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	<title>Libera Tv &#187; Giorgio Cremaschi</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>NAZIONALIZZAZIONI : Una coalizione sociale e politica di sinistra le chiede</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2018 17:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[Potere al Popolo]]></category>
		<category><![CDATA[Viola Carofalo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>NAZIONALIZZAZIONI : TORNANO D&#8217;ATTUALITA&#8217; Scende in piazza la sinistra che le vuole di Pietro Venier Un corteo per una diversa politica economica. Una coalizione politica e sociale di sinistra per ottenerla. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo di chi è sceso in piazza a Roma il 20 ottobre 2018. Un corteo partecipato che ha visto sfilare insieme sindacalisti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #800000">NAZIONALIZZAZIONI : TORNANO D&#8217;ATTUALITA&#8217;</span></h1>
<h4>Scende in piazza la sinistra che le vuole</h4>
<p>di Pietro Venier</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Corteo-potere-al-popolo-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48131" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Corteo-potere-al-popolo-1-300x169.jpg" alt="Corteo potere al popolo 1" width="300" height="169" /></a>Un corteo per una diversa politica economica. Una coalizione politica e sociale di sinistra per ottenerla. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo di chi è sceso in piazza a Roma il 20 ottobre 2018. Un corteo partecipato che ha visto sfilare insieme sindacalisti e militanti politici, lavoratori e studenti. USB, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista i principali promotori di una iniziativa che intende sollecitare lo stesso Governo italiano ad una maggiore coerenza con i propri proclami. Per queste forze infatti non solo tragedie come quelle del ponte Morandi a Genova ma anche crisi come quella di Alitalia o dell&#8217;Ilva di Taranto devono essere affrontate attraverso un ruolo diretto dello Stato in economia. Giorgio Cremaschi insiste nel ricordare, nell&#8217;intervento pubblicato sul sito del Partito Potere al Popolo, come sia stato tradito il Referendum sull&#8217;acqua pubblica che, appunto, voleva che i beni comuni tornassero alla gestione diretta dello stato. Per Viola Carofalo, portavoce del PaP, &#8220;nazionalizzare significa sottrarre alla logica del profitto beni che sono di tutti &#8221; e quindi la nazionalizzazione è la via concreta per consentire a tutti di esercitare i propri diritti ed ottenere risposte alle proprie necessità. Per Pierpaolo Leonardi, leader del sindacato USB, negli anni passati si è invertita la logica costituzionale che voleva il pubblico come sistema principale ma siamo &#8220;in una fase nuova dove abbiamo un governo che di nazionalizzazioni ne parla ma non le fa&#8221;. Una visione molto classica che sembrava minoritaria ma che la discussione intorno ad Autostrade ha portato di nuovo al centro dell&#8217;attenzione pubblica. Il corteo è stata quindi l&#8217;occasione per rendere visibile una sinistra che si autodefinisce &#8220;di classe&#8221; ed &#8220;anticapitalista&#8221; e che intende utilizzare le contraddizioni del M5S per riaprire uno spazio politico ed anche elettorale che sembrava perduto.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify">Le riprese di Libera.Tv Lazio del corteo</p>
<p><iframe width="900" height="506" src="https://www.youtube.com/embed/6JH-RQ7NUnY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<hr />
<p>Il servizio di Labaro TV sul corteo</p>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=mZKN-cho434
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48128"> (121)</p>
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		<title>25 Marzo EUROSTOP : Manifestazione contro la U.E. e la Nato</title>
		<link>https://www.libera.tv/2017/03/27/eurostop-manifestazione-contro-u-e-e-nato/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2017/03/27/eurostop-manifestazione-contro-u-e-e-nato/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2017 21:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Eurostop]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Russo]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Mauro Arboresi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>EUROSTOP: NO ALL&#8217;EUROPA DELLE BANCHE E DELLA GUERRA a Roma manifestazione in occasione del 60 anni della U.E. Interviste ai partecipanti di Libera.Tv Lazio 25 MARZO, UNA SFIDA TUTTA POLITICA A UE, EURO E NATO Articolo di Sergio Carraro Il 25 marzo a Roma si renderanno esplicite tutte le opzioni in campo sul futuro del [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title"><span style="color: #993300;">EUROSTOP: NO ALL&#8217;EUROPA DELLE BANCHE E DELLA GUERRA</span></h1>
<h4 class="entry-title">a Roma manifestazione in occasione del 60 anni della U.E.</h4>
<h4 class="entry-title"><em>Interviste ai partecipanti di Libera.Tv Lazio</em><br />
<img class="  wp-image-45955 aligncenter" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/03/CONTRO-IL-VERTICE-A-ROMA-PER-I-60-ANNI-DELLA-UE-300x102.jpg" alt="CONTRO IL VERTICE A ROMA PER I 60 ANNI DELLA UE" width="715" height="243" /></h4>
<hr />
<h1 class="entry-title" style="text-align: justify;">25 MARZO, UNA SFIDA TUTTA POLITICA A UE, EURO E NATO</h1>
<p style="text-align: justify;">Articolo di Sergio Carraro</p>
<p style="text-align: justify;">Il 25 marzo a Roma si renderanno esplicite tutte le opzioni in campo sul futuro del nostro e degli altri paesi europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel vertice dei capi di stato dell’Unione Europea si comincerà a concretizzare la cosiddetta “Europa a due velocità”, un eufemismo usato per nascondere una sostanza ben peggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Da mesi ormai sta prendendo corpo un’accelerazione del progetto di fare del nucleo duro della Ue un polo imperialista in grado di reggere nella competizione globale in corso con altri poli come Usa, Cina, Russia. Anche i vertici istituzionali nazionali lo dicono ormai esplicitamente (“<i>In un mondo sempre più fondato su protagonisti di grandi dimensioni, di veri e propri giganti istituzionali, l’Europa non può rinunziare al suo ruolo, e alle sue possibilità di influenza, facendosi più piccola</i>”, Sergio Mattarella, tre giorni fa).</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ambizione che sta crescendo in tempi rapidi anche nella sua dimensione militare, attraverso il meccanismo delle “cooperazioni rafforzate”; cioè, chi è d’accordo va avanti. Anche per la moneta unica – l’euro – e per Schengen è stato così. Adesso avverrà altrettanto sulla Difesa Europea, alla quale verranno destinati finanziamenti crescenti – anche emettendo titoli di debito pubblico ad hoc – e sottraendo le spese militari ai vincoli del “patto di stabilità”, che resta invece implacabile invece per salari, pensioni, sanità istruzione. L’establishment che guida in questo momento l’Italia – che è già un paese a due velocità al suo interno – farà di tutto per essere magari “<i>ultimo tra i primi e non primo tra gli ultimi</i>”. I costi sociali di questa avventura, come già annunciato, saranno pesanti, soprattutto per lavoratori, disoccupati, pensionati, malati. Lo vedremo già ad aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">A contestare questo vertice di un apparato antipopolare, antidemocratico, guerrafondaio, come l’Unione Europea del XXI Secolo, ci saranno manifestazioni di segno completamente diverso, ma che chiariscono finalmente le opzioni in campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad oggi la comunicazione politica e i media mainstream hanno ingabbiato le posizioni sull’Unione Europea dentro uno schema fuorviante e che finalmente verrà spezzato. Fin qui o si era “europeisti” o “populisti e xenofobi”. Nulla di più falso.</p>
<p style="text-align: justify;">In piazza infatti ci sarà la sinistra “unionista” che critica la Ue, ma che alimenta ancora l’illusione dolorosa di “un’altra Europa”, che ritiene possibile la sua riformabilità e l’attenuazione delle misure di austerity o contro i migranti. Ci sarà la “destra sovranista” che starnazza contro l’euro nelle piazze o in televisione, ma che ha votato in parlamento tutti le direttive imposte dalla Ue e alimenta l’illusione di una via d’uscita che presuppone un ritorno al passato e una guerra contro i poveri su base xenofobe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il 25 marzo – e finalmente – ci sarà in piazza anche l’opzione del <i><b>No sociale</b></i>, popolare, sindacale, democratico all’Unione Europea delle banche, dei padroni e delle guerre. Cioè di quanti, da tempo, hanno dichiarato che l’Unione Europea e i suoi trattati non sono riformabili; e che dunque vanno disdetti, smantellati, superati anche con una fuoriuscita unilaterale nel nostro paese – l’Italexit – che riproponga qui e ed ora la prospettiva che si era aperta con l’<i>Oxi</i> della Grecia nel referendum contro la Troika, subito disatteso dal governo della sinistra “unionista” di Tsipras.</p>
<p style="text-align: justify;">La Piattaforma Eurostop dichiara apertamente che una prospettiva di cambiamento sociale di segno progressista ed egualitario sarà possibile solo uscendo dai trattati politici, economici e militari imposti dalle classi dominanti europee alle classi popolari nei vari paesi. Un primo passo, indispensabile per poter riprendere in mano la possibilità di decidere che paese e che mondo vogliamo costruire, non la soluzione miracolosa di tutti i problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi fuoriuscita dall’Unione Europea, dall’Eurozona e dalla Nato per disegnare un alternativa radicalmente diversa per il nostro e gli altri popoli prigionieri nella gabbia della Ue. Il fatto che questa prospettiva venga finalmente sottratta alla destra e venga dispiegata come alternativa alle sconfitte e alle ambiguità della sinistra “unionista”, sta facendo saltare i giochi e innervosire gli avversari di classe.</p>
<p style="text-align: justify;">In pochi giorni le classi dominanti e i loro apparati sono passati dall’ignorare queste posizioni, poi alla derisione ed ora al combattimento per toglierle dall’orizzonte dell’agenda politica. Il gioco più semplice e più scontato è sempre il solito: occultare le ragioni di una manifestazione ed esaltare gli elementi di tensione sul piano dell’ordine pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stanno già facendo, lo faranno prima, durante e dopo la manifestazione del 25, augurandosi che il combinato disposto tra un sistema mediatico inetto (ma oggi sempre meno efficace) e gli apparati repressivi possa risolvere le contraddizioni di un sistema di dominio che ormai teme il crescente disincanto e il risentimento popolare; sia quando manifesta o sciopera che quando vota. I fatti di questi ultimi dieci mesi lo hanno dimostrato, in Italia come in altri paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro la manifestazione della Piattaforma Eurostop si adopereranno in molti, alcuni prevedibili, altri insospettabili. Agiremo e gestiremo questo momento di mobilitazione, così come quelli che lo precederanno o lo seguiranno, con la consapevolezza che la sfida è aperta ed è una sfida tutta <i>sul piano politico</i>, certi che sarà di grande efficacia tra i settori popolari del nostro paese per rimettere in moto una prospettiva di trasformazione sociale di segno progressista, ugualitario, internazionalista.</p>
<hr />
<h1 class="entry-title" style="text-align: justify;"><span style="color: #008000;">COMUNICATO STAMPA DI EUROSTOP SULLA MANIFESTAZIONE DEL 25 MARZO</span></h1>
<p style="text-align: justify;">Eurostop esprime soddisfazione per l’ottima riuscita della manifestazione del 25 marzo contro il vertice dell’Unione Europea, manifestazione promossa a movimenti territoriali e studenti in lotta. Per la prima volta nel paese è emersa chiara e forte la posizione di chi ritiene ormai irriformabile e regressiva la gabbia costituita da Unione Europea, moneta unica e Nato. Se c’è una possibilità di cambiamento politico, sociale, democratico, essa non può che darsi fuori da questa gabbia.</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione è riuscita nei numeri (più degli ottomila accreditatici in precedenza dai media) e nei contenuti nonostante un apparato mediatico e poliziesco che hanno cercato di fargli il vuoto intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">La demonizzazione preventiva della manifestazione non ha impedito a migliaia di lavoratori e lavoratrici, attivisti politici e sociali, occupanti di case e gente dei territori di scendere in piazza evitando tutte le trappole allestite per poter procedere alla criminalizzazione di una opzione politica che sgombra il campo dalle illusioni “unioniste” nella sinistra e alle strumentalizzazioni della destra. La manifestazione è riuscita nei suoi obiettivi,  a tal punto da aver innescato una campagna di occultamento – costringendo i mass media a correre ai ripari – successivo a quella della demonizzazione preventiva che in qualche modo aveva dovuto dare visibilità agli obiettivi di Eurostop. Nei servizi del giorno dopo è stata cancellata ogni immagine o riferimento ad Eurostop. Nei prossimi giorni torneremo nel quartiere di Testaccio con una assemblea popolare che denunci il clima intimidatorio costruito sabato e renda esplicite agli abitanti del quartiere gli obiettivi di una manifestazione che si è voluta criminalizzare.</p>
<p style="text-align: justify;">Eurostop intende esprimere pubblicamente e incondizionatamente solidarietà con gli attivisti fermati nella mattinata del 25 marzo mentre cercavano di raggiungere in pullman la manifestazione. Con motivi pretestuosi sono stati rinchiusi tutto il giorno nel centro stranieri della polizia a Tor Cervara e poi espulsi con fogli di via. Una dimostrazione in più della incostituzionalità dei provvedimenti di polizia preventiva, oggi utilizzati a piene mani contro attivisti politici e sociali, e sistematizzati da un decreto incostituzionale come il decreto Minniti. La lotta contro il decreto Minniti, le misure preventiva di polizia e la repressione  entra a far pienamente parte del programma di azione di Eurostop dei prossimi mesi. I mass media cantano le lodi alla capacità di gestione del ministro Minniti, ma sabato in piazza in almeno due momenti (in Piazza Bocca della Verità e su Lungotevere Aventino) abbiamo assistito a decisioni degli apparati di ordine pubblico che avrebbero potuto scatenare – e del tutto gratuitamente – incidenti gravissimi. Solo la maturità dei manifestanti è riuscita ad evitare il peggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, ma non certo per importanza, il vertice dei capi di stato dell’Unione Europea a Roma ha confermato le peggiori previsioni che Eurostop aveva anticipato già alla vigilia. La ratifica dell’aumento delle spese militari in nome della Difesa comune e di una Unione Europea a più velocità, conferma il progetto di fare intorno al nucleo duro delle principali potenze europee un nuovo polo imperialista dentro la competizione globale in corso. Il governo italiano vuole portare il paese dentro questo nucleo duro costringendo i lavoratori, i settori popolari, i disoccupati a nuove lacrime e sangue per rispettare i diktat europei – e della Germania soprattutto – e destinare maggiori risorse alle spese militari, alle banche e alle multinazionali. Una prospettiva inaccettabile che conferma le ragioni dell’Ital/Exit e di Eurostop ed esplicita il contrasto insanabile tra i Trattati europei e l’assetto Costituzionale del nostro paese come abbiamo chiaramente denunciato con l’assemblea del 23 marzo, alla vigilia della manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la proposta di Eurostop  i lavoratori e i disoccupati, i pensionati e i piccoli esercenti, i settori sociali impoveriti dalla crisi e dalle misure antipopolari imposte dalla Ue, potranno vedere in campo una prospettiva politica di cambiamento, di conflitto, di resistenza e di rappresentanza fino ad oggi inesistente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringraziamo tutte e tutti i partecipanti e tutte le organizzazioni e i movimenti che hanno contribuito la riuscita della manifestazione.</p>
<p style="text-align: justify;">http://www.eurostop.info/</p>
<p style="text-align: justify;">
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45954"> (116)</p>
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		<title>Guerra e Costituzione &#8211; Convegno a Roma</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/11/12/guerra-e-costituzione-convegno-a-roma/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/11/12/guerra-e-costituzione-convegno-a-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2016 17:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Libera.Tv]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ennio Bove]]></category>
		<category><![CDATA[Ennio Remondino]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Polcaro]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;Italia, la Costituzione repubblicana e la guerra: dove stiamo andando? Convegno della Associazione &#8220;Il Migliore&#8221; a Roma &#160; Le nostre interviste a: Francesco Polcaro, Ennio Remondino, Ennio Bove e Giorgio Cremaschi. &#160; introduce: Vincenzo Calò,Ass.ne Culturale Il Migliore intervengono: Ennio Bove,Consulente Spazio Difesa Giorgio Cremaschi,Forum Diritti Lavoro Mauro Pili,Deputato Gruppo Misto Vito Francesco Polcaro,CNR IAF [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">L&#8217;Italia, la Costituzione repubblicana e la guerra: dove stiamo andando?</span></h1>
<p>Convegno della Associazione &#8220;Il Migliore&#8221; a Roma</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>

<a href='https://www.libera.tv/2016/11/12/guerra-e-costituzione-convegno-a-roma/francesco-polcaro/'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/11/Francesco-Polcaro-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Francesco Polcaro" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/2016/11/12/guerra-e-costituzione-convegno-a-roma/ennio-bove/'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/11/Ennio-Bove-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ennio Bove" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/2016/11/12/guerra-e-costituzione-convegno-a-roma/giorgio-cremaschi-2/'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/11/Giorgio-Cremaschi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Giorgio Cremaschi" /></a>
<a href='https://www.libera.tv/2016/11/12/guerra-e-costituzione-convegno-a-roma/ennio-remondino/'><img width="150" height="150" src="https://www.libera.tv/wp-content/uploads/2016/11/Ennio-Remondino-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Ennio Remondino" /></a>

<p><em>Le nostre interviste a: Francesco Polcaro, Ennio Remondino, Ennio Bove e Giorgio Cremaschi.</em></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/11/locandina-guerra-e-costituzione.jpg"><img class=" size-medium wp-image-45556 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/11/locandina-guerra-e-costituzione-212x300.jpg" alt="locandina guerra e costituzione" width="212" height="300" /></a>introduce: Vincenzo Calò,Ass.ne Culturale Il Migliore<br />
intervengono:<br />
Ennio Bove,Consulente Spazio Difesa<br />
Giorgio Cremaschi,Forum Diritti Lavoro<br />
Mauro Pili,Deputato Gruppo Misto<br />
Vito Francesco Polcaro,CNR IAF Roma<br />
Ennio Remondino,Giornalista Inviato RAI<br />
Jacopo Venier,Direttore Libera Tv</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; coordina<br />
Giancluca Scagnetti,Giornalista</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><strong>L’ITALIA, LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E LA GUERRA. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DOVE STIAMO ANDANDO?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>di Spartaco Praghesi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> A seguito della <em>brexit</em> si sono andati ridefinendo i rapporti di forza e gli equilibri interni all’Unione europea. Infatti, con l’abbandono di Londra viene a mancare l’apporto fino a oggi fornito dalle forze armate più potenti dell’Europa occidentale. Un mutamento della situazione che si verifica in un momento nel quale tutta la fascia mediterranea sud-orientale attraversa una fase di estrema instabilità e dove la Turchia, paese aderente alla Nato, vive una drammatica crisi involutiva dal punto di vista delle istituzioni laiche e democratiche.</p>
<p style="text-align: justify;"> La Francia – in grave sovraesposizione sul piano degli impegni militari oltremare – spinge in direzione di una difesa “comune” europea sempre più marcata: già al vertice dell’Alleanza atlantica di Varsavia dell’8 luglio erano state esercitate pressioni per ottenere dai Paesi membri un incremento della quota destinata agli stanziamenti per la funzione difesa ad almeno il 2% del PIL nazionale, mentre al successivo vertice trilaterale fra Italia, Francia e Germania che ha avuto luogo a Ventotene il 22 agosto, sia la cancelliera Merkel che il presidente Hollande hanno chiesto apertamente maggiori risorse per la difesa e la sicurezza europea, giungendo a parlare apertamente di una <em>intelligence comune</em>. In sostanza, più armi e più mezzi da destinare agli strumenti militari, che – a vario titolo e in varia misura – vengono attualmente impegnati in missioni al di fuori dei confini nazionali, missioni che non infrequentemente si configurano come di vero e proprio combattimento.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nell’anno 2016 per la funzione Difesa nel bilancio dello Stato italiano sono stati stanziati 22 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL nazionale; un incremento al 2% porterebbe alla cifra di circa 40 miliardi di euro; di questi stanziamenti all’incirca 15 miliardi sono stati destinati al finanziamento del programma di acquisizione da parte dell’Aeronautica militare italiana di 90 velivoli da combattimento F35 (JSF, <em>Joint Strike Fighter</em>). Attualmente sul territorio nazionale italiano insistono 113 basi militari classificate come “NATO” e 12 basi statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;"> È fuori di dubbio che sia finita un’era, quel duraturo periodo di pace che abbiamo conosciuto e che si prolungava dalla fina della Seconda guerra mondiale. Adesso si è tornati al paradigma della sicurezza delle aggregazioni sociali ottenuta mediante il ricorso alla forza. «Prepariamoci alla guerra – ha affermato il generale Bertolini (già comandante in Afghanistan) in un’intervista rilasciata il 2 luglio -, la realtà non è quella raccontata nei <em>talk-show</em>. Il futuro non sarà roseo e bisognerà investire molto nel nostro strumento militare». L’Occidente è indebolito. Il futuro è incerto. Si parla sempre più frequentemente di qualcosa che in decenni non si è riusciti a costituire: l’Esercito europeo. Questo quando la tartassata Unione europea è più vacillante che mai. Sempre questa estate è giunto poi anche il contributo degli economisti: Jacques Attali ha lanciato la proposta di emissione di <em>eurobond</em> per finanziare l’Esercito europeo, perché «soltanto così avremo la crescita»; eppoi c’è l’emergenza immigrazione, quindi – sempre secondo Attali – la messa in comune delle risorse dei vari Paesi in un “sistema comune” avrebbe anche la funzione di permettere la gestione di questo fenomeno. Ma per il momento si va avanti con EUNAVFORMED, che vede protagoniste la Marina militare e la Guardia costiera italiane, un’operazione di cui il 20 giugno scorso il Consiglio dei ministri degli Esteri dei Paesi Ue ha prorogato fino al luglio del 2017; continuerà quindi il tentativo di controllo del flusso dei migranti, l’embargo sulle armi e l’addestramento della componente navale del costituendo nuovo strumento difensivo e di sicurezza libico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la Libia non è affatto un paese unito e, meno che mai, pacificato. Tuttavia, nel frattempo, senza troppi clamori o retorica propagandistica alla Gea della Garisonda, i militari italiani hanno preso posizione nella ex colonia. Si tratta di un ospedale da campo e di un contingente di paracadutisti inviati in sua protezione, forse il primo passo verso quei 5.000 soldati annunciati dal ministro della Difesa Pinotti (non va dimenticato che questo è il “Governo degli annunci”) e poi quasi subito smentiti dal titolare del dicastero degli Esteri Gentiloni Silveri, che si è trovato a dover gestire una situazione non certo facile.</p>
<p style="text-align: justify;"> «Oggi il Mediterraneo è l’epicentro del disordine – aveva affermato Silveri in risposta a un’osservazione di Marta Dassù durante un convegno estivo il 14 giugno – da una situazione <em>ipersovrana</em> siamo passati a un’altra <em>post-sovrana</em>: che facciamo adesso degli attuali confini, ormai vecchi, fissati ai tempi di Sykes e Picot? Li modifichiamo arbitrariamente? E se sì, con quali risultati immediati?». No. È evidente che no. Non si possono cancellare degli stati sovrani con un tratto di penna. È un errore che nel passato è stato commesso a volte con leggerezza e che non va assolutamente ripetuto.</p>
<p style="text-align: justify;"> Insomma, tutti affermano di essere alla ricerca di un nuovo ordine globale basato sulla pace e la cooperazione. Un obiettivo alquanto ambizioso che sarà difficile da conseguire almeno nel breve-medio periodo, anche alla luce del fatto che, al contrario, il disordine mondiale si va continuamente acuendo. Ma allora qual è la realtà verso la quale stiamo procedendo: il <em>governo mondiale</em> oppure la <em>guerra globale</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"> Per cercare di comprendere gli sviluppi futuri proviamo a porci l’interrogativo principe: se di guerra si tratta, contro quale nemico si combatte e si combatterà? Qual è davvero la minaccia? I russi o il terrorismo islamista? Oppure tutti e due?</p>
<p style="text-align: justify;"> Al vertice Nato di Varsavia dell’8 luglio 2016 è stata sancita la volontà di frapporre uno “scudo” a Oriente tra la Russia di Putin e il resto dell’Europa. Il grosso dei militari che lo formeranno &#8211; oltre naturalmente agli americani &#8211; saranno tedeschi, danesi e norvegesi. I baltici e i polacchi hanno preteso dagli altri leader occidentali politicamente indeboliti (cioè Obama, Hollande, Cameron, Renzi e, financo, la Merkel) delle garanzie sull’applicazione dell’articolo 5. Tuttavia è già da qualche anno che in Europa stanno prendendo una forma sempre più concreta scenari di tipo “war” e questo lo si afferma esplicitamente nei documenti ufficiali dei Paesi aderenti alla Nato, dove si fa aperta menzione alla “non escludibile eventualità di un coinvolgimento in un confronto militare su vasta scala di tipo tradizionale”. Un conflitto che si configurerebbe come <em>ibrido</em>, dato che implicherebbe al tempo stesso operazioni convenzionali, conflittualità asimmetrica, attività nello spettro informativo e nel dominio cibernetico. È in applicazione il progetto CFI (<em>Connected Forces Initiative</em>), elaborato allo scopo di permettere una gestione della Nato nella delicata fase transitoria da una condizione di forte impegno reale in teatri di operazioni – in primo luogo l’Afghanistan – a una di prontezza operativa nel contesto dei nuovi scenari delineatisi in Europa, in particolare nel delicato settore costituito dalla cintura orientale dell’Alleanza atlantica, interessato dalla crisi ucraina in atto e dall’intervento militare russo in Crimea. Da questa nuova pianificazione, che vede la partecipazione ad esercitazioni militari di “partner” esterni come Ucraina e Georgia, discende anche lo sviluppo di una <em>Very High Readiness Joint Task Force</em> (VJTF) in seno alla preesistente <em>Nato Response Force</em> (NRF), cioè di un’unità a elevatissima prontezza operativa la cui costituzione è stata decisa nel corso del recente vertice Nato tenutosi in Galles. Si tratterà di una pedina operativa avente il suo comando in Europa centro-orientale in grado di essere dispiegata in tempi ridottissimi (massimo 2-5 giorni) in zone di combattimento localizzate alla periferia del territorio dei Paesi alleati, che a rotazione contribuiranno ad alimentarne di soldati i ranghi.</p>
<p style="text-align: justify;"> Tutto questo avviene mentre gli americani si stanno disimpegnando dall’area mediterranea e mentre, parallelamente, prosegue la graduale riduzione degli impegni militari italiani nei teatri internazionali, con un tendenziale decremento del personale ivi impiegato (da 8-10.000 uomini a 5.000), seppure le missioni ancora in essere e quelle che verranno non sono certo poche (si pensi a quello che significherà per il Paese la crisi libica). Dunque, anche in Italia si va aprendo un periodo di radicali mutamenti, molte sono le cose che cambieranno aspetto nel prossimo futuro, a cominciare dal vertice decisionale cui verrà demandata la responsabilità di decidere i conflitti e farvi partecipare le Forze armate. Però, a questo punto si pone un problema di non facile soluzione: in una dimensione conflittuale come l’attuale come sarà possibile incorniciare nell’ambito degli stretti vincoli costituzionali stabiliti dall’articolo 11 operazioni connotabili sempre più come <em>war</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"> Al riguardo va rammentato che la Carta fondamentale della Repubblica stabilisce che <em>l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali</em>, di risulta consente esclusivamente impegni bellici in funzione meramente difensivi, tuttavia si tratta di un principio eroso dalla quasi totale caduta del pregiudizio ideologico sull’impiego dei militari in combattimento, mutamento di percezione ingenerato dalla persistente azione di imprinting che ha visto i mass-media svolgere un ruolo di primo piano.</p>
<p style="text-align: justify;"> L’ipercompetizione economica, fenomeno proprio dell’attuale fase storica, condurrà verso una sempre più marcata verticalizzazione del sistema potere. Le centrali decisionali economico-finanziarie attive sulla scena globale detengono il primato e conseguentemente determinano le condizioni alle quali devono adeguarsi i governi dei paesi con cui si interfacciano. Il rafforzamento del margine di azione dei poteri di questi stessi esecutivi è un prerequisito della strategia complessiva in atto. In questo senso le riforme istituzionali che mirano all’instaurazione di sistemi presidenzialistici o di forme di cancellierato ad altro non rispondono se non a esigenze del capitalismo scaturite dalle turbolenze e dalle incertezze dei mercati mondiali, variabili – o, meglio, andrebbero definite come “costanti” &#8211; che per essere fronteggiate richiedono reazioni in tempi estremamente ristretti. Ma, a questo punto l’interrogativo da porsi è se questi cambiamenti epocali in Italia troveranno espressione anche attraverso la prerogativa a dichiarare uno stato di guerra per modificare condizioni preesistenti.</p>
<p style="text-align: justify;"> Nell’<em>Europe Economic Research</em> pubblicata dalla banca d’affari JP Morgan il 28 maggio 2013 venne teorizzato proprio l’attacco alle costituzioni sociali come quella oggi in vigore in Italia. «I sistemi dei Paesi del Sud e, in particolare, le loro costituzioni adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea: primo, esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; secondo, governi centrali deboli nei confronti delle regioni; terzo, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori e <em>la licenza di protestare</em> se vengono proposte sgradite modifiche». Il fine è dunque quello di giungere a un’<em>iperstabilizzazione</em> mediante la contestuale <em>verticizzazione</em> del potere – “un uomo solo al comando” a scapito della rappresentanza, quindi della democrazia – oltreché di ridurre le garanzie politiche.</p>
<p style="text-align: justify;"> L’articolo 78 della Costituzione ha statuito che a fare questo sia il Parlamento &#8211; <em>le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari</em>) -, però, la decisione verrà rimessa dalla riforma Renzi-Boschi a una sostanziale minoranza formata dall’unico partito che si vedrà assegnati (dall’<em>Italicum</em>) il 54% dei seggi. Una miopia vera e propria che non aiuta a chiarire chi sarà &#8211; e come lo farà &#8211; a definire il concetto stesso di guerra in un contesto come quello attuale? Gli interventi militari di <em>diverso tipo</em> effettuati delle Forze armate della Repubblica andranno considerati interventi di “guerra”? E quale controllo eserciterà il Parlamento riformato? A rigore di logica su una materia così delicata dovrebbe essere incrementato il potere di controllo delle assemblee elettive direttamente rappresentative della volontà popolare, come è avvenuto quasi sempre fino a oggi con la Legge fondamentale della Repubblica informata dal principio stabilito dai costituenti, che vollero appunto affidare alle Camere la decisione su un evento così rilevante per la vita nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"> Ma non solo, infatti, sulla base del dettato dell’articolo 87 spetta poi al Presidente della Repubblica dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle Camere, egli infatti <em>ha il comando delle Forze Armate e presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge</em>. Ma, sulla base dell’articolo 83 della Costituzione riformata da Renzi il Capo dello Stato verrà eletto dal Parlamento in seduta comune (630 deputati e 100 senatori), con un evidente forte sbilanciamento in favore delle maggioranze del momento e quindi con una sostanziale riduzione delle garanzie. Non solo: dal settimo scrutinio saranno sufficienti tre quinti dei votanti, una maggioranza qualificata? Mica è detto, perché in caso di astensione concordata a livello politico – quindi lecito – potrebbe portare a una Presidenza della Repubblica <em>di astensione</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"> Per finire si soffermi l’attenzione su alcuni inquietanti interrogativi. Che sta succedendo in Italia? Sulla falsariga della sospensione di alcune garanzie del diritto in Francia come conseguenza dei recenti gravi atti terroristici degli islamisti, il nostro Paese viene fatto scivolare lungo il piano inclinato di uno strisciante stato di emergenza? Si pensi alle iniziative in materia di antiterrorismo intraprese dal Ministero dell’Interno con il coinvolgimento del Ministero della Difesa, in particolare la previsione la mobilitazione di reparti speciali militari per il potenziamento dell’azione di controllo del territorio direttamente da chi gestisce la pianificazione della gestione dell’Ordine pubblico, cioè il Viminale. In questo modo le <em>special forces</em> del Comsubin (Marina) e del Col Moschin (Esercito) potranno trovare impiego temporaneamente assumendo la qualifica di agenti di pubblica sicurezza e, dunque, effettuare anche perquisizioni e arresti. Ma la separazione tra forze armate e forze dell’ordine non rappresenta una distinzione basilare in qualsiasi democrazia?</p>
<p style="text-align: justify;"> E ancora, il nuovo grande lotto per oltre 400.000 uniformi da combattimento di schema mimetico sia “continentale” che “desertico” a cosa prelude? Si deve arguire che le Forze armate italiane sono in <em>overstress</em> operativo e qualcuno sta pensando, in prospettiva, di reintrodurre gradualmente la coscrizione militare di leva per far fronte (per il momento, poi chissà) agli impegni interni di contrasto al fenomeno del terrorismo. In sostanza: l’Esercito non ce la fa più e i suoi vertici – ovviamente su input o comunque di concerto con l’attuale livello decisionale politico della Repubblica &#8211; hanno intenzione di coprire i vuoti di organico (per esempio dell’operazione “Strade sicure”) introducendo in servizio personale tratto dal mondo civile?</p>
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		<title>SCIOPERO GENERALE USB &#8211; A Piazza Abd El Salam per i diritti, il lavoro, la Costituzione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2016 20:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Libera.Tv]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Eleonora Forenza]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Tomaselli]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Ferrero]]></category>
		<category><![CDATA[SCIOPERO GENERALE]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>SCIOPERO USB e No Renzi Day a Roma Le voci per io NO al Referendum sulla nuova Costituzione dall&#8217; Acampada in piazza&#8221;ABD EL SALAM&#8221; Le opinioni di Fabrizio Tommaselli, Paolo Ferrero, Giorgio Cremaschie ed Eleonora Forenza &#160; Su 27 miliardi la legge di stabilità di Renzi ne dà 20 ad aziende e banche – ha [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">SCIOPERO USB e No Renzi Day a Roma</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Le voci per io NO al Referendum sulla nuova Costituzione dall&#8217; Acampada in piazza&#8221;ABD EL SALAM&#8221;</span></h4>
<h4>Le opinioni di Fabrizio Tommaselli, Paolo Ferrero, Giorgio Cremaschie ed Eleonora Forenza</h4>

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<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/10/Piazza-ABD-EL-Salam.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-45408" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/10/Piazza-ABD-EL-Salam-300x166.jpg" alt="Piazza ABD EL Salam" width="300" height="166" /></a>Su 27 miliardi la legge di stabilità di Renzi ne dà 20 ad aziende e banche – ha sottolineato Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo nazionale USB – mentre i veri effetti del jobs act e dell’abolizione dell’articolo 18, che hanno prodotto l’aumento dei licenziamenti senza generare nuova occupazione, oggi vengono attestati anche dall’Inps. Lo sciopero generale, che Cigli Cisl Uil si guardano bene dal proclamare, è più che mai necessario”.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo sciopero generale di tutti i lavoratori pubblici e privati, proclamato per l’intera giornata del 21 ottobre da USB, Unicobas e USI, hanno aderito anche il SI Cobas, l’ADL e la CUB Trasporti Lazio.<br />
Lo sciopero vedrà una fitta rete di mobilitazioni, diffuse su tutto il territorio nazionale, che a Roma si congiungeranno senza soluzione di continuità con il “No Renzi Day” del giorno successivo.<br />
Dalle ore 16.00 partirà l’acampada di lotta nella piazza, che si trasformerà in un centro propulsivo di assemblee, dibattiti, concerti e spettacoli teatrali. Su “NO alla controriforma della Costituzione</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>COMUNICATO STAMPA USB<br />
</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SCIOPERO GENERALE: OGGI IN TUTTA ITALIA, DOMANI TUTTI A ROMA</strong></p>
<p><strong>HANNO ADERITO UN MILIONE E TRECENTOMILA LAVORATORI</strong></p>
<p><strong><u>Parte questo pomeriggio a Roma l’acampada verso il “No Renzi Day” di domani</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"> Oltre un milione e trecentomila lavoratori e lavoratrici hanno aderito allo sciopero generale proclamato oggi dall&#8217;USB assieme ad altre sigle del sindacalismo di base.</p>
<p style="text-align: justify;">Alta partecipazione nelle fabbriche e negli uffici pubblici, scuole chiuse, sia per l&#8217;adesione degli insegnanti che del personale Ata ed ex Lsu; ben 5.300 (il 21,5% del personale) hanno scioperato all’INPS.</p>
<p style="text-align: justify;">Altissime, come sempre accade quando è l’USB a convocare la lotta, le adesioni nel settore trasporti. Molti aeroporti hanno subito cancellazioni e forti ritardi‌; in molte città  il blocco degli autobus e delle metropolitane è stato rilevantissimo: una media del 60% che si preannuncia ancora più elevata nelle fasce serali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tante le piazze che oggi in Italia si sono riempite delle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici e privati, dei precari, dei disoccupati, dei senza casa, dei migranti, dei pensionati, per le manifestazioni dello sciopero: dai lavoratori della scuola, insegnanti ed ex LSU delle pulizie in presidio a Roma sotto il MIUR, a quelli della Piaggio di Pontedera, in corteo a Pisa; dai lavoratori del trasporto aereo, in presidio all’aeroporto di Fiumicino, a quelli della logistica campana, all’interporto di Nola, e tutte le altre numerose vertenze che sono confluite nelle iniziative territoriali. (video e foto delle piazze su <a href="http://www.usb.it" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.usb.it&amp;source=gmail&amp;ust=1477211943847000&amp;usg=AFQjCNGyYIFjLtBoGuDUJuScjji7oJ6D4A">www.usb.it</a> ).</p>
<p style="text-align: justify;">Grande soddisfazione da parte dell’USB,  che ha convocato lo sciopero sulla propria piattaforma e che ritiene stia finalmente cambiando la percezione del mondo del lavoro sulla possibilità di cacciare il Governo Renzi con le sue politiche di aggressione ai diritti, difendendo così anche la Costituzione italiana nata dalla Resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ritorno dello sciopero politico, da tempo scomparso nel nostro Paese, dimostra che c&#8217;è un largo fronte del mondo del lavoro disponibile a scendere in campo anche su parole d&#8217;ordine che vanno oltre le rivendicazioni sociali e sindacali.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo gli organizzatori, la riuscita dello sciopero generale di oggi e l&#8217;annuncio dell&#8217;arrivo di circa un centinaio di pullman da tutta Italia fa prevedere una grande adesione anche alla manifestazione nazionale “No Renzi Day”, che domani sfilerà per le vie della capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il corteo di domani avrà il seguente percorso: San Giovanni, via Emanuele Filiberto, via Manzoni, Via Labicana, Colosseo, Circo Massimo, via dei Cerchi, Piazza Bocca Della Verità, via Petroselli, Piazza Venezia, Via Botteghe Oscure, piazza di Torre Argentina, Corso Vittorio Emanuele. Piazza Campo de’ Fiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle ore 16.00 di oggi a Roma, in piazza San Giovanni, partirà l’acampada di lotta &#8211; con assemblee pubbliche, dibattiti, speakers’ corner, musica e teatro – che proseguirà fino alle 14.00 di domani, 22 ottobre, quando è prevista la partenza del corteo per la manifestazione nazionale indetta dal Comitato per il NO sociale al Referendum.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Questo il programma delle iniziative nel pomeriggio di oggi a Roma: </u></strong></p>
<p style="text-align: justify;">17.00-18.30 assemblea pubblica: “NO alla controriforma della Costituzione, per i diritti del lavoro e sociali, per la scuola pubblica, per la democrazia”</p>
<p style="text-align: justify;">Presiedono: Emiddia Papi e Franco Russo</p>
<p style="text-align: justify;">Introducono: Domenico Gallo, Stefano D’Errico, Carlo Guglielmi</p>
<p style="text-align: justify;">Partecipano: Lidia Menapace (<em>partigiana Bruna</em>), Fabrizio Tomaselli, Marina Boscaino, Francesco Rizzo,  Giovanni Russo-Spena,  Ferdinando Imposimato, Manuela Palermi, Mimmo Mignano, Marco Ferrando, Roberto Mamone, Franco Turigliatto, Vittoria Molinari, Danilo Ruggieri, Tina Stumpo, Guido Lutrario, Roberta Fantozzi, Cesare Antetomaso, Alfonso Gianni, Moreno Pasquinelli, Maurizio Acerbo, Michele Franco,  Michela Becchis, Francesco Piccioni, Mario De Bellis, Fanio Giannetto, Carlo Corsetti, Pietro Adami, Fulvio Parisi, Ivano Di Cerbo, Antonia Sani</p>
<p style="text-align: justify;">18.30-20 assemblea pubblica: “Unione Europea, unione dei popoli o contro i popoli?”</p>
<p style="text-align: justify;">Introduce:  Mauro Casadio (Coordinamento NO sociale)</p>
<p style="text-align: justify;">Relazioni<strong> :  </strong>Luigi De Magistris (Sindaco di Napoli), Stefano Fassina (deputato Sinistra Iialiana), Eleonora Forenza (europarlamentare L’altra Europa con Tsipras), Giorgio Cremaschi (Forum Diritti Lavoro  Intervengono:  Roberto Musacchio, Paolo Ferrero, Bruno Steri, Paola Palmieri. Ernesto Screpanti, Luciano Vasapollo ed altri</p>
<p style="text-align: justify;">Speakers’ corner:</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 17.00 “Lavoro autonomo e sindacalismo” organizzato da M.G.A. (Mobilitazione Generale degli Avvocati), CLAP (Camere del lavoro autonomo e precario) e USB.</p>
<p style="text-align: justify;">Ore 18.00 &#8221; Donne al lavoro&#8221;.  Ore 19.00 Osservatorio sulla Repressione. Presentazione del documentario “ARCHIVIATO. L’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa”. Intervengono gli avvocati, Valentina Colletta, Claudio Novaro, e via Skype Nicoletta Dosio militante No Tav attualmente agli arresti domiciliari.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle 20.30 fino alle 24.00, concerto e interventi dal palco centrale con:</p>
<p style="text-align: justify;">Assalti Frontali, Banda Bassotti, Rikom Carnera, Kospirators, Los Tres Saltos, Pugni in Tasca, Skasso. Reading e comunicazioni di Giordano De Plano, Christian Raimo e ospiti “a sorpresa&#8221; del mondo dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><u>Sabato 22 ottobre</u></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ore 11.00, assemblea nazionale “Schiavi mai”, per una</strong> campagna nazionale per i diritti dentro e fuori i posti di lavoro. Partecipano i lavoratori della logistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Roma, 21 ottobre 2016</p>
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		<title>REFERENDUM COSTITUZIONE : Le ragioni sociali del NO</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/27/referendum-costituzione-le-ragioni-sociali-del-no/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 15:36:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Guglielmi]]></category>
		<category><![CDATA[Costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Pierpaolo Leonardi]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum Costituzione]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>ITALIA REPUBBLICA PRECARIA Verso il referendum costituzionale: le ragioni sociali del NO Interviste di Libera.Tv a Giorgio Cremaschi, Pierpaolo Leonardi e Carlo Guglielmi  Iniziativa pubblica promossa dal Forum Diritti Lavoro con Usb Giovedì 23 giugno 2016 ore 15 – Centro Congressi Cavour – Roma Il Convegno si propone di affrontare le proposte di modifica alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">ITALIA REPUBBLICA PRECARIA</span></h1>
<h4>Verso il referendum costituzionale: le ragioni sociali del NO</h4>
<p>Interviste di Libera.Tv a Giorgio Cremaschi, Pierpaolo Leonardi e Carlo Guglielmi</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> <em><a href="http://www.usb.it/typo3temp/pics/a396bca481.jpg"><img class=" alignleft" src="http://www.usb.it/typo3temp/pics/a396bca481.jpg" alt="Italia repubblica precaria" width="202" height="287" /></a></em><em>Iniziativa pubblica promossa dal Forum Diritti Lavoro con Usb </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Giovedì 23 giugno 2016 ore 15 – Centro Congressi Cavour – Roma</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Convegno si propone di affrontare le proposte di modifica alla Costituzione dal punto di vista dei lavoratori e del diritto del lavoro. Tali modifiche determinerebbero un restringimento sostanziale degli spazi di partecipazione e democrazia nel nostro Paese, con effetti pesanti sul mondo del lavoro, già penalizzato in modo eccessivo da leggi ed accordi che negli anni hanno ridotto democrazia e reale rappresentanza.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Presiedono Paolo Leonardi, Sergio Bellavita e Fabrizio Burattini</em></p>
<h4 style="text-align: justify;">Introduce Giorgio Cremaschi</h4>
<p style="text-align: justify;"><em>RELAZIONI</em></p>
<h4 style="text-align: justify;">Sovranità popolare contro premierato assoluto</h4>
<p style="text-align: justify;">Gaetano Azzariti – Prof. Diritto Costituzionale</p>
<h4 style="text-align: justify;">Diritti e conflitto collettivo contro dominio assoluto dell’imprenditore nell’Italia del Jobs Act</h4>
<p style="text-align: justify;">Carlo Guglielmi – Avvocato e Presidente Forum Diritti Lavoro</p>
<h4 style="text-align: justify;">Per una rappresentanza politica costituzionale</h4>
<p style="text-align: justify;">Claudio De Fiores – Prof. Diritto Costituzionale</p>
<h4 style="text-align: justify;">Per una rappresentanza sindacale costituzionale</h4>
<p style="text-align: justify;">Antonio Di Stasi – Prof. di Diritto del Lavoro &#8211; Forum Diritti Lavoro</p>
<h4 style="text-align: justify;">Riforma Renzi – Boschi: la centralizzazione dei poteri</h4>
<p style="text-align: justify;">Laura Ronchetti – Costituzionalista</p>
<h4 style="text-align: justify;">Riforma Renzi – Il lavoro nelle pubbliche amministrazioni al tempo delle riforme</h4>
<p style="text-align: justify;">Arturo Salerni &#8211; Avvocato Forum Diritti Lavoro</p>
<h4 style="text-align: justify;">Conclude Franco Russo</h4>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44918"> (191)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : Viva la Brexit ora Renzit e Italexit &#8211; Giorgio Cremaschi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/24/brexit-viva-la-brexit-ora-renzit-e-italexit-giorgio-cremaschi/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 15:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La Gran Bretagna inizia la Liberazione d&#8217;Europa di Giorgio Cremaschi &#8211; Eurostop &#160; Democrazia dei popoli ed euforia delle Borse sono incompatibili, ce ne faremo una ragione. Morto subito il Ttip comincia la fine dell’Ue. Oggi in Gran Bretagna domani in Italia e in tutta Europa. Viva la Brexit, ora Renxit e poi Italexit Smentendo [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #0000ff;">La Gran Bretagna inizia la Liberazione d&#8217;Europa</span></h1>
<h4>di Giorgio Cremaschi &#8211; <a href="http://www.eurostop.info/gli-spitfire-sono-spuntati-dalle-urne/#more-809" target="_blank">Eurostop</a></h4>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Festa-Brexit.jpg"><img class="alignleft wp-image-45014 size-medium" title="Festa Brexit" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Festa-Brexit-300x197.jpg" alt="Festa Brexit" width="300" height="197" /></a>Democrazia dei popoli ed euforia delle Borse sono incompatibili, ce ne faremo una ragione. Morto subito il Ttip comincia la fine dell’Ue. Oggi in Gran Bretagna domani in Italia e in tutta Europa. Viva la Brexit, ora Renxit e poi Italexit</strong></p>
<p>Smentendo tutti i sondaggisti e tutti i palazzi del potere, e anche la prematura gioia delle Borse e le premature lacrime nostre, il popolo britannico ha detto basta alla UE. Lo aveva fatto un anno fa anche il popolo greco, anche allora smentendo i sondaggi, poi il suo governo si era piegato alla tirannia della Troika.</p>
<p>Le Borse e la finanza precipitano dalla euforia alla depressione, in misura esattamente inversa alla euforia di libertà dei popoli, dobbiamo prendere atto che Il gote re dei mercati e la democrazia sono incompatibili, e stare con chi sceglie la democrazia.</p>
<p>Con questo voto muore subito il TTIP, che lo stesso Obama aveva legato ai destini della Brexit e comincia la fine della UE dell’Euro delle multinazionali e delle banche e soprattutto dell’austerità. Comincia la fine di un sistema di potere europeo dove un solo parlamento è sovrano, quello tedesco, e tutti quelli degli altri paesi eseguono gli ordini della Troika. Comincia la fine della UE perché questa istituzione non è riformabile, come dimostrano anche le reazioni isteriche e furiose dei suoi leader. Anche in questi giorni c’è stato chi ha detto che si sta nella UE per cambiarla, peccato che la UE sia indisponibile a qualsiasi cambiamento vero e come tutte le tirannie può solo crollare, non cambiare.</p>
<p>Nel no alla UE è stato decisivo il popolo laburista, che non ha seguito le indicazioni del suo establishment politico e sindacale, ma ha premiato l’impegno di minoranze coraggiose, come il glorioso sindacato dei ferrovieri che abbiamo conosciuto come Eurostop. Minoranze oscurate dai mass media, ma che sono state determinanti. Il popolo della sinistra britannica ha chiarito che sinistra ed europeismo oggi sono incompatibili e che la battaglia contro la UE delle banche è stata egemonizzata finora da forze di destra perché la sinistra ufficiale ha abbandonato il suo popolo. Ora questo popolo ha bisogno di altri rappresentanti, che in nome della eguaglianza sociale e della democrazia e non dei mercati, ricaccino le destre dal terreno abusavimente occupato.</p>
<p>Ora si apre l’epoca del coraggio e tutto si rimette in moto, sarà dura ma questo voto mostra che l’epoca della globalizzazione senza diritti sociali è finita, sono gli stessi mercati a crollare sul potere di argilla che hanno costruito. Tornano i popoli, gli stati, le politiche economiche, i diritti sociali e del lavoro. Sará dura e non sarà breve, ma c’è tutta una classe dirigente europea da rottamare. Cominciamo qui votando NO al referendum di ottobre e mandiamo a casa Renzi e la sua controriforma costituzionale, voluta dalla UE delle banche. E dopo la Renxit avanti con la Italexit. Grazie al popolo britannico che come nel 1940 dà il via al percorso di liberazione dell’Europa, gli Spitfire sono spuntati dalle urne.
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45013"> (37)</p>
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		<title>NO ALLA GUERRA PERMANENTE : in piazza 25 anni dopo</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/01/18/no-alla-guerra-25-anni-dopo-golfo/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/01/18/no-alla-guerra-25-anni-dopo-golfo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2016 12:56:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Eurostop]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LA GUERRA PERMANENTE CONDIZIONA TUTTO Il  16 gennaio 2016, nel 25° anniversario dei bombardamenti in Iraq, forze sindacali, sociali e politiche, in prima fila quelle che hanno promosso la piattaforma sociale Eurostop, hanno organizzato un giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra, per l’annullamento delle missioni militari italiane in scenari di guerra e per il [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">LA GUERRA PERMANENTE CONDIZIONA TUTTO</span></h1>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/BASTA-GUERRA.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42570" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/BASTA-GUERRA-206x300.jpg" alt="Appello e manifesto contro la guerra" width="206" height="300" /></a>Il  16 gennaio 2016, nel 25° anniversario dei bombardamenti in Iraq, forze sindacali, sociali e politiche, in prima fila quelle che hanno promosso la piattaforma sociale Eurostop, hanno organizzato un giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra, per l’annullamento delle missioni militari italiane in scenari di guerra e per il taglio delle spese militari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono stati cortei a Roma e Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo servizio di Libera.Tv da conto dell&#8217;appuntamento di Roma dove il corteo è partito da Piazza dell’Esquilino.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Sono passati 25 anni dai bombardamenti Usa nella prima guerra in IRAQ, il terrorismo cresce e divampa in ogni angolo del mondo ed ha ora nel Califfato addirittura un suo stato.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi anni la guerra ha alimentato e rafforzato il terrorismo, così come la vendita di armi e i profondi legami economici del mondo occidentale con quei paesi, come l’Arabia Saudita e la Turchia, che finanziano direttamente l’ISIS.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La guerra, lungi dal combattere il terrorismo, sta producendo morte, distruzione e barbarie. È diventata il pretesto per minare alle fondamenta le già fragili democrazie europee ed ha come conseguenza non marginale quella di consentire ai governi europei di attaccare pesantemente il mondo del lavoro&#8221;, si legge in un comunicato Usb.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L’Unione Europea ha assunto la gravissima decisione di sottrarre dai vincoli dell’austerità di bilancio le spese militari, togliendo così ulteriori risorse che invece dovrebbero essere investite per rilanciare e aumentare la spesa sociale ed il welfare. Costruire un carro armato è più “utile” che costruire una scuola, un ospedale o investire per il percorso formativo di un giovane: questo è il senso della decisione della UE. La stessa Unione Europea che con le sue politiche di austerità e di riduzione del debito sta producendo in molti paesi un aumento esponenziale della disoccupazione, l’attacco ai salari e alle pensioni, la cancellazione dei diritti e del lavoro buono, la privatizzazione dei servizi sociali e dei beni comuni&#8221;, prosegue Usb.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, la legge di stabilità finanziaria, approvata in Parlamento lo scorso 23 dicembre dalle forze politiche che sostengono il Governo Renzi, è la prova concreta di tutto questo: tagli alle risorse per il finanziamento delle poche forme di sostegno al reddito per i lavoratori licenziati o che perdono il lavoro per la chiusura degli impianti produttivi; aumento esponenziale della tassazione indiretta attraverso l’aumento delle tariffe per i servizi, compresi tutti i livelli di istruzione, dalla scuola materna all’università.</p>
<p style="text-align: justify;">La stampa di regime, cioè tutta la grande informazione, ha scandalosamente censurato questa mobilitazione, perché non si ricordasse all&#8217;opinione pubblica che questa guerra devastante dura da 25 anni . &#8220;La stampa di regime ha censurato la notizia perché sta preparando l&#8217;opinione pubblica all<span class="text_exposed_show">a nuova guerra di Libia &#8211; è il commento a caldo di Giorgio Cremaschi &#8211; che vedrà direttamente impegnata l&#8217;Italia con costi e tragedie pesanti e certi. Il regime ci censura perché teme l&#8217;effetto contagio di ogni mobilitazione ed ha bisogno per sopravvivere della diffusa e continua passività e rassegnazione. Ma noi non possiamo rassegnarci alla passività, dobbiamo e vogliamo reagire ad essa perché solo la lotta costruisce la possibilita di cambiare, in questo caso di fermare il terribile e crescente massacro&#8221;.</span></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="42670"> (168)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>CREMASCHI : Renzi privatizza anche la GUERRA &#8211; Il 16 gennaio manifestazione a Roma</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/12/17/cremaschi-renzi-privatizza-anche-la-guerra-il-16-gennaio-manifestazione-a-roma/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2015 17:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Eurostop]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[IRAQ]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>FANNO AFFARI E DICONO DI LOTTARE CONTRO IL TERRORISMO Verso la manifestazione contro la guerra del 16 gennaio 2016 Articolo di Giorgio Cremaschi Video di Francesco Santoianni &#8211; Pecorarossa La decisione del governo Renzi di inviare 450 soldati in Iraq sulla diga di Mossul è un atto di guerra in violazione brutale dell&#8217;articolo 11 della [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">FANNO AFFARI E DICONO DI LOTTARE CONTRO IL TERRORISMO</span></h1>
<h3>Verso la manifestazione contro la guerra del 16 gennaio 2016</h3>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo di Giorgio Cremaschi</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Video di Francesco Santoianni &#8211; <a href="http://pecorarossa.tumblr.com/" target="_blank">Pecorarossa</a></em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/12/Cremaschi-Libera.tv_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42369" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/12/Cremaschi-Libera.tv_-300x161.jpg" alt="Cremaschi Libera.tv" width="300" height="161" /></a>La decisione del governo Renzi di inviare 450 soldati in Iraq sulla diga di Mossul è un atto di guerra in violazione brutale dell&#8217;articolo 11 della Costituzione, aggravato dalle ragioni privatistiche che lo motivano.<br />
La società Trevi ha vinto l&#8217;appalto per la ristrutturazione della grande diga sull&#8217;Eufrate. E qui c&#8217;è già la prima menzogna della propaganda governativa, simile a quelle che si usano per giustificare le grandi opere in Italia. La diga infatti non è sull&#8217;orlo del crollo; tale affermazione, fatta per dare più valore morale all&#8217;invio di truppe, è stata smentita dallo stesso direttore dell&#8217;impianto che ha dichiarato che l&#8217;impianto opera in assoluta normalità. L&#8217;investimento di miliardi di euro serve ad un potenziamento dell&#8217;opera e la vittoria all&#8217;asta dell&#8217;azienda di Cesena fa parte della normale giostra dei grandi affari. All&#8217;interno dei quali rientrano anche le spese sulla sicurezza.<br />
Sappiamo infatti che da tempo in Iraq, in tutto il Medio Oriente e in Afghanistan una delle attività più diffuse e ben remunerate è quella dei &#8220;contractors&#8221;. Con questo termine si definisce l&#8217;evoluzione tecnologica ed organizzativa dei vecchi mercenari del secolo scorso. In questi paesi in guerra permanente i governi occidentali a partire dagli USA , che quella guerra hanno scatenato 25 anni fa, hanno scoperto di non avere truppe sufficienti a coprire tutti i punti di intervento. Così una parte delle attività militari e di sicurezza è stata privatizzata e affidata a multinazionali della sicurezza che impiegano decine di migliaia di persone e realizzano profitti miliardari. Ora Trevi potrà risparmiare per quella quota di spese, cosa che forse ha influito anche nel suo successo nel conseguire l&#8217;appalto, visto che esse saranno a carico dello stato italiano che invierà le proprie truppe con la funzione di contractors.<br />
Dopo la privatizzazione della guerra ora abbiamo l&#8217;uso privato delle truppe pubbliche, e i nostri soldati vengono inviati in Iraq per tutelare un grande affare. Avveniva così all&#8217;epoca delle imprese coloniali ottocentesche, le prime truppe italiane sbarcarono in Eritrea nell&#8217;800 a seguito degli affari della compagnia di navigazione Rubattino. Anche qui la modernità renziana ci riporta indietro di due secoli e la violazione della Costituzione avviene saltando anche la tradizionale ipocrita copertura della partecipazione ad una coalizione internazionale. Dopo 25 anni di interventi militari in spregio dell&#8217;articolo 11, evidentemente si pensa che l&#8217;opinione pubblica si sia assuefatta e non abbia più bisogno di alte motivazioni. Non ci sono Onu, coalizioni democratiche, scopi umanitari a giustificare l&#8217;intervento militare italiano. Qui siamo solo noi che mandiamo in guerra all&#8217;estero i nostri soldati, in accordo con gli USA e, forse, con il governo iracheno. E lo facciamo a sostegno del business di una impresa italiana che dopo questa decisione ha visto il suo titolo in Borsa guadagnare il 25% in un sola seduta.<br />
Se c&#8217;è un intervento militare che mostra tutta la natura affaristica della guerra al terrorismo, è proprio quello deciso dal governo italiano in Iraq. Che probabilmente prepara analoghe e ancora più vaste operazioni in Libia e poi ovunque gli interessi economici lo richiedano.<br />
Quando Renzi e i suoi ministri affermano che non siamo in guerra mentono sapendo di mentire, le nostre truppe sono e saranno sempre più coinvolte nella sporca guerra che dura da 25 anni e che continuerà a crescere su se stessa se non riprenderemo a lottare per fermarla.<br />
Per questo ci vediamo in piazza il 16 gennaio a Roma.</p>
<hr />
<header class="entry-header">
<h3 class="entry-title"><span style="color: #993300;">APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE</span></h3>
<h3 class="entry-title">A tutte le organizzazioni che rifiutano la guerra,  gli interventi militari del governo italiano, Il mercato delle armi.</h3>
</header>
<div class="entry-content">
<div class="pf-content">
<p class="western" style="text-align: justify;">Carissime carissimi,</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 gennaio 2016 saranno esattamente 25 anni dai primi bombardamenti USA nella prima guerra d’Iraq, con i quali si è dato avvio a quella terza guerra mondiale a pezzi di cui ha parlato Papa Francesco. Questa guerra giustificata per ripristinare il diritto e combattere il terrorismo si è invece alimentata di se stessa trascinando tutto il mondo in un piano inclinato che non pare avere fine. La guerra non è la risposta al terrorismo, ma lo alimenta, come gli sporchi affari, i conflitti di potenza, la vendita delle armi che fanno crescere i conflitti su se stessi.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Dopo 25 anni di disastri della guerra sarebbe ragionevole dire basta, invece dopo le stragi terroriste di Parigi tutta l’Europa è in preda ad una furia bellicista che porterà solo nuovi danni e nuovi lutti.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Questa volta, inoltre, la guerra si intreccia sempre di più con misure autoritarie e liberticide che colpiscono al cuore le democrazie europee, prima fra tutte la decisione del governo francese di decretare lo stato d’emergenza e di pretendere la revisione autoritaria della Costituzione, misure che rischiano di fare ai popoli europei danni come il terrorismo. La guerra è alimentata da uno spirito securitario e xenofobo che colpisce i migranti assieme ad ogni forma di dissenso e conflittualità sociale.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Per queste ragioni nella prima assemblea comune delle persone e delle organizzazioni che hanno sottoscritto la PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP abbiamo deciso di mobilitarci contro la  guerra, chiunque la faccia e quale che sia la motivazione nel farla. Il 16 gennaio ci sembra la data giusta per ricominciare a manifestare, affermando: SE 25 ANNI DI GUERRA VI SEMBRAN POCHI….BASTA GUERRA.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Vorremmo fare del 16 gennaio un appuntamento comune di mobilitazione di tutte le forze autenticamente e rigorosamente contro la guerra. Anche se su altri temi ci possono essere e ci sono valutazioni e proposte diverse, pensiamo che chi è davvero contro la guerra dovrebbe manifestare comunque assieme.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Per questo proponiamo che il 16 gennaio sia una giornata di mobilitazione di tutti coloro che, lo ripetiamo, rifiutano comunque la guerra ed il coinvolgimento dell’Italia in essa. Questa mobilitazione può avvenire in iniziative comuni, che noi proponiamo in particolare a Roma, ma anche con iniziative differenziate e solidali tra loro , l’importante è far sentire forte la voce di chi, dopo 25 anni, dice basta.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">Sulle modalità di organizzazione della mobilitazione in modo che tutto il pluralismo della mobilitazione sia rappresentato, siamo interessati a confrontarci quanto prima, non abbiamo alcun interesse a definire supremazie su un tema così importante. Naturalmente la data non è modificabile, non per nostra scelta, ma per il significato storico e politico del 16 gennaio 1991.</p>
<p class="western" style="text-align: justify;">In attesa di sentirci e misurarci sull’organizzazione pratica della proposta vi inviamo un caloroso saluto.</p>
<p class="western"><b>IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELLA PIATTAFORMA SOCIALE EUROSTOP</b></p>
<p class="western"><b>5 Dicembre 2015</b></p>
</div>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="42364"> (580)</p>
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		<item>
		<title>POLETTI E&#8217; UN REAZIONARIO &#8211; di Giorgio Cremaschi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/11/28/poletti-e-un-reazionario-di-giorgio-cremaschi/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2015 18:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>POLETTI E LUTTWAK &#8211; DUE REAZIONARI di Giorgio Cremaschi Chissà perché in questi giorni ho finito per associare Edward Luttwak a Giuliano Poletti. Sono due persone diversissime per storia cultura e esperienze, l&#8217;uno intellettuale militante dell&#8217;imperialismo USA , l&#8217;altro burocrate un poco rozzo del pentitismo comunista. Sono persone normalmente lontanissime eppure le loro uscite di [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">POLETTI E LUTTWAK &#8211; DUE REAZIONARI</span></h1>
<p><em>di Giorgio Cremaschi</em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Poletti-Luttwak.png"><img class="alignleft wp-image-41878 size-thumb_390x235" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Poletti-Luttwak-390x235.png" alt="Poletti e Luttwak" width="390" height="235" /></a>Chissà perché in questi giorni ho finito per associare Edward Luttwak a Giuliano Poletti.<br />
Sono due persone diversissime per storia cultura e esperienze, l&#8217;uno intellettuale militante dell&#8217;imperialismo USA , l&#8217;altro burocrate un poco rozzo del pentitismo comunista. Sono persone normalmente lontanissime eppure le loro uscite di questi giorni sui mass media italiani me li hanno fatti sembrare assai vicini. Il primo a La7 ha rivendicato con orgoglio il sostegno degli Stati Uniti ai talebani e a ciò che ne è seguito. È stato un buon affare comunque, ha detto, perché in Afghanistan è crollata l&#8217;Unione Sovietica è così l&#8217;Occidente ha visto sconfitto il suo principale nemico.<br />
Il secondo ha dichiarato inutili le lauree con alti voti, magari conseguite in ritardo, e poi ha rivendicato la necessità di superare il concetto stesso di orario di lavoro, sostituendolo con la retribuzione a prestazione.<br />
Io trovo che entrambi abbiano brutalmente descritto la verità. Per Luttwak la guerra si fa per conquistare potere e chi la vince, qualsiasi mezzo usi, ha sempre ragione. Non troveremo in lui le ributtanti ipocrisie sulle guerre umanitarie e democratiche. Le guerre servono a tutelare precisi interessi e per questo devono essere astute e spietate. Le guerre di Luttwak sono quelle del capitalismo liberista e globalizzato di oggi, quello santificato da George Bush padre allorché dichiarò: il nostro sistema di vita non è negoziabile e verrà difeso in tutti i modi.<br />
Giuliano Poletti deve esercitare qualche ipocrisia in più, vista la professione, ma alla fine non scarseggia in brutalità. Il suo attacco al 110 e lode corrisponde ad un mercato del lavoro nel quale i giovani laureati vanno a fare le polpette ai MCDonald, naturalmente nascondendo il titolo di studio altrimenti non verrebbero assunti. A che serve studiare tanto se i lavori che vengono offerti non corrispondono minimamente alla cultura acquisita? Poco tempo fa ho conosciuto un ricercatore universitario che, stufo di fare la fame, aveva rilevato la bancarella del padre ai mercatini. Poletti sta semplicemente cercando di adeguare le aspettative scolastiche alla realtà del mercato del lavoro. Nel quale serve soprattutto una piccola istruzione di base adatta alla nostra società mediatica e consumista. Solo ad una élite rigidamente selezionata, quasi sempre su basi censitarie, sarà consentito di lavorare esercitando le competenze apprese in lunghi studi. Per la maggioranza dei giovani studiare troppo è tempo buttato. Come aveva lamentato Berlusconi, non può essere che anche l&#8217;operaio voglia il figlio dottore. Le controriforme della scuola di Gelmini e Renzi hanno cominciato ad adeguare, con i tagli, il sistema formativo al mercato del lavoro fondato su precariato e disoccupazione di massa. Meglio studiare meno e prepararsi ai lavoretti precari che verranno offerti, piuttosto che accumulare rabbia per una laurea non riconosciuta da nessuno.<br />
Anche sull&#8217;orario di lavoro Poletti ha in fondo detto la verità. La globalizzazione finanziaria, l&#8217;euro, le politiche di austerità hanno progressivamente distrutto le secolari conquiste del mondo del lavoro. Che per avere un orario definito per la propria prestazione e ridotto a dimensioni umane e legato ad una retribuzione dignitosa, ha speso 150 anni di lotte e miriadi di vittime. Oggi tutto è in discussione e non perché il lavoro non abbia più bisogno delle tutele conquistate, ma perché il capitale ha trovato la forza di distruggerle. Consiglierei a Poletti, che non pare persona particolarmente colta, la lettura di Furore di John Steinbeck. È la storia di una famiglia che, durante la crisi degli anni 30 negli USA, è costretta a migrare e a trovare lavoro a cottimo. E arrivano in una azienda ove si raccolgono le cassette di arance a cinque centesimi l&#8217;una, senza orario di lavoro e se non va bene via.<br />
Il New Deal keynesiano di Roosevelt si rivolse anche contro quel sistema di sfruttamento, che oggi non a caso viene invece riproposto nell&#8217;Europa in cui, con l&#8217;austerità, trionfa il liberismo e si distruggono lo stato sociale e i diritti del lavoro.<br />
Luttwak e Poletti sono dei reazionari, la loro visione del mondo fa venire i brividi e fa tornare indietro di secoli, ma non hanno inventato nulla. Ciò che dicono corrisponde a ciò che si fa realmente nelle nostre società malate. Quindi più che per le loro parole conviene mostrare scandalo per la realtà che cinicamente descrivono e difendono. E soprattutto conviene, quella realtà, provare a cambiarla.</p>
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		<title>EUROSTOP &#8211; No Euro, No UE, No Nato &#8211; Cremaschi &#8211; relazione</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 18:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lazio]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Eurostop]]></category>
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		<category><![CDATA[NATO - Alleanza Atlantica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>EUROSTOP AL VIA Anche in Italia prova ad organizzarsi la sinistra NO Euro, NO UE,  NO Nato  Con la relazione di Giorgio Cremaschi si è aperta l&#8217;assemblea di Eurostop. Si tratta delle forze e delle personalità della sinistra che in Italia vogliono lanciare le parole d&#8217;ordine NO Euro, NO UE, NO Nato. Libera.Tv ha seguito [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">EUROSTOP AL VIA</span></h1>
<h2>Anche in Italia prova ad organizzarsi la sinistra NO Euro, NO UE,  NO Nato</h2>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Eurostop.jpg"><img class="alignleft  wp-image-27683" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Eurostop-214x300.jpg" alt="NO EURO, NO UE, NO NATO" width="198" height="278" /></a>Con la relazione di Giorgio Cremaschi si è aperta l&#8217;assemblea di Eurostop. Si tratta delle forze e delle personalità della sinistra che in Italia vogliono lanciare le parole d&#8217;ordine NO Euro, NO UE, NO Nato. Libera.Tv ha seguito l&#8217;assemblea e ne sta pubblicando i video atti. Di seguito riportiamo anche il comunicato finale ed il testo scritto della relazione di Cremaschi.</p>
<hr />
<h1><strong><span style="color: #993300;">UN BUON INIZIO</span><br />
</strong></h1>
<h3><strong>Report sull’assemblea nazionale della Piattaforma Sociale Eurostop tenutasi a Roma</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">Sabato 21 novembre a Roma si è svolta la prima assemblea nazionale della Piattaforma Sociale Eurostop. Una sala piena (almeno trecento persone provenienti da diverse città) hanno discusso fino al pomeriggio su quali contenuti e come organizzare un movimento che rompa completamente  con i meccanismi, la politica, i finanziamenti della guerra e del riarmo e con le misure liberticide che l’accompagnano.</p>
<hr />
<h2>IL TESTO DELLA RELAZIONE DI CREMASCHI</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi è stato dato l’incarico della relazione dal gruppo promotore e l’hanno fatto a loro e vostro rischio e pericolo perché metterò anche considerazioni proprio mie, comunque cercherò di illustrare il documento comune  preparatorio dell’assemblea ribaltando il suo ordine pre 13 novembre e mettendo come è giusto davanti a tutto la questione della guerra al terrorismo.</strong><span id="more-1633"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’estate del 1914 l’AustriaUngheria decise di rispondere al terrorismo con la guerra e si suicidò trascinando tutta l’Europa nell’immane massacro della prima guerra mondiale.<br />
Anche allora come oggi la maggioranza del popolo italiano era restia ad entrare in guerra, ma una campagna del grande stampa, della grande borghesia e dei futuri fascisti e alla fine il colpo di stato del re  trascinarono il paese nel conflitto. Oggi le forze interventiste in Italia sono più o meno le stesse di allora, ma la funzione golpista la possono avere le istituzioni di Bruxelles che sono il sovrano di oggi.<br />
Noi esprimiamo tutto il nostro dolore per le vittime e tutta la nostra avversione all’Isis e a tutto ciò che rappresenta, ma la reazione del governo socialista francese, evidentemente  in competizione con la concorrenza lepenista, è di quanto più grave si possa immaginare per le democrazie europee. La Unione Europea ha fatto ricorso per la prima volta nella sua storia all’articolo 42 .7 del Trattato di Lisbona. I suoi componenti sono chiamati alla guerra assieme alla Francia .</p>
<p style="text-align: justify;">Allora dobbiamo dire con assoluta chiarezza che noi questa guerra la rifiutiamo, non la facciamo, l’avversiamo. Qualcuno aveva detto che eravamo filo russi. Stupidaggini, il nostro no militante alla guerra è convinto e deciso anche ora che la Russia di Putin bombarda assieme alla Francia di Hollande e agli USA di Obama. Anzi diciamo che per noi il no alla guerra è il primo discrimine politico, non accettiamo ambiguità o interventismo democratico e umanitario. Con la guerra la destra legafascista si è subito arruolata sui bombardieri europei, bene, ha chiarito ad un po’ di confusi che essa non è contro l’Unione Europea, la vuole solo più feroce e razzista. Oggi Salvini è molto più vicino a Hollande e alla signora Merkel dobbiamo dirlo a quelli che hanno pensato che fosse possibile un fronte trasversale destra sinistra contro l’Europa di Maastricht e dell’Euro. Il sistema di potere europeo va a destra e la destra diventa europeista, solo dal lato della lotta per l’eguaglianza sociale, per la democrazia, contro la guerra può  venire la messa in discussione dell’Europa liberista e guerrafondaia e delle sue istituzioni. Cioè solo dal nostro lato, non da altri.</p>
<p style="text-align: justify;">La guerra dell’Occidente al terrorismo dura da 25 anni e ora viene proposta in una più grave e vasta dimensione, che non può che produrre nuove drammatiche escalation con il terrorismo islamico.<br />
Occorre invece una rottura profonda con le politiche di guerra, riarmo, intervento militare. Proprio la crisi dovuta all’Isis dimostra il pericolo e il danno che vengono dalla NATO e dalle sue politiche di potenza e ingerenza, basti pensare all’Ucraina. Per affrontare la minaccia del fascismo Isis ci vuole un ribaltamento delle relazioni e delle politiche internazionali dell’Occidente e soprattutto la fine di ogni intervento colonialista e imperialista. La vittoria contro l’Isis comincia con la libertà e l’indipendenza del popolo palestinese e di quello curdo.</p>
<p style="text-align: justify;">La reazione di Hollande è eguale a quella di Bush jr, che dopo l’11 settembre portò alla seconda catastrofica ondata di guerra permanente. Il Patriot Act di Hollande mette in discussione nel paese simbolo della democrazia europea la costituzione e le garanzie civili. Lo stato di emergenza rivendicato dal presidente francese ricorda quello della Repubblica di Weimar, che aprì la strada istituzionale ad Hitler. Ovunque la guerra pare il momento atteso per un altro giro di vite alle nostre sempre minori libertà. La reazione del governo francese si innesta su un quadro democratico già reso traballante dalle politiche di austerità della Unione Europea. Già con quelle politiche e con il vincolo dei trattati e dell’euro, le costituzioni sono state messe sotto controllo e colpite nei loro principi. In Italia la Costituzione è sotto scacco per la controriforma di Renzi e per il pareggio di bilancio obbligatorio deciso dal precedente parlamento.</p>
<p style="text-align: justify;">I diritti sociali, civili e democratici sono in discussione da noi come ovunque e ora l’aggressione autoritaria contro la democrazia può farsi forte ed accelerare nel nome della guerra alla minaccia terrorista. È significativo che il presidente francese, che è sempre stato al fianco del governo tedesco nell’imporre il rispetto dei dettami e dei vincoli della Troika, ora chieda e ottenga di allentare il rigore di bilancio per finanziare le spese di guerra. La decisione della UE  di permettere di sforare dai vincoli dell’austerità europea per spese di guerra mentre si irrigidiscono per quelle di pace è una infamia che smaschera tutta la malafede del sistema europeo delle sue istituzioni e dei suoi governi. Mentre la UE finanzia la guerra la Grecia decide 48 misure di massacro sociale tra cui il pignoramento delle case dei poveri che non possono pagare i debiti. Una vergogna che dimostra che tutti i governanti europei sono in malafede quando promettono un futuro migliore, perché in realtà sanno solo riproporre all’infinito guerra e austerità. Uso la parola del Papa non rivolta solo ai terroristi ma a tutti coloro che fanno la guerra e si arricchiscono con le armi: maledetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni la scelta di fondo del nostro incontro, costruire in Italia, in collegamento con forze progressiste europee, una piattaforma ed un movimento di lotta al tempo stesso contro Euro, UE e Nato, questa nostra scelta diventa di ancora maggiore e drammatica attualità. Combattere il regime di guerra e austerità è il solo modo di sconfiggere il terrorismo islamico senza perdere ma facendo avanzare la democrazia.<br />
Oramai è chiaro a chiunque non sia in malafede che l’Unione Europea è una struttura autoritaria fondata su due pilastri, il liberismo monetarista della Germania e il militarismo della Francia. Il resto non conta nulla e la breve stagione di eresia della Grecia si è conclusa con la resa di quel governo alla Troika e con l’accettazione di un memorandum che sottomette il paese ad essa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è nessun segnale oggi in Europa che faccia pensare ad una revisione o anche  solo ad un allentamento della stretta delle politiche di austerità. Anzi i piccoli rimbalzi produttivi dopo anni  di recessione vengono utilizzati dal potere economico e politico nella UE per sostenere la necessità di affrettare le riforme. Così la disoccupazione di massa si consolida e accanto ad essa dilagano la precarietà ed il super sfruttamento del lavoro, le privatizzazioni e il dominio del mercato sui diritti e sulle vite.<br />
Le riforme altro non sono che l’adeguamento dei sistemi sociali e costituzionali dei singoli paesi della UE alle esigenze di profitto delle grande imprese multinazionali e della finanza. Tutti i Trattati UE formalizzano la costituzione autoritaria del liberismo selvaggio, da imporre in ogni paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La corruzione sempre più diffusa in tutto il continente a tutti i livelli del potere, viene usata dalle stesse classi dirigenti che la praticano per esaltare la necessità delle riforme liberiste e autoritarie. I mass media sono tutti diventati megafoni chiassosi della messa sotto accusa dei diritti sociali e del lavoro, che vengono accusati di essere la causa della crescita del debito pubblico.<br />
In Italia la controriforma costituzionale, attuata con l’obbligo del pareggio di bilancio e con il pacchetto di riforme del governo Renzi, realizza il dettato dei trattati UE e le indicazioni politiche della Troika.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi il sistema di potere che sta portando la condizione europea indietro di un secolo, cancellando i risultati politici, sociali e morali della sconfitta del fascismo, questo sistema di potere in mano alla finanza e al capitalismo multinazionale si chiama Unione Europea. E il suo primo strumento di potere e ricatto verso i popoli, in particolare quelli più colpiti dalla crisi, è l’Euro.<br />
L’Unione Europea di oggi non ha nulla a che vedere con gli ideali democratici degli europeisti antifascisti. Essa è una costruzione autoritaria dominata dalla grande finanza e dalle multinazionali,  alle quali vuole lasciare assoluta libertà d’azione con il TTIP che si vuole firmare con gli USA. La UE oggi non incarna nessun ideale o politica di pace, anzi sempre più si identifica con il militarismo aggressivo e distruttivo della NATO, in Ucraina, come in Libia, come nel Medio Oriente.</p>
<p style="text-align: justify;">I grandi sindacati, le forze socialdemocratiche, i movimenti sociali e politici nelle loro maggioranze oggi rifiutano di prendere atto di questa realtà, cioè che la UE e i suoi governi sono l’avversario. Per la sinistra scompare o diventa altra cosa. Non si può essere per l’eguaglianza sociale, contro il capitalismo ed essere per l’Unione Europea. Ce lo ha ricordato Luciano Gallino.<br />
Così in Europa si è costruito un sistema di potere che ha messo assieme il capitalismo multinazionale e le grandi borghesie dei paesi europei, le sinistre convertite al liberismo ed i gruppi dirigenti dei sindacati complici, tecnocrazie, cultura e informazione di regime. Le destre neofasciste e xenofobe non sono un’alternativa a questo sistema di potere, ma ne sono solo una versione più  aggressiva e feroce, quando non vengono semplicemente utilizzate per rafforzarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema di potere europeo non è riformabile, può solo evolvere ulteriormente in senso  autoritario e socialmente iniquo. Le politiche di austerità non  sono separabili dalla moneta unica che le impone e sostiene. Non è vero che questa Europa sia un mercato senza politica, al contrario essa è un mostruoso sistema politico che impone passo dopo passo il privilegio assoluto del mercato e ora anche della guerra, rispetto ai diritti delle persone. Questo sosteneva anche l’appello alle sinistre italiane di Oskar Lafontaine, totalmente inascoltato.</p>
<p style="text-align: justify;">Crediamo che tutte la classi sociali subalterne d’Europa abbiano interesse a liberarsi della gabbia liberista dell’Unione Europea. Per questo ci sentiamo uniti e vogliamo allearci in un fronte comune con tutte le forze democratiche e progressiste che in Europa stanno maturando una critica radicale a Euro e UE. Non intendiamo però aspettare una magica ora X,  nella quale tutti i popoli si liberino assieme. Vogliamo cominciare qui e ora, anche perché oggi l’Italia è il paese più  alla retroguardia nel confronto con i vincoli e con l’austerità europea.<br />
I decenni berlusconiani e poi l’affermarsi del sistema di potere PD hanno allontanato l’italia dai grandi conflitti europei e così da noi c’è stato il più pesante e meno contrastato arretramento nelle condizioni sociali e di democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Proponiamo quindi la costruzione di una piattaforma sociale No Guerra No Euro No Ue No Nato che abbia lo scopo di proporre una via alternativa alle politiche di austerità, autoritarismo, guerre e che dia forza nel respingere il ricatto economico, politico, psicologico esercitato dal potere finanziario attraverso la UE e l’Euro. Una piattaforma che serva come obiettivo politico generale, ma che sia anche strumento e riferimento delle lotte quotidiane.  Una piattaforma che serva ai movimenti, ai sindacati, alle organizzazioni politiche, nelle lotte del lavoro, in quelle sociali e per l’ambiente.  Una piattaforma non tanto  comune,  ma in comune tra  forze che lottano e  mantengono la loro identità in pratiche di campi diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">La piattaforma sociale si articola e distribuisce in quattro capitoli principali, di cui qui diciamo solo i titoli:</p>
<p style="text-align: justify;">1) Rifiuto di ogni politica e di ogni azione di guerra. E basta con il commercio e la produzione di armi. Ritiro di tutte le missioni militari all’estero non solo come misura italiana ma come scelta da imporre a tutto l’Occidente. Basta con la guerra. È necessario un nuovo quadro politico ed economico in Europa che operi per l’unità tra tutte le sponde del Mediterraneo, unica alternativa alle guerre e alle migrazioni di massa. In ogni caso siamo per l’accoglienza e contro il razzismo. Priorità al sostegno alla liberazione del popolo palestinese dal dominio coloniale di Israele. Fine del sostegno al governo golpista ucraino e delle sanzioni e delle guerre economiche, per nuovi equilibri tra Occidente, Brics, paesi in via di sviluppo. Per affermare ovunque i diritti dei popoli contro ogni sfruttamento imperialista e neo coloniale.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Rottura della e con la UE e l’Euro, partendo dalla disdetta dei Trattati, condizione per politiche di eguaglianza sociale e di diverso sviluppo. Riconquista della sovranità democratica popolare e pubblica sulle scelte economiche partire dalla moneta. Nazionalizzazione delle  grandi banche a partire dalla Banca Centrale, che deve essere dipendente diretta del potere del governo democratico. Questo per poter finanziare direttamente la spesa pubblica senza ricorrere al mercato finanziario. Revisione del debito pubblico accumulato. Pubblicizzazione dei grandi impianti strategici, delle reti, e dei beni comuni. Controllo dei capitali e lotta all’evasione fiscale a partire dalle grandi ricchezze. Rottura dei patti di stabilità e restituzione ai comuni e agli enti locali dei loro poteri democratici.</p>
<p style="text-align: justify;">3) Priorità assoluta all’abbattimento della disoccupazione di massa e alla lotta alla povertà. Programmi di investimenti pubblici in alternativa alle grandi opere. Immediata cancellazione del programma Tav a partire dalla Vallesusa. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro sostenuta da finanziamento pubblico. Reddito ai disoccupati. Ripubblicizzazione del lavoro nei servizi pubblici col superamento della catena degli appalti. Casa scuola lavoro per tutti, regolarizzazione dei migranti, cancellazione delle leggi che precarizzano il lavoro a partire dal Jobsact.</p>
<p style="text-align: justify;">4) Riconquista di un piena democrazia partecipata, affermando e sviluppando  i principi della Costituzione Repubblicana del 1948, oggi cancellati  dalle  controriforme, da quella dell’articolo 81 a quelle del governo attuale. Oggi la Costituzione Repubblicana è stata soppressa in favore di un sistema  autoritario e liberista, per questo  parteciperemo alla campagna per votare No al prossimo referendum sulle riforme. Priorità alla lotta al sistema della corruzione politica ed economica e alle mafie. Riconquista della democrazia e delle libertà sindacali oggi messe in discussione da accordi come quelli in Fiat o quello del 10 gennaio 2013. Difesa del diritto di sciopero e di quello a lottare e a manifestare per i diritti e per l’ambiente. Libertà per gli arrestati per Expo e Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;">Proposte</p>
<p style="text-align: justify;">Organizziamo una campagna Piattaforma sociale no guerra eurostop con almeno una assemblea in ogni regione.<br />
Gruppi di lavoro sui quattro punti<br />
Ribadiamo il referendum sui trattati e euro e qualificheremo così il nostro no alla controriforma costituzionale Renzi</p>
<p style="text-align: justify;">E poi bisogna scendere in piazza perché anche se difficile è il solo modo per farci sentire<br />
A gennaio nei 25 Anni di primi bombardamenti in Iraq manifestazione contro la guerra a Roma<br />
A primavera manifestazione contro la gabbia europea e per la giustizia sociale in collegamento con gli altri movimenti europei</p>
<p style="text-align: justify;">Compagne e compagni, sappiamo di andare controcorrente non solo rispetto al sistema politico dominante, ma anche rispetto alla paura e all’opportunismo all’istituzionalismo, ma anche al settarismo che paiono dominare nei compagni delle forze a sinistra del PD. Il fatto poi che la nostra giusta scelta sia presa sotto i lampi di guerra europei, non la rende certo più facile. Vediamo il principio della sacra unione per la guerra dominare nel quadro politico e sociale, facendosi forte del giusto dolore per la strage di Parigi e della ragionevole paura che essa incute.<br />
Conosciamo i limiti delle nostre forze di partenza, conosciamo la passività e la rassegnazione diffuse, ma dobbiamo agire come le piccole minoranze socialiste che nel 1914 rifiutarono di votare e sostenere i crediti di guerra, contro il tradimento dei grandi partiti di sinistra, dobbiamo agire con la convinzione e anche con l’entusiasmo di chi sta costruendo una impresa sociale e politica che è necessaria a tutte le classi subordinate, alla democrazia e alla stessa pace.</p>
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