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	<title>Libera Tv &#187; Informazione</title>
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		<title>COSA SAI DEL VENEZUELA ? : la disinformazione prepara la guerra</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/11/01/interviste-italiane-sul-venezuela-con-inganno/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 12:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>VENEZUELA o ITALIA ? sembra facile&#8230; A cura del &#8220;Comitato Italia Venezuela Bolivariana in collaborazione con Libera.tv&#8221; Al centro di Roma sono state intervistate alcune persone in merito alla situazione del Venezuela, la maggioranza ha risposto che la situazione è drammatica e che Maduro è un dittatore, in seguito alle stesse persone sono stati posti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>VENEZUELA o ITALIA ? sembra facile&#8230;</h1>
<h4><span style="color: #ff0000;"><em>A cura del &#8220;Comitato Italia Venezuela Bolivariana in collaborazione con Libera.tv&#8221;</em></span></h4>
<h4 style="text-align: justify;">Al centro di Roma sono state intervistate alcune persone in merito alla situazione del Venezuela, la maggioranza ha risposto che la situazione è drammatica e che Maduro è un dittatore, in seguito alle stesse persone sono stati posti alcuni dati italiani spacciandoli per dati venezuelani e nessuno si è reso conto dell&#8217;inganno</h4>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Pensa-con-la-tua-testa.jpg"><img class="alignleft wp-image-47990 size-medium" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Pensa-con-la-tua-testa-300x171.jpg" alt=" Campagna contro la disinformazione sul Venezuela" width="300" height="171" /></a>La disinformazione sul Venezuela operata dai principali mezzi di comunicazione arriva a milioni di persone. Tutti sono stati dis-informati su quello che accade dall&#8217;altra parte del Globo da una campagna che mira a creare il consenso per una aggressione militare. Il Venezuela viene percepito come un paese sull&#8217;orlo del caos governato da un dittatore. Questo è possibile solo perchè le persone non si informano direttamente ma apprendono ciò che viene loro veicolato dai principali canali di comunicazione. Questo test dimostra che è possibile svelare l&#8217;inganno e far ragionare chi dava tutto per scontato. Serve il coraggio di informare. A noi questo coraggio non manca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47940"> (239)</p>
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		<title>FNSI: EMERGENZA INFORMAZIONE IN TURCHIA</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/07/26/fnsi-emergenza-informazione-in-turchia/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 12:12:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Libera.Tv]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>INFORMAZIONE : LA REPRESSIONE CANCELLA LA LIBERTA&#8217; IN TURCHIA Appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Siti internet oscurati. Radio e televisioni chiuse. Migliaia di arresti di giudici, professori, militari, impiegati pubblici. E ora arriva anche il carcere per i cronisti scomodi. La situazione in Turchia peggiora ogni giorno che passa. Ieri mattina le autorità [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">INFORMAZIONE : LA REPRESSIONE CANCELLA LA LIBERTA&#8217; IN TURCHIA</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;">Appello della Federazione Nazionale della Stampa Italiana</h4>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/07/turchia_prigione_giornalisti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-45112" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/07/turchia_prigione_giornalisti-300x165.jpg" alt="No alla censura in Turchia" width="300" height="165" /></a>Siti internet oscurati. Radio e televisioni chiuse. Migliaia di arresti di giudici, professori, militari, impiegati pubblici. E ora arriva anche il carcere per i cronisti scomodi. La situazione in Turchia peggiora ogni giorno che passa.<br />
Ieri mattina le autorità turche hanno spiccato un mandato d&#8217;arresto per 42 giornalisti, per presunti legami con il predicatore Fethullah Gulen, accusato di essere l&#8217;ispiratore del fallito golpe del 15 luglio. «È necessario che le istituzioni europee intervengano contro le epurazioni di massa in corso in Turchia. I governi europei – è l’appello della Fnsi – devono intervenire».<br />
In questo senso, «va condivisa e sostenuta con forza – dicono il segretario Raffaele Lorusso e il presidente Giulietti – la presa di posizione del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, contro gli arresti di massa di magistrati, giornalisti e insegnanti in corso in Turchia. È auspicabile che la volontà del governo italiano di attivarsi affinché siano ristabilite le regole dello Stato di diritto e cancellati i bavagli a giornalisti e magistrati turchi trovino il sostegno degli altri governi e delle istituzioni europee e si trasformino in azioni concrete nei confronti di chi sta mettendo in atto la repressione».<br />
Secondo il quotidiano Hurriyet, il mandato d&#8217;arresto è stato emesso dal procuratore capo di Istanbul, Irfan Fidan. E anche se nessun cronista è stato ancora arrestato, tra i giornalisti colpiti da mandato d&#8217;arresto ci sono anche molti nomi noti, tra i quali quello di Nazli Ilicak, 72 anni, firma di punta di molti quotidiani, commentatrice televisiva ed ex parlamentare, da tempo critica nei confronti del presidente Rece Tayyip Erdogan.<br />
«Dopo il sit-in nei pressi dell&#8217;ambasciata turca – spiegano il segretario Lorusso e il presidente Giulietti – la Fnsi è convinta che le iniziative di mobilitazione debbano moltiplicarsi, anche a livello europeo, così come il sindacato dei giornalisti italiani <a href="http://www.fnsi.it/turchia-la-fnsi-scrive-a-efj-e-ifjbri-giornalisti-di-tutto-il-mondo-facciano-sentire-la-loro-voce" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.fnsi.it/turchia-la-fnsi-scrive-a-efj-e-ifjbri-giornalisti-di-tutto-il-mondo-facciano-sentire-la-loro-voce&amp;source=gmail&amp;ust=1469621085717000&amp;usg=AFQjCNGfRAP4ZGnOpc2HwqBkUCub7xT9qw">ha già richiesto</a> agli organismi internazionali dei giornalisti».<br />
Per questa ragione, la Federazione nazionale della stampa italiana chiederà un incontro al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro degli Esteri «per parlare – concludono i vertici della Fnsi – delle iniziative che intende mettere in atto anche a livello internazionale».<br />
E intanto sindacati, associazioni e ong scrivono <a href="http://www.fnsi.it/turchia-lettera-aperta-a-federica-mogherini-ue-assuma-misure-concrete-e-urgenti-per-fermare-la-repressione" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.fnsi.it/turchia-lettera-aperta-a-federica-mogherini-ue-assuma-misure-concrete-e-urgenti-per-fermare-la-repressione&amp;source=gmail&amp;ust=1469621085717000&amp;usg=AFQjCNFmJuJgqr34kBr5k0ZhopVaWqnasw">una lettera aperta</a> all&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Unione europea per gli Affari esteri, Federica Mogherini.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45111"> (30)</p>
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		<title>LiberaTV chiede il 5X1000 ai lavoratori</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/03/08/liberatv-chiede-il-5x1000-ai-lavoratori/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 12:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lazio]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LIBERA.TV &#8211; Voce scomoda delle lotte In occasione della Assemblea Costituente del nascente Sindacato Generale di Base (sorto dopo una scissione con USB) LiberaTV (che sin dall&#8217;inizio ha informato su questa vicenda come fa su tutte le dinamiche politiche e sindacali) ha chiesto ai lavoratori presenti di impegnarsi a dare il 5X1000 alla associazione LiberaRete. [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">LIBERA.TV &#8211; Voce scomoda delle lotte</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;">In occasione della Assemblea Costituente del nascente Sindacato Generale di Base (sorto dopo una scissione con USB) LiberaTV (che sin dall&#8217;inizio ha informato su questa vicenda come fa su tutte le dinamiche politiche e sindacali) ha chiesto ai lavoratori presenti di impegnarsi a dare il 5X1000 alla associazione LiberaRete. Con il 5X1000 sarà per noi possibile continuare e migliorare il nostro impegno di informazione alternativa. All&#8217;evento erano presenti come invitati anche altre realtà sindacali come ad esempio la CUB ed i COBAS.</h4>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/03/5X1000-cinque-per-mille-Liberatv.jpg"><img class=" size-medium wp-image-43531 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/03/5X1000-cinque-per-mille-Liberatv-300x178.jpg" alt="5X1000-cinque per mille-Liberatv" width="300" height="178" /></a>Sostieni LiberaRete attraverso il 5X1000</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest’anno è possibile sostenere la nostra associazione tramite lo strumento del 5X1000. Non occorre sottolienare l’importanza vitale che ha per noi questa forma di finanziamento. Il prossimo anno andremo a ricevere i fondi raccolti nel 2013. Li spenderemo tutti per comunicare tramite Libera.tv e gli altri canali che utilizziamo e che costano moltissimo per le nostre disponibilità. LiberaRete continua nella sua iniziativa per una informazione libera, per una rete indipendente, per dare voce alle idee, alle passioni, alle lotte.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiediamo a tutte e tutti coloro che ci sostengono di complilare sui moduli della dichiarazione dei redditi la sezione “Scelta destinazione 5X1000″ inserendo il numero 97602560589.</p>
<p style="text-align: justify;">Scarica il Volantino! Clicca qui! <a href="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/04/Volantino-5x1000-tre-volte.pdf" rel="attachment wp-att-3777">Volantino 5×1000</a></p>
<p> <a href="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/04/modulo-dichiarazione-redditi-LiberaRete1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3775" src="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/04/modulo-dichiarazione-redditi-LiberaRete1.jpg" alt="modulo-dichiarazione-redditi-LiberaRete" width="578" height="818" /></a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="43517"> (86)</p>
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		<title>LA FOLLE MIOPIA DELL&#8217;UNIONE EUROPEA</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/08/30/la-folle-miopia-dellunione-europea/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 Aug 2015 15:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Da qualche tempo avevamo deciso di non commentare le quasi quotidiane tragedie che avvengono nel mediterraneo evitando di accodarci alla compassione penosa della stampa mainstream e alle dichiarazioni al vento del politico di turno, sia esso dichiaratamente xenofobo o fintamente buonista, ma quello che esce fuori in questi ultimi giorni, all&#8217;insegna della massima ipocrisia cui [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Da qualche tempo avevamo deciso di non commentare le quasi quotidiane tragedie che avvengono nel mediterraneo evitando di accodarci alla compassione penosa della stampa mainstream e alle dichiarazioni al vento del politico di turno, sia esso dichiaratamente xenofobo o fintamente buonista, ma quello che esce fuori in questi ultimi giorni, all&rsquo;insegna della massima ipocrisia cui fanno da contraltare gli imbelli appelli del Presidente della Commissione Europea, merita l&rsquo;apertura di un&rsquo;ampia discussione che deve essere portata e a fondo tra le lavoratrici e i lavoratori, perché le cause che stanno producendo questa enorme migrazione di massa hanno a che fare anche con noi.</strong></span></p>
<p>
	<strong>Politici e mass media, italiani ed europei , stanno scoprendo solo ora che ci troviamo di fronte al più grande processo migratorio dalla fine della seconda guerra mondiale ma fanno ancora finta di non averne individuato le cause, come se non fosse evidente a tutti che esse sono prodotte sia dalle politiche di rapina e di spoliazione che il mondo capitalista ha condotto contro i paesi del cosidetto terzo mondo sia dalle guerre che i paesi occidentali, e non solo, hanno provocato negli stessi.</strong></p>
<p>
	Ad essi infatti si sono aggiunte quelle nuove potenze regionali, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, che per loro interessi di egemonia, hanno ancora di più destabilizzato il Medio Oriente nel tentativo di abbattere il governo siriano e di spartirsi la Siria, insieme ad altri obiettivi che non sempre vengono messi in evidenza, come gli attacchi ai curdi da parte della Turchia che vuole impadronirsi del Kurdistan iracheno, ricco di petrolio, o la guerra nello Yemen condotta dall&rsquo;Arabia Saudita.</p>
<p>
	Del resto come opporsi a queste mire, quando da 25 anni a questa parte gli USA insieme a Francia, Gran Bretagna, Spagna, Italia e Germania hanno incendiato l&rsquo;Iraq, la Yugoslavia, la Serbia, l&rsquo;Afghanistan, la Libia, la Somalia, l&rsquo;Ukraina e per ultima la Siria, senza contare tutte le altre guerre che hanno colpito l&rsquo;Africa, spesso fatte passare per conflitti tribali o etnici o religiosi?</p>
<p>
	Lo schema è palese: si sponsorizzano gruppi di opposizione, li si riempe di soldi e strumenti militari e tecnologici, si incoraggia l&rsquo;afflusso di combattenti stranieri mascherati da portatori di democrazia, salvo scoprire poi che gli oppositori nel migliore dei casi non sono in grado di assicurare il governo del paese, Libia docet, e nel peggiore lamentarsi dell&rsquo;affermarsi dell&rsquo;ISIS, da loro stessi ampiamente foraggiato di armi e finanziamenti.</p>
<p>
	Come meravigliarsi poi se queste gloriose imprese provocano centinaia di migliaia di profughi? E che dire dell&rsquo;ipocrita distinzione che si vuole fare tra immigrati economici e profughi di guerra? Ora si plaude alla decisione tedesca di sospendere il trattato di Dublino, che impone agli immigrati di rimanere nel paese di primo approdo, per i profughi siriani, quando tutte le organizzazioni, indipendenti dai governi e dai loro finanziamenti, che si occupano dei fenomeni migratori, da anni denunciano l&rsquo;irragionevolezza di questa normativa.</p>
<p>
	La miopia dell&rsquo;Europa Unita, che in questi anni ha badato unicamente ad impoverire i popoli del sud con la sua austerità, Grecia Portogallo Italia Cipro, ha impedito che sul problema immigrazione si adottasse una politica capace di impedire il crearsi di continue emergenze in un&rsquo;area che è la seconda più ricca del pianeta e, non secondo per importanza sociale, il sorgere e ampliarsi di fenomeno razzisti che pescano nel profondo malessere che le stesse politiche dell&rsquo;UE provocano nei settori più deboli delle nostre società.</p>
<p>
	Non saranno i nuovi muri o il filo spinato alle frontiere che fermeranno le masse di disperati che si accalcano ai nostri confini cosa che quest&rsquo;Europa è ben lungi dal voler comprendere, stretta nei dogmi pseudo economici del pareggio dei bilanci. Anche rispetto a questo dramma sociale ed umano, come sul versante economico e politico, questa Unione Europea non trova soluzioni ma opera in modo da acuire i problemi esistenti: una Unione Europea che non è più riformabile!</p>
<p>
	Non servono ipocrisia e retorica: ciò che serve è invece ripartire dai bisogni, dalle contraddizioni sociali, dalle esigenze e dalla vita reale della gente in carne ed ossa che vive in Europa, ma anche di quella che ci arriva spinta dalla guerra e dalla fame.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Serve rpartire dalla smilitarizzazione e dall&#39;apertura delle frontiere.</strong></span></p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong><img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></strong></span></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10747"> (15)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>VENEZUELA : L&#8217;emergenza per gli USA &#8211; Alessandra Riccio</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/03/10/venezuela-lemergenza-per-gli-usa-alessandra-riccio/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 11:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo Chavez]]></category>
		<category><![CDATA[Ignacio Ramonet]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[USA - Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>VENEZUELA EMERGENZA NAZIONALE PER GLI USA Articolo di Alessandra Riccio per Latianamerica In un articolo su Le Monde Diplomatique di marzo, Ignacio Ramonet, giornalista di tutto rispetto, ma colpevole di essersi lasciato irretire dalle sirene di Fidel Castro e di Hugo Chávez, ci racconta i particolari dell&#8217;ultimo piano per cacciare il Presidente del Venezuela, Nicolás [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2015/03/10/venezuela-lemergenza-per-gli-usa-alessandra-riccio/">VENEZUELA : L&#8217;emergenza per gli USA &#8211; Alessandra Riccio</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#800000;"><strong>VENEZUELA EMERGENZA NAZIONALE PER GLI USA</strong></span></h1>
<p>
	Articolo di Alessandra Riccio per <a href="https://nostramerica.wordpress.com/2015/03/10/alessandra-riccio-puo-il-venezuela-costituire-unemergenza-nazionale-per-gli-usa/#more-586" target="_blank">Latianamerica</a></p>
<hr />
<p>
	In un articolo su Le Monde Diplomatique di marzo, Ignacio Ramonet, giornalista di tutto rispetto, ma colpevole di essersi lasciato irretire dalle sirene di Fidel Castro e di Hugo Chávez, ci racconta i particolari dell&rsquo;ultimo piano per cacciare il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, dal suo scranno guadagnato attraverso elezioni vinte di misura nel delicato e difficile periodo appena successivo alla morte di Hugo Chávez.</p>
<p>
	Ramonet ci racconta del Tucano, l&rsquo;aereo artigliato in dotazione delle Forze Aeree venezuelane che, il 12 febbraio scorso, avrebbe dovuto bombardare il Palazzo di Miraflores, il Ministero della Difesa e gli studi di TeleSUR. Un anno fa, fra febbraio e maggio, un altro tentativo, denominato Golpe azul, ha messo a ferro e a fuoco il paese con lo scopo dichiarato e frustrato di cacciare Maduro all&rsquo;interno del progetto chiamato &ldquo;La Salida&rdquo;, l&rsquo;uscita (si intende del Presidente eletto dal suo scranno). Quest&rsquo;anno, un video del generale Oswaldo Hernández Sánchez, soprannominato L&rsquo;Orso, in carcere per sedizione e la pubblicazione del manifesto delle intenzioni dei golpisti avrebbe dovuto accompagnare il volo del Tucano in questa &ldquo;Operazione Gerico&rdquo;. Sono accusati di essere i registi di questo progetto, il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, già in carcere, e il deputato dell&rsquo;opposizione Julio Borges con la consulenza di funzionari dell&rsquo;ambasciata statunitense in Venezuela. Tutto questo è stato spiegato nei dettagli dallo stesso Maduro e dal ministro Diosdato Cabello ma, scrive Ramonet, &ldquo;i mezzi di comunicazione internazionale hanno dato poco credito a questo annuncio di tentativo di colpo di Stato. Questa &lsquo;incredulità&rsquo;, da quindici anni fa parte della strategia dei grandi mezzi di comunicazione dominanti in guerra contro la rivoluzione bolivariana, per screditarne le autorità. Indifferente a questo atteggiamento ostile, il presidente Maduro ha continuato a spiegare, con perseveranza pedagogica e con ogni genere di prova, come, dalla morte di Hugo Chávez (esattamente due anni fa) e dalla sua elezione (il 14 aprile 2014), è in atto un &lsquo;golpe lento&rsquo;, per cacciarlo&rdquo;.</p>
<p>
	A riprova della validità dell&rsquo;amaro commento di Ramonet rispetto alla posizione dei grandi mezzi di comunicazione internazionale, sul quotidiano di Madrid, El País, &ndash;in particolare sull&rsquo;edizione per le Americhe- l&rsquo;8 marzo scorso, il Premio Nobel per la Letteratura, il peruviano Mario Vargas Llosa, si scatena in un editoriale contro i governi dell&rsquo;America Latina che puzzano di sinistra. Dopo aver affermato che &ldquo;A Nicolás Maduro non trema la mano quando deve far scorrere il sangue dei suoi compatrioti&rdquo;, il prestigioso scrittore annota: &ldquo;Benché molte cose siano cambiate in meglio in America Latina negli ultimi decenni &ndash;ci sono meno dittature che nel passato, una politica economica più libera e moderna, una riduzione notevole dell&rsquo;estrema povertà e una crescita notevole della classe media-, il suo sottosviluppo culturale e civile è ancora molto profondo e si rende evidente nel caso del Venezuela: piuttosto che essere accusati di essere reazionari e &lsquo;fascisti&rsquo;, i governanti latinoamericani che sono arrivati al potere grazie alla democrazia, sono disposti ad incrociare le braccia e a guardare dall&rsquo;altra parte mentre una banda di demagoghi consigliati da Cuba nell&rsquo;arte della repressione, spingono il Venezuela verso il totalitarismo. Non si rendono conto che il loro tradimento degli ideali democratici apre le porte a un domani dove anche i loro paesi saranno vittime di questo processo di distruzione delle istituzioni e delle leggi che sta portando il Venezuela all&rsquo;orlo del precipizio, cioè a diventare un&rsquo;altra Cuba e a sopportare, come l&rsquo;isola del Caribe, una lunga notte di più di mezzo secolo di ignominia&rdquo;.</p>
<p>
	Gli fa eco, qualche giorno dopo, sullo stesso quotidiano campione della crociata contro i presidenti disobbedienti al consenso di Washington, il cubano Antonio José Ponte che accusa l&rsquo;imperialismo(?) cubano di tutti i mali del subcontinente e approfitta per imputare a Raúl Castro l&rsquo;intenzione perfida di &ldquo;rallentare&rdquo; i negoziati per porre fine all&rsquo;embargo per la trita ragione che sarebbe un alibi perfetto dei fratelli Castro per mantenere il paese sprofondato nella miseria e per esercitare il loro &ldquo;imperialismo&rdquo;.</p>
<p>
	Ma, a smentire le voci che ritengono meri pretesti le denunce e gli allarmi di destabilizzazioni provenienti da Washington, nella stessa giornata, 10 marzo, il Presidente Barak Obama, lancia un allarme serissimo e ufficiale al paese, proclamando &ldquo;un&rsquo;emergenza nazionale rispetto alla minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti prodotta dalla situazione in Venezuela&rdquo;. Il governo venezuelano viene accusato di violare i diritti umani nel reprimere i movimenti di piazza dallo scorso anno ad oggi, quando un giovane minorenne è stato ucciso da un poliziotto, già condannato per questo. Obama sembra non prestare troppa attenzione a quanto sta accadendo nelle strade del suo paese, dove nelle ultime settimane non pochi cittadini di colore sono stati brutalmente uccisi da poliziotti armati e con licenza di uccidere.</p>
<p>
	Il Granma, il quotidiano del partito Comunista cubano che non gode di alcun prestigio fra i grandi media, pone sommessamente questa domanda: &ldquo;In che modo il Venezuela minaccia gli Stati Uniti? A migliaia di chilometri di distanza, senza armi strategiche e senza impiegare risorse né funzionari per cospirare contro l&rsquo;ordine costituzionale statunitense, la dichiarazione sembra poco credibile e mette a nudo gli scopi di chi l&rsquo;ha emessa. Inoltre, una simile dichiarazione in un anno in cui si devono tenere le elezioni legislative in Venezuela, conferma ancora una volta il carattere di ingerenza della politica estera statunitense&rdquo;.</p>
<p>
	Dunque, una serie di paesi dell&rsquo;America Latina che si sono avviati per un difficile cammino di cambiamento, di integrazione, di solidarietà, di crescita culturale e civile, sarebbero &ndash;secondo gli autorevoli editorialisti di El País- i servi sciocchi di un piccolo paese di 11 milioni di abitanti che, senza risorse, intende esercitare il suo imperialismo (?) su grandi paesi, addirittura giganti, come il Brasile, l&rsquo;Argentina e il Venezuela.</p>
<p>
	Eppure, c&rsquo;è del vero nel timore che essi esprimono: disobbedendo a Washington, rifiutando la logica neoliberale, condannando il capitalismo e, soprattutto, resistendo a cinquantacinque anni di blocco, a cinquantacinque anni di minacce, destabilizzazioni, provocazioni, e perfino invasioni, Cuba ha dimostrato che si può, restituendo all&rsquo;entusiasmante slogan di Obama &ndash;we can- ben presto rivelatosi vuoti di contenuto, il suo vero significato.</p>
<p>
	Ma intanto, checché ne dicano &ndash;o tacciano- i grandi mezzi di comunicazione, il Venezuela è seriamente sotto tiro e, più che mai, ha bisogno della solidarietà internazionale.</p>
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		<title>VENEZUELA E UCRAINA : i Media sono strumenti di Guerra &#8211; con sottotitoli</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 08:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[America Latina]]></category>
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		<category><![CDATA[Giulietto Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Venezuela]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I MEDIA COME STRUMENTI DI GUERRA Giulietto Chiesa e Fulvio Grimaldi spiegano come i Media sono parte della Guerra contro il Venezuela e non solo Interviste a cura di Iacopo Venier &#160; &#160; Interviste realizzate a margine del convegno organizzato dall&#8217;Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in collaborazione con l’ISAG – Istituto di Alti Studi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>I MEDIA COME STRUMENTI DI GUERRA</h1>
<p>Giulietto Chiesa e Fulvio Grimaldi spiegano come i Media sono parte della Guerra contro il Venezuela e non solo</p>
<p>Interviste a cura di Iacopo Venier</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Interviste realizzate a margine del convegno organizzato dall&#8217;Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in collaborazione con l’ISAG – Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, sul tema  “La situazione attuale in Venezuela: Potere Popolare in Azione”.</p>
<p>Alla Conferenza sono intervenuti :</p>
<p>Daniele Scalea, Direttore Generale dell’ISAG – “Il Venezuela sullo scacchiere geopolitico attuale”;</p>
<p>Giulietto Chiesa, Presidente di Alternativa e fondatore di Pandora TV – “Ripercussioni del mercato energetico sulla geopolitica mondiale e sull’economia dei paesi produttori”;</p>
<p>Julian Isaías Rodríguez Díaz, Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela – “L’ attuale situazione del Venezuela e il ruolo del potere popolare nella politica”;</p>
<p>Fulvio Grimaldi, Giornalista e documentarista – “Il Venezuela visto dai mass media: deformazioni e manipolazioni”;</p>
<p>Sottotitoli di Costanza Ceccarelli per onA.I.R
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10247"> (189)</p>
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		<title>Quando c&#8217;era L&#8217;UNITA&#039;: VENIER &#8211; Libera.Tv</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2014 23:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Libera.tv]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriella Gallozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Peteani]]></category>
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		<category><![CDATA[Jacopo Venier]]></category>
		<category><![CDATA[Libera Tv]]></category>
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		<category><![CDATA[Pietro Spataro]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Parascandalo]]></category>
		<category><![CDATA[Unità quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>QUANDO C&#8217;ERA L&#8217;UNITA&#8217; Intervento di JACOPO VENIER &#8211; Direttore di  Libera.Tv 29 ottobre 2014 Quando c’era l’Unità… Un titolo suggestivo per una iniziativa che ha visto discutere dello stato disalute dell’informazione di sinistra esperti e operatori del settore. L’evento che si è svolto a Roma mercoledì 29 ottobre, presso la sede dell’Archivio storico del movimento [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #b22222;">QUANDO C&#8217;ERA L&#8217;UNITA&#8217;</span></strong></h1>
<h3 style="text-align: justify;">Intervento di <b>JACOPO VENIER &#8211; Direttore di  Libera.Tv</b></h3>
<hr />
<p style="text-align: justify;">29 ottobre 2014</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2014/11/Quando-cera-LUNITA-tavolo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-43125" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2014/11/Quando-cera-LUNITA-tavolo-300x239.jpg" alt="Quando c'era L'UNITA' tavolo" width="300" height="239" /></a>Quando c’era l’Unità… Un titolo suggestivo per una iniziativa che ha visto discutere dello stato disalute dell’informazione di sinistra esperti e operatori del settore. L’evento che si è svolto a Roma mercoledì 29 ottobre, presso la sede dell’Archivio storico del movimento operaio, è stato costruito intorno alla proiezione del filmato “Dalle rotative al popolo”, un gioiello di trenta minuti che Gianni Peteani, il figlio del regista – Gian Luigi Brusadin –, ha restaurato rendendolo così una testimonianza viva di quello che ha significato nel secolo scorso l’informazione militante e di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"> Il resoconto a cura di <strong>Maurizio Musolino</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando c’era l’<em>Unità</em></strong>… Un titolo suggestivo per una iniziativa che ha visto discutere dello stato disalute dell’informazione di sinistra esperti e operatori del settore. L’evento che si è svolto a Roma mercoledì 29 ottobre, presso la sede dell’<em><strong>Archivio storico del movimento operaio</strong></em>, è stato costruito intorno alla proiezione del filmato <strong>“Dalle rotative al popolo”</strong>, un gioiello di trenta minuti che Gianni Peteani, il figlio del regista – <em>Gian Luigi Brusadin</em> –, ha restaurato rendendolo così una testimonianza viva di quello che ha significato nel secolo scorso l’informazione militante e di sinistra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un documento vivo, quindi, utile per capire il passato e per immaginare il futuro. Lo hanno sottolineato gli organizzatori spiegando che il senso dell’iniziativa non voleva assolutamente essere quella del rimpianto o della sterile memoria di quello che eravamo e non siamo più… Al centro delle immagini i vari step che dalle rotative portava l’Unità nelle case degli italiani, attraverso una capillare rete di diffusori che avevano nel Partito comunista italiano il perno essenziale. Ma soprattutto il film ha avuto il pregio di sottolineare il rapporto strettissimo fra il giornale e i propri lettori.</p>
<p style="text-align: justify;">E proprio dalla rottura di questo rapporto si è snodata una bella discussione che ha visto uno dopo l’altro intervenire <em>Gabriella Gallozzi e Pietro Spataro, Luca Telese, Jacopo Venier e Renato Parascandalo</em>. Tanti i temi toccato (che potrete fra breve riascoltare su LiberaTv), fra questi la mancanza di comprensione di un mondo editoriale e no che stava cambiando e l’incapacità di trovare un legame con i propri lettori sempre più spesso considerati semplici acquirenti. E se Telese ha ricordato le difficoltà affrontate nel tentativo di creare una nuova testata, Pubblico, Parascandalo ha sottolineato come il futuro dell’informazione è nella rete, spesso sottovalutata e snobbata dalla sinistra. Da parte sua Spataro, più scettico sul valore della rete, ha auspicato un giornalismo che sappia immaginare il quotidiano del giorno dopo invece di proporre il giornale del giorno passato “che tutti conoscono grazie ad internet e alla televisione”. Venier ha invece invitato i presenti ad una riflessione su cosa hanno significato in questi anni i sussidi all’informazione e sull’incapacità di convincere i lettori che per avere media liberi e indipendenti si devono affrontare costi. Ed appunto sulla figura dell’editore si sono soffermati gran parte degli interventi insistendo sulla necessità di ripensarla completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma i costi non sono tutto, resta – e in tanti lo hanno detto – il problema del rapporto con i lettori e con il popolo della sinistra. <em><strong>Quel popolo che oggi non solo vive nel rimpianto di un giornale come l’Unità ma che non ha più nessuna rappresentanza politica</strong></em>.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="9960"> (522)</p>
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		<title>INFORMAZIONE : Invito all&#8217;evento &#8211; Quando c&#8217;era l&#8217;Unita&#8217;</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/10/13/informazione-invito-allevento-quando-cera-lunita/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 18:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Memoria]]></category>
		<category><![CDATA[AAMOD]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Freccero]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Cuperlo]]></category>
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		<category><![CDATA[Jacopo Venier]]></category>
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		<category><![CDATA[Luca Telese]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Cannavò]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>QUANDO C&#8217;ERA L&#8217;UNITA&#8217; Incontro sulle forme e i cambiamenti dell’informazione e dei mass media dal secondo dopoguerra ad oggi Presentazione del film “Dalle rotative al popolo”, 1957 Roma, mercoledì 29 ottobre 2014, ore 15.00 Fondazione Aamod, Sala Zavattini, via Ostiense 106 L’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, LiberaTV, l’Associazione LiberaRete e il Comitato permanente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2014/10/13/informazione-invito-allevento-quando-cera-lunita/">INFORMAZIONE : Invito all&#8217;evento &#8211; Quando c&#8217;era l&#8217;Unita&#8217;</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 24pt;">QUANDO C&#8217;ERA L&#8217;UNITA&#8217;</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 14pt;">Incontro sulle forme e i cambiamenti </span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #000000;">dell’informazione e dei mass media</span> </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #993300;"><strong><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: verdana,geneva;">dal secondo dopoguerra ad oggi</span></span></strong></span></p>
<p><span style="color: #993300;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 14pt;"><a href="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/10/edicola-Unità.png"><img class="aligncenter wp-image-3971" src="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/10/edicola-Unit%C3%A0-300x140.png" alt="edicola Unità" width="443" height="207" /></a></span></strong></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><em><span style="font-family: verdana,geneva;">Presentazione del film “Dalle rotative al popolo”, 1957</span></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva;">Roma, mercoledì 29 ottobre 2014, ore 15.00</span></strong> <strong><span style="font-family: verdana,geneva;"> Fondazione Aamod, Sala Zavattini, via Ostiense 106</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #993300;"><strong>L’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, LiberaTV, l’Associazione LiberaRete e il Comitato permanente Ondina Peteani</strong> </span>organizzano un pubblico incontro con proiezione di film storici sulle forme del fare e diffondere informazione da parte dei mass media, legati ai partiti o a movimenti indipendenti, in rapporto a quelle attuali.</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> L’occasione di un pubblico dibattito, che vedrà il coinvolgimento di esperti del settore sul tema proposto, è stata offerta dalla possibilità di presentare anche al pubblico romano un film, tuttora poco conosciuto, “Dalle rotative al popolo&#8221;, realizzato negli anni cinquanta da Gian Luigi Brusadin. </span><span style="font-family: verdana,geneva;">Questa esigenza è ancor più sentita dopo la fine della presenza in edicola del quotidiano «l&#8217;Unità». L&#8217;evento della presentazione di un documento importante, quale il film “Dalle rotative al popolo”, vuole quindi essere il “pretesto” per un confronto tra giornalisti ed esperti della comunicazione e, ovviamente, tra chi voglia cogliere il valore culturale e storico dell&#8217;opera audiovisiva.</span> <span style="font-family: verdana,geneva;">Il film infatti rappresenta anche una straordinaria esperienza di ricerca delle forme più moderne all&#8217;epoca per l&#8217;auto rappresentazione di un processo politico e di un quadro sociale. Le riprese amatoriali, che oggi ci consentono di &#8220;vedere&#8221; una realtà storica, servivano allora per rappresentare il presente e chi le ha realizzate in quel contesto, oggi potrebbe essere considerato un &#8220;media-attivista&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Oggi esiste una diffusa realtà di persone ed esperienze di comunicazione più o meno estese, che cercano di valorizzare al massimo questa voglia di costruire un &#8220;archivio del presente&#8221; a partire</span><span style="font-family: verdana,geneva;"> dal bisogno di documentare la realtà, filmandola. </span><span style="font-family: verdana,geneva;">Libera.Tv è una di queste. L&#8217;idea di una SocialWebTv parte proprio dal presupposto di realizzare uno spazio condiviso, dove si p</span><span style="font-family: verdana,geneva;">ossa costruire informazione incrociando materiale redazionale ed amatoriale. L&#8217;informazione &#8220;dal basso&#8221; capace di usare mezzi poveri ma efficaci per far vedere ciò che altri nascondono. Lo stesso Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, oltre a conservare un patrimonio inestimabile relativo alla documentazione filmica militante, di movimento, sindacale, continua a documentare gli eventi sociali collettivi legati alle urgenze e alle problematiche del presente. </span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> L’incontro vorrà avviare, è auspicabile, una riflessione permanente, a tutto campo, che coinvolga anche i mass media di stato, i loro archivi, e l’uso dei documenti audiovisivi per continuare a fare informazione, per un uso pubblico della storia. Un intento sentito ormai come una necessità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva; font-size: 14pt;">PROGRAMMA</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva;">Ore 15.00 Saluti </span></strong> <span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #993300;"><strong> Ugo Adilardi</strong></span> – Presidente Aamod</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #993300;"><strong> Maurizio Musolino</strong></span> &#8211; Associazione LiberaRete</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #993300;"><strong> Gianni Peteani</strong></span> – Comitato permanente Ondina Peteani</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">***</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"><strong> Ore 15.45 Proiezione</strong> del film “Dalle rotative al popolo”, regia e realizzazione Gian Luigi Brusadin, 1957, 20’.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">***</span> <strong><span style="font-family: verdana,geneva;"> Ore 16.30 Dibattito</span></strong> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Le forme dell’informazione ieri e oggi </span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Intervengono:</span> <span style="color: #993300;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva;"> Salvatore Cannavò, Gianni Cuperlo, Carlo Freccero, Gabriella Gallozzi, Renato Parascandolo, Andrea Ranieri, Pietro Spataro, Luca Telese, Jacopo Venier</span></strong></span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Moderatore: <span style="color: #993300;"><strong>Antonio Medici</strong> </span>– Aamod</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">****</span> <strong><span style="font-family: verdana,geneva;"> Ore 20.00 – 21.00 Proiezione </span></strong> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Film storici su l’Unità conservati presso l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Viva L’Unità, PCI, 1949, 6’</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Gli “ Amici de L’Unità”, i diffusori, all’opera in varie città italiane e la sottoscrizione per il giornale.</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Milioni di lettori, centomila diffusori, Associazione Nazionale Amici de L’Unità, 1950, 10’ </span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> La diffusione de l’Unità in tutta Italia, grazie all’impegno e all’apporto dei militanti del PCI.</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Festa de L’Unità 1972, regia di Ettore Scola, Ufficio Cinema PCI, 1973, 33’</span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Sintesi cinematografica di un grande avvenimento politico e culturale di massa, quale è un Festival de l’Unità.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;">***</span> <span style="color: #993300;"><strong><span style="font-family: verdana,geneva;"> L’incontro sarà ripreso e trasmesso in diretta in streaming sul web, su Libera.tv, consentendo agli spettatori di commentare il dibattito e di parteciparvi on line.</span></strong></span> <span style="font-family: verdana,geneva;"> Informazioni: info@aamod.it</span></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/10/Logo-LiberaRete.jpg" target="_blank"><img class="wp-image-3996  aligncenter" src="http://www.liberarete.org/wp-content/uploads/2014/10/Logo-LiberaRete-300x114.jpg" alt="Logo LiberaRete" width="237" height="90" /></a></p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>&#8220;La Spagna è isolata&#8221;. La notizia è una bufala, ma gira lo stesso</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/02/16/la-spagna-isolata-la-notizia-una-bufala-ma-gira-lo-stesso/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 11:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Contropiano]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Internet e digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#34;La Spagna è isolata&#34;. La notizia è una bufala, ma gira lo stesso. &#160; Da Contropiano: http://www.contropiano.org&#160; Dopo le notizie-bufala sulla Grecia che stanno ancora imperversando sui social network nonostante le numerose e circostanziate smentite, qualcuno ha prodotto un esilarante articolo sulla &#39;Spagna isolata dai tedeschi&#39;. E&#39; evidente che è un falso, eppura migliaia di [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#000000;"><strong>&quot;La Spagna è isolata&quot;. La notizia è una bufala, ma gira lo stesso.</strong></span></h1>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<h3 style="color:red;">
	Da Contropiano:<span style="color:#808080;"> http://www.contropiano.org&nbsp;</span></h3>
<p>
	<big>Dopo le notizie-bufala sulla Grecia che stanno ancora imperversando sui social network nonostante le numerose e circostanziate smentite, qualcuno ha prodotto un esilarante articolo sulla &#39;Spagna isolata dai tedeschi&#39;. E&#39; evidente che è un falso, eppura migliaia di persone la stanno spammando e commentando allarmati. Sveglia!!!</big></p>
<p>
	<big>Un tempo si censurava la realtà semplicemente eliminandola dai Tg (specie quando c&#39;era un solo canale tv) o dai giornali di regime. Oggi lo stesso obiettivo viene raggiunto sommergendo l&#39;osservatore con un fiume di notizie inventate, mezze vere o mezze false, inverificabili, suggestive, traumatizzanti, ecc. L&#39;importante è che alla fine resti senza conoscenza della realtà e non posa quindi reagire in modo consapevole, razionale, efficace.<br />
	Nei giorni scorsi avevamo denunciato alcune operazioni di &quot;disinformazia&quot; sulla Grecia. Numerosi articoli e testimonianze di gente che vive in Grecia &#8211; e che ribadisce che la situazione è gravissima, sempre più grave &#8211; hanno smontato e smentito le elucubrazioni di qualche blogger poco professionale &#8211; o forse in mala fede &#8211; in cerca di notorietà o forse di qualche click in più per gli annunci pubblicitari sul proprio sito.<br />
	Ai cittadini greci che denunciavano l&#39;esagerazione e la manipolazione gli autori degli articoli in questione hanno addirittura risposto che &#39;evidentemente non vogliono vedere ciò che accade veramente&#39;!.<br />
	Ora imperversa in rete un altro articolo, che a leggere le prime righe &#8211; a partire dalla falsa citazione di Oscar Wilde &#8211; si capisce subito che è un falso. Probabilmente una burla di qualcuno che così spera di far riflettere gli incauti lettori che hanno abboccato ai pezzi scandalistici sulla Grecia, di quelli che consumano notizie sui social network a pacchetti di dieci, di quelli che spesso leggono solo titolo e sottotitolo e poi spammano.<br />
	Il pezzo in questione denuncia che &#39;In Spagna non arrivano più le lettere&#39; e che il paese è in preda alla guerra civile, e che a Puerta del Sol ci sono i carriarmati. E ribadisce, naturalmente, che &#39;nessuno ce lo dice&#39; come da refrain classico della controinformazione da quattro soldi.</big></p>
<p>
	<br />
	<big>Come dicevamo è evidentemente un falso, una burla. Eppure nelle ultime ore la notizia sta girando di profilo in profilo, di blog in blog, e i commenti allarmati dei lettori-spammatori la dicono lunga sulla incapacità media dei lettori dell&#39;informazione su internet di distinguere il vero dal falso, il verosimile dall&#39;inverosimile. Ma davvero uno può pensare che per isolare un paese si possa stoppare la posta in un mondo dominato dalle comunicazioni in digitale? Evidentemente si&#8230;</big></p>
<p>
	<big>Invitiamo quindi tutti i compagni, i gruppi, i collettivi, a interrogarsi bene sull&#39;attendibilità delle &quot;informazioni&quot; diffuse via Rete. Essere &quot;informati male&quot; a volte è peggio che non sapere nulla, perché si ragiona anche male. Va sempre ricordato che ci vogliono ignoranti per meglio dominarci.<br />
	Guai a chi ci casca, smascheriamo i falsari!</big></p>
<p>
	<big>*****<br />
	Il testo del burlone, in tutto il suo &quot;splendore&quot;.</big><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<h1>
	<span style="color:#ff0000;">IN SPAGNA NON ARRIVANO PIÙ LE LETTERE. LI STANNO ISOLANDO DALL&rsquo;EUROPA</span></h1>
<p>
	<br />
	<big>&ldquo;Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c&rsquo;era rimasto nessuno a protestare.&rdquo; (Oscar Wilde).</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://madridbusiness.es/wp-content/uploads/2013/02/260x01329375851554.jpg" style="width: 260px; height: 238px; " /></p>
<p>
	<big>Dovete sapere che la Spagna ormai è in balia a una guerra civile, ma nessun giornale italiano ne parla. Vivo a Barcellona da molti anni e mia moglie è greca, quindi so perfettamente di cosa parlo. E vi prego di ascoltare la mia storia, perché quello che sta succedendo a me oggi potrebbe accadere domani a te, a tuo figlio, tuo fratello o tua madre&hellip;</big></p>
<p>
	<big>Accorgersi che la posta non funziona non è uno scherzo, perché non sai mai se stai aspettando lettere o no. Quindi è veramente molto complicato scoprire la CENSURA POSTALE.&nbsp; Io me ne sono accorto quasi per caso: grazie a un fortuito giro di telefonate ho scoperto, l&rsquo;altro ieri, che un mio amico portogherse che vive in Italia (provincia di Milano) mi ha spedito una lettera, contenente informazioni importanti sulla Troika. Ma non è il contenuto della lettera che ci interessa, bensì il fatto che non sia mai arrivata a destinazione. Cioè a me (casualmente).</big></p>
<p>
	<big>Ma facciamo ordine: la lettera -dopo più una settimana- non è arrivata. Non ci vuole un genio per capire cosa stia succedendo. Basta avere un po&rsquo; di conoscenze di massoneria spicciola e fare 2 + 2 per capire che poco a poco la Germania (Merkel, BCE, Bilderberg &amp; co.) sta isolando la penisola iberica dal resto d&rsquo;Europa. Il primo passo -la storia ce lo insegna- è bloccare la Posta, come è successo nella Bolivia di Pinochet nel 1963. Ricordo come fosse ieri che i miei genitori emigrati in Bolivia, in fuga dal nazismo, spedivano la posta in Italia e non arrivava. Mai.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Fate la prova, chiamate un amico che vive in Spagna e chiedetegli di inviarvi una cartolina della Sagrada Familia. E poi mi raccontate&hellip; Dopo aver scoperto che la mia Posta era stata censurata ho avuto modo di verificare personalmente con varie associazioni di postini in sciopero, che è tutto vero. La Spagna non riceve più la Posta dal resto d&rsquo;Europa! Incredibile, no? Beh io dico che la vera incredibilità è che non ne parlino i telegiornali italiani: Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, TGMentana, etc (chissà perché non ne parlano&hellip; ve lo siete domandati?).</big></p>
<p>
	<big>Quindi dopo aver verificato che la Spagna era isolata postalmente, ho chiamato alcuni amici portoghesi che vivono a Lisbona -fanno parte di un&rsquo;importante associazione umanitaria locale- per sapere come fosse la situazione postale dalle loro parti, ma il telefono era spento. Ho richiamato qualche ora dopo e niente. Spento. Un caso? Io la chiamo una conferma, una prova di quello che sta accadendo e che presto finirà con dei morti, perché la gente è alla fame.</big></p>
<p>
	<big>Le manifestazioni nelle piazza spagnole (più di 2 milioni di persone il 29 febbraio dell&rsquo;anno scorso a Barcellona) ormai sono all&rsquo;ordine del giorno, con bandiere. Ma anche con carroarmati (come testimonia la foto di apertura dell&rsquo;articolo, scattata da un amico fotografo egiziano).</big><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>La gente in fila alla CARITAS ormai intralcia il traffico, delle poche seat rimaste in circolazione dopo che i concessionari hanno smesso di vendere auto nel 2011 (cercate su Internet, c&rsquo;è tutto). Ma i vigili urbani per fortuna, invece di mettere le multe ai poveri in fila alla Caritas, si sono tolti il casco e si sono uniti alle file in segno di solidarietà gridando: &ldquo;Questa crisi non la pagamos!&rdquo;. Ci sono le foto, le testimonianze, i videii. Se andate su Internet ce tutto. Ma i media mainstream italiani lo censurano, e sapete perché? Perché fra poco toccherà all&rsquo;italia.</big></p>
<p>
	<big>Non mancano neanche casi di ragazzi spagnoli desaparessidi, tirati dalle carrozze della polizia in corsa (le automobili non ci sono dal 2011 in Spagna ma nessuno ce lo dice) e di cui nessuno poi sa nulla.</big></p>
<p>
	<big>Qui copio la testimonianza lettera per lettera di un ragazzo spagnolo desaparessido dopo avermela inviata per email (lo chiamo al telefono ed è spento. Un caso?): &ldquo;En España es la guerra civil. Soy un ragazzo desaparessido, pero nadie habla de nosotros desaparessidos, porque en España está la censura, las televisiones no lo diconos porque hay una dictadura che no se permite hacer girar la noticia. Hay 22.000.000 de cassaintegrados en el país, los jovenes no pueden andar a las escuelas porque son cerrada: no hay dinero. Los pensionados han abierto las paredes para recuperar las armas de la Guerra Civil&hellip; se están preparando a luchar contra el ejercito tedescos y de la BCE. Yo y unos amigos comemos tortilla hecha de patatas y arena, para sobrebivir. Pero nessuno dice nada de anda. Hasta la vista baby&rdquo;</big></p>
<p>
	<big>Ho visto con i miei occhi e sentito con le mie labbra decine e decine di testimonianze, e nel sud del paese nei Paesi Baschi le cose vanno anche peggio. Spero che mi aiutate a sconfiggere il muro di censura che ci sta isolando.</big></p>
<p></p>
<p>
	<big>FATE GIRARE. GRAZIE.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>Firma: un italiano che vive in Spagna (ma potrei essere tuo fratello, tuo figlio, tuo padre)<br />
	Foto di apertura scattata da un amico fotografo: Carroarmato nella Puerta del Sol</big></p>
<p>
	<span style="color:#008000;">fonte: http://madridbusiness.es/%E2%80%8Ein-spagna-non-arrivano-piu-le-lettere-li-stanno-isolando-dalleuropa-ma-nessuno-ce-lo-dice/</span></p>
<hr />
<p>
	<img alt="" src="http://madridbusiness.es/wp-content/uploads/2013/02/manifestazione-madrid.jpg" style="width: 800px; height: 592px; " /></p>
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		<title>L&#8217;Austerita&#8217; e la bolla mediatica &#8211; Cremaschi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/13/lausterita-e-la-bolla-mediatica-cremaschi/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 16:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[NO DEBITO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Governo]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#39;AUSTERITA&#39; E LA BOLLA MEDIATICA Articolo di Giorgio Cremaschi &#8211; Portavoce NO DEBITO &#160; Il capo economista del Fondo Monetario Internazionale ci fa sapere, come riporta il Sole 24 Ore, che i governi e le istituzioni europee hanno sbagliato i conti. Merkel, Draghi, Monti hanno operato finora sulla base di previsioni e calcoli secondo i [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#b22222;"><strong>L&#39;AUSTERITA&#39; E LA BOLLA MEDIATICA</strong></span></h1>
<p>
	<big>Articolo di Giorgio Cremaschi &#8211; Portavoce NO DEBITO</big></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	Il capo economista del Fondo Monetario Internazionale ci fa sapere, come riporta il Sole 24 Ore, che i governi e le istituzioni europee hanno sbagliato i conti.<br />
	<img alt="" 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style="width: 264px; height: 191px; float: left; margin: 10px;" />Merkel, Draghi, Monti hanno operato finora sulla base di previsioni e calcoli secondo i quali un punto di taglio del deficit pubblico avrebbe prodotto mezzo punto di riduzione della crescita.<br />
	Invece, afferma il Fondo Monetario, il danno è molto più pesante. Un punto di tagli produce un punto e mezzo di danno economico, cioè tre volte le previsioni. Da qui la recessione sempre più pesante e senza soluzione che sta dilagando in Europa.<br />
	Hanno sbagliato i conti insomma e la politica di austerità che hanno consapevolmente deciso ha prodotto disoccupazione e povertà tre volte di più di quanto avevano pensato di farci pagare.<br />
	In concreto questo vuol dire che il pareggio di bilancio come obbligo&nbsp; costituzionale, che lo ripeto è stato votato anche da lega e Idv, il patto fiscale europeo&nbsp; che ci obbliga a ridurre l&#39;ammontare del debito pubblico della metà in venti anni, il rigore non sono più economicamente e socialmente sostenibili. Con buona pace della politica di unità nazionale che ha deliberato queste scelte e dello stesso Presidente della Repubblica che le ha auspicate e benedette.<br />
	Tutte queste scelte vanno concretamente e rapidamente messe in discussione, cioè revocate.<br />
	Perché per rimediare ai danni sarà necessaria una politica economica, di segno opposto a quella sinora attuata, che come prima misura decida di rompere il tabù liberista che domina il nostro continente. Quel tabù che invece viene messo in discussione nel resto del mondo, dagli Stati uniti al Giappone alla Cina all&#39;America latina. Parliamo del tabù del debito e del pareggio pubblico.<br />
	Per affrontare la crisi e il suo primo effetto, la disoccupazione di massa, bisogna spendere soldi pubblici senza timore di aver un bilancio in deficit. E dunque in Italia ed in Europa deve saltare tutto il sistema di patti,accordi, regole che promuovono e disciplinano l&#39;austerità.<br />
	In Italia il confronto elettorale parla d&#39;altro, anche se la campagna elettorale si fonda sulle promesse più varie.<br />
	Monti evidentemente non può certo smentire sé stesso. Berlusconi è sicuramente capace di farlo, ma proprio per questo<img alt="" 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style="width: 275px; height: 183px; float: right; margin: 10px;" /> non ha alcuna credibilità. Bersani infine nel proprio programma elettorale ha scritto che si impegna a rispettare tutti gli impegni assunti e lo ribadisce in continuazione per rassicurare l&#39;Europa&nbsp; e lo spread.<br />
	Anche chi si oppone a questi tre leader e ai loro schieramenti non affronta davvero questi temi e in ogni caso non li mette al centro della propria propaganda. Grillo a volte ne parla, ma poi al centro di tutto mette la lotta al sistema dei partiti. Ingroia pure vi accenna, ma ben dopo i temi della legalità che gli sono più cari.<br />
	Così trionfano nel confronto sulla&nbsp; politica economica i &quot;ma anche&quot; di veltroniana memoria: coniugare austerità e crescita, rigore con equità sono le formulette abusate che non vogliono dire un bel nulla.<br />
	La crisi economica mondiale si è alimentata pochi anni fa dalla esplosione della bolla finanziaria. In Italia la crisi politica è assorbita in una bolla mediatica che sta gonfiando queste elezioni presentando uno scontro tanto più&nbsp; aspro quanto più si allontana dalle decisioni vere da assumere.<br />
	Prima o poi la bolla mediatica scoppierà come è successo per i quella dei derivati, e il peso delle decisioni non prese e nemmeno discusse davvero si abbatterà su di noi con il perdurare della crisi.<br />
	Dobbiamo quindi pretendere da chi si candida alle elezioni che dica con chiarezza se vuol mantenere o mettere in discussione pareggio di bilancio e fiscal compact. È su questo che ci si divide in Europa alle elezioni e sarebbe ora che accadesse anche da noi, nonostante la bolla mediatica.</p>
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