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	<title>Libera Tv &#187; CISL</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>Un battito d&#8217;ali di farfalla</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 16:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Il fatto che sia sufficiente la svalutazione di qualche punto percentuale della moneta cinese per far crollare le borse di tutto il mondo, mettere in allarme i governi e le istituzioni finanziarie di tutti i continenti, dare uno scossone al costo delle materie prime e dei prodotti petroliferi, significa che c&#39;è più di qualche cosa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Il fatto che sia sufficiente la svalutazione di qualche punto percentuale della moneta cinese per far crollare le borse di tutto il mondo, mettere in allarme i governi e le istituzioni finanziarie di tutti i continenti, dare uno scossone al costo delle materie prime e dei prodotti petroliferi, significa che c&#39;è più di qualche cosa che non funziona nella gestione economica di questo pianeta.</strong></span></p>
<p>
	<strong>Significa che l&#39;intero sistema economico è ormai intimamente connesso ma che vive un equilibrio assolutamente instabile e che un battito d&#39;ali di farfalla in Cina può produrre un tifone in California o un terremoto in Europa.</strong></p>
<hr />
<p>
	Questa è la globalizzazione nella sua immediata e sicuramente semplicistica traduzione dei meccanismi di causa ed effetto dei fenomeni economici che trascinano poi quelli politici e sociali.</p>
<p>
	Il castello, o i castelli, così costruiti e rappresentati mediaticamente a miliardi di persone come monoliti, come processi ineluttabili, crollano o vengono messi fortemente in discussione da un singolo evento come la parziale svalutazione di una singola moneta.</p>
<p>
	Se raffrontiamo quel che sta accadendo in Cina in queste ore con la vicenda della Grecia, appare ancor più evidente che quanto accaduto in Europa, pur se per dimensioni economiche si tratta di un evento insignificante a paragone del primo, rappresenta però una situazione di estrema fragilità, complessa e dalle conclusioni assolutamente imprevedibili.</p>
<p>
	<br />
	In altre parole, chi vuol farci credere che ormai non è più possibile muoversi all&#39;interno dei singoli continenti o dei singoli stati per poter modificare strutturalmente la vita di milioni di persone, chi tende a presentare una situazione immutabile rispetto alla quale è possibile soltanto l&#39;accettazione acritica dell&#39;attuale modello economico e sociale, lo fa sapendo di mentire e allo scopo di sopire/reprimere ogni conflitto sociale.</p>
<p>
	E allora dobbiamo renderci conto che anche per quanto riguarda la vita sociale e sindacale di un singolo paese è possibile e doveroso cambiare: non siamo schiavi del fato e se ci si rende conto che è possibile cambiare, allora non c&#39;è più nulla di immutabile.</p>
<p>
	Cominciamo dalle piccole cose, cominciamo a demolire l&#39;indifferenza, la rassegnazione, l&#39;impotenza che ha contraddistinto la storia sociale di questo paese negli ultimi decenni.</p>
<p>
	Come sindacato, come USB, stiamo facendo la nostra parte e spesso ci troviamo anche a dover intervenire in termini sociali in ambiti che prima erano prerogativa dell&#39;attività della politica, di una politica che oggi è imbrigliata, omologata e per gran parte preoccupata soltanto di perpetuare se stessa.</p>
<p>
	Sindacalmente c&#39;è però bisogno di crescere tutti insieme e rapidamente, di dare un segnale forte e chiaro, di affermare senza paura che esiste un&#39;alternativa a chi ha abbandonato la strada della rappresentanza reale di chi lavora.</p>
<p>
	C&#39;è bisogno di costruire le basi che permettano di dare voce a quel disagio sociale che è sempre più evidente, di mettere in campo quel conflitto sociale che solo può rimettere in moto il protagonismo di milioni di donne e uomini che vogliono cambiare e desiderano vivere in una società diversa e più giusta di quella in cui oggi si vivono.</p>
<p>
	Ma per non rimanere sul piano delle enunciazioni è indispensabile indicare un percorso che faccia intravedere una via di uscita e una vera alternativa, per quel che ci compete, a livello sindacale.</p>
<p>
	Sicuramente non esistono scorciatoie: è necessario creare un&#39;organizzazione che sia insieme modello alternativo in termini di obiettivi e di metodo e strumento democratico e partecipato in mano ai lavoratori.</p>
<p>
	Ma il primo passo per costruire un&#39;alternativa che ridia spessore e senso al significato stesso della parola sindacato è rappresentato dalla cesura netta nei confronti delle esperienze di Cgil, Cisl e Uil, quelli che vengono ormai definiti &ldquo;sindacati complici&rdquo; del sistema e che tanti danni stanno provocando ai lavoratori.</p>
<p>
	E questo non soltanto e non principalmente per gli scandali che stanno investendo in questi giorni la Cisl e che presto si estenderanno ad altri, cosa questa che da sola dovrebbe già produrre una emorragia di iscritti senza precedenti: il motivo fondamentale è che questi sindacati sono irriformabili, sono ormai parte del sistema e ad esso rispondono e per questo motivo non sono più in grado di rappresentare degnamente ed efficacemente gli interessi dei lavoratori.</p>
<p>
	Difendere i diritti di chi lavora non vuol dire difendere i privilegi come questo ed altri governi stanno ripetutamente affermando: al contrario vuol dire difendere la dignità della gente, vuol dire emanciparsi, vuol dire chiedere e pretendere una democrazia che non sia quotidianamente sfregiata dall&#39;avidità e dall&#39;interesse di pochi.</p>
<h4 class="rtecenter">
	<span style="color:#b22222;"><strong>Cominciamo a sbattere le ali e a volare più alto, forse scopriremo di poter essere molto più determinanti di quel che molti pensano.</strong></span></h4>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10743"> (36)</p>
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		<title>La Confindustria chiama, la Cisl risponde</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2015 20:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Annamaria Furlan]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL CISL e UIL]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
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		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Quindici giorni fa era partita all&#8217;attacco Confindustria con il suo Presidente che, dopo aver elencato tutti i benefici ottenuti da Renzi, accusava CIGL CISL UIL di miopia per i ritardi nel mandare al macero il vecchio contratto nazionale e puntare invece sulla contrattazione aziendale/territoriale, paventando un intervento diretto del governo che a suo dire ha [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Quindici giorni fa era partita all&rsquo;attacco Confindustria con il suo Presidente che, dopo aver elencato tutti i benefici ottenuti da Renzi, accusava CIGL CISL UIL di miopia per i ritardi nel mandare al macero il vecchio contratto nazionale e puntare invece sulla contrattazione aziendale/territoriale, paventando un intervento diretto del governo che a suo dire ha lo scopo di eliminare i corpi intermedi, confindustria compresa.</strong></span></p>
<p>
	<strong>Ed ecco farsi avanti, con una prontezza degna di miglior causa, la CISL con una sua proposta di riforma dei modelli contrattuali e con l&rsquo;obiettivo di chiudere la partita entro settembre, prima quindi che si entri nel vivo del rinnovo di molti contratti tra cui metalmeccanici, pubblico impiego e chimici.</strong></p>
<p>
	Il sindacato della Furlan vuole puntare tutto sul contratto aziendale/territoriale che avrà competenza sulla parte più consistente del salario, legata alla produttività e ai premi di risultato &#8211; su cui applicare consistenti percentuali di decontribuzione e detrazioni &#8211; con un&rsquo;imposta sostitutiva dell&rsquo;IRPEF e delle addizionali comunali e regionali. A livello aziendale anche la trattativa su flessibilità e orari di lavoro.</p>
<p>
	Al contratto nazionale, già in parte svuotato dalle deroghe imposte dal 2011 ad oggi, resterebbe la determinazione dei minimi salariali &ndash; la CISL teme come sempre l&rsquo;intervento legislativo del governo in materia di salario minimo &ndash; la difesa del potere d&rsquo;acquisto legato all&rsquo;inflazione dell&rsquo;Eurozona, e dulcis in fundo la previdenza complementare.</p>
<p>
	Un piano che si colloca perfettamente nella linea tracciata dall&rsquo;Unione Europea , imposta solo pochi giorni fa alla Grecia, ma che per quanto riguarda noi trova la sua genesi nella famosa lettera inviata nell&rsquo;agosto del 2011 dall&rsquo;allora presidente della BCE , Trichet , e da Draghi, a quel tempo Governatore della Banca d&rsquo;Italia, ma rinnovata nell&rsquo;autunno scorso da Bruxelles, in occasione dell&rsquo;esame della legge di stabilità 2015, che ha condizionato l&rsquo;approvazione dell&rsquo;UE all&rsquo;attuazione delle riforme annunciate da Renzi e prontamente attuate con il jobs act.</p>
<p>
	D&rsquo;altro canto l&rsquo;accelerazione proposta dalla CISL trova una sua rispondenza con i problemi di Confindustria, che vede alcuni dei suoi affiliati più importanti uscire dall&rsquo;Associazione, Marchionne docet, ma anche molti degli associati non rispondere alle sue direttive come nel caso dell&rsquo;attuazione della parte del testo unico relativo al conteggio delle deleghe sindacali.</p>
<p>
	Renzi e Confindustria in difficoltà? La CISL prontamente accorre in aiuto, nel solco dei dettati e dei trattati europei. Inutile cercare voci dissenzienti nelle altre due organizzazioni, CGIL e UIL, solo deboli inezie.</p>
<p>
	Si completa così il disegno padronale di frammentazione dei lavoratori, solo chi sta nelle aziende competitive, nelle così dette eccellenze, in grado di fronteggiare i mercati internazionali, potrà aspirare a qualcosa che assomigli ad un salario quasi normale. Ma non erano l&rsquo;unità, la compattezza, la solidarietà, gli obiettivi comuni i principi fondanti del movimento di classe, che hanno consentito alla società italiana i progressi in ogni campo?</p>
<p>
	Il fatto è che tutti e tre da anni hanno accettato di accantonare il ruolo di difensori degli interessi di classe dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari, dei disoccupati, dei pensionati. Nessuna mobilitazione all&rsquo;atto dell&rsquo;approvazione del Jobs Act che già contiene le linee guida per attuare quanto proposto dalla CISL, nessuna vera opposizione al dilagare del precariato e della disoccupazione contrapposto all&rsquo;accumularsi della ricchezza in settori sempre più ristretti, nessun contrasto alle multinazionali che hanno eletto il nostro paese a teatro delle loro scorribande.</p>
<p>
	<strong>La Grecia è stato l&rsquo;esempio più evidente di dove può arrivare l&rsquo;arroganza ed il potere dell&rsquo;Unione Europea. Prima ci convinciamo della necessità della sua rottura e prima saremo in grado di metter in campo strumenti a tutela dei lavoratori e dei settori più deboli della nostra società</strong>.</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10732"> (24)</p>
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		<title>CGIL-CISL-UIL : RIECCOLI !!!</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 11:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Puntuale come un orologio torna la querelle sull’unità sindacale. La punzecchiatura di Renzi sul sindacato unico, buttata lì dagli schermi televisivi, ha ottenuto il suo primo risultato, far correre Camusso, Barbagallo e Furlan a riannodare i fili della unità di sigle, cosa assolutamente diversa, se non contraria, all’unità della classe lavoratrice. Al centro della discussione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #b22222;"><strong>Puntuale come un orologio torna la querelle sull’unità sindacale. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La punzecchiatura di Renzi sul sindacato unico, buttata lì dagli schermi televisivi, ha ottenuto il suo primo risultato, far correre Camusso, Barbagallo e Furlan a riannodare i fili della unità di sigle, cosa assolutamente diversa, se non contraria, all’unità della classe lavoratrice. </strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Al centro della discussione ovviamente viene posta la perdita di peso e di funzione del sindacato e la colpa la si attribuisce alla mancanza di unità sindacale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto quello che serve è ritrovarla subito, ovviamente a partire da una condivisa riforma della contrattazione che ha come obbiettivo l’ulteriore ridimensionamento di quella nazionale a favore di quella aziendale o di secondo livello. Poco da dire, anche stavolta Renzi trova il burro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna ipotesi di rispondere alla provocazione sul sindacato unico mettendo in campo lavoratori e lavoratrici in carne ed ossa, solo chiacchiere e distintivo. Nessun ripensamento o riflessione su come e perché le maggiori organizzazioni sindacali italiane vivono oggi una crisi che non si manifesta in forme drammatiche solo grazie agli enormi apparati economici che li sostengono e senza i quali, e senza le fettine di potere graziosamente concesse loro negli anni trascorsi per tenerseli buoni, sarebbero già crollati come castelli di carta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del governo della nazione è evidente a tutti tranne che ai segretari confederali. Fare a meno di ogni mediazione tra i lavoratori e i padroni e il governo, avere campo libero per ogni nefandezza, come stiamo verificando ogni giorno con i decreti attuativi del Job act, poter smantellare il welfare, partendo dalla scuola e dalle pensioni, passando per la sanità e il diritto al lavoro e all’abitare senza trovare alcun contrasto organizzato. Indebolire la classe nella sua capacità collettiva di respingere l’attacco violentissimo in corso portato all’ombra di una crisi che viene utilizzata per spianare ogni cosa. E quei tre vagheggiano di unità sindacale garantendo già a priori di sposare uno degli architravi del progetto del capitale, la definitiva archiviazione del contratto collettivo nazionale di lavoro. Le prove tecniche sono a buon punto, tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, così come quelli del trasporto pubblico locale sono già senza contratto da anni e non si intravvedono soluzioni a breve termine. Basta dire che non ci sono i soldi per rinnovare i contratti che tutti tacciono e si autoconvincono che vada bene così e non si possa fare altro. A cominciare da Camusso Furlan e Barbagallo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che ciò che manca non è l’unità sindacale di cgil, cisl e uil e magari con i tirapiedi dell’ugl al seguito, quello che serve davvero è l’unità della classe e la sua autonomia nella definizione degli obbiettivi e delle pratiche di conflitto, per riaprire una stagione di lotte senza compatibilità e senza regali ai padroni, per riprenderci quello che è nostro e per provare ad andare avanti. Contratti, pensioni, sanità e scuola pubblica, servizi sociali, reddito garantito e diritto alla casa, riduzione dell’orario di lavoro e buona occupazione su queste semplici parole d’ordine, ma che possono cambiare la nostra vita, siamo chiamati a lottare, per farlo non solo serve l’unita della classe ma serve anche spazzare via le organizzazioni sindacali complici.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10728"> (58)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il 15 maggio un grande sciopero degli autoferrotranvieri: ma non basta!</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/05/18/il-15-maggio-un-grande-sciopero-degli-autoferrotranvieri-ma-non-basta/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 07:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dopo il riuscito sciopero degli autoferrotranvieri indetto da USB il 15 maggio, si fanno sempre più pesanti gli attacchi ai lavoratori, al sindacato e al diritto di sciopero da parte di politici, di alcuni giornalisti e di noti perditempo. Non entriamo nel merito delle provocazioni di Oscar Giannino, dimostratosi nel recente passato un campione di [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #b22222;"><strong>Dopo il riuscito sciopero degli autoferrotranvieri indetto da USB il 15 maggio, si fanno sempre più pesanti gli attacchi ai lavoratori, al sindacato e al diritto di sciopero da parte di politici, di alcuni giornalisti e di noti perditempo.</strong></span></p>
<hr />
<p><strong>Non entriamo nel merito delle provocazioni di Oscar Giannino, dimostratosi nel recente passato un campione di sincerità, di verità e di equilibrio, che su “Il Messaggero” dice tra l&#8217;altro anche delle sonore sciocchezze su argomenti che non conosce, come l&#8217;asserzione che nelle società municipalizzate, come quelle dei trasporti, non si applica l&#8217;accordo del 10 gennaio tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci interessa neanche entrare nel merito delle affermazioni del Presidente della Commissione di Garanzia che dimostrano che di fatto siamo di fronte ad una vera Commissione anti-sciopero, che invece di contemperare il diritto di sciopero e quello degli utenti, difende a spada tratta quello delle aziende di poter fare il massimo utile possibile in qualsiasi situazione.<br />
<strong>Ci piacerebbe </strong>discutere dell&#8217;esercizio del diritto di sciopero come previsto dalla Costituzione, ma anche su questo tema dobbiamo prendere atto che ci troviamo in una società, quella italiana, che in gran parte è ormai estranea anche alla sua “Carta fondamentale”, nata dalla lotta contro fascismo ed autoritarismo e fondata sul diritto al lavoro.<br />
<strong>Ci piacerebbe</strong> dire a Giannino e ad altri grandi detentori della “verità” come lui, che il diritto di sciopero è individuale e non può essere riservato al sindacato o, peggio ancora, a quei sindacati che da anni non svolgono il loro ruolo, “collaborano” con le controparti e badano esclusivamente a perpetuare la loro esistenza.<br />
<strong>Ci piacerebbe</strong> anche ribadire che troviamo contraddittorio, offensivo e persino rivoltante l&#8217;ipotesi di legare lo sciopero al SI del 50% (c&#8217;è chi dice il 75%) dei lavoratori attraverso un referendum preventivo. Chi chiede il consenso del 50% dei SI per esercitare un diritto costituzionale individuale, è lo stesso che con la nuova legge elettorale decide che con il 40% dei voti &#8211; che corrisponde al 20% degli italiani – si fa il pieno in parlamento e si governa da soli.</p>
<p>L&#8217;USB combatte tutto ciò, come e con i lavoratori che non chinano la testa, che lottano, che partecipano e si difendono anche con il diritto di sciopero, ma si trova ad operare sindacalmente anche tra quei lavoratori che spesso si iscrivono a Cgil, Cisl e Uil per timore di essere discriminati o perché pensano che “così qualche problemino c&#8217;è chi me lo risolve”, ma che poi in tanti scioperano perché non ce la fanno più.</p>
<p>E dovremmo spiegare anche che se un sindacato che ha “pochi iscritti” (ma non ne ha poi così pochi nei trasporti come in tanti altri settori del pubblico e del privato), indice uno sciopero ed è seguito da un numero di lavoratori  così alto da riuscire a bloccare le città italiane, vuol dire che le ragioni dello sciopero sono sentite dai lavoratori, vuol dire che il sindacato rappresenta realmente e non soltanto formalmente le istanze di chi lavora.<br />
<strong><span style="color: #b22222;">Questa, cari tromboni politici ed economisti che vi esercitate all&#8217;autoritarismo sulla stampa per accattivarvi le carezze di qualcuno, si chiama DEMOCRAZIA, si chiama RAPPRESENTANZA DEL LAVORO, si chiama CONFLITTO SOCIALE&#8230;.. si proprio quel conflitto che per noi significa emancipazione e per voi rappresenta l&#8217;unico nemico rimasto sulla strada che porta al liberismo più sfrenato.</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lo sciopero del 15 maggio parlava di lotta al jobs act e alle privatizzazioni, di necessità di un contratto di lavoro che non si rinnova da anni: questo per noi è conflitto sociale che salda queste esigenze con i bisogni di milioni di altre donne e uomini che non ce la fanno più ad andare avanti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma questo sciopero parla anche a noi ed ai lavoratori: non è ormai più rinviabile la costruzione di una vera alternativa sindacale a Cgil, Cisl e Uil, la costruzione di un sindacato di massa, conflittuale, democratico, indipendente, che rappresenti degnamente la classe lavoratrice di questo paese.<br />
Per fare questo ci vogliono anche i numeri oltre che le ragioni: dobbiamo accelerare lo sviluppo anche numerico ed organizzativo dell&#8217;USB. Non c&#8217;è più molto tempo! USB è ancora troppo piccolo per rappresentare l&#8217;alternativa, ma è ormai troppo grande e forte e costituisce un reale pericolo per l&#8217;equilibrio esistente tra governi, confindustria e Cgil, Cisl e Uil.</p>
<p>Ai lavoratori chiediamo di dare forza ad USB, adesso e senza aspettare “tempi migliori”: ora è necessaria la forza dei lavoratori per costruire il sindacato che serve.</p>
<p><span style="color: #b22222;"><strong>Non basta scioperare, non basta lottare: mentre lottiamo e scioperiamo dobbiamo anche costruire le basi per un mondo del lavoro migliore e questo si fa soprattutto attraverso la partecipazione, la solidarietà e l&#8217;organizzazione. </strong></span></p>
<p><span style="color: #b22222;"><strong><img style="width: 200px; height: 199px;" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" alt="" /></strong></span>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1364"> (30)</p>
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		</item>
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		<title>Bufal-Inps. L’ente pubblico di previdenza sociale sponsorizza i fondi pensione privati</title>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 07:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La questione previdenziale è sempre più tormentata e di attualità. Le aspettative suscitate dalla sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo, imposto dal duo Monti-Fornero, rischiano di andare deluse perché il governo Renzi sta cercando una via d&#8217;uscita per limitarne l&#8217;applicazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4>
	<span style="color:#b22222;"><strong>La questione previdenziale è sempre più tormentata e di attualità. </strong></span></h4>
<p>
	<strong>Le aspettative suscitate dalla sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimo il blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo, imposto dal duo Monti-Fornero, rischiano di andare deluse perché il governo Renzi sta cercando una via d&rsquo;uscita per limitarne l&rsquo;applicazione o diluirla nel tempo. USB Pensionati ha immediatamente avviato l&rsquo;iniziativa per chiedere la piena e indilazionabile restituzione di quanto indebitamente non riconosciuto.</strong></p>
<hr />
<p>
	<br />
	Nel frattempo da quasi tre mesi a presiedere l&rsquo;INPS è stato chiamato Tito Boeri, economista della Bocconi e direttore scientifico della Fondazione Debenedetti. Il pensiero di Boeri sul sistema previdenziale è chiaro e scritto nero su bianco nei suoi libri ed articoli: calcolo delle future pensioni esclusivamente con il contributivo e ricalcolo di quelle in essere, che risultano più favorevoli; adesione ai fondi pensione negoziali o privati per i giovani con rinuncia al TFR.</p>
<p>
	<br />
	L&rsquo;applicazione esclusiva del calcolo contributivo penalizzerebbe innanzitutto gli assegni di pensione medio bassi riducendoli ulteriormente. Già oggi l&rsquo;80% delle pensioni erogate è al di sotto di &euro; 1.500,00 mensili lordi e non possono essere definite queste pensioni d&rsquo;oro da colpire in nome di un&rsquo;equità che il presidente dell&rsquo;INPS farebbe bene a spiegare a chi ha pagato pesantemente la crisi economica.</p>
<p>
	<br />
	Appena insediato alla presidenza dell&rsquo;ente previdenziale, Boeri ha portato a termine il progetto della busta arancione, che ha voluto chiamare &ldquo;La mia pensione&rdquo;. Dal 1&deg; maggio chi ha meno di quarant&rsquo;anni ed è iscritto alla gestione dei lavoratori dipendenti del privato o a quelle degli autonomi e dei parasubordinati, attraverso un PIN rilasciato dall&rsquo;INPS, può accedere ad un programma che simula l&rsquo;andamento della retribuzione e verificare l&rsquo;importo della futura pensione. In seguito l&rsquo;accesso sarà esteso alle altre fasce di età e alle restanti gestioni.</p>
<p>
	<br />
	<strong>L&rsquo;operazione, principalmente rivolta ai giovani, è evidentemente e dichiaratamente finalizzata ad incentivare le adesioni ai fondi di previdenza complementare. Senza mezzi termini l&rsquo;indicazione è contenuta nello stesso programma di simulazione.</strong></p>
<p>
	<br />
	Boeri ha appellato con il termine di &ldquo;ignavi&rdquo; coloro che finora avevano frenato sulla busta arancione probabilmente nella consapevolezza che la previdenza complementare non potesse essere l&rsquo;unica strada da indicare a chi fatica a trovare un lavoro e quando lo trova si vede retribuito con una miseria, con la prospettiva in futuro di avere una pensione calcolata sull&rsquo;intera vita lavorativa e corrispondente in media al 30% dell&rsquo;ultima retribuzione, nella maggioranza dei casi, quindi, una pensione da fame. Questi lavoratori dovrebbero rinunciare al proprio TFR e a parte della retribuzione per finanziarsi una pensione complementare? Il neopresidente dell&rsquo;INPS non ha voluto sentire ragioni e ha rotto gli indugi, trascinando l&rsquo;ente pubblico di previdenza in un&rsquo;operazione pubblicitaria a favore dei fondi pensione privati. Un paradosso per le funzioni che l&rsquo;INPS dovrebbe assolvere nella rete di protezione sociale.</p>
<p>
	<br />
	<strong>USB ha duramente criticato l&rsquo;INPS e il suo presidente Boeri smascherando l&rsquo;inganno che c&rsquo;è dietro al progetto &lsquo;bufala&rsquo; &ldquo;La mia pensione&rdquo;, che tra l&rsquo;altro non permette di calcolare eventuali costi di riscatti e ricongiunzioni di contributi e altre operazioni, per cui dubbi, inesattezze e malcontento saranno scaricati come sempre sulle sedi dell&rsquo;ente previdenziale.</strong></p>
<p>
	<br />
	Nei giorni scorsi delegati e lavoratori della USB hanno protestato all&rsquo;interno della &ldquo;Giornata nazionale della previdenza&rdquo;, organizzata dagli enti previdenziali e dal ministero del lavoro a Napoli, contestando il ministro Poletti e il presidente dell&rsquo;INPS Boeri su &ldquo;Jobs Act&rdquo; e &ldquo;La mia pensione&rdquo;. Le due questioni sono strettamente collegate, perché se non si restituisce dignità e continuità al lavoro dipendente, cancellando anche tutte le forme di lavoro precario, non si assicura un adeguato flusso di entrate contributive all&rsquo;INPS e non si tutelano pienamente i diritti dei lavoratori. Allo stesso tempo l&rsquo;Istituto nazionale pubblico di previdenza sembra voler rinunciare ad una funzione sociale fondamentale, che è quella di assicurare pensioni dignitose, come stabilito dalla Costituzione. La questione previdenziale deve essere affrontata con immediatezza prima che le pensioni siano ridotte ad assegni sociali e si produca un impoverimento generalizzato.</p>
<p>
	<br />
	Il sindacato di base è stato l&rsquo;unico a scioperare contro le diverse riforme che hanno massacrato il sistema previdenziale pubblico, dalla Riforma Dini a quella della Fornero, denunciando i guasti che tali provvedimenti avrebbero prodotto per le generazioni future. Occorre superare il sistema contributivo, restituire dignità e valore alle pensioni pubbliche e stabilire un&rsquo;uscita dal lavoro in un&rsquo;età in cui si possa essere autosufficienti e di aiuto alle proprie famiglie.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>A chi dice che la spesa pensionistica non può sopportare riforme estensive rispondiamo che una vera lotta all&rsquo;evasione contributiva e fiscale e alla corruzione porterebbe a recuperare una montagna di miliardi che in parte potrebbero essere impiegati per il finanziamento del sistema previdenziale pubblico. I soldi ci sono, bisogna solo andarseli a prendere. </strong></span></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1363"> (25)</p>
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		<item>
		<title>CGIL, CISL e UIL E L&#8217;EXPO: COME SI CAMBIA PER NON MORIRE&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2015 10:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Da mesi il governo e le forze politiche, come anche quelle imprenditoriali ed i media, stanno esaltando l&#39;EXPO di Milano, quasi fosse la soluzione ad ogni male del nostro paese. Viene descritto come un formidabile volano per l&#39;economia e per il lavoro: il necessario riscatto italiano che creerà ed accompagnerà lo sviluppo che le politiche [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Da mesi il governo e le forze politiche, come anche quelle imprenditoriali ed i media, stanno esaltando l&#39;EXPO di Milano, quasi fosse la soluzione ad ogni male del nostro paese.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	<br />
	Viene descritto come un formidabile volano per l&#39;economia e per il lavoro: il necessario riscatto italiano che creerà ed accompagnerà lo sviluppo che le politiche di austerity imposte dall&#39;Unione Europea hanno reso possibile.</p>
<p>
	<strong>Tutte frottole che servono a nascondere poche e sempre più evidenti verità.</strong></p>
<p>
	Una Esposizione universale serve ad accompagnare uno sviluppo esistente e non a crearlo quando si vive una crisi come quella attuale. Serve a presentare ed offrire al mondo ciò che produci e non ciò che non produci più, che hai svenduto o delocalizzato.</p>
<p>
	In Italia il sistema industriale e ancor prima quello agricolo sono all&#39;abbandono totale: al massimo potremmo insegnare come si privatizzano i fiori all&#39;occhiello di un sistema paese, come ci si sbarazza dello stato sociale, come si smontano e si esportano interi impianti produttivi in una notte lasciando senza lavoro migliaia di donne e uomini.</p>
<p>
	Questa EXPO è invece funzionale ad obiettivi molto più concreti, molto più bassi, molto meno nobili.</p>
<p>
	Serve innanzi tutto a far fare affari a chi ha messo in piedi l&#39;intera baracca e che, a prescindere dagli scandali già scoperti, come tutte le grandi opere in Italia, nasconde e nasconderà tanti altri rivoli e torrenti di denaro e potere che porteranno acqua ai soliti noti.</p>
<p>
	Serve a chi gestirà l&#39;immenso affare immobiliare del dopo EXPO, che rappresenta per qualcuno il vero business della vicenda EXPO.</p>
<p>
	Serve a quei pochi o tanti industriali che utilizzeranno i (nostri) soldi pubblici per assicurarsi qualche commessa.</p>
<p>
	Serve a far passare il principio del &ldquo;lavoro gratuito&rdquo; con la complicità di Cgil, Cisl e Uil. Il cosiddetto &ldquo;volontariato&rdquo; è in realtà a tutti gli effetti un lavoro subordinato e come tale dovrebbe essere pagato e trattato. Un banco di prova che governo e confindustria stanno sperimentando per poi esportarlo in tanti altri ambiti lavorativi.</p>
<p>
	Non bastava la precarietà e neanche il jobs act: ora si deve lavorare gratis e ci si stupisce poi che molti giovani non si presentano a questa assurda chiamata alle armi.</p>
<p>
	<br />
	In effetti questa aberrazione, come l&#39;intero impianto del &ldquo;lavoro&rdquo; che si sta attuando nell&#39;ambito dell&#39;EXPO, è frutto di un accordo sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil e che fa esplicito riferimento a quel malefico articolo 8 della legge Sacconi che sotto il Governo Berlusconi fu duramente contestato da tutti i sindacati.</p>
<p>
	Ciò che 4 anni fa fu ritenuta da&nbsp; Cgil, Cisl e Uil non accettabile ed un grave attacco al mondo del lavoro da parte del Governo Berlusconi, oggi diventa un articolo da applicare sotto il Governo Renzi.</p>
<p>
	Come si cambia, per non morire! Come si cambia per continuare &hellip;. a gestire le briciole, anche a costo di fare carne di porco dei principi alla base della costituzione del nostro paese e dei diritti conquistati con la lotta e i sacrifici di milioni di lavoratori.</p>
<p>
	<strong>Parteciperemo alla manifestazione nazionale del 1 maggio che si svolgerà a Milano ma soprattutto per noi saranno sei mesi di mobilitazione nei quali USB contrasterà questa Expo, questa ennesima dimostrazione di forza di governo e padroni, questa immensa bugia mediatica che avvelena il lavoro e non produrrà che profitti per pochi.</strong></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1360"> (19)</p>
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		<item>
		<title>IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEL COMMERCIO RECEPISCE IL PEGGIO DEL JOBS ACT CON LA FIRMA DELLA FILCAMS CGIL</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/04/07/il-rinnovo-del-contratto-del-commercio-recepisce-il-peggio-del-jobs-act-con-la-firma-della-filcams-cgil/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2015/04/07/il-rinnovo-del-contratto-del-commercio-recepisce-il-peggio-del-jobs-act-con-la-firma-della-filcams-cgil/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2015 18:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LA CILIEGINA SULLA TORTA DI RENZI E DEL SUO JOBS ACT La Confcommercio e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs UIL hanno firmato il 30 marzo, in tarda serata, il rinnovo del contratto del commercio, all&#39;insaputa dei circa tre milioni di lavoratori interessati. La vita di più di 3 milioni di donne e di uomini [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2015/04/07/il-rinnovo-del-contratto-del-commercio-recepisce-il-peggio-del-jobs-act-con-la-firma-della-filcams-cgil/">IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEL COMMERCIO RECEPISCE IL PEGGIO DEL JOBS ACT CON LA FIRMA DELLA FILCAMS CGIL</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>
	<span style="color:#b22222;"><strong>LA CILIEGINA SULLA TORTA DI RENZI E DEL SUO JOBS ACT</strong></span></h3>
<hr />
<p>
	<strong>La Confcommercio e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs UIL hanno firmato il 30 marzo, in tarda serata, il rinnovo del contratto del commercio, all&#39;insaputa dei circa tre milioni di lavoratori interessati. La vita di più di 3 milioni di donne e di uomini del commercio dal primo di aprile è cambiata in peggio. Già dalla prossima Pasqua, dai prossimi saldi, dalle prossime festività natalizie saranno ancor più precari, ancor più ricattabili, ancor più alla mercè di imprenditori senza scrupoli; traditi da chi li doveva rappresentare: da quei sindacati che hanno firmato il peggiore dei contratti possibili.</strong></p>
<p>
	Che le aziende del commercio fossero su questa linea non c&#39;era dubbio. Che lo fossero anche UIL e CISL lo diamo quasi per scontato, visto che firmano pressoché tutto. Ma ha firmato anche la Cgil della Camusso e di Landini.&nbsp; La farsa del rinnovo separato è finita: la Filcams Cgil, che non aveva firmato l&#39;ultimo rinnovo contrattuale ma ne aveva recepito i contenuti nei contratti di secondo livello, stavolta appone il sigillo su un contratto peggiore di quello che aveva &ldquo;contestato&rdquo; 4 anni fa, lanciando con un tweet l&#39;hashtag #questisiamonoi. Nulla di nuovo, noi questo lo sapevamo già.</p>
<p>
	Nell&rsquo;analisi di questo pessimo accordo cominciamo da quello che non c&rsquo;è: la mancata retribuzione dei primi tre giorni di malattia e l&rsquo;obbligatorietà delle domeniche lavorative restano inalterati. Non c&rsquo;è alcun passo indietro delle parti tanto che non è stata apportata alcuna modifica alle questioni più sentite e sofferte dalle lavoratrici e dai lavoratori.</p>
<p>
	Viene infatti ribadito il pesante attacco alla tutela della malattia attraverso un meccanismo progressivo: nei primi tre giorni di malattia è previsto il pagamento al 100% solo per i primi due eventi morbosi dell&rsquo;anno. Per il 3&deg; evento l&rsquo;azienda paga solo il 66%, per il 4&deg; solo il 50% e dalla 5&deg; malattia in poi zero retribuzione per tutti e tre i giorni (sono escluse solo le malattie superiori a 11 giorni). Il risultato, per molti lavoratori, è stato quello di dover essere costretti a lavorare anche se influenzati per non vedersi decurtare una parte del salario e trovarsi in difficoltà con il mutuo, le bollette o la spesa alimentare.</p>
<p>
	Anche la questione del lavoro domenicale è rimasta tale e quale: l&rsquo;80% dei lavoratori del commercio e della grande distribuzione sono donne e il lavoro nei giorni festivi sta rendendo loro la vita sociale e familiare impossibile, azzerando di fatto i tempi di vita e di cura della famiglia. Appare allora evidente che le questioni sentite dai lavoratori poco importano a chi dovrebbe rappresentarli.</p>
<p>
	Ma passiamo a quello che nell&rsquo;intesa c&rsquo;è, purtroppo; a cominciare dalla parte economica. L&rsquo;aumento contrattuale è a dir poco ridicolo. Parliamo di miseri 85 euro medi lordi per un IV livello (nel rinnovo del 2011 fu di 86 euro, un euro in più e sono passati ben 4 anni), diviso in 5 tranches spalmate in ben 3 anni.</p>
<p>
	Questi aumenti &ldquo;a rate&rdquo; verranno vanificati dal mancato surplus derivante dalla prestazione straordinaria. Infatti in tema di flessibilità il Ccnl prevede fino a 44 ore settimanali per un massimo di 16 settimane annue; ore da &ldquo;recuperare&rdquo; entro l&rsquo;anno. Semplificando, durante i picchi di lavoro l&rsquo;azienda potrà richiedere il superamento dell&rsquo;orario stabilito da contratto fino a 44 ore settimanali, per un massimo di 16 settimane. Le ore prestate oltre il normale orario di lavoro non saranno pagate come straordinario ma &ldquo;concesse&rdquo; come riduzione di orario nei periodi di minor carico di lavoro.</p>
<p>
	Il nuovo contratto prevede anche il danno oltre la beffa. Ovvero, in caso di lavoratori disoccupati o con reddito inferiore al minimo, è possibile stipulare un contratto a tempo determinato di 12 mesi in cui è previsto un percorso formativo durante il quale i lavoratori saranno sottoinquadrati: per i primi sei mesi di due livelli inferiori rispetto alla qualifica, per i successivi sei mesi di un livello inferiore rispetto alla qualifica. In perfetta continuità con il Jobs Act di Renzi e Poletti.</p>
<p>
	Anche sull&rsquo;apprendistato non c&rsquo;è da stare allegri e il copione è ancora una volta quello dettato dalla nuova riforma sul lavoro. La percentuale di conferma passa dall&rsquo;80% al 20% e si allinea con la percentuale di conferma dei contratti a tempo determinato, che dal canto loro subiscono un peggioramento evidente. Nelle località turistiche, ed in Italia poche sono le località che non rientrano in questa fattispecie, sparisce del tutto la limitazione quantitativa all&rsquo;uso di contratti a tempo determinato. Per assurdo (ma neanche tanto), si potrebbe avere un&rsquo;unità produttiva senza lavoratori a tempo indeterminato. E per fortuna che il Jobs Act favorisce la stabilizzazione dei rapporti di lavoro!!</p>
<p>
	<strong>Per non farci mancare nulla, il rapporto di lavoro a tempo parziale (part time), prevede la possibilità di stipulare contratti della durata di 8 ore settimanali. Un salario da fame per lavoratori che risulteranno allo stesso tempo &ldquo;occupati&rdquo; e funzionali ai proclami del duo Renzi-Poletti e poveri per l&rsquo;ISTAT.</strong></p>
<p>
	Concludiamo questa breve analisi con una riflessione amara. Leggendo il testo emerge chiaramente un&rsquo;enorme attenzione delle parti agli enti bilaterali, ai fondi pensione a all&rsquo;assistenza sanitaria integrativa. Insomma, le vere fonti economiche che sorreggono le burocrazie dei sindacati confederali.&nbsp; Si tratta in massima parte di soldi che escono dalle tasche dei lavoratori e delle aziende relativi alla gestione dei cosiddetti &ldquo;Enti Bilaterali&rdquo;. Soldi che arrivano alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto. In pratica ormai molto meno della metà delle entrate di queste organizzazioni sindacali&nbsp; arriva dalle quote degli iscritti . E allora si spiega anche perché del consenso convinto dei lavoratori ormai gli interessa poco!</p>
<p>
	<strong><span style="color:#b22222;">L&#39;USB già da oggi, con determinazione lotterà affinché i milioni di donne e uomini del commercio prendano voce, abbiano una rappresentanza vera e impongano alle controparti il proprio punto di vista.</span></strong></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1354"> (27)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2015/04/07/il-rinnovo-del-contratto-del-commercio-recepisce-il-peggio-del-jobs-act-con-la-firma-della-filcams-cgil/">IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEL COMMERCIO RECEPISCE IL PEGGIO DEL JOBS ACT CON LA FIRMA DELLA FILCAMS CGIL</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>CONTRO TUTTI I LADRI DI DIRITTI 10.000 IN PIAZZA A MILANO</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/03/02/contro-tutti-i-ladri-di-diritti-10-000-in-piazza-a-milano/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2015/03/02/contro-tutti-i-ladri-di-diritti-10-000-in-piazza-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2015 17:54:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>DA QUI CONTINUA LA NOSTRA BATTAGLIA Tante le realtà del lavoro pubblico e privato, dei movimenti sociali, dei coordinamenti cittadini e regionali, fianco a fianco con i precari, i disoccupati, i migranti e i senza casa. &#160; In piazza gli interventi conclusivi di Giorgio Cremaschi, per il Forum Diritti/Lavoro che ha lanciato la manifestazione; Nicoletta [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h2>
	<span style="color:#b22222;"><strong>DA QUI CONTINUA LA NOSTRA BATTAGLIA</strong></span></h2>
<p>
	<strong>Tante le realtà del lavoro pubblico e privato, dei movimenti sociali, dei coordinamenti cittadini e regionali, fianco a fianco con i precari, i disoccupati, i migranti e i senza casa.</strong></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	In piazza gli interventi conclusivi di Giorgio Cremaschi, per il Forum Diritti/Lavoro che ha lanciato la manifestazione; Nicoletta Dosio, del movimento No Tav; Aboubakar Soumahoro, portavoce italiano della Cispm (Coalizione Internazionale Sans Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti Asilo) e Pierpaolo Leonardi, dell&rsquo;Esecutivo nazionale USB.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&ldquo;I lavoratori e le lavoratrici, ma anche chi il lavoro lo ha perso, o i giovani a cui Expo chiede di lavorare gratis, non si fanno certo incantare dalle favole di Salvini, sedicente neo paladino dei più deboli &ndash; ironizza dalla piazza Guido Lutrario, dell&rsquo;USB nazionale &ndash; qui, nel cuore di Milano, si hanno ben presenti le prodezze di cui è capace la Lega, sia quando era al Governo nazionale, sia adesso che governa la Lombardia, dove per Expo ha ratificato il lavoro sfruttato e gratuito, con la benedizione di Cgil Cisl Uil&rdquo;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&ldquo;Lo sanno bene anche i migranti, i rifugiati e i richiedenti asilo, tantissimi oggi in piazza con noi, che Salvini insieme ai neofascisti vorrebbe far &lsquo;riaccompagnare a casa&rsquo; dalla nostra Marina Militare&rdquo;, aggiunge il sindacalista.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&ldquo;Sono troppe le parti in commedia &ndash; prosegue Lutrario &#8211; sia per Salvini che per Renzi, l&rsquo;altro sedicente innovatore che ha riportato il diritto del lavoro ai tempi di Kunta Kinte, come era scritto su uno striscione del bellissimo corteo di oggi&rdquo;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong>&ldquo;I lavoratori e le lavoratrici non ci cascano &ndash; evidenzia il rappresentante USB &ndash;&nbsp; sanno bene chi, seguendo un percorso coerente, difende i loro interessi praticando un conflitto vero, nei posti di lavoro e nei territori; chi non li porta a scioperi e manifestazioni mentre in contemporanea firma accordi vergognosi. Questa di oggi è stata la prima grande manifestazione contro il jobs act e contro tutti i ladri di diritti &#8211; conclude Lutrario &ndash; da qui continua la nostra battaglia&rdquo;. </strong><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1339"> (15)</p>
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		<title>DIFFICILE MANTENERE LA CALMA</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2015 10:07:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
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		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Difficile mantenere la calma davanti alla decisione della Consulta di bocciare il referendum promosso dalla Lega Nord per abrogare la riforma previdenziale targata Fornero. Anche questa volta il diritto degli interessati di pronunciarsi sulle questioni che li riguardano viene sacrificato sull&#39;altare degli interessi dell&#39;Unione Europea, dei mercati finanziari, dei Fondi Pensione privati. Lo ripetiamo da [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<strong><span style="color:#b22222;">Difficile mantenere la calma davanti alla decisione della Consulta di bocciare il referendum promosso dalla Lega Nord per abrogare la riforma previdenziale targata Fornero. Anche questa volta il diritto degli interessati di pronunciarsi sulle questioni che li riguardano viene sacrificato sull&#39;altare degli interessi dell&#39;Unione Europea, dei mercati finanziari, dei Fondi Pensione privati.</span></strong></p>
<hr />
<p>
	<strong>Lo ripetiamo da anni, lo smantellamento del sistema previdenziale italiano, la pauperizzazione degli assegni pensionistici, l&#39;allontanamento della soglia da raggiungere per andare in pensione sono tutti elementi prodromici alla possibilità di affermarsi dei fondi pensioni privati, quelli cioè che giocano in borsa e speculano con i soldi dei lavoratori e che, spesso, nei propri CdA vedono sedere sindacalisti che hanno il compito di abbindolare il maggior numero di lavoratori possibili. </strong></p>
<p>
	la Consulta ha dato inoltre un nuovo colpo, forse il definitivo, alla credibilità dell&#39;istituto referendario, già particolarmente difficile da utilizzare per i vincoli a cui è sottoposto, confemando chiaro e tondo che il destino di un referendum, nonostante la fatica di raccogliere centinaia di migliaia di firme in un lasso di tempo brevissimo, sostenendo anche spese rilevanti, e&#39; in mano a pochi uomini e donne, scelti dalla politica, che possono in pochi minuti, per fini politici, dichiararlo illegittimo.</p>
<p>
	Il Governo Renzi tirerà ora un gran sospiro di sollievo e con lui tutte quel forze politiche che votarono la riforma Fornero in Parlamento. Qualcuno di coloro che allora la voto&#39; oggi prova timidamente a ricordare che ci sono dei mostri creati da quella riforma, dagli esodati al fatto di dover raggiungere, oggi, almeno 67 anni di età per poter vedere una pensione pesantemente decurtata nel suo importo. Lacrime di coccodrillo fuori tempo massimo.</p>
<p>
	È evidente la necessità immediata di riaprire lo scontro sul fronte della previdenza, senza immaginare di lasciarlo in mano ai distinguo della politica, come sempre in ben altre faccende affaccendata. C&#39;è bisogno di ritrovare unità tra occupati e disoccupati e precari perché l&#39;interesse ad un sistema previdenziale giusto ed equo e&#39; di tutti, di ritrovare l&#39; unità tra giovani ed anziani che hanno voluto distruggere mettendo gli uni contro gli altri nella fratricida guerra al privilegio che ha avvantaggiato solo il potere e il mercato.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>C&#39;è questo da fare, con urgenza, ora, scendendo in piazza, lottando e facendosi sentire con forza. Altrimenti i luoghi di lavoro diventeranno tombe a cielo aperto e per i giovani non vi sarà alcuna possibilità di entrare in un luogo di lavoro ed avere davanti una prospettiva di futuro. </strong></span></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1323"> (24)</p>
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		</item>
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		<title>Per le tasche degli italiani la crisi è come la guerra</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/01/20/per-le-tasche-degli-italiani-la-crisi-come-la-guerra/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2015 12:31:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[CISL]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
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		<category><![CDATA[UIL - Unione Italiana del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>E&#39; cosa nota che durante e dopo ogni guerra, vinta o persa che sia, si assiste ad una redistribuzione consistente della ricchezza di un paese che sposta beni e denari dalle fasce di popolazione più povere a quelle più ricche, con concentrazioni paradossali di enormi ricchezze in pochissime mani. L&#39;attuali crisi economica sta producendo lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>E&#39; cosa nota che durante e dopo ogni guerra, vinta o persa che sia, si assiste ad una redistribuzione consistente della ricchezza di un paese che sposta beni e denari dalle fasce di popolazione più povere a quelle più ricche, con concentrazioni paradossali di enormi ricchezze in pochissime mani.</strong></span></p>
<hr />
<p>
	<strong>L&#39;attuali crisi economica sta producendo lo stesso malsano effetto con il conseguente impoverimento di milioni di persone e l&#39;estremo arricchimento di pochi.</strong></p>
<p>
	I dati emersi in questi giorni e tratti da uno studio della Banca d&#39;Italia, sono così chiari da risultare brutali.</p>
<p>
	Nel 2013 i 10 (dieci!) italiani più ricchi possedevano 98 miliardi di euro contro i 58 miliardi del 2008 con un aumento del 70%.</p>
<p>
	Nello stesso periodo il 30% di italiani più poveri (circa 18 milioni) sono passati dai 114 miliardi del 2008 ai 96 del 2013, con una riduzione del 20%.</p>
<p>
	Quindi in questi 5 anni, mentre circa un terzo degli italiani diventava sensibilmente più povero perdendo mediamente il 4% della loro &ldquo;ricchezza&rdquo; ogni anno, i 10 &ldquo;Paperoni&rdquo; italiani aumentavano i loro redditi e le loro ricchezze, quasi raddoppiandole, ad un ritmo medio del 14% ogni anno.</p>
<p>
	Se insomma 5 anni fa la differenza economica era già enorme la crisi ha aumentato il divario in modo impressionante: più avanza la crisi e più i ricchi diventano più ricchi. 18 milioni di italiani hanno visto invece aumentare il loro stato di povertà, ridursi il proprio reddito, sperimentata l&#39;impossibilità di curarsi adeguatamente, mentre in tanti hanno perso il lavoro e magari anche la casa.</p>
<p>
	Se poi a questo sommiamo il fatto che l&#39;analisi riguarda la ricchezza di soli 10 individui, si può facilmente dedurre che se avessimo preso in esame i 20, 30 o 100 italiani più ricchi, lo squilibrio tra questi numeri e quelli dei più poveri sarebbe risultato ancor più stridente.</p>
<p>
	Come anche c&#39;è da tener conto che siamo ormai entrati in una situazione internazionale sempre più drammaticamente vicina ad una vera guerra diffusa tra regioni e aree economiche, politiche e culturali del mondo che sicuramente produrrà ulteriori squilibri sociali.</p>
<p>
	<br />
	Un sistema che prevede differenze economiche e sociali di queste dimensioni non può più essere corretto semplicemente con un diverso prelievo fiscale, magari più equo, e neanche con patrimoniali più o meno leggere, perché anche se tali provvedimenti venissero adottati, i meccanismi che ormai vengono imposti a 60 milioni di italiani verrebbero comunque modificati per riprodurre gli stessi margini di guadagno per grandi gruppi industriali e finanza nazionale e internazionale.</p>
<p>
	<strong>E&#39; proprio questo sistema che ormai produce e riproduce l&#39;ingiustizia sociale e l&#39;iniqua distribuzione della ricchezza.</strong></p>
<p>
	E allora c&#39;è da chiedersi come mai la maggioranza di quelle forze sociali, sindacali e politiche che dicono di essere coscienti di questa situazione, non si dichiarino inequivocabilmente per l&#39;apertura di una fase di aperto conflitto sociale e non lavorino per svilupparlo.</p>
<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>E&#39; necessario battere culturalmente l&#39;ineluttabilità di tali squilibri e la logica del cosiddetto &ldquo;mercato&rdquo;, indicare una via alternativa, percorrerla con convinzione, senza aver timore di agire quel conflitto sociale che, solo, può inceppare questo iniquo sistema economico.</strong></span></p>
<p>
	<img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" style="width: 200px; height: 199px;" /><br />
	&nbsp;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1322"> (12)</p>
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