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	<title>Libera Tv &#187; CGIL</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>LA FESTA NON SI VENDE : La CGIL d&#8217;accordo con la chiusura domenicale dei negozi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/09/19/la-festa-non-si-vende-la-cgil-daccordo-con-la-chiusura-domenicale-dei-negozi/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Sep 2018 17:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>DOMENICA FESTA. CHIUDERE I NEGOZI FA BENE La proposta del Governo trova l&#8217;accordo del sindacato Articolo di Pietro Venier Video a cura di CGIL Toscana &#8220;Non mancano le occasioni per fare la spesa, mancano le risorse&#8221;  è con questa semplice constatazione di buon senso che Cinzia Bernardini della CGIL Toscana ribalta il ragionamento che sino [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300">DOMENICA FESTA. CHIUDERE I NEGOZI FA BENE</span></h1>
<h4>La proposta del Governo trova l&#8217;accordo del sindacato</h4>
<p><em>Articolo di Pietro Venier</em></p>
<p>Video a cura di <a href="https://www.youtube.com/channel/UC4HMLWN1buDe0oEUPGBhgAg" target="_blank">CGIL Toscana</a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/09/domenica-aperto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48248" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/09/domenica-aperto-300x167.jpg" alt="domenica aperto" width="300" height="167" /></a>&#8220;Non mancano le occasioni per fare la spesa, mancano le risorse&#8221;  è con questa semplice constatazione di buon senso che Cinzia Bernardini della CGIL Toscana ribalta il ragionamento che sino ad ora ha portato ad una completa deregolamentazione degli orari dei negozi. Il Governo Monti aveva deciso di togliere ogni regola spiegando che così avrebbe invertito la crisi del commercio. Questo non è successo secondo i sindacati. Anzi la crisi è continuata, con riduzioni di personale, ed è aumentato lo sfruttamento dei lavoratori del settore. Oggi, di fronte alle proposte del Governo di chiudere i negozi alla domenica, si apre, forse, la possibilità di ragionare complessivamente su una riforma del settore. La crisi della grande e soprattutto della piccola distribuzione non è certo causata da qualche chiusura in più. La rivoluzione introdotta dal commercio online insieme al proliferare assurdo dei centri commerciali portano alla desertificazione delle periferie ed alla crisi del commercio anche nei centri storici. Inoltre l&#8217;idea che sta dietro l&#8217;apertura continua dei negozi è quella di un consumismo esasperato che si appropria di tutto il tempo della vita, sia dei lavoratori che dei consumatori. Vendere nei festivi significa negare la festa a tutti ed il riposo ai lavoratori sino al punto simbolicamente più significativo delle aperture il 1 maggio.  Se davvero questo Governo vorrà cambiare le regole in questo settore cominci pure dagli orari di apertura ma vada poi ad intervenire sulle questioni strutturali a monte del problema. Salari e diritti dei lavoratori, qualità dell&#8217;offerta commerciale, progettualità sociale delle città e degli spazi pubblici. Meno ma meglio. Anche in questo campo è la soluzione.</p>
<p style="text-align: justify">
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48246"> (53)</p>
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		<title>NEO FASCISMO : il pericolo cresce ma molti non vogliono vedere</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/02/25/neo-fascismo-il-pericolo-cresce-ma-molti-non-vogliono-vedere/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Feb 2018 20:27:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Neonazisti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>I FASCISTI RIALZANO LA TESTA MA MOLTI SOTTOVALUTANO IL PERICOLO La Cassazione addirittura dà il via libera al saluto romano Articolo di Pietro Venier Video a cura di CGIL Toscana Mentre sembra scontato che una forza esplicitamente neofascista come Casa Pound possa impunemente partecipare alle elezioni politiche e diverse organizzazioni di estrema destra si scatenano [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">I FASCISTI RIALZANO LA TESTA MA MOLTI SOTTOVALUTANO IL PERICOLO</span></h1>
<h4>La Cassazione addirittura dà il via libera al saluto romano</h4>
<p>Articolo di Pietro Venier</p>
<p>Video a cura di <a href="https://www.youtube.com/channel/UC4HMLWN1buDe0oEUPGBhgAg" target="_blank">CGIL Toscana</a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/02/neo-fascismo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48258" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/02/neo-fascismo-300x169.jpg" alt="neo fascismo" width="300" height="169" /></a>Mentre sembra scontato che una forza esplicitamente neofascista come Casa Pound possa impunemente partecipare alle elezioni politiche e diverse organizzazioni di estrema destra si scatenano indisturbate in atti intimidatori e violenti <strong>la Corte di Cassazione il 20 febbraio ha stabilito che il saluto romano, il gesto più importante dal punto di vista simbolico dell&#8217;appartenenza al fascismo ed al nazismo, non è reato se ha &#8220;un intento commemorativo&#8221;</strong>. Siamo di fronte ad una fortissima sottovalutazione della crescita di organizzazioni esplicitamente neofasciste che sono uscite dal sottobosco ed oggi agiscono indisturbate nonostante la Costituzione e le leggi che ne impedirebbero la stessa loro esistenza. Gesti di singoli ed azioni intimidatorie di gruppi cercano di alimentare un clima di contrapposizione e di scontro che ha come scopo la ri-legittimazione dei neo fascisti e dei loro complici. Nella Intervista di  Nazareno Bisogni a Matteo Mazzoni diretore Istituto della Resistenza della  Toscana troviamo alcune delle questioni fondamentali che vanno affrontate.<strong> L&#8217;Italia non ha mai fatto i conti fino in fondo con il proprio passato rimuovendo il ventennio e la dittatura</strong>. Il fascismo è stato assistenzialismo e paternalismo che sono il contrario della cultura del lavoro e dei diritti. Gli attacchi sul piano simbolico sono prodromi della ricostruzione di un senso comune di massa avverso alla democrazia ed ai suoi protagonisti. Se questo è vero le elezioni che abbiamo davanti sono decisive per difendere l&#8217;ancoraggio antifascista della Costituzione e respingere il tentativo in corso. Tutti dovrebbero dire una parola chiara su questo terreno perchè ogni ambiguità, o peggio connivenza, sono oggi pericolosissime. Una svastica sulle lapidi o un post su Facebook possono sembrare sciocchezze ma in realtà dimostrano l&#8217;aggressività di chi non ha mai smesso di pensare che l&#8217;avversario va eliminato e che il potere è uno strumento per uniformare la società alle proprie pseudo teorie. Lanciare l&#8217;allarme non è allarmismo ma il minimo che si possa fare di fronte ad un incendio che se non contenuto può bruciare l&#8217;intera società.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48255"> (39)</p>
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		<title>M&#8217;ILLUMINO DI MENO : La CGIL si spegne per l&#8217;Ambiente</title>
		<link>https://www.libera.tv/2017/02/24/millumino-di-meno-la-cgil-si-spegne-per-lambiente/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 17:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LA CGIL SI SPEGNE PER L&#8217;AMBIENTE Anche quest&#8217;anno l&#8217;iniziativa di Caterpillar trova nuovi sostenitori di Pietro Venier  Dopo 13 anni di campagne la trasmissione Caterpillar di Radio Rai 2 riesce persino a spegnere la CGIL. Il principale sindacato italiano ha infatti comunicato che aderirsce alla campagna &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221; e conseguentemente domani attuerà il &#8220;Silenzio [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">LA CGIL SI SPEGNE PER L&#8217;AMBIENTE</span></h1>
<h4>Anche quest&#8217;anno l&#8217;iniziativa di Caterpillar trova nuovi sostenitori</h4>
<p>di Pietro Venier</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/foto-millumino-di-meno-2018.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-47101" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2017/10/foto-millumino-di-meno-2018-300x167.jpg" alt="foto-millumino-di-meno-2018" width="300" height="167" /></a>Dopo 13 anni di campagne la trasmissione Caterpillar di Radio Rai 2 riesce persino a spegnere la CGIL. Il principale sindacato italiano ha infatti comunicato che aderirsce alla campagna &#8220;M&#8217;illumino di meno&#8221; e conseguentemente domani attuerà il &#8220;Silenzio energetico&#8221; lascando al buio le sue sedi. &#8220;La Cgil &#8211; si legge nella nota di adesione &#8211; è impegnata per dare il proprio contributo attraverso la contrattazione, le proprie proposte e con iniziative politiche a sostegno di un nuovo modello di sviluppo sostenibile&#8221;. &#8220;Per questo  &#8211; prosegue &#8211; ci sentiamo vicini all&#8217;iniziativa che da anni con impegno e determinazione cerca di diffondere la cultura del risparmio energetico, dell&#8217;uso responsabile delle risorse, della transizione al 100% alle energie rinnovabili”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un gesto, simbolico, ma che in questi anni ha coinvoto tantissime persone, istituzioni, aziende, comunità. L&#8217;idea di limitare, almeno per un momento, i consumi energetici ha incorciato la crescente sensibilità ambientalista. Una sensibilità che non riesce ad esprimersi nella politica istituzionale ma che trova il modo di materializzarsi in iniziative come queste. Ricordiamo che Caterpillar ha raccolto un sostegno molto diffuso sull&#8217;idea, non peregrina, di candidare la bicicletta al Nobel per la Pace. Certo non è in questo modo che si modificano direttamente le politiche industriali o le scelte del nuovo presidente USA. Però è importante che inziative come queste non cadano nell&#8217;indifferenza ma possano contribuire a costruire un contesto che renda &#8220;naturale&#8221; procedere verso una economia, una società, una umanità in equilibrio con il Pianeta che ci ospita.</p>
<p>Per approfondire : <a href="http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/" target="_blank">http://caterpillar.blog.rai.it/milluminodimeno/</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47100"> (31)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>POSTE ITALIANE : Sciopero del sangue dei lavoratori licenziati</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/01/24/poste-italiane-sciopero-del-sangue-dei-lavoratori-licenziati/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/01/24/poste-italiane-sciopero-del-sangue-dei-lavoratori-licenziati/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2016 17:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Licenziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam Criscito]]></category>
		<category><![CDATA[Poste Italiane]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>POSTE CI TOGLIE IL SANGUE &#8211; NOI LO DONIAMO La protesta delle lavoratrici e dei lavoratori di Uptime licenziati siamo 100 lavoratori di una call center di roma la uptime spa, per lo più DoNNE e MAMME, che dopo 15 anni di lavoro per poste italiane,stanno per perdere il lavoro a causa della gara al [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">POSTE CI TOGLIE IL SANGUE &#8211; NOI LO DONIAMO</span></h1>
<p><em><strong>La protesta delle lavoratrici e dei lavoratori di Uptime licenziati</strong></em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/Miriam-Criscito.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-42730" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/01/Miriam-Criscito-300x167.jpg" alt="Miriam Criscito lavoratrice Poste Italiane" width="300" height="167" /></a>siamo 100 lavoratori di una call center di roma la uptime spa, per lo più DoNNE e MAMME, che dopo 15 anni di lavoro per poste italiane,stanno per perdere il lavoro a causa della gara al massimo ribasso indetta da poste italiane, commessa per cui hanno lavorato per 15 anni e quindi il lavoro. vi chiediamo aiuto e solidarietà ie di occuparvi di noi. Abbiamo attivato una petizione su change.org, e raccolto più di 20.000 firme!&#8230;se potete, aiutateci in ogni modo possibile, pagina Facebook #siamotuttiuptime, Twitter @tuttiuptime. Postateci foto con #siamotuttiuptime per solidarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">IL 27 GENNAIO PROCLAMEREMO LO SCIOPERO DEL SANGUE CONTRO LA VOLONTÀ DI POSTE DI LASCIARCI A CASA!</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondimenti :</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=100010193733152&amp;fref=ts" target="_blank">https://www.facebook.com/profile.php?id=100010193733152&amp;fref=ts</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="42729"> (417)</p>
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		</item>
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		<title>OPPOSIZIONE CGIL : Ci sentiamo corpo estraneo &#8211; Bellavita</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/11/16/opposizione-cgil-ci-sentiamo-corpo-estraneo-bellavita/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2015 10:37:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Bellavita]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>LA CGIL NEGA SE STESSA Intervista di Jacopo Venier a Sergio Bellavita coordinatore della componente &#8221;  Opposizione CGIL &#8211; Il sindacato è un&#8217;altra cosa&#8221;  In occasione della riunione nazionale della componente &#8221;  Opposizione CGIL &#8211; Il sindacato è un&#8217;altra cosa&#8221; abbiamo intervistato il coordinatore Sergio Bellavita. La componente risulta estremamente critica con la confederazione sino [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">LA CGIL NEGA SE STESSA</span></h1>
<h3><em>Intervista di Jacopo Venier a Sergio Bellavita coordinatore della componente &#8221;  Opposizione CGIL &#8211; Il sindacato è un&#8217;altra cosa&#8221;</em></h3>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Opposizione-CGIL.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27644" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Opposizione-CGIL-300x169.jpg" alt="Componete Opposizione CGIL" width="300" height="169" /></a> In occasione della riunione nazionale della componente &#8221;  Opposizione CGIL &#8211; Il sindacato è un&#8217;altra cosa&#8221; abbiamo intervistato il coordinatore Sergio Bellavita. La componente risulta estremamente critica con la confederazione sino al punto di sentirsi già &#8220;corpo estraneo&#8221; anche se non sembra di attualità una scissione sindacale. La critica si estende anche alla FIOM di Landini accusato di aver accettato le nuove norme sulla rappresentanza e quindi il &#8220;modello Marchionne&#8221;. In prospettiva si vede positivamente una eventuale stagione referendaria a partire dallo Jobs Act e si insiste per forme di lotta più incisive fino alla proclamazione di uno Sciopero Generale.</p>
<p>Per approfondire :<a href="http://sindacatounaltracosa.org/" target="_blank"> http://sindacatounaltracosa.org/</a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"> <em>Dichiarazione di  Sergio Bellavita: </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Oggi abbiamo fatto davvero una bella assemblea. Tante compagne e compagni, oltre 150. 28 interventi, 4 ore di discussione. Tanta voglia di discutere, confrontarsi, raccontare la propria fatica, la propria tenacia. Siamo un piccolo grande patrimonio, un bene comune della sinistra sindacale di classe in questo paese. Siamo un’altra cosa rispetto al sindacalismo burocratico, concertativo, complice. Perché  alle quiete e agiate acque dei palazzi dell’ipocrisia abbiamo scelto quelle agitate dell’opposizione, della lotta per la giustizia, l’eguaglianza. Andiamo avanti</em></p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="27640"> (57)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2015/11/16/opposizione-cgil-ci-sentiamo-corpo-estraneo-bellavita/">OPPOSIZIONE CGIL : Ci sentiamo corpo estraneo &#8211; Bellavita</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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		<title>SALVIAMO IL CINEMA APOLLO &#8211; Sciopero a Milano</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/11/04/salviamo-il-cinema-apollo-sciopero-a-milano/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2015/11/04/salviamo-il-cinema-apollo-sciopero-a-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2015 18:52:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lombardia]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Sciopero dei lavoratori del Cinema Apollo A Milano continua la desertificazione culturale in nome del profitto A cura di LiberaRete &#8211; Libera.tv Lombardia &#160; E&#8217; partita con questo appello sul web la mobilitazione che ha raccolto oltre 15.000 firme e che ha accompagnato lo sciopero indetto dai 10 lavoratori del Cinema Apollo, molto apprezzato dai [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2015/11/04/salviamo-il-cinema-apollo-sciopero-a-milano/">SALVIAMO IL CINEMA APOLLO &#8211; Sciopero a Milano</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">Sciopero dei lavoratori del Cinema Apollo</span></h1>
<h3><em>A Milano continua la desertificazione culturale in nome del profitto</em></h3>
<p><em>A cura di LiberaRete &#8211; Libera.tv Lombardia</em></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Cinema-Apollo-Milano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-336" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2015/11/Cinema-Apollo-Milano-300x167.jpg" alt="Cinema Apollo Milano" width="300" height="167" /></a>E&#8217; partita con questo appello sul web la mobilitazione che ha raccolto oltre 15.000 firme e che ha accompagnato lo sciopero indetto dai 10 lavoratori del Cinema Apollo, molto apprezzato dai milanesi per la qualità dei film proiettati e per le rassegne legate ai festival più importanti sul cinema.<br />
Se da una parte c&#8217;è chi festeggia i 18 milioni di visitatori di EXPO2015 come un successo planetario (basta ricordarsi che nel 2010 l&#8217;EXPO di Shangai ne realizzò 73 di milioni per calmare gli effetti dopanti sui numeri), la città di Milano continua a registrare la perdita di luoghi e simboli della cultura.<br />
Dopo la perdita dello storico teatro Smeraldo (oggi sostituito da un centro commerciale alimentare) è la volta del cinema Apollo i cui dieci lavoratori sono venuti a conoscenza dai giornali della trattativa dei proprietari con la APPLE per la cessione dei locali e la ristrutturazione della piazza (privata a uso pubblico) per l&#8217;edificazione del mega-store dell&#8217;informatica.<br />
I lavoratori hanno scioperato e hanno raccolto la solidarietà di molti milanesi che non accettano la trasformazione della città in un grande outlet attorno al duomo.<br />
I milanesi e i lavoratori del cinema Apollo chiedono alla proprietà di non vendere e al Comune di intervenire per la difesa dell&#8217;area su cui ha appena speso circa 600 mila euro dei contribuenti per la sua ristrutturazione.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="335"> (45)</p>
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		<title>CGIL ADDIO : la lettera di dimissioni di Giorgio Cremaschi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/09/17/10851-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2015 14:15:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[FIOM]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Landini]]></category>
		<category><![CDATA[Susanna Camusso]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CGIL ADDIO Giorgio Cremaschi lascia l&#8217;organizzazione di Susanna Camusso e Maurizio Landini Una volta che la maggioranza dei sindacati firma un contratto la minoranza deve obbedire e non  può neppure scioperare. Se non accetti questa regola non puoi presentarti alle elezioni dei delegati. Se negli anni 50 del secolo scorso la Cgil, in minoranza nelle [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #800000;"><strong>CGIL ADDIO</strong></span></h1>
<p><strong><em>Giorgio Cremaschi lascia l&#8217;organizzazione di Susanna Camusso e Maurizio Landini</em></strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><img style="width: 300px; height: 168px; float: left; margin: 10px;" src="https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSdnBGgL40BgQsWrTGTdxgxAstS5IkKIekd-CVYq_WrqLrvc3BKiw" alt="" />Una volta che la maggioranza dei sindacati firma un contratto la minoranza deve obbedire e non  può neppure scioperare. Se non accetti questa regola non puoi presentarti alle elezioni dei delegati. Se negli anni 50 del secolo scorso la Cgil, in minoranza nelle grandi fabbriche, avesse accettato un sistema simile non avremmo avuto l&#8217;autunno caldo e lo Statuto dei Lavoratori. Che non a caso oggi il governo  cancella sicuro che le grida sindacali non siano vera opposizione.<br />
Il movimento operaio nella sua storia ha incontrato spesso dure sconfitte, ma le ha superate solo quando le ha riconosciute come tali e quando ha cambiato la linea politica, la pratica e, a volte,  i gruppi dirigenti. Invece nulla oggi viene davvero rimesso in discussione.<br />
La Cgil ha sempre avuto una dialettica interna. Tra linee politiche, tra esperienze, tra luoghi di lavoro, territori e centro, tra categorie e confederazione. Dagli anni 90 il confronto tra maggioranza e minoranze si è intrecciato con quello tra la FIOM e la confederazione. In questi confronti e conflitti si aprivano spazi di esperienze ed iniziative controcorrente. Oggi tutto questo non c&#8217;è più. Una normalizzazione profonda percorre tutta l&#8217;organizzazione e l&#8217;ultimo congresso le ha conferito sanzione formale. Non facciamoci ingannare dalle polemiche televisive e dalle imboscate di qualche voto segreto. Fanno parte di scontri di potere tra cordate di gruppi dirigenti, mentre tutte le decisioni più importanti son state assunte all&#8217;unanimità, salvo il voto contrario della piccola minoranza di cui ho fatto parte e di cui non si è mai tenuto alcun conto. Una piccola minoranza che al congresso ha raggiunto successi insperati là dove c&#8217;erano le persone in carne ed ossa, ma che nulla ha potuto contro i tanti risultati bulgari per partecipazione e consenso verso i vertici, costruiti a tavolino. Con l&#8217;ultimo congresso la struttura dirigente della Cgil ha deciso di ingannare se stessa. La partecipazione bassissima degli iscritti è stata innalzata artificialmente per mascherare una buona  salute che non c&#8217;è. Ed il resto è venuto di conseguenza. A differenza che nel passato non ci son più problemi nella vita interna della Cgil, tutto è pacificato a parte i puri conflitti di potere. Ma forse anche per questo la Cgil non ha mai contato così poco nella vita sociale e politica del paese.<br />
A questo punto non bastano rinnovamenti di facciata, sono necessarie rotture di fondo con la storia e la pratica degli ultimi trenta anni.<br />
Bisogna rompere con un sistema Europa che è infame con i migranti mentre si genuflette di fronte  all&#8217;euro. I diritti del lavoro sono incompatibili con una  moneta  unica  i cui vincoli,come ha ricordato il ministro delle finanze tedesco, sono tutt&#8217;uno con le politiche di austerità.<br />
Bisogna rompere con il PD ed il suo sistema di potere se non se ne vuol venire assorbiti e travolti.<br />
Bisogna rompere con le relazioni subalterne con le imprese e ripartire dalla condizione concreta dei lavoratori .<br />
Questo rotture non sono facili, ma sono indispensabili per ripartire e sono impossibili nella Cgil di oggi.<br />
Certo fuori dalla Cgil non c&#8217;è una alternativa di massa pronta. Ci sono lotte, movimenti, sindacati conflittuali generosi e onesti, ma spesso distanti se non in contrasto tra loro. Ma questa situazione frantumata per me non giustifica il permanere in un&#8217;organizzazione che sento indisponibile anche solo a ragionare su queste rotture.<br />
So bene che la svolta positiva per il mondo del lavoro ci sarà quando tutte le organizzazioni sindacali, anche le più moderate, saranno percorse da un vento nuovo. Ho vissuto da giovane quei momenti. Ma ho anche imparato che nell&#8217;Italia di oggi questo cambiamento sarà possibile solo se promosso da una  spinta organizzata esterna a CGIL CISL UIL. A costruirla voglio dedicare il mio impegno.<br />
Per questo lascio la Cgil da militante del movimento operaio così come ci sono entrato. Saluto con grande affetto le compagne e compagni di tante lotte che non condividono questo mio giudizio finale. Siccome li conosco e stimo,  so che ci ritroveremo in tanti percorsi comuni. Saluto anche tutte e tutti gli altri compagni, perché ho fatto mio l&#8217;insegnamento di Engels di avere avversari, ma mai nemici personali.<br />
Grazie soprattutto a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che hanno insegnato a me, intellettuale piccolo borghese come si diceva una volta, cosa sono le durezze e le grandezze della classe operaia. Spero di poter apprendere ancora.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10851"> (105)</p>
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		<title>Un battito d&#8217;ali di farfalla</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/08/13/un-battito-dali-di-farfalla/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 16:08:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[UIL - Unione Italiana del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il fatto che sia sufficiente la svalutazione di qualche punto percentuale della moneta cinese per far crollare le borse di tutto il mondo, mettere in allarme i governi e le istituzioni finanziarie di tutti i continenti, dare uno scossone al costo delle materie prime e dei prodotti petroliferi, significa che c&#39;è più di qualche cosa [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<span style="color:#b22222;"><strong>Il fatto che sia sufficiente la svalutazione di qualche punto percentuale della moneta cinese per far crollare le borse di tutto il mondo, mettere in allarme i governi e le istituzioni finanziarie di tutti i continenti, dare uno scossone al costo delle materie prime e dei prodotti petroliferi, significa che c&#39;è più di qualche cosa che non funziona nella gestione economica di questo pianeta.</strong></span></p>
<p>
	<strong>Significa che l&#39;intero sistema economico è ormai intimamente connesso ma che vive un equilibrio assolutamente instabile e che un battito d&#39;ali di farfalla in Cina può produrre un tifone in California o un terremoto in Europa.</strong></p>
<hr />
<p>
	Questa è la globalizzazione nella sua immediata e sicuramente semplicistica traduzione dei meccanismi di causa ed effetto dei fenomeni economici che trascinano poi quelli politici e sociali.</p>
<p>
	Il castello, o i castelli, così costruiti e rappresentati mediaticamente a miliardi di persone come monoliti, come processi ineluttabili, crollano o vengono messi fortemente in discussione da un singolo evento come la parziale svalutazione di una singola moneta.</p>
<p>
	Se raffrontiamo quel che sta accadendo in Cina in queste ore con la vicenda della Grecia, appare ancor più evidente che quanto accaduto in Europa, pur se per dimensioni economiche si tratta di un evento insignificante a paragone del primo, rappresenta però una situazione di estrema fragilità, complessa e dalle conclusioni assolutamente imprevedibili.</p>
<p>
	<br />
	In altre parole, chi vuol farci credere che ormai non è più possibile muoversi all&#39;interno dei singoli continenti o dei singoli stati per poter modificare strutturalmente la vita di milioni di persone, chi tende a presentare una situazione immutabile rispetto alla quale è possibile soltanto l&#39;accettazione acritica dell&#39;attuale modello economico e sociale, lo fa sapendo di mentire e allo scopo di sopire/reprimere ogni conflitto sociale.</p>
<p>
	E allora dobbiamo renderci conto che anche per quanto riguarda la vita sociale e sindacale di un singolo paese è possibile e doveroso cambiare: non siamo schiavi del fato e se ci si rende conto che è possibile cambiare, allora non c&#39;è più nulla di immutabile.</p>
<p>
	Cominciamo dalle piccole cose, cominciamo a demolire l&#39;indifferenza, la rassegnazione, l&#39;impotenza che ha contraddistinto la storia sociale di questo paese negli ultimi decenni.</p>
<p>
	Come sindacato, come USB, stiamo facendo la nostra parte e spesso ci troviamo anche a dover intervenire in termini sociali in ambiti che prima erano prerogativa dell&#39;attività della politica, di una politica che oggi è imbrigliata, omologata e per gran parte preoccupata soltanto di perpetuare se stessa.</p>
<p>
	Sindacalmente c&#39;è però bisogno di crescere tutti insieme e rapidamente, di dare un segnale forte e chiaro, di affermare senza paura che esiste un&#39;alternativa a chi ha abbandonato la strada della rappresentanza reale di chi lavora.</p>
<p>
	C&#39;è bisogno di costruire le basi che permettano di dare voce a quel disagio sociale che è sempre più evidente, di mettere in campo quel conflitto sociale che solo può rimettere in moto il protagonismo di milioni di donne e uomini che vogliono cambiare e desiderano vivere in una società diversa e più giusta di quella in cui oggi si vivono.</p>
<p>
	Ma per non rimanere sul piano delle enunciazioni è indispensabile indicare un percorso che faccia intravedere una via di uscita e una vera alternativa, per quel che ci compete, a livello sindacale.</p>
<p>
	Sicuramente non esistono scorciatoie: è necessario creare un&#39;organizzazione che sia insieme modello alternativo in termini di obiettivi e di metodo e strumento democratico e partecipato in mano ai lavoratori.</p>
<p>
	Ma il primo passo per costruire un&#39;alternativa che ridia spessore e senso al significato stesso della parola sindacato è rappresentato dalla cesura netta nei confronti delle esperienze di Cgil, Cisl e Uil, quelli che vengono ormai definiti &ldquo;sindacati complici&rdquo; del sistema e che tanti danni stanno provocando ai lavoratori.</p>
<p>
	E questo non soltanto e non principalmente per gli scandali che stanno investendo in questi giorni la Cisl e che presto si estenderanno ad altri, cosa questa che da sola dovrebbe già produrre una emorragia di iscritti senza precedenti: il motivo fondamentale è che questi sindacati sono irriformabili, sono ormai parte del sistema e ad esso rispondono e per questo motivo non sono più in grado di rappresentare degnamente ed efficacemente gli interessi dei lavoratori.</p>
<p>
	Difendere i diritti di chi lavora non vuol dire difendere i privilegi come questo ed altri governi stanno ripetutamente affermando: al contrario vuol dire difendere la dignità della gente, vuol dire emanciparsi, vuol dire chiedere e pretendere una democrazia che non sia quotidianamente sfregiata dall&#39;avidità e dall&#39;interesse di pochi.</p>
<h4 class="rtecenter">
	<span style="color:#b22222;"><strong>Cominciamo a sbattere le ali e a volare più alto, forse scopriremo di poter essere molto più determinanti di quel che molti pensano.</strong></span></h4>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10743"> (36)</p>
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		<title>CGIL-CISL-UIL : RIECCOLI !!!</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/06/22/rieccoli/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 11:40:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Annamaria Furlan]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Puntuale come un orologio torna la querelle sull’unità sindacale. La punzecchiatura di Renzi sul sindacato unico, buttata lì dagli schermi televisivi, ha ottenuto il suo primo risultato, far correre Camusso, Barbagallo e Furlan a riannodare i fili della unità di sigle, cosa assolutamente diversa, se non contraria, all’unità della classe lavoratrice. Al centro della discussione [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #b22222;"><strong>Puntuale come un orologio torna la querelle sull’unità sindacale. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La punzecchiatura di Renzi sul sindacato unico, buttata lì dagli schermi televisivi, ha ottenuto il suo primo risultato, far correre Camusso, Barbagallo e Furlan a riannodare i fili della unità di sigle, cosa assolutamente diversa, se non contraria, all’unità della classe lavoratrice. </strong></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Al centro della discussione ovviamente viene posta la perdita di peso e di funzione del sindacato e la colpa la si attribuisce alla mancanza di unità sindacale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò detto quello che serve è ritrovarla subito, ovviamente a partire da una condivisa riforma della contrattazione che ha come obbiettivo l’ulteriore ridimensionamento di quella nazionale a favore di quella aziendale o di secondo livello. Poco da dire, anche stavolta Renzi trova il burro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna ipotesi di rispondere alla provocazione sul sindacato unico mettendo in campo lavoratori e lavoratrici in carne ed ossa, solo chiacchiere e distintivo. Nessun ripensamento o riflessione su come e perché le maggiori organizzazioni sindacali italiane vivono oggi una crisi che non si manifesta in forme drammatiche solo grazie agli enormi apparati economici che li sostengono e senza i quali, e senza le fettine di potere graziosamente concesse loro negli anni trascorsi per tenerseli buoni, sarebbero già crollati come castelli di carta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea del governo della nazione è evidente a tutti tranne che ai segretari confederali. Fare a meno di ogni mediazione tra i lavoratori e i padroni e il governo, avere campo libero per ogni nefandezza, come stiamo verificando ogni giorno con i decreti attuativi del Job act, poter smantellare il welfare, partendo dalla scuola e dalle pensioni, passando per la sanità e il diritto al lavoro e all’abitare senza trovare alcun contrasto organizzato. Indebolire la classe nella sua capacità collettiva di respingere l’attacco violentissimo in corso portato all’ombra di una crisi che viene utilizzata per spianare ogni cosa. E quei tre vagheggiano di unità sindacale garantendo già a priori di sposare uno degli architravi del progetto del capitale, la definitiva archiviazione del contratto collettivo nazionale di lavoro. Le prove tecniche sono a buon punto, tutti i lavoratori della pubblica amministrazione, così come quelli del trasporto pubblico locale sono già senza contratto da anni e non si intravvedono soluzioni a breve termine. Basta dire che non ci sono i soldi per rinnovare i contratti che tutti tacciono e si autoconvincono che vada bene così e non si possa fare altro. A cominciare da Camusso Furlan e Barbagallo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che ciò che manca non è l’unità sindacale di cgil, cisl e uil e magari con i tirapiedi dell’ugl al seguito, quello che serve davvero è l’unità della classe e la sua autonomia nella definizione degli obbiettivi e delle pratiche di conflitto, per riaprire una stagione di lotte senza compatibilità e senza regali ai padroni, per riprenderci quello che è nostro e per provare ad andare avanti. Contratti, pensioni, sanità e scuola pubblica, servizi sociali, reddito garantito e diritto alla casa, riduzione dell’orario di lavoro e buona occupazione su queste semplici parole d’ordine, ma che possono cambiare la nostra vita, siamo chiamati a lottare, per farlo non solo serve l’unita della classe ma serve anche spazzare via le organizzazioni sindacali complici.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="10728"> (58)</p>
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		<title>Il 15 maggio un grande sciopero degli autoferrotranvieri: ma non basta!</title>
		<link>https://www.libera.tv/2015/05/18/il-15-maggio-un-grande-sciopero-degli-autoferrotranvieri-ma-non-basta/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 May 2015 07:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[USB]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
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		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Oscar Giannino]]></category>
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		<category><![CDATA[Sindacato]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[UIL - Unione Italiana del Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[USB - Unione Sindacale di Base]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Dopo il riuscito sciopero degli autoferrotranvieri indetto da USB il 15 maggio, si fanno sempre più pesanti gli attacchi ai lavoratori, al sindacato e al diritto di sciopero da parte di politici, di alcuni giornalisti e di noti perditempo. Non entriamo nel merito delle provocazioni di Oscar Giannino, dimostratosi nel recente passato un campione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2015/05/18/il-15-maggio-un-grande-sciopero-degli-autoferrotranvieri-ma-non-basta/">Il 15 maggio un grande sciopero degli autoferrotranvieri: ma non basta!</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #b22222;"><strong>Dopo il riuscito sciopero degli autoferrotranvieri indetto da USB il 15 maggio, si fanno sempre più pesanti gli attacchi ai lavoratori, al sindacato e al diritto di sciopero da parte di politici, di alcuni giornalisti e di noti perditempo.</strong></span></p>
<hr />
<p><strong>Non entriamo nel merito delle provocazioni di Oscar Giannino, dimostratosi nel recente passato un campione di sincerità, di verità e di equilibrio, che su “Il Messaggero” dice tra l&#8217;altro anche delle sonore sciocchezze su argomenti che non conosce, come l&#8217;asserzione che nelle società municipalizzate, come quelle dei trasporti, non si applica l&#8217;accordo del 10 gennaio tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ci interessa neanche entrare nel merito delle affermazioni del Presidente della Commissione di Garanzia che dimostrano che di fatto siamo di fronte ad una vera Commissione anti-sciopero, che invece di contemperare il diritto di sciopero e quello degli utenti, difende a spada tratta quello delle aziende di poter fare il massimo utile possibile in qualsiasi situazione.<br />
<strong>Ci piacerebbe </strong>discutere dell&#8217;esercizio del diritto di sciopero come previsto dalla Costituzione, ma anche su questo tema dobbiamo prendere atto che ci troviamo in una società, quella italiana, che in gran parte è ormai estranea anche alla sua “Carta fondamentale”, nata dalla lotta contro fascismo ed autoritarismo e fondata sul diritto al lavoro.<br />
<strong>Ci piacerebbe</strong> dire a Giannino e ad altri grandi detentori della “verità” come lui, che il diritto di sciopero è individuale e non può essere riservato al sindacato o, peggio ancora, a quei sindacati che da anni non svolgono il loro ruolo, “collaborano” con le controparti e badano esclusivamente a perpetuare la loro esistenza.<br />
<strong>Ci piacerebbe</strong> anche ribadire che troviamo contraddittorio, offensivo e persino rivoltante l&#8217;ipotesi di legare lo sciopero al SI del 50% (c&#8217;è chi dice il 75%) dei lavoratori attraverso un referendum preventivo. Chi chiede il consenso del 50% dei SI per esercitare un diritto costituzionale individuale, è lo stesso che con la nuova legge elettorale decide che con il 40% dei voti &#8211; che corrisponde al 20% degli italiani – si fa il pieno in parlamento e si governa da soli.</p>
<p>L&#8217;USB combatte tutto ciò, come e con i lavoratori che non chinano la testa, che lottano, che partecipano e si difendono anche con il diritto di sciopero, ma si trova ad operare sindacalmente anche tra quei lavoratori che spesso si iscrivono a Cgil, Cisl e Uil per timore di essere discriminati o perché pensano che “così qualche problemino c&#8217;è chi me lo risolve”, ma che poi in tanti scioperano perché non ce la fanno più.</p>
<p>E dovremmo spiegare anche che se un sindacato che ha “pochi iscritti” (ma non ne ha poi così pochi nei trasporti come in tanti altri settori del pubblico e del privato), indice uno sciopero ed è seguito da un numero di lavoratori  così alto da riuscire a bloccare le città italiane, vuol dire che le ragioni dello sciopero sono sentite dai lavoratori, vuol dire che il sindacato rappresenta realmente e non soltanto formalmente le istanze di chi lavora.<br />
<strong><span style="color: #b22222;">Questa, cari tromboni politici ed economisti che vi esercitate all&#8217;autoritarismo sulla stampa per accattivarvi le carezze di qualcuno, si chiama DEMOCRAZIA, si chiama RAPPRESENTANZA DEL LAVORO, si chiama CONFLITTO SOCIALE&#8230;.. si proprio quel conflitto che per noi significa emancipazione e per voi rappresenta l&#8217;unico nemico rimasto sulla strada che porta al liberismo più sfrenato.</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lo sciopero del 15 maggio parlava di lotta al jobs act e alle privatizzazioni, di necessità di un contratto di lavoro che non si rinnova da anni: questo per noi è conflitto sociale che salda queste esigenze con i bisogni di milioni di altre donne e uomini che non ce la fanno più ad andare avanti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma questo sciopero parla anche a noi ed ai lavoratori: non è ormai più rinviabile la costruzione di una vera alternativa sindacale a Cgil, Cisl e Uil, la costruzione di un sindacato di massa, conflittuale, democratico, indipendente, che rappresenti degnamente la classe lavoratrice di questo paese.<br />
Per fare questo ci vogliono anche i numeri oltre che le ragioni: dobbiamo accelerare lo sviluppo anche numerico ed organizzativo dell&#8217;USB. Non c&#8217;è più molto tempo! USB è ancora troppo piccolo per rappresentare l&#8217;alternativa, ma è ormai troppo grande e forte e costituisce un reale pericolo per l&#8217;equilibrio esistente tra governi, confindustria e Cgil, Cisl e Uil.</p>
<p>Ai lavoratori chiediamo di dare forza ad USB, adesso e senza aspettare “tempi migliori”: ora è necessaria la forza dei lavoratori per costruire il sindacato che serve.</p>
<p><span style="color: #b22222;"><strong>Non basta scioperare, non basta lottare: mentre lottiamo e scioperiamo dobbiamo anche costruire le basi per un mondo del lavoro migliore e questo si fa soprattutto attraverso la partecipazione, la solidarietà e l&#8217;organizzazione. </strong></span></p>
<p><span style="color: #b22222;"><strong><img style="width: 200px; height: 199px;" src="/wp-content/uploads/user_pictures/user2933/logoUSBpiccolo2.jpg" alt="" /></strong></span>
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