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	<title>Libera Tv &#187; Crisi</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>CRISI ALITALIA Convegno a MILANO</title>
		<link>https://www.libera.tv/2017/05/22/crisi-alitalia-congegno-a-milano/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 May 2017 21:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lombardia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[Territori]]></category>
		<category><![CDATA[Alitalia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>CONVEGNO CUB SGB SUI TRASPORTI. DOPO IL NO AL REFERENDUM, I COMMISSARI CERCANO ACQUIRENTI PER ALITALIA, MA I LAVORATORI CHIEDONO UN INTERVENTO PUBBLICO Chiare le responsabilità del management nel fallimento delle strategie per la compagnia. &#8220;Il no è stato uno scatto di dignità&#8221; dice Antonio Amoroso, lavoratore Alitalia. Lavoratori stanchi di sostenere speculazioni politiche e interessi privati. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000000">CONVEGNO CUB SGB SUI TRASPORTI. DOPO IL NO AL REFERENDUM, I COMMISSARI CERCANO ACQUIRENTI PER ALITALIA, MA I LAVORATORI CHIEDONO UN INTERVENTO PUBBLICO</span></h1>
<h2><span style="color: #800000">Chiare le responsabilità del management nel fallimento delle strategie per la compagnia. &#8220;Il no è stato uno scatto di dignità&#8221; dice Antonio Amoroso, lavoratore Alitalia. Lavoratori stanchi di sostenere speculazioni politiche e interessi privati. Presenti anche i lavoratori ATM Milano, società a partecipazione pubblica che andrà a gara nonostante produca reddito per il comune.</span></h2>
<p><strong>Interviste a cura di Alfredo Comito LiberaRete &#8211; Libera.tv</strong></p>
<p>______________________________________________________________________________________________________________________________________</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Antonio-Amoruso.jpg"><img class=" size-medium wp-image-46050 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Antonio-Amoruso-300x169.jpg" alt="Antonio Amoruso" width="300" height="169" /></a>MILANO &#8211; Dopo il NO dei lavoratori Alitalia all&#8217;ennesimo piano di salvataggio che prevedeva 1700 licenziamenti e nuovi sacrifici economici per chi restava, il Governo ha nominato tre commissari che hanno il compito di vendere in blocco l&#8217;ex compagnia di bandiera. Ciò che è emerso chiaramente in queste settimane di scioperi, voto e manifestazioni, sono gli errori della classe dirigente italiana, il reale obiettivo di Etihad che ha solo investito per rilevare gli accessi Alitalia a Londra (c.d. slot) e il pacchetto dei clienti, nonché l&#8217;assenza di una strategia economica da parte dei governi italiani che continuano a parlare del grande business del turismo, salvo poi lasciarlo gestire alle compagnie straniere.<br />
&#8220;Il no è stato uno scatto di dignità&#8221; dice Antonio Amoroso, lavoratore Alitalia e rappresentante CUB Trasporti Roma, che &#8220;ha aperto una discussione nel Paese sui rapporti tra cittadini e istituzioni, sul fallimento delle privatizzazioni e sul monopolio di CGIL CISL e UIL&#8221; continua Amoroso, &#8220;ed è per questo che c&#8217;è questo accanimento sui lavoratori che hanno osato dire no, &#8230; ribellarsi&#8221; e non plaudire agli ennesimi licenziamenti dei lavoratori stanchi di essere presi in giro e di alimentare interessi altrui.<br />
Ad Alitalia, si affianca il caso ATM Milano, l&#8217;azienda a partecipazione pubblica i cui servizi verranno spacchettati (rete, tecnici, trasporto, ecc) e messi a gara secondo le direttive europee che impongono il totale disimpegno del pubblico per lasciare campo alla c.d. concorrenza.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Luigi-Battaglia.jpg"><img class=" size-medium wp-image-46051 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/Luigi-Battaglia-300x169.jpg" alt="Luigi Battaglia" width="300" height="169" /></a><br />
ATM non è una società in perdita, bensì produce ogni anno profitto per il Comune di Milano che, come tutti i comuni italiani, ha sempre meno trasferimenti di finanziamenti dal governo centrale a causa del pareggio di bilancio (inserito dal Parlamento nella nostra Costituzione). Una contraddizione che fa il paio con la qualitrà del servizio ATM che viene riconosciuta dalle istituzioni stesse oltre che dagli utenti.<br />
ATM dovrà partecipare ad ogni gara e sperare di vincerle tutte per mantenere servizi e lavoratori già suoi. Ma se cambierà l&#8217;appalto, che fine faranno i lavoratori ATM? Con quali contratti verranno assunti dalle nuove aziende? Riconosceranno tutti gli accordi interni oggi in essere?<br />
Questioni ch<img class=" size-medium wp-image-46052 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/05/CUB-SGB-300x169.jpg" alt="CUB SGB" width="300" height="169" />e attengono alla vita delle persone che lavorano, ma non alle multinazionali che sgomitano per accreditarsi un&#8217;altra fetta di mercato pubblico e per privatizzare i suoi profitti.<br />
La politica risulta sempre più accondiscendente a tali interessi e si nasconde dietro il fatidico &#8220;lo vuole l&#8217;Europa&#8221;, come se nelle commissioni europee non vi fossero i loro rappresentanti.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="46049"> (124)</p>
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		<title>Perché gli enti previdenziali sono in crisi?</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/05/19/perche-gli-enti-previdenziali-sono-in-crisi/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2016 08:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Lazio]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[enti previdenziali]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista di Libera.TV all&#8217;economista Antonino Galloni componente effettivo del collegio dei sindaci dell&#8217;INAIL Sentiamo parlare molto spesso di mancanza di fondi da parte degli istituti di previdenza ed in merito a questo abbiamo chiesto al Professor Antonino Gallone il motivo di tutto ciò, alche partendo da come prima veniva gestita l&#8217;economia previdenziale e da come [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #003366">Intervista di Libera.TV all&#8217;economista Antonino Galloni</span></h2>
<h2><span style="color: #003366">componente effettivo del collegio dei sindaci dell&#8217;INAIL</span></h2>
<hr />
<h2></h2>
<p><strong><em>Sentiamo parlare molto spesso di mancanza di fondi da parte degli istituti di previdenza ed in merito a questo abbiamo chiesto al Professor Antonino Gallone il motivo di tutto ciò, alche partendo da come prima veniva gestita l&#8217;economia previdenziale e da come anche venivano fatte le assunzioni e vendendo le varie trasformazione di tutto ciò, il Professor Gallone punta il dito in maniera decisa contro: la privatizzazione in quanto responsabile di prepensionamenti e riduzione di nuove assunzioni a livello dirigenziale; contro l&#8217;abbassamento dei salari; e contro  tutte quelle nuove di assunzioni che hanno generano l&#8217;aumento del precariato e che di fatto hanno ridotto drasticamente l&#8217;entrata di liquidità agli enti previdenziali. Dopo di che ha parlato della situazione dei piccoli artigiani responsabili di piccole evasioni in quanto non avevano quel rapporto privilegiato con gli istituti di credito. </em></strong></p>
<p><em><strong>Proseguendo il ragionamento sull&#8217;economia in generale l&#8217;economista Antonino Galloni ritiene buona la proposta del reddito di cittadinanza purché non sia finalizzata a se stessa ma sia legata ad attività socialmente necessarie  </strong></em></p>
<p><em><strong>Inoltre abbiamo parlato di TTIP nel quale per sue informazioni sembrerebbe che il mostro giuridico non si applichi</strong></em></p>
<p><em><strong>Mentre in campo di politica ed economia internazionale si è ragionato sull&#8217;accordo dei paesi del BRICS, e qui il Prof Gallone vede la cosa come valida alternativa sulla globalizzazione.</strong></em>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44504"> (72)</p>
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		<title>Per le tasche degli italiani la crisi è come la guerra</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/01/20/per-le-tasche-degli-italiani-la-crisi-come-la-guerra/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 12:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[UIL - Unione Italiana del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#39; cosa nota che durante e dopo ogni guerra, vinta o persa che sia, si assiste ad una redistribuzione consistente della ricchezza di un paese che sposta beni e denari dalle fasce di popolazione più povere a quelle più ricche, con concentrazioni paradossali di enormi ricchezze in pochissime mani. L&#39;attuali crisi economica sta producendo lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>E&#39; cosa nota che durante e dopo ogni guerra, vinta o persa che sia, si assiste ad una redistribuzione consistente della ricchezza di un paese che sposta beni e denari dalle fasce di popolazione più povere a quelle più ricche, con concentrazioni paradossali di enormi ricchezze in pochissime mani.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	<strong>L&#39;attuali crisi economica sta producendo lo stesso malsano effetto con il conseguente impoverimento di milioni di persone e l&#39;estremo arricchimento di pochi.</strong></p>
<p>
	I dati emersi in questi giorni e tratti da uno studio della Banca d&#39;Italia, sono così chiari da risultare brutali.</p>
<p>
	Nel 2013 i 10 (dieci!) italiani più ricchi possedevano 98 miliardi di euro contro i 58 miliardi del 2008 con un aumento del 70%.</p>
<p>
	Nello stesso periodo il 30% di italiani più poveri (circa 18 milioni) sono passati dai 114 miliardi del 2008 ai 96 del 2013, con una riduzione del 20%.</p>
<p>
	Quindi in questi 5 anni, mentre circa un terzo degli italiani diventava sensibilmente più povero perdendo mediamente il 4% della loro &ldquo;ricchezza&rdquo; ogni anno, i 10 &ldquo;Paperoni&rdquo; italiani aumentavano i loro redditi e le loro ricchezze, quasi raddoppiandole, ad un ritmo medio del 14% ogni anno.</p>
<p>
	Se insomma 5 anni fa la differenza economica era già enorme la crisi ha aumentato il divario in modo impressionante: più avanza la crisi e più i ricchi diventano più ricchi. 18 milioni di italiani hanno visto invece aumentare il loro stato di povertà, ridursi il proprio reddito, sperimentata l&#39;impossibilità di curarsi adeguatamente, mentre in tanti hanno perso il lavoro e magari anche la casa.</p>
<p>
	Se poi a questo sommiamo il fatto che l&#39;analisi riguarda la ricchezza di soli 10 individui, si può facilmente dedurre che se avessimo preso in esame i 20, 30 o 100 italiani più ricchi, lo squilibrio tra questi numeri e quelli dei più poveri sarebbe risultato ancor più stridente.</p>
<p>
	Come anche c&#39;è da tener conto che siamo ormai entrati in una situazione internazionale sempre più drammaticamente vicina ad una vera guerra diffusa tra regioni e aree economiche, politiche e culturali del mondo che sicuramente produrrà ulteriori squilibri sociali.</p>
<p>
	<br />
	Un sistema che prevede differenze economiche e sociali di queste dimensioni non può più essere corretto semplicemente con un diverso prelievo fiscale, magari più equo, e neanche con patrimoniali più o meno leggere, perché anche se tali provvedimenti venissero adottati, i meccanismi che ormai vengono imposti a 60 milioni di italiani verrebbero comunque modificati per riprodurre gli stessi margini di guadagno per grandi gruppi industriali e finanza nazionale e internazionale.</p>
<p>
	<strong>E&#39; proprio questo sistema che ormai produce e riproduce l&#39;ingiustizia sociale e l&#39;iniqua distribuzione della ricchezza.</strong></p>
<p>
	E allora c&#39;è da chiedersi come mai la maggioranza di quelle forze sociali, sindacali e politiche che dicono di essere coscienti di questa situazione, non si dichiarino inequivocabilmente per l&#39;apertura di una fase di aperto conflitto sociale e non lavorino per svilupparlo.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>E&#39; necessario battere culturalmente l&#39;ineluttabilità di tali squilibri e la logica del cosiddetto &ldquo;mercato&rdquo;, indicare una via alternativa, percorrerla con convinzione, senza aver timore di agire quel conflitto sociale che, solo, può inceppare questo iniquo sistema economico.</strong></span></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /><br />
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1322"> (12)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Educazione e società multiculturale. Le risposte pedagogiche alla crisi etica, economica e politica.</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/11/06/educazione-e-societ-multiculturale-le-risposte-pedagogiche-alla-crisi-etica-economica-e-politica/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 18:32:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[lauratussi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Tussi]]></category>
		<category><![CDATA[Peacelink]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Scuola e Didattica, Rivista Pedagogica, edita da La Scuola Editrice di Brescia &#8211; n. 2, Ottobre 2014: PeaceLink: Scuola e Didattica- Educazione e società multiculturale. Le risposte pedagogiche alla crisi etica, economica e politica Educazione e società multiculturale Le risposte pedagogiche alla crisi etica, economica e politica di Laura Tussi http://www.peacelink.it/pace/a/40824.html http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437 La donna e [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	Scuola e Didattica, Rivista Pedagogica, edita da La Scuola Editrice di Brescia &#8211; n. 2, Ottobre 2014:<br />
	PeaceLink: Scuola e Didattica- Educazione e società multiculturale. Le risposte pedagogiche alla crisi etica, economica e politica</p>
<p>	<strong>Educazione e società multiculturale</strong></p>
<p>
	<strong>Le risposte pedagogiche alla crisi etica, economica e politica</strong></p>
<p>
	di Laura Tussi</p>
<p>
	<a href="http://www.peacelink.it/pace/a/40824.html">http://www.peacelink.it/pace/a/40824.html</a></p>
<p>
	<a href="http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437">http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437</a></p>
<p>
	La donna e l&#39;uomo contemporanei si trovano di fronte a occasioni inedite sul piano sociale della relazione e della comunicazione che consentono di conoscere, esplorare, sperimentare, confrontare. Tutto ciò, anche se sembrano aumentare le &ldquo;crisi&rdquo; su diversi piani dell&#39;esistenza umana: dall&#39;ecologia all&#39;economia, dalla politica alle relazioni sociali e soprattutto &ldquo;crisi della cultura&rdquo;, delle ideologie e dell&#39;identità.</p>
<p>
	[1]La precarietà e l&rsquo; insicurezza permeano ogni settore dell&#39;esistenza, dal livello lavorativo alle relazioni interpersonali e agli affetti (Bauman 1998). Gli esseri umani appaiono confusi e privi di punti di riferimento stabili, vivendo in un&#39;epoca dominata da passioni tristi, tormentate, inquiete, e di abissali frustrazioni, in quanto si è assistito al crollo del mito dell&#39;onnipotenza dell&#39;uomo, costruttore della storia e della propria identità in contesti appunto storici, a favore di una condizione di baratro esistenziale e di totale impotenza di fronte al mondo, intriso di complessità. Da queste istanze scaturisce una forte crisi di senso, soprattutto educativa, dalla pedagogia alla formazione dell&#39;adulto. Nei paesi industrializzati, le istituzioni, come la scuola e la famiglia, reagiscono in modalità insicure e incerte alle sfide della modernità e della globalizzazione, rivelando una profonda crisi educativa che si manifesta come deriva del concetto di autorità, che non si esplicita più in modalità autoritarie rassicuranti e contenitive nel rapporto tra genitori e figli e tra insegnanti e allievi. I soggetti adibiti all&#39;educazione trattano gli educandi come pari da persuadere per evitare il conflitto. In passato l&#39;anzianità rappresentava un punto di riferimento, in senso implicitamente autoritario, che consentiva la trasmissione di cultura e di memoria storica, nell&#39;importanza dei concetti e non in modalità evasive e&nbsp; seduttive. Attualmente, l&#39;unica gerarchia accettabile è determinata dal successo, dal potere personale, spesso conseguito in modo illecito, per cui il giovane ubbidisce solo se si sente sedotto e dominato e l&#39;insegnante cerca di ottenere l&#39;attenzione degli allievi in modo anche maldestro e furbesco, mediante tecniche di seduzione ed astuzie didattiche. Dunque per uscire dalla crisi di valori, di punti di riferimento, di governabilità e orientamento della società postmoderna, non occorre puntare sul progresso, né sul consumo, né sulla produttività, né sulla crescita, visti i limiti delle risorse energetiche mondiali. Il futuro risiede proprio nel contrario: nella Decrescita (Latouche 2007), nel tornare ad investire sull&#39;educazione, sulla cultura, sulla pedagogia, coniugandole in modalità dialogiche e interculturali, perchè viviamo nel tempo della globalizzazione, del pluralismo e delle complessità etniche e linguistiche, dove gli elementi fondanti dell&#39;educazione interculturale dovrebbero trovare massimo supporto a tutti i livelli della società civile e democratica, quali principi cardine della cittadinanza attiva. Attualmente, il processo denominato &ldquo;globalizzazione&rdquo;, originato nelle macrostrutture delle tecnologie e del neocapitalismo flessibile, ha trasformato la società civile e il pianeta in un contesto ad alto fattore di complessità e di interdipendenza, di mobilità e di cambiamento, nel cosiddetto &ldquo;villaggio globale&rdquo; (McLuhan 1964), in cui si assiste, purtroppo, allo sviluppo di essere umani sempre più autocentrati, ripiegati sulla propria identità, nell&#39;assenza di punti di riferimento stabili e soprattutto credibili e che pongono come matrice della propria condotta la ricerca unilaterale del piacere immediato e del libero arbitrio, inteso come libertà individuale ed egoistica, contrapposta alla vita sociale e di gruppo. L&#39;ordine neoliberista ha potenziato le egemonie, esaltando il capitalismo senza regole e senza limiti, per cui anche l&#39;istituzione scolastica, a livello mondiale e locale, si trova a sottostare ad impositive logiche di mercato e a manifestazioni di conformismo e allineamento politico e culturale, con il rischio di depotenziare e svilire il ruolo centrale della formazione e dell&#39;educazione al pensiero critico, antidogmatico, che è invece finalizzato a promuovere società eque e a misura di persona. L&#39;istituzione scolastica, nelle sue competenze educative e pedagogiche, finalizzate a promuovere contesti pluralisti e interculturali, è chiamata a far fronte all&#39;individualismo competitivo, alimentato dai poteri forti, dalle logiche neoliberiste e capitaliste, al fine di contrastare l&#39;accrescimento di forza e potere su questioni etiche e su forme di dominazione gerarchica e di controllo della società civile, per creare ed alimentare invece spazi e contesti di pace e dialogo interattivo.</p>
<p>
	[1] Cfr. Portera A., Manuale di pedagogia interculturale, Editori Laterza 2013</p>
<p>
	Note:<br />
	su ILDialogo.org:<br />
	<a href="http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/scuola/OpinioniAnalisi_1413879088.htm">http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/scuola/OpinioniAnalisi_1413879088.htm</a></p>
<p>
	su PRESSENZA &#8211; International Press Agency:<br />
	<a href="http://www.pressenza.com/it/2014/10/educazione-societa-multiculturale-risposte-pedagogiche-crisi-etica-economica-politica/">http://www.pressenza.com/it/2014/10/educazione-societa-multiculturale-risposte-pedagogiche-crisi-etica-economica-politica/</a></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1288"> (20)</p>
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		<title>GIU’ DAL DIVANO!</title>
		<link>https://www.libera.tv/2014/07/02/giu-dal-divano/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 12:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Anche oggi siamo a commentare i dati drammatici sull&#8217;occupazione. Oggi le statistiche si preoccupano anche di darci i dati scomposti &#8220;per genere&#8221; dove le donne battono ogni record di disoccupazione ed era prevedibile in una società che sta regredendo pesantemente anche sul piano culturale. La crisi non minaccia solo i portafogli ma insiste pesantemente anche [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Anche oggi siamo a commentare i dati drammatici sull&rsquo;occupazione.</strong></span><br />
	<strong>Oggi le statistiche si preoccupano anche di darci i dati scomposti &ldquo;per genere&rdquo; dove le donne battono ogni record di disoccupazione ed era prevedibile in una società che sta regredendo pesantemente anche sul piano culturale.</strong></h5>
<hr />
<p>
	<strong>La crisi non minaccia solo i portafogli ma insiste pesantemente anche sui modelli di società, e la nostra sta rapidamente arretrando anche su questo piano.</strong></p>
<p>
	Ma se le statistiche ci spiattellano davanti quello che tutti noi già sapevamo, e cioè che la disoccupazione, da qualsiasi parte la si voglia leggere, ha raggiunto cifre astronomiche e non accenna a diminuire, quello che invece nessuno spiega è perché a questa situazione non ci sia una adeguata risposta di massa forte e determinata.</p>
<p>
	L&rsquo;altro sabato mentre si apprestava a cominciare il Semestre europeo a guida Italiana alcune migliaia di persone provenienti da tutta Italia hanno manifestato per le vie di Roma per annunciare l&rsquo;avvio di un Controsemestre europeo che sarà animato da lavoratori, giovani, studenti, disoccupati, migranti, sindacati conflittuali, forze sociali e politiche.</p>
<p>
	Un controsemestre che ha fra i suoi obbiettivi quello di svelare quanto l&rsquo;Unione Europea c&rsquo;entri, e parecchio, con la nostra condizione materiale, con la nostra disoccupazione, i nostri sfratti, la nostra assenza di reddito e di abitazioni. Pure se la manifestazione ha visto una presenza dignitosa ma non esaltante, circa 8.000 persone vere, le sue parole d&rsquo;ordine, il suo significato sono stati colti molto bene, strano a dirsi, dai media italiani ed internazionali che, per una volta delusi dall&rsquo;assenza di scontri e tensioni, sono stati costretti a parlare del merito e non delle forme.</p>
<p>
	Le notizie sulla necessità di una nuova manovra correttiva nei prossimi mesi, le tensioni intorno alla definizione dei nuovi poteri all&rsquo;interno della nuova Commissione Europea, l&#39;oscura discussione sull&rsquo;introduzione o meno di ulteriore flessibilità, il fatto che comincia ad affiorare qui e là il dubbio che quel voto a stragrande maggioranza del parlamento italiano sui trattati europei e sul pareggio di bilancio in Costituzione siano stati dettati più da esigenze di posizionamento politico che da comprensione di ciò che si stava votando e dagli effetti devastanti che quei voti hanno rovesciato sul Paese, danno la misura di quanto quella manifestazione abbia colto nel segno.</p>
<p>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>Individuare le contraddizioni, svelarne la genesi, proporre soluzioni sono elementi centrali dello scontro di classe.</strong></span></p>
<h3>
	<strong>La mobilitazione di massa è però sempre la carta decisiva e a questo bisogna lavorare incessantemente, incoraggiati dai risultati politici delle nostre recenti mobilitazioni.</strong></h3>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1243"> (8)</p>
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		<item>
		<title>La casa prima di tutto. Giusto e sacrosanto riappropriarsi di un tetto</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/04/09/la-casa-prima-di-tutto-giusto-e-sacrosanto-riappropriarsi-di-un-tetto/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 08:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#39;ultimo dato allarmante emerso in queste ore, quello di oltre 1 milione di licenziati nel 2012, cioè il 14% in più rispetto all&#39;anno precedente, è&#160; una notizia dirompente ma del tutto in linea con il disfacimento sociale ed economico che sta investendo il nostro paese. La crisi si fa sempre più dura, da economica e [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<strong>L&#39;ultimo dato allarmante emerso in queste ore, quello di oltre 1 milione di licenziati nel 2012, cioè il 14% in più rispetto all&#39;anno precedente, è&nbsp; una notizia dirompente ma del tutto in linea con il disfacimento sociale ed economico che sta investendo il nostro paese.</strong></p>
<p>
	La crisi si fa sempre più dura, da economica e finanziaria è diventata soprattutto sociale e sempre più evidenti sono gli indici che mostrano l&#39;estrema e progressiva perdita di certezze da parte di fasce sempre più vaste di popolazione: dalla disoccupazione generale ormai stabilmente a due cifre a quella giovanile che è a livelli impensabili, dalla povertà sempre più evidente alla impossibilità di curarsi, dal ricorso alle mense dei poveri all&#39;aumento di bollette e tariffe, dal mancato pagamento dei mutui alla crisi abitativa ormai diventata emergenza sociale.</p>
<p>
	A questo punto non è sufficiente indicare una via di uscita politica a medio termine: è indispensabile costruire ed utilizzare strumenti concreti e come sindacato riteniamo che qualsiasi rivendicazione o tutela dei lavoratori e delle loro famiglie non possa essere disgiunto da un livello di conflitto sociale che tocchi tutti gli ambiti della vita di chi lavora, di chi è pensionato e di chi non riesce a lavorare.</p>
<p>
	Il tema dell&#39;abitare, gli sfratti in forte aumento, i milioni di case sfitte e non utilizzate, l&#39;impossibilità di pagare affitti sproporzionati, il numero sempre maggiore di mutui non pagati, stanno a dimostrare che la lotta per la casa è diventato elemento fondamentale nello scontro sociale in atto.</p>
<p>
	<strong>Per questo riteniamo che il progressivo aumento delle occupazioni di case sfitte ed edifici non utilizzati da parte di chi un tetto non lo ha, è cosa giusta, da sostenere e da inserire nell&#39;ambito più ampio di una &ldquo;</strong><strong>La casa prima di tutto. Giusto e sacrosanto riappropriarsi di un tetto</strong><strong>&rdquo; che a livello sindacale intendiamo continuare a portare avanti come USB e farne una gamba fondamentale del nostro intervento sindacale generale.</strong></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1035"> (10)</p>
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		<title>OMICIDI D&#8217;AUSTERITA&#8217; &#8211; Giorgio Cremaschi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/04/05/omicidi-dausterita-giorgio-cremaschi/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 20:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[NO DEBITO]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Elsa Fornero]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Pensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quanti omicidi d&#39;austerità ancora per risanare i conti? di Giorgio Cremaschi &#8211; Portavoce CND Romeo, Annamaria e Giuseppe si sono uccisi uno dopo l&#39;altro a Civitanova&#160; Marche. Come per i morti sul lavoro, non c è alcuna tragica fatalità nella strage che&#160; ha visto autodistruggersi una intera famiglia di sessantenni. Fanno bene i dirigenti della [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#000000;"><strong>Quanti omicidi d&#39;austerità ancora per risanare i conti?</strong></span></h1>
<p>
	<em><strong>di Giorgio Cremaschi &#8211; Portavoce CND</strong></em></p>
<hr />
<p>
	<br />
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/foto per articoli/No Debito/cremaschi2.jpg" style="width: 80px; height: 60px; float: left; margin: 10px;" />Romeo, Annamaria e Giuseppe si sono uccisi uno dopo l&#39;altro a Civitanova&nbsp; Marche.<br />
	Come per i morti sul lavoro, non c è alcuna tragica fatalità nella strage che&nbsp; ha visto autodistruggersi una intera famiglia di sessantenni. Fanno bene i dirigenti della CGIL Marche a rompere il solito velo di ipocrisia che copre questa e le altre tragedie che si susseguono.<br />
	Questi tre poveri morti sono vittime delle controriforma Fornero delle pensioni. Si può dire tutto quello che si vuole, ma se il lavoratore non avesse subito quella terribile condizione di non avere né lavoro né pensione a 62 anni, una età per cui se perdi il lavoro per il mercato sei già morto. Se a questa sua condizione non si fosse sommata quella della pensione di fame della moglie, e se tutto questo non si collocasse nel massacro dell&#39;austerità, non ci sarebbe stata la terribile catena di suicidi che oggi ci lascia una rabbia tanto profonda quanto impotente.<br />
	Quanti sono oramai gli omicidi dell&#39;austerità nel nostro paese?<br />
	Il disoccupato di Trapani che si è impiccato con in mano la Costituzione, l&#39;Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. O quello che si è dato fuoco davanti al parlamento. O l&#39;ultimo piccolo imprenditore strangolato dalle banche che non ce l&#39; ha fatta più.<br />
	Quanta gente dovrà morire ancora, prima che si capisca che le politiche di austerità sono assassine?<br />
	Abbiamo da poco commentato una ricerca della rivista medica Lancet, che ha misurato in Europa il rapporto tra tagli allo stato sociale e distruzione della salute dei cittadini.<br />
	Ci sono le patologie e&nbsp;&nbsp; gli omicidi da austerità, come nella strage che colpisce il lavoro. Ma su questa almeno si aprono le inchieste e a volte, come alla Tyssen Krupp di Torino, ci sono persino condanne esemplari dei colpevoli.<br />
	Tuttavia, nonostante i processi, la strage del lavoro continua ed è proprio l&#39;austerità che l&#39;alimenta. Anche perché&nbsp; la strage di austerità non rientra nel codice. Come per chi oggi provoca le vittime di guerra, essa gode di una assoluzione preventiva, non ha responsabili né colpevoli.<br />
	Quella della austerità è una guerra che i governi e le classi dirigenti conducono contro il proprio popolo. Una guerra umanitaria naturalmente, come tutte quelle che si fanno oggi. Una guerra con il supremo obiettivo di rendere nuovamente virtuosa e competitiva&nbsp; l&#39;economia e che inevitabilmente provoca danni collaterali. Che tutti i potenti deprecano e condannano, salvo poi continuare esattamente come prima.<br />
	Se si bombarda una città mirando alle opere militari, gli esperti sanno perfettamente calcolare quale sarà la percentuale minima inevitabile di vittime civili.<br />
	Se, per mantenere quel pareggio di bilancio a cui ci siamo impiccati obbedendo ai diktat della Troika europea, si devono tagliare spese per il lavoro, per le pensioni&nbsp; e la sanità; se così si taglia, una percentuale definita di persone verrà brutalmente colpita nelle condizioni di vita, nella&nbsp; salute e nella dignità. E una parte di esse non potrà reggere alla disperazione.<br />
	Si sa benissimo che accade e perché accade, ma si continua. Il codice ed il mercato assolvono preventivamente gli autori di questa criminalità economica.<br />
	Come diceva Charlie Chaplin in Monsieur Verdoux, se uccidi una persona sei un assassino, un milione sei uno statista.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1032"> (16)</p>
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		<item>
		<title>Sempre più incazzati e sempre meno imbarazzati</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/03/15/sempre-pi-incazzati-e-sempre-meno-imbarazzati/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 09:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Pierluigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Precarietà]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Tra i risultati &#8220;instabili&#8221; delle elezioni e l&#39;insediamento dei nuovi &#8220;onorevoli&#8221;, la &#8220;chiusa&#8221; della Cappella Sistina e il nuovo Papa, la fuga indiana dei due Marò e l&#39;occupazione del palazzo di giustizia di Milano, sembra proprio che l&#39;informazione e la politica abbiano dimenticato che i problemi del paese e di chi tenta di viverci sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Tra i risultati &ldquo;instabili&rdquo; delle elezioni e l&#39;insediamento dei nuovi &ldquo;onorevoli&rdquo;, la &ldquo;chiusa&rdquo; della Cappella Sistina e il nuovo Papa, la fuga indiana dei due Marò e l&#39;occupazione del palazzo di giustizia di Milano, sembra proprio che l&#39;informazione e la politica abbiano dimenticato che i problemi del paese e di chi tenta di viverci sono altri.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	Ci pensa l&#39;ISTAT a tentare di riportare tutti con i piedi per terra rappresentando un&#39;Italia nella quale ormai milioni di famiglie convivono con la povertà, con la disoccupazione e con i licenziamenti, perdono la casa o non possono neanche pagare l&#39;affitto o il mutuo, le medicine e la sanità.</p>
<p>
	Un&#39;Italia ammutolita e frustrata che riversa la sua rabbia non nelle strade e nelle piazze italiane, come avviene in altri paesi europei colpiti dalla crisi, ma dentro la cabina elettorale restituendo un risultato fortemente e forse positivamente destabilizzante ma subendo in silenzio la violenza di un sistema che preserva e finanzia banche e banchieri e non riversa neanche più le briciole su chi vive nella più completa indigenza.</p>
<p>
	Quella che in altri tempi si definiva &ldquo;proletarizzazione&rdquo; delle fasce medie della popolazione oggi è realtà quotidiana e diviene nuovamente attuale. Come attuale ridiventa la &ldquo;lotta di classe&rdquo;, non quella che i lavoratori agivano per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro ma quella che i padroni stanno imponendo attraverso la riduzione dei salari e delle pensioni, l&#39;aumento dell&#39;età pensionabile, della disoccupazione e della precarietà e il taglio secco di diritti e democrazia.</p>
<p>
	<strong>Ci disturba e ci fa incazzare sentire politici vecchi e nuovi dissertare su problemi marginali e scontrarsi in scaramucce istituzionali lontane dalla quasi totalità della popolazione italiana, mentre c&#39;è chi non arriva ormai al quindici del mese ed è costretto ad andare a mangiare nelle &ldquo;mense dei poveri&rdquo;.</strong></p>
<p>
	Ci disturba, ci fa incazzare e ci imbarazza il silenzio di queste settimane di Cgil, Cisl e Uil che si sono apparentemente divise nella campagna elettorale e sul voto e ora rimangono in silenzio terrorizzate dalla possibile perdita di potere delle loro burocrazie e soprattutto dall&#39;eventualità che lo tsunami possa finalmente riversarsi anche sulle loro sedi, sui loro privilegi, sulle loro aziende e sulle loro &ldquo;trattative&rdquo; a perdere con aziende e governi di tutti i colori.</p>
<p>
	Non sappiamo se si farà un governo, se si faranno accordi su inciuci di vario tipo&nbsp; o se ci saranno nuove elezioni, ma quel che interessa oggi al Paese, quello reale che vive e che soffre nonostante le teatrali sceneggiate di nuovi e vecchi protagonisti della politica italiana, è altro.</p>
<p>
	Vogliamo che si parli di lavoro e di disoccupazione, di fabbriche e posti di lavoro in crisi, di pensioni e di reddito sociale, di salute e ambiente, di lotta all&#39;evasione fiscale e di patrimoniale, di ridiscussione del debito pubblico, dei trattati europei e di euro, del futuro dei giovani e di quelli che non riescono ad andare in pensione.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Insomma, vogliamo che si discuta dei nostri problemi e se non lo faranno loro dovremo continuare a farlo noi, magari con più forza e gridandolo nelle piazze e nelle strade, più disturbati, più incazzati e sempre meno imbarazzati.</strong></span><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1022"> (19)</p>
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		<item>
		<title>LORETTA NAPOLEONI : Democrazia vendesi &#8211; Un libro per capire la Crisi &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/02/02/loretta-napoleoni-democrazia-vendesi-un-libro-per-capire-la-crisi-con-sottotitoli/</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 19:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Debito]]></category>
		<category><![CDATA[Loretta Napoleoni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>DEMOCRAZIA VENDESI  UN LIBRO DI LORETTA NAPOLEONI PER CAPIRE LA CRISI 2 febbraio 2013 Intervista a Libera.tv dell&#8217;economista Loretta Napoleoni. Al centro il suo nuovo libro &#8220;DEMOCRAZIA VENDESI&#8221; dove si affrontano le radici e le cause della crisi. Il libro descrive un&#8217;Europa  vittima di se stessa. Dopo aver dominato e predato il mondo noi europei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2013/02/02/loretta-napoleoni-democrazia-vendesi-un-libro-per-capire-la-crisi-con-sottotitoli/">LORETTA NAPOLEONI : Democrazia vendesi &#8211; Un libro per capire la Crisi &#8211; con sottotitoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #0000ff;">DEMOCRAZIA VENDESI</span></h1>
<h4> <span style="color: #b22222;">UN LIBRO DI LORETTA NAPOLEONI PER CAPIRE LA CRISI</span></h4>
<hr />
<p>2 febbraio 2013</p>
<p style="text-align: justify;">Intervista a Libera.tv dell&#8217;economista Loretta Napoleoni. Al centro il suo nuovo libro &#8220;DEMOCRAZIA VENDESI&#8221; dove si affrontano le radici e le cause della crisi. Il libro descrive un&#8217;Europa  vittima di se stessa. Dopo aver dominato e predato il mondo noi europei facciamo i conti con un colonialismo interno che sta uccidendo il nostro futuro. Per uscirne serve fare e farsi le domande giuste anche attraverso un referendum sull&#8217;euro. La democrazia come l&#8217;abbiamo conosciuta non esiste più. Servono nuove forme per ridare senso alla partecipazione e salvare al contempo l&#8217;economia dalla finanza.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p>intervista di Jacopo Venier</p>
<p>riprese di Roberto Pietrucci</p>
<p>montaggio di Simone Bucci</p>
<p>sottotitoli di Anna Zambelli Sessona per onA.I.R.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="8042"> (512)</p>
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]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;America Latina ha cambiato paradigma e l&#8217;Europa invece riscopre il neoliberismo&#8221;.</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/28/lamerica-latina-ha-cambiato-paradigma-e-leuropa-invece-riscopre-il-neoliberismo/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 18:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Puntocritico 2.0]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Neoliberismo]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Monni]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#34;L&#39;America Latina ha cambiato il paradigma e l&#39;Europa invece riscopre il neoliberismo&#34; &#160; &#160; Di Miguel Queirolo &#8211; Tiempo Argentino http://tiempo.infonews.com/2013/01/27/eco-95298-america-latina-cambio-de-paradigma-y-europa-aun-escoge-el-neoliberalismo.php Mancanza di investimenti nell&#39;innovazione della produzione, assenza di vioni strategiche, corruzzione e crimine, assieme all&#39;ortodossia economica sono, secondo lo specialista, i principali fattori che spiegano la crisi italiana ed europea. A parte le ricorrenti [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#000000;"><strong><big>&quot;L&#39;America Latina ha cambiato il paradigma e l&#39;Europa invece riscopre il neoliberismo&quot;</big></strong></span></h1>
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<h3>
	<span style="color:#ff0000;">Di Miguel Queirolo</span> &#8211; <span style="color:#0000ff;">Tiempo Argentino</span></h3>
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	<a href="http://tiempo.infonews.com/2013/01/27/eco-95298-america-latina-cambio-de-paradigma-y-europa-aun-escoge-el-neoliberalismo.php">http://tiempo.infonews.com/2013/01/27/eco-95298-america-latina-cambio-de-paradigma-y-europa-aun-escoge-el-neoliberalismo.php</a></p>
<p>
	<span style="color:#a52a2a;"><em><big>Mancanza di investimenti nell&#39;innovazione della produzione, assenza di vioni strategiche, corruzzione e crimine, assieme all&#39;ortodossia economica sono, secondo lo specialista, i principali fattori che spiegano la crisi italiana ed europea.</big></em></span></p>
<p></p>
<p>
	<br />
	<big>A parte le ricorrenti pagliacciate di Silvio Berlusconi, l&#39;Italia attraversa una crisi che non si spiega solo con il collasso finanziario di questi ultimi anni. Tantomeno negli argomenti di propaganda mediatica sugli eccessi nei costi sociali o sui pensionamenti troppo alti. &quot;<span style="color:#0000ff;">Tiempo Argentino</span>&quot; ha intervistato <span style="color:#ff0000;">Salvatore Monni</span>, economista e docente universitario. Nelle sue parole, alcuni pezzi si ricompongono nel complesso rompicapo italiano. Per iniziare la diseguaglianza: &quot;l&#39;Italia è uno dei paesi storicamente più diseguali, assieme ai paesi anglosassoni. Dette diseguaglianze sono diminuite sul finire degli anni ottanta, ma sono tornate ad aumentare fortemente nei primi anni degli anni novanta&quot;.</big></p>
<hr />
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	&nbsp;</p>
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	<big><strong>Cosa si potrebbe dire sul mito dell&#39;Italia come paese pieno di burocrazia, regolazioni rigide, corruzzione, crimine, come fattori che ostacolano la crescita?</strong></p>
<p>	Oggettivamente questo è un problema molto grave per l&#39;Italia e probabimente è il vero problema del paese. Però ancor più grave è l&#39;esclusione dalle opportunità professionali dei giovani e delle donne. Oggi in Italia, la crisi colpisce tutti, però in maggior misura i giovani e le donne. Se inoltre questi giovani e donne sono del sud, allora il gioco è quasi impossibile. Vediamo nel dettaglio il tasso di occupazione nel paese. Questo indice spiega meglio la situazione del tasso di disoccupazione. In Italia alla fine del mese di ottobre, secondo i dati diffusi dall&#39;ISTAT (Istituto di Statistica), gli occupati tra i 15 e 24 anni erano il 19,3%, ovvero meno di una persona su cinque era occupata. Nel nord del paese, l&#39;occupazione giovanile era del 24,5%. Situazione migliore della media nazionale, ma ugualmente preoccupante. Nel sud, il tasso di occupazione per lo stesso segmento di età raggiunge appena il 14,2% della popolazione, ovvero troviamo occupata solo una persona su sette.</big></p>
<p>
	<big><strong>La crisi italiana è parte della crisi globale o risponde a cause più profonde?</strong></p>
<p>	E&#39; la conseguenza dell&#39;incapacità della classe dirigente (non solo politica) del paese di comprendere i cambiamenti avvenuti negli ultimi quaranta anni a livello economico e geopolitico.<br />
	La visione strategica della nosra classe dirigente è diretta sempre al corto periodo, senza una vera pianificazione e un significativo investimento nella ricerca e innovazione, incapace quindi di affrontare i problemi strutturali che emergono con tutta la loro forza nelle epoche di crisi.</p>
<p>	<strong>Che evoluzioni avrà la crisi?</strong></big></p>
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	&nbsp;</p>
<p>
	<big>La crisi economica internazionale è, prima di tutto, la conseguenza di una incapacità da parte delle istituzioni di leggere un mondo più articolato e complesso di quello che cercano di rappresentare e regolamentare.<br />
	In Italia, come dicevo prima, negli ultimi anni non è stato fatto nulla in questo senso. Però il problema non è solo italiano. E&#39; in primo luogo, delle istituzioni internazionali.</big></p>
<p>
	<big>Per superare questa crisi è necessario ridisegnare le istituzioni internazionali: Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale. E&#39; una crisi sistemica: va oltre l&#39;essere solo economica o finanziaria e, pertanto, non è stata causata dal debito pubblico o per i costi sociali, e nemmeno per l&#39;alto costo del lavoro, come viceversa viene scritto su molti giornali italiani,&nbsp; dove si focalizza il problema della crisi come se fosse semplicemente originata dal costo sociale o dal debito estero.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p class="rtecenter" style="">
	<big><strong>Ci sono innovazioni tecnologiche nella produzione nell&#39;Italia di oggi?</strong></p>
<p>	L&#39;Italia in questi ultimi anni speso principalmente in macchinari, strumentazione e costruzioni, e solo una piccola frazione è stata diretta in &quot;investimento dello sviluppo&quot;.&nbsp;&nbsp; Oggigiorno questo è ciò che manca principalmente nel paese. Le imprese e il settore pubblico in particolare modo, richiedono urgentemente questo tipo d&#39;investimento. E nell&#39;ambito di queste importanti considerazioni non dobbiamo dimenticarci della fuga di cervelli che il paese sta vivendo. Lo Stato italiano ha pagato migliaia di euro per formare giovani ricercatori e professionisti che obbligatoriamente intravedono in altri paesi la realizzazione delle proprie e legittime aspirazioni professionali. Lo Stato non si preoccupa di fornirgli incentivi.</p>
<p>	<span style="color:#0000ff;"><em>Ortodossia all&#39;italiana</em></span></p>
<p>	<strong>Come descriverebbe l&#39;applicazione del Consenso di Washington nel suo paese dall&#39;inizio degli anni 90?</strong></p>
<p>	In Italia e in tutta Europa dagli anni 80 si sta realizzando ciò che il sociologo Luciano Gallino chiama nel suo ultimo libro &quot;<span style="color:#ff0000;">La lotta di classe dopo la lotta di classe</span>&quot;. Da circa trent&#39;anni la lotta di classe non vede più come soggetti attivi i lavoratori ma le classi sociali alte che vogliono recuperare quel potere perso negli anni sessanta e settanta. Gli strumenti che questa classe sociale utilizza per realizzare questi obiettivi sono esattamente quelli consigliati dal Consenso di Washington. In Italia, queste politiche si sono tradotte nella riduzione delle potenzialità di settori essenziali quali l&#39;educazione, salute e trasporti. E come nelle altri parti d&#39;Europa, c&#39;è un tentativo di smantellare il modello sociale che ha caratterizzato gli ultimi sessanta anni della nostra storia. Quel modello di Stato di benessere europeo è stato apprezzato e ammirato in molte parti del mondo, e serve oggi come ispirazione a molti processi progressisti nella stessa America Latina che, infine, ha affermato la necessità di costruire una società solidale invece di seguire il progetto individualista ispirato al neoliberismo. Proprio mentre l&#39;America Latina trova il valore di costruire un nuovo paradigma di sviluppo, l&#39;Europa, e l&#39;Italia con essa, trovano un concetto di modernità basato su quei principi di neoliberismo consigliati dagli organismi internazionali con sede a Washington che, nelle decadi precedenti, hanno condotto ad altissimi tassi di povertà e diseguaglianza.</big></p>
<hr />
<h4>
	<span style="color:#0000ff;">Traduzione a cura di Puntocritico Onlus &#8211;</span></h4>
<h4>
	<a href="http://www.puntocritico.net"> www.puntocritico.net</a> <span style="color:#0000ff;">info@puntocritico.net</span></h4>
<hr />
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	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://tiempo.infonews.com/advf/imagenes/2013/01/510429b07c424_200x128.jpg" style="width: 200px; height: 128px; " /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="964"> (15)</p>
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