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	<title>Libera Tv &#187; editoriale</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>ITALEXIT: NAPOLI SABATO 21 MAGGIO 2016 ORE 10</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 11:32:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>19/05/2016 Una via per rompere la gabbia dell’unione europea &#8211; Convegno nazionale promosso dalla Piattaforma Eurostop &#8211; Asilo Filangeri, Vico Maffei &#8211; Napoli  sabato 21 maggio 2016  ore 10. Dalla crisi greca al dramma dei migranti, l’Unione Europea ad una svolta: disgregazione o consolidamento? Quali prospettive per il movimento di classe? Dopo le mobilitazioni di [&#8230;]</p>
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<div class="news-single-date-town">19/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext"><strong>Una via per rompere la gabbia dell’unione europea &#8211; Convegno nazionale promosso dalla Piattaforma Eurostop &#8211; Asilo Filangeri, Vico Maffei &#8211; Napoli  sabato 21 maggio 2016  ore 10.<br />
Dalla crisi greca al dramma dei migranti, l’Unione Europea ad una svolta: disgregazione o consolidamento? Quali prospettive per il movimento di classe?</strong></p>
<p class="bodytext">
Dopo le mobilitazioni di Gennaio e Marzo 2016 che insieme ad altre forze sociali Usb ha promosso contro la guerra  e contro ogni ipotesi di intervento militare in Medio Oriente, in Africa o alle porte dell’Europa, continua il percorso di iniziative contro l’Unione Europea e le sue politiche di attacco ai diritti dei lavoratori e di sostegno ai grandi gruppi finanziari.<br />
Pochi giorni fa nella Conferenza di Vienna l’Unione Europea, attraverso i ministri degli esteri e della difesa dei paesi aderenti, ha deciso di incrementare la circolazione di armi in Libia con una riduzione dell’embargo deciso in passato. Dunque un impulso alla guerra in un paese devastato ma importante per le sue risorse energetiche.<br />
Guerra e austerity sono due facce della stessa medaglia, come dimostrano le scelte dell’Unione Europea che ha deciso di eliminare le spese aggiuntive per la guerra dai vincoli di bilancio, mentre tali vincoli continuano ad essere validi per tagliare servizi sociali, istruzione e sanità, insieme a salari e pensioni.<br />
Quella stessa Unione Europea che con le sue politiche di austerità e di obbligo di riduzione del debito  sta producendo solo disoccupazione, attacco ai salari e alle pensioni, privatizzazioni dei servizi sociali e dei beni comuni, cancellazione dei diritti e di lavoro buono. La disastrosa condizione sociale ed economica della Grecia è la rappresentazione drammatica e concreta delle conseguenze delle politiche dell&#8217;Unione Europea.<br />
Il Governo Renzi  non fa che operare e sostenere le scelte dettate dall’Unione Europea, non ultima la modifica della Costituzione che ad ottobre prossimo sarà il tema del Referendum Nazionale.<br />
Le forze sindacali e sociali che si oppongono allo stravolgimento della Costituzione dovranno quindi mettere in campo mobilitazioni, iniziative di sciopero e lotte sin dai prossimi giorni.<br />
In questo contesto si inserisce l&#8217;iniziativa di Napoli promossa dalla Piattaforma Eurostop alla quale aderisce anche USB.</p>
<p>Invitiamo a partecipare al Convegno che si svolgerà a Napoli sabato 21 maggio dalle ore 10 e per l&#8217;intera giornata presso l&#8217;Asilo Filangeri, in Vico Maffei.</p>
</div>
<p class="bodytext">Visualizza la<a href="http://www.usb.it/fileadmin/archivio/usb/italexit.jpg"> locandina</a></p>
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		<title>STO CON CHI LASCIA LA CGIL PER CONTINUARE A LOTTARE</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/05/17/sto-con-chi-lascia-la-cgil-per-continuare-a-lottare/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2016 08:10:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>17/05/2016 &#8220;Pubblichiamo un intervento di Giorgio Cremaschi sulla vicenda Cgil che si sta consumando in questi giorni&#8221; Troppi silenzi, troppa poca generosità e forse troppa paura accompagnano la decisione di Sergio Bellavita, Maria Pia Zanni, Stefania Fantauzzi di annunciare l&#8217;abbandono della Cgil. Che i palazzi e i palazzetti più o meno legati al partito democratico, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
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<div class="news-single-date-town">17/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext"><em>&#8220;Pubblichiamo un intervento di Giorgio Cremaschi sulla vicenda Cgil che si sta consumando in questi giorni&#8221;</em></p>
<p class="bodytext">Troppi silenzi, troppa poca generosità e forse troppa paura accompagnano la decisione di Sergio Bellavita, Maria Pia Zanni, Stefania Fantauzzi di annunciare l&#8217;abbandono della Cgil. Che i palazzi e i palazzetti più o meno legati al partito democratico, al governo Renzi, ma anche alla finta opposizione contro di essi di CGILCISLUIL, abbiano interesse a tacere su tutta questa vicenda è comprensibile. Ma questa storia è stata messa sostanzialmente in sordina anche da buona parte di quella sinistra radicale che nel passato avrebbe speso paginate di discussione.<br />
Pare quasi che la questione in sé non sia considerata rilevante, quando invece essa è fondamentale.<br />
Alcuni delegati della FIOM degli stabilimenti Fiat hanno deciso di organizzare lotte contro il supersfruttamento del lavoro, e per farlo si sono uniti a militanti dei sindacati di base. Maurizio Landini e il suo gruppo dirigente, invece che premiare questi militanti, che rischiano il posto di lavoro per affermare i principi su cui è stata costruita la FIOM, invece che considerarli come esempio per tutti, li hanno fatti dichiarare incompatibili con l&#8217;organizzazione. Sergio Bellavita ha pubblicamente espresso il proprio sostegno a questi lavoratori, e per questo è stato destituito da dirigente nazionale della FIOM e rimandato in fabbrica.<br />
Non siamo di fronte ad una questione di carattere personale, ma alla repressione del dissenso su come ci si comporta rispetto alla Fiat di Marchionne. La FIOM di Landini ha deciso che la guerra è finita e che chi vuole continuarla viene cacciato. In nome del realismo si può anche essere d&#8217;accordo con questa scelta, in ben più grande dimensione in Grecia Tsipras ha fatto lo stesso con la Troika, ma non si può certo ridimensionarne l&#8217;importanza.<br />
E invece dopo che Sergio e le altre compagne e compagni hanno annunciato che continueranno la lotta fuori da quella Cgil che impedisce loro di organizzarla da dentro, la gravità del fatto è scomparsa.<br />
Da un lato ci sono coloro che spiegano che in fondo il mondo è sempre uguale a sé stesso, che la Cgil è sempre stata una organizzazione moderata e non si capisce perché qualcuno lo scopra solo ora. Dal lato opposto c&#8217;è chi accusa Bellavita e gli altri di aver alzato apposta lo scontro con Landini e Camusso, per farsi cacciare da una Cgil da cui da tempo avevano deciso di andarsene. In questo modo si evita opportunisticamente di affrontare la questione reale.<br />
Chi crede nel sindacalismo conflittuale e di classe può restare in una Cgil e in una FIOM ove si colpiscono i lavoratori? Perché questo è il punto di fondo. Allontanamenti autoritari di dirigenti scomodi in Cgil e FIOM ci sono sempre stati, ma è la prima volta che si cacciano operai che scioperano. E non si venga a dire che non sono queste le ragioni. Se i delegati della FIOM di Melfi e Termoli con i militanti dei sindacati di base avessero organizzato convegni sul socialismo mondiale, nulla sarebbe accaduto. Invece hanno proclamato scioperi contro gli straordinari al sabato, riusciti per altro, e per questo sono andato sotto processo.<br />
Questa è la vera normalizzazione in atto nella Cgil, non la cancellazione del dissenso nelle tavole rotonde, ma la omologazione di tutti i comportamenti concreti a quelli dei vertici confederali e di categoria. E questa normalizzazione si scatena oggi perché è la Fiom di Landini a operarla per prima.<br />
Lasciando la Cgil avevo scritto:<br />
&#8220;La Cgil ha sempre avuto una dialettica interna. Tra linee politiche, tra esperienze, tra luoghi di lavoro, territori e centro, tra categorie e confederazione. Dagli anni 90 il confronto tra maggioranza e minoranze si è intrecciato con quello tra la FIOM e la confederazione. In questi confronti e conflitti si aprivano spazi di esperienze ed iniziative controcorrente. Oggi tutto questo non c&#8217;è più. Una normalizzazione profonda percorre tutta l&#8217;organizzazione e l&#8217;ultimo congresso le ha conferito sanzione formale. Non facciamoci ingannare dalle polemiche televisive e dalle imboscate di qualche voto segreto. Fanno parte di scontri di potere tra cordate di gruppi dirigenti, mentre tutte le decisioni più importanti son state assunte all&#8217;unanimità, salvo il voto contrario della piccola minoranza di cui ho fatto parte e di cui non si è mai tenuto alcun conto&#8230;&#8221;<br />
Alcuni anni fa, quando ancora ero segretario della FIOM, il segretario della Cisl Bonanni in una intervista aveva rimproverato la maggioranza della Cgil di non avere il coraggio di liberarsi degli &#8220;antagonisti&#8221;. La CISL lo ha fatto in casa sua, sostenne allora il segretario di cui si è poi parlato per la pensione favolosa, ha pagato dei prezzi, ma ora è una organizzazione coerente. Ora la Cgil segue quel consiglio e lo può fare proprio perché è Maurizio Landini che lo mette in pratica: Susanna Camusso da sola non ci sarebbe riuscita.<br />
Con coraggio i compagni della Fiat e Bellavita hanno sfidato questa normalizzazione e ne sono stati colpiti. Ora decidono di continuare fuori dalla Cgil per non rinunciare a tutto ciò che hanno fatto. Bisognerebbe sostenerli e basta.<br />
Chi vuole restare in Cgil ovviamente merita rispetto , deve sapere però che non rimane per dissentire, ma per consentire. Il dissenso vero non sarà più ammesso, la vicenda Fiat è e verrà considerata come esemplare. Quindi chi resta dovrà adeguarsi, magari nel nome della rivoluzione futura, oppure incorrere nelle stesse sanzioni.<br />
In questi giorni abbiamo visto in Francia sindacati sicuramente non rivoluzionari come la CGT promuovere giornate e giornate di sciopero contro la versione locale del Jobsact. E quei sindacati si sono incontrati con un poderoso movimento di giovani e studenti. In Grecia contro il nuovo cedimento di Tsipras ci sono stati poco tempo fa due giorni di sciopero generale, indetti non solo da parte dei comunisti e radicali del PAME, ma da tutti i sindacati.<br />
O si capisce e si affronta la specifica gravità della situazione sindacale italiana, ove CgilCislUil non ci hanno neppure provato a contrastare le politiche liberiste dei governi e delle imprese, o si finisce per essere parte del degrado di quello che una volta era il movimento sindacale più forte d&#8217;Europa.<br />
Per fortuna non è vero che fuori da questo degrado non ci sia nulla. Ci sono invece lotte ancora insufficienti, ma sempre più diffuse, che richiedono rappresentanza ed organizzazione. Fanno bene Bellavita, Zanni, Fantauzzi e spero anche altri con loro a cercare nuove vie per continuare. Anche perché a me pare che, dietro tanti discorsi sul bene dei lavoratori e sulla necessità di restare in Cgil per contestare i gruppi dirigenti, ci sia una certa dose di paura, che non è mai stata buona consigliera.</p>
<p class="bodytext"><em>Giorgio Cremaschi</em></p>
</div>
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		<item>
		<title>IL SINDACATO RMT SPIEGA LE 6 RAGIONI CHIAVE PER LASCIARE L’UE.</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/05/16/il-sindacato-rmt-spiega-le-6-ragioni-chiavi-per-lasciare-lue/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 May 2016 07:49:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>16/05/2016 Pubblichiamo l&#8217;intervista a Brian Scope dell&#8217;RMT, il potente sindacato inglese dei trasporti che aderisce, come USB, alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM/WFTU). Il sindacato dei trasporti RMT spiega le sei principali ragioni per le quali darà indicazione ai suoi membri di votare per uscire dall’Unione Europea al prossimo Referendum . 1. Lasciare l’UE per porre [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="news-single-item">
<h3></h3>
<div class="news-single-image"><a class="lightbox-enabled" href="http://www.usb.it/uploads/pics/resize_01.jpg" rel="lightbox[rdbgallery]"><img id="newsimage88716" title="" src="http://www.usb.it/typo3temp/pics/379981e923.jpg" alt="" width="320" height="151" border="0" /></a></div>
<div class="news-single-date-town">16/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext"><em>Pubblichiamo l&#8217;intervista a Brian Scope dell&#8217;RMT, il potente sindacato inglese dei trasporti che aderisce, come USB, alla Federazione Sindacale Mondiale (FSM/WFTU).</em></p>
<p>Il sindacato dei trasporti RMT spiega le sei principali ragioni per le quali darà indicazione ai suoi membri di votare per uscire dall’Unione Europea al prossimo Referendum .</p>
<p>1. Lasciare l’UE per porre fine agli attacchi ai lavoratori delle ferrovie<br />
Le nuove politiche ferroviarie europee sono impostate per approfondire ulteriormente il processo di privatizzazione del settore ferroviario e la sua frammentazione. Ciò produrrà  anche ulteriori attacchi alle condizioni di lavoro e all’occupazione, inoltre l’impianto legislativo dell’UE renderà pressoché impossibile rendere nuovamente di proprietà pubblica l’intero settore ferroviario.</p>
<p>2. Lasciare l&#8217;UE per porre fine agli attacchi ai lavoratori marittimi e degli offshore<br />
L&#8217;UE ha promosso la sottoquotazione e il conseguente dumping sociale che ha portato alla decimazione dei lavoratori marittimi del Regno Unito. Lo stesso sta oggi avvenendo nel settore offshore. Sono le stesse direttive dell’UE che ora richiedono la messa in gara anche per i nostri servizi di traghetto pubblici.</p>
<p>3. Lasciare l&#8217;UE a porre fine agli attacchi ai diritti dei lavoratori<br />
E &#8216;un mito che l&#8217;UE sia a favore dei lavoratori. l&#8217;Unione Europea, infatti si sta attrezzando con un nuovo quadro politico che attacca i diritti sindacali, la contrattazione collettiva, le garanzie del lavoro e dei salari. Questo è quanto viene già applicato nei paesi che hanno sopportato i &#8220;salvataggi&#8221; dell&#8217;UE.</p>
<p>4. Lasciare l&#8217;UE per porre fine all’austerità<br />
Se si entra in un Unione ci si aspetta che i membri dell’Unione si proteggano l&#8217;un l&#8217;altro nei momenti di difficoltà. L&#8217;Unione Europea ha fatto l’esatto contrario. Ha usato la crisi economica per imporre austerità e privatizzazioni agli stati membri. Invece di proteggere posti di lavoro e gli investimenti il rigore dell’UE sta guidando l’austerità del Regno Unito .</p>
<p>5.Lasciare l&#8217;Unione europea per fermare l&#8217;attacco al nostro Servizio Sanitario Nazionale<br />
Il Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) il Trattato Commerciale in corso di negoziato tra l&#8217;UE e gli Stati Uniti promuoverà le grandi affari intorno alla spesa pubblica, tra cui la protezione sociale e altre istituzioni tra cui il nostro Servizio Sanitario Nazionale (NHS)! Le normative ambientali, diritti del lavoro, la sicurezza alimentare, le leggi sulla privacy e molte altre garanzie saranno sottomesse al diritto delle aziende di fare sempre maggiori profitti.</p>
<p>6. Lasciare l’Unione Europea per sostenere la democrazia<br />
La stragrande maggioranza delle leggi che influisce sulla nostra vita sono ora realizzate nell&#8217;UE e non nel Regno Unito. Noi non abbiamo voce in capitolo su tali leggi. Come ha detto alla fine Tony Benn, nel 1991 &#8230;<br />
&#8220;Stiamo discutendo se i cittadini britannici devono essere autorizzati ad eleggere coloro che fanno le leggi in base alle quali sono governati. L&#8217;argomento non ha è nulla a che fare con la richiesta di ottenere  più il congedo di maternità dalla signora Papandreou [un commissario europeo] &#8221;<br />
RMT diffonderà i sei punti chiave direttamente ai suoi membri in tutti i settori dell&#8217;industria e dei trasporti  attraverso il sindacato RMT, le news, attraverso le filiali, i rappresentanti e attraverso le piattaforme dei  social media del sindacato.<br />
Il Segretario Generale della RMT, Mick Cash ha detto:<br />
&#8220;RMT è orgogliosa di difendere la sua tradizione di opposizione progressista e socialista contro l&#8217;Unione Europea, un&#8217;organizzazione che si è sposata alle privatizzazioni, all&#8217;austerità e che attacca la democrazia.<br />
&#8220;Sarebbe francamente ridicolo per un sindacato come il nostro per sostenere lla permanenza in un club di boss che mirano a vietare la proprietà pubblica delle nostre ferrovie, che attacca i settori del trasporto marittimo e offshore e sostiene  la privatizzazione del NHS e altri servizi essenziali da cui dipendono i nostri membri.</p>
<p>&#8220;RMT ha esposto chiaramente ai nostri membri le sei ragioni principali per votare per lasciare l’UE e su questa piattaforma faremo una campagna molto dura.&#8221;</p>
<p><strong>TRANSPORT UNION RMT SETS OUT SIX KEY REASONS FOR LEAVING THE EU</strong></p>
<p>TRANSPORT UNION RMT today set out six key reasons why it will be advising members to vote to the leave the EU in the forthcoming referendum:</p>
<p>1.      Leave the EU to end attacks on rail workers<br />
New EU rail policies are set to further entrench rail privatisation and fragmentation. That will also mean more attacks or jobs and conditions and EU laws will make it impossible to bring all of rail back into public ownership.</p>
<p>2.      Leave the EU to end attacks on seafarers and the offshore workers<br />
The EU has promoted undercutting and social dumping leading to the decimation of UK seafarers. The same is now happening in the offshore sector. EU directives also require the tendering our public ferry services.</p>
<p>3.      Leave the EU to end attacks on workers’ rights<br />
It’s a myth that the EU is in favour of workers. In fact the EU is developing a new policy framework to attack trade union rights, collective bargaining, job protections and wages. This is already being enforced in countries which have received EU “bailouts”.</p>
<p>4.      Leave the EU to end Austerity<br />
If you join a union you expect members of the union to protect each other in times of trouble. The European Union has done the opposite. It has used the economic crisis to impose austerity and privatization on member states. Instead of protecting jobs and investment EU austerity is driving UK austerity.</p>
<p>5.      Leave the EU to stop the attack on our NHS<br />
The Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP) trade agreement being negotiated between the EU and the United States will promote big business at the expense government protections and organisations including our NHS! Environmental regulations, employment rights, food safety, privacy laws and many other safeguards will also be secondary to the right of corporations to make even bigger profits.</p>
<p>6.      Leave the EU to support democracy<br />
The vast majority of the laws that affects our lives are now made in the EU and not the UK. We have no say over those Laws. As the late Tony Benn said in 1991…</p>
<p>“We are discussing whether the British people are to be allowed to elect those who make the laws under which they are governed. The argument is nothing to do with whether we should get more maternity leave from Madame Papandreou [a European Commissioner].”</p>
<p>RMT will be promoting the six key points direct to members across all sectors of the transport industry through the union’s RMT NEWS, through branches and reps and through the union’s social media platforms.</p>
<p>RMT General Secretary Mick Cash said:<br />
“RMT is proud to stand up for the tradition of progressive and socialist opposition to the European Union, an organisation wedded to privatisation, austerity and attacking democracy.</p>
<p>“It would be frankly ludicrous for a union like ours to support staying in a bosses club that seeks to ban the public ownership of our railways, attacks the shipping and offshore sectors and embraces the privatisation of the NHS and other essential services that our members depend on.</p>
<p>“RMT has set out the six core reasons for our members to vote to leave and we will be campaigning hard on this platform.”</p>
</div>
<div class="clear"></div>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44435"> (39)</p>
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		</item>
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		<title>FERMARE IL DECRETO MADIA! DIFENDERE I BENI COMUNI E I SERVIZI PUBBLICI LOCALI! L’ITALIA NON SI VENDE</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/05/10/fermare-il-decreto-madia-difendere-i-beni-comuni-e-i-servizi-pubblici-locali-litalia-non-si-vende/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/05/10/fermare-il-decreto-madia-difendere-i-beni-comuni-e-i-servizi-pubblici-locali-litalia-non-si-vende/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 07:57:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>10/05/2016 E&#8217; stato approvato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto legislativo attuativo dell&#8217;art. 19 della L. 124/2015 (Legge Madia). Il decreto, ora all&#8217;esame del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato-Regioni, verrà approvato in via definitiva entro la fine del mese di [&#8230;]</p>
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<div class="news-single-date-town">10/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext">E&#8217; stato approvato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri il <em><strong>Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale</strong></em>, decreto legislativo attuativo dell&#8217;art. 19 della L. 124/2015 <em><strong>(Legge Madia)</strong></em>. Il decreto, ora all&#8217;esame del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato-Regioni, verrà approvato in via definitiva entro la fine del mese di giugno.</p>
<p>Il Testo unico è un vero e proprio manifesto liberista, la cui finalità è quella di promuovere “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.</p>
<p>Si tratta di un provvedimento che, cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria sull&#8217;acqua e i beni comuni, vuole imporre <em><strong>la privatizzazione di tutti i servizi a rete, dall&#8217;acqua all&#8217;energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale,</strong></em> espropriando gli enti locali e le comunità territoriali di ogni facoltà nel determinare l&#8217;articolazione territoriale dei servizi e le politiche tariffarie.</p>
<p>E perché sia chiaro a tutti come l’anomalia referendaria vada definitivamente consegnata agli archivi, il decreto reintroduce nella composizione della tariffa l’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, <em><strong>ovvero i profitti garantiti</strong></em>, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini hanno democraticamente abrogato.</p>
<p>Obiettivi dichiarati di questa legge sono la riduzione allo stretto necessario del ruolo del pubblico nella gestione dei servizi e l&#8217;incentivazione dei ruolo del privato negli stessi. Invece di interpretare tutta la vasta area dei servizi collettivi come una occasione per lanciare un Piano straordinario per il lavoro, con il quale dare un colpo serio alla disoccupazione e rimettere in moto l’intero sistema economico, si procede con la riduzione progressiva dei servizi ed il passaggio alla logica del mercato.</p>
<p>Con l&#8217;alibi della crisi e la trappola artificialmente costruita del debito pubblico, si cerca di portare a termine la spoliazione delle comunità locali, mercificando i beni comuni, privatizzando i servizi pubblici e attaccando i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, con il corollario della perdita di migliaia di posti di lavoro.</p>
<p>Il decreto Madia prova a chiudere il cerchio aperto dalla straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011, attaccando esplicitamente la stessa nozione di servizio pubblico locale e  prefigurando l&#8217;intervento del pubblico come di supporto al mercato. Nella stessa direzione va l&#8217;azione parlamentare del PD e della maggioranza sulla legge d&#8217;iniziativa popolare promossa nel 2007 dal movimento per l&#8217;acqua, avendone stravolto l&#8217;impianto generale e i principi, a partire dalla soppressione dell’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.</p>
<p><em><strong>Forte di quanto ottenuto con gli attacchi ai diritti del lavoro (Jobs Act), alla scuola pubblica (“Buona Scuola”), alla difesa dell&#8217;ambiente e dei territori (“Sblocca Italia”), il governo Renzi, rispondendo a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie, tenta l&#8217;assalto ai servizi pubblici locali.<br />
</strong></em><br />
L’insieme dei provvedimenti che stiamo subendo corrisponde pertanto alla messa in vendita dell’intero Paese ed alla contemporanea riduzione dello spettro dei diritti civili e sociali. Fermare questo attacco non è una sfida che può raccogliere un solo movimento o una sola organizzazione.</p>
<p>L&#8217;ennesima drammatica partita è appena cominciata. A tutte le donne e gli uomini che da anni si battono per l&#8217;acqua, per i beni comuni, per i servizi pubblici e per un altro modello sociale il compito di giocarla fino in fondo.</p>
<p>Per questo proponiamo di avviare una grande campagna per il ritiro immediato del decreto Madia, promuovendo assemblee e iniziative in tutti i territori in difesa dei beni comuni, dei servizi pubblici e della gestione partecipativa delle comunità locali.</p>
<p><strong>Non dobbiamo permettere a Madia/Renzi ciò che abbiamo impedito a Ronchi/Berlusconi.</strong></p>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext"><em><strong>Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua; USB; Campagna &#8220;Stop devastazioni&#8221;, per i diritti sociali ed ambientali; Comitato Sì Blocca Inceneritori; Movimento per la scuola pubblica; Osservatorio Popolare sull&#8217;Acqua e i Beni Comuni; ARCI; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI); Centro Internazionale Crocevia; Ong Terra Nuova; </strong></em><em><strong>Carovana delle Periferie (Roma); Rete Bioregionale Italiana; Circolo Vegeteriano; Cinecittà Bene Comune; Laboratorio Off Topic – Milano; Massa Critica # Decidelacittà – Napoli; Rete Diritto alla Città – Roma; Piattaforma Eurostop; Forum Diritti Lavoro<br />
</strong></em></p>
</div>
<div class="clear"></div>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44361"> (41)</p>
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		<title>VOGLIO LAVORO E STATO SOCIALE: UNA PIATTAFORMA, UNA FIRMA!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2016 08:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Sindacale di Base]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>08/05/2016 VOGLIO LAVORO E  STATO SOCIALE L’Italia è sempre più coinvolta nei teatri di guerra internazionali, con un ruolo che travalica i confini del dettato costituzionale. Continuiamo a ritenere che la guerra non sia la risposta alle crisi internazionali e che l’impegno bellico sottragga importanti risorse allo stato sociale e alla possibilità di occupazione, aggravando [&#8230;]</p>
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<div class="news-single-date-town">08/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext">VOGLIO LAVORO E  STATO SOCIALE</p>
<p>L’Italia è sempre più coinvolta nei teatri di guerra internazionali, con un ruolo che travalica i confini del dettato costituzionale. Continuiamo a ritenere che la guerra non sia la risposta alle crisi internazionali e che l’impegno bellico sottragga importanti risorse allo stato sociale e alla possibilità di occupazione, aggravando così i già pesanti tagli di servizi, diritti e democrazia determinati dalle politiche antisociali imposte dall’Unione Europea.</p>
<p>USB vuole provare a recuperare gli spazi di stato sociale sottratti dalle scelte di austerità, imposte da Unione Europea, Banca Europea e Fondo Monetario Internazionale promuovendo una campagna nazionale  con  mobilitazioni e iniziative di lotta che coinvolgano lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, per imporre al Governo, al Parlamento e a tutte le istituzioni scelte politiche di investimenti che creino occupazione stabile per restituire dignità al lavoro e al welfare.</p>
<p>PIATTAFORMA PROGRAMMATICA DELLA USB</p>
<p>L’attacco alla cosa pubblica è ormai sotto gli occhi di tutti: dal furore accentratore contenuto nella riforma costituzionale, ai decreti sulle aziende pubbliche partecipate e sui servizi pubblici locali, alla dismissione dei servizi nelle province, conseguenti alla loro riforma, al blocco delle assunzioni nei settori pubblici, al taglio dei fondi alle sanità regionali e ai comuni, che ha prodotto aumento dei ticket e riduzione/privatizzazione dei servizi (vedi prima infanzia).<br />
Nessun settore si è salvato: dal costante definanziamento delle università, degli istituti di ricerca pubblici, alla “buona scuola”, alla cancellazione dei fondi sociali e per la non autosufficienza, alla riforma in itinere del terzo settore, che introduce di fatto il volontariato gratuito come nuova forma di lavoro, all’affievolimento delle norme a tutela dell’ambiente.<br />
I servizi pubblici sono divenuti così, attraverso gli appalti, territorio di conquista del capitale finanziario e, molto spesso, della malavita organizzata, producendo uno scadimento nella qualità degli stessi e nelle condizioni materiali di coloro che vi operano, oltre a produrre vaste aree di corruzione dentro le pubbliche amministrazioni e fra gli amministratori.<br />
Serve introdurre un segnale di controtendenza. Per questo proponiamo.</p>
<p>•    Lo Stato torni ad essere promotore di buona occupazione.<br />
•    Nessun reddito da lavoro può essere sotto la soglia di povertà, a prescindere dall’orario di lavoro prestato.<br />
•    Nessuno deve restare sotto la soglia di povertà: introduzione del Reddito minimo garantito.<br />
•    Riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.<br />
•    Recupero di un ruolo pubblico nell’economia, ristrutturando e rilanciando settori strategici, (vedi siderurgia, telecomunicazioni, agroindustria), attraverso la loro nazionalizzazione e la riconversione delle attività industriali inquinanti.<br />
•    Varo di un piano straordinario di assunzioni per assicurare un vero ricambio generazionale in una delle pubbliche amministrazioni più vecchie d’Europa; messa in sicurezza del territorio, valorizzare il patrimonio artistico e culturale; risolvere la piaga del precariato storico nella pubblica amministrazione e nella scuola con la stabilizzazione di tutti i precari, ricollocazione di tutto il personale in esubero dalle province e l’assunzione dei vincitori e degli idonei dei concorsi pubblici inseriti in graduatorie tuttora valide.<br />
•    Le aziende pubbliche che gestiscono beni comuni e servizi pubblici locali (acqua, luce, gas, rifiuti, asili nido, trasporti, ecc.) vanno mantenute o fatte tornare pubbliche sotto lo stretto controllo democratico dei territori di riferimento; vanno reinternalizzati tutti i servizi  e i lavoratori esternalizzati con appalti.</p>
<p>•    La sanità deve essere pubblica, abolizione dei ticket e delle liste d&#8217;attesa.<br />
•    Obbligo di esclusività del rapporto di lavoro di medici e operatori sanitari, contro la libera professione dentro gli ospedali pubblici che ha creato una sanità privata nelle strutture pubbliche.<br />
•    Alla luce delle grandi speculazioni effettuate dai capitali privati, bisogna abbandonare gli strumenti della finanza di progetto (project financing) nella realizzazione degli ospedali. Serve prevedere il finanziamento pubblico nella costruzione delle strutture pubbliche.<br />
•    Occorre rafforzare la prevenzione attraverso investimenti pubblici per il potenziamento dei servizi di base territoriali; la riabilitazione deve tornare pubblica.<br />
•    Rafforzamento della lotta alla corruzione, recuperando processi decisionali partecipati e trasparenti eliminando i metodi di gestione “aziendalistica” della sanità pubblica.</p>
<p>Nel settore dell’istruzione/formazione proponiamo.<br />
•    La messa in sicurezza degli edifici scolastici.<br />
•    Investimenti pubblici su nidi e scuola dell’infanzia in tutti i territori.<br />
•    Scuola pubblica gratuita fino al diploma di scuola media superiore.<br />
•    Rette universitarie legate al reddito effettivo.<br />
•    Cancellazione della Riforma “La Buona Scuola”.<br />
•    Adeguate risorse agli istituti di ricerca pubblica.<br />
•    Reinternalizzazione di tutti i servizi dati in appalto nelle scuole.</p>
<p>E’ nelle tante periferie urbane che si scarica il disagio prodotto dalle politiche inique fin qui adottate: tassi di disoccupazione giovanile e femminile altissimi, abbandono scolastico, sfratti derivanti dalla perdita del lavoro o da precarie condizioni economiche (3 milioni di case vuote, al netto delle seconde case, 3 milioni di famiglie in difficoltà per pagare l’alloggio), distacchi di servizi pubblici essenziali (come l’acqua) a persone in gravi difficoltà economiche, assenza di servizi di trasporto pubblico locale efficienti, di centri di aggregazione sociale, degrado urbano. Da queste periferie deve partire la riscossa.<br />
Per questo proponiamo.<br />
•    Ripubblicizzazione di tutti i servizi territoriali con la previsione di tariffe agevolate per fasce di reddito.<br />
•    Investimenti sul trasporto pubblico locale contro le privatizzazioni e per migliorare le condizioni di vita dei pendolari.<br />
•    Spazi pubblici di socializzazione e di offerte culturali di quartiere.<br />
•    Abolizione della Bossi-Fini e del nesso “permesso di soggiorno &#8211; contratto di lavoro” per garantire pari diritti a tutti, indipendentemente dalla nazionalità.<br />
•    Piano nazionale straordinario di 1 milione di alloggi di edilizia pubblica (anche attraverso la conversione del patrimonio edilizio inutilizzato ed il riuso di quello sfitto), blocco degli sfratti e nuova normativa sull’equo canone.</p>
<p>Serve rimettere in campo buona occupazione. Per questo proponiamo.<br />
•    Abolizione della legge 30 e di tutta la  normativa che ha distrutto la legislazione del lavoro, da ultimo il  Jobs Act e tutte le forme di lavoro precario.<br />
•    Unico contratto di riferimento per il lavoro dipendente a tempo indeterminato con applicazione dell’art.18 così come previsto prima dei provvedimenti Fornero e del jobs-act.<br />
•    Reintroduzione del collocamento obbligatorio.<br />
•    Norme di garanzia per i lavoratori degli appalti, per il mantenimento – nel cambio di appalto – del posto di lavoro, dell’anzianità di servizio e dell’applicazione del contratto di settore (cd “clausola sociale).<br />
•    Vere misure per la sicurezza sul lavoro.</p>
<p>Questo è  possibile anche ”liberando occupazione”.<br />
Per questo proponiamo.<br />
•    Cancellazione della controriforma Fornero delle pensioni.<br />
•    Rivalutazione piena delle pensioni in essere.<br />
•    Abolizione delle norme legate all’aspettativa di vita e del sistema di calcolo contributivo.<br />
•    Pensione di anzianità con quota 96 (minimo 60 anni di età) o con 40 anni di contributi indipendentemente dall&#8217;età e pensione di vecchiaia a 60 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini.<br />
•    Ricongiunzione dei contributi non onerosa.<br />
•    Pensioni minime a € 800,00 netti mensili.</p>
<p>Per finanziare ed attuare le proposte contenute nella Piattaforma programmatica della USB si può attingere al recupero dell’evasione ed elusione fiscale e contributiva e alla repressione della corruzione, vere piaghe sociali che sottraggono al bilancio pubblico almeno 350 miliardi all’anno, attuando una lotta senza quartiere al lavoro nero, a imprenditori senza scrupoli e ai corrotti della pubblica amministrazione, alla riduzione delle spese militari.  Per questo proponiamo anche.<br />
•    Rilancio di una tassazione progressiva sui redditi, sia da lavoro che finanziari, che attui una rivoluzionaria redistribuzione del reddito, anche per consentire una riduzione drastica delle imposte sui consumi di prima necessità, incrementando al contrario la tassazione sui generi di lusso.<br />
•    Riforma dell’ISEE per garantire l’accesso – oggi spesso negato – ai servizi a chi ne ha più diritto.<br />
•    Abolizione della “Voluntary Disclosure” e di ogni sanatoria per chi ha illegalmente portato capitali dall’estero.</p>
<p class="bodytext"><a class="external-link-new-window" href="https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-voglio-lavoro-e-stato-sociale?recruiter=506758502&amp;utm_source=share_for_starters&amp;utm_medium=copyLink">FIRMA LA PETIZIONE </a></p>
<p class="bodytext">
<p class="bodytext"><a class="external-link-new-window" href="http://vogliolavoro.usb.it/content/docs/Piattaforma_USB_volantone.pdf">SCARICA LA PIATTAFORMA</a></p>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44352"> (29)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Contro il TTIP il 7 maggio tutti a Roma</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/05/05/contro-il-ttip-il-7-maggio-tutti-a-roma/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2016 18:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Sindacale di Base]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[usb]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>05/05/2016 USB invita i cittadini, i lavoratori, i piccoli agricoltori, le associazioni per la difesa del territorio e dei beni comuni a partecipare alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE alle ore 15 a Piazza della Repubblica per fermare l’accordo sul libero scambio tra USA ed Europa (TTIP). Da oltre tre anni sono in corso negoziati segreti tra rappresentanti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<div class="news-single-image"><a class="lightbox-enabled" href="http://www.usb.it/uploads/pics/fotoSTOPTTIP.jpg" rel="lightbox[rdbgallery]"><img id="newsimage88501" title="" src="http://www.usb.it/typo3temp/pics/43e30b3cd4.jpg" alt="" width="320" height="214" border="0" /></a></div>
<div class="news-single-date-town">05/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext"><strong>USB invita i cittadini, i lavoratori, i piccoli agricoltori, le associazioni per la difesa del territorio e dei beni comuni a partecipare alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE alle ore 15 a Piazza della Repubblica per fermare l’accordo sul libero scambio tra USA ed Europa (TTIP).</p>
<p></strong>Da oltre tre anni sono in corso negoziati segreti tra rappresentanti del Governo Usa e quelli dell’Unione Europea su Trattato transatlantico sul Commercio.</p>
<p>Obama è venuto in Europa in questi giorni proprio per ottenere la firma sull’accordo. Il vero obbiettivo di questo Trattato è quello di costruire la più vasta area di libero scambio tra Usa e Ue senza barriere tariffarie, ormai ridotte al minimo, ma con l’abbattimento di regole e leggi che ostacolano il libero scambio tra Usa e Ue.<br />
Le multinazionali sono le uniche che trarrebbero enormi vantaggi dalla firma di questo Trattato. Tutti i settori di produzione e consumo come cibo, farmaci, energia, chimica, trasporti e telecomunicazioni ma anche i nostri diritti connessi all’acqua, previdenza, sanità, istruzione pubbliche sarebbero oggetto di ulteriori e definitive privatizzazioni e all’acquisizione da parte di imprese e gruppi economici-finanziari più famelici e competitivi.<br />
Verrebbero cancellati quei diritti del lavoro che ancora esistono nel nostro paese come il contratto nazionale, la tutela per le lavoratrici madri, l’orario di lavoro ed il divieto del lavoro minorile nonché il diritto di sciopero già al centro dell’attacco in molti paesi europei.<br />
Gli Usa, infatti, si rifiutano di ratificare le Convenzioni Internazionali stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO) E APPROVATE DAI GOVERNI EUROPEI.<br />
Proprio questi diritti sono considerati dagli Usa barriere al libero scambio con l’Unione Europea. Si prefigura così un ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori e dei cittadini, già duramente ridotti dai provvedimenti del Governo Renzi e dai diktat dell’UE e della BCE.</p>
<p>I PROFITTI DELLE MULTINAZIONALI NON SONO PIU IMPORTANTI DEI NOSTRI DIRITTI DI LAVORATORI, CITTADINI E CONSUMATORI<br />
<strong><br />
</strong></p>
</div>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44314"> (30)</p>
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		<item>
		<title>Il 1° maggio è passato: lo sfruttamento continua</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/05/04/il-1-maggio-e-passato-lo-sfruttamento-continua/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2016 07:56:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Sindacale di Base]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[usb]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>04/05/2016 Diminuisce l&#8217;occupazione e il sistema produttivo italiano è in declino continuo da troppo tempo. Si riduce l&#8217;aspettativa di vita e aumenta l&#8217;età pensionabile. Il sistema sanitario è allo stremo per la riduzione degli investimenti e per malagestione e corruzione. Con il jobs-act la precarietà aumenta e diventa ormai la “normalità” nel rapporto di lavoro. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div class="news-single-item">
<h3></h3>
<div class="news-single-image"><a class="lightbox-enabled" href="http://www.usb.it/uploads/pics/DSC_0068_01.JPG" rel="lightbox[rdbgallery]"><img id="newsimage88459" title="" src="http://www.usb.it/typo3temp/pics/b323cea76c.jpg" alt="" width="320" height="214" border="0" /></a></div>
<div class="news-single-date-town">04/05/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext">Diminuisce l&#8217;occupazione e il sistema produttivo italiano è in declino continuo da troppo tempo. Si riduce l&#8217;aspettativa di vita e aumenta l&#8217;età pensionabile. Il sistema sanitario è allo stremo per la riduzione degli investimenti e per malagestione e corruzione. Con il jobs-act la precarietà aumenta e diventa ormai la “normalità” nel rapporto di lavoro. La povertà aumenta in modo eclatante e investe non soltanto i disoccupati ma anche fasce sempre più ampie di pensionati e lavoratori. Le spinte verso la xenofobia e il razzismo aumentano mentre nei nostri mari si continua a morire e si alzano muri e reticolati tra gli stessi paesi europei. La finanza internazionale e le “istituzioni” che la rappresentano (la cosiddetta troika) continuano a strozzare intere popolazioni e paesi come la Grecia, mentre si continua a perseguire la politica dell&#8217;austerity, privatizzando tutto, finanziando banche e riducendo stato sociale, salari e pensioni.  La guerra avanza ed è alle nostre porte, anzi è ormai dentro i nostri paesi che si ritenevano immuni dal cataclisma che negli ultimi decenni ha investito l&#8217;intero globo e che si chiama “globalizzazione”, la liberalizzazione degli interessi del capitale, della finanza internazionale, di chi rappresenta meno dell&#8217;1% della popolazione mondiale.</p>
<p>Ed è arrivato, come tutti gli anni, il 1° Maggio. Per qualcuno una Festa da celebrare con musica, fave e pecorino, per tanti una normale giornata di lavoro, per altri ancora da passare fuori i cancelli di fabbriche chiuse e posti di lavoro che non ci sono più.</p>
<p>La politica della comunicazione dei partiti di governo, ieri alla Berlusconi e oggi alla Renzi, si affanna a distrarre il popolo italiano con promesse che tutti sanno essere inattendibili e a risolversi in bolle di sapone. Ieri il Berlusca prometteva 1 milione di posti di lavoro, oggi Renzi pronmette miliardi  per la Ricerca ed il Turismo, e questa è solo l&#8217;ultima del “ragazzo dei selfie”. Ieri come allora gran parte dei partiti continuano a raccontare fandonie, certi che il popoli italiano dimenticherà facilmente le promesse di ieri per ascoltare e ricominciare a credere in quelle di domani.</p>
<p>Ma se ieri le condizioni economiche lasciavano un margine di sopravvivenza anche a chi viveva ai margini della società, oggi la povertà galoppa senza alcun limite e le condizioni di vita e di lavoro si fanno sempre più pesanti.<br />
E&#8217; indispensabile reagire. Per costruire una ipotesi di uscita da questo stato di cose serve un&#8217;alternativa credibile e uno strumento sindacale e sociale adeguato e determinato, prima ancora che quello politico.  Per questo Cgil, Cisl e Uil e le loro politiche di concertazione, collaborazione e condivisione dei principi stessi dello sfruttamento economico e sociale di milioni di persone, sono oggi da abbandonare, da superare, da sostituire con strumenti di rappresentanza e di partecipazione diversi.<br />
Serve conflitto sociale e non pace sociale! La pace sociale è necessaria a chi ci governa e a chi governa l&#8217;economia per continuare a sfruttare il lavoro ed assicurare guadagni sempre più ampi alla finanza internazionale e a pochi grandi gruppi economici.<br />
Per questo USB si candida oggi ad essere la vera alternativa sindacale in questo paese per i prossimi anni.<br />
Per questo USB aderisce e partecipa allo sviluppo della Federazione Sindacale Mondiale (WFTU).<br />
Per questo motivo USB sta crescendo, giorno dopo giorno e oggi rappresnta tantissimi lavoratori e lavoratrici che credono che il cambiamento sia possibile, che aderiscono e partecipano per realizzarlo.<br />
Per questo il 3 aprile scorso a Milano, in una grande Assemblea di quadri e delegati sindacali, USB ha lanciato una Piattaforma i cui contenuti rappresentano gli obiettivi di un percorso di lotta, di mobilitazione e di cambiamento.</p>
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		<title>UNA PIATTAFORMA DI LOTTA PER NON MORIRE DI AUSTERITA’</title>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2016 08:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Unione Sindacale di Base]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>02/05/2016 L&#8217;Istat ha certificato per il 2015 il calo dell&#8217;aspettativa di vita in Italia. Non succedeva dal secondo dopoguerra sebbene dal 2003, con un crollo sotto i livelli medi nel 2008, l&#8217;aspettativa di vita in salute fosse già tra le più basse dei Paesi OCSE. Sulla qualità della vita influiscono numerosi fattori ma è certo [&#8230;]</p>
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<div class="news-single-date-town">02/05/2016</div>
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<p class="bodytext">L&#8217;Istat ha certificato per il 2015 il calo dell&#8217;aspettativa di vita in Italia. Non succedeva dal secondo dopoguerra sebbene dal 2003, con un crollo sotto i livelli medi nel 2008, l&#8217;aspettativa di vita in salute fosse già tra le più basse dei Paesi OCSE.<br />
Sulla qualità della vita influiscono numerosi fattori ma è certo che l&#8217;ambiente, le condizioni sociali e di lavoro, il reddito e l&#8217;accesso alle cure sono determinanti. Non a caso al sud si muore di più e prima; in Campania ad esempio, dove questi indicatori sono tutti negativi, l&#8217;aspettativa di vita è di circa 2 anni inferiore a quella delle Marche.<br />
È una fotografia dinamica dell&#8217;effetto delle politiche di austerità imposte dall&#8217;Unione Europea.<br />
L&#8217;Italia ha una spesa sanitaria pubblica oltre un terzo inferiore alla media dei Paesi dell&#8217;area euro e il divario è triplicato dagli inizi degli anni 2000; il livello di prestazioni sanitarie erogate è sensibilmente inferiore alla quasi totalità degli altri paesi dell&#8217;area con un rilevante 48% in meno rispetto alla Francia e 73% rispetto alla Germania.<br />
Si amplia anche il distacco dei posti letto per abitante, sensibilmente inferiore in Italia: 3,4 per mille abitanti contro i 6,3 della Francia e gli 8,3 della Germania.<br />
Tra il 2007 e il primo semestre del 2015 per effetto del blocco del turnover sono stati cancellati più di 25.000 posti di lavoro, l&#8217;età media degli Operatori Sanitari è salita a 49,7 anni ed i costi per il personale si sono ridotti di 350 milioni di euro.<br />
Per garantire gli standard assistenziali  mancano all’appello almeno 60.000 infermieri, 18.000 solo per assicurare la continuità dei servizi; mentre, se si guarda agli standard d’assistenza europei, servirebbero 140.000 infermieri per raggiungere quelli francesi e tre volte tanti per equipararci alla Germania.<br />
Oltre 80.000 lavoratori e lavoratrici della sanità, 1 su 5, negli ultimi 10 anni sono stati riconosciuti inidonei alle mansioni a causa delle proibitive condizioni di lavoro.<br />
Sempre meno, sempre meno pagati, sempre più vecchi grazie anche al susseguirsi di riforme previdenziali che, aggiungendo al danno la beffa, hanno allungato l’età pensionabile in ragione di un aumento di aspettativa di vita tendenzialmente falso anche prima della certificazione ISTAT.<br />
Sono più di 10 milioni gli italiani che non hanno accesso alle cure per problemi economici mentre cresce al ritmo di un miliardo l&#8217;anno la spesa privata dei cittadini (33 miliardi, più di un terzo di quella dello Stato) così come aumentano le richieste di prestiti personali finalizzati alle cure mediche (in particolare odontoiatriche).<br />
Ticket e liste d&#8217;attesa alimentano scientemente la fuga dei cittadini verso il privato mentre la libera professione dentro gli ospedali pubblici, per quanto in calo, continua a fatturare oltre 1 miliardo l&#8217;anno travasando dalle tasche dei cittadini a quella dei medici 810 milioni di euro.<br />
L&#8217;ideologia di una presunta insostenibilità del servizio sanitario pubblico &#8211; sdoganata per favorire la sanità integrativa privata, le assicurazioni, il welfare aziendale &#8211; è talmente falsa che il nostro SSN produce l&#8217;11% di PIL assorbendone, attualmente, solo il 6,8%. Un valore questo destinato &#8211; dalle stime del DEF &#8211; a scendere al ritmo di uno 0,1 % annuo fino ad arrivare al 6,5% nel 2019; una soglia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come la linea rossa per la riduzione  costante dell’aspettativa di vita.<br />
In realtà c&#8217;è la volontà di spostare la tutela della salute dallo Stato alle possibilità economiche personali e al profitto di assicurazioni e privati. Uno Stato che ha già da tempo abbandonato il campo della prevenzione e regalato oltre il 95% della riabilitazione alle lobby private.<br />
I soldi sottratti alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione, alla disabilità, al rinnovamento tecnologico (circa la metà dei macchinari è obsoleto), all&#8217;introduzione dei farmaci innovativi (ultimi in Europa) finiscono in corruzione, che in sanità vale 6 miliardi l’anno, il 10% del dato nazionale. A farla da padroni  il sistema degli appalti per beni e servizi,  nomine e consulenze, farmaceutica e sanità privata.<br />
Da anni si porta avanti un attacco senza sosta al welfare attraverso leggi e manovre finanziarie che mirano a definire un modello di sviluppo privo di garanzie sociali e diritti fondamentali e universali con l&#8217;obbiettivo di privatizzare ciò che resta dei servizi pubblici essenziali.<br />
La sanità, come la scuola e la previdenza, è un servizio caratterizzante il welfare e il suo smantellamento assume anche un valore ideologico per un nuovo modello che intende cancellare la memoria della conquista dei diritti attraverso le lotte sociali e trasformarli in privilegi per fasce sempre più ridotte di popolazione.<br />
L’USB il 3 aprile scorso ha lanciato, in una grande assemblea pubblica a Milano, una piattaforma che chiama alla difesa dello stato sociale e dell’occupazione. Una piattaforma nella quale il diritto alla salute e la difesa della sanità pubblica hanno un posto di rilievo: dalla battaglia per l’abolizione dei ticket, delle liste d’attesa e della libera professione alla promozione della prevenzione; dalla riappropriazione nelle mani pubbliche della riabilitazione alla lotta senza quartiere alle privatizzazioni.<br />
Non solo una raccolta firme (firma la <a class="external-link-new-window" href="http://ow.ly/4mVWn4">Petizione</a>) dunque, ma un vero e proprio programma di lotta per un diverso modello di società da conquistare quotidianamente nei posti di lavoro e nei territori, per non morire di austerità.</p>
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		<title>1 Maggio a Piacenza: insieme a chi lotta!</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2016 08:12:46 +0000</pubDate>
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<div class="news-single-date-town">30/04/2016</div>
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<p class="bodytext">Domenica primo maggio, l&#8217;Unione Sindacale di Base sarà insieme ai lavoratori della logistica a Piacenza per condividere una giornata che, oggi più che mai, assume una valenza di prim&#8217;ordine nella lotta a difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori e delle lavoratrici.<br />
L&#8217;attacco al mondo del lavoro, ai diritti e ai salari si fa di giorno in giorno più pressante e violento, con l&#8217;ignobile complicità delle centrali sindacali concertative, più preoccupate della loro tenuta interna e di conservare prebende e privilegi garantite ai loro dirigenti che alla difesa dei lavoratori.<br />
Il mondo della logistica in particolare può essere assurto ad emblema del disumano sfruttamento e della selvaggia precarizzazione che portano ad un continuo ricatto padronale contro chi alza la testa per rivendicare i propri diritti.<br />
L&#8217;Unione Sindacale di Base, insieme ai lavoratori della logistica, sta portando avanti iniziative e mobilitazioni contro questo sistema di sfruttamento e di moderna schiavitù salariata che consente alle grandi aziende del settore di accumulare enormi profitti sulla pelle dei lavoratori.<br />
Ed è per questo che domenica Primo Maggio saremo di nuovo insieme a chi, con determinazione e coraggio, lotta ogni giorno per la dignità ed i diritti di tutti.<br />
Invitiamo pertanto i lavoratori, gli attivisti e tutti i solidali con le lotte allo Spazio 2 di Piacenza in via XXIV Maggio 51-53 dalle 14,00 per un pranzo sociale durante il quale presenteremo la piattaforma nazionale &#8220;voglio lavoro e stato sociale&#8221;, lanciata da USB durante la partecipata assemblea del 3 aprile per contrastare il forte attacco alla dignità e ai diritti del lavoro.</p>
<p>Unione Sindacale di Base</p>
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		<title>OSSERVA LA SALUTE DEGLI ALTRI</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/04/28/osserva-la-salute-degli-altri/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 07:05:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>28/04/2016 Il rapporto OSSERVASALUTE 2015, redatto dalla Cattolica, evidenzia l&#8217;impatto sociale delle politiche di taglio della spesa sociale. Il primo dato che viene evidenziato è che, per la prima volta da 10 anni, l&#8217;aspettativa di vita diminuisce e aumentano i decessi. La speranza di vita è diminuita di 0,2 punti per gli uomini (passando da [&#8230;]</p>
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<div class="news-single-image"><a class="lightbox-enabled" href="http://www.usb.it/uploads/pics/osservasalute-320x234.jpg" rel="lightbox[rdbgallery]"><img id="newsimage88318" title="" src="http://www.usb.it/typo3temp/pics/80dd140912.jpg" alt="" width="320" height="234" border="0" /></a></div>
<div class="news-single-date-town">28/04/2016</div>
<div class="news-single-content">
<p class="bodytext">
Il rapporto OSSERVASALUTE 2015, redatto dalla Cattolica, evidenzia l&#8217;impatto sociale delle politiche di taglio della spesa sociale. Il primo dato che viene evidenziato è che, per la prima volta da 10 anni, l&#8217;aspettativa di vita diminuisce e aumentano i decessi. La speranza di vita è diminuita di 0,2 punti per gli uomini (passando da 80,3 a 80,1) e di 0,3 per le donne (passando da 85 a 84,7). In 15 anni abbiamo perso i vantaggi acquisiti in 40 anni, un costo sociale terrificante. La prima riflessione che viene da fare è che, se l&#8217;aspettativa di vita viene utilizzata per innalzare l&#8217;età pensionabile, quando questa diminuisce, l&#8217;età pensionabile si riduce ? E&#8217; sempre più evidente che la strategia della pensione, allungando l&#8217;età pensionabile a fronte di una riduzione della speranza di vita, punta con maltusiana scientificità alla premorienza delle persone per ottenere risparmi sulla spesa previdenziale. Siamo il terzo paese al mondo per longevità, un dato che dovrebbe indirizzare la spesa sociale verso il mantenimento del primato e della condizione di salute dei soggetti, invece viene utilizzato come iattura per la tenuta di un sistema previdenziale pubblico gestito come bancomat dai governi.<br />
Il rapporto sottolinea che ciò è dovuto alla riduzione della spesa per la prevenzione, che si aggira sui 4,9 miliardi ( fonte agenas ) vale a dire il 4,2% della spesa sanitaria pubblica, sebbene il Piano Sanitario nazionale preveda un impegno di spesa pari al 5% dell&#8217;intero ammontare. È evidente l&#8217;interesse di una struttura privata alla riduzione della spesa per la prevenzione perché questa si dovrebbe tradurre in prestazioni renumerative. Nonostante le campagne pubblicitarie sugli stili di vita, si è ridotto il consumo di alcool e di tabacco, abbiamo dati che rivelano un aumento dell&#8217;uso di antidepressivi e un aumento dei suicidi, segnali inequivocabili di disagio sociale. Se si considera poi che il 22% della popolazione ha oltre 65 anni ( 1 su 5 ) e che l&#8217;aspettativa di vita in salute parte proprio da tale età, non è tanto la prevenzione che serve, quanto una continuità assistenziale programmata e diffusa. Quindi, serve un Sistema sanitario nazionale efficiente e modulato sulle reali esigenze sanitarie della popolazione. Ma non basta. Servono condizioni socioeconomiche tali da consentire stili di vita salutari, continuità delle cure, qualità della vita. Il problema è esclusione sociale che viene prodotta, da una parte con i tagli alla spesa sanitaria e alle prestazioni, dall&#8217;altra con l&#8217;impoverimento che esclude anche dall&#8217;accesso alla sanità privata. Secondo Eurostat, nel nostro paese il 28,3% della popolazione è a rischio povertà con relativa esclusione sociale, stiamo parlando di 17,146 milioni di cittadini. In un modello di sviluppo che ha creato i lavoratori poveri, sottopagati, ai quali il reddito da lavoro non garantisce la fuga dalla condizione di povero, questa condizione produce rinuncia ai farmaci, compresi quelli salvavita, alle indagini diagnostiche, all&#8217;assistenza domiciliare e ad una sana alimentazione. Tanto è, che si è prodotto un nuovo tipo di indebitamento: la richiesta di prestiti alle banche per potersi curare.<br />
Il rapporto fotografa poi lo stato del Sistema sanitario, ma lo fa con indulgenza accademica che male si adatta alla descrizione che viene fatta. Nel nostro paese la spesa sanitaria procapite è fissata mediamente a 1817 euro l&#8217;anno, una quota che colloca l&#8217;Italia agli ultimi posti nella classifica OCSE su 32 paesi. Il disavanzo delle aziende sanitarie nel 2014 è sceso a 864 milioni a fronte di un disavanzo nel 2013 di 1,744 miliardi nonostante l&#8217;ulteriore invecchiamento della popolazione. Questo vuol dire che si sono tagliati servizi e prestazioni, portando il sistema alla crisi strutturale con difficoltà d&#8217;accesso alle cure e rinuncia successiva per indisponibilità finanziaria. Infatti, la spesa per il personale è quella che ha subito i tagli maggiori tra il 2010 e il 2013. Quindi, un sistema sanitario pubblico, spinto alla crisi strutturale e ad una condizione salariale e pensionistica che produce povertà, sono le vere cause della riduzione dell&#8217;aspettativa di vita e della condizione di salute della popolazione.<br />
Il progressivo invecchiamento della popolazione, sacche crescenti di lavoro povero, disoccupati giovani e non giovani, hanno bisogno vitale di uno stato sociale efficiente e funzionale, ridisegnato sulle reali esigenze della popolazione.<br />
La campagna USB in difesa dell&#8217;occupazione e dello stato sociale,  lanciata con l&#8217;Assemblea di Milano del 3 Aprile e in pieno sviluppo attraverso iniziative, mobilitazioni ed una grande <a class="external-link-new-window" href="https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-voglio-lavoro-e-stato-sociale?recruiter=51459896&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink">Raccolta di Firme</a> a sostegno della Piattaforma USB, può essere oggi uno dei terreni dello scontro sociale e della ricomposizione di classe sui propri bisogni.</p>
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