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	<title>Libera Tv &#187; Ambiente</title>
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	<description>La SocialWebTv delle idee, delle passioni, delle lotte</description>
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		<title>MARCIA PER IL CLIMA : decine di migliaia a Roma. Contro le grandi opere</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Mar 2019 16:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>
		<category><![CDATA[No Triv]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>TORNA IN PIAZZA L&#8217;ITALIA CHE LOTTA CONTRO LE GRADI OPERE Delusi dai 5 stelle ma determinati a continuare la lotta Si erano dati appuntamento da mesi per il 23 marzo. Prima ancora che l&#8217;onda del movimento nato dall&#8217;esempio di Greta Thunberg riuscisse a mobilitare centianaia di migliaia di ragazzi per la salvaguardia del pianeta dal [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000;">TORNA IN PIAZZA L&#8217;ITALIA CHE LOTTA CONTRO LE GRADI OPERE</span></h1>
<h4>Delusi dai 5 stelle ma determinati a continuare la lotta</h4>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/03/Marcia-per-il-clima.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48704" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/03/Marcia-per-il-clima-300x167.jpg" alt="Marcia per il clima" width="300" height="167" /></a>Si erano dati appuntamento da mesi per il 23 marzo. Prima ancora che l&#8217;onda del movimento nato dall&#8217;esempio di Greta Thunberg riuscisse a mobilitare centianaia di migliaia di ragazzi per la salvaguardia del pianeta dal cambiamento climatico. E questo sabato sono scesi in piazza tutti insieme. Dal movimento No Tav della Val Susa al comitati contro le trivellazioni, passando per il movimento No Grandi Navi di Venezia e per i comitati dell&#8217;Ilva di Taranto. Realtà di lotta che da sempre si battono sui territori contro quelle che considerano opere inutili ed ambientalmente insostenibili. Insieme a loro gruppi e partiti di sinistra a ribadire la loro radicale critica al capitalismo ed alle sue logiche predatorie. La novi<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/03/No-autostrada-pontina.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48705 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/03/No-autostrada-pontina-300x168.jpg" alt="No autostrada pontina" width="300" height="168" /></a>tà politica rilevante è che questa galassia di movimenti, che per una fase in parte aveva guardato con speranza al Movimento 5 stelle, oggi denuncia le politiche del &#8220;governo del cambiamento&#8221; che &#8220;non intervengono per invertire la rotta.&#8221; Per loro &#8220;la continuità sulle grandi opere dal Terzo Valico al Tap, i rinvii sulla Tav Torino-Lione, l&#8217;accordo&#8221; sull&#8217;Ilva sono esempi emblematici&#8221; del sostanziale &#8220;tradimento degli impegni presi in campagna elettorale&#8221;.  Insomma movimenti storici che provano a fondersi nel mare di una mobilitazione ambientalista che lo scorso venerdì ha portato in piazza un popolo certo meno politicizzato e radicale ma più ampio e giovane. Vedremo se riusciranno ad intendersi e procedere assieme. Per ora è importante registrare che il tema dell&#8217;ambiente torna al centro della politica e riesce, più di altro, a mobilitare le persone e riportarle in piazza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La Piattaforma della manifestazione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI<br />
</strong>Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale.<br />
<strong>#siamoancoraintempo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/03/mamme-vulcaniche.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48706" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2019/03/mamme-vulcaniche-300x168.jpg" alt="mamme vulcaniche" width="300" height="168" /></a>Chi siamo<br />
</strong>Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.<br />
Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grandi opere e cambiamento climatico</strong><br />
Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.<br />
Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.<br />
Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.<br />
Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.<br />
Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giustizia sociale è giustizia climatica</strong><br />
Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.<br />
È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.<br />
È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.<br />
Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.<br />
Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.<br />
Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.<br />
L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.<br />
Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni. §<br />
Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.</strong><br />
Si comincerà davvero a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico solo alle seguenti condizioni:</p>
<p style="text-align: justify;">cessando di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali. riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del suddetto gas negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali) garantendo il diritto all’acqua pubblica implementando una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies trovando una soluzione definitiva per le scorie nucleari, insistendo sul disarmo e la riducendo le spese militari</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono inoltre attaccati e messi a repentaglio da monocolture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.</p>
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		<title>COP24 &#8211; CLIMA : Agire ora per restare a galla</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/12/14/cop24-clima-agire-ora-per-restare-a-galla/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 14:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[ONU - Nazioni Unite]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>COP24 : IN POLONIA SI DECIDE SUL CLIMA Restano solo 12 anni per evitare disastri irreversibili per il Pianeta Articolo di Pietro Venier Video a cura di A Sud Onlus  Per il Ministro Salvini sono &#8220;ambientalisti da salotto&#8221; su cui scaricare le responsabilità dei disastri successi nelle regioni amministrate dalla Lega. Ma le associazioni che [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000">COP24 : IN POLONIA SI DECIDE SUL CLIMA</span></h1>
<h4>Restano solo 12 anni per evitare disastri irreversibili per il Pianeta</h4>
<p><em>Articolo di Pietro Venier</em></p>
<p>Video a cura di A Sud Onlus</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"> <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/Marco-Polo-clima.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48390 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/Marco-Polo-clima-300x150.jpg" alt="Marco Polo clima" width="300" height="150" /></a>Per il Ministro Salvini sono &#8220;<em>ambientalisti da salotto</em>&#8221; su cui scaricare le responsabilità dei disastri successi nelle regioni amministrate dalla Lega. Ma le associazioni che si stanno battendo perchè la conferenza dell&#8217;ONU sul clima di Katowice, la cosiddetta COP24, non finisca nell&#8217;ennesimo fallimento sono formate da coloro che da decenni cercano di richiamare l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica sulle gravissime conseguenze del cambiamento climatico in corso. Non è affatto facile. Di fronte a loro oggi si erge persino il Presidente degli Stati Uniti che considera il cambiamento climatico una pura invenzione ed ha demolito sistematicamente ogni legge che limitava le emissioni di gas serra. Basterebbe però leggere quanto afferma il Report IPCC sulle conseguenze per il pianeta in caso di aumento della temperatura di soli 1.5° C per capire che bisogna agire immediatamente.  Se le emissioni non saranno ridotte almeno del 45% a livello globale entro il 2030 dovremo fare fronte ad eventi catastrofici che metteranno definintivamente in pericolo la sopravvivenza di persone, specie ed ecosistemi. Restano infatti 12 anni per evitare di raggiungere il punto di non ritorno.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/cambiare-sistema-non-clima.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-48391" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/cambiare-sistema-non-clima-300x149.jpg" alt="cambiare sistema non clima" width="300" height="149" /></a> Senza decisioni coraggiose ed immediate non sarà possibile evitare il peggio. Anche perchè assistiamo ad un costante peggioramento della situazione. Le fonti fossili infatti rappresentano ancora oggi oltre il 50% della produzione energetica globale e la sempre maggiore diffusione dell’agricoltura industriale e della deforestazione impoveriscono gli ecosistemi e minano la capacità naturale di stoccaggio del carbonio. Per questo in queste ore alcuni militanti ecologisti hanno utilizzato una piccola provocazione per lanciare lo slogan :“Agire ora per restare a galla”. Le statue ed i monumenti che popolano le nostre città  si sono fatti &#8221; <em>portavoce di un messaggio ormai condiviso dalla comunità scientifica, dal mondo dell’attivismo e dai governi dei Paesi più colpiti dagli effetti dei cambiamenti climatici: occorre modificare radicalmente il modello di sviluppo per evitare un riscaldamento globale superiore a +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali</em>&#8221; come si legge nel comunicato diffuso in queste ore. Ci si rivolge quindi in particolare al Governo italiano perchè decida di stare dalla parte giusta ed assuma impegni concreti immediatamente dato che anche qui le conseguenze del riscaldamento globale sono ormai evidentissime :&#8221;<em> l’Italia ha registrato un aumento medio di circa 1 °C rispetto a un secolo fa, e le nostre emissioni da quattro anni rimangono sopra i livelli minimi raggiunti nel 2014</em>&#8220;. Restare a galla significa poter continuare a guardare al futuro con speranza. Chi mette la testa sotto la sabbia e continua a tutelare interessi di un modo di produzione non solo dannoso ma anche vecchio e superato porta la responsabilità storica di portare il Pianeta al punto di non ritorno.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/Climate-risks-1.5.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-48396" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/Climate-risks-1.5-300x212.png" alt="Climate risks 1.5" width="300" height="212" /></a>   <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/Climate-risks-2.png"><img class="alignright size-medium wp-image-48397" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/12/Climate-risks-2-300x212.png" alt="Climate risks 2" width="300" height="212" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ECATOMBE DEGLI ALBERI : Parte la campagna per la riforestazione</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 10:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Plan Bee]]></category>
		<category><![CDATA[Treedom]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>DOPO L&#8217;ECATOMBE DEGLI ALBERI BISOGNA RIFORESTARE Plan Bee e Treedom Lanciano la raccolta fondi per riforestare i boschi veneti devastati dal maltempo Articolo di Pietro Venier Più di 100.000 ettari di boschi sono stati danneggiati e milioni di alberi sono stati abbattuti e rasi al suolo dal fortissimo vento che il 29 Ottobre scorso si [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify"><span style="color: #008000">DOPO L&#8217;ECATOMBE DEGLI ALBERI BISOGNA RIFORESTARE</span></h1>
<h4 style="text-align: justify">Plan Bee e Treedom Lanciano la raccolta fondi per riforestare i boschi veneti devastati dal maltempo</h4>
<p>Articolo di Pietro Venier</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Ecatombe-alberi-3.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48370 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Ecatombe-alberi-3-300x158.jpg" alt="Ecatombe alberi 3" width="300" height="158" /></a><strong>Più di 100.000 ettari di boschi sono stati danneggiati e milioni di alberi sono stati abbattuti e rasi al suolo dal fortissimo vento che il 29 Ottobre scorso si è scagliato sul Veneto</strong> distruggendo intere foreste. Per quantificare esattamente i danni serviranno ancora mesi anche ma le stime provvisorie fornite dalla Regione Veneto parlano di <strong>almeno 1 miliardo di euro di danni, 100.000 ettari di bosco coinvolto e al minimo 5 anni per riuscire a rimuovere gli alberi caduti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante il vento abbia messo in ginocchio la Regione, gli enti pubblici sono già al lavoro per fronteggiare l’emergenza e pianificare le azioni di recupero. In parallelo al lavoro delle istituzioni, <strong>Plan Bee</strong>, la piattaforma per il crowdfunding sociale attiva dal 2014, e <strong>Treedom</strong>, l’azienda fondata a Firenze nel 2010, che ha piantato da allora oltre 440.000 alberi in tutto il mondo e certificata come B Corporation, ovvero come azienda che si contraddistingue per le elevate performance ambientali, <strong>hanno deciso di lanciare una campagna di crowdfunding per riforestare i territori colpiti</strong>. Appoggiandosi a <strong>Veneto Agricoltura</strong> come partner tecnico (l’agenzia veneta per l&#8217;innovazione nel settore primario, un ente strumentale della Regione del Veneto che svolge attività di supporto alla Giunta Regionale nell’ambito delle politiche per i settori agricolo, agroalimentare, forestale e della pesca), le associazioni stanno provvedendo a mettere a vivaio proprio in questi giorni migliaia di nuove piantine che a partire dalla primavera del 2019 verranno piantumate nei luoghi colpiti. La campagna mira a piantumare esclusivamente specie native del territorio e di garantita provenienza locale come: Faggi, Aceri, Abeti rossi, Abeti Bianchi, Larici, Frassini Maggiori, Betulle e Sorbi degli uccellatori.</p>
<p style="text-align: justify">Si può donare e contribuire alla campagna sia come semplici cittadini, tramite il crowdfunding disponibile sul sito di PlanBee e disponibile a questo link: <a href="https://www.planbee.bz/it/project/veneto">https://www.planbee.bz/it/project/veneto</a> sia come aziende telefonando allo 055/0503228 o scrivendo a info@treedom.net.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48367"> (70)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>MORIRE DI PLASTICA : Ritrovata in Indonesia una balena con 6 chili di plastica nello stomaco</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2018 17:29:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[plastic free]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>MORIRE DI PLASTICA Muore una Balena a causa di 6 kg di plastica nello stomaco Articolo di Pietro Venier Video pubblicato da Worldethq &#160; Nel parco nazionale di Wakatobi, in Indonesia, è stata trovata la carcassa di una balena contenente nello stomaco 4 bottiglie, 115 tazze, 25 buste, una sacca di nylon, un migliaio di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2018/11/22/morire-di-plastica-ritrovata-in-indonesia-una-balena-con-6-chili-di-plastica-nello-stomaco/">MORIRE DI PLASTICA : Ritrovata in Indonesia una balena con 6 chili di plastica nello stomaco</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #993300">MORIRE DI PLASTICA</span></h1>
<h4>Muore una Balena a causa di 6 kg di plastica nello stomaco</h4>
<p><em>Articolo di Pietro Venier</em></p>
<p>Video pubblicato da <a href="https://www.youtube.com/channel/UCBGUnmocYqQcBQMGWmPNpbA" target="_blank">Worldethq</a></p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Balena-plastica-indonesia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48273" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Balena-plastica-indonesia-300x191.jpg" alt="Balena plastica indonesia" width="300" height="191" /></a>Nel parco nazionale di Wakatobi, in Indonesia, è stata trovata la carcassa di una balena contenente nello stomaco<strong> 4 bottiglie, 115 tazze, 25 buste, una sacca di nylon, un migliaio di altri piccoli pezzi in plastica e perfino un paio di ciabatte</strong>. <strong>Quasi 6 chili di plastica.</strong></p>
<p style="text-align: justify">L’animale in avanzato stato di decomposizione è stato rinvenuto e studiato dallo staff del parco e del WWF indonesiano in seguito alla segnalazione di alcuni ambientalisti venuti a sapere che gli abitanti di un vicino villaggio stavano iniziando a macellare la carcassa. Nonostante sia impossibile stabilire con certezza le cause della morte dell’animale (la balena in questione è lunga quasi 10 metri) <strong>la sconcertante scoperta fa sospettare che la particolare alimentazione del cetaceo possa essere se non la causa principale almeno una concausa della dipartita dell’animale. </strong></p>
<p style="text-align: justify">Sfortunatamente non si tratta di un episodio isolato. <strong>Anche l’anno scorso, in Thailandia, era stato trovato un cetaceo con al suo interno 80 buste di plastica</strong> ed ogni anno migliaia di tartarughe vengono ritrovate esanimi sulle spiagge di tutto il mondo sempre per il medesimo motivo.</p>
<p style="text-align: justify">Essendo i materiali plastici facilmente confondibili con organismi di cui i vari animali marini si cibano ed essendo la plastica un materiale che tende a scomporsi in piccoli frammenti, le microplastiche, con cui pesci e mammiferi entrano inevitabilmente in contatto, le morti causate da questo materiale sono destinate ad essere sempre più.  <strong>Si stima che ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici entrino in mare</strong> ed entro il 2050 arriveremo al punto di avere più plastica che pesci nei nostri mari.</p>
<p style="text-align: justify">L’Europa ha dimostrato di voler cercare una soluzione al problema con la recente messa al bando di alcuni prodotti monouso in plastica a partire dal 2021 ed anche varie aziende e start-up private si muovono in questa direzione, tra le quali merita una menzione <strong>The Ocean Cleanup </strong>che ha l’ambizioso obiettivo di rimuovere il 50% della plastica presente nell’oceano Pacifico nell’arco di 5 anni. I maggiori inquinanti però sono i paesi in via di sviluppo dell’area asiatica ed in particolare indocinese. La sola Indonesia ad esempio è la seconda inquinante mondiale, dopo la Cina, di materiali plastici e da sola versa in mare quasi 1,3 milioni di tonnellate di plastica. <strong>L’obiettivo del Paese è di ridurne l’utilizzo del 70% </strong>entro il 2025 ed il WWF auspica che episodi come la morte di questo animale possano far crescere la consapevolezza pubblica sul problema e incoraggiare dunque le operazioni di riduzione del consumo e della produzione di plastica.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48270"> (170)</p>
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		<title>AMBIENTE &#8211; ABRUZZO : Le discariche dimenticate riemergono con i loro veleni</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 11:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[discarica]]></category>
		<category><![CDATA[Forum H2O]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>UNA PIRAMIDE DI RIFIUTI INQUINA IL TORRENTE LAIO Il forum H2O denuncia come 4 milioni e mezzo di metri quadri di rifiuti misti a terreno (un volume pari a quasi il doppio della piramide di Cheope) stanno inquinando da anni il territorio del comune di Guardiagrele ed il torrente Laio, affluente dell’Aventino. Le discariche del [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #339966">UNA PIRAMIDE DI RIFIUTI INQUINA IL TORRENTE LAIO</span></h1>
<h4>Il forum H2O denuncia come 4 milioni e mezzo di metri quadri di rifiuti misti a terreno (un volume pari a quasi il doppio della piramide di Cheope) stanno inquinando da anni il territorio del comune di Guardiagrele ed il torrente Laio, affluente dell’Aventino.</h4>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/DSC_2715.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48013" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/DSC_2715-300x200.jpg" alt="Discarica a Guardiagrele" width="300" height="200" /></a>Le discariche del “Brugniti” e di “Colle Barone” si trovano in cima ad alcuni calanchi vicino a Guardiagrele e vista l’incuria ed il totale stato di abbandono i rifiuti, che ormai sono diventati un tutt’uno con il terreno, precipitano nei calanchi sottostanti inquinando tutta la zona e diventano un problema ancor più grande quando, a valle, vengono a contatto con il torrente Laio, affluente dell’Aventino, che fa sì che l’area inquinata si moltiplichi a dismisura. Come se non bastasse il <strong><a href="https://www.facebook.com/Forum-Abruzzese-dei-Movimenti-per-lAcqua-1486626571591073/">Forum H2O</a> </strong>che ha lanciato l’allarme, assicura che tra i rifiuti c’è il rischio di presenza di arsenico, piombo e di composti aromatici ed olfattivi, agenti estremamente inquinanti che dovrebbero essere subito messi in sicurezza per evitare conseguenze devastanti su tutta l’area.</p>
<p style="text-align: justify">L’allarme lanciato dal Forum H2O, che l’8 agosto scorso ha fatto un sopralluogo nella zona trovando uno stato di completo abbandono nel quale incomprensibilmente non è stato fatto nessun intervento almeno per fermare l’alimentazione del fenomeno, è solo l’ultimo di una lunga serie. Già nei primi anni ’90 alcune associazioni ambientaliste lanciarono l’allarme pubblicando alcuni dossier ma da allora il Comune di Guardiagrele nonostante abbia ammesso alla regione, nel gennaio 2008, la possibile presenza di siti contaminati, non si è mai mosso per arginare e risolvere il problema.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/DSC_2716.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48014 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/DSC_2716-300x200.jpg" alt="Discarica a Guardiagrele 2" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Lo scorso 31 agosto 2018, finalmente, la Regione Abruzzo ha diffidato il comune di Guardiagrele, invitandolo ad adempiere agli obblighi di legge per le procedure di bonifica, in primis garantendo ogni misura di messa in sicurezza di emergenza (MISE) dell&#8217;acqua sotterranea e poi presentando un progetto di messa in sicurezza permanente (MISP) o di bonifica e ci si augura che questa diffida faccia sì che il problema venga risolto.</p>
<p style="text-align: justify">Il Forum H2O si riserva, in ogni caso, ogni altra azione una volta terminata la lettura di tutta la documentazione presa ieri in regione.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48009"> (61)</p>
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		<title>AMBIENTE : HUNTING POLLUTION &#8211; Il murales che pulisce la città</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/10/27/ambiente-hunting-pollution-il-murales-che-pulisce-la-citta/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2018/10/27/ambiente-hunting-pollution-il-murales-che-pulisce-la-citta/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Oct 2018 09:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Iena Cruz]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>HUNTING POLLUTION a Roma All’incrocio fra Via del Porto Fluviale e Via delle Conce, nel quartiere romano Ostiense è stato inaugurato il 26 ottobre il più grande murales d&#8217;Europa capace di purificare l&#8217;aria. “Hunting Pollution”, l’opera nata grazie alla collaborazione tra l’artista milanese Federico Massa, in arte, Iena Cruz e la neonata Yourban2030, organizzazione no-profit [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify"><span style="color: #339966">HUNTING POLLUTION a Roma</span></h1>
<p style="text-align: justify">All’incrocio fra Via del Porto Fluviale e Via delle Conce, nel quartiere romano Ostiense è stato inaugurato il 26 ottobre <strong>il più grande murales d&#8217;Europa capace di purificare l&#8217;aria</strong>.</p>
<hr />
<div>
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/10/sample-hero-iena.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47924 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/10/sample-hero-iena-300x200.jpg" alt="hunting pollution a roma" width="300" height="200" /></a>“<strong>Hunting Pollution</strong>”, l’opera nata grazie alla collaborazione tra l’artista milanese <strong>Federico Massa, in arte, Iena Cruz</strong> e la neonata <strong>Yourban2030,</strong> organizzazione no-profit di <strong>Veronica De Angelis </strong>che opera in tema di sostenibilità, ambiente e rigenerazione urbana, con lo sguardo proiettato all’Agenda Globale 2030 per lo sviluppo sostenibile promossa delle Nazioni Unite, rappresenta un airone tricolore, una specie in via d’estinzione, che cattura la sua preda in un mare profondamente inquinato e d’altra parte è lui stesso a cacciare l’inquinamento in uno dei quartieri più trafficati di Roma.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie all’uso della speciale eco-pittura <strong>Arlite </strong>il gigantesco airone è infatti capace di assorbire ed <strong>eliminare gli ossidi di azoto</strong> (principale causa di morte derivante dall’inquinamento dell’aria), la formaldeide e vari batteri tra cui anche quelli resistenti agli antibiotici. 12 metri quadri di questa speciale pittura sono in grado di eliminare l’inquinamento prodotto da una autovettura in un giorno ed il Murales, con suoi <strong>1000mq di estensione</strong> (che lo rendono il più grande d’Europa realizzato con questa speciale tecnologia) assorbe ed elimina elementi nocivi quanto un bosco di 30 alberi.</p>
<p style="text-align: justify">Ostiense e Roma si arricchiscono così di un’opera che forse non è tra i murales più belli di un quartiere ricco di opere di street art di altissimo livello ma che sicuramente lancia un forte messaggio all’intera cittadinanza e che ci si augura faccia sì che tecnologie come questa vengano usate sempre di più magari anche al di fuori dei contesti artistici.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify">
</div>
<div>Per info : <a href="https://www.yourban2030.com" target="_blank">https://www.yourban2030.com</a></div>
<p style="text-align: justify">
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47922"> (78)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>End The Cage Age: stop agli allevamenti in gabbia</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/10/01/end-the-cage-age-stop-agli-allevamenti-in-gabbia/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 11:01:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Animal Equality]]></category>
		<category><![CDATA[Enpa]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Iniziativa europea contro gli allevamenti in gabbia Parte la campagna lanciata da 100 associazioni per i diritti degli animali In Italia sono tante e varie le associazioni che si battono per far sì che gli animali allevati per scopi alimentari vivano per lo meno in condizioni decenti. Sono anni che, ad esempio, l’ENPA si batte [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: justify"><span style="color: #993300">Iniziativa europea contro gli allevamenti in gabbia</span></h1>
<h4 style="text-align: justify">Parte la campagna lanciata da 100 associazioni per i diritti degli animali</h4>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/10/end-the-cage-age-allevamento-ciwf.png"><img class=" size-medium wp-image-47930 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/10/end-the-cage-age-allevamento-ciwf-300x217.png" alt="end the cage age" width="300" height="217" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In Italia sono tante e varie le associazioni che si battono per far sì che gli animali allevati per scopi alimentari vivano per lo meno in condizioni decenti. Sono anni che, ad esempio, l’<a href="http://www.enpa.it/" target="_blank">ENPA</a> si batte per far capire ai consumatori quanto l’allevamento in gabbia sia estenuante e distruttivo per i gallinacei e che gli attivisti di <a href="https://www.animalequality.it/" target="_blank">Animal Equality</a>, si infiltrano di nascosto in veri e propri allevamenti degli orrori per filmare, documentare e portare alla luce le crudeltà commesse a creature inermi colpevoli solamente di possedere della carne appetibile commercialmente. Ora queste associazioni, tra loro estremamente differenti e con concezioni morali ed etiche e metodi di operatività spesso diametralmente opposte, hanno compiuto, forse, il passo definitivo verso la maturità e la piena coscienza dei propri mezzi.</p>
<p style="text-align: justify">È stata infatti costituita una cordata europea composta da 100 associazioni provenienti da 24 paesi differenti con lo scopo di migliorare la vita degli animali negli allevamenti in tutto il continente, eliminando l&#8217;uso delle gabbie. Associazioni tra le più eterogenee (In Italia ne hanno aderito 16 che spaziano dagli attivisti vegani radicali della succitata Animal Equality alla più istituzionale e decisamente meno radicale <a href="https://legambiente.it/" target="_blank">Legambiente</a>) si sono prefissate questo ambizioso obiettivo: far sì che finisca una volta per tutte l’epoca delle gabbie.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/10/logo-end-of-cage-uk.jpg"><img class=" size-medium wp-image-47931 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/10/logo-end-of-cage-uk-300x158.jpg" alt="logo end of cage" width="300" height="158" /></a></p>
<p style="text-align: justify">End The Cage Age è questo il titolo della raccolta firme europea per riuscire a presentare agli organi europei un’ICE, Iniziativa dei Cittadini Europei, un importante strumento di democrazia partecipativa all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, grazie alla quale un milione di cittadini europei residenti in almeno un quarto degli Stati membri possono invitare la Commissione a presentare una proposta di atto giuridico ai fini dell&#8217;applicazione dei trattati UE.</p>
<p style="text-align: justify">L’obiettivo è ambizioso, il milione di firme è un ostacolo non indifferente da sormontare (qui il <a href="https://eci.endthecageage.eu/?nationality=it&amp;shareURL=https%3A%2F%2Flegambiente.endthecageage.eu%2Fit-IT%2Flive&amp;country=it&amp;shareURLHMAC=7e8946bde2294cc33558b25d894815d85a12af11b0daeb442e73130bf22b24bb&amp;lang=it&amp;rescountry=it&amp;channel=partners" target="_blank">link</a> per poter sottoscrivere l’iniziativa) ed anche una volta presentata la proposta il percorso resta lungo e difficoltoso ma il primo passo le 100 associazioni, finalmente coscienti di sé ed unite per l’obiettivo comune, lo hanno compiuto.</p>
<p style="text-align: justify">Per maggiori informazioni e sottoscrivere l’ICE: <a href="http://www.endthecageage.eu" target="_blank">www.endthecageage.eu</a></p>
<hr />
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="47928"> (56)</p>
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		</item>
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		<title>IRAQ: Una iniziativa per difendere l&#8217;ecosistema del Tigri e UR la città più antica del mondo</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/09/30/iraq-ecosistema-tigri-ur-siti-archeologici/</link>
		<comments>https://www.libera.tv/2018/09/30/iraq-ecosistema-tigri-ur-siti-archeologici/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2018 19:26:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IRAQ]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;IRAQ CHE NON TI ASPETTI La società civile irachena mobilitata per difendere i siti archeologici e l&#8217;ecosistema del Tigri Articolo di Pietro Venier Video realizzato Arianna Pagani per l&#8217;Iraq Social Forum e diffuso da Un Ponte per&#8230; &#160; L&#8217;organizzazione internazionale di solidarietà Un Ponte per&#8230; ha diffuso nei giorni scorsi un video a sostegno della [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #008000">L&#8217;IRAQ CHE NON TI ASPETTI</span></h1>
<h4>La società civile irachena mobilitata per difendere i siti archeologici e l&#8217;ecosistema del Tigri</h4>
<p><em>Articolo di Pietro Venier</em></p>
<p>Video realizzato Arianna Pagani per l&#8217;Iraq Social Forum e diffuso da Un Ponte per&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Iraq-Social-Forum.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48190" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Iraq-Social-Forum-300x199.jpg" alt="Iraq Social Forum" width="300" height="199" /></a>L&#8217;organizzazione internazionale di solidarietà Un Ponte per&#8230; ha diffuso nei giorni scorsi un video a sostegno della campagna del Iraq Social Forum per salvare UR: la più antica città del mondo. Questo insediamento risale al 4000 a.C e qui i sumeri hanno inventato la scrittura e scritto le loro leggi. Tutta la nostra civiltà ha un debito culturale enorme con la Mesopotamia. Eppure questa terra è minacciata. Le conseguenze della guerra sono state drammatiche ma oggi anche altri pericoli la minacciano. Nel 2016 Ur, Eridu e Uruk sono state inserite nel Patrimonio mondiale dell&#8217;Unesco ma questi siti archeologici rischiano predazioni e distruzioni anche a causa dei cambiamenti climatici. Uomo e natura, un tempo in equilibrio, oggi rischiano di cancellare i miracoli che hanno prodotto. Non solo i siti archeologci ma anche le importantissime paludi mesopotamiche sono a rischio. <a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Paludi-mesopotamia.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48191 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/Paludi-mesopotamia-300x168.jpg" alt="Paludi mesopotamia" width="300" height="168" /></a>Queste zone umide, che costituiscono un ecosistema  fondamentale per moltissime specie vegetali e animali, come i bufali d&#8217;acqua dolce e per migliaia di uccelli migratori, sono minacciate da dighe costruite sul Tigri, a migliaia di chilometri di distanza, da Turchia ed Iran. Per fermare questi pericoli si è mobilitata una parte importante della società civile irachena. Attivisti, attiviste e archeologi della URIM INITIATIVE vogliono difendere questo patrimonio con modalità partecipative ed uniscono le loro forze alla campagna Save The Tigris che difende le paludi ed il loro ecosistema. Noi possiamo fare molto. Prima di tutto conoscere questi problemi e poi metterci in contatto con queste persone che si stanno mobilitando nonostante i pericoli. Lanciare un Ponte come da sempre fa l&#8217;ONG (Un Ponte per&#8230;) che per prima ha scelto di operare in questo grande e sfortunato paese. E&#8217; quindi per noi naturale diffondere questa campagna e chiedere a tutte ed a tutti di sostenerla.</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.iraqicivilsociety.org" target="_blank">www.iraqicivilsociety.org</a>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48188"> (102)</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2018/09/30/iraq-ecosistema-tigri-ur-siti-archeologici/">IRAQ: Una iniziativa per difendere l&#8217;ecosistema del Tigri e UR la città più antica del mondo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>AMBIENTE &#8211; Seabin, a Trieste e Genova il cestino dell&#8217;immondizia acquatico</title>
		<link>https://www.libera.tv/2018/09/08/ambiente-seabin-a-trieste-e-genova-il-cestino-dellimmondizia-acquatico/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 13:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A Trieste installata una pattumiera marina per pulire il porto Il Seabin Project approda in Italia per tenere puliti i porti e salvaguardare l&#8217;ambiente Il 6 settembre Wartsila Italia ha donato alla lega navale triestina un Seabin, un particolare cestino acquatico che è in grado di raccogliere rifiuti e piccoli detriti galleggianti, mantenendo così pulita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv/2018/09/08/ambiente-seabin-a-trieste-e-genova-il-cestino-dellimmondizia-acquatico/">AMBIENTE &#8211; Seabin, a Trieste e Genova il cestino dell&#8217;immondizia acquatico</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.libera.tv">Libera Tv</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #000080">A Trieste installata una pattumiera marina per pulire il porto</span></h1>
<h4><span style="color: #ff0000">Il </span><strong><span style="color: #ff0000">Seabin Project approda in Italia per tenere puliti i porti e salvaguardare l&#8217;ambiente</span><br />
</strong></h4>
<hr />
<p style="text-align: justify">Il 6 settembre <strong><a href="https://www.wartsila.com/ita">Wartsila Italia</a> ha donato alla lega navale triestina un</strong> <strong>Seabin, </strong>un particolare cestino acquatico che è in grado di raccogliere rifiuti e piccoli detriti galleggianti, mantenendo così pulita la superficie marina e contribuendo a far sì che sempre meno plastica si disperda nell’ambiente. Un secondo cestino verrà poi posizionato nei prossimi giorni a Genova al <a href="http://www.galatamuseodelmare.it/">Galata Museo Del Mare</a>, rendendo le due città portuali le prime ad ospitare in Italia questa particolare tecnologia.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/seabin.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48103 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/seabin-300x169.jpg" alt="seabin" width="300" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il <strong><a href="https://www.seabinproject.com/">Seabin Project</a></strong> è un progetto nato dall’iniziativa di due surfisti australiani,<strong> Pete Ceglinski e Andrew Turton</strong>, che nel 2015 decidono di prendere parte attivamente alla tutela dei mari e degli oceani di tutto il mondo. Lanciano così un crowdfounding sulla piattaforma Indiegogo dove in meno di un anno raggiungono l’importante cifra di 267.667 mila dollari trovando anche oltre settemila finanziatori e molte aziende disponibili a produrlo tra cui, a partire dal 2017, Wartsila, il grande colosso finlandese di motori diesel per navi, con sede e stabilimento italiano a Trieste.<a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/http-_earth911.com_wp-content_uploads_2016_08_seabin-project-logo-300x300.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48102 alignright" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/http-_earth911.com_wp-content_uploads_2016_08_seabin-project-logo-300x300-300x300.jpg" alt="seabin logo " width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nasce così il Seabin, il cestino della spazzatura acquatico in grado di lavorare a tempo pieno e di raccogliere fino a 12kg di spazzatura prima di dover essere svuotato. Il suo funzionamento è estremamente semplice ma efficace: una volta collegato alla rete elettrica o, come in molti casi, alimentato da un pannello solare, il cestino, posizionato a pelo d’acqua, <strong>è in grado di filtrare fino a 25.000 litri all’ora</strong> trattenendo al suo interno tutte le impurità ed i rifiuti con un diametro superiore ai 2mm. L’azienda assicura che il cestino, che sta muovendo i primi passi ed è entrato in commercio verso la fine del 2017, è in grado di raccogliere più di 500 chili di rifiuti l’anno. Cifra considerevole che, se paragonata in bottigliette di plastica, equivale a 16.500 di queste e che fa del Seabin un progetto da tenere in considerazione e supportare pur sapendo che non può e non deve essere l’unica soluzione ad un problema sempre più importante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> </strong>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48100"> (122)</p>
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		<title>OVERSHOOT DAY &#8211; Il 1 agosto avremo consumato tutto quello che potremmo consumare</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jul 2018 18:33:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Pietro Venier]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[WWF]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>OVERSHOOT DAY: OGGI CI DOVREMMO FERMARE La campagna Global Footprint Network spiega come l&#8217;Umanità sta dilapidando le risorse del Pianeta Terra di Pietro Venier Stiamo consumando come se avessimo quasi due pianeti a disposizione. E&#8217; questa la drammatica denuncia che ci arriva dalla campagna Global Footprint Network. Overshoot day significa infatti che il 1 agosto [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<h1 class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal"><span style="color: #008000">OVERSHOOT DAY: OGGI CI DOVREMMO FERMARE</span></h1>
<h4 class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal">La campagna Global Footprint Network spiega come l&#8217;Umanità sta dilapidando le risorse del Pianeta Terra</h4>
<p>di Pietro Venier</p>
<hr />
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify"><a href="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/impronta-planetaria.jpg"><img class=" size-medium wp-image-48004 alignleft" src="http://libera.tv/wp-content/uploads/2018/11/impronta-planetaria-300x272.jpg" alt="impronta planetaria" width="300" height="272" /></a>Stiamo consumando come se avessimo quasi due pianeti a disposizione. E&#8217; questa la drammatica denuncia che ci arriva dalla campagna <span class="u-textStandard u-weightLight u-fontPrimary u-displayBlock u-marginB25 u-marginB50--sm">Global Footprint Network. Overshoot day significa infatti che il 1 agosto avremo consumato tutto ciò che la terra è in grado di rigenerare ogni anno. Paradossalmente, ma non troppo, dovremmo quindi smettere di mangiare, di viaggiare, di scaldarci, di raffreddarci e metterci in attesa che arrivi il 1 gennaio. Dato che la nostra specie non va in letargo l&#8217;unica soluzione razionale sarebbe quella di consumare di meno e di consumare meglio salvaguardando quelle risorse che non sono infinite ma drammaticamene sempre più limitate. Il 1 agosto inoltre è una data media per l&#8217;intera umanità. Se consumassimo come i vietnamiti saremmo quasi in equilibrio. L&#8217;Italia invece esaurisce la sua quota di risorse razionalmente disponibili già il 24 maggio&#8230;. Insomma in 5 mesi bruciamo quello che dovremmo utilizzare in 12. Per reagire a questa situazione servono politiche globali che impongano una seria svolta nel modo di produrre, distribuire e consumare. Ogni oggetto che passa per le nostre mani è stato prodotto utilizzando spazio, risorse ed ambiente. Lascia quindi una &#8220;impronta&#8221; che la natura deve avere la possibilità di cancellare. Se non consentiamo che questo accada molto presto non potremo più contare sulla capacità del nostro Pianeta di &#8220;riparare&#8221; alle ferite che noi gli provochiamo. Sono molte quindi le ragioni che spingono gli ambientalisti a mobilitarsi in occasione di questo giorno particolare. Tra le organizzazioni che in queste ore stanno lanciando appelli ed iniziative il WWF di cui pubblichiamo un importante comunicato. Avere la consapevolezza del momento è il primo passo per poter cambiare.<br />
</span></p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify">Per info sulla campagna : <a href="https://www.footprintnetwork.org/" target="_blank">https://www.footprintnetwork.org/</a></p>
<hr />
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify"> Il comunicato del WWF Italia</p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify"><b><b>Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale</b></b></p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify"><b><i>WWF: urgente un piano globale per la difesa della biodiversità planetaria, il nostro capitale naturale</i></b></p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify">L’umanità utilizza risorse naturali più velocemente di quanto gli ecosistemi della Terra siano in grado di rigenerare: il 1 agosto 2018 secondo gli esperti  del <i>Global Footprint Network</i> avremo consumato le risorse naturali che il nostro Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. Dal 2 agosto, staremo simbolicamente erodendo il capitale (naturale) del pianeta.</p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify">&#8220;In pratica è come se stessimo usando 1,7 Terre &#8211; sottolinea <b>Gianfranco Bologna, Direttore Scientifico WWF Italia</b> &#8211; . Secondo i calcoli del <i>Global Footprint Network </i>il nostro mondo è andato in overshoot nel 1970 e da allora il giorno del sovrasfruttamento è caduto sempre più presto. Il deterioramento dello stato di salute degli ecosistemi e della biodiversità presenti sulla Terra continua a crescere &#8211; continua il direttore scientifico del WWF Italia &#8211; . <i>Le ricerche più autorevoli ci documentano che allo stato attuale il degrado dei suoli della Terra dovuto all’impatto umano sta esercitando un ruolo fortemente negativo sul benessere umano, in particolare per almeno 3.2 miliardi di individui, e sta contribuendo alla sesta estinzione di massa della ricchezza di biodiversità della Terra. </i>La valutazione del costo complessivo di questo degrado, causato dalla perdita di biodiversità e dei servizi ecosistemici, viene valutato in più del 10% del prodotto lordo mondiale. Al 2014 più di 1.5 miliardi di ettari di ambienti naturali sono stati convertiti in aree coltivate.<b> </b><b>Oggi meno del 25% della superficie complessiva delle terre emerse del nostro pianeta sono in una situazione naturale.</b> Secondo gli esperti si stima che, al 2050, questa quota potrebbe scendere al 10%, se non si agisce significativamente per invertire la tendenza attuale&#8221;.</p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify">Nemmeno gli ecosistemi marini sono esenti dall’impatto dell’azione umana. Il recentissimo lavoro, apparso la scorsa settimana, di alcuni tra i grandi ecologi marini e biologi della conservazione di fama internazionale (Jones Kendall ed altri “<i>The Location and Protection Status of Earth’s Diminishing Marine Wilderness</i>” apparso sulla rivista scientifica “Current Biology”) ha cercato di individuare lo stato della naturale integrità degli ecosistemi marini, tenendo conto dell’analisi, anche sinergica, di 15 fattori di pressione dovuti all’intervento umano. Ne risulta che, allo stato attuale, è possibile indicare che <b>solo il 13.2% (che copre circa 55 milioni di kmq) di tutti gli oceani del mondo hanno una situazione di wilderness marina</b>, e queste aree sono situate soprattutto nei mari aperti dell’emisfero meridionale e alle estreme latitudini.</p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify">WWF ricorda che l’obiettivo di evitare, ridurre e invertire l’attuale degrado di suoli mondiali è prioritario per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (i 17 <i>Sustainable Development Goals</i>, SDGs) contenuti nell’Agenda 2030 che è stata approvata da tutti i paesi del mondo nel settembre 2015. <i>Gli esperti dell’IPBES &#8211; l’organismo più autorevole a livello internazionale che analizza la situazione dello stato della ricchezza della vita sulla Terra e che indica proposte concrete per invertire la rotta &#8211; lo affermano molto chiaramente: il degrado del suolo, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico costituiscono tre facce della stessa sfida che deve essere risolta con urgenza: il crescente e dannoso impatto che le nostre scelte, soprattutto dei più ricchi del pianeta, esercitano sulla salute del nostro ambiente naturale. </i></p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify"><i>Nei prossimi trent’anni si stima che almeno <b>4 miliardi di persone vivranno in zone aride e i problemi del continuo degrado del suolo</b>, con la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici, forzeranno a migrare una cifra molto varia, che potrebbe raggiungere fino ai 700 milioni di esseri umani. Le prospettive per le attività agricole sono preoccupanti: la combinazione del degrado del suolo e del cambiamento climatico potrebbe condurre entro il 2050 da una media del 10% fino al 50%, in alcune regioni, di riduzione della produzione agricola. </i><i>Tutto cio’ amplificato dalla <b>crescita demografica: </b>l’Africa ha oggi una popolazione umana che si aggira su 1.25 miliardi di abitanti e nel 2050 sarà raddoppiata, secondo la variante media di crescita prevista dall’ONU, raggiungendo quindi quasi 2.5 miliardi. </i></p>
<p class="m_-879105679983722779x_x_MsoNormal" style="text-align: justify"><b><i> </i></b><i><b>Il WWF </b><b>ritiene che sia urgente e necessario un piano globale per la difesa della biodiversità </b>planetaria che costituisce la base fondamentale, <b>il capitale naturale, </b> della ricchezza e del benessere dell’umanità e quindi la necessaria garanzia per il futuro della nostra generazione e di quelle successive.</i></p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="48003"> (150)</p>
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