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	<title>Libera Tv &#187; Cambiare si può</title>
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		<title>Abbiamo perso? Vuol dire che non ci hanno capito!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 17:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Emilia Romagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Abbiamo perso? Vuol dire che non ci hanno capito! http://www.giannifresu.it/2013/03/abbiamo-perso-vuol-dire-che-non-ci-hanno-capito/ Di Gianni Fresu È veramente triste fare i conti con il mesto epilogo di un progetto nato con l&#8217;ambizione di rifondare una teoria e una prassi comunista nel Paese, dopo lo scioglimento traumatico del PCI. Di sconfitta in sconfitta, l&#8217;organizzazione incaricatasi di rappresentare la palingenesi [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#000000;"><strong>Abbiamo perso? Vuol dire che non ci hanno capito!</strong></span></h1>
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	<a href="http://www.giannifresu.it/2013/03/abbiamo-perso-vuol-dire-che-non-ci-hanno-capito/">http://www.giannifresu.it/2013/03/abbiamo-perso-vuol-dire-che-non-ci-hanno-capito/</a></p>
<p>
	<span style="color:#ff0000;"><strong>Di Gianni Fresu</strong></span></p>
<p>
	È veramente triste fare i conti con il mesto epilogo di un progetto nato con l&rsquo;ambizione di rifondare una teoria e una prassi comunista nel Paese, dopo lo scioglimento traumatico del PCI. Di sconfitta in sconfitta, l&rsquo;organizzazione incaricatasi di rappresentare la palingenesi del marxismo militante si è progressivamente ridimensionata, fino a divenire inutile, residuale, insignificante. Altro che l&rsquo;erede del più grande partito comunista dell&rsquo;Occidente, al massimo ci siamo ridotti a scimmiottare una delle tante organizzazioni della vecchia sinistra extraparlamentare, con una non trascurabile differenza: allora c&rsquo;era anche il PCI, oggi no.</p>
<p>
	<br />
	Negli ultimi anni siamo stati impegnati, più che a costruire il nostro progetto politico e dargli credibilità, a ragionare in termini di posizionamento rispetto agli altri: PD sì, PD no; governo sì, governo no. Potremmo evocare la Sindrome di Stoccolma per spiegare l&rsquo;attuale stato d&rsquo;animo del PRC e del PdCI, perché la sconfitta e la profonda crisi del Partito democratico ha anzitutto spiazzato chi in questi anni ha incessantemente incentrato la propria azione politica sulla critica feroce o l&rsquo;appiattimento verso questo partito. Se non esistesse più il PD un buon 70% degli argomenti al centro delle nostre discussioni, negli ultimi anni, verrebbe meno. Panico: chi siamo, dove andiamo, come fare?</p>
<p>
	<br />
	Fondare o affondare il proprio progetto sulla politica delle alleanze (alleati sempre e comunque oppure mai) è indice di subalternità politica: in entrambi i casi il soggetto non sono io, bensì l&rsquo;altro, in ragione del quale, in un senso o nell&rsquo;altro, configuro tutte le mie scelte di tattica e strategia.</p>
<p>
	<br />
	Come in più di un&rsquo;occasione mi è capitato di dire, l&rsquo;idea della rifondazione comunista è stata sconfitta non dalla borghesia, dai poteri forti, dall&rsquo;ipoteca moderata nel Paese del Vaticano. Il PRC ha fatto tutto, o quasi, da solo: anzitutto perseguendo una linea a zig zag, eclettica, per non dire schizofrenica, dove abbiamo detto tutto e il suo contrario; quindi anteponendo sempre il momento elettorale a tutto il resto. Prima vengono i progetti politici e poi le urne. Noi abbiamo preteso di invertire questi due termini, andando avanti con campagne estemporanee, tirando ogni volta fuori dal cilindro conigli pronti a essere sacrificati nelle urne.</p>
<p>
	<br />
	Siamo finiti nel girone dantesco dei Comitati elettorali, anziché impegnarci con continuità e coraggio su un progetto politico di lungo periodo in grado di seminare, sedimentare e poi, magari, ottenere risultati. La fretta per le esigenze della scheda elettorale, rispetto alle quali non ci siamo mai sentiti pronti e adeguati, tanto da dover ogni volta inventare un simbolo e contenitore nuovo, la fregola di eleggere, o meglio di essere eletti, ci ha puntualmente fregato. Ogni volta, a pochi mesi dal voto, abbiamo tentato la &ldquo;mossa del cavallo&rdquo; inventandoci il cartello elettorale di turno, per poi abbandonarlo subito dopo. È accaduto alle politiche del 2008, con la Sinistra Arcobaleno, alle elezioni Euoropee, con la Lista comunista e anticapitalista, in queste ultime elezioni dove, nel breve volgere di pochi mesi, abbiamo bruciato ben due soggetti inventati all&rsquo;occorrenza, Cambiere si può e Rivoluzione Civile, dopo aver archiviato una proposta di cui nessuno ha più nemmeno memoria, il &laquo;Fronte democratico&raquo;.</p>
<p>
	<br />
	Al&rsquo;interno di questa autentica &ldquo;Via crucis&rdquo; l&rsquo;unico tentativo dotato di un minimo di prospettiva era la Federazione della Sinistra, su cui però non abbiamo mai investito seriamente, azzoppandola sin da subito con assurde competizioni interne, sgambetti reciproci, rivalità e insensati personalismi tra i nostri &ldquo;piccoli leader&rdquo;, l&rsquo;esigenza di tutelare i rispettivi orticelli di sovranità anche a scapito del progetto comune. Eppure, proprio la sua nascita, all&rsquo;indomani delle europee, qualche speranza e un minimo di entusiasmo l&rsquo;aveva suscitata, perché finalmente si tentava di invertire la tendenza decompositiva delle scissioni a sinistra e perché, finalmente, almeno PRC e PdCI sembravano decisi a costruire una casa comune. Come tanti altri, ci ho creduto e ho dedicato parte non trascurabile del mio tempo e delle mie risorse a tale prospettiva, salvo poi scoprire, a pochi mesi dalle elezioni, che ci eravamo sbagliati e non era più temo di federarsi a sinistra. Da una parte e dall&rsquo;altra, la politica delle alleanze è stata posta al di sopra di tutto, compresa l&rsquo;esistenza stessa del soggetto politico. In entrambi i casi (sia per chi bramava gli accordi con il PD, sia per chi li rifiutava a priori), la malattia era la medesima: istituzionalismo e smania di protagonismo. In entrambi è stato un fallimento politico occultato dallo &ldquo;stato di necessità&rdquo; della fase.</p>
<p>
	<br />
	Per quattro anni, da Roma, i nostri dirigenti ci hanno martellato (riunioni, assemblee, chilometri in auto, treno aereo, ore al telefono, soldi buttati, giornate sottratte a lavoro e vita privata) per fare avanzare il nuovo contenitore federale della sinistra di classe, spingendoci a girare i paesi, convincere i compagni, litigare con chi non ne condivideva la prospettiva. Poi, di punto in bianco, ovviamente a cose fatte, e senza alcun mandato congressuale, quel contenitore è stato svuotato e gettato nel cestino, senza neanche tentare di spiegarci come sono andate le cose o dirci, &ldquo;scusate, ci eravamo sbagliati&rdquo;.</p>
<p>
	<br />
	Penso ci sia stata poca onestà verso i dirigenti e i militanti nei territori, perché mentre si dava loro l&rsquo;indicazione di costruire la Federazione, i vertici dei due partiti maggiori facevano tutt&rsquo;altro, evitando risolutamente di trasformare un cartello elettorale in soggetto politico. In realtà ho come l&rsquo;impressione che nessuno di loro volesse realmente o credesse sinceramente in quel progetto. A meno di un anno dall&rsquo;ultimo Congresso del PRC e a un anno e mezzo da quello della Federazione, si è deciso di comune accordo di sciogliere l&rsquo;organizzazione, per diverse valutazioni sulle elezioni primarie e sulle politiche delle alleanze. Ovviamente il mandato congressuale diceva ben altro, ma nessuno si è curato di avviare una seria e serena discussione sulle ragioni di quel naufragio, con relativa assunzione di responsabilità, anzi, gli stessi che hanno condotto il battello negli abissi si sono incaricati di imbarcarci tutti in una nuova &ldquo;Galera&rdquo; all&rsquo;insegna del motto &ldquo;Cambiare si può!&rdquo;. Hanno talmente preso sul serio questa esortazione da interpretarla in maniera tale da non sentirsi in dovere di giustificare le ragioni del &ldquo;cambiamento posssibile&rdquo;, o di accennare anche la più timida autocritica.</p>
<p>
	<br />
	Forse sarebbe bene rileggerci le note dedicate da Antonio Gramsci al Generale Cadorna, una figura a suo modo rappresentativa della mentalità delle classi dirigenti italiane e un emblema della contraddizione tra governanti e governati: in politica come in caserma, per i gruppi dirigenti, una volta individuata la direttiva essa va applicata con obbedienza, senza discutere, senza sentire l&rsquo;esigenza di spiegarne la necessità e la razionalità. Il &laquo;cadornismo&raquo; consiste nella persuasione che una determinata cosa sarà fatta perché il dirigente la ritiene giusta e razionale, e per questa ragione viene affermata come dato di fatto indiscutibile. La differenza però è che Cadorna, dopo Caporetto è stato rimosso e sostituito, chi dirige il nostro partito, nonostante una lunga sequenza di sconfitte umilianti, è sempre al suo posto.</p>
<p>
	<br />
	Anche adesso, dopo l&rsquo;ennesima catastrofe elettorale che ha travolto le ambizioni di una &ldquo;rivoluzione civile&rdquo; in questo Paese, lascia esterrefatti la totale mancanza di senso di responsabilità. Non solo non si analizzano le ragioni della sconfitta &ndash; anzi vengono messe in fila una lunga serie di alibi (l&rsquo;oscuramento mediatico, la scarsa verve carismatica di Ingroia, il voto utile ecc. ecc.) degni delle invasioni di cavallette del miglior John Belushi &ndash; la segreteria nazionale del PRC si è presentata al suo Comitato politico nazionale con delle dimissioni farlocche, per poi tornare rapidamente in sella tanto da annunciare un Congresso. Ovviamente non subito, perché tanto di tempo ne abbiamo molto e magari nel mentre ci scappa pure qualche altra tornata elettorale. Macché, rinviamo tutto a dicembre, con la speranza di trovare sotto il prossimo albero di natale le masse popolari allineate e pronte per essere guidate dall&rsquo;ennesimo &ldquo;rilancio della rifondazione comunista&rdquo;.</p>
<p>
	<br />
	Questo gruppo dirigente ha avuto cinque anni per tentare sia questa strada, sia quella della più ampia aggregazione a sinistra, raccogliendo soltanto sconfitte. Avevo detto in tempi non sospetti che avrebbero dovuto fare serenamente i conti con i fallimenti di cui si sono resi protagonisti e dimettersi. Non lo hanno fatto, né allora né oggi, lo faccio io per loro, da semplice iscritto però, dato che agli incarichi dirigenti avevo rinunciato molto tempo addietro. Dopo 22 anni passati dentro il PRC ho deciso, non certo a cuor leggero, di non rinnovare la mia tessera, vi ero entrato alla sua nascita (che poi, vista l&rsquo;età, politicamente era anche la mia) e mai avevo pensato, neanche nei momenti più duri di distanza, quando prevalevano gli elementi di dissenso a quelli di condivisione, di fare un simile passo. Lo faccio ora, con grande travaglio personale, per non rendermi ulteriormente complice di una conduzione tanto scellerata e, soprattutto, per non sprecare più il mio tempo. Bisogna finirla di pensare che abbiamo perso non perché abbiamo sbagliato, ma perché gli elettori non ci hanno capito. Forse, al contario, abbiamo perso sonoramente perché, invece, loro hanno capito benissimo mentre noi ancora no.</p>
<hr />
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	&nbsp;</p>
</p>
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		<title>&#8220;Cambiare si può&#8221;: un bilancio dopo la chiusura delle liste elettorali.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 11:08:49 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong><span style="color:#000000;">&quot;Cambiare si può&quot;: un bilancio dopo la chiusura delle liste elettorali.</span></strong></h1>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>I termini di presentazione delle liste per le elezioni politiche del prossimo 24 febbraio sono ormai chiusi e, come da tempo era noto, non c&rsquo;è una lista &ldquo;Cambiare si può&rdquo;. Dunque il progetto lanciato il 5 novembre scorso, espressamente finalizzato a &ldquo;una presenza alternativa alle elezioni politiche 2013&rdquo;,non si è realizzato e questa fase va considerata chiusa.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>&ldquo;Cambiare si può&rdquo; non è &ndash; ad oggi &ndash; un soggetto politico e non gli competono, quindi, indicazioni di voto la cui scelta non può che essere demandata alle sensibilità, anche diverse, di coloro che al progetto originario hanno aderito.</big></p>
<p>
	<big>Come componenti delle due delegazioni che si sono succedute, nell&rsquo;ultimo mese, nei contatti con Antonio Ingroia, prima, e con la lista&ldquo;Rivoluzione civile&rdquo;, poi, riteniamo peraltro doveroso dar conto degli esiti della attività svolta e trarne alcune valutazioni (comuni tra di noi, pur con diversità di accentuazioni):</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>1) il processo avviato con il documento &ldquo;Cambiare si può&rdquo;,pur non avendo portato all&rsquo;esito auspicato (per la brevità dei tempi, per nostre carenze organizzative, per valutazioni e scelte politiche diverse di alcuni dei potenziali protagonisti), ha comunque avviato un percorso: in termini di mobilitazione di decine di migliaia di persone e di centinaia di associazioni diffuse sul territorio e anche in termini di immissione nel dibattito pubblico di una chiara posizione alternativa al liberismo e alle forze politiche che lo sostengono o lo subiscono;</big></p>
<p>
	<big>2) questo contenuto è stato recepito in maniera significativa nel programma della lista &ldquo;Rivoluzione civile&rdquo; la quale, per contro, ha disatteso le indicazioni tese a un diverso modo di fare politica (dal basso e in maniera partecipata), optando, nella formazione delle liste, per un metodo verticistico e spartitorio tra le varie forze che vi hanno concorso, sino al punto da non recepire le indicazioni di candidature effettuate da numerose assemblee territoriali promosse da &ldquo;Cambiare si può&rdquo;,creando così una diffusa disaffezione e demotivazione;</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big>3) la necessità del progetto di rinnovamento della politica posta a base del documento &ldquo;Cambiare si può&rdquo; del 5 novembre 2012 resta più che mai attuale qualunque sia l&rsquo;esito delle elezioni politiche. Per questo, pur astenendoci prima delle elezioni da una iniziativa politica diretta (anche per evitare un confronto viziato dalla diversità delle scelte elettorali), ci impegniamo fin d&rsquo;ora a formulare, all&rsquo;indomani del voto, un programma articolato per una ripresa del progetto &ldquo;Cambiare si può&rdquo; adeguato alla nuova fase politica, anche in vista delle prossime scadenze amministrative .</big></p>
<p>
	<big>22 gennaio 2013</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<span style="color:#ff0000;"><big>Bengasi Battisti, Antonio Bruno, Livio Pepino, Marco Revelli, Chiara Sasso</big></span></p>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
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		<title>Cambiare si può : DOMENICO FINIGUERRA alla Assemblea Nazionale &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/24/domenico-finiguerra-assemblea-nazionale-di-cambiaresipu-con-sottotitoli/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Jan 2013 05:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Domeico Finiguerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CAMBIARE SI PUO&#8217; Intervento di Domenico Finiguerra all&#8217;Assemblea Nazionale di Cambiaresipuò, Roma, 1 dicembre 2012 &#160; Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=hEGpUEBOSVM Sottotitoli a cura di Cristina Tabbia per onA.I.R. &#8211; www.respeakingonair.org (13)</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300;">CAMBIARE SI PUO&#8217;</span></h1>
<h3>Intervento di Domenico Finiguerra all&#8217;Assemblea Nazionale di Cambiaresipuò, Roma, 1 dicembre 2012</h3>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Fonte:</em> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hEGpUEBOSVM">http://www.youtube.com/watch?v=hEGpUEBOSVM</a></p>
<p><em>Sottotitoli a cura di Cristina Tabbia per onA.I.R. &#8211;</em> <a href="http://www.respeakingonair.org">www.respeakingonair.org</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="7975"> (13)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cambiare si puo&#8217; : MARCO REVELLI &#8211; L&#8217;assemblea al lavoro &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/09/cambiare-si-puo-revelli-lassemblea-al-lavoro-con-sottotitoli/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2013/01/09/cambiare-si-puo-revelli-lassemblea-al-lavoro-con-sottotitoli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 05:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Revelli]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CAMBIARE SI PUO&#8217; L&#8217;ASSEMBLEA AL LAVORO Intervista a Marco Revelli 22 dicembre 2012 Il movimento Cambaire si può di nuovo riunito in un assemblea di scopo che costruisca passo passo , la proposta e le regole del movimento.  Soddisfazione per i risultuati &#8220;mediatici&#8221; e qualche perpressità sui personalismi ed i loro progetti. intervista e riprese [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><var><strong><span style="color: #ff8c00;">CAMBIARE SI PUO&#8217;</span> </strong>L&#8217;ASSEMBLEA AL LAVORO</var></h1>
<p><var><strong>Intervista a Marco Revelli</strong></var></p>
<hr />
<p><var>22 dicembre 2012</var></p>
<p><var>Il movimento <em>Cambaire si può</em> di nuovo riunito in un assemblea di scopo che costruisca passo passo , la proposta e le regole del movimento.  Soddisfazione per i risultuati &#8220;mediatici&#8221; e qualche perpressità sui personalismi ed i loro progetti.</var></p>
<hr />
<p><var>intervista e riprese di <em>Roberto Pietrucci</em></var></p>
<p><var>montaggio di <em>Simone Bucci</em></var></p>
<p><em>Sottotitoli a cura di Cristina Tabbia per onA.I.R. &#8211;</em> <a href="http://www.respeakingonair.org">www.respeakingonair.org</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
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		</item>
		<item>
		<title>Cambiare si può &#8211; PAOLO ANDREOZZI &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/07/cambiare-si-pu-andreozzi-con-sottotitoli/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2013/01/07/cambiare-si-pu-andreozzi-con-sottotitoli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 17:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Andreozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CAMBIARE SI PUO&#8217; Intervista a PAOLO ANDREOZZI riprese di Roberto Pietrucci montaggio di Simone Bucci Sottotitoli a cura di Elena Graziosi per onA.I.R. &#8211; www.respeakingonair.org (37)</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="color: blue;">CAMBIARE SI PUO&#8217;</h1>
<h3 style="color: blue;">Intervista a PAOLO ANDREOZZI</h3>
<hr />
<p>riprese di Roberto Pietrucci<br />
montaggio di Simone Bucci</p>
<p>Sottotitoli a cura di Elena Graziosi per onA.I.R. &#8211; <a href="http://www.respeakingonair.org" target="_blank">www.respeakingonair.org</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="7929"> (37)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cambiare si può &#8211; SABINA GUZZANTI &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/07/cambiare-si-pu-sabina-guzzanti-con-sottotitoli/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2013/01/07/cambiare-si-pu-sabina-guzzanti-con-sottotitoli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 17:05:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Sabina Guzzanti]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>CAMBIARE SI PUO&#8217; : INTERVISTA A SABINA GUZZANTI intervista di Jacopo Venier riprese di Roberto Pietrucci montaggio di Simone Bucci sottotitoli a cura di Elena Graziosi per onA.I.R. &#8211; www.respeakingonair.org (6)</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="color: blue;">CAMBIARE SI PUO&#8217; : INTERVISTA A SABINA GUZZANTI</h1>
<h3 style="color: blue;">intervista di Jacopo Venier</h3>
<p>riprese di Roberto Pietrucci<br />
montaggio di Simone Bucci</p>
<hr />
<p>sottotitoli a cura di Elena Graziosi per onA.I.R. &#8211; <a href="http://www.respeakingonair.org" target="_blank">www.respeakingonair.org</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="7928"> (6)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2013/01/07/cambiare-si-pu-sabina-guzzanti-con-sottotitoli/">Cambiare si può &#8211; SABINA GUZZANTI &#8211; con sottotitoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Che cosa non è andato come doveva</title>
		<link>https://www.libera.tv/2013/01/05/che-cosa-non-andato-come-doveva/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2013/01/05/che-cosa-non-andato-come-doveva/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2013 11:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Emilia Romagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Pepino]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Revelli]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>
		<category><![CDATA[Rivoluzione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Che cosa non è andato come doveva. &#160; Da Contropiano: http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/13643-che-cosa-non-e-andato-come-doveva Livio Pepino, uno dei portavoce di &#34;Cambiare si può&#34;, spiega in una intervista che cosa non ha funzionato nel rapporto con la lista Rivoluzione Civile di Ingroia. &#34;Una rottura sul metodo più che sui contenuti&#34;. Livio Pepino, anche lui magistrato, spiega in questa intervista [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<strong><span style="color:#000000;">Che cosa non è andato come doveva.</span></strong></h1>
<hr />
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<span style="color:#0000ff;">Da Contropiano:</span></p>
<p>
	<span style="color:#ff0000;">http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/13643-che-cosa-non-e-andato-come-doveva</span></p>
<hr />
<p>
	<big>Livio Pepino, uno dei portavoce di &quot;Cambiare si può&quot;, spiega in una intervista che cosa non ha funzionato nel rapporto con la lista Rivoluzione Civile di Ingroia. &quot;Una rottura sul metodo più che sui contenuti&quot;.<br />
	Livio Pepino, anche lui magistrato, spiega in questa intervista a Lettera 43 i motivi della rottura con la lista Rivoluzione Civile leaderizzata da Antonio Ingroia. Pepino è stato molto impegnato a fianco del movimento No Tav e molti dei NO all&#39;accordo, arrivati nella consultazione via web dei giorni scorsi, sono arrivati proprio dalla Val di Susa.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<big><span style="color:#ff0000;">Da Lettera 43 di sabato 5 gennaio</span></big></p>
<p>
	<br />
	<big>intervista di<span style="color:#0000ff;"> Gabriella Colarusso</span></big></p>
<p>
	<big>Quarto polo, Rivoluzione sì, ma senza Ingroia<br />
	Il quarto polo prende le distanze dal movimento dell&#39;ex magistrato. Spiega Pepino, promotore di Cambiare si può: &laquo;Non vogliamo liste decise dalle burocrazie di partito. E non ci piace il leaderismo&raquo;.</big></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong><big>D. Quarto e quinto polo neanche nati e già divisi?</big></strong></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Prima di parlare di scissioni, forse è necessario chiarire un paio di concetti.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Partiamo da Cambiare si può. Cos&#39;è, o forse è il caso di dire cosa avrebbe voluto essere, il vostro movimento?</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Noi proponevamo la formazione di una lista per le prossime elezioni che fosse alternativa su due piani: il programma e il metodo politico.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Anti-montiana nei contenuti?</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Sì, più in generale anti-liberista. Per capirci: no alle grandi opere, sì alla messa in sicurezza del territorio. Sul piano del metodo, poi, la nostra idea è uscire dalla concezione che la politica debba essere fatta da un ceto di professionisti e coinvolgere invece movimenti, associazioni e comitati referendari.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. L&#39;elogio della società civile, molto di moda in questi tempi.</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Non mi piace questo termine. Preferisco parlare di movimenti che ci sono nel Paese e che hanno già fatto cose concrete. Non è una critica preconcetta nei confronti dei partiti, ma la ricerca di un modo e di soggetti nuovi per fare politica.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Bello, però poi per raccogliere le firme e presentare le liste servono strutture organizzate come i partiti&#8230;</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. I partiti devono diventare infrastrutture al servizio di movimenti e gruppi attivi sul territorio.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Perché avete rotto con Ingroia e De Magistris?</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Ci era stato proposto di costruire insieme una lista che avesse Ingroia come candidato premier. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme poi c&#39;è stata la rottura, sul metodo più che sui contenuti.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Cioè?</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Noi volevamo una lista costruita dal basso, ma quella di Rivoluzione civica sarà realizzata secondo i vecchi schemi con le candidature decise dai segretari dei partiti che aderiscono: Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione, Idv. Non ci sta bene che siano le burocrazie dei partiti a scegliere come fare le liste.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Ingroia dice di non voler fare un partito personale. Poi fa stampare il suo nome a caratteri cubitali sul logo. Non è una contraddizione?</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Credo anche che Ingroia sia convinto di quel che dice, ma certo il simbolo rimanda invece a una concezione leaderistica della politica che non ci piace.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Neppure sul dialogo con il Pd eravate molto in sintonia.</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. I nostri contenuti, che mi sembravano condivisi anche da loro, sono rigorosamente alternativi a quelli del Pd, che ha appoggiato Monti e la riforma dell&#39;articolo 18, sostiene le grandi opere, ha detto sì al pareggio di bilancio in Costituzione. Non vedo come si possa dialogare e su cosa.</big></p>
<p>
	<br />
	<big><strong>D. Ma lei voterà Rivoluzione civica alle prossime elezioni?</strong></big></p>
<p>
	<br />
	<big>R. Nessuna ostilità nei loro confronti ma non lo so. Aspetto di vedere come verranno composte le liste.</big></p>
<p>
	<img alt="" src="http://www.contropiano.org/media/k2/items/cache/9e8f81858b8912cb608f918712732b72_L.jpg" style="width: 300px; height: 200px; " /></p>
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		<title>Cambiare è difficile</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Dec 2012 13:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete Emilia Romagna]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[ALBA Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Cambiare è difficile di&#160; Livio Pepino http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/13550-cambiare-è-difficile &#160; Lo sconcerto e la delusione serpeggiano tra gli intellettuali e i movimenti che avevano sostenuto, con l&#39;appello &#39;Cambiare si può&#39;, la necessità di una lista alternativa a Monti e al liberismo. Lo scippo da parte di Ingroia e dei partiti di (centro)sinistra brucia. Come dimostra l&#39;intervento di [&#8230;]</p>
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	<strong><span style="color:#000000;">Cambiare è difficile</span></strong></h1>
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<h4>
	<span style="color:#ff0000;">di&nbsp; Livio Pepino</span></h4>
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	http://www.contropiano.org/it/archivio-news/documenti/item/13550-cambiare-è-difficile</p>
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	&nbsp;</p>
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	<big>Lo sconcerto e la delusione serpeggiano tra gli intellettuali e i movimenti che avevano sostenuto, con l&#39;appello &#39;Cambiare si può&#39;, la necessità di una lista alternativa a Monti e al liberismo. Lo scippo da parte di Ingroia e dei partiti di (centro)sinistra brucia. Come dimostra l&#39;intervento di Livio Pepino.</big></p>
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	<br />
	<big>Due mesi fa, in settanta (diversi per storie e provenienza ma uniti negli obiettivi), abbiamo lanciato il documento &ldquo;Cambiare si può&rdquo;. Volevamo verificare la possibilità di una presenza alternativa alle elezioni politiche del 2013. Alternativa al liberismo, al governo Monti e a chi ne è stato il socio di riferimento (le destre da un lato e il Pd dall&rsquo;altro) sulla base di una diversa idea di Europa, di sviluppo, di politiche per uscire dalla crisi, di centralità del lavoro (e non del capitale finanziario). E, poi, alternativa al sistema politico che ha caratterizzato gli ultimi decenni (anche a sinistra) portandoci allo sfascio attuale: un sistema soffocato da un rapporto corrotto con il denaro e con il potere economico, dalla trasformazione della rappresentanza in delega incontrollata, dalla incapacità di affrontare i problemi reali della vita delle persone; un sistema da trasformare nel profondo con segni tangibili di radicale discontinuità e con nuovi metodi, nuove pratiche, nuove facce (designate dai territori, all&rsquo;esito di un dibattito pubblico, senza quote o riserve per ceti politici).</big></p>
<p>
	<big>A che punto siamo oggi, due mesi dopo? Vale la pena ripercorrere le tappe del percorso. Abbiamo suscitato un entusiasmo impensato coinvolgendo in centinaia di incontri e assemblee, decine di migliaia di &ldquo;cani sciolti&rdquo; e orfani di partiti e sindacati ma anche associazioni, movimenti, gruppi, comitati: se ne facessimo l&rsquo;elenco raggiungeremmo numeri a tre cifre. Sempre con lo stesso riscontro: se andate (andiamo) avanti forse torneremo ad appassionarci alla politica, forse andremo di nuovo a votare o voteremo finalmente con convinzione anziché per abitudine. E abbiamo avviato una contaminazione con alcune forze politiche: talora con asprezze, ma anche con l&rsquo;aprirsi di nuove dimensioni dell&rsquo;agire politico in vista di una collaborazione virtuosa (ancorché difficile). A metà percorso abbiamo incontrato il Movimento arancione (espressione di alcuni sindaci e, in particolare di Luigi De Magistris) che ci ha portato in dote, come possibile leader, Antonio Ingroia. Non era il nostro progetto e anche quella candidatura &ndash; al di là della stima personale per Ingroia &ndash; non era la nostra: per ragioni di forma (riteniamo che anche il candidato premier debba essere scelto dal basso e non precipitato dall&rsquo;alto), per il rischio di un appiattimento della lista sulla questione giustizia (che è un tema fondamentale ma solo dentro una prospettiva più ampia di società e di sviluppo), per le posizioni aperturiste di Ingroia nei confronti del Pd e delle sue politiche in una dimensione di (auspicati) colloqui di vertice che non ci appartiene. Nonostante questo abbiamo accettato di avviare un processo unitario, anche per evitare che divisioni e settarismi (reali o presunti) travolgessero le speranze di cambiamento che avevamo suscitato. Lo abbiamo detto, peraltro, espressamente: il nostro candidato presidente non sarà il leader ma uno tra gli altri e il nostro portavoce non sarà un singolo ma un gruppo (in cui dovranno trovar posto un operaio licenziato dalla Fiat, una precaria del Sud, un esponente del Movimento no Tav: non come &ldquo;fiori all&rsquo;occhiello&rdquo; ma come espressione visibile delle nostre priorità); tutti gli altri candidati dovranno uscire da un dibattito pubblico sui territori ed esserne espressione: la campagna elettorale andrà fatta con l&rsquo;entusiasmo e la partecipazione (come accaduto nei referendum) e non con i soldi residui, portati da qualche partito, di quel finanziamento pubblico che tutti a parole contestano.</big></p>
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	&nbsp;</p>
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	<big>Forse eravamo (siamo) degli ingenui. Certo oggi, all&rsquo;esito di quel percorso e alla vigilia delle elezioni, la lista alternativa che si delinea sotto la leadership di Ingroia va in una direzione diversa. Debole nel programma, subalterna alla logica del partito personale (basta guardare il simbolo&#8230;), pronta a proiettare in primo piano le candidature dei segretari di partiti e partitini alla ricerca di un seggio (anche di chi si è distinto, in un recente passato, per il sostegno a quelle grandi opere il cui rifiuto è il cuore di un progetto veramente alternativo), essa ripete la logica della Sinistra Arcobaleno del 2008. Non basteranno a modificare il segno dell&rsquo;operazione le candidature di alcuni (validi) esponenti della cosiddetta società civile, la cui esposizione finirà, al contrario, per indebolire e demotivare proprio quella società. E non basterà un pugno di eletti &ndash; se ci saranno &ndash; a dare prospettive di cambiamento al quadro politico. Questa la situazione ad oggi. Può ancora cambiare? Forse. Se Ingroia avrà il coraggio di rovesciare il tavolo e di privilegiare il rapporto con la società piuttosto che quello con il ceto politico, se metterà al centro i grandi problemi del Paese anziché le polemiche personali, se abbandonerà il leaderismo promuovendo la partecipazione. Ma dubito che lo farà e, dunque, questa lista, pur meno impresentabile di altre, non sarà la mia.</big></p>
<p>
	<big>La domanda è, a questo punto, obbligata: abbiamo sbagliato nel buttarci in questa impresa? Non credo perché abbiamo, almeno, aperto una strada. E, dunque, non smobiliteremo, ma ci attrezzeremo meglio per le prossime scadenze. Sì, forse siamo degli ingenui. Ma abbiamo ogni giorno sotto gli occhi che cosa ha prodotto la politica dei cinici.</big></p>
<hr />
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	&nbsp;</p>
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		<title>ARANCIONI &#8211; LIVIO PEPINO : Siamo un cantiere con grande consenso &#8211; con sottotitoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2012/12/22/pepino-siamo-un-cantiere-con-grande-consenso-movimento-arancione-di-de-magistris-con-sottotitoli/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2012 06:57:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[onA.I.R.]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Livio Pepino]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>PEPINO: &#8220;SIAMO UN CANTIERE CON GRANDE CONSENSO&#8221; MOVIMENTO ARANCIONE DI DE MAGISTRIS L&#8216;ex magistrato Livio Pepino intervistato sul percorso del Movimento Arancione di De Magistris intervista di Jacopo Venier riprese di Roberto Pietrucci montaggio di Simone Bucci Sottotitoli a cura di Cristina Tabbia per onA.I.R. &#8211; www.respeakingonair.org (383)</p>
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<h1><var><span style="color: #b22222;"><em>PEPINO</em>: &#8220;SIAMO UN CANTIERE CON GRANDE CONSENSO&#8221;</span></var></h1>
<h2><var><strong><span style="color: #ff8c00;">MOVIMENTO ARANCIONE DI DE MAGISTRIS</span></strong></var></h2>
<h4>L<var>&#8216;ex magistrato Livio Pepino intervistato sul percorso del Movimento Arancione di De Magistris<br />
</var></h4>
<hr />
<p><var>intervista di <em>Jacopo Venier</em></var></p>
<p><var>riprese di <em>Roberto Pietrucci</em></var></p>
<p><var>montaggio di <em>Simone Bucci</em></var></p>
<p><em>Sottotitoli a cura di Cristina Tabbia per onA.I.R. &#8211;</em> <a href="http://www.respeakingonair.org">www.respeakingonair.org</a></p>
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		<title>Cremaschi ad Ingroia : io ci sto, ma per fare cosa?</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 20:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Ingroia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiare si può]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Cremaschi]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>IO CI STO, MA PER FARE COSA? Riflessione critica di Giorgio Cremaschi sulla scelta di Ingroia Una benemerita rubrica del mai dimenticato inserto satirico de l&#39;Unita&#39; degli anni 80&#39; titolava: Chi se ne frega. Immagino che quanto sto per scrivere potrebbe incorrere negli strali di quella vecchia rubrica, in fondo a che titolo lo faccio? [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1>
	<span style="color:#ff8c00;"><strong>IO CI STO, MA PER FARE COSA?</strong></span></h1>
<p>
	<strong><img alt="" src="/wp-content/uploads/user_pictures/foto per articoli/No Debito/cremaschi2.jpg" style="width: 259px; height: 194px; float: left; margin: 10px;" />Riflessione critica di Giorgio Cremaschi sulla scelta di Ingroia</strong></p>
<hr />
<p>
	Una benemerita rubrica del mai dimenticato inserto satirico de l&#39;Unita&#39; degli anni 80&#39; titolava: Chi se ne frega. Immagino che quanto sto per scrivere potrebbe incorrere negli strali di quella vecchia rubrica, in fondo a che titolo lo faccio?<br />
	Tuttavia rischio e dico che la probabile discesa in campo di Ingroia nelle lista arancione dei gruppi e dei partiti e lo sostengono non mi convince per niente. Stimo il magistrato coraggioso, ma quando egli si fa politico il giudizio non è più sugli atti giudiziari, ma sui progetti e qui proprio non ci siamo.<br />
	Affronto subito la prima e decisiva obiezione: a questo punto, a poche settimane dalle elezioni non si può essere schizzinosi, le forze di sinistra estranee al centro sinistra debbono coalizzarsi per non sparire.<br />
	Ma questo è proprio il primo punto e forse il più grave su cui discutere. Monti non è li&#39; da due giorni ne&#39; sono due giorni che il partito democratico ne sostiene i più terribili provvedimenti. Le stesse primarie hanno assunto come&nbsp; vincolo per tutti i candidati il pareggio di bilancio costituzionale ed il fiscal compact, cioè il fulcro dell&#39;agenda Monti. La cui eventuale discesa in campo ha spostato ancor più a destra l&#39;asse del centro sinistra, che adesso deve rassicurare il mondo che porterà avanti la politica di Monti anche senza Monti.<br />
	Era tutto chiaro da tempo, eppure Di Pietro e Diliberto hanno partecipato alle primarie chiedendo di essere accolti nel centro sinistra e solo dopo che ne sono stati rifiutati si sono fatti copromotori della lista arancione.<br />
	Ferrero ha invece da tempo sostenuto la necessità dell&#39;alternativa al centrosinistra, ma poi ha passato il tempo ad inseguire coloro che inseguivano Vendola e Bersani. De Magistris si è collocato su posizioni critiche verso Monti e vicine ai movimenti, ma a lungo ha perseguito l&#39;idea di una lista di sindaci e società civile non alternativa, ma solo autonoma rispetto al PD e a SEL.<br />
	Si è dunque giunti alla vigilia delle elezioni con un processo unificante che risultava dal sostanziale fallimento di tutti i disegni perseguiti dai leader politici&nbsp; della futura lista arancione. Il ritardo è dunque un fatto politico che viene proprio dal non aver voluto, per scelta o tatticismo, costruire in tempo una vera alternativa a Monti e a chi lo sostiene.<br />
	Affermo questo con la rabbia di chi insieme a tanti altri ha provato per un anno a costruire sul campo una forza ed una risposta alternativa. E che ha visto il 31 marzo a Milano e soprattutto il 27 ottobre a Roma delinearsi una possibilità reale di successo.<br />
	Ma non è andata così, la piattaforma antiliberista e anticapitalista e le forze&nbsp; organizzate di quelle manifestazioni evidentemente sono&nbsp; state valutate come troppo radicali, troppo in rottura col quadro politico e anche sindacale di centro sinistra, avrebbero potuto essere forze di complemento, ma non il nucleo dell&#39;alternativa.<br />
	L&#39;appello &#39;Cambiare si Può&#39; ha avuto il merito di rompere gli indugi in un campo depresso dall&#39;attendismo e dalle manovre incrociate. Tuttavia non ha trovato il coraggio di misurarsi apertamente con tutte le forze della&nbsp; reale opposizione a Monti, ed è ora posto in secondo piano rispetto alla lista arancione.<br />
	Ora Ingroia dovrebbe supplire con il prestigio della sua figura al ritardo accumulato, ma con quale progetto?<br />
	Francamente i dieci punti di &#39;Io ci sto&#39; mi sembrano deboli o peggio, se non per quanto riguarda la rivendicazione della giustizia contro la mafia e la corruzione. Il punto sesto per la libertà d&#39;impresa è poi proprio inaccettabile. Non vedo l&#39;alternatività di questa piattaforma a quella di Bersani. Mentre ne colgo la radicalizzazione sul piano della legalità, non vedo quasi nulla che non potrebbe essere fatto proprio da altri del centrosinistra, specie in campagna elettorale.<br />
	Non si accenna all&#39;Europa, al fiscal compact all&#39;austerità, ma davvero si pensa di costruire il quarto polo rivendicando un anti berlusconismo più radicale e coerente di quello del centrosinistra? No, non è questa la via per ripartire e per rompere un regime che già ha assegnato gran parte dei ruoli in gioco.<br />
	Siccome il tempo&nbsp; è poco, si corregga in fretta . Innanzitutto sul programma: il punto di partenza di qualsiasi alternativa oggi è il rifiuto delle politiche di austerità, comunque declinate, e la conseguente denuncia dei trattati firmati da Monti e rivendicati da Giorgio Napolitano. In Europa ci si divide su questo, in Italia finora no ed è per questa ragione che il partito democratico non paga quel dazio che invece tocca a tutti i suoi simili che negli altri paesi occidentali praticano le politiche liberiste.<br />
	In secondo luogo si pratichi davvero quella democrazia che si rivendica, si facciano vere primarie per il leader della lista e per i principali candidati.<br />
	Se non si cambia rapidamente rotta, la generosità di tanti non sarà sufficiente a impedire che il quarto polo venga triturato da queste elezioni tra le meno libere e trasparenti della storia repubblicana.</p>
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