<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Libera Tv &#187; Brexit</title>
	<atom:link href="https://www.libera.tv/tag/brexit/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.libera.tv</link>
	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
	<lastBuildDate>Thu, 04 Sep 2025 14:30:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.2.4</generator>
	<item>
		<title>BREXIT : Ora al Referendum NO a Renzi ed alla UE  &#8211; Marco Rizzo</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/07/05/brexit-ora-al-referendum-no-a-renzi-ed-alla-ue-marco-rizzo/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/07/05/brexit-ora-al-referendum-no-a-renzi-ed-alla-ue-marco-rizzo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 09:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Rizzo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=45102</guid>
		<description><![CDATA[<p>BREXIT: trasformare il Referendum Costituzionale non solo in un No a Renzi ma anche in un No alla UE. Considerazioni di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista. &#160; Se dovessimo esprimere un giudizio sul voto inglese per l’uscita dall’UE, guardando alle perdite degli speculatori finanziari che hanno scommesso sul cavallo sbagliato e alle reazioni scomposte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/07/05/brexit-ora-al-referendum-no-a-renzi-ed-alla-ue-marco-rizzo/">BREXIT : Ora al Referendum NO a Renzi ed alla UE  &#8211; Marco Rizzo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #0000ff;">BREXIT: trasformare il Referendum Costituzionale non solo in un No a Renzi ma anche in un No alla UE.</span></h1>
<h4>Considerazioni di Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista.</h4>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/07/Marco-Rizzo.jpg"><img class="alignleft  wp-image-45103" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/07/Marco-Rizzo-178x300.jpg" alt="Marco Rizzo" width="233" height="393" /></a>Se dovessimo esprimere un giudizio sul voto inglese per l’uscita dall’UE, guardando alle perdite degli speculatori finanziari che hanno scommesso sul cavallo sbagliato e alle reazioni scomposte e isteriche dell’establishment europeista, non potremmo che esserne soddisfatti. Diciamo “voto inglese” perché il voto anti-UE si è espresso in maggioranza in Inghilterra, mentre nelle altre Nazioni che compongono il Regno Unito, particolarmente in Scozia, il voto filoeuropeo si è sommato a quello secessionista. Quindi per quelle Regioni sarebbe necessaria una riflessione specifica.<br />
Ma torniamo all’Inghilterra. Si è detto che le classi colte hanno votato per il remain. Pur ammettendo che sia questa la realtà, siamo sicuri che quelle che vengono definite le “classi colte” sappiano davvero di cosa si stia parlando? Facciamo un esperimento: chiedete a un laureato, mediamente “informato”, ascoltatore dei TG di regime e lettore dei giornali del potere mediatico, cos’è il TTIP e vediamo se ne avrà mai sentito parlare. Cosa vogliamo dire? che le “classi colte” forse sono solo quelle mediamente maggiormente preda della propaganda di regime. Siamo sicuri che il loro voto sia più “consapevole” di quello di un lavoratore delle periferie inglesi che ha votato “con la pancia” chiedendosi solo se sta meglio, lui e la sua famiglia, rispetto a dieci o venti anni fa?<br />
E poi l’altra disgustosa farsa giocata sui giovani e sui vecchi: i giovani che pensano al loro futuro e votano per rimanere e i vecchi avidi e gretti che voltano la testa al futuro. Come si ribalta questa visione quando si scopre che i giovani se ne sono bellamente fregati del referendum, andando a votare in percentuali risibili intorno al 30%, mentre i “vecchi”, molto più preoccupati, si sono precipitati in massa a votare con oltre l’80% (36% nella fascia 18-24 contro un 83% per gli over 65, secondo SkyNews)!<br />
Le ridicole considerazioni sui possibili esiti nefasti per la Gran Bretagna e per gli altri paesi poi sono affette da un pregiudizio “globalista” e “cosmopolita” che per un marxista risultano aberranti. In soldoni, è difficile credere che ci perdano tutti: se c’è qualcuno che perde, ci sarà pur qualcuno che ci guadagna. In realtà è importante quindi capire quali sono i settori della borghesia, inglese e più in generale degli altri paesi UE e non solo, a guadagnarci. E questo ci conduce al nocciolo della nostra riflessione.<br />
Che nell’Unione Europea ci sia una forte disaffezione per questo “conglomerato imperialista”, come lo definiamo noi comunisti, è innegabile. In Olanda recentemente si è respinta l’entrata dell’Ucraina golpista. In Francia, in Danimarca e ovviamente anche in Grecia, ogni volta che si vota gli europeisti vanno sotto. Il problema è che questi referendum sono congegnati in modo che siano del tutto inefficaci o fuorvianti o disattesi, come per esempio quello tenutosi in Grecia proposto dal governo Syriza-Anel, che era al tempo stesso un grosso “spot” elettorale per il traditore Tsipras – e infatti giustamente i nostri compagni fratelli del KKE hanno dato indicazione di non cadere nella trappola – e in ogni caso, le indicazioni venute dal popolo, per quanto distorte dalla domanda referendaria equivoca, sono state del tutto disattese in modo vergognoso.<br />
Ma l’opposizione all’Unione Europea è oggi guidata ed egemonizzata dai comunisti? Tranne in Grecia per il resto del continente la risposta è no. In Inghilterra c’è un Partito Comunista che ha orientato il voto antieuropeista? La risposta non può che essere del tutto negativa.<br />
Chi si avvantaggia politicamente di tutto ciò? Ovviamente in politica non esiste il vuoto, o meglio esso, quando si crea, viene subito riempito. Il vuoto lasciato dalla ritirata dalla lotta antimperialista, causato dalla scomparsa della maggior parte dei grandi partiti comunisti, o della loro trasformazione in partiti opportunisti filo-europeisti e filo-borghesi fin dai tempi dell’eurocomunismo, è stato riempito da prodotti artificiali, del tutto consoni al potere borghese, perché inoffensivi, e congeniali a settori della borghesia. Questi partiti – UKIP in Inghilterra, M5S e la Lega in Italia , Podemos in Spagna- se da un lato sono dei contenitori che incanalano l’insoddisfazione e la protesta popolare verso falsi obiettivi (“Il Potere ieri organizzava il consenso oggi indirizza il dissenso”, diciamo noi), rappresentano interessi di pezzi di piccola e media borghesia che hanno minore proiezione verso le importazioni, minore capacità di stare sul mercato globale e quindi desiderano riportare le lancette della storia a dieci o vent’anni fa, quando per loro le cose andavano meglio. Evidentemente ci sono circoli imperialisti che possono trarre profitto anche da queste posizioni nella competizione inter-imperialista che oggi è sempre più aspra; tuttavia sembra evidente che oggi la direzione principale dell’imperialismo europeo continentale sia quello di integrare sempre più economia e politica militare, facendo della UE una sorta di NATO economica. Gli USA mantengono una posizione ambigua, frutto del fatto che anche dentro il polo imperialista più potente e aggressivo ci sono settori contrastanti: se i settori più aggressivi e proiettati verso l’esterno, capitanati dalla Clinton, desiderosi di tenere unito il battaglione imperialista atlantico contro tutto il resto del mondo, sembrano aver subito uno smacco per i loro disegni guerrafondai; altri settori, più tradizionalmente rivolti agli interessi interni americani, sembrano poco interessati all’evento. Russia, Cina e gli altri BRICS hanno sempre dichiarato invece di essere fermamente favorevoli a un’Unione Europea solida e stabile per fare affari sempre più lucrosi, magari augurandosi che quest’Europa possa contrapporsi agli USA, come alcune mosse fanno loro sperare, come la partecipazione britannica alla “Banca asiatica di investimento per le infrastrutture” (AIIB nell&#8217;acronimo inglese), che potrebbe costituire il contraltare cinese alla Banca Mondiale, di stretto controllo USA.<br />
In tutto questo possiamo sintetizzare così: il disegno europeista è politicamente in crisi. Questa crisi ha le sue radici nella crisi del capitale monopolistico internazionale che soffre di irresolubili problemi di sovrapproduzione e di sovraccumulazione di capitali. La competizione inter-monopolistica è al calor bianco, sia tra i conglomerati imperialistici che al loro interno. A pagare ovviamente sono i settori più deboli: principalmente le classi operaie e i lavoratori dipendenti di tutti i paesi; poi le piccole e medie borghesie, spossessate del loro ruolo storico dalla globalizzazione, schiacciate dalla concorrenza dei monopoli e dall’idrovora fiscale, tutta a favore del grande capitale; poi i monopoli dei paesi che si trovano in basso nella piramide imperialista, che si devono fare spazio tra quelli sostenuti dagli Stati dominanti, ma che cercano, con un complesso schema di alleanze incrociate, di avvantaggiarsi di ogni crisi.<br />
Il Brexit apre scenari inediti, ma non possiamo illuderci che possa portare a nulla di buono per i lavoratori di alcun paese: purtroppo non sono i comunisti a guidare questa protesta e fino a quando non sarà così, potremo solo assistere a baruffe nel campo nemico, ma non potremo influenzarne l’esito.<br />
È quindi indispensabile porre le basi per cambiare questo stato di cose e riportare in prima linea l’azione di comunisti e farla diventare riconoscibile davanti alle proprie classi lavoratrici, a cominciare dalla classe operaia della propria nazione, in intesa con tutti gli altri partiti comunisti che si pongono coerentemente in questa prospettiva.<br />
Per questo il Partito Comunista oggi lancia i “Comitati Popolari per la Difesa della Costituzione”, comitati che si prefiggono di esprimere un punto di vista radicalmente diverso sulla politica nazionale ed internazionale, a cominciare dall’UE.<br />
Il nostro punto di vista contro le riforme costituzionali e contro i Trattati Europei, così come contro l’euro e la NATO, è diametralmente opposto a quello dei partiti borghesi definiti “populisti”, come Lega e M5S, ma anche dalla cosiddetta &#8216;sinistra radicale&#8217;. Dobbiamo marcare con forza questa diversità, ribadendo che da queste gabbie che incarcerano i popoli si può e si deve uscire con una prospettiva socialista, o si può uscire “da destra”, con un’involuzione reazionaria che ci farebbe cadere &#8216;dalla padella alla brace&#8217;. Facciamo alcuni esempi.<br />
Un uscita dall’euro e persino dall’UE (cosa che peraltro si sono affrettati a smentire tutti) guidata da Lega o M5S, senza rigetto del debito, nazionalizzazione delle banche e del commercio con l’estero sotto il controllo popolare, sarebbe un regalo straordinario agli speculatori esteri, ma anche italiani che continuerebbero ad avere i capitali all’estero in euro.<br />
Una riforma costituzionale in senso “anti-casta”, che restringe i pur evanescenti spazi democratico-rappresentativi rimasti, per fondare definitivamente una “democrazia liquida” in stile USA, basata su un controllo mediatico che non va mai dalla periferia al centro, ma sempre in senso inverso, sarebbe la tomba definitiva di quello che resta della Costituzione Repubblicana.<br />
Quindi riportiamo al centro della azione politica dei comunisti il tema del Socialismo, come unica prospettiva strategica. Creiamo un percorso politico per dare a questa prospettiva un senso che, a partire dalle lotte quotidiane nei luoghi di lavoro, ne esprima non solo l’attualità, ma anche la stringente necessità. Usiamo parole d’ordine e rivendicazioni che siano insieme qui e ora attuabili, ma incompatibili col sistema borghese, come l’esproprio dei grandi monopoli immobiliari e mobiliari, il rigetto del debito a cominciare dagli enti locali, la richiesta di un lavoro stabile e sicuro pagato in modo eguale per tutti, la difesa dei diritti e dello stato sociale.<br />
Mostriamo in ogni occasione che dalla gabbia dell’Unione Europea si può e si deve uscire, ma con un governo popolare che non sia schiavo di speculatori interni o esteri, nella prospettiva del Socialismo intanto nel nostro Paese. In tal senso va la nostra proposta di trasformare il  No al referendum sulla riforma costituzionale non solo in un No a Renzi (l&#8217;esecutore) ma anche in un No alla UE (i mandanti).</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45102"> (263)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/07/05/brexit-ora-al-referendum-no-a-renzi-ed-alla-ue-marco-rizzo/">BREXIT : Ora al Referendum NO a Renzi ed alla UE  &#8211; Marco Rizzo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/07/05/brexit-ora-al-referendum-no-a-renzi-ed-alla-ue-marco-rizzo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : L&#8217;Unione Europea è persa &#8211; Gianni Marchetto</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/28/brexit-lunione-europea-e-persa-gianni-marchetto/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/28/brexit-lunione-europea-e-persa-gianni-marchetto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 08:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Marchetto]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44938</guid>
		<description><![CDATA[<p>CAMBIARE L&#8217;UNIONE EUROPA ? NON E&#8217; PIU&#8217; POSSIBILE Bisogna ripartire da una nuova RAPPRESENTANZA Di Gianni Marchetto &#8211; Ex operaio FIAT e militante FIOM (Fonte Controlacrisi) EVOCARE = dal dizionario: Far comparire le anime dei morti o i demoni mediante pratiche magiche o medianiche. Dopo la Brexit è tutto un “evocare”, da una parte si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/28/brexit-lunione-europea-e-persa-gianni-marchetto/">BREXIT : L&#8217;Unione Europea è persa &#8211; Gianni Marchetto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">CAMBIARE L&#8217;UNIONE EUROPA ? NON E&#8217; PIU&#8217; POSSIBILE</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;">Bisogna ripartire da una nuova RAPPRESENTANZA</h4>
<p style="text-align: justify;"><em>Di Gianni Marchetto &#8211; Ex operaio FIAT e militante FIOM</em></p>
<p style="text-align: justify;">(Fonte <a href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2016/6/27/47568-mi-sa-tanto-che-la-battaglia-per-una-diversa-unione-europea/" target="_blank">Controlacrisi</a>)</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/unione-europea-mani.jpg"><img class="alignleft wp-image-44940 size-medium" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/unione-europea-mani-300x193.jpg" alt="unione-europea mani" width="300" height="193" /></a>EVOCARE = dal dizionario: Far comparire le anime dei morti o i demoni mediante pratiche magiche o medianiche.<br />
Dopo la Brexit è tutto un “evocare”, da una parte si evoca una Unione Europea più democratica che si apre all’ascolto dei suoi cittadini, ecc. dall’altra si evocano le piccole patrie, il ritorno del razzismo, le voglie securitarie, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Enrico Letta (oggi professore) dice che sarebbe una iattura aspettare 16 mesi per rimediare alla Brexit, in attesa della risoluzione della crisi spagnola, del voto francese e poi a settembre del prossimo anno quello tedesco. Occorre fare subito delle cose che colpiscano al “cuore” i cittadini europei: un Erasmus Pro = 1.000.000 di posti di lavoro per i giovani (su ca. 300.000.000 di cittadini Europei, sic!). Però lui è il primo ad avere dei dubbi su questa evenienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo D’Alema (apparentemente fuori dal giro) in una intervista a Radio Radicale afferma che il bipolarismo è andato in crisi in tutta Europa mentre si sta’ assistendo alla crescita di nuove formazioni populiste, antisistema, razziste, ecc. e aggiunge che la “governabilità” se non vuole essere un esercizio controproducente ha sempre bisogno del “consenso” dei soggetti per i quali si esercita. Domanda: e chi lo riceve oggi il consenso? i partiti conservatori e/o popolari, ovvero le varie formazioni socialiste o socialdemocratiche? Ovvero ancora le nuove formazioni populiste?</p>
<p style="text-align: justify;">Daniele Salea: studioso di geopolitica dice, “Brexit: rassegnatevi, il voto dei poveri e degli &#8220;ignoranti&#8221; conta quanto il vostro” e continua “La cosa più opprimente del Brexit non sono i mercati che crollano (salvo fenomeni di isteria collettiva, non c&#8217;è nessuna condizione oggettiva per una crisi stile 2008), ma le analisi di sociologia spiccia e patetismo spinto sugli sventurati giovani-colti-e-ricchi battuti dai malvagi vecchi-ignoranti-e-poveri (fatevi un giro sul vostro social network preferito per averne abbondanti esempi).</p>
<p style="text-align: justify;">Gaël Giraud: “morta una Europa se ne fa un’altra, anzi due”. Alle spalle una brillante carriera come consulente di banche d’investimento parigine, mentre oggi concilia due vite: quella di chief economist dell’Agence française de développement e quella di prete gesuita. Dice il nostro: “prima bisogna capire che il progetto europeo, nato sulle ceneri della Seconda guerra mondiale, è stato completamente tradito. Dagli anni Ottanta si è scelto di imboccare la strada senza ritorno della finanziarizzazione della società, compiutasi nel 1992 con il Trattato di Maastricht. Il risultato? La mobilità dei capitali è diventata prioritaria su quella delle persone. Il disegno originario va ripensato perché l’Europa odierna è destinata a distruggere le economie del Sud e a riaccendere l’odio tra i popoli. Se la Brexit è l’occasione giusta, ben venga”.</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo a fare il punto<br />
• Il parlamento Europeo e la Troika: non c’è partita, la seconda vince sempre a man bassa! Facendo diventare inutile (e costosissimo) tale parlamento.<br />
• Le formazioni “progressiste”: i vari partiti socialisti, socialdemocratici sono tutti nell’orbita “neoliberista”, perdono inesorabilmente voti e continuano a rimanere nelle stesse posizioni, aiutati in questo “da schiere di fedeli alla causa tutti dediti al male minore”. Questi ultimi (anche se non maggioritari) hanno oramai una responsabilità storica, quella di ritardare una conclusione naturale: il fallimento delle varie “ditte”. E d’altra parte di favorire (oggettivamente) la crescita di formazioni populiste.<br />
• I grandi sindacati dei lavoratori e dei pensionati: magari saranno grandi (pieni di iscritti) ciascuno nei propri paesi, ma dei poveri nani a livello Europeo. Negli scorsi anni so’ dei CAE (Consigli di Azienda a livello Europeo). Ogni tanto i rispettivi Rappresentanti si riunivano. Adesso che fanno? (Vedi art. 8 del CCNC Metalmeccanici – Informazione e consultazione dei lavoratori nelle imprese di dimensione Comunitaria).<br />
• Le formazioni di Sinistra alternativa: contano come il due di coppe quando la va a spade, oltre tutto abbastanza divise così come nei rispettivi paesi di provenienza.<br />
• E il nostro popolo di lavoratori, pensionati? Mi pare nel ridotto identitario, o a trovare scampo nella astensione e nei casi peggiori nelle formazioni populiste, magari di destra…</p>
<p style="text-align: justify;">E intanto il capitale si è “mondializzato” e noi non sappiamo più dove sono le vetrate su cui scagliare le nostre pietre. Non le vediamo più, sono troppo lontane. E una decina di grandi combine di speculatori finanziari hanno per le mani non solo i nostri bancomat (sulle pensioni, sulla sanità, sui beni comuni), ma hanno pure il potere di strozzare le “velleità” di interi stati (vedi la Grecia).<br />
Mi sa tanto che la battaglia per una diversa Unione Europea è persa. Occorre farsene una ragione.</p>
<p style="text-align: justify;">Stare dentro i processi<br />
• Al momento si possono ipotizzare una serie di cambiamenti che però non mutano l’orientamento di fondo: una Europa più piccola a guida tedesca, ovvero una Europa “mediterranea” (Spagna, Francia, Italia, Grecia).<br />
• Il “cambio” in parecchi paesi, la guida in mano a formazioni populiste, di destra e razziste.<br />
• Una domanda: per il movimento dei lavoratori, dei pensionati, dei migranti cosa serve di più? Sperare nel rinsavimento delle formazioni socialdemocratiche, nelle buone intenzioni di qualche loro dirigente e aspettare… (la loro sconfitta)? O invece sfruttare al massimo le contraddizioni delle formazioni populiste (destinate a vincere). Tra le tante due contraddizioni: la 1° la base elettorale fatta anche di gente nostra, 2° un avvicinamento (forse) delle finestre su cui gettare le nostre pietre, se è vero di un ritorno di alcune decisioni di potere di indirizzo a livello nazionale.<br />
• Nuovo fascismo e guerre in Europa: non credo ne all’uno e ne all’altra. Non siamo più negli anni ’30 dello scorso secolo. In terra di Europa non ci sono più imperialismi in competizione. La finanza e il grande capitale si sono “mondializzati” e l’Europa con gli oltre 300milioni di abitanti è il mercato più ricco del pianeta (magari di cose inutili). Mi pare ovvio che ai due soggetti prima indicati non servano ne fascismi, tantomeno guerre!<br />
• + comando = + produttività (o efficienza). A me pare che questo sia l’assunto ad oggi vincente sia nelle aziende che nella società e + comando ovviamente significa un restringimento di tutte le occasioni democratiche. Al che possono andare bene sia governi tecnocratici che populisti. Con una forte dose securitaria, perché no! Basta però che il tutto non impedisca la costruzione di una moderna “rabble ipotesys” (orda bruta), fatta in prevalenza da migranti (necessari nei prossimi anni a fronte dei dati demografici di questa Europa), perché così saranno abbattuti tutti costi di formazione (dall’infanzia fino all’età adulta) e rimarranno solo i costi di “addestramento” alla produzione. E a chi non ci sta? Galera e ritorno immediato a casa (i migranti). Vedi il fenomeno negli USA con i suoi 5 milioni di cittadini in galera (per metà neri).</p>
<p style="text-align: justify;">Il che fare<br />
• Da quanto argomentato più sopra è ovvio che il movimento dei lavoratori (ad oggi quasi inesistente) e delle sinistre di riferimento è totalmente tagliato fuori. Si tratta ormai di fare il classico “passo indietro per (sperare) di fare poi due passi in avanti”. Sapendo però mettere alcuni “paletti”:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Dare per scontato dell’esaurimento della forma di democrazia rappresentativa. Quindi non aspettare ansiosi (della prossima sconfitta!) alle prossime elezioni, a scelta: comunali, regionali, nazionali, europee. Avere a mente invece la massima espressione di “democrazia diretta” su distanze il più ravvicinate possibili ai cittadini in modo tale da farli sentire protagonisti, pratica questa per rinvigorire la “rappresentanza delegata”. Questa è una questione che ci deve vedere alternativi alla pratica oramai “paternalistica” della sedicente sinistra riformista”;</p>
<p style="text-align: justify;">2. Ritorna qui il problema del conflitto, necessario per difendersi e per battere ogni tentativo autoritario e perché esso sia argomento di emancipazione per i soggetti che lo eserciteranno;</p>
<p style="text-align: justify;">3. La condizione è che si parta in ogni territorio, dal riconoscimento di una comunità scientifica allargata, cioè che le capacità di &#8220;problem solving&#8221;, non risiedono unicamente nella testa degli &#8220;esperti tecnici&#8221; della comunità scientifica tradizionale (tra i quali anche i politici di professione), ma nell&#8217;agire sociale è presente a tutti i livelli un altro «esperto grezzo&#8221;, ricco di capacità e competenze, al quale va dedicata attenzione e riconoscimento. Si tratta in ultima analisi di mettere a confronto con pari dignità &#8220;esperienza e scienza&#8221;. Su tematiche definite e anche su obiettivi modesti. Il che non significa fare solo da spugna nei confronti di questi, ma di misurarsi alla pari, evitando la pratica di quel «leninismo straccione» che vuole le teste delle persone come delle vasche vuote in attesa di essere riempite dal verbo dei «sapienti»: vedi il come ti educo il pupo. Occorre inoltre avere coscienza che gli attuali programmi che vengono stilati in occasione delle ricorrenti elezioni “non fanno i conti con l’oste”: i due patti di stabilità, il primo (esterno) voluto dai burocrati della UE, il secondo (interno) voluto, accettato, da qualsiasi governo in carica nel nostro paese, che nei fatti si traduce nel fare diventare dei “gabellieri” i nostri futuri amministratori. Il che significa CONTRARRE altro «patto di stabilità»: quello con i propri cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">4. A partire, però, dal porsi una domanda: perché mai dovremmo farci rappresentare da un partito che manco ci conosce, non sa cosa sappiamo fare, non sa i nostri problemi, eccetera…. Visto poi il completo esaurimento delle grandi narrazioni che ebbero base nei partiti di massa: il socialismo, la società del benessere per tutti, ecc. e sapendo che per quanto riguarda il moderno astensionismo dal voto, che non si tratta più dei soliti qualunquisti, o talmente pigri, si tratta di persone informate che non ne possono più di delegare il loro consenso ad altre persone che ne faranno strame alla prima occasione. Non basta più dichiararsi di sinistra…!</p>
<p style="text-align: justify;">E a me pare che occorre allora avere a mente un percorso partecipato FATTO DI UNA SERIE DI TAPPE che permettano di approdare ad una NUOVA RAPPRESENTANZA<br />
1) Tappa: CONOSCERE le esperienze esemplari e i soggetti esperti (sia nel modo tecnico che in quello non tecnico), chiesto in ogni territorio;<br />
2) Tappa: VALORIZZARE tali esperienze, archiviandole in un data base;<br />
3) Tappa: ORGANIZZARE (se i soggetti sono d’accordo), creando dei momenti di «pubblicità» delle loro azioni, mettendoli in rete a disposizione dei più;<br />
4) Tappa: RAPPRESENTARE, nelle forme che saranno decise con il metodo della VALIDAZIONE CONSENSUALE, magari imitando le esperienze di democrazia partecipata qua e là esistenti nel territorio nazionale e internazionale;</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44938"> (107)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/28/brexit-lunione-europea-e-persa-gianni-marchetto/">BREXIT : L&#8217;Unione Europea è persa &#8211; Gianni Marchetto</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/28/brexit-lunione-europea-e-persa-gianni-marchetto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : Ora fermare la destra reazionaria &#8211; Federico La Mattina</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ora-fermare-la-destra-reazionaria-federico-la-mattina/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ora-fermare-la-destra-reazionaria-federico-la-mattina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 14:32:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Marx XXI]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=45002</guid>
		<description><![CDATA[<p>BREXIT : ORA QUALE RUOLO PER LA SINISTRA? Articolo di Federico La Mattina per Marx XXI Le analisi del voto del “Telegraph”, del “Guardian” e della “BBC” lo confermano: il voto nel Regno Unito è stato caratterizzato da una forte connotazione di classe (ad esclusione in particolar modo della Scozia, per ragioni storico-politiche e indipendentiste). [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ora-fermare-la-destra-reazionaria-federico-la-mattina/">BREXIT : Ora fermare la destra reazionaria &#8211; Federico La Mattina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">BREXIT : ORA QUALE RUOLO PER LA SINISTRA?</span></h1>
<p style="text-align: justify;">Articolo di Federico La Mattina per <a href="http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/27009-referendum-in-gran-bretagna-ed-europa-quale-ruolo-per-la-sinistra" target="_blank">Marx XXI</a></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Brexit-In-Out.jpg"><img class="alignleft wp-image-45003 size-medium" title="Brexit In Out" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Brexit-In-Out-300x203.jpg" alt="Brexit In Out" width="300" height="203" /></a>Le analisi del voto del “Telegraph”, del “Guardian” e della “BBC” lo confermano: il voto nel Regno Unito è stato caratterizzato da una forte connotazione di classe (ad esclusione in particolar modo della Scozia, per ragioni storico-politiche e indipendentiste). Ad esempio nel distretto operaio di Blaenau Gwent in Galles il “leave” ha vinto con il 62%; storici bastioni del Labour come Wigan, Doncastaer, Barnsley hanno votato per il &#8220;leave&#8221; e così via. Corbyn ne ha saggiamente preso atto affermando che “milioni di votanti hanno rifiutato un establishment politico che li ha lasciati indietro. Le comunità che sono state colpite molto duramente dai tagli del governo e dal fallimento economico, hanno votato contro lo status quo”. I consistenti settori della sinistra italiana che si dilettano a demonizzare l’elettorato britannico dovrebbero leggere le parole del leader laburista che pure ha affrontato con non troppa voglia la campagna per il “remain” (beninteso, restano attualmente soltanto dichiarazioni e la partita interna al Labour – come quella interna ai Tories – è ancora tutta aperta) [1].</p>
<p style="text-align: justify;">Le grandi città universitarie hanno votato in maggioranza per rimanere ma questo cosa vuol dire? Il voto di uno studente magari delle classi medio-alte vale più del voto della “working class” dei distretti industriali? I pensionati sempre più poveri a causa del neoliberismo non hanno diritto di voto? E’ straniante vedere come una certa sinistra rinunci ad analisi di tipo geografico-sociale in favore del discorso estremamente banalizzante (nonché falso [2]) dello “scontro generazionale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Da un’intervista a Lisa McKenzie (ricercatrice della “London School of Economics” che si occupa di povertà e di zone socialmente ed economicamente svantaggiate) emergono valutazioni molto interessanti:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La classe operaia sta usando il referendum come un’opportunità. Per dire: guardate che non vogliamo più che le cose vadano avanti così, vogliamo che le cose cambino. Nel referendum, ovviamente, ci sono solo due opzione. Dentro o fuori. Il referendum non affronta i tanti problemi dei meno fortunati: la povertà, i tagli alla spesa pubblica, la privatizzazione della sanità. Ma nelle zone più degradate del paese si sta parlando di questo. Il referendum europeo viene associato a questi problemi [3].</em></p>
<p style="text-align: justify;">Non va certamente sempre mitizzato il voto maggioritario della classe operaia: anche quest’ultima può prendere grandi abbagli. Il dramma principale però è che la destra reazionaria – e non soltanto in Gran Bretagna – si è intestata e ha egemonizzato la battaglia per la sovranità nazionale, quasi fosse una questione naturalmente di destra. Si pone il problema della realizzazione della democrazia socialista (nel senso più etimologico del termine) e la possibilità di realizzarla in una dimensione che inizialmente è necessariamente statuale. A chi sostiene che nel XXI secolo sia impossibile fare politica in una dimensione statuale a causa della globalizzazione, farei notare che mentre si parla di “dissoluzione dello stato-nazione”, nascono nuovi Stati e se ne frammentano altri per opera di potenze imperialiste (a loro volta Stati e non entità indefinibili): si pensi alla Jugoslavia o al Medio Oriente dove l’Occidente ha supportato (e supporta) de facto una riformulazione del territorio in chiave etnico-settaria. L’economista marxista Samir Amin fa notare come l’emergere di un sistema di produzione mondializzato non annulli il ruolo degli Stati nazionali (come le analisi di Toni Negri, oggi egemoniche a sinistra sostengono). Non esiste una “borghesia mondializzata” né uno “stato mondializzato” in formazione ma, come scrive Amin:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>[…] vi sono soltanto degli stati alleati, che accettano per di più la gerarchia che permette alla loro alleanza di funzionare: la direzione generale è assunta da Washington, quella dell’Europa da Berlino. Lo stato nazionale rimane al suo posto, al servizio della mondializzazione in quanto tale. Si tratta qui di uno stato attivo, perché l’implementazione del neoliberismo e degli interventi esterno lo richiede […]. La globalizzazione capitalistica non potrebbe dispiegarsi senza l’esercito degli Stati Uniti e la gestione del dollaro. Ma, esercito e moneta sono strumenti dello Stato, non del mercato [4].</em></p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna comunque ammettere che tra i commenti immediatamente successivi alla vittoria del “leave”, uno tra i più ragionevoli è venuto da un intellettuale dell’area politica a cui si è fatto riferimento prima. Gigi Roggero su “Commonware” critica infatti molto bene il “razzismo sociale” di una certa sinistra che si è scagliata contro l’elettorato britannico. A mancare è però la pars construens: l’autore conclude dicendo che all’interno di questi scossoni “bisogna organizzare il terremoto” [5]. Non si capisce però come ci possano essere prospettive politiche immediate e realistiche al di fuori della dimensione statuale. Mark Weisbrot, condirettore del “Center for Economic and Policy Research” a Washington, in un’analisi molto lucida del 21 giugno, ha evidenziato il carattere estremamente antidemocratico e neoliberista dell’attuale Unione Europea e ha fatto notare come sfortunatamente sia stata la destra a intestarsi la battaglia per la sovranità nazionale, non soltanto nel Regno Unito ma anche negli altri paesi europei [6].</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di recuperare la demo-kratia in un’ottica statuale in opposizione alle oligarchie (rifiutando quindi categoricamente di cedere sovranità all’Ue), non preclude certamente la possibilità di inserirsi all’interno di dinamiche di cooperazione e integrazione regionale (che anzi sono necessarie!). L’Unione Europea è un’“unione” sostanzialmente inesistente dal punto di vista politico con interessi geopolitici e geoeconomici contrastanti tra i paesi membri, conditi da rapporti di tipo neo-coloniale al suo interno. Vi è inoltre il paradosso dell’esistenza di una moneta unica in assenza di uno Stato e non è un caso che nessun processo di integrazione regionale (dall’America Latina all’Asia) abbia preso a modello la dis-integrazione europea. Si sente inoltre spesso dire che l’Ue avrebbe evitato nuove guerre in Europa: è forse necessario ricordare le enormi responsabilità europee nella guerra contro la Jugoslavia e nell’aver fomentato il golpe di Majdan e la guerra civile ucraina? Oggi una parte dei paesi dell’Ue spinge verso una pericolosa escalation militare con la Russia, ospitando componenti dello scudo antimissile BMD. Si dimentica forse che la Russia è anche Europa ed è impossibile pensare forme di integrazione e cooperazione regionale in opposizione a Mosca.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tragiche vicende greche ci hanno dato una severa lezione di realismo. La campagna di Syriza all’insegna del “cambiamo l’Europa” si è conclusa con una sonora sconfitta. I rapporti di forza esistenti in Europa hanno messo in un angolo il programma riformista radicale di Tsipras, costringendolo ad un pesante accordo in continuità con quelli precedenti. In occasione delle vicenda greca hanno giocato un ruolo importante Usa e Russia. Gli Stati Uniti auspicano infatti che la Germania mitighi le politiche di austerity poiché temono che da una deflagrazione europea possa entrare in crisi l’Europa atlantica. La Russia invece vedeva (e vede) nella Grecia un potenziale alleato innanzitutto per ragioni storico-religiose, ma non poteva certamente entrare a gamba tesa nella politica interna di un paese Nato, con due fronti aperti in Ucraina e Siria. E’ bene quindi che la critica all’austerity imposta dalla Germania non comporti de facto l’appiattimento sulle posizioni statunitensi, come sembra fare una certa sinistra critica delle politiche di austerity ma non dell’imperialismo statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo che non pretende di essere esaustivo si è partiti dall’analisi del voto nel Regno Unito per riflettere sul ruolo della sinistra europea nel nuovo quadro internazionale costantemente in movimento. La Gran Bretagna rappresenta certamente un caso particolare dato che è una potenza economica e militare, non ha mai fatto parte dell’eurozona e risultati del genere non arrivano di certo troppo inaspettati. Non è facile prevedere le conseguenze geopolitiche dell’uscita dall’Ue: sicuramente verrebbe a mancare quella che è stata a tutti gli effetti la testa di ponte degli Usa in Europa (dato che è uno tra i più solidi partner della Nato). La fuoriuscita dall’Ue metterebbe peraltro a rischio il “Transatlantic Trade and Investment Partnership” (TTIP) e la stessa stabilità del Regno Unito per via del voto in favore del “remain” di Scozia e Irlanda del Nord. In una fase politica così complessa è auspicabile che la sinistra britannica (sia le forze politiche, comunque minoritarie, che hanno sostenuto il “Lexit” che il Labour guidato da Corbyn) sia in grado di egemonizzare e indirizzare la fuoriuscita dall’Unione Europea. Il leader laburista ha sempre avuto posizioni moderatamente euroscettiche (ed anche critiche nei confronti della Nato) ma si è trovato a fronteggiare all’interno del partito la pesante eredità blairiana e ha portato avanti una controproducente campagna per il “remain” che ha consentito alla destra xenofoba di indirizzare la campagna per il “leave”. Non ci è dato sapere attualmente come si evolveranno gli eventi e quale sarà la risposta della sinistra britannica; di certo è auspicabile che questo grande voto di disappunto popolare nei confronti delle politiche europee non venga lasciato stupidamente in mano alla destra reazionaria.</p>
<p><strong>Note</strong></p>
<p>[1] Si rimanda all’articolo di Andea Genovese per il sito “Contropiano”, tra le migliori analisi di classe del voto: <a href="http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/24/referendum-britannico-un-tentativo-analisi-del-voto-080846">http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/24/referendum-britannico-un-tentativo-analisi-del-voto-080846</a><a href="http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/24/referendum-britannico-un-tentativo-analisi-del-voto-080846.">.<br />
</a>[2] Si veda in proposito A. M. Amoroso, Abbiamo sbagliato l’analisi su Brexit e giovani: anche loro sono responsabili, <a href="http://www.glistatigenerali.com/istituzioni-ue/abbiamo-sbagliato-lanalisi-su-brexit-e-giovani-anche-loro-sono-responsabili/">http://www.glistatigenerali.com/istituzioni-ue/abbiamo-sbagliato-lanalisi-su-brexit-e-giovani-anche-loro-sono-responsabili/</a>, 26/06/2016.<br />
[3] E. Valenti, La rivolta della working class, <a href="http://www.radiopopolare.it/2016/06/brexit-la-rivolta-della-working-class/">http://www.radiopopolare.it/2016/06/brexit-la-rivolta-della-working-class/</a>, 23/06/2016.<br />
[4] S. Amin, Salvare l’unità della Gran Bretagna. Rompere l’unità della Grande Russia, in “MarxVentuno” n.1 2015, pp. 27-34.<br />
[5] G. Roggero, Barbari di tutta Europa, uniamoci!, “Commonware”, 24/06/2016, <a href="http://commonware.org/index.php/neetwork/707-barbari-di-tutta-europa-uniamoci">http://commonware.org/index.php/neetwork/707-barbari-di-tutta-europa-uniamoci</a><a href="http://commonware.org/index.php/neetwork/707-barbari-di-tutta-europa-uniamoci.">.<br />
</a>[6] M. Weisbrot, Should I stay or Should I go? Brexit, Extortion, and the Path to Reform, “The Hill”, 21/06/2016, <a href="http://thehill.com/blogs/pundits-blog/international/284220-brexit-might-be-the-wake-up-call-europe-needs.">http://thehill.com/blogs/pundits-blog/international/284220-brexit-might-be-the-wake-up-call-europe-needs.</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45002"> (73)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ora-fermare-la-destra-reazionaria-federico-la-mattina/">BREXIT : Ora fermare la destra reazionaria &#8211; Federico La Mattina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ora-fermare-la-destra-reazionaria-federico-la-mattina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : C&#8217;è il razzismo dietro il Leave &#8211; Leni Remedios</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ce-soprattutto-il-razzismo-dietro-il-leave-leni-remedios/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ce-soprattutto-il-razzismo-dietro-il-leave-leni-remedios/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 14:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Leni Remedios]]></category>
		<category><![CDATA[Megachip]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44996</guid>
		<description><![CDATA[<p>POCHI HANNO VOTATO BREXIT PER RAGIONI PROGRESSISTE Articolo di Leni Remedios per Megachip BIRMINGHAM (Regno Unito) &#8211; Da europea residente in UK da più di cinque anni mi permetto di fare delle considerazioni. Tutti noi (e con &#8220;noi&#8221; intendo forze progressiste che hanno una visione critica sui rapporti di forza globali) siamo consapevoli delle falle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ce-soprattutto-il-razzismo-dietro-il-leave-leni-remedios/">BREXIT : C&#8217;è il razzismo dietro il Leave &#8211; Leni Remedios</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">POCHI HANNO VOTATO BREXIT PER RAGIONI PROGRESSISTE</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;"><em>Articolo di Leni Remedios per <a href="http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126127&amp;typeb=0&amp;dietro-brexit-fra-ragionamenti-anti-sistema-di-testa-e-xenofobia-di-pancia" target="_blank">Megachip</a></em></h4>
<hr />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Brexit-perchè.jpg"><img class="alignleft wp-image-44997 size-medium" title="Brexit perchè" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Brexit-perchè-300x181.jpg" alt="Brexit perchè" width="300" height="181" /></a>BIRMINGHAM (Regno Unito) &#8211; Da europea residente in UK da più di cinque anni mi permetto di fare delle considerazioni.<br />
Tutti noi (e con &#8220;noi&#8221; intendo forze progressiste che hanno una visione critica sui rapporti di forza globali) siamo consapevoli delle falle di questa Unione Europea.<br />
Concordiamo sull&#8217;idea di Europa che vogliamo, che non è quella di Cameron, di George Soros e di Obama, bensì quella che auspica giustamente Giulietto Chiesa nel suo ultimo editoriale su Pandora TV e quella su cui i Labour di Jeremy Corbyn hanno impostato la campagna elettorale di Remain, per quanto criticabili in termini di una leadership non sufficientemente forte nel prendere posizione (anche perché esclusa in gran parte dai media mainstream, va detto, che prima non invitano Corbyn e poi lo criticano per non essere presente nei loro schermi).</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che mi preoccupa è la diagnosi che vedo fare dall&#8217;esterno su questo voto.<br />
E badate che allo stesso modo la pensano praticamente tutti i connazionali e gli altri europei che vivono qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel dirvi questo, distinguo nettamente i sentimenti personali dalla valutazione politica, per quanto le due cose abbiano delle connessioni intime e pratiche &#8211; presenti e future &#8211; rilevanti, per me e per gli altri europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi permetto di dire che è stato fatto da più parti un grave errore di valutazione politica.<br />
Si dice che questo voto sia espressione di una chiara volontà popolare che ha capito come questa Unione Europea sia un disastro. In poche parole lo si interpreta come un voto anti-establishment. Come se quelli che hanno votato Brexit avessero votato coscientemente contro il TTIP, contro le politiche americane, la NATO etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi dico che state prendendo un grosso granchio. Niente di tutto questo.<br />
L&#8217;elettorato brexiteer che ha scelto Leave coscientemente, in questa direzione, è solo una parte davvero minima.<br />
Guardate i dati sui votanti, in termini di età e di provenienza sociale. La stragrande maggioranza del popolo britannico che ha votato Brexit esprime la working class più povera e meno istruita &#8211; in gran parte vecchi &#8211; che è stata manipolata anche in maniera davvero molto grossolana dai vari Farage e Johnson, i quali sono la versione britannica dei nostri Bossi e Salvini e ripetono i soliti meccanismi di ricerca del capro espiatorio che abbiamo sempre visto nella storia nei momenti di crisi economica, né più né meno. Dopo il voto hanno praticamente ammesso candidamente di aver mentito al popolo britannico sull&#8217;immigrazione e sull&#8217;ammontare di soldi che, dopo il divorzio con l&#8217;UE, arriverebbe all&#8217;NHS, il servizio sanitario nazionale. Un servizio piegato, a sentir loro, dai soldi che vanno all&#8217;Unione Europea invece che alle strutture sanitarie ed alle lunghe liste d&#8217;attesa dovute proprio alla presenza dei migranti (sorvolando sul fatto che i migranti sono massicciamente presenti nel sistema sanitario anche dall&#8217;altra parte, in veste di infermieri, medici, specialisti, etc) .<br />
Hanno detto questo dopo che, ripeto, la maggioranza dei Brexiteers ha votato così proprio per frenare gli immigrati, non per frenare la NATO. Sullo spauracchio immigrazione è stata focalizzata tutta la campagna elettorale. Si è parlato davvero pochissimo di austerity, di politiche economiche, di TTIP, etc. La gente non ha votato Brexit per contrastare queste.<br />
Ora, molti di quelli che hanno votato Brexit sulle basi sopra descritte si sono già pentiti e se potessero rivotare voterebbero Remain, come si evince dalle numerose interviste ad elettori pentiti disperati, dalle varie petizioni per un secondo referendum etc. Ma è troppo tardi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone" src="https://1.bp.blogspot.com/-vyeoyW3902M/V3Eo3VMakNI/AAAAAAAADes/ON_ITf7WBlQTcpbn4nc2vz1O0a0Kgt9ywCLcB/s1600/agedevideeu1august.jpg" alt="" width="551" height="347" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il mondo accademico, che ha votato in grandissima maggioranza per Remain, è furibondo. Sono in contatto con ricercatori italiani che sono davvero arrabbiati e preoccupatissimi. Le conseguenze di questo voto saranno enormi per tutti: per i Britannici, perché sono fra i più abili a prendere i fondi dall&#8217;Unione Europea indirizzati soprattutto a progetti di innovazione tecnologica. Per i ricercatori locali ed europei, ovviamente, perché d&#8217;ora in poi ci sarà l&#8217;incognita sulla libera circolazione dei ricercatori all&#8217;interno delle accademie europee e sulle tasse che gli studenti continentali dovranno pagare in più nel Regno Unito. Per i vostri figli e nipoti che faticano e faticheranno ad accedere alla ricerca in Italia su basi meritocratiche. Sapete senz&#8217;altro quanti siano i nostri cervelli in fuga qui: ad Oxford, Exeter, Birmingham, Glasgow, Aberdeen, ovunque ci sono gli italiani meritevoli, delusi dalla nostra società corrotta, rifiutati, che sono stati attirati da una Gran Bretagna che, fra tanti difetti, ha sempre però premiato i meritevoli, qualsiasi sia il loro retroterra, no matter what. Hai le qualifiche, hai i meriti? Allora ti spetta il posto, non importa di che colore sia la tua pelle e dove tu sia nato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, chiarito questo, sappiate che non è che tutto si fermi lì. La montante xenofobia ed il razzismo becero che è emerso avranno un peso enorme nella vita futura del paese e dell&#8217;Europa tutta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il danno è fatto. La tensione sociale che si respira qui, almeno come la percepiamo noi, ha tutta l&#8217;aria di un conflitto insanabile, di una lacerazione che sarà veramente dura da guarire. Sta lacerando famiglie, comunità intere. Sono tutti sotto shock, arrabbiati, delusi e confusi sul proprio futuro.<br />
Ma non si ferma al locale, la maglia si allarga: questo non sta facendo altro che rendere le destre xenofobe, sia britanniche che europee, sempre più sicure di sé, come d&#8217;altronde avete già avuto modo di apprendere a riguardo di paesi come la Francia o nell&#8217;Europa dell&#8217;Est. Sarà difficile risollevarsi da questa europa xenofoba e lacerata. Ci vorrà un tremendo sforzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Paul Mason ci aveva messo in guardia su questo. Aveva ragione.</p>
<p>Ribadisco: non cadete nella trappola, questo voto non è affatto espressione di un popolo illuminato.<br />
Sicuramente è stato uno schiaffo a Obama e soci. Ciò è un bene.<br />
Ma a quale prezzo.
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44996"> (54)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ce-soprattutto-il-razzismo-dietro-il-leave-leni-remedios/">BREXIT : C&#8217;è il razzismo dietro il Leave &#8211; Leni Remedios</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-ce-soprattutto-il-razzismo-dietro-il-leave-leni-remedios/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : Il Leave non è OXI &#8211; Luca Scacchi</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-il-leave-non-e-oxi-luca-scacchi/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-il-leave-non-e-oxi-luca-scacchi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 11:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44978</guid>
		<description><![CDATA[<p>LOTTARE CONTRO L&#8217;UE E LE SPINTE REAZIONARIE di Luca Scacchi &#8211; Il Sindacato è un&#8217;altra cosa L’uscita della Gran Bretagna dallUnione Europea è oggi una realtà. Ribaltando le aspettative dei mercati e gli exit poll, la maggioranza dei cittadini britannici hanno approvato la cosiddetta Brexit. Questo voto, purtroppo, non è dalla parte dei lavoratori e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-il-leave-non-e-oxi-luca-scacchi/">BREXIT : Il Leave non è OXI &#8211; Luca Scacchi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">LOTTARE CONTRO L&#8217;UE E LE SPINTE REAZIONARIE</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;"><em>di Luca Scacchi &#8211; <a href="https://sindacatounaltracosa.org/2016/06/27/paris-calling-not-london/" target="_blank">Il Sindacato è un&#8217;altra cosa</a></em></h4>
<hr />
<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-sgretola.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-44979" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-sgretola-300x170.jpg" alt="brexit sgretola" width="300" height="170" /></a></span></h1>
<p style="text-align: justify;">L’uscita della Gran Bretagna dallUnione Europea è oggi una realtà. Ribaltando le aspettative dei mercati e gli exit poll, la maggioranza dei cittadini britannici hanno approvato la cosiddetta Brexit. Questo voto, purtroppo, non è dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante lassonanza, infatti, non è una Grexit. Il LEAVE non è un OXI. Il referendum di oggi non ha lo stesso significato politico e sociale di quello di un anno fa in Grecia. Allora si è votato contro la Troika e le sue imposizioni. Era un voto per difendere i diritti sociali, i contratti, le pensioni, la scuola e la sanità. Era un voto contro il predominio dei<br />
mercati finanziari e contro le politiche dausterità imposte dallUnione Europea. Il governo Tsipras, nelle settimane successive, ha poi capitolato alla pressione europea ed ha disperso quella forza. Ha avviato unamministrazione concertata delle politiche europee, sotto un nuovo controllo delle istituzioni internazionali (la Troika sotto altro nome), che sta progressivamente logorando diritti e condizioni sociali nel paese. Ma il significato di quel voto era chiaro, con un preciso segno di classe, in difesa dei diritti, dei salari, delle condizioni di vita di lavoratori e lavoratrici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto britannico di oggi ha un altro verso. Certo, anche qui cè stato un voto di classe: hanno votato per uscire dalla UE soprattutto i quartieri popolari, le periferie e le aree industriali, mentre il voto per rimanere si è concentrato nelle metropoli, nella borghesia di vecchia e nuova generazione, tra i giovani e gli studenti.<br />
Ma questo voto è stato dominato dal panico sociale contro profughi e migranti, dalla xenofobia, dal ripiegamento neo-nazionalista e da una volontà di chiusura dei confini nei confronti dello Straniero. Un voto cioè segnato soprattutto da una dinamica reazionaria, volta a difendere capitali e interessi nazionali, a dividere il lavoro creando diverse identità, a contrapporre tra loro queste differenti appartenenze. Un voto che non a caso è agitato da tutti i movimenti populisti di destra e di estrema destra, in Francia e nei Paesi Bassi, in Austria come in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa reazione è un prodotto dellUnione europea. Un Unione centrata esclusivamente sugli interessi del grande capitale e sulla costruzione di un mercato continentale, in contrapposizione con gli altri poli economici mondiali. Un Unione che non solo si è sempre fatta paladina delle politiche neoliberiste, ma che di fronte alla Grande Crisi si è fatta attiva promotrice della compressione del salario (diretto, differito e sociale). Il principale esponente politico di questa Unione è Mario Draghi, presidente della BCE, che la difese nel momento di suo maggior pericolo durante la crisi del debito del 2012. E proprio nel 2012 Draghi dichiarò esplicitamente al WSJ che il modello europeo era oramai morto e superato, che servivano riforme strutturali per smantellare un sistema di diritti e garanzie che non era più sostenibile. L’Unione Europea di questi anni è stata allora l’Unione dello smantellamento dei contratti collettivi, della riduzione delle pensioni, dellaumento di tasse e tariffe, della trasformazione competitiva di scuola, sanità e servizi pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">Contro lUnione Europea, però, non sarà questo ripiegamento reazionario che difenderà gli interessi di lavoratori e lavoratrici, delle classi popolari e della manodopera migrante. Questo ripiegamento, con il suo correlato di piccole identità, valute e simbologie identitarie, serve soprattutto a rafforzare gli interessi dei piccoli capitali nazionali, rilanciando lo sfruttamento con svalutazioni progressive (che colpiscono in primo luogo i salari) e smantellando i diritti in nome della produttività.<br />
Bisogna allora combattere su due fronti. Contro lUnione Europea e contro i ripiegamenti reazionari. Per questo è necessario che lavoratori e lavoratrici recuperino la propria autonomia. E necessario riunire le diverse lotte, dentro i differenti paesi e nel continente. E necessario cioè riprendere e generalizzare la mobilitazione sociale. La strada da seguire, allora, è quella della Francia di questi mesi. Degli scioperi prolungati, delle mobilitazioni determinate, delle nuit debout, della convergenza di tutti i diversi settori e soggetti che lottano e resistono.<br />
Come in Francia, contro lUnione Europea e contro i movimenti reazionari, è ora di riprendere le lotte contro il governo Renzi, contro le politiche dausterità e lo smantellamento dei diritti sociali. E’ ora di rompere l’assoluto immobilismo della CGIL, la sua continua e vana ricerca di un accordo con governo e padronato (vedi le ultime vicende su pensioni e modello contrattuale). E’ ora di finirla con la dispersione degli scioperi in tempi e su fronti diversi (categoria per categoria).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ ora di riprendere il conflitto, di ricostruire le condizioni di una nuova stagione di lotta.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44978"> (53)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-il-leave-non-e-oxi-luca-scacchi/">BREXIT : Il Leave non è OXI &#8211; Luca Scacchi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-il-leave-non-e-oxi-luca-scacchi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT: O l’Europa cambia o muore &#8211; Loredana De Petris</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-europa-de-petris/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-europa-de-petris/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2016 10:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Loredana De Petris]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44967</guid>
		<description><![CDATA[<p>BREXIT : LA RETORICA NON BASTA Intervento del capogruppo di SEL al Senato Loredana de Petris sulle comunicazioni del presidente del Consiglio prima della riunione del Consiglio d’Europa Signor Presidente, devo dire con estrema franchezza che ci saremmo aspettati da parte del presidente Renzi delle indicazioni più chiare rispetto alla posizione che il nostro Paese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-europa-de-petris/">BREXIT: O l’Europa cambia o muore &#8211; Loredana De Petris</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">BREXIT : LA RETORICA NON BASTA </span></h1>
<p style="text-align: justify;"><em>Intervento del capogruppo di <a href="http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/brexit-la-retorica-di-renzi-non-basta-o-leuropa-cambia-o-e-al-de-profundis/" target="_blank">SEL </a>al Senato Loredana de Petris sulle comunicazioni del presidente del Consiglio prima della riunione del Consiglio d’Europa</em></p>
<hr />
<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-due-bandiere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-44968" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-due-bandiere-300x199.jpg" alt="brexit due bandiere" width="300" height="199" /></a></span></h1>
<p style="text-align: justify;">Signor Presidente, devo dire con estrema franchezza che ci saremmo aspettati da parte del presidente Renzi delle indicazioni più chiare rispetto alla posizione che il nostro Paese assumerà domani durante il vertice europeo e anche nel ristretto vertice di oggi pomeriggio a Berlino, perché intanto dobbiamo avere la consapevolezza di un’analisi seria del voto in Gran Bretagna.<br />
Lo dico qui in modo molto chiaro: noi non riteniamo assolutamente convincenti alcune letture che sono state date, tipo quella del conflitto generazionale, e i dati ci confortano in questo senso. Il voto sulla Brexit ribadisce ancora una volta i segnali già ampi che c’erano stati in varie altre parti d’Europa: penso solo a quello che è accaduto in Austria, dove per un pelo non è stato eletto un Presidente della Repubblica xenofobo. Questo voto ribadisce con chiarezza la sfiducia ormai di milioni di cittadini europei nei confronti delle politiche europee, del rigore e dell’austerity, che diventa una vera e propria rabbia popolare di chi si sente escluso, delle periferie delle nostre città come di quelle inglesi, e di chi sente il peso negativo dell’Europa di questi anni. È stato quindi un voto contro queste politiche e anche un voto chiaro contro le élite, in una situazione in cui la crisi economica non ha dato le risposte adeguate che pure erano necessarie; in una situazione sociale che in Inghilterra (ma questo vale un po’ per tutti i Paesi europei e anche per il nostro) è caratterizzata da svalutazione del lavoro, da disoccupazione, da sottoccupazione, da esclusione sociale e da distruzione vera e propria, che in Gran Bretagna iniziò già dalla Thatcher, della classe media, quindi di uno dei fattori che storicamente ha rappresentato un elemento di stabilità in tutti i nostri Paesi. Non c’è quindi solo la sfiducia nei confronti delle politiche europee, ma in generale anche nei confronti della politica come strumento per poter cambiare la propria vita, perché si ritiene che le risposte di fronte ai problemi dei cittadini colpiti dalla crisi, cioè le risposte albrexitla mancanza del lavoro, alla tutela, alla prospettiva per sé e per i propri figli, non solo non ci sono state, ma in certi casi hanno aggravato la situazione.<br />
Da questo profondo disagio noi dobbiamo ripartire. Lo dico, anche se Renzi non sta a sentire, come è suo costume e mi spiace molto. In questo momento non basta utilizzare di nuovo gli strumenti della retorica. Tutti noi siamo legati al Manifesto di Ventotene, ai valori dell’Europa, ma oggi non basta più, non è sufficiente fare solo e unicamente questo richiamo.<br />
Oggi ci troviamo a un punto di grave crisi ed è quindi assolutamente necessario un cambio di rotta radicale, altrimenti questo è il de profundis dell’Europa.<br />
Abbiamo visto l’Europa in azione in tema di immigrazione. Qual è stata la sua risposta? Per anni si è fatto finta che il problema fosse solo italiano e alla fine una risposta c’è stata, ma molto parziale e realizzata con fatica. La risposta immediata è stata rappresentata da muri esterni e politiche sociali insufficienti all’interno, con conseguente grande disagio sociale. In questo modo vengono avanti le spinte xenofobe e nazionaliste.<br />
Per cambiare rotta oggi, chiediamo al nostro Governo di sollecitare il Consiglio europeo mettendo in campo delle proposte chiare e precise. Non ci si può accontentare di essere stati invitati nel salotto buono, perché la foto che ritrae insieme Renzi, Merkel e Hollande rischia di essere una cartolina sbiadita che non avrà alcun effetto su ciò che è assolutamente necessario cambiare.<br />
A tal proposito, non dobbiamo sottacere che bisogna avere il senso di responsabilità di affrontare, una volta per tutte, quel modello tedesco è stato imposto come regola a tutta l’Europa dal punto sia economico, che sociale. Anche la differenza di posizioni tra la Germania e gli altri Paesi di fronte all’esito del referendum sulla cosiddetta Brexit la dice lunga su un Paese – la Germania – che anche nei momenti più difficili punta ovviamente a difendere i propri interessi e non certamente quelli degli altri Paesi europei.<br />
Signor Presidente, un altro atteggiamento che si è avvertito in questi giorni, ma che bisogna assolutamente evitare è il disprezzo per il voto dei cittadini. Il disprezzo che si era manifestato nei confronti del referendumin Grecia è lo stesso che abbiamo visto negli ultimi giorni. Si tratta di un atteggiamento assolutamente sbagliato e negativo che allontana ancora di più i cittadini dall’Europa. Da questo punto di vista, occorre immediatamente evitare gli effetti di destabilizzazione del bail in. Noi chiediamo che si arrivi rapidamente a una moratoria dell’applicazione del bail in e ad affrontare con forza e in modo definitivo la revisione del fiscal compact. Tutte le nostre politiche in quello spazio di sovranità nazionale che era rimasto, alla fine sono andate sempre in quel senso.<br />
Allo stesso modo, invito a essere molto accorti su quello che sta accadendo con riferimento ai trattati. Penso al TTIP, che aggraver à la situazione sociale ed economica di tutti i Paesi europei, compreso il nostro. Non è pensabile che anche su questo argomento non ci sia la possibilità neanche per i Parlamenti nazionali di esprimersi. Analoga preoccupazione riguarda il Trattato tra l’Italia e il Canada, che addirittura non si vuol neanche far ratificare dai Parlamenti nazionali.<br />
Queste sono le questioni da affrontare, su cui potremmo dilungarci a lungo in questa sede. Nella risoluzione presentata abbiamo avanzato una proposta in modo secco. Se davvero si tratta non solo di retorica, ma della volontà di cambiare rotta, diffido a utilizzare questa volta il referendum costituzionale (si è passati dall’anticasta al fattore di stabilizzazione). Lo dico sommessamente al Presidente del Consiglio. Sappiamo bene che anche questa riforma fa parte di quello che l’Europa ha chiesto e imposto, ma essa va nel senso esattamente opposto a quello che gli esclusi, chi soffre e tutte le periferie dell’Europa ci hanno detto con il referendum sulla Brexit e continueranno a dirci. Non è questa l’Europa che vogliono: vogliono non questa stabilizzazione, ma le promesse che erano state fatte per un’Europa che avrebbe dovuto rappresentare uno spazio non solo di pace, democrazia e diritti, ma anche di benessere sociale.<br />
Tutto questo è stato tradito. Se volete utilizzare il referendum per dire questo, vi state incamminando su una strada sbagliata. E ve ne accorgerete, perché i cittadini quando votano, come vedete, danno dei segnali chiari e precisi.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44967"> (43)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-europa-de-petris/">BREXIT: O l’Europa cambia o muore &#8211; Loredana De Petris</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/27/brexit-europa-de-petris/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : Mala tempora currunt &#8211; Andrea Pisauro</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-mala-tempora-currunt-andrea-pisauro/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-mala-tempora-currunt-andrea-pisauro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 14:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Pisauro]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=45010</guid>
		<description><![CDATA[<p>VINCE LA REAZIONE EUROSCETTICA E NAZIONALISTA Dopo la Brexit ora attenzione ai nostri euroscettici all&#8217;amatriciana Articolo di Andrea Pisauro per Esseblog.it Un giorno dopo i risultati del voto con cui il 52% degli elettori del Regno Unito hanno scelto di lasciare l’Unione Europea sono ancora profondamente triste, sconfortato e scioccato. Ma leggere certi articoli e certi post [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-mala-tempora-currunt-andrea-pisauro/">BREXIT : Mala tempora currunt &#8211; Andrea Pisauro</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify;"><span style="color: #0000ff;">VINCE LA REAZIONE EUROSCETTICA E NAZIONALISTA</span></h1>
<h4 style="text-align: justify;">Dopo la Brexit ora attenzione ai nostri euroscettici all&#8217;amatriciana</h4>
<p style="text-align: justify;"><em>Articolo di Andrea Pisauro per <a href="http://www.esseblog.it/brexit-mala-tempora-currunt/" target="_blank">Esseblog.it</a></em></p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-puzzle-disgregazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-45011" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-puzzle-disgregazione-300x250.jpg" alt="brexit puzzle disgregazione" width="300" height="250" /></a>Un giorno dopo <a href="http://www.theguardian.com/politics/ng-interactive/2016/jun/23/eu-referendum-live-results-and-analysis" target="_blank" rel="nofollow">i risultati del voto con cui il 52% degli elettori del Regno Unito hanno scelto di lasciare l’Unione Europea</a> sono ancora profondamente triste, sconfortato e scioccato. Ma leggere certi articoli e certi post sui social network italiani ha reso indispensabile fare un po’ di chiarezza sul significato di questo voto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripetiamolo tutti insieme. Il voto sul Brexit non è un giudizio sulle politiche della UE, non è una richiesta di progresso sociale e non è solidarietà internazionalista verso l’Europa del sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto qui la UE non ha portato né austerity (inventata dalla Tatcher quando la UE non esisteva ancora) ne’ usurpazione della sovranità democratica (lo UK ha piena sovranità monetaria, economica e fiscale) ma fondi strutturali nelle aree depresse del paese (<a href="https://www.theguardian.com/uk-news/2016/jun/25/view-wales-town-showered-eu-cash-votes-leave-ebbw-vale?CMP=fb_gu" target="_blank" rel="nofollow">incluse quelle che hanno votato Leave</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è una rivendicazione di una Gran Bretagna egualitaria. La campagna del Brexit è stata guidata dagli stessi che hanno implementato anni di politiche economiche dai costi sociali altissimi. A votare Brexit è sia una parte dell’imprenditoria e della finanza filoamericane sia la parte del paese esclusa dalla globalizzazione e dallo sviluppo asimmetrico e Londra-centrico degli ultimi trent’anni di Tories e New Labour, che ha perso ogni speranza nel sistema politico (e che infatti ha votato a questo referendum per la prima volta da decenni con <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/2016/06/24/how-did-turnout-affect-the-eu-referendum-result/" target="_blank" rel="nofollow">affluenze in certe aree del paese di 10% superiori a quella delle politiche</a>) e le cui parole d’ordine sono di chiusura contro l’immigrazione quando non esplicitamente razziste.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste persone nessuno ha spiegato né cosa sia la UE (<a href="http://www.cnet.com/news/what-is-the-eu-trends-on-google-in-the-uk-as-the-country-votes-to-leave/" target="_blank" rel="nofollow">“what’s the EU” era la domanda più googlata venerdi mattina in UK</a>) né come riscattare la propria condizione in un dibattito avvelenato dalla <a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/entry/nigel-farages-eu-has-failed-us-all-poster-slammed-as-disgusting-by-nicola-sturgeon_uk_576288c0e4b08b9e3abdc483" target="_blank" rel="nofollow">propaganda xenofoba dello UKIP</a>, <a title="Link: https://www.rt.com/uk/346597-brexit-sun-murdoch-referendum/" href="https://www.rt.com/uk/346597-brexit-sun-murdoch-referendum/" target="_blank" rel="nofollow">dall’imperialismo della domenica dei tabloid del multimilionario Murdoch</a> alle <a href="http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/eu-referendum-boris-johnson-michael-gove-turkey-migration-deliberately-lying-to-voters-yvette-cooper-a7072661.html" target="_blank" rel="nofollow">balle spaziali di Boris Johnson</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’andamento del dibattito dovrebbe essere da monito ai nostri euroscettici all’amatriciana: l’uscita dall’Europa non è mai da sinistra perché vive di una dinamica politica che inevitabilmente degenera in reazione nazionalista. Il patriottismo progressista può vivere solo di internazionalismo, come in Scozia, e non può pertanto prescindere da un’idea e una proposta di unità Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Labour ha fatto quello che ha potuto, facendo campagna strada per strada, rifiutandosi giustamente di inseguire a destra Farage e difendendo i diritti dei migranti europei e non. Non a Corbyn ma a tutto il partito e’ mancata la capacità di dare voce a quella larga parte del paese che si sente europea oltre che britannica finendo per parlare soltanto dei benefici economici che in larga misura una parte del paese non vede. <a href="http://labourinforbritain.org.uk/" target="_blank" rel="nofollow">“Labour In for Britain”</a> non dice cosa sia l’Europa e perchè valga la pena farne parte. Questa afasia sull’identità europea della Gran Bretagna è un ritardo storico del Labour che non ha mai partecipato al processo di costruzione della casa europea e ne ignora anche le fondamenta istituzionali. Prendersela con Corbyn è del tutto inutile, sarebbe stato lo stesso con qualunque leader.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà ora veramente difficile sanare le spaccature drammatiche <a href="http://usuncut.com/world/young-britons-are-furious/" target="_blank" rel="nofollow">tra giovani europei e vecchi britannici</a>, <a href="http://www.theguardian.com/politics/commentisfree/2016/jun/24/divided-britain-brexit-money-class-inequality-westminster?CMP=share_btn_fb" target="_blank" rel="nofollow">ricchi e poveri</a>, <a href="http://www.vox.com/2016/6/24/12026742/brexit-college-educated-brits-stay" target="_blank" rel="nofollow">cittadini scolarizzati e non</a>, <a href="http://www.thejournal.ie/brexit-uk-major-cities-2842870-Jun2016/" target="_blank" rel="nofollow">città e provincia</a>, tutte le linee di faglia tra Remain e Leave. La disintegrazione del Regno Unito è un processo in atto da anni che conosce oggi una nuova accelerazione. Andranno ridefiniti i rapporti <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/24/brexit-un-percorso-tortuoso-lungo-due-anni-per-il-divorzio-gran-bretagna-ue/2856756/" target="_blank" rel="nofollow">tra UK e UE</a>, <a href="http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/brexit-news-results-latest-nicola-sturgeon-second-scottish-independence-referendum-eu-referendum-a7100466.html" target="_blank" rel="nofollow">tra Scozia e UK</a>, <a href="http://www.newstatesman.com/politics/uk/2016/06/what-does-brexit-mean-northern-ireland" target="_blank" rel="nofollow">tra Nord Irlanda e Irlanda</a>, <a href="http://www.independent.co.uk/voices/brexit-latest-london-independence-time-to-leave-uk-eu-referendum-sadiq-khan-boris-johnson-a7100601.html" target="_blank" rel="nofollow">tra Londra e il resto dell’Inghilterra</a> e il pensiero di cosa ci attende nei prossimi anni per noi che viviamo qui gela il sangue nelle vene. Intanto si è dimesso Cameron e speriamo davvero che lo UK non anticipi di nuovo una stagione politica americana e dopo Tatcher-Reagan si passi a Johnson-Trump.</p>
<p style="text-align: justify;">La comunità italiana deve ora essere difesa dalle nostre istituzioni e da quella parte della Gran Bretagna che si vorrà battere per tutelare i diritti dei cittadini europei, a partire dal Labour Party. Non è il momento di disperarsi ma di tenere vivi legami di solidarietà. Malissima tempora currunt.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="45010"> (34)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-mala-tempora-currunt-andrea-pisauro/">BREXIT : Mala tempora currunt &#8211; Andrea Pisauro</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-mala-tempora-currunt-andrea-pisauro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : le nuove generazioni alzino la voce &#8211; Possibile</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-le-nuove-generazioni-alzino-la-voce-possibile/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-le-nuove-generazioni-alzino-la-voce-possibile/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 11:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Possibile]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44990</guid>
		<description><![CDATA[<p>Brexit, la sveglia dei Millennials: appello alla mobilitazione Comitato Università Bologna di Possibile &#160; Il referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea, vinto di misura dai sostenitori del “Leave”, è il segnale inequivocabile della necessità di una presa di coscienza. Le prime indicazioni che ci sono giunte dalle analisi dei flussi di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-le-nuove-generazioni-alzino-la-voce-possibile/">BREXIT : le nuove generazioni alzino la voce &#8211; Possibile</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title entry-title"><span style="color: #0000ff;">Brexit, la sveglia dei Millennials: appello alla mobilitazione</span></h1>
<p>Comitato Università Bologna di <a href="http://www.possibile.com/brexit-la-sveglia-dei-millennials-appello-alla-mobilitazione/" target="_blank">Possibile</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-millenians.jpg"><img class="alignleft wp-image-44991 size-medium" title="brexit millenians" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-millenians-300x158.jpg" alt="brexit millenians" width="300" height="158" /></a>Il referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione Europea, vinto di misura dai sostenitori del “Leave”, è il segnale inequivocabile della necessità di una presa di coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le prime indicazioni che ci sono giunte dalle analisi dei flussi di voto dimostravano in maniera plastica una frattura generazionale: i giovani tra i 18 ed i 24 anni hanno votato in massa – circa il 74% – per la permanenza nell’Unione. Persino la fascia d’età successiva, se pur con un margine inferiore, ha sostenuto le ragioni del “Remain”: sono coloro che hanno vissuto la nascita del sistema Erasmus, che vanno dai 25 ai 49 anni. Mano a mano che l’età cresce questa situazione si capovolge. I dati più recenti sull’affluenza al voto, però, segnalano che tra gli elettori più giovani meno della metà sono andati a votare, mentre l’elettorato più maturo si è recato in gran parte alle urne per esercitare il diritto di voto. Questo aspetto deve far preoccupare ulteriormente: se tra gli anziani è prevalso il sentimento di chiusura, tra i più giovani è stata l’indifferenza a determinare i risultati a cui assistiamo oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, qui non si tratta di essere favorevoli al mantenimento dell’attuale stato di cose all’interno dell’Unione, non si tratta di essere aderenti alle scelte adottate nell’ultimo decennio dalla classe dirigente europea, non si tratta nemmeno di un posizionamento ideologico a favore dell’integrazione. Il problema è che il sentimento di rabbia, frustrazione, solitudine, chiusura, disincanto e sfiducia cavalcato dalle destre estreme sta definitivamente facendo breccia. Sono i partiti razzisti e xenofobi, spesso dichiaratamente neofascisti, a volere che questa dissoluzione dell’orizzonte comune avvenga il prima possibile. Sono i Farage, i Le Pen, i Salvini, a sostenere le ragioni di un ritorno al passato, ai particolarismi nazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque è giunto il momento per le giovani generazioni di alzare la voce, di conquistarsi lo spazio politico che ci è sempre stato negato, di assumersi la doppia responsabilità di salvare ciò che di buono è stato fatto dal Secondo Dopoguerra ad oggi per rendere l’Europa un luogo di pace dopo secoli di conflitti, violenze, guerre, morte e distruzione, e di delineare prospettive di cambiamento e progresso, anziché di arretramento. Come dimostra l’esito del Referendum inglese, e le reazioni che ha suscitato, non potremo farcela se non saremo in grado anzitutto di risvegliare nei nostri coetanei un sentimento di interesse per la dimensione pubblica, politica delle nostre vite, contro l’ indifferenza che oggi prevale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo più attendere oltre per svegliarci: la sveglia sta suonando da un po’. Da quando è scoppiata la crisi economica, divenuta poi crisi sociale perché è stata fatta pagare agli ultimi ed alla classe media; da quando le diseguaglianze sono esplose; da quando fiumi di migranti in fuga dal Sud del mondo hanno cominciato a bussare alle nostre porte ed i nostri governi hanno deciso di non gestire il problema in maniera comune e solidale; da quando l’establishment europeo, trainato dalla Germania, ha deciso di voltare le spalle alla Grecia abbandonandola a se stessa in maniera tanto brutale e cinica; da quando hanno deciso che le conquiste sociali ed i diritti fossero un impedimento alla crescita economica; da quando hanno creduto che bastasse un’élite di tecnici e burocrati per governare processi tanto imponenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo la responsabilità di mettere da parte le nostre appartenenze, le nostre divisioni, le nostre ambizioni particolari, per dare vita insieme ad un grande mobilitazione generazionale di risposta alla deriva reazionaria imboccata, come fecero i nostri nonni e bisnonni partigiani nella guerra di Resistenza. Ad ogni generazione la sua battaglia, e questo è il nostro turno per decidere da che parte della storia vogliamo stare. Alziamoci e prendiamo la parola prima che sia tardi – pretendiamola! – nella convinzione che l’Europa unita vada cambiata. ma non distrutta, ispirandosi ai principi di solidarietà, di eguaglianza, di rispetto nella diversità, di pace e di condivisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché tutto questo non rimanga solo retorica, vi invitiamo a fare rete con tutte le realtà e le singolarità che si dimostrino altrettanto preoccupate per la situazione attuale, che si dichiarino saldamente antifasciste e vogliano mettersi in gioco. Partiti, associazioni, sindacati, studenti, lavoratori, semplici cittadini. Organizziamo assemblee pubbliche, discutiamo, stendiamo una piattaforma comune ed il più possibile coinvolgente, al di là degli steccati e degli interessi particolari.</p>
<p>Poiché quello che c’è in gioco non è la vittoria alle prossime elezioni, né il consenso elettorale, ma il destino del nostro mondo e la possibilità di rendere il futuro un posto migliore in cui vivere, lasciandoci alle spalle i fantasmi del passato.</p>
<p>&nbsp;
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44990"> (19)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-le-nuove-generazioni-alzino-la-voce-possibile/">BREXIT : le nuove generazioni alzino la voce &#8211; Possibile</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-le-nuove-generazioni-alzino-la-voce-possibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : la falsa alternativa per i lavoratori &#8211; Analisi PCL</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-la-falsa-alternativa-per-i-lavoratori-analisi-pcl/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-la-falsa-alternativa-per-i-lavoratori-analisi-pcl/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 09:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[PCL - Partito Comunista dei Lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44946</guid>
		<description><![CDATA[<p>UE o Brexit: una falsa alternativa per i lavoratori L&#8217;esito del referendum britannico e la lotta anticapitalista contro l&#8217;UE Analisi del Partito Comunista dei Lavoratori (PCL) &#160; L&#8217;uscita della Gran Bretagna dalla UE apre un nuovo capitolo della crisi dell&#8217;Unione degli stati capitalisti del vecchio continente. Da tempo a cavallo tra integrazione e dissoluzione, la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-la-falsa-alternativa-per-i-lavoratori-analisi-pcl/">BREXIT : la falsa alternativa per i lavoratori &#8211; Analisi PCL</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>UE o Brexit: una falsa alternativa per i lavoratori</h1>
<h4>L&#8217;esito del referendum britannico e la lotta anticapitalista contro l&#8217;UE</h4>
<p>Analisi del Partito Comunista dei Lavoratori <a href="http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&amp;oid=5090" target="_blank">(PCL)</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-bandiera-quarta-internazionale.jpeg"><img class="alignleft wp-image-44947 size-medium" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/brexit-bandiera-quarta-internazionale-300x178.jpeg" alt="brexit bandiera quarta internazionale" width="300" height="178" /></a>L&#8217;uscita della Gran Bretagna dalla UE apre un nuovo capitolo della crisi dell&#8217;Unione degli stati capitalisti del vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tempo a cavallo tra integrazione e dissoluzione, la UE ha visto moltiplicarsi nell&#8217;ultima fase le spinte disgregatrici. Il combinato della crisi capitalista, della prolungata stagnazione, della profonda crisi di consenso delle politiche di austerità ha sospinto un approfondimento delle contraddizioni nazionali nella UE . Il fiscal compact è virtualmente fallito senza che si delinei un nuovo equilibrio. L&#8217;Unione bancaria resta al palo, col rifiuto tedesco di una assicurazione europea sui depositi, mentre l&#8217;intero settore bancario europeo è investito da nuovi venti di crisi (crisi dei crediti deteriorati in Italia, crisi dei derivati nella finanza tedesca e nordica). Il riconoscimento o meno della Cina come economia di mercato amplifica il contrasto tra capitalismo tedesco (disponibile) e interesse opposto di Italia e Francia, minacciate sul proprio mercato interno dalla concorrenza asiatica. La pressione migratoria &#8211; fattore strutturale di lungo periodo &#8211; sospinge processi combinati di rinazionalizzazione dei confini, con la dissoluzione del blocco est-europeo a trazione tedesca e nuovi processi di polarizzazione politica xenofoba all&#8217;interno di diversi paesi. Fattore a loro volta di nuove spinte centrifughe e di effetti politici destabilizzanti all&#8217;interno dei diversi paesi dell&#8217;Unione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Brexit è stata un effetto di questo quadro generale di crisi, e al tempo stesso concorre ad approfondirlo.</p>
<p style="text-align: justify;">LA NATURA DELL&#8217;OPERAZIONE CAMERON. LA CITY A FAVORE DEL REMAIN</p>
<p style="text-align: justify;">Lo scontro interno alla Gran Bretagna tra “remain” e Brexit ha visto affrontarsi su opposti versanti forze ugualmente nemiche dei lavoratori britannici e dei lavoratori europei. Sia sul fronte politico, sia sul fronte sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte politico, David Cameron ha ideato il referendum sull&#8217;appartenenza della Gran Bretagna alla Unione Europea in funzione del proprio rafforzamento nel partito conservatore e nel governo, contro i propri avversari interni, lungo la linea di continuità dell&#8217;attacco ai lavoratori britannici. Prima la promessa del referendum, poi il negoziato con la UE, infine la campagna a favore del remain brandendo le “concessioni” ottenute in sede UE (contro i diritti sociali degli stessi immigrati comunitari), hanno perseguito un solo obiettivo: incassare il plauso popolare per coronare la propria ambizione politica. La disfatta della cinica operazione ha sancito la fine politica di Cameron, a vantaggio di quegli stessi avversari interni (Boris Johnson) che puntava a sgominare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là degli scopi politici di Cameron, la campagna per il remain ha selezionato e raccolto attorno a sé il fiore della grande borghesia britannica: il cuore della City londinese, la principale piazza del capitale finanziario europeo; la grande borghesia industriale (l&#8217;80% degli aderenti alla Confindustria britannica ha aderito alla campagna); la maggioranza delle Camere di commercio (sia pure con una percentuale minore). La ragione del sostegno borghese maggioritario al remain è molto semplice: la UE rappresenta il 45% delle esportazioni del Regno Unito. Una uscita della Gran Bretagna dalla UE significa la rinegoziazione dell&#8217;accesso al mercato unico, in condizioni presumibilmente più difficili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per ragioni di classe complementari, la permanenza della Gran Bretagna nel Regno Unito era la speranza del grosso del capitalismo mondiale, delle grandi borghesie europee e dei loro governi nazionali, interessati ad evitare sia i contraccolpi economici della Brexit sul mercato finanziario, in una situazione già critica; sia un nuovo possibile fattore di incoraggiamento delle spinte centrifughe nell&#8217;Unione. Ma era la speranza anche degli Stati Uniti, da sempre alleato storico privilegiato della Gran Bretagna. La permanenza del Regno Unito nell&#8217;Unione rispondeva a molteplici interessi USA: preservare la principale piattaforma finanziaria delle proprie multinazionali e banche sul mercato europeo; mantenere una propria sponda politica fidata all&#8217;interno della UE; favorire una tenuta dell&#8217;Unione quale fattore di contenimento della crisi capitalistica mondiale ed anche possibile alleata ai fini del controbilanciamento della potenza cinese (accordi TTIP). Per tutte queste ragioni è indubbio che la vittoria della Brexit contraddice gli interessi dominanti del capitalismo internazionale. Il crollo delle borse di venerdì, proporzionale al loro investimento sulla permanenza nell&#8217;UE, è un primo metro di misura del contraccolpo subito.</p>
<p style="text-align: justify;">BREXIT COME VITTORIA DEI LAVORATORI E DELLA DEMOCRAZIA?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è perciò stesso la Brexit una vittoria dei lavoratori e della democrazia?<br />
Colpisce il sostegno entusiasta alla Brexit di forze diverse della sinistra europea (e non solo). Come il tripudio ideologico per la sua &#8220;vittoria&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La campagna a favore della Brexit è stata ispirata e diretta dalle forze politiche più reazionarie del panorama inglese. Dallo UKIP xenofobo di Farage, alleato del M5S nel Parlamento europeo. Dai movimenti fascisti della Gran Bretagna. Dalle bande ostili a Cameron nel Partito Conservatore e nel governo stesso. Il tono ideologico della campagna è emblematico. Da un lato la campagna ossessiva contro i migranti: contro gli immigrati comunitari (inclusi i tanti giovani e lavoratori italiani emigrati) e la loro “pretesa” di diritti sociali; e tanto più contro i migranti extracomunitari e la loro presunta “invasione”, a partire dall&#8217;immagine simbolo dell&#8217;accampamento disperato di Calais, rappresentato come avamposto minaccioso della UE ai confini della patria. Dall&#8217;altro, la rivendicazione del peggiore sciovinismo all&#8217;insegna della nostalgia del vecchio impero britannico e della grande potenza inglese nel mondo. «Una grande potenza imperiale che potrebbe tornare a risorgere, se solo la gran Bretagna si liberasse della Unione Europea», ha testualmente annunciato Farage.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche settori della borghesia inglese si sono allineati al fronte della Brexit, a partire da un consistente settore delle Camere di commercio. Ai quali Boris Johnson si è così rivolto: «Noi potremo fare accordi con le economie emergenti del mondo intero, accordi che la UE è incapace di siglare a causa delle forze protezioniste europee. Liberiamoci delle catene dell&#8217;Unione.» (Le Monde). È la (improbabile) promessa al capitalismo britannico di un autonomo aggancio al mercato cinese aggirando l&#8217;Unione Europea e il suo contenzioso con la Cina. L&#8217;appello al libero mercato mondiale e alla sue umani sorti e progressive si combinava dunque col vezzo ideologico nazionalista, dentro un comune impasto reazionario.</p>
<p style="text-align: justify;">UNA MINACCIA REAZIONARIA CONTRO I LAVORATORI</p>
<p style="text-align: justify;">La vittoria di questo fronte reazionario è una minaccia per i lavoratori britannici e per il movimento operaio europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, un settore di classe lavoratrice e la maggioranza della popolazione povera delle periferie e delle campagne sono stati catturati dalle sirene della Brexit. La rabbia sociale accumulata dalla crisi capitalista e dalle politiche di austerità è stata dirottata con successo contro l&#8217;Unione Europea. Il ritorno mitologico alla “vecchia potenza inglese” è stato venduto come canale di riscatto sociale ed emancipazione. Ma si tratta di una cinica truffa, oggi rilanciata su scala continentale da tutti gli ambienti politici più reazionari d&#8217;Europa, a partire da Le Pen e Salvini.</p>
<p style="text-align: justify;">Il capitalismo britannico e la sua sovrana sterlina non sono meno responsabili dell&#8217;Unione Europea per la miseria crescente dei lavoratori inglesi. Ben prima della UE, fu il governo &#8211; nazionalista &#8211; di Margaret Thatcher (quello che brandì la guerra all&#8217;Argentina sulle Malvinas) a realizzare il grande sfondamento liberista contro il movimento operaio (guerra ai minatori) e l&#8217;attacco frontale allo stato sociale. Blair e Cameron, nel quadro della UE (ma fuori dall&#8217;Euro), hanno amministrato la continuità devastante di quella politica, che Farage, già nelle vesti di deputato conservatore, e tanto più Boris Johnson, hanno fedelmente e attivamente sostenuto. Oggi proprio Boris Johnson, astro nascente della Brexit, si candida a gestire una nuova pesante stagione di austerità contro i lavoratori inglesi, e una stretta discriminatoria xenofoba contro gli immigrati. Naturalmente nel nome di &#8220;Britain First&#8221; e della guerra tra poveri. Presentare tutto questo, a sinistra, come &#8220;vittoria della democrazia&#8221; e come &#8220;esempio per i popoli europei&#8221; significa aver perso la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">CONTRO L&#8217;UNIONE EUROPEA, PER GLI STATI UNITI SOCIALISTI D&#8217;EUROPA</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo da sempre contro l&#8217;Unione Europea. Una Unione di stati capitalisti unicamente interessati a partecipare alla spartizione del mondo dopo il crollo dell&#8217;URSS, nel nuovo mercato globale. Per questo interessati a concertare le proprie politiche di rapina contro i propri lavoratori. Per la stessa ragione ci siamo sempre opposti e tanto più ci opponiamo oggi alle illusioni di una possibile UE “democratica e sociale”, portate avanti dai partiti di Sinistra Europea (Syriza, Rifondazione Comunista, Izquierda Unida, Die Linke, PCF&#8230;). Partiti che si sono ciclicamente compromessi nei diversi governi borghesi dell&#8217;Unione Europea gestendo le stesse politiche di austerità e di rapina che dall&#8217;opposizione dicevano di combattere. La capitolazione di Tsipras alla troika è solo l&#8217;ultimo esempio del fallimento del riformismo europeista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la lotta contro l&#8217;Unione Europea può procedere da opposti versanti, politici e di classe, e mirare ad opposte prospettive.</p>
<p style="text-align: justify;">Può procedere dal versante dell&#8217;opposizione di classe del movimento operaio, a difesa delle proprie ragioni e diritti sociali. Come ha mostrato la lunga ascesa del movimento di massa in Grecia contro la troika prima del tradimento di Syriza. Come mostra oggi la mobilitazione di massa prolungata ancora in corso in Francia contro la Loi Travail del governo Hollande. Questa è la dinamica di lotta che ha valore progressivo, che può unire gli sfruttati, che può ricomporre attorno alla classe operaia un blocco sociale anticapitalista, che può alimentare una solidarietà di classe internazionale tra i lavoratori d&#8217;Europa. La proposta di una Europa socialista, nella forma degli Stati Uniti socialisti d&#8217;Europa, è l&#8217;unica proposta strategica capace di dare una prospettiva storica a questa dinamica di lotta. L&#8217;unica che può indicare un&#8217;alternativa reale all&#8217;Unione Europea del capitale, nell&#8217;interesse dei lavoratori.</p>
<p style="text-align: justify;">La lotta contro l&#8217;Unione Europea e contro l&#8217;Euro oggi indicata dalla Brexit, e promossa dai Farage, Le Pen, Salvini, è non solo diversa, ma esattamente opposta. È la lotta che mira a far leva sulla crisi capitalista, e sulla mancata risposta del movimento operaio alla crisi, per costruire uno sbocco reazionario, in ogni paese e su scala continentale. All&#8217;insegna della continuità delle politiche di rapina, e di un nuovo drammatico appesantimento dell&#8217;offensiva dominante contro i diritti sociali, sindacali, democratici del movimento operaio europeo e di tutti gli oppressi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni subordinazione a questa dinamica reazionaria va apertamente denunciata e combattuta, tra le fila dei lavoratori, tra i giovani, in ogni organizzazione sindacale e di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Partito Comunista dei Lavoratori</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44946"> (56)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-la-falsa-alternativa-per-i-lavoratori-analisi-pcl/">BREXIT : la falsa alternativa per i lavoratori &#8211; Analisi PCL</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/26/brexit-la-falsa-alternativa-per-i-lavoratori-analisi-pcl/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BREXIT : L&#8217;Europa riparta da Spinelli &#8211; Piervigilio Dastoli</title>
		<link>https://www.libera.tv/2016/06/25/brexit-leuropa-riparta-da-spinelli-piervigilio-dastoli/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2016/06/25/brexit-leuropa-riparta-da-spinelli-piervigilio-dastoli/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jun 2016 09:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[LiberaRete]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Altiero Spinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Piervigilio Dastoli]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea - UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://libera.tv/?p=44964</guid>
		<description><![CDATA[<p>L’EUROPA RIPARTA DA SPINELLI INVECE DI MALEDIRE IL BUIO E’ MEGLIO ACCENDERE UNA CANDELA &#8211; LA NOSTRA CANDELA E IL MANIFESTO DI VENTOTENE di Piervigilio Dastoli &#8211; Presidente del Movimento Europeo in Italia &#160; Il risultato del referendum britannico è inequivoco: la maggioranza dei britannici vuole uscire da quest&#8217;Unione Europea. A partire da oggi devono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/25/brexit-leuropa-riparta-da-spinelli-piervigilio-dastoli/">BREXIT : L&#8217;Europa riparta da Spinelli &#8211; Piervigilio Dastoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #0000ff;">L’EUROPA RIPARTA DA SPINELLI</span></h1>
<h4>INVECE DI MALEDIRE IL BUIO E’ MEGLIO ACCENDERE UNA CANDELA &#8211; LA NOSTRA CANDELA E IL MANIFESTO DI VENTOTENE</h4>
<p><em>di Piervigilio Dastoli &#8211; <a href="http://www.movimentoeuropeo.eu/le-nostre-notizie/194-good-bye-uk-l%E2%80%99europa-riparte-da-spinelli.html" target="_blank">Presidente del Movimento Europeo in Italia</a></em></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Spinelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-44965" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2016/06/Spinelli-300x167.jpg" alt="Altiero Spinelli" width="300" height="167" /></a>Il risultato del referendum britannico è inequivoco: la maggioranza dei britannici vuole uscire da quest&#8217;Unione Europea.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da oggi devono essere percorse due strade parallele, politicamente e istituzionalmente distanti l&#8217;una dall&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima strada è quella indicata dall&#8217;articolo 50 del Trattato sull&#8217;Unione Europea: il recesso del Regno Unito è senza condizioni dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosi come con gli altri paesi vicini che non sono candidati all&#8217;adesione, l&#8217;Unione deve stabilire con il Regno Unito &#8220;relazioni strette e pacifiche&#8221; fondate sui suoi valori (rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, stato di diritto, rispetto dei diritti dell&#8217;Uomo ivi compresi quelli delle minoranze).</p>
<p style="text-align: justify;">Le istituzioni europee devono prendere le misure immediate nella lettera e nello spirito dell&#8217;articolo 50. Ciò vuol dire non solo che i rappresentanti del Regno Unito non partecipano più alle riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio ma anche a quelle del Comitato dei Rappresentanti Permanenti e di tutti i comitati intergovernativi.</p>
<p style="text-align: justify;">In una situazione di evidente conflitto di interessi le altre istituzioni e organi dell&#8217;Unione devono escludere i cittadini britannici dalle loro deliberazioni e decisioni con particolare riferimento alla Commissione e alla Corte di Giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente il governo del Regno Unito non presiederà più il Consiglio Ue nel secondo semestre 2017 e non farà più parte della troika con Estonia e Bulgaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda il Parlamento europeo gli eletti nel Regno Unito dovranno essere esclusi da tutti gli incarichi (presidente e vicepresidenti, questori, presidenti e vicepresidenti di commissione e di delegazione, Presidenti di gruppi politici) in occasione del rinnovo degli organi interni del Pe nel gennaio 2017.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;accordo per l&#8217;uscita del Regno Unito dall&#8217;Unione europea dovrà essere rapidamente sottoscritto fra le parti adottando tutte le misure tecniche e legislative che implicano l&#8217;esclusione di un paese membro dall&#8217;Unione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uscita del Regno Unito esige la revisione dei trattati.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda strada riguarda dunque la riforma dell&#8217;Unione, resa indispensabile e urgente per la crisi gravissima del progetto di integrazione e per governare – nell’interesse generale dei suoi cittadini &#8211; un sistema a due velocità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il voto britannico del 23 giugno suona la campana di quest’unione incapace di rispondere ai bisogni dei suoi cittadini e ignara dei valori dello stato di diritto, suona la campana per l’arroganza del metodo confederale ma anche per l&#8217;inadeguatezza del metodo comunitario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta la strada della riforma è quella indicata da Altiero Spinelli: una comunità di valori fondata sul modello federale, solidale e democratica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta, come è avvenuto nel 1980, l&#8217;iniziativa spetta al Parlamento Europeo con l&#8217;ambizione di scrivere un progetto di comunità da sottoporre direttamente al voto dei cittadini europei in occasione delle elezioni europee del 2019.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il Parlamento Europeo a 28 non avrà quest&#8217;ambizione bisogna iniziare a lavorare all’ipotesi di un’assemblea costituente direttamente eletta dai cittadini nei paesi che lo vorranno parallelamente alle elezioni europee nel maggio 2019. Con un mandato preciso e limitato nel tempo questa assemblea dovrà scrivere la Legge Fondamentale di una nuova Comunità &#8211; federale, solidale e democratica &#8211; da sottoporre all&#8217;approvazione dei cittadini in un referendum paneuropeo.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="44964"> (25)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2016/06/25/brexit-leuropa-riparta-da-spinelli-piervigilio-dastoli/">BREXIT : L&#8217;Europa riparta da Spinelli &#8211; Piervigilio Dastoli</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.libera.tv/2016/06/25/brexit-leuropa-riparta-da-spinelli-piervigilio-dastoli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

 Served from: www.libera.tv @ 2026-10-14 22:57:13 by W3 Total Cache -->