era accaduto. I miei amici di gioventù leggevano di tutto e discutevano appassionatamente degli avvenimenti contemporanei, eppure, in tutta onestà, non ricordo un solo amico (o un suo genitore) che abbia fàtto una sola domanda su quello che mia madre e mio padre avevano passato. Non era un silenzio dettato dal rispetto, era semplice indifferenza. Sotto questa luce, non si possono che accogliere con scetticismo le manifestazioni di dolore dei decenni seguenti, quando era ormai consolidata.</span></big></p>
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	<br />
	<big><span style="color:#000000;">A volte penso che la &laquo;scoperta&raquo; dell&#39;Olocausto nazista da parte dell&#39;ebraismo americano sia stata peggiore del suo oblio. I miei genitori continuavano a ripensarci nel loro Privato e la sofferenza che patirono non ricevette pubblici riconoscimenti. Ma non fu forse meglio dell&#39;attuale, volgare sfruttamento del martirio degli ebrei?</span></big></p>
<p>
	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Prima che l&#39;Olocausto nazista divenisse l&#39;Olocausto, sull&#39;argomento furono pubblicati solo pochi&nbsp; studi scientifici, come The Destruction ofThe European jews [La distruzione degli ebrei d&#39;Europa], di Raul Hilberg, e testimonianze come Man&#39;s search for Meaning [Alla ricerca di un significato della vita], di Viktor Frankl, e Prisoners of Fear [Prigionieri della paura], di Ella Lingens-Reiner. Eppure questa piccola raccolta di gemme è migliore degli scaffali di cianfrusaglie che ora affollano biblioteche e librerie.</span></big></p>
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	<br />
	<big><span style="color:#000000;">I miei genitori, pur rivivendo giorno dopo giorno il passato fino alla fine della loro vita, negli ultimi anni persero interesse per l&#39;Olocausto come pubblico spettacolo. Uno degli amici di più lunga data di mio padre era stato con lui ad Auschwitz ed era, o almeno sembrava, un incorruttibile idealista di sinistra che per principio rifiutò dopo la guerra il risarcimento tedesco. In seguito divenne un dirigente del museo israeliano dell&#39;Olocausto, lo Yad Vashem. Con riluttanza e sinceramente deluso, mio padre dovette ammettere che perfino un uomo come quello era stato corrotto dall&#39;industria dell&#39;Olocausto, adattando le proprie idee al potere e al profitto. Dal momento che l&#39;interpretazione dell&#39;Olocausto assumeva forme sempre più assurde, a mia madre piaceva citare, non senza ironia, Henry Ford: &laquo;La storia è una sciocchezza&raquo;. I racconti dei &laquo;sopravvissuti all&#39;Olocausto&raquo; (tutti prigionieri dei campi di concentramento, tutti eroi della resistenza) a casa mia erano una fonte particolare di amaro divertimento. D&#39;altronde già molto tempo fa John Stuart Mill aveva compreso che &laquo;le verità se non sottoposte a continua revisione, cessano di essere verità. E, attraverso le esagerazioni, diventano falsità&raquo;.</span></big></p>
<p>
	<br />
	<big><span style="color:#000000;">Mio padre e mia madre si chiesero spesso perché m&#39;indignassi di fronte alla falsificazione e allo sfruttamento del genocidio perpetrato dai nazisti. La risposta più ovvia è che è stato usato per giustificare la politica criminale dello Stato d&#39;Israele e il sostegno americano a tale politica. Ma c&#39;è anche un motivo personale. Ho infatti a cuore che si conservi la memoria della persecuzione della mia famiglia. L&#39;attuale campagna dell&#39;industria dell&#39;Olocausto per estorcere denaro all&#39;Europa in nome delle &laquo;vittime bisognose dell&#39;Olocausto&raquo; ha ridotto la statura morale del loro martirio a quella di un casinò di Montecarlo. Ma anche tralasciando queste preoccupazioni, resto convinto che sia importante preservare l&#39;integrità della ricostruzione storica e lottare per difenderla. Alla fine di questo libro sostengo che nello studio dell&#39;Olocausto nazista possiamo imparare molto non solamente riguardo ai &laquo;tedeschi&raquo; o ai &laquo;gentili&raquo;, ma a noi tutti. Eppure penso che per fare questo, cioè per imparare sinceramente dall&#39;Olocausto nazista, occorra ridurre la sua dimensione fisica ed enfatizzarne quella morale. Troppe risorse pubbliche e private sono state investite nella commemorazione del genocidio e gran parte di questa produzione è indegna, un tributo [16] non alla sofferenza degli ebrei, ma all&#39;accrescimento del loro prestigio. È da tempo che dobbiamo aprire il nostro cuore alle altre sofferenze dell&#39;umanità: questa è la lezione più importante impartitami da mia madre. Non l&#39;ho mai sentita dire: &laquo;Non fare paragoni&raquo;. Lei li fece sempre. Certo si devono fare distinzioni storiche, ma porre distinzioni morali tra la &laquo;nostra&raquo; sofferenza e la &laquo;loro&raquo; è a sua volta un travisamento morale. &laquo;Non potete mettere a confronto due sventurati&raquo; osservò Platone &laquo;e dire quale dei due sia più felice.&raquo; Di fronte alle sofferenze degli afroamericani, dei vietnamiti e dei palestinesi, il credo di mia madre fu sempre: siamo tutti vittime dell&#39;Olocausto.</span></big></p>
<p>
	* Norman G. Finkelstein Aprile 2000 New York. Il brano pubblicato è l&#39;Introduzione del libro &ldquo;L&rsquo;industria de l&rsquo;Olocausto&rdquo; edizioni Rizzoli, 2202&nbsp; pressoché scomparso dalle librerie. Reperibile integralmente in formato elettronico. Filkestein, docente universitario negli Usa, ha subito il pesantissimo ostracismo dei gruppi e della intellettualità ultrasionista statunitense, in particolare dal killer ideologico e legale, il noto giurista Alan Dershovitz</p>
<hr />
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	&nbsp;</p>
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	<img alt="" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcT2wALau0dDV9SQOI7GsaSx0vt3X_Tu1yT2ZhVAzlZDW4si-dx-" style="width: 291px; height: 173px; " /></p>
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		<title>S. Anna di Stazzema:L&#8217;impunità li rende liberi.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2012 21:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Lotta di Liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[San Anna di Stazzema]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;impunità li rende liberi Le SS responsabili dell&#8217;eccidio di Sant&#8217;Anna di Stazzema non saranno processate. Di Cesare Galantini &#8211; CeSPIn Punto Critico La procura di Stoccarda, dopo anni di indagini ha deciso che le responsabilità individuali di 17 tra ufficiali e soldati delle SS accusati di aver partecipato alla strage di Sant&#8217;Anna di Stazzema, non [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong><span style="color:#000000;">L&rsquo;impunità li rende liberi</span></strong></h1>
<hr />
<h3>
	<span style="color:#b22222;">Le SS responsabili dell&rsquo;eccidio di Sant&rsquo;Anna di Stazzema non saranno processate.</span></h3>
<p>
	<span style="color:#ff0000;">Di Cesare Galantini </span>&#8211;<span style="color:#0000cd;"> CeSPIn Punto Critico</span></p>
<hr />
<p>
	<img alt="" src="https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRa035P8cklJaUD2CxQhykZH49psiPQ1dOEjt4Y46bRtnl9vBFK" style="width: 390px; height: 129px;" /></p>
<p>
	La procura di Stoccarda, dopo anni di indagini ha deciso che le responsabilità individuali di 17 tra ufficiali e soldati delle SS accusati di aver partecipato alla strage di Sant&rsquo;Anna di Stazzema, non possono essere provate e di conseguenza si va all&rsquo;archiviazione del caso.<br />
	Per la procura tedesca, si ritiene impossibile dimostrare che l&rsquo;eccidio (circa 560 vittime di cui almeno 107 bambini) sia stato programmato in maniera premeditata come un&rsquo;azione di sterminio ai danni della popolazione civile italiana&hellip;</p>
<p>
	<br />
	I militi SS imputati (17 di cui 8 viventi, tra questi alcuni rei confessi) che parteciparono al massacro del 12 agosto 1944 hanno già una condanna passate in giudicato all&rsquo;ergastolo in Italia e appartenevano alla divisione corazzata granatieri &ldquo;Reichsfuehrer SS, reparto tedesco tristemente famoso per le proprie infami &ldquo;imprese&rdquo; durante la 2 G.M. nel nostro paese.<br />
	Al di là dello sdegno che una notizia del genere suscita, serve ragionare sulle motivazioni politiche (soprattutto di politica internazionale), sui precedenti storici e giudiziari che sono dietro alla decisione della procura di Stoccarda.<br />
	Partiamo dal fatto storico. Proprio conoscendo l&rsquo;aspetto storico della vicenda in questione si può inquadrare in maniera corretta anche la vicenda giudiziaria.</p>
<p>
	<br />
	<img alt="" src="https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQySHyvFpRMzmm2j3BBrc4L-4uHUWTWDBLxD54-B5nS-OjiY8ycmg" style="width: 257px; height: 196px; float: left; margin: 10px;" />L&rsquo;Eccidio di Sant&rsquo;Anna di Stazzema non può essere classificato come &ldquo;atto di guerra&rdquo;, bensì come &ldquo;atto di terrorismo&rdquo;, premeditato, curato nei dettagli (le modalità delle uccisioni e l&rsquo;intento di occultare i cadaveri con gli incendi appiccati dalle stesse SS), effettuato con tempistiche adeguate (almeno 3 ore) e diretto a terrorizzare le popolazioni civili (nella zona non esisteva una significativa presenza militare della Resistenza). Del resto l&rsquo;eccidio avvenne dopo altri fatti analoghi, avvenuti poche settimane prima (con il concorso della X Mas, elemento troppo spesso dimenticato).<br />
	Del resto tutte queste considerazioni, da me ora solo sintetizzate e semplificate, si possono trovare nelle conclusioni della procura militare di La Spezia dopo l&rsquo;indagine italiana.<br />
	Il tema delle stragi ai danni di civili in Italia durante la 2 Guerra Mondiale, (ad opera di reparti tedeschi con l&rsquo;aiuto dei repubblichini), della vera e propria &ldquo;guerra ai civili&rdquo;, ha riscontrato notevole interesse nel nostro paese.</p>
<p>
	<br />
	Le stragi nazifasciste hanno trovato agibilità sui mass media (basta ricordare l&rsquo;eco dato al ritrovamento dell&rsquo; &ldquo;armadio della vergogna&rdquo; su quotidiani e periodici nazionali), sono uscite pubblicazioni a tema, in sostanza (grazie all&rsquo;opera di storici, di giornalisti e anche della nostra magistratura militare) si è recuperata una consapevolezza.<br />
	Ma la conoscenza di questa pagina di storia (e la pretesa della corretta attuazione delle sentenze e del diritto internazionale) deve portare alla consapevolezza dei motivi che ancora oggi possono supportare la decisione della procura tedesca.<br />
	Oltre la giusta celebrazione delle vittime, serve sollecitare una corretta conoscenza storica (non come fatto con &ldquo;miracolo a San&rsquo;Anna&rdquo; di Spike Lee) e una consapevolezza del motivo per cui si tenta fare giustizia oltre 70 anni dopo gli eventi. Serve sgombrare il campo sulle presunte responsabilità partigiane sulle stragi (vedi il dibattito attorno all&rsquo;azione di via Rasella). Inoltre bisogna chiarire ulteriormente la legittimità delle azioni di guerra della Resistenza (sancite anche dal diritto), l&rsquo;illegittimità della RSI in quanto governo fantoccio e la non classificabilità come attività bellica delle atrocità nazifasciste.</p>
<p>
	<br />
	<img alt="" src="https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS8_9PP86fu6Mh5-GgnhpvfkOidftECM26aXSVjAVR08RAk3Vs5" style="width: 259px; height: 194px; float: right; margin: 10px;" />E&rsquo; del tutto evidente che ancora oggi nel nostro paese e in Europa esistono ambienti disponibili a considerare legittime azioni come quella del 12 agosto 1944 ad opera degli sgherri SS.<br />
	Non mi riferisco ad ambienti della destra estrema (sarebbe scontato) o di un generico revisionismo, ma a chi ritiene giustificabile una sorta di non responsabilità personale di fronte ad ordini di quel tipo, oppure legittima la militanza nelle formazioni armate d&rsquo;occupazione nazifasciste.<br />
	Ma oltre a cavillare su come fosse strutturata la catena di comando (e delle responsabilità) nazista durante l&rsquo;occupazione in Italia, serve recuperare la consapevolezza del ruolo fondamentale dei fascisti italiani della RSI nelle stragi.<br />
	Inoltre all&rsquo;indomani del secondo conflitto mondiale, l&rsquo;opera di insabbiamento (La così detta &ldquo;archiviazione provvisoria&rdquo; con &ldquo;l&rsquo;armadio della vergogna&rdquo;) iniziata dopo le prime indagini condotte dagli alleati e dai carabinieri italiani, fu deleteria per l&rsquo;accertamento delle responsabilità giudiziarie.</p>
<p>
	<br />
	Ma proprio in merito all&rsquo;insabbiamento di quelle indagini, dettato da motivi di politica internazionale atlantista, dalla collocazione <img alt="" src="https://encrypted-tbn1.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcR6ZLqRrngWWlxgfJ91XKQqd73fem-M8bUkY8kb6lUuw2y0e_eC9Q" style="width: 246px; height: 205px; float: left; margin: 10px;" />dell&rsquo;Italia nel campo delle alleanze e dalla volontà di non fare i conti con i nostri criminali di guerra, serve fare piena luce sulle responsabilità politiche.<br />
	Un esempio, uno dei motivi che favorì l&rsquo;atteggiamento delle autorità italiane del dopoguerra, fu quello di non &ldquo;infangare&rdquo; l&rsquo;onore del ricostituito esercito tedesco occidentale da contrapporre al suo omologo dell&rsquo;Est.</p>
<p>
	<br />
	In sostanza, mai come per le stragi tedesche ai danni di civili italiani, la politica internazionale ha pesato sul corretto corso della giustizia&hellip;quindi in primis le responsabilità vanno ricercate in casa nostra, nelle decisioni dei governi che per decenni si sono succeduti, quindi come stupirsi adesso della decisione della procura di Stoccarda?<br />
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="848"> (37)</p>
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