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	<title>Libera Tv &#187; Arte</title>
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		<title>TEATRI DI PIETRA: Fedra e il diritto all’amore</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Aug 2015 15:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Bruni]]></dc:creator>
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	<em>Nella cornice dell&rsquo;Arco di Malborghetto Galatea Ranzi interpreta una Fedra rivisitata da Eva Cantarella. Un tentativo poco felice di denunciare la solitudine delle donne che amano liberamente.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	di Anna Maria Bruni</p>
<p>
	<strong>C&rsquo;è come sempre uno scarto</strong> incomponibile tra il racconto che si fa di se stessi e le scelte concrete. E questo purtroppo è quel che abbiamo visto in scena a Malborghetto, con lo spettacolo &ldquo;Fedra &ndash; il diritto all&rsquo;amore&rdquo;. Un testo attraverso il quale Fedra racconta, appunto, la propria libertà nello scegliere di amare il giovane figliastro Ippolito, nato in prime nozze dal marito Teseo, scegliendo di affrontare così l&rsquo;ostilità pubblica e la condanna della famiglia.</p>
<p>
	<strong>Ma le parole, i gesti e</strong> l&rsquo;azione scelta, pur trasportando il personaggio negli anni 60 e accompagnandolo o sovrapponendolo con immagini video di forte contemporaneità anche sul piano estetico, non riescono a liberare Fedra dallo schema entro il quale si trova, anzi ve la ricacciano aiutate dalla scelta di rimanere fedele alle dinamiche del testo classico.</p>
<p>
	<strong>Ne risulta così una regia,</strong> quella di Consuelo Barilari, poco coraggiosa, che lascia il lavoro in mezzo al guado, incapace di fare una scelta netta ma che altrettanto non riesce a comporre la complessità con la quale ha provato a misurarsi.</p>
<p>
	<strong>Sicuramente non aiutata </strong>dal testo, perché ciò che spiace del lavoro di Eva Cantarella è questo &ldquo;raccontarsi&rdquo; donna libera, autonoma, piena di interessi, capace di prendere decisioni, coraggiosa in amore tanto da sfidare il mondo, mentre il percorso di liberazione della donna affonda le radici al contrario proprio nelle pratiche.</p>
<p>
	<strong>Un percorso peraltro</strong> da cui le successive generazioni, senza distinzione di genere, hanno imparato a praticare il cambiamento, piuttosto che limitarsi a rivendicarlo. Ed è qui che il testo scivola pesantemente, portandosi appresso la povera, brava Galatea Ranzi, che rimane purtroppo invischiata in un ruolo da Gloria Swanson sul Viale del Tramonto, lasciando noi ad ammirare questa brava attrice col rammarico di vedere le sue potenzialità rimanere inespresse.</p>
<p>
	<strong>Un peccato, anche per l&rsquo;incongruità</strong> che rimane tra lei e le immagini proiettate, molto evocative ma private di quel lavoro di sintesi che avrebbe offerto l&rsquo;occasione di liberare il personaggio Fedra e con lei l&rsquo;espressività della Ranzi. Un&rsquo;occasione persa insomma, sulla quale auspichiamo che la regia torni cogliendo l&rsquo;opportunità che offre il teatro, quella di un lavoro sempre vivo, dove nuove elaborazioni e altrettante sintesi possono non finire mai.</p>
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		<title>TEATRI DI PIETRA: Me Dea, uomo e donna fuori dal mito</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Aug 2015 15:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Bruni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Giasone e Medea interpretati dai bravissimi Maurizio Donadoni e Maria Rosaria Omaggio, diventano la coppia/archetipo del conflitto irriducibile tra il maschile e il femminile, nello splendido spettacolo andato in scena il 30 e 31 luglio per la rassegna Teatri di Pietra. di Anna Maria Bruni Finalmente teatro. Splendido testo, bravi gli attori, intelligente regia. Parliamo [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<em>Giasone e Medea interpretati dai bravissimi Maurizio Donadoni e Maria Rosaria Omaggio, diventano la coppia/archetipo del conflitto irriducibile tra il maschile e il femminile, nello splendido spettacolo andato in scena il 30 e 31 luglio per la rassegna Teatri di Pietra</em>.</p>
<p>
	di Anna Maria Bruni</p>
<p>
	<strong>Finalmente teatro.</strong> Splendido testo, bravi gli attori, intelligente regia. Parliamo di &ldquo;Me dea, variazioni sul mito&rdquo;, per la regia di Maurizio Donadoni, andato in scena in prima nazionale nel suggestivo scenario dell&rsquo;Anfiteatro Romano di Sutri il 30 luglio e nel parco dell&rsquo;Arco di Malborghetto il 31.</p>
<p>
	<strong>Un&rsquo;ora e mezza di confronto</strong> serrato senza esclusione di colpi: fra ricostruzione, ricordi, rimozioni e rivendicazioni il duo Giasone/Medea assurge ad archetipo dell&rsquo;irriducibilità del conflitto tra maschile e femminile, attraverso un linguaggio così classico da risultare assolutamente moderno.</p>
<p>
	<strong>Ma soprattutto vero.</strong> Tutto è stato vero in scena: il linguaggio, le azioni, il confronto, i gesti, i personaggi, gli attori. La scena. Scarna, semplice, essenziale, mossa dall&rsquo;accorta presenza di Hal Yamanouchi, una lunga carriera come attore e doppiatore (sua è la voce narrante dello spettacolo), con la gestualità del mimo intervenuta nei momenti salienti ad evocare le vele dell&rsquo;Argo che prendono il largo, o il vello d&rsquo;oro lasciato nelle mani del vento a premonizione dell&rsquo;incombente sciagura.</p>
<p>
	<strong>E quasi sempre agli angoli opposti </strong>della scena, ma sempre legati da un &ldquo;filo rosso&rdquo;, Giasone e Medea, interpretati con sapiente equilibrio da Maurizio Donadoni e Maria Rosaria Omaggio, capaci di restituire fino al dettaglio gli opposti profili dell&rsquo;uomo e della donna.</p>
<p>
	<strong>Lui ovvero la vita come gioco,</strong> con tutto ciò che significa in termini di mancate promesse, dichiarazioni tanto solenni quanto leggere, irresponsabilità, ipocrisia, come dire il quadro dell&rsquo;erotismo puro; lei ovvero la vita come impegno, rispetto, dedizione, memoria, tutela della casa e della famiglia in tutto il lignaggio.</p>
<p>
	<strong>Lui accecato</strong> dal desiderio, che è eterno presente, lei capace di vedere con il terzo occhio, che è l&rsquo;immanente. Lui bonaccione, lei maga. Anzi strega. Troppo, per lui. &ldquo;Sei troppo, per me&rdquo; le parole chiave del dissidio insanabile.</p>
<p>
	<strong>Quelle che diventano</strong> la scusa e l&rsquo;alibi che portano a volgere il dramma in tragedia, quando lui ha bisogno di liberarsi del troppo pesante fardello, che porta il nome di impegno, responsabilità, ovvero famiglia, per rifarsi una verginità perché il proprio popolo, e soprattutto una giovane, fresca, nuova moglie altolocata lo possa accogliere conferendogli il posto al sole da cui brillare ancora.</p>
<p>
	<strong>Ma questa volta l&rsquo;occasione</strong> è mancata perché Giasone, a cui Donadoni nelle vesti di autore attribuisce l&rsquo;uccisione di Medea e dei figli, riconducendo anche in questo caso all&rsquo;atto tutti gli atti di femminicidio della nostra epoca, commesso il delitto è ripiegato su se stesso senza più forze, incapace di andare oltre.</p>
<p>
	<strong>E questa impotenza</strong> diventa ineluttabilmente il riconoscimento che nell&rsquo;uccidere l&rsquo;altro si uccide la parte più profonda di sé, quella più insondabile e perciò la più vitale, quella che ci rende capaci di agire. E che si fa invece rivelazione di particolare sensibilità da parte dell&rsquo;uomo-autore.</p>
<p>
	<strong>E&rsquo; la resa dei conti.</strong> E Medea, sapientemente trattenuta nel ruolo regale dalla brava Maria Rosaria Omaggio, si riscatta sciogliendosi da ogni solennità fino a camminare sul tavolo per snocciolargli tutta la piccineria, che è la sua vera colpa. Ma è tardi, dopo la morte è tardi! Pensi, e invece no, perché quando il filo rosso ti lega, quel conflitto che è vita non può finire mai.<br />
	&nbsp;</p>
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		<title>TEATRI DI PIETRA: la vita eterna del classico</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2015 17:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Anna Maria Bruni]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La XIV edizione del festival di teatro danza e musica ha colto nel segno: le pietre de teatri antichi ci parlano. Ce ne accorgiamo attraverso la vita eterna del teatro classico, di cui ottimo esempio è stato &#34;Il persiano&#34; di Plauto, andato in scena a Sutri per la regia di Sammartano. Ma apprezzabile la sobietà [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	<br />
	<em>La XIV edizione del festival di teatro danza e musica ha colto nel segno: le pietre de teatri antichi ci parlano. Ce ne accorgiamo attraverso la vita eterna del teatro classico, di cui ottimo esempio è stato &quot;Il persiano&quot; di Plauto, andato in scena a Sutri per la regia di Sammartano. Ma apprezzabile la sobietà anche nelle rivisitazioni contemporanee. Fino al 2 agosto all&rsquo;Anfiteatro romano di Sutri e all&rsquo;Arco di Malborghetto</em></p>
<p>
	di Anna Maria Bruni</p>
<p>
	<br />
	<strong>Alla sua sedicesima edizione</strong> Teatri di Pietra, il festival organizzato dal Circuito Danza Lazio e Pentagono Produzioni Associate nell&rsquo;ambito della Rete Teatrale dei Teatri di Pietra, fa onore all&#39;obiettivo proposto: un mese di teatro classico con tutte le sue possibili rivisitazioni, ma capace di rinnovarsi vivificando luoghi millenari.</p>
<p>
	<br />
	<strong>Nella doppia cornice</strong> dell&rsquo;Anfiteatro Romano di Sutri, e dell&rsquo;Antiquarium dell&rsquo;Arco di Malborghetto &ndash; un prezioso quanto sconosciuto sito archeologico del IV sec. d.C. &ndash; diciassette appuntamenti, fra teatro musica e danza, dedicati al tema del Mediterraneo e del Mito hanno raggiunto l&rsquo;obiettivo con cui nasce la rete promotrice del festival.</p>
<p>
	<br />
	<strong>Un progetto che ha preso vita </strong>in tutto il territorio nazionale, e che nel Lazio è stato sostenuto dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano, l&rsquo;Area Archeologica di Roma per l&rsquo;Arco di Malborghetto, la Soprintendenza dell&rsquo;Etruria Meridionale per l&rsquo;Anfiteatro di Sutri, il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la Regione Lazio e il Comune di Roma &#8211; XV Municipio.</p>
<p>
	<br />
	<strong>Molti i nomi noti ospiti </strong>della kermesse diretta da Aurelio Gatti, fra i quali si sono alternati Sebastiano Tringali, Maurizio Panici, Raffaello Simeoni, Galatea Ranzi, Barbara De Rossi, Tato Russo, Maria Rosaria Omaggio, Maurizio Donadoni, Hal Yamanouchi e Giancarlo Sammartano.</p>
<p>
	<br />
	<strong>Di quest&rsquo;ultimo </strong>abbiamo potuto godere una gradevolissima messa in scena de &ldquo;Il persiano&rdquo;, fra le divertenti commedie di Plauto tipiche per l&rsquo;intreccio basato sull&rsquo;equivoco, giocata con grande sobrietà pur nel rispetto di una traduzione assolutamente conforme al linguaggio originale usato dal commediografo romano, aderente alle modalità dell&rsquo;atellana.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Molto bravi gli attori </strong>Paolo Floris, Tommaso Lipari, Mattia Parrella e Andrea Puglisi (nella foto) capaci di rendere le dinamiche della recitazione in maschera, che in questo caso hanno impegnato ciascuno in due diverse parti. Le stesse maschere di Giancarlo Santelli, come è visibile in foto, sono state ricostruite con grande cura e fedeltà dell&rsquo;originale, sul modello delle terrecotte votive a Dioniso, rinvenute negli anni 60 e 70 negli scavi della necropoli di Lipari, che &ldquo;riproducono fedelmente i tipi della commedia greca nuova di Menandro e &#8211; sottolinea la nota di regia &#8211; per affinità quelli della palliata latina&rdquo;.</p>
<p>
	<br />
	<strong>Un progetto voluto</strong> dalla Casa d&rsquo;Arte Teatrale Fondamenta, strutturato in due spettacoli, di cui il secondo è &ldquo;Il Cartaginese&rdquo;, sempre di Plauto. Due testi di diversa impostazione ma di pari significato, per restituire agli spettatori di oggi un quadro completo dell&rsquo;opera comica e della sua capacità di indicare la giustizia sociale attraverso una modalità leggera e dissacrante.</p>
<p>
	<br />
	<strong>Un momento di teatro classico</strong> ben riuscito, e che altrettanto bene si è collocato nell&rsquo;intero programma, di cui bisogna rilevare ancora molte date interessanti, fra le quali citiamo il 22 a Malborghetto la presenza di Galatea Ranzi in &ldquo;Fedra, il diritto all&rsquo;amore&rdquo;, un testo di Eva Cantarella per la regia di Consuelo Barilari e il 30 all&rsquo;Anfiteatro Romano e il 31 di nuovo a Malborghetto la presenza di Maria Rosaria Omaggio in &ldquo;Me Dea &#8211; Variazioni sul Mito&rdquo; con Maurizio Donadoni e la straordinaria partecipazione di Hal Yamanouchi.</p>
<p>
	<br />
	<strong>La rassegna si concluderà a Sutri</strong> con la &ldquo;Commedia di Dante&rdquo;, regia e drammaturgia di Paolo Pasquini: il 1 Agosto con Versus Dante, discesa nella Commedia dantesca e il 2 Agosto Dante Symphonia, forme d&rsquo;acqua nella Commedia.&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	I<strong>l programma </strong>completo è rintracciabile online all&rsquo;indirizzo: <a href="http://www.teatridipietra.org">/www.teatridipietra.org</a><br />
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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		<title>FESTA DELL&#8217;UNITA&#8217; COMUNISTA</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 19:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pdcilabaro]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>. (6)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2010/07/05/festa-dellunita-comunista/">FESTA DELL&#8217;UNITA&#8217; COMUNISTA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>.
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2010/07/05/festa-dellunita-comunista/">FESTA DELL&#8217;UNITA&#8217; COMUNISTA</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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