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	<title>Libera Tv &#187; StefanoTortelli</title>
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		<title>Michele Ferrero &#8211; L&#8217;ultimo imprenditore iluminato</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2015 20:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[StefanoTortelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Ferrero]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ieri è venuto a mancare Michele Ferrero, colui che ha reso il marchio Ferrero uno dei più famosi al mondo e sicuramente il più importante a livello italiano. Questo perché, prima di tutto, non si è mai dimenticato delle sue radici, della sua terra e del grande contributo che questa ha dato e ricevuto alla [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Ieri è venuto a mancare Michele Ferrero, colui che ha reso il marchio Ferrero uno dei più famosi al mondo e sicuramente il più importante a livello italiano. Questo perché, prima di tutto, non si è mai dimenticato delle sue radici, della sua terra e del grande contributo che questa ha dato e ricevuto alla e dall&#8217;azienda di famiglia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;Che mondo sarebbe senza Nutella?&#8221; è probabilmente lo slogan pubblicitario più famoso in Italia, sicuramente quello che più è sopravvissuto al mutare delle strategie di comunicazione nell&#8217;ambito promozionale. Fino a qualche anno fa ancora circolavano i vari &#8220;Che cosa vuoi di più dalla vita? Un Lucano&#8221;, &#8220;Averna, il gusto pieno della vita&#8221; (che in una delle ultime sue versioni aveva come base musicale I don&#8217;t want to miss a thing degli Aerosmith), mentre a viaggiare in parallelo con quello della Nutella, sebbene con meno efficacia e diffusione nel linguaggio comune, vi sono &#8220;Svizzero? No, Novi&#8221;, ed &#8220;Amaro Montenegro, sapore vero&#8221;. Sottovalutare questo tipo di arte soltanto perché asservita al potere economico sarebbe da ottusi, soprattutto in un periodo in cui ormai le pubblicità puntano solo più sull&#8217;immagine, spesso utilizzando il sesso come veicolo ideale per promuovere marchi e prodotti. Ne sono un esempio eclatante le pubblicità riguardanti i profumi, dove, nell&#8217;impossibilità data da qualsiasi mezzo di diffusione di messaggi pubblicitari (che sia la tv, internet, i giornali, la radio), ad una canzone accattivante e coinvolgente (chissà come mai quasi sempre rock&#8230;) vengono associate immagini di donne e uomini semi-nudi pronti ad unirsi in un amplesso alla prima goccia di profumo. Non so quanta efficacia abbiano queste pubblicità, ma sicuramente quelle che venivano accompagnate da slogan accattivanti, talvolta simpatici (come quello dei Pennelli Cinghiale &#8220;&#8230;Non ti serve un pennello grande, ma un grande pennello&#8221;), sono rimaste nella memoria collettiva, andando a creare una vera e propria antologia della pubblicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando però alla Nutella, ed all&#8217;azienda che la fabbrica, la Ferrero, ci troviamo ad affrontare un discorso che spesso ha animato i miei primi anni di interesse politico, quando con ragazzi più o meno della mia età mi trovavo a difendere questo marchio (sia per l&#8217;affetto che provo nei suoi confronti sia per la forte differenza che c&#8217;è tra la Ferrero e la maggior parte delle multinazionali di successo), sottolineando la grande opera che la famiglia ha promosso sin dagli albori. Per comprendere a pieno cosa sia la Ferrero, si potrebbe mutuare il motto che la società calcistica del Barcellona ha adottato: &#8220;Barcelona. Mas que un club&#8221;, ovvero &#8220;Barcellona. Più che una squadra&#8221;. La Ferrero è più che un&#8217;azienda, più che una multinazionale. Fondata nel 1946 ad Alba, cittadina del cuneese (il Piemonte, giusto per rimanere coordinati agli slogan precedenti, non è solo la Fiat), è sempre stata attiva nel territorio, non solo per quanto riguarda gli investimenti e le vendite, che nel giro di pochi anni si sono allargate prima in scala nazionale e poi a livello internazionale, ma anche per quanto riguarda il sociale, dando vita ad un vero e proprio sistema di welfare dedicato ai propri dipendenti ed aiutando il contesto locale per far sì che potesse venirsi a creare un&#8217;isola felice. Lo stesso modello è stato riproposto in ogni contesto in cui Ferrero si è trovata ad investire, dapprima in Italia e successivamente nel resto del mondo, finanziando pozzi, scuole, attività volte al sociale in Africa (Pietro Ferrero è morto in Sud Africa, in un sobborgo di Città del Capo, durante una missione di lavoro che aveva per l&#8217;appunto come scopo quello di promuovere alcune attività volte all&#8217;assistenza ed alla crescita dei contesti africani in cui la Ferrero si era insediata), senza mai dimenticare le proprie radici, senza mai pensare nemmeno una volta di distruggere il lavoro fatto in Italia, come invece la Fiat ha fatto e sta facendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non per nulla la Ferrero più volte è stata oggetto di critiche e di tentativi di sabotaggio da parte delle altre multinazionali, che più di una volta hanno cercato di infangarne il nome mettendo in dubbio la sanità dei suoi prodotti, contestandone i modi di agire, con lo scopo di farne abbassare il valore commerciale per poi prelevarla con pochi soldi (la Nestlé è maestra in questa lurida arte, basti vedere quante aziende italiane del settore dolciario sono passate sotto il suo controllo). La storia della Ferrero è simile a quella della Olivetti, il suo modus operandi è simile a quello teorizzato, ma mai messo in pratica, da Mattei. Tre imprenditori illuminati, tre grandi progetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno solo di questi continua a farsi a valere, continua ad esistere, forse proprio grazie ad una famiglia che è sempre stata unita e che dall&#8217;inizio della sua storia ha saputo offrire ottimi servizi ai propri dipendenti ed ottimi prodotti ai suoi clienti, imponendosi con i fatti e non con le parole o con i magheggi economici a livello mondiale, in barba alle aziende competitrici, sia del settore sia di altro tipo, che l&#8217;han sempre vista come un qualcosa da distruggere perché modello di una realtà attuabile, sperabile. Sperabile però da parte di chi le mani se le sporca lavorando, non da parte di chi se le sporca con il denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ieri è morto a 90 anni colui che ha fatto diventare un piccolo laboratorio di pasticceria di Alba uno dei marchi più famosi di dolciumi, Michele Ferrero. Non era già più presidente dell&#8217;azienda di famiglia, che già nel 1997 era passata di mano ai figli Giovanni e Pietro (e dal 2011 solo più a Giovanni, data la prematura scomparsa di Pietro), un altro gesto, per quanto simbolico, di estrema oculatezza e lungimiranza. Resta il padre della Nutella, nonché lo zio di molti italiani che, come me, sono cresciuti a pane e nutella, che nella nutella hanno espresso il loro amore o soffocato la propria tristezza, e che con la nutella hanno festeggiato compleanni, hanno fatto sorridere figli, compagne e compagni, genitori.</p>
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		<title>&#8220;Arbeit macht frei&#8221;: stermini ed alienazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Feb 2015 16:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[StefanoTortelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il 27 gennaio di settant&#39;anni fa le truppe dell&#39;Unione Sovietica sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, il più noto campo di sterminio del Terzo Reich. Insieme a Birkenau e Monowitz ha rappresentato il più grande orrore del dominio nazista in Polonia, la quale, senza volerlo, è diventata la sede della &#34;soluzione finale&#34;. [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	Il 27 gennaio di settant&#39;anni fa le truppe dell&#39;Unione Sovietica sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, il più noto campo di sterminio del Terzo Reich. Insieme a Birkenau e Monowitz ha rappresentato il più grande orrore del dominio nazista in Polonia, la quale, senza volerlo, è diventata la sede della &quot;soluzione finale&quot;. Ad Auschwitz ed in tutti i campi hanno trovato la morte milioni di ebrei, zingari, omosessuali, persone di colore, comunisti, partigiani, prigionieri politici, disabili fisici e mentali. Ma ovviamente, e giustamente, quando si parla di campi di sterminio si parla di Shoah, poiché si stima che siano stati circa sei milioni gli ebrei che sono morte tra filo spinato, camere a gas, morsi della fame, violenze, stupri e la loro totale deumanizzazione.</p>
<p>
	Perché è questo ciò che più dovrebbe far riflettere, quando si parla di campi di sterminio nazisti: la deumanizzazione di chi veniva internato. Venivi innanzi tutto separato dalla famiglia, nel migliore dei casi quando venivi prelevato, nel peggiore (poiché a morire era la famiglia intera) durante lo smistamento tra i vari campi o tra i vari bracci dello stesso campo; in questo modo venivano negati totalmente i tuoi rapporti sociali, le tue relazioni, il tuo &quot;essere per altri&quot;. Poi venivi spogliato di ogni tuo avere, dai vestiti alle fotografie, dai documenti ai pochi oggetti di valore che potevi avere addosso, e l&#39;unica cosa che potevi indossare era una tuta da lavoro; in questo modo eri agli occhi di chiunque indistinguibile, anche perché i capelli ti venivano tagliati, la barba anche, e non vi era più modo di autodeterminarsi, di differenziarsi rispetto agli altri. Infine venivi privato del tuo nome, divenivi un numero, uno dei tanti. E chissà quanti si sono dimenticati, a causa delle sofferenze patite, il proprio nome, la propria storia, il proprio vissuto.</p>
<p>
	L&#39;uomo ha la necessità di distinguersi per, innanzi tutto, ritrovarsi giorno dopo giorno, riconoscersi, rincontrarsi, e poi per farsi ditinguere, ritrovare, riconoscere, rincontrare dagli occhi degli altri. Ma questo è stato assolutamente reso impossibile ad Auschwitz, così come negli altri campi di concentramento. E così, oltre alla violenza, all&#39;odio, al Male, nei campi regnavano anche l&#39;alienazione, l&#39;annullamento.</p>
<p>
	Solo a pensarci mi vengono i brividi, e credo che io in un contesto del genere impazzirei molto, molto in fretta. Perché in modo quasi naturale spesso, a partire dal corpo, ma senza alterarlo, mi sono trovato, da sempre, a distinguermi dagli altri: da quando ho quattro anni ho periodicamente portato i capelli lunghi, da quando mi sono spuntati i primi peli sul viso ho quasi sempre tenuto la barba, e mai ho pensato a rasarmi il petto, tanto meno le braccia o le gambe. Mi son sempre ritrovato nel mio aspetto, e spesso il mio aspetto mi ha contraddistinto in vari ambiti, rendendomi anche, in certe circostanze, ad essere oggetto di prese in giro e di scherno. Allo stesso tempo ho comunque sempre cercato di essere coerente al mio aspetto, poiché quest&#39;ultimo dev&#39;essere lo specchio dell&#39;essenza. Ecco, quei milioni di detenuti dei campi di concentramento sono stati privati del loro aspetto, del loro specchio, è stata negata loro la possibilità di mostrarsi agli altri. E per gli Ebrei il discorso era già cominciato quando ancora erano &quot;liberi&quot;, ma ghetizzati nelle grandi città europee dominate dal nazismo. Può sembrare un discorso inutile, poco importante di fronte all&#39;orrore dei numeri a sei zeri che rappresentano le vittime della follia di Hitler. Ma si ricade nello stesso discorso: i morti sono numeri, non una lista infinita di nomi. Pensate se anziché dirvi: &quot;durante l&#39;egemonia nazista, in Europa sono stati perseguitati ed uccisi quindici milioni di ebrei&quot;, vi dicessero&quot; &quot;L&#39;egemonia nazista, che ha perseguitato per dodici anni gli ebrei, ha portato alla morte di Aaron, Marco, François, Yvonne, Mary, Catiuscia, etc etc&quot;, e per ogni nome vi venisse raccontata la storia che quel nome ha rappresentato. Per qualche mese, per alcuni anni, per mezzo secolo. Certo, sarebbe una cosa lunga raccontare 15 milioni di storie. Ma penso ne basterebbero due o tre per capire chiaramente che piaga assurda sia stato Adolf Hitler (ed i suoi alleati italiani e spagnoli) per il mondo intero, quanto sia assurdo rievocarlo adesso, quanto sia malato il provare a giustificare i campi di concentramento richiamando gli errori di altri (leggasi foibe o gulag); perché sia chiaro, non è che se qualcun altro sbaglia automaticamente cancella il tuo errore, semplicemente mostra al mondo che anche lui ha i suoi terribili scheletri nell&#39;armadio.</p>
<p>
	L&#39;alienazione è una delle più pericolose meccaniche che possa investire un uomo, una comunità, una categoria, una nazione intera. E fa strano pensare che un filosofo tedesco dell&#39;800, George Hegel, abbia parlato di alienazione portata dal lavoro industriale, dall&#39;impossibilità dell&#39;operaio, una volta inserito in catena, di riconoscersi in ciò che produce. Che sia salariato come nelle fabbriche o che sia forzato, imposto, fino a renderlo causa di morte nei campi di sterminio, poco cambia. E fa ancora più strano pensare a come un assioma della filosofia del cristianesimo protestante sia stato leggermente modificato e reso il manifesto di Auschwitz: Arbeit Macht Frei, Il lavoro rende liberi. E del resto il protestantesimo ha aperto la strada proprio alla soggiogamento dell&#39;operaio durante le rivoluzioni industriali: caro fedele, vai e spaccati la schiena sedici ore nelle fonderie, al telaio, nelle miniere; soffrirai la fame, vivrai in miseria, morirai giovane; ma tranquillo, c&#39;è il paradiso che ti aspetta. E sempre il protestantesimo ha dato modo agli industriali di essere il più spietati possibile, perché se è vero che nella dottrina protestante si parla di non-importanza degli atti compiuti in vita, è anche vero che se quando la morte ti coglie lo fa circondata dalle tue ricchezze, il tuo posto in paradiso non solo sarà confermato, ma reso ancora più meraviglioso dagli optional che potrai &quot;comprarti&quot; con i tuoi tesori terreni. Roba da pazzi, no!?</p>
<p>
	E tutto ciò cosa ha portato? Ha portato a ridurre ad oggi il ricordo unanime, il cordoglio periodicizzato, lo stringersi attorno a chi ancora porta i segni di questa mattanza. Ma ci si dimentica di tutto ciò il giorno dopo, oltre a neanche rendersi conto che i segni di questa mattanza ce li abbiamo ancora ben visibili addosso. &quot;Il fascismo è una diretta conseguenza del capitalismo&quot;, tant&#39;è che ne abbiamo le dimostrazioni ogni giorno. Cos&#39;è il fondamentalismo islamico? Fascismo. Cos&#39;è l&#39;interventismo americano in ogni zona del mondo che non accetta di sottostare alle sue leggi di mercato? Fascismo. Cos&#39;è il massacrare psicologicamente milioni di lavoratori in Italia, costringendoli o a lavorare fino a pochi anni dalla morte naturale o mettendoli nella condizione di non lavorare mai, perché lavoro non ce n&#39;è, o meglio non lo si vuole rendere disponibile, perché gli investimenti vanno indirizzati in settori che interessano a pochi, a volte a nessuno, anziché per sfruttare terreni fertili in grado di fornire lavoro e benessere a tutti? Fascismo (Ah già, però il fascismo in Italia ci ha dato le pensioni, &quot;Mussolini ha scritto anche poesie&quot; e le opere di bonifica ci hanno regalato la splendida Latina. Il fascismo ha fatto anche cose buone, già, me ne dimentico sempre, e di conseguenza è una cosa meravigliosa&#8230;).</p>
<p>
	Sfruttiamole a pieno, queste giornate di commemorazione: che sia la giornata in ricordo della Shoah, che sia la Festa dei Lavoratori, la Festa della Donna, la Festa della Liberazione. Sfruttiamole a pieno, risvegliamo i nostri interessi riguardanti le dinamiche che hanno portato alla necessità di queste giornate&#8230; forse un giorno saranno inutili, e lo spero davvero. Quando diventeranno inutili sarà perché sono stati così interiorizzati i motivi che le hanno determinate e le cause che portano avanti, che saranno un elemento innato di ognuno di noi.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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		<title>Palestina &#8211; Firme storiche per nuovi venti</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2015 22:26:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[StefanoTortelli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Ho sempre ammirato i cantautori e gli artisti della musica in genere che hanno voluto accompagnare le loro melodie con testi riguardanti l&#39;attualità, la lotta, la resistenza, i più deboli. Li ho sempre ascoltati e continuo ad ascoltarli, e molte volte sono stati più loro ad insegnarmi a guardami attorno, ad analizzare il mondo ed [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>
	Ho sempre ammirato i cantautori e gli artisti della musica in genere che hanno voluto accompagnare le loro melodie con testi riguardanti l&#39;attualità, la lotta, la resistenza, i più deboli. Li ho sempre ascoltati e continuo ad ascoltarli, e molte volte sono stati più loro ad insegnarmi a guardami attorno, ad analizzare il mondo ed a suscitare in me il desiderio di cambiarlo, che gli studi umanistici che da anni sto portando avanti. E spesso ho scritto di loro, del loro desiderio di dedicare la loro arte alla nobiltà degli ideali ed alla glorificazione di un sistema sociale che sempre più, con il passare del tempo, si crede utopistico.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	E così pare perché è così che chi invece non vuole vederlo nascere intende farlo passare. Non parlandone, dandolo per morto, occultandone i tentativi di rinascita, di riassetto. Poi vedi la Grecia e la Spagna e ti rendi conto che non è così, però ovviamente fallito l&#39;occultamento comincia la repressione. Una repressione non armata, perché non ci si può mica permettere di far passare la democrazia occidentale come bavaglio alle altre espressioni: no, lo si fa con le restrizioni economiche, lo si fa minando la stabilità interna del Paese, lo si fa condizionando il sentimento comune, non tanto di chi è contrario a prescindere ma di chi vorrebbe assistere alla nascita di una realtà simile anche all&#39;interno dei propri confini. Per fare un esempio, ho letto più critiche a Tsipras da parte dei &quot;comunisti&quot; italiani che da parte degli esponenti di altri schieramenti politici. Pazzesco, no?</p>
<p>
	Per altre realtà la cosa è ancora diversa. Il 22 gennaio, in Israele, è stato firmato l&#39;accordo tra il partito Hadash ed i partiti arabi per dar vita ad una corrente unitaria che ha lo scopo di interrompere l&#39;egemonia del potere sionista e filo-occidentale nella Terra Promessa, laddove, in seguito alla proclamazione di Israele come Stato Ebraico, chi non è fedele alla Stella di David è considerato un cittadino di serie B: islamici, cristiani, induisti, atei, tutti di serie B. Con la creazione invece di una coalizione che ha l&#39;interesse di battersi per la società israeliana e non distruggerla (un conto è essere israeliani, un conto è essere israeliti e sionisti), si punta a dar vita ad una realtà democratica, libera dall&#39;imperialismo e dal colonialismo e da ogni matrice religiosa. Tant&#39;è che Hadash è l&#39;acronimo che sta a significare, in ebraico, &quot;Fronte democratico per la Pace e l&#39;Uguaglianza&quot;. Pace ed uguaglianza, due parole estremamente invise al potere occidentale ed alle sue creazioni sparse per il pianeta, che logicamente ha fatto in modo di tacere su questi fatti, su questi autografi che possono acquisire una valenza storica, focalizzando l&#39;attenzione su ciò che succede a Gaza, sui così definiti &quot;terroristi palestinesi&quot;, su una guerra lontana che sì, smuove le coscienze europee, ma che è comunque distante anni luce dalla nostra realtà, mettendoci nella condizione di non agire, di non pensarci, di schierarci da una parte e dall&#39;altra ma stando comunque sopra, ad osservare.</p>
<p>
	Quest&#39;alleanza &quot;islamicomunista&quot; può sembrare strana, come strano sembrava il compromesso storico tra il PCI e la DC in Italia, ma se questo può significare la destabilizzazione ed il successivo crollo delle potenze di destra capitaliste, ben venga. Troppo spesso ci si dimentica che nel nostro Comitato di Liberazione Nazionale, durante la seconda guerra mondiale, collaborarono democristiani, lealisti, comunisti, anarchici, con lo scopo di porre la parola fine alla dittatura fascista ed allo Stato fantoccio dell&#39;RSI. Che poi non è che ce ne si dimentica, e che non vogliono che ce ne ricordiamo&#8230;</p>
<p>
	Spero vivamente che questo asse tra i comunisti e gli arabi israeliani possa durare, possa mettere in pratica i suoi intenti, possa creare un&#39;opposizione concreta dalle strade ai palazzi del potere, così da porre fine ad una guerra che, di sto passo, può diventare centenaria, continuando a mietere vittime sia ebree sia islamiche, ma ovviamente tra i poveri, i bambini, i bisognosi.</p>
<p>
	Ce la potete fare. Se lo volete, ce la potete fare.</p>
<p class="bawpvc-ajax-counter" data-id="1327"> (21)</p>
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